DAL BRASILE, P. VANDAMAN RAJU KOPPULA
VITA MISSIONARIA
Sono passati già, o soltanto, tre anni da quando Padre
Raju,
Missionario del "Pime" originario dell’India, è arrivato in
Brasile.
Appena il tempo per scriverci le sue prime impressioni.
P. Vandaman Raju Koppula
("Missionari del Pime", Giugno-Luglio 2009)
Spesso si pensa che per testimoniare il Signore occorra fare grandi cose. In
realtà, il più delle volte, basta vivere il "Vangelo" nella
quotidianità. Sì, perché il "Vangelo" porta dentro di sé la forza
della resurrezione di Gesù, quella di cui facciamo memoria a Pasqua e ogni
Domenica.
Il Brasile è il Paese in cui si fondono tutte le razze del mondo. Forse è
questo che lo rende uno tra i luoghi più belli e affascinanti. Chiunque visiti
il Brasile si trova a proprio agio con la gente, con le città, con il mare, con
la musica e con le "churrascarias" (locali in cui si mangia carne alla
griglia). Viene spontaneo immergersi nella vita notturna "carioca",
fermarsi sulle spiagge, bere "agua de coco", "caipirinha"
(una mistura di liquori con limone ed acqua), gustare "abacaxi"
(ananas), "camarão" (gamberi). La gente qui è meravigliosa:
allegria, cordialità, ospitalità sono qualità da sempre riconosciute al
popolo brasiliano. E vi posso assicurare che è vero!
Sono già passati tre anni dal mio arrivo qui ed il tempo è volato. Dicono che
quando il tempo vola è buon segno, vuol dire che sei impegnato e concentrato in
quel che fai e ti rimane poco tempo libero per fare altro. E in effetti è
così, qui in Missione di lavoro ce n’è in abbondanza e il tempo libero è
davvero merce rara. Dicevo che sono "già" passati tre anni, ma da un
altro punto di vista mi sento ancora di affermare che sono passati
"solo" tre anni dal mio approdo in Missione e quindi molto di quello
che scrivo sono poco più che "prime impressioni".
Come forse saprete, le Missioni del "Pime" nel Sud del Brasile si
trovano negli Stati di Santa Catarina, São Paulo, Paraná e Mato Grosso do sul.
Io mi trovo precisamente nello Stato di Santa Catarina, popolato in passato da
moltissimi "immigrati" italiani e tedeschi: per un anno sono stato
vicario e amministratore nella Parrocchia di San Giuda Taddeo a Brusque, che si
trova circa a cento chilometri dalla capitale Florianópolis. Quest’ultima
città, conosciuta anche con il "nomignolo" di Floripa, vanta il
riconoscimento statistico di capitale brasiliana con la miglior qualità della
vita e i più alti indici sociali. La nostra Parrocchia comprende, oltre alla
Chiesa Parrocchiale, anche altre sei Cappelle, che corrispondono grosso modo ad
altrettanti centri abitati o "frazioni". Il territorio parrocchiale
corrisponde a una lingua di terra lunga più di 20 km.
Il nostro lavoro "pastorale" non è dei più semplici. Non si tratta
in senso stretto di "primo annuncio ai non cristiani", ma neppure di
semplice "cura pastorale". Certamente c’è un grande lavoro di
"evangelizzazione" ancora da fare nei confronti di una
"religiosità" molto popolare e generalmente piuttosto superficiale:
si percepisce un intenso sentimento e bisogno "religioso" da parte
della gente, ma in pratica l’impegno e la partecipazione rimangono piuttosto
ai margini della vita. Mi sembra che i problemi di fondo siano, in definitiva,
gli stessi che abbiamo in Italia (scarsa partecipazione, scarso interesse,
scarso impegno), solo molto più acuti ed evidenti: la partecipazione alla Messa
è stimata intorno all’1-2%, forse 3%; i giovani e gli adulti senza
"Sacramenti" non si contano; in tutta la Parrocchia abbiamo appena una
trentina di collaboratori, fra "catechisti",
"animatori" e "agenti pastorali". Insomma, il lavoro
non manca!
Ciò che più mi manca è un po’ più di tempo libero per me stesso, per
scrivere più spesso a conoscenti e amici, leggere un libro, studiare
qualcosa... Ma questo fa parte del "gioco". Ci pensavo di recente e
sono giunto alla conclusione che forse rientra tutto nel significato di
"questo è il mio corpo offerto per voi".
In questi tre anni ho lavorato anche a Florianópolis, nella redazione di "Missao
Jovem", un giornale mensile distribuito in tutto il Brasile, con una
tiratura di 40mila copie al mese. È un sussidio per i "catechisti" e
i "gruppi giovanili". Il mio compito è quello di amministratore e
"animatore vocazionale". Quest’ultimo lavoro consiste nel visitare
le scuole e i gruppi parrocchiali illustrando il giornale ed orientando i
ragazzi che vorrebbero diventare Missionari. Una bella occasione per incontrare
e parlare con i giovani! In redazione, oltre a me, ci sono Padre Paolo De Coppi
(75 anni, fondatore e direttore di "Missao Jovem") e Padre Vicente
Dornelas (55 anni, brasiliano). Con noi, lavorano anche altri otto giovani,
pieni di idee e di entusiasmo.
Un grosso abbraccio a tutti e un grandissimo grazie per il supporto, l’amicizia
e la stima che non mancate mai di farmi avere!