MAURO COLOMBO
ARISTIDE PIROVANO

IL VESCOVO DEI DUE MONDI

I Parte
LA VITA E LE OPERE

Presentazione

Un ragazzino vivace Tra due fuochi La "staffetta" con Candia
Prete? No, missionario! L'ora della missione Al timone del Pime
Una decisione tormentata Destinazione AmapÓ Superiore saggio e accorto
Le avventure di padre Barba Pioniere della fede Al servizio dei lebbrosi
Tre mesi a San Vittore Il vescovo della foresta Il nonno di Marituba
Sotto i bombardamenti Un ospedale in Amazzonia źLe valigie sono pronte╗

CAPITOLO 12

Un ospedale in Amazzonia

Nel giugno 1956 il neo-vescovo riparte per il Brasile con le "valigie" colme. L'elenco di quanto monsignor Pirovano porta con sÚ in quel viaggio Ŕ impressionante: un tornio, frese, trapani, una macchina per fare chiodi, un gruppo elettrogeno, macchine per lavorare il legno, una radio rice-trasmittente, macchine per cucire, una macchina tipografica, motori fuori bordo per le barche, bici, moto, le famose jeep e persino un armonium per la sua "cattedrale"... Sono i frutti della generositÓ degli erbesi e di una infinita rete di amicizie. Padre Aristide ha sempre saputo sollecitare l'una e mantenere vive nel tempo le altre, pur restando dall' altra parte del mondo. In particolare gli attrezzi, di seconda mano, sono stati rimessi a nuovo dal suo "tecnico" di fiducia, l'erbese Luciano Miotto, fratello dell' altro missionario del Pime padre Silvio.

Con tutto questo armamentario monsignor Pirovano torna in un AmapÓ che sta cambiando profondamente. La metÓ degli anni Cinquanta coincide, per le zone pi¨ interne del Brasile, con l'avvio dello sviluppo ad opera del presidente Kubitschek, il fondatore di Brasilia. Dopo aver vissuto agli inizi del secolo l'unico, breve periodo di relativa espansione economica -legato all'estrazione e al commercio del caucci¨ -, l'AmapÓ trae ora vantaggio dalla scoperta di abbondanti giacimenti di manganese. Una compagnia mineraria con capitale per metÓ brasiliano e per metÓ statunitense investe grandi somme per realizzare una ferrovia che colleghi le cave al porto di Santana. Arrivano anche i garimperos, i cercatori d'oro: migliaia di disperati che lavorano per tutto il giorno alla ricerca del prezioso metallo, e quando lo trovano lo scambiano con birra e farina. Lo sfruttamento delle risorse naturali dÓ modo di procedere alla costruzione di nuove strade. La foresta lascia spazio a piantagioni, distese agricole e campi d'allevamento di bestiame. A MacapÓ sorgono piccole industrie di falegnameria e meccanica, mentre il porto dÓ lavoro a tanta gente. Lo sviluppo attira nuove popolazioni.

Ma per i missionari la vita rimane dura. Padre Aristide ritrova le difficoltÓ di sempre: il personale scarseggia, il denaro non basta, il Pime non aiuta e Propaganda Fide invia contributi solo saltuariamente, dal momento che non considera tecnicamente la prelazia una vera e propria "missione". Tutti i problemi ricadono su di lui, che non pu˛ prowedere a sufficienza ai bisogni dei padri. Inoltre, dopo essersi sforzato di mettere a disposizione dei suoi missionari mezzi moderni per le loro lunghe trasferte, monsignor Pirovano si sente anche rinfacciare una presunta "manýa" per i motori. Ora che Ŕ vescovo, per˛, pu˛ farsi "sentire" dai suoi superiori. Scrive a padre Risso e a padre Airaghi, lamentando in particolare la poca collaborazione che il Pime del sud del Brasile presta a quello del nord: per alcune pratiche burocratiche si deve muovere di persona per raggiungere Rio de Janeiro, lasciando la prelazia per oltre due mesi. Ribadisce l'esigenza di avere in missione "fratelli cooperatori" laici competenti dal punto di vista tecnico e meccanico. Nelle sue lettere torna insistentemente la sensazione di essere stato" dimenticato". Padre Aristide manifesta addirittura l'intenzione di dimettersi o di andarsene da MacapÓ, ma il nunzio apostolico non ne vuol sapere.

