DAL BRASILE

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Dopo 24 anni trascorsi in Brasile, l’"accento portoghese",
pur mescolato alla natia "cadenza bergamasca", emerge inconfondibile,
anche mentre
Padre Daniele Curnis ci parla qui, nel cuore di Milano,
raccontandoci la sua nuova "missione... satellitare".

P. Daniele, al lavoro insieme a un giovane brasiliano!

Isabella Mastroleo
("Missionari del Pime", Marzo 2009)

Un "curriculum" non da poco quello che Padre Daniele ha alle spalle: partito nel 1984 per l’Amapá, Stato nel Nord del Brasile, avvia nella capitale, Macapá, la "pastorale dei minori", prendendosi cura dei "ragazzi di strada", senza famiglia o vittime di violenza, abbandono, droga, "prostituzione"…
Dal 1998 al 2005 si sposta nella cittadina di Belém, nel confinante Stato del Pará, dove si occupa per tre anni di "animazione" e per altri tre anni e mezzo è "rettore" del "Seminario".
Nel 2005 ritorna a fare il parroco a Santo Antonio do Jari, nella cittadina di Laranjal, sul Fiume Jari. «La parrocchia copre un territorio grande più o meno quanto la Lombardia – ci spiega – e conta circa 50 mila abitanti, con una "densità di popolazione" molto bassa. A occuparcene siamo io e
Padre Francesco Sorrentino, un giovane Missionario del "Pime" arrivato circa un anno e mezzo fa. Bisogna percorrere chilometri per visitare tutte le "comunità" sparse nel territorio. Di solito ci muoviamo insieme, anche come forma di "testimonianza". Dallo scorso anno, grazie a un "benefattore", abbiamo a disposizione una comoda barca per spostarci lungo il Rio Jarì e raggiungere le "comunità" distanti anche otto-nove ore di viaggio».
Qual è la realtà sociale e quali sono i principali problemi della zona in cui opera Padre Daniele? «È una realtà abbastanza simile a quella che avevo già riscontrato nella mia precedente parrocchia di Amapá. È molto diffusa la problematica legata al "garimpo", alla vita dei "cercatori d’oro". Accanto alle grandi "multinazionali", infatti, che arrivano con mezzi moderni e potenti ed estraggono grandi quantità d’oro, c’è ancora una numerosa presenza di piccoli "cercatori" che vivono, per così dire, degli "scarti" delle prime, oppure seguono piccoli "filoni". Una vita dura e difficile per questi uomini che devono affrontare la foresta, e foresta vuol dire tutto: piogge torrenziali, "malaria", freddo di notte. Se poi hanno famiglia, significa anche stare lontano da casa mesi e mesi, magari non farvi più ritorno».
Una "febbre dell’oro" che a noi sembra lontana nel tempo. «Già. Invece in queste zone dell’Amazzonia è una realtà presente e viva. D’altra parte il "garimpo" è una delle rendite principali per la città di Laranjal. Altra grossa fonte di guadagno è l’industria della "cellulosa", impiantata circa quarant’anni fa da un "magnate" americano, Daniel Ludwig».
Un’industria che ha portato solo vantaggi? «Sicuramente ha portato molto lavoro. Ma a costo di chilometri e chilometri di "foresta amazzonica" rasa al suolo. La città di Laranjal è nata e cresciuta proprio negli "Anni Sessanta-Settanta", perché si sono riversate nella zona migliaia di persone da diverse zone del Brasile, attirate dalle prospettive di lavoro. Successivamente è stata scoperta una miniera di "caolino", una sorta di argilla chiara usata anche per imbiancare la carta, ed è sorta così un’altra grande fabbrica, per l’estrazione e la lavorazione del "caolino", accanto a quella della "cellulosa". Pur essendo nata in pochissimo tempo, Laranjal conta oggi oltre 36mila abitanti e, poco distante, è sorta un’altra cittadina, Victoria do Jari, con 13mila abitanti. Io e Padre Francesco, con queste due città, più gli abitanti dell’interno, dobbiamo dunque seguire una popolazione di oltre 50mila abitanti».
Tutti cattolici? «Possiamo dire che i cattolici sono circa il 70%, ma spesso il loro è un cristianesimo, per così dire, di "facciata". Sono "battezzati", sì, ma la religione non mette radici nella loro vita. C’è dunque la necessità di dare una formazione ai cristiani e per questo la "Conferenza Episcopale" del Brasile da anni ormai ha lanciato una "campagna" di "ri-evangelizzazione". Quest’anno, in particolare, siamo riusciti ad avviare un progetto molto ambizioso: un "corso di formazione" per "agenti di pastorale"… "via satellite". Proprio così! È un’iniziativa patrocinata dalla "Conferenza Episcopale Brasiliana": un’"équipe" di professori dell’Università di Curitiba (nel Sud del Brasile) offre una "formazione teologica" per "laici" su diversi argomenti ("Bibbia", "attività pastorali", lavoro con i "ragazzi di strada", eccetera), trasmettendo i corsi "via satellite" in tutta l’area brasiliana. Ogni Giovedì, per tre ore, dalle 19,30 alle 22,30, ci riuniamo in una sala della parrocchia appositamente preparata, dove captiamo il "segnale" e lo proiettiamo su uno schermo. Abbiamo anche la possibilità di "interagire" con i professori, intervenendo e ponendo domande. In questo modo riusciamo, senza costi e "disagi" eccessivi, a formare i nostri "agenti di pastorale" che ci danno un aiuto fondamentale: sono "animatori di comunità", "catechisti", incaricati della "pastorale della gioventù", che raggiungono luoghi e svolgono attività di cui io e Padre Francesco Sorrentino, da soli, non ci  potremmo mai occupare».
Gran parte del lavoro di Padre Daniele consiste infatti nell’organizzare le "comunità" perché da sole sino in grado di scoprire le realtà che più necessitano di una presenza cristiana e interessarsene direttamente. E i problemi non mancano! Uno particolarmente grave è quello dei potenti "latifondisti" che minacciano la "sussistenza" dei piccoli "proprietari terrieri" e devastano la foresta per creare spazio per le "mono-culture", principalmente la "soia".
Ma questa è un’altra, lunga storia, di cui, con Padre Daniele, ci occuperemo prossimamente.