P. LINO SIMONELLI

MISSIONE AMICIZIA     Arriva il "trombettiere"!     PIME ITALIA - LECCO

Una lingua "pungente", da vero "toscanaccio", e un cuore grande così...
Questo era Padre Lino Simonelli, "Missionario del Pime" nell’Amazzonia brasiliana.
Il suo "diario", scritto "caparbiamente" per anni, ripercorre le tappe fondamentali
del suo "amore" e della sua "lotta" per la vita. Sempre sul "filo" dell’ironia e della pietà.

P. LINO SIMONELLI (1913-2008), Missionario in Amazzonia (Brasile).

A cura della Redazione
("Missionari del Pime", Ottobre 2008)

Padre Lino Simonelli, 95 anni, è morto a "Rancio di Lecco" lo scorso 20 Agosto. Lo ricordiamo rileggendo qualche pagina del diario di "Carlino Sputaspilli", il "suo" diario: uno scritto piacevole, a tratti commovente, spesso "dissacrante". Perché Padre Lino, "contadino, soldato, Missionario", si vedeva così, e così si raccontava: dall’infanzia trascorsa a Tresana (MS), all’esperienza della guerra sul "fronte greco", alla Missione in Amazzonia.
Nato il 10 Giugno del 1913 e ordinato sacerdote nel 1938, dieci anni dopo parte per la Missione: destinazione Brasile dove, salvo qualche breve interruzione, trascorre oltre cinquant’anni della sua vita. Le pagine del suo diario, da fedeli complici delle "marachelle" infantili, crescono e maturano fino a diventare confidenti della sua "vocazione", nata quasi per gioco, dei giorni in Seminario, della commozione della "Prima Messa". Tutto sempre narrato in uno stile che rende difficile al lettore soffocare una risata, anche in occasioni "serie".

24 Settembre 1938 - Ora sono "Missionario del Pime" a tutti gli effetti: Missionario "in cotta e stola". Ma lasciate che vi dia la grande notizia: oggi, con regolare dose di emozione, ho cantato la mia "Prima Messa" nella Chiesa di Sant’Apollonia...
Io cercavo di mantenermi raccolto il più possibile, in vista del grande momento, ma, al mio paese, con la gente di qui, neanche i Santi ci riuscirebbero. I miei paesani sono "buffi" anche sul letto e quando muoiono se non ridono loro, fan ridere gli altri...
C’erano persino i fotografi, ed erano Tonino della Schiampetta e Benvenuto della Casaccia. Armati entrambi di ordigni "a fuoco fisso", m’aspettavano alle "cantonate" e… "plicche-placche"!...

"Carlino Sputaspilli" (chiamiamolo ormai così) non abbandonerà mai l’abitudine di scrivere il diario, tranne che nel periodo della "seconda guerra mondiale", trascorso sul "fronte greco", in qualità di Cappellano Militare. Ma, fortunatamente, il "filo" del racconto non si interrompe, perché, a guerra finita, grazie alla sua memoria "caparbia" e a un taccuino di appunti miracolosamente salvato, Padre Lino ricostruisce storie personali e avvenimenti, sempre narrate con "arguzia" e ironia, nonostante la tragicità del contesto e delle situazioni.
Finalmente la Missione! A 34 anni d’età, Padre Simonelli s’imbarca su un’"acciaccata" nave mercantile che lo porterà a Macapà, capitale del "Territorio Federale" dell’Amapà. Giunto nella terra che diventerà la sua nuova patria, la lingua ironica e "pungente" di Carlino Sputaspilli cede il posto alla vena poetica e sentimentale dello scrittore.

28 Giugno 1948 - Solo un grande poeta, che fosse anche pittore, vi potrebbe dare un’idea delle aurore e dei tramonti sul Rio delle Amazzoni.

Padre Lino si accorgerà presto, però, che l’arte dei versi va spesso messa da parte per affrontare, con spirito "pratico", situazioni che di poetico hanno davvero poco. Ragazzini da inseguire e "raccattare" per le strade, matrimoni "riparatori" che diventano la norma, malattie più o meno sconosciute, una natura forte e imprevedibile, la perdita inaspettata dei più cari compagni di Missione... Per fortuna Padre Lino ha una grande alleata: la sua tromba "multiuso", valvola di sfogo, campanello d’allarme e irrevocabile "richiamo".

17 Marzo 1952 - "Arriva il trombettiere!". Questa frase, Donna Percilia la disse, con una punta di "veleno", in una giornata di vento quando le note della mia tromba (ne ho una magnifica in "Si Bemolle") le arrivarono ai timpani come una "schioppettata"...
Nell’usare la tromba le mie intenzioni sono rette, ma la pratica è ancora pochina e, a volte, mi riserva delle sorprese. Oggi, per esempio, volevo suonare l’adunata militare e invece n’è uscito un "rumoraccio" che neanche Siberia, la mia vecchia cavalla, faceva quando le stringevano il "basto". Speravo, almeno, che nessuno avesse sentito ma, eccola là: una nonna "sdentata" si "sganasciava" dal ridere, sulla porta della sua capanna.

Padre Lino non c’è più. Ma ci restano sempre le sue parole. Anzi, quelle di "Carlino Sputaspilli". E se la malinconia o le difficoltà dovessero qualche volta avere in noi il sopravvento, non aspettiamo troppo a rileggerle…

«Il mondo che Dio ha fatto per noi è di "stampo unico". I ritocchi per "smussarne" le asprezze li ha lasciati alla nostra creatività, guidata dalla sua mano. È come costruire una casa. Secondo me, oltre a buone fondamenta, una cosa è importantissima: almeno una finestra aperta verso il sole. Può essere una "rustica" finestra di campagna, come ai tempi di Nonno Pasquale, con sul davanzale un semplice geranio, in un vecchio "orinale" fuori uso: quello che importa sono le fondamenta e il sole. Se la fede resiste, il sole, anche dietro le nubi, sarà la speranza che non muore, la presenza del Buon Dio che sembra giocare a "rimpiattino". Un po’ di pazienza: apparirà di nuovo. E si potrà nuovamente riderci sopra».