Allora il vescovo si mette al lavoro con rinnovata determinazione. Per risanare il bilancio della prelazia - perennemente in rosso nonostante la generositÓ di tanti benefattori - impianta una tipografia, che deve per˛ cedere per la mancanza di tecnici specializzati. Prova con le piantagioni di caffÚ, disboscando ettari di foresta; ma il clima non aiuta e rende l'attivitÓ onerosa al punto di doverla cessare. Tenta anche con l'allevamento del bestiame, facendo arrivare dal sud alcuni zeb¨; ma gli animali vengono colpiti da un' epidemia di afta epizootica, anche a causa di un vaccino difettoso fornito dal governo. Monsignor Pirovano si affanna invano a rincorrere gli zeb¨, armato di una siringa con la quale vuole iniettare il siero contro la malattia: il bestiame muore nel giro di qualche mese. A padre Aristide non resta che affidarsi alla Provvidenza per proseguire nello sviluppo della prelazia. E la Provvidenza non lo abbandona neppure stavolta.

Ottiene dal governatore la disponibilitÓ in uso di tre "quadre" (terreni delimitati da quattro strade) nel centro di MacapÓ per realizzare opere sociali e di evangelizzazione. Il suo intento Ŕ quello di occuparle con una sorta di "Vaticano all' equatore", una grande piazza attorno alla quale siano disposti cinque fabbricati: la sede della radio, il seminario, il ginnasio, la nuova cattedrale e la casa episcopale.

Il vescovo sprona i padri a proseguire la loro azione di educazione religiosa nelle scuole e nelle parrocchie, per far maturare nei pi¨ giovani la passione per il catechismo e per tenere lontani gli adulti dalla tentazione - sempre incombente - dello spiritismo. Lascia molto spazio all'iniziativa dei missionari, appoggiandoli e incoraggiandoli. Gli pu˛ anche capitare di perdere la pazienza e di arrabbiarsi con qualcuno, senza per˛ mai compromettere il clima di solidarietÓ e di reciproca stima.

Tra gli obiettivi di monsignor Pirovano rimane la progressiva occupazione del territorio. L'impegno Ŕ quello di mantenere vivi i contatti con le comunitÓ disperse nella foresta, visitandole periodicamente. Potrebbe tornare utile la rice-trasmittente portata dall'Italia, ma i militari ne vietano l'utilizzo. Le desobrigas dei missionari si succedono con regolaritÓ, toccando anche i pi¨ sperduti villaggi almeno due volte all' anno. Al suo arrivo il padre Ŕ accolto festosamente, al suono di rudimentali tamburi. Ogni villaggio ha un "incaricato", che riferisce al missionario le ultime novitÓ, i progressi, i problemi. I giorni di permanenza trascorrono intensi tra messe, battesimi, lezioni di catechismo, confessioni, comunioni, cresime, matrimoni e visite ai malati. Una volta terminata la visita, il missionario parte per il villaggio successivo, sempre confidando di trovare poi qualche indigeno - possibilmente sobrio - disposto ad accompagnarlo nel lungo e pericoloso viaggio di ritorno.

Nel frattempo Marcello Candia, nelle sue lettere, informa il vescovo dei progressi nella ricostruzione della fabbrica e delle difficoltÓ che incontra. Nel giro di un anno lo stabilimento risorge, ma i problemi finanziari che assillano l'industriale sono tali che la data della partenza si allontana sempre pi¨. Finalmente, nel febbraio-marzo 1957, Candia riesce a effettuare il suo primo sopralluogo a MacapÓ per verificare la fattibilitÓ del progetto dell' ospedale. Pu˛ cosý conoscere da vicino i disagi della vita dei missionari. Sebbene soffra per il caldo, gli insetti e l'insonnia, non si lascia sfuggire un solo lamento e non perde il sorriso. Monsignor Pirovano lo porta con sÚ in diversi viaggi all'interno dell' AmapÓ e Candia filma tutto con la sua cinepresa: tornato in Italia, organizzerÓ proiezioni in parrocchie e case private per far conoscere la realtÓ di MacapÓ e raccogliere sovvenzioni. Gli amici cominciano a chiamarlo źdottor MacapÓ╗.

Dall' osservazione diretta del luogo in cui dovrebbe sorgere, prende corpo l'idea dell'ospedale-scuola: non solo un luogo di cura e di assistenza, ma anche un centro di servizi destinati all' educazione igienico-sanitaria della popolazione, con una scuola infermieristica. Candia sogna un ospedale moderno ed efficiente, e al tempo stesso aperto ai poveri, a chi non pu˛ permettersi di pagare le cure. Dopo quella prima visita l'industriale si sente ormai del tutto legato alla prelazia, a cui dedica i suoi sforzi di animazione missionaria. Nel 1958 invia a MacapÓ una statua della Madonna di Lourdes, che viene collocata davanti alla chiesa del Trem.

Intanto il governo dell' AmapÓ si sta impegnando per diffondere l'educazione all'interno del Territorio federale. Attraverso una convenzione monsignor Pirovano concorda che la prelazia si faccia carico della spesa di costruzione delle scuole; a carico del governo rimangono gli stipendi degli insegnanti. La scuola resta cosý di proprietÓ della prelazia, che alla domenica utilizza i locali per gli incontri religiosi. Alla fine degli anni Cinquanta il 75% delle scuole dell' AmapÓ appartengono alla prelazia, che vi ammette gli studenti pi¨ poveri, assistendoli in tutto: nove scuole elementari raccolgono quasi tremila alunni, mentre quelle professionali (industriale, agricola, meccanica, di taglio e cucito) hanno quasi cinquecento frequentanti.

