MONS. JOSÉ CAMNATE

MISSIONE AMICIZIA    Una voce da Bissau    MDI - GUINEA BISSAU

«La collaborazione con i "Missionari del Pime"
è fondamentale per la Chiesa della Guinea-Bissau».
Parla monsignor José Camnate Na Bissign,
vescovo di Bissau dal 2000 e primo presule guineano.

MONS. JOSÉ CAMNATE, Vescovo di Bissau.

Laura Badaracchi
("Missionari del Pime", Dicembre 2007)

Una Chiesa giovane e piccola, ma feconda: in Guinea-Bissau cresce il numero dei cattolici e aumentano le vocazioni locali. A tracciare il profilo delle comunità del Paese africano è il vescovo di Bissau.

Monsignor Camnate, quanti cristiani conta la diocesi di Bissau e quali sono i problemi principali a livello sociale?

Nonostante non ci siano ancora dati certi sul numero di cristiani nella diocesi di Bissau, posso dire che dai registri dei battesimi nelle parrocchie si nota un aumento negli ultimi anni. Uno dei principali problemi della diocesi e del Paese è il degrado economico, che ovviamente porta a un aumento della povertà. Inoltre c’è da considerare il malfunzionamento del governo e l’instabilità politica, non ancora risolta. La corruzione dilaga e non esiste coesione interna tra i partiti e quindi la possibilità di giungere a consensi sulle iniziative da prendere per far uscire la popolazione dalla crisi. Noi - come Chiesa e come vescovi - cerchiamo certamente di denunciare tutto questo, facendo appello alla classe politica. Ma il nostro impegno più forte è quello di creare strutture che funzionino a beneficio del Paese. Ad esempio, sapendo che il sistema scolastico non risponde ai bisogni dei giovani, lavoriamo per dare il nostro contributo, perché i giovani possano ricevere una valida formazione che li prepari anche all’imprenditorialità. Non devono solo pensare a diventare funzionari statali, ma devono aver la voglia e la capacità di creare iniziative loro.

Nel campo della formazione la collaborazione con il Pime come vi aiuta?

È fondamentale. I "Missionari del Pime" sono in tutte le regioni e aiutano nell’istruzione. Fanno funzionare le scuole, elementari, medie e superiori. Allo stesso tempo sono impegnati nella ricerca di borse di studio, perché la grande maggioranza dei nostri giovani proviene da famiglie povere e non riesce a pagare gli studi universitari. Ma non vogliamo che il nostro aiuto si limiti alle borse di studio: cerchiamo anche di dare una formazione umana e cristiana a questi studenti universitari. In questo senso, "Radio Sol Mansi", la nostra radio comunitaria, dà un contributo fondamentale, perché c’è un urgente bisogno di formare le coscienze e di riproporre quei valori che purtroppo nella società si stanno perdendo. La maggior parte della popolazione non sa leggere, ma ascolta molto i programmi radiofonici. Quelli della nostra Chiesa, in particolare, risultano molto graditi e interessanti. È attualmente in atto un progetto per l’ampliamento della nostra radio, in modo che possa essere ascoltata in tutta la Guinea prima della fine del 2008.

Che cosa ne pensa dei progetti sanitari che il Pime sta sostenendo, sia sul fronte della prevenzione di malattie che della lotta alla denutrizione?

Molto spesso anche nell’ambito sanitario l’intervento del governo è carente, per questo è necessario migliorare le nostre strutture, introducendo anche le attrezzature che permettano al personale sanitario di svolgere adeguatamente il proprio lavoro. E fare anche in modo che queste strutture diventino un punto di riferimento. La sfida - grazie appunto ai progetti sostenuti dal Pime tramite l’"Ufficio Aiuto Missioni" del "Centro missionario Pime" di Milano - è quella di far funzionare le strutture, fare del bene alla popolazione, perché la gente veda che è possibile cambiare e migliorare la situazione attuale.

In un Paese in cui la Chiesa locale sta crescendo, quanto è ancora importante la presenza dei missionari?

Direi che è fondamentale per la nostra Chiesa, che è ancora molto giovane. La diocesi di Bissau è nata nel 1977 e prima di me c’è stato un solo vescovo, un italiano. Ora il clero locale sta crescendo, ma in Guinea c’è ancora tanto bisogno di missionari, perché il lavoro di evangelizzazione è difficile e vasto. Per essere presenti in tutti i villaggi e nei centri urbani dobbiamo investire molto sulla formazione delle famiglie catechiste, perché è qui che comincia la vera evangelizzazione, anche del punto di vista dell’inculturazione. Se riusciamo a formare tante famiglie catechiste, la loro testimonianza indicherà ad altre famiglie un itinerario di conversione. È questo, insieme alla formazione dei giovani, un altro degli obiettivi che ci poniamo come Chiesa. E anche in questo progetto sono coinvolti i "Missionari del Pime" e le "Missionarie dell’Immacolata".