MISSIONE BRASILE
Gli anziani sono
spesso tra le categorie più fragili della società.
Anche prendersi cura di loro, per il Missionario,
è un modo di annunciare il Vangelo.
P.
Salvatore Iddau
("Missionari del
Pime", Giugno-Luglio 2008)
Porto Murtinho è una cittadina
che appartiene allo Stato brasiliano del Mato Grosso do Sul. Si trova al confine
con il Paraguay. La gente stessa si considera "paraguaiana", perché a
dividerla da questo Stato c’è solo un fiume. In passato, i giovani che
abitavano oltre il fiume venivano a lavorare nelle fattorie (chiamate
comunemente "fazendas") del Brasile. La maggior parte di loro non
aveva nessun documento d’identità, nemmeno il certificato di nascita. Questa
situazione soddisfaceva molto i padroni brasiliani, perché così non erano
tenuti a concedere loro alcun diritto. Dopo aver "sgobbato" tutta una
vita in queste fattorie, quando diventavano vecchi e non avevano più la forza
di lavorare, i padroni li mandavano via a mani vuote senza dar loro alcun tipo
di "indennizzo".
Ero arrivato da qualche mese in questo posto come Missionario. Mi sentivo
spaesato, come uno che vive fuori dal mondo. Erano più o meno gli anni Ottanta.
L’energia elettrica era prodotta da un motore che funzionava a gasolio. Durava
fino alle 11 di sera, quando, finita l’ora di scuola, il motore veniva spento
e tutto veniva immerso in un buio pesto. C’era un unico apparecchio telefonico
che non funzionava sempre. La televisione non era ancora arrivata e così la
gente non aveva alcun genere di svago. La cittadina più vicina era distante 220
km. e si chiamava Jardim. Qui abitavano due Confratelli del "Pime" ed
era il punto di riferimento per i nostri incontri.
In questo posto ho notato che c’era una scarsa attenzione agli anziani.
Sembravano quasi abbandonati a loro stessi. Erano senza casa e privi di tutto.
Questa loro situazione ha suscitato in me una profonda compassione. Ho pensato
subito di usare i pochi soldi che mi erano stati dati da parenti e amici quando
sono partito per il Brasile. Ho comprato un pezzo di terra e ho costruito una
casa come "ricovero" per quegli anziani, che vagavano per le vie del
paese. La casa è diventata come di loro proprietà e qui ricevevano il cibo e
tutto il necessario per la loro vita. La "provvidenza" non ha
mai smesso di aiutarli.
Da tutto questo ho capito che il Missionario deve sì predicare il Vangelo e far
conoscere Gesù Cristo, ma deve anche compiere le opere di "misericordia
corporale" proprio come faceva Gesù. Andavo spesso a trovare quegli
anziani, portando loro il conforto che potevo dare. Un giorno, mentre arrivavo
al "ricovero", mi venne incontro uno dei primi tra quelli che erano
stati accolti. Si chiamava Leonardo ed era mezzo paralitico. Mi diede un
abbraccio affettuoso, articolando solo due parole: «Meu amigo (mio amico)». Ne
fui molto commosso, perché ho visto in quel gesto lo stesso abbraccio di Gesù
che nel Vangelo ha detto: «Ero forestiero e mi avete accolto» ("Mt 25,
35").
Ho riscontrato lo stesso problema e la stessa situazione nella cittadina di
Bonito, sempre nello Stato del Mato Grosso. Anche qui è sorto un
"asilo" per gli anziani abbandonati. È stato donato alle "Suore
di Santa Maria", che si prendono affettuosamente cura dei loro ospiti.
È così che si annunzia il Vangelo! Bisogna compiere nello stesso tempo anche
le opere di "carità evangelica". Bisogna dedicare un’attenzione
particolare sia all’anima sia al corpo dei nostri fratelli e delle nostre
sorelle bisognosi!