MAURO COLOMBO
ARISTIDE PIROVANO

IL VESCOVO DEI DUE MONDI

I Parte
LA VITA E LE OPERE

Presentazione

Un ragazzino vivace Tra due fuochi La "staffetta" con Candia
Prete? No, missionario! L'ora della missione Al timone del Pime
Una decisione tormentata Destinazione Amapà Superiore saggio e accorto
Le avventure di padre Barba Pioniere della fede Al servizio dei lebbrosi
Tre mesi a San Vittore Il vescovo della foresta Il nonno di Marituba
Sotto i bombardamenti Un ospedale in Amazzonia «Le valigie sono pronte»

CAPITOLO 13

La "staffetta" con Candia

Nei primi anni Sessanta Macapà è un autentico" cantiere". Sorgono cappelle, oratori, case per i missionari, il seminario, il centro pastorale, ambulatori, scuole... Tutte le opere realizzate dai missionari sono di proprietà della prelazia, in linea con lo stile del Pime che non lavora per sé, ma in favore della Chiesa locale.

Intanto continuano i lavori dell' ospedale. Nel 1963 Marcello Candia cede la sua azienda e si prepara a investire tutto il ricavato per completare l'opera. Le conoscenze dell'industriale servono a strappare sconti speciali, prezzi fuori mercato sui materiali (cemento, ferro, piastrelle, ecc) e prestazioni tecniche gratuite. Le forniture sono notevoli: macchine per cucire Borletti, lenzuola Bassetti, linoleum Pirelli e medicinali delle migliori case farmaceutiche.

Viene poi in aiuto una circostanza favorevole, nella quale Candia e monsignor Pirovano ravvisano la mano della Provvidenza. Il commercio del manganese ha dato vita a una incessante spola di navi tra l'Europa e l'America: partendo vuoti dal nostro paese per andare a caricare il minerale in Brasile, diversi mercantili italiani accettano di trasportare gratuitamente i carichi destinati all' ospedale. In media, si tratta di sei, sette spedizioni all' anno.

In tutto questo fermento emergono una volta di più le grandi capacità di organizzatore del vescovo Pirovano, abile nel contrattare con le autorità la disponibilità dei terreni, efficace nel "rastrellare" dall'Italia finanziamenti e materiali, sempre pronto a dare suggerimenti pratici e a "sporcarsi le mani" lui stesso sui vari cantieri: cappellaccio in testa e stivaloni ai piedi, assume di volta in volta i panni dell' operaio, del meccanico, del contadino e del falegname.

La presenza della Chiesa è visibile nelle dieci parrocchie, nelle cinquantasette cappelle, nel centinaio di stazioni missionarie. La popolazione manifesta molta benevolenza nei confronti dei missionari e partecipa in gran numero alle messe (sono circa in seimila alla funzione della domenica) e alle cerimonie religiose. In tutta la prelazia i cattolici sono ormai circa 80 mila. In un anno vengono distribuite 280 mila comunioni. Sono state fondate associazioni dell' Azione Cattolica, dell' Apostolato della Preghiera, delle Conferenze di San Vincenzo, della Gioventù Operaia Cattolica. In ogni parrocchia si costituiscono comitati dediti a iniziative caritative e catechetiche, che provvedono ai bisogni della Chiesa attraverso "pesche" e raccolte di beneficenza. Pirovano e i suoi hanno risvegliato la fede cristiana in una comunità viva, semplice, genuina.

Per favorire gli spostamenti da una località all' altra, padre Aristide da tempo pensa a come procurarsi un aeroplano. Si rivolge a diversi amici e ottiene dei fondi, che però non sono sufficienti a coprire le spese d'acquisto del costoso apparecchio. Nei primi mesi del 1963 si trova in Italia per partecipare al Concilio e va in visita dal cardinale Montini. Con l'arcivescovo di Milano - che l'ha consacrato vescovo - c'è da sempre un rapporto cordiale. Gli parla dell' aereo e Montini si mostra subito interessato.

«Quanto le serve per acquistarlo?», gli chiede. «Circa cinque milioni».

«Ora non li ho. Mi impegno a trovarglieli, ma lei mi de

ve promettere di non pilotarlo: è più facile trovare un altro aereo che un altro vescovo...».

