MISSIONE PAPUA

MISSIONE AMICIZIA     Ritorno a casa!     DIARIO

"Tutto è grazia!".
Queste parole, nelle quali si riassume la vita del "curato di campagna",
nel libro di
Georges Bernanos,
racchiudono la ricchezza "imperscrutabile" dell’amore di Dio
per ogni persona.

P. CIRO BIONDI, Missionario del Pime in Papua Nuova Guinea!

P. Ciro Biondi
("Missionari del Pime", Gennaio 2009)

Anch’io, lasciando ancora una volta l’Italia, ho avvertito l’esperienza di sentirmi pieno di "grazia", pieno del fraterno amore del Figlio che rimandava un suo "discepolo" dove il Padre lo voleva, perché il suo cuore si potesse aprire meglio all’Amore.
Tutte le persone che ho incontrato sulla via del ritorno in
Papua Nuova Guinea mi hanno fatto capire che Dio era con me, e che non poteva esserci posto migliore per me se non in quella casa sugli alberi dove potevo essere più vicino al cielo.
Questo non significa che quello che ho vissuto negli ultimi tre anni in Italia non sia stato "grazia". Tutto è "grazia"!
Ho vissuto al fianco di persone che hanno fatto del loro impegno per la Missione la "vocazione" della loro vita; che vivono l’annuncio del "Vangelo" appassionatamente, rinunciando a tempo e riposo, denaro e comodità, che amano Dio e gli altri "nascostamente", senza gloria e forse nell’incomprensione. Sono stati forti ed edificanti "compagni di viaggio". Non sarei stato mai capace di mettermi nuovamente al servizio del "Vangelo" "ad gentes" senza di loro, senza quel gruppo di uomini e donne che ogni giorno pregano, amano, pensano e lavorano con la Missione nel cuore.
Molte volte, in questi anni, ci siamo ripetuti che "la Missione è questione d’amore"; ora so che questa non è solo una frase da scrivere in un "Messaggio" per la "Giornata Missionaria Mondiale", o uno "slogan" da stampare su un manifesto. Ci sono stati in questi anni momenti in cui ho pianto per il bene che vedevo realizzato sotto i miei occhi, per la generosità che arrivava all’esagerazione, per la preghiera e la sofferenza offerta con gioia da tanti che non avevano più niente, se non la loro stessa vita, come il Signore della gloria.
Mi sono "vergognato" moltissime volte. Ho provato disagio nell’incontrare persone che avevano fatto giorni di viaggio per partecipare a un "corso di formazione missionaria", mentre io ero arrivato senza fatica e senza il loro entusiasmo. Ho provato imbarazzo nell’ascoltare le esperienze di altri Missionari, "laici", "religiosi", "religiose" e Sacerdoti che vivevano in luoghi di "disperazione", mentre io mi "trastullavo" con i "pensieri" missionari. Ho provato "vergogna" nell’apprendere la notizia di un Missionario o un cristiano uccisi, mentre io mi facevo "pagare" il tempo che mettevo a disposizione della "causa missionaria".
Tutto questo mi ha rimesso in moto.
Quando ho comunicato ai miei amici che il Signore mi mandava ancora ad annunciare il "Vangelo" nel posto più bello del mondo, tutti mi hanno incoraggiato, mi hanno accompagnato con la preghiera e tanto affetto, hanno cercato di prendere parte alla mia partenza.
Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno accompagnato in questo "viaggio", prima di tutto lo Spirito di Cristo che mi ha dato la forza di lasciare quel "cantuccio" protetto che mi stavo costruendo in Italia.
Ringrazio il mio Superiore Generale, che è stato ancora una volta generoso e non mi ha chiesto di lavorare in un "ufficio" che non meritavo.
Ringrazio i miei "confratelli" che non hanno opposto resistenza alla mia richiesta di essere ancora inviato alla Missione "ad gentes".
Ringrazio i miei "compagni di viaggio", che mi hanno battuto una mano sulla spalla e mi hanno stretto forte quando ho preso il sentiero della foresta lasciando la strada asfaltata dove stavamo camminando insieme.
Ringrazio coloro che hanno messo la loro generosità nelle mie mani perché potessi dar prova che non ero solo, che tanti erano con me.
Ringrazio i Vescovi, i Sacerdoti, i "religiosi" e le "religiose", i Seminaristi e i candidati alla "vita religiosa", i "laici" e i giovani che ho incontrato in questi anni; tutti sono stati la spinta a ripartire da Cristo per andare da coloro a cui il Signore mandò i suoi "discepoli", facendoli così partecipi della sua Missione nello Spirito.
Ora che mi avete lasciato partire, vi chiedo di continuare a stare con me nello Spirito di Colui che non ci lascerà mai soli, ma sarà con noi fino alla completa attuazione del "Regno". Vi voglio bene e devo dirvi "grazie", perché mi avete reso facile anche questo "mandato" avendomi amato per primi. Se potessi donarvi una cosa in questo momento vi regalerei il cuore, ma non ho neanche più quello, perché è già nelle vostre mani, è già vostro.