DALL’INDIA

MISSIONE AMICIZIA     Gli inizi di Padre Sobin     DIARIO

Padre Sobin, giovane Missionario indiano del "Pime",
in attesa della partenza definitiva,
svolge l’incarico di "vice-rettore" del Seminario di Hyderabad,
in Andhra Pradesh.

Padre Sobin Matthew Kaniamparambil, Missionario in India.

Giorgio Bernardelli
("Missionari del Pime", Agosto-Settembre 2008)

«Avevo passato gli esami con ottimi voti. Avrei potuto scegliere di andare al "College" che volevo. I miei immaginavano già che avrei avuto un buon lavoro: in una città come la nostra, oggi, non mancano le opportunità. Ma più passavano i giorni più cercavo il silenzio. Finché mi venne in mente un incontro vocazionale che si era tenuto nella mia scuola qualche mese prima. Un incontro cui, al momento, non avevo dato molta importanza. Non ricordavo nemmeno il cognome del "Gesuita" che lo aveva tenuto…».
Sembrerebbe la storia di uno dei tanti giovani preti delle nostre parrocchie. Invece a raccontarla, nel cortile del Seminario di Eluru, in
India, è Padre Sobin Matthew Kaniamparambil, 29 anni, uno dei sacerdoti del "Pime" ordinati lo scorso anno. Originario di Aleppy, in Kerala - lo Stato indiano dell’Ovest dove la presenza cristiana è più antica e più radicata - Padre Sobin è uno degli ormai numerosi giovani preti del "subcontinente" che oggi fanno parte della famiglia del "Pime". Dire India significa parlare di mondi tra loro estremamente diversi: molte delle vocazioni sacerdotali di oggi, ad esempio, vengono dai villaggi dei "tribali". Quella di Sobin è, invece, la storia di un giovane cresciuto in un contesto urbano nella generazione del "boom" economico. Cioè nel cuore della "nuova India", quella all’avanguardia nell’economia e nelle nuove tecnologie. Anche qui, dunque, il Signore continua a chiamare al dono della propria vita per il Vangelo.
«Sono entrato in Seminario già pensando alla missione - racconta Padre Sobin - . Però allora avevo solo 15 anni e così mi hanno convinto a frequentare i primi anni nel Seminario della mia arcidiocesi, Changanacherry. È stato lì che ho conosciuto il "Pime" attraverso le sue riviste. E mi ha attratto l’idea di una Congregazione che ha come carisma specifico la missione "ad extra", fuori dal proprio ambiente». Di qui - alla fine del "College" - il passaggio nei Seminari indiani del "Pime" e la teologia nel Seminario internazionale di Tagaytay, nelle
Filippine. «Non mi ha mai spaventato l’idea di andare lontano - racconta - . Anche da piccolo, quando avevo solo otto o nove anni, andavo in giro da solo senza paura. Durante gli anni della teologia ho, poi, avuto modo di conoscere di persona le missioni del "Pime" nelle Filippine: sono stato sei mesi a Sanpoli e ho avuto modo di conoscere l’esperienza di "Silsilah" a Zamboanga e la parrocchia di Parañaque».
Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta l’anno scorso, è arrivata ovviamente la prima destinazione che, per Padre Sobin, è stata il Seminario di
Hyderabad, dove è "vice-rettore", con anche l’incarico di "animatore vocazionale" per le diocesi del Nord. Dunque ancora India. Anche se in Andhra Pradesh, uno Stato molto diverso dal Kerala. «Certo, la mia vocazione è "ad extra" e, dunque, aspetto il giorno in cui lascerò il mio Paese - commenta - . Però mi sono detto: va bene, forse il Signore mi chiama a fare un passo per volta. E allora, adesso, comincio a vivere la novità della mia vita di sacerdote ponendomi da educatore a servizio di questi adolescenti che sono qui nel Seminario».
Con un tratto particolare della missione, quello della testimonianza di vita. «Mi rendo conto - spiega padre Sobin - che l’importante non è la mia persona, ma portare questi ragazzi a Gesù. Però so anche che da come vivo io, loro devono poter vedere che cosa significa essere Missionari del "Pime". E ciò che mi piacerebbe di più trasmettere loro è la gioia della missione. Perché è vero, non mancano le difficoltà, ma se siamo sempre tristi che "Buona Notizia" annunciamo?». Parola di un giovane Missionario indiano che, tra i seminaristi di Hyderabad, sta cominciando a "prendere il largo".