Infatti, di lì a qualche mese, una lettera di don Pasquale Macchi, segretario dell' arcivescovo, conferma la disponibilità della somma. L'aereo - un Cessna a sei posti - viene acquistato negli Stati Uniti e arriva in Brasile nel settembre del 1963. Nel frattempo è morto Giovanni XXIII e il cardinale Montini è stato eletto Papa con il nome di Paolo VI. Monsignor Pirovano gli scrive per ringraziarlo e per chiedergli il permesso di intitolare l'apparecchio a suo nome. Gli risponde il cardinale Dell' Acqua: il Pontefice ringrazia per il pensiero, ma preferisce che l'aereo prenda il nome di San Paolo. E così è.

Il velivolo si rivela subito un acquisto prezioso. Può trasportare quattro persone più i bagagli e ha un' autonomia di volo di quattro ore. Questo significa che le desobrigas che una volta, a piedi o in barca, richiedevano dai dieci ai quindici giorni, ora si possono effettuare in mezz'ora. Naturalmente l'utilizzo del San Paolo comporta altri problemi, dalla realizzazione e manutenzione dei campi di decollo e di atterraggio (che bisogna letteralmente strappare alla foresta) alle spese per il carburante e per i piloti. Ci si arrangia offrendo servizi di trasporto a pagamento a industriali, commercianti, funzionari governativi: insieme al missionario l'aereo carica anche questi passeggeri benestanti, che con il loro denaro contribuiscono a pagare le spese.

Per i viaggi più corti il vescovo si adopera per l'acquisto di un battello a vapore, utile anche per installare un ambulatorio mobile e per trasporti di materiale che non possono essere effettuati con l'aereo. Soprattutto a Belem, capita spesso che il materiale per la missione stazioni per mesi e mesi prima di essere caricato sui battelli governativi.

Nella sua azione pastorale il vescovo assegna grande importanza anche ai mezzi di comunicazione. Del settimanale A Voz Catolica si è detto. Già dal 1955 padre Aristide ha provveduto ad acquistare attrezzature per le trasmissioni radio. Il problema è che nessuno capisce molto di onde e frequenze e le apparecchiature, divenute inservibili, sono state vendute. Nel 1963 alcuni tecnici della radio governativa -licenziati per aver sostenuto alle elezioni il candidato poi risultato perdente - si mettono a disposizione della prelazia. Acquistati altri impianti grazie all'aiuto della Santa Infanzia di Parigi e alle offerte di amici italiani, nel 1964 viene dato il via alle trasmissioni di Radio Educadora: programmi dalle 6 del mattino alle lodi sera, con lezioni di lettura, scrittura e catechismo rivolte soprattutto ai bambini dei villaggi, notizie di attualità, di cultura, di sport e musica. Nella prelazia sono poi attivi tre cinema parrocchiali (due a Macapà e uno a Santana), per una capienza totale di quasi duemila posti a sedere: il noleggio delle pellicole costa, ma il prezzo dei biglietti è tenuto basso per consentire al maggior numero di persone possibile di assistere alle proiezioni e di non essere distratte dalle concorrenti programmazioni di cinematografi "laici".

Resta insoluto il problema della scarsità di sacerdoti. Ne arrivano due o tre all'anno, quando il "fabbisogno" sarebbe almeno il doppio. Nella prelazia i padri sono in tutto venti due e non bastano per sovraintendere a tutte le attività pastorali, alle opere sociali e alle necessarie desobrigas nei villaggi. Senza contare le privazioni, le malattie, i pericoli... Già due missionari - padre Salvalaio e padre Corridori - hanno perso la vita e molti altri sono stati costretti a ritirarsi a causa delle loro cattive condizioni di salute. Per sostenerne lo zelo missionario, monsignor Pirovano visita i padri periodicamente, programma ritiri spirituali ogni due mesi ed esercizi una volta all' anno. Si prodiga, insomma, per non farli sentire isolati nell'immenso territorio a loro affidato. Il vescovo dedica molte energie alla formazione del clero locale attraverso il nascente seminario, ma è cosciente che per avere preti nati e cresciuti a Macapà ci vorranno ancora molti anni. Più rosea è invece la situazione delle vocazioni femminili, con una ventina di novizie tra le Suore di Maria Bambina.

