IL "PIME" IN ITALIA

MISSIONE AMICIZIA    Vallio: un anno di animazione    SEGUENTE

Padre Fabrizio ci scrive dalla Comunità "Pime" di Vallio,
in provincia di Treviso,
raccontandoci la sua esperienza di animatore missionario.

Animazione Missionaria del Pime, tra i giovani di Vallio!

P. Fabrizio Quagliotto
("Missionari del Pime", Marzo 2008)

Mi trovo da poco più di un anno al "Pime" di Vallio (Treviso), esattamente dall’8 Settembre 2006, e con me ci sono Padre Gianmario Pellegrinelli (rettore) e Padre Antonio Vendramin (parroco).
La Comunità del "Pime" di Vallio è una piccola realtà nel nord-est italiano, che si "ramifica" attraverso l’animazione nelle diocesi di Padova e di Treviso, con qualche "puntata" anche nella diocesi di Gorizia durante il tempo quaresimale. La casa ha anche attività proprie di animazione: il
"Girmi", le "veglie missionarie" una volta al mese, un cammino di "Giovani e Missione" una Domenica al mese e, infine, il tradizionale "presepio missionario" che si ripete da trent’anni e che ogni anno vede arrivare nuovi visitatori di ogni età. Nelle sue ultime edizioni, il nostro presepe è diventato un appuntamento per ragazzi delle elementari e delle medie, perché aiuta a riflettere sui problemi del mondo.
Durante il mese di Luglio, con le Comunità "Pime" di
Sotto il Monte e di Busto Arsizio, abbiamo aperto l’attività di animazione ai "Grest", gli oratori feriali, con il titolo di "Missionday".
Che cosa è il "Missionday"? Sono giornate organizzate dai Missionari del "Pime" di Vallio per ospitare uno o più "Grest" parrocchiali e vivere una giornata all’insegna della missione: conoscere i Missionari del "Pime" e le loro attività in terre lontane. In questo modo i ragazzi della diocesi di Treviso hanno la possibilità di scoprire culture, tradizioni, usi e costumi di altri popoli e di viaggiare in modo immaginario attraverso i vari continenti della terra.
Ma soprattutto il "Missionday" offre ai ragazzi la possibilità di aprire il loro cuore e la loro volontà al desiderio della missione, per saper avvicinare il prossimo che è, sì, diverso per tradizione e provenienza, ma che ha in sé un mondo di ricchezze che ancora non conosciamo.
Condivido con voi alcune considerazioni personali, dopo un anno e più vissuto come animatore a Vallio: fare l’animatore in Italia è un’opportunità di crescita non facile, perché i nostri ragazzi parlano un linguaggio molto diverso da quello della fede cristiana tradizionale. Questo non deve essere motivo di "scoraggiamento", ma di maggiore impegno riguardo al lavoro da svolgere. È per me un’opportunità grande dovermi confrontare con l’esigenza di essere "apostoli" chiamati ad annunciare il Vangelo in un mondo che cambia, ma che sente ancora il desiderio di incontrare il Signore nelle situazioni della vita di ogni giorno. Svolgo, dunque, questo mio impegno di animazione con determinazione ed entusiasmo, sapendo che bisogna trasmettere sempre la bellezza della vocazione missionaria.
Altro aspetto rilevante è la scoperta della stima nei confronti dei Missionari del "Pime" da parte della gente, dei preti di Treviso e di altre diocesi come Padova e Gorizia. La loro simpatia per il "Pime" è grande e lo dimostrano in tanti modi, non solo a parole ma anche con gesti concreti.
Da considerare e non trascurare il fatto che il "Pime" ha avuto e ha molti Missionari dal "Triveneto", che non perdono mai l’occasione di collaborare facendo sentire la loro presenza nella terra di origine.
Cosa dire ancora? Un anno è già passato, ne stiamo "rosicchiando" un altro e abbiamo davanti nuovi orizzonti di lavoro pastorale e di animazione missionaria. Sappiamo che siamo Missionari e che non siamo destinati a stare a lungo in Italia, ma sappiamo anche che l’animazione missionaria è per noi importante e "salutare" per trasmettere alle nuove generazioni il nostro "carisma". Volesse il Cielo accogliere chi è chiamato dal Signore al servizio alla sua Chiesa attraverso la vocazione sacerdotale missionaria!