Nel marzo del 1959 MacapÓ viene visitata dal nuovo Superiore generale del Pime, padre Augusto Lombardi. Vi rimane pi¨ di un mese, raggiungendo anche una trib¨ di indios nel distretto di Oyapoque. Elogia !'impegno dei missionari, ma Ŕ anche preoccupato per le privazioni cui devono far fronte. Tornato in Italia, si adopera per aumentare il numero dei padri destinati in Amazzonia. Alla fine di quello stesso 1959, un' altra tappa significativa nella vita della prelazia: il1 o novembre viene pubblicato il primo numero del settimanale A Voz Catoliea. ╚ solo un foglio a quattro facciate, ma nel giro di qualche anno verrÓ definito źil miglior settimanale diocesano dell' America Latina╗.

Nel 1960 padre Aristide torna in Italia, dove incontra don Luigi Giussani, insegnante di religione al liceo Berchet di Milano. Giussani, animatore del movimento Giovent¨ Studentesca, Ŕ il futuro fondatore di Comunione e Liberazione. Il sacerdote chiede a monsignor Pirovano come impiegare i suoi giovani in un esperienza missionaria in Brasile. Il vescovo allora presenta Giussani a Candia. Non potendo ancora lasciare l'Italia personalmente, l'industriale Ŕ felicissimo di poter aiutare altre persone a realizzare il loro ideale missionario. Da questi contatti nascono le spedizioni che tre gruppi di Gs effettueranno in Brasile (a MacapÓ, San Paolo e Belo Horizonte) tra il 1962 e il 1964. Tra quei giovani c'Ŕ il geometra milanese Fulvio Giuliano, che a MacapÓ progetta diverse chiese e case per i missionari, partecipando poi alla costruzione dell' ospedale di Candia: nel 1971 verrÓ ordinato sacerdote e nel 1980 entrerÓ nel Pime.

Nel settembre del 1960 Candia torna a MacapÓ e vi rimane circa un mese e mezzo, raccogliendo un'imponente documentazione fotografica. Poi, il 25 gennaio 1961, ha luogo la posa della prima pietra dell' ospedale, su un terreno donato dal governatore dell' AmapÓ nel rione Santa Rita, alla periferia della cittÓ. ╚ un momento commovente soprattutto per Candia e monsignor Pirovano partecipa alla sua gioia.

L'ipotesi iniziale - un quadrilatero a un unico piano Ŕ stata abbandonata in favore di un complesso a forma di Y, a due piani. Il progetto viene affidato a un gruppo di ingegneri, ma padre Aristide non fa mancare il suo contributo, in particolare per quanto riguarda il sistema di aerazione, di fondamentale importanza considerato il clima caldo e umido. Scartata l'idea - troppo costosa - di installare l'aria condizionata in tutti i locali, su suggerimento di monsignor Pirovano l'intero complesso viene orientato in senso ortogonale rispetto ai venti atlantici (molti anni dopo lo scrittore Giorgio Torelli ribattezzerÓ quella brezza źil Pirovano╗), mentre il corpo principale viene circondato da corridoi aperti che fanno da scudo al sole e alla pioggia. Si tratta del maggiore complesso edilizio di tutta l'Amazzonia. Nei mesi successivi i lavori proseguono tra mille difficoltÓ. In questa prima fase la costruzione Ŕ finanziata in buona parte dalla missione e monsignor Pirovano segue personalmente i lavori.

Ma l'ospedale non distrae padre Aristide dal resto delle sue molteplici incombenze pastorali. Nel 1962 Giovanni XXIII convoca il Concilio Ecumenico Vaticano II, l'assise destinata a mutare profondamente il volto e l'azione della Chiesa. Monsignor Pirovano parte per l'Italia per partecipare alla prima sessione dei lavori e quando torna a MacapÓ promuove un convegno diocesano per illustrare i contenuti dell' assemblea romana.

In quegli stessi mesi l'episcopato brasiliano lancia un "piano" per il rinnovamento della catechesi, che padre Aristide - per quanto riguarda la prelazia - affida a padre De Coppi. Viene creato un centro catechistico diocesano, che organizza l'opera di educazione e di animazione religiosa nelle scuole attraverso sussidi, incontri con i docenti, feste, processioni e corsi estivi. Si comincia a parlare di "inculturazione", vale a dire della necessitÓ di calibrare l'opera di evangelizzazione in funzione della cultura e delle tradizioni popolari della terra in cui il missionario Ŕ inviato.