Il 20 gennaio 1965 monsignor Pirovano rilascia a Marcello Candia - finalmente libero da impegni professionali - l'attestato di accettazione da parte della prelazia di Macapà quale missionario laico. È uno degli ultimi atti di padre Aristide come prelato di Macapà. 1118 febbraio quattro giorni prima di compiere cinquant'anni - scrive a tutti i suoi collaboratori della prelazia per salutarli. È in partenza per l'Italia, dove deve partecipare al Capitolo (l'assemblea generale) del Pime, chiamato a eleggere il nuovo Superiore generale: padre Lombardi è infatti morto l'anno precedente. Il tono con cui si rivolge ai missionari non lascia presagire nulla di particolare e lui stesso non immagina quello che il destino sta per riservargli. Ma l'autorevolezza e la personalità di quel vescovo venuto dalla foresta, con una gran barba nera che solo ora comincia a ingrigire, sono ben note all'interno dell'Istituto.

Il Capitolo si riunisce a Roma il5 marzo. Esattamente un mese dopo quella lettera, il 18 marzo, monsignor Pirovano viene eletto Superiore generale del Pime. Per essere effettiva, però, l'elezione deve essere accompagnata dal permesso della Santa Sede, dal momento che Pirovano è un vescovo in piena attività. Che non si tratti di una decisione a cuor leggero, per il Vaticano, lo si intuisce dalle parole con cui Paolo VI si rivolge ai membri del Capitolo, ricevuti in udienza particolare: «L'abbiamo lasciato venir via dalla sua diocesi con molto dolore: voi ce l'avete portato via, ma ne avevate il diritto... Monsignor Pirovano è molto attivo e porterà dinamismo nell'Istituto». Ma c'è un' altra persona che non è affatto contenta di quel" cambiamento": è mamma Maria. Sempre rispettosa nei confronti di qualsiasi religioso, quando alcuni confratelli le avevano accennato della possibilità del superiorato, non si era trattenuta: «Mio figlio vuol fare il missionario! Lasciatelo nella sua missione!». E aveva continuato: «Avere a che fare con i preti, procura solo rogne...».

I sentimenti di monsignor Pirovano al riguardo sono contrastanti. Non è il tipo a cui piaccia lasciare le cose incompiute e a Macapà i lavori "in corso" sono parecchi. È anche preoccupato per l'evoluzione socio-politica che il Brasile sta vivendo. Nell'aprile del 1964 i militari hanno preso il potere con un colpo di stato e per la Chiesa si prospettano anni difficili, di dura e pericolosa opposizione al nuovo regime: padre Aristide vorrebbe rimanere al fianco dei suoi missionari. Al tempo stesso, però, vede nell' elezione a Superiore generale un' altra" chiamata", un servizio nel quale potrà far fruttare l'esperienza maturata "sul campo" per oliare gli ingranaggi di un Istituto chiamato a nuove sfide. È certo più a suo agio tra macchine e cantieri che non tra uffici e scrivanie, ma è pronto ad assumersi la nuova responsabilità con grande fiducia nella Provvidenza.

L'elezione è ufficializzata alla fine di marzo. Rivolgendosi al cardinale Agagianian, prefetto di Propaganda Fide, monsignor Pirovano manifesta la sua fiducia nell'ideale missionario: «Questo Istituto si mette fiducioso nelle mani di Vostra Eminenza, affinché possa sempre meglio essere

lo strumento missionario della Chiesa d'Italia, che oggi sente come non mai, durante il Concilio Ecumenico, l'impellente dovere di essere veramente apostolica, missionaria».

Poi ritorna a Macapà, per l'ultima volta. Vi trova cinque laici missionari americani, appartenenti alla Pavla (l'associazione dei Volontari del Papa): un pilota per l'aereo, un radiotecnico e tre infermiere. Un nuovo tentativo riuscito di collaborazione con il laicato missionario. Nelle ultime settimane trascorse alla prelazia padre Aristide riesce a ottenere l'apertura di una procura del Pime a Belem, per assistere più da vicino le missioni dell' Amazzonia.

Il 18 maggio il nuovo Superiore generale, tornato in Italia, accompagna Marcello Candia in visita da Paolo VI, che vuole benedire il «dottor Macapà» prima della sua partenza per il Brasile, ormai imminente. Il 2 giugno, nella sede milanese del Pime, monsignor Pirovano consegna ufficialmente a Candia il crocefisso del missionario. Il 7 giugno lo accompagna all'aeroporto, da dove l'industriale decolla alla volta di Macapà: Candia sognava di raggiungere padre Aristide in Amazzonia e invece tocca al vescovo rimanere in Italia e veder partire l'amico...