P. LUIGI SCUCCATO

Intervista rilasciata da P. LUIGI SCUCCATO a P. Francesco Rapacioli,
il 6 Aprile 2001, a Benedwar (Bangladesh)

Omelia di P. Gian Paolo Gualzetti, in ricordo di P. LUIGI SCUCCATO
("Pime" Milano, 25/3/'11)

MISSIONE AMICIZIA     Un "barbone" in Bangladesh     SEGUENTE

Il Bangladesh non esisteva ancora - era allora appena nato il Pakistan Orientale - ,
ma
Padre Luigi Scuccato si trovava già lì.
Nel 1948 iniziava in quel Paese la sua attività missionaria
che oggi, a distanza di 60 anni,
porta ancora avanti con qualche energia in meno, ma con la medesima "passione".

P. LUIGI SCUCCATO (1920-2011), Missionario del Pime in Bangladesh!

A cura di Isabella Mastroleo
("Missionari del Pime", Ottobre 2008)

Padre Franco Cagnasso, Padre Achille Boccia e Padre Gian Paolo Gualzetti, legati dalla comune esperienza di Missione in Bangladesh, si sono ritrovati a fare quattro "chiacchiere" per ricordare, tra un "aneddoto" e l’altro, i 60 anni di Missione di un loro Confratello, Padre Luigi Scuccato ("Classe 1920", come Giovanni Paolo II).

Padre Franco: Era parroco a Dhanjuri, nel 1978, quando ho conosciuto Padre Luigi. Già allora era chiamato "il barbone", per via della sua lunga barba (anche se non ancora del tutto bianca…) ed era famoso per l’attenzione con cui seguiva le coppie e le famiglie. Caratteristica che è rimasta immutata negli anni, tanto che ancora adesso diciamo che quando gli va su la "pressione" è perché ha saputo di qualche coppia che ha litigato.

Padre Achille: Ricordo che, in quel periodo, l’attività dei Padri giovani che lavoravano con Padre Scuccato era più di tipo "sociale", per cui passavano lunghe serate a discutere con i "catechisti" o con gli incaricati dell’assistenza legale. Padre Luigi, invece, si occupava della "pastorale" e girava per i villaggi. Ben contento di farlo! Quello che, fin d’allora, mi ha sempre colpito di lui è la sua "mobilità", la sua capacità di andare in giro. Lui stesso mi ha raccontato che fin dagli inizi della sua Missione ha sempre girato molto, per visitare le famiglie, i villaggi: a piedi, ma soprattutto in bicicletta.

Padre Gian Paolo: È proprio vero! Non posso dimenticare la prima volta che l’ho incontrato. Nel 1988 io ero un giovane Missionario appena ordinato, in visita con un gruppo di Seminaristi di Monza, e lui aveva già i suoi 68 anni. Lo vedo arrivare trafelato in bicicletta. Scende, si ferma giusto il tempo di salutarci, bere un bicchiere d’acqua ed eccolo subito pronto a ripartire per altri 30 chilometri!

Padre Franco: Quello che forse oggi gli costa di più è non potersi muovere tanto per via dell’età. Ma essendo riuscito a instaurare un buon rapporto con i giovani, loro sono diventati… le sue "gambe". Un giovane prete bengalese, che era stato mandato nella Parrocchia di Padre Scuccato da diacono e vi era rimasto come prete, mi diceva che Padre Luigi aveva talmente saputo accettarlo e valorizzarlo che quando poi è stato trasferito - ora è Rettore del "Seminario Minore" - è stata una sofferenza grande per entrambi. E lui, forte dell’esperienza trasmessagli da Padre Scuccato, andava spesso in giro per i villaggi a suo nome.

Padre Achille: Pensa che l’anno scorso, quando è venuto in Italia, mi ha chiesto se riuscivo a procurargli un’altra motocicletta. Quella che aveva, che non guidava lui, naturalmente, ma il "catechista" che lo portava in giro, l’aveva infatti regalata a quel giovane prete al momento della sua partenza dalla Parrocchia! 

Padre Gian Paolo: È ammirevole la voglia che Padre Luigi ha di fare progetti, di avviare iniziative, di operare, nonostante le forze siano diminuite. È sempre pronto a scherzare sulla sua salute "cagionevole", che lo porta dentro e fuori dagli Ospedali: però, a conti fatti, sta campando di più di tutti! Nella sua lunga vita ha espresso in ogni modo l’amore, il rispetto, l’amicizia per i Confratelli, anche cercando di essere sempre presente ai loro funerali. Perfino quando i mezzi non circolavano perché c’era l’alluvione, lui faceva chilometri e chilometri a piedi nell’acqua!

Padre Achille: Direi che la passione, l’amore per gli altri sono incisi nel suo "Dna"! Appena ordinato, infatti, nel 1943, non è partito subito in Missione, perché c’era la guerra, ed è stato mandato in una Parrocchia della Diocesi di Milano. Da allora era già tutto dedito alla "pastorale", tant’è che in quel periodo ha stretto delle amicizie rimaste immutate negli anni. Diversi suoi "ex parrocchiani" in Italia lo sostengono ancora oggi inviandogli aiuti in Missione.

Padre Franco: Arrivato in Bangladesh, si è sempre occupato della "pastorale", senza però mai chiudersi in un gruppo. Si è subito dedicato all’evangelizzazione e quindi alla cura "pastorale" dei battezzati. E, per quanto ne so, la sua attenzione è sempre stata rivolta in particolare ai "tribali" "Santal". Tanto che parla la loro lingua meglio del bengalese!

Padre Gian Paolo: In tutte le Missioni gli hanno voluto bene e, vista l’esperienza con Padre Pinos - alla sua morte tutte le Parrocchie se lo contendevano - , un giorno abbiamo chiesto a Padre Luigi: "E tu dove vuoi essere seppellito?". Risposta: "A Mariampur, perché è il mio primo amore. E poi lì non c’è ancora nessun Padre sepolto". Anche da morto, in mezzo alla gente e Missionario "ad gentes"!

Padre Franco: A proposito di Missione "ad gentes", provate a fargli qualche domanda sulla Missione del "Pime" in Bangladesh. È capace di ripercorrerne la storia dagli inizi ed è stupefacente la sua capacità di raccontare. È un po’ la nostra "memoria storica". Lo fa con tanta passione perché trova negli avvenimenti del passato, nella sua esperienza, l’energia per andare avanti, per osservare con saggezza la realtà nuova in cui ci troviamo. A volte anche su questo suo aspetto si scherza, perché quando comincia a raccontare non si ferma più: bisogna avere a disposizione ore per ascoltarlo!