MAURO COLOMBO
PICCOLI GRANDI LIBRI   ARISTIDE PIROVANO    
IL VESCOVO DEI DUE MONDI

I Parte
LA VITA E LE OPERE

Presentazione

Un ragazzino vivace  Tra due fuochi La "staffetta" con Candia
Prete? No, missionario! L'ora della missione Al timone del Pime
Una decisione tormentata Destinazione Amapà Superiore saggio e accorto
Le avventure di padre Barba Pioniere della fede Al servizio dei lebbrosi
Tre mesi a San Vittore Il vescovo della foresta Il nonno di Marituba
Sotto i bombardamenti Un ospedale in Amazzonia «Le valigie sono pronte»

 

Ringraziamenti

La realizzazione di questo libro non sarebbe stata possibile senza l'aiuto e il contributo prestato a vario titolo da diverse persone.

Per questo desidero ringraziare:

l'Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano - e segnatamente la presidente Enrica Cavenaghi - che ha promosso e incoraggiato questa iniziativa in nome di padre Aristide e a favore delle sue opere;

le famiglie Farina e Colombo, che hanno voluto sostenere l'impegno della pubblicazione, in memoria rispettivamente di Giovanna e Stefano Farina e di Olga e Fausto Colombo;

il prevosto di Erba don Antonio Paganini, i suoi coadiutori don Andrea Ferrarotti e don Giovanni Foi e tutti i collaboratori della prepositura di Santa Maria Nascente, che hanno sollecitato la raccolta di materiale su padre Aristide;

padre Piero Gheddo, le cui numerose pubblicazioni sul Pime hanno costituito per me una "bussola" indispensabile per orientarmi nel mare magnum della vita di padre Aristide; tutte le persone - amici e conoscenti di padre Aristide - che mi hanno fatto pervenire lettere, testimonianze e fotografie, scusandomi in anticipo con loro per l'inevitabile selezione e per le sintesi che, qua e là, si sono rese necessarie;

Carlo Castagna, che mi ha fornito la documentazione fotografica del "mosaico" dello stemma di padre Aristide da lui realizzato, che ben si accompagna all'altra sua opera, la teca con le insegne episcopali custodita nella chiesa di Sant'Eufemia di Erba; Veronica Airoldi, per le preziose traduzioni dal portoghese;

Fabiano Spinelli, per la paziente "scansione" delle immagini; Monica Fagioli, che ha saputo valorizzare questo lavoro con la sua perizia stilistica e il suo gusto estetico;

Giuliana Frigerio, Gianni Cappelletto e Stefano Barbetta, che hanno coordinato questa edizione;

mia madre Rosella, che dopo tanti anni trascorsi a far di conto si è scoperta "redattrice", e mia sorella Laura, che mi ha affiancato nel rivedere le bozze.

Un ringraziamento particolare a Sua Eminenza il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, per il significativo ricordo di monsignor Pirovano con il quale si apre il testo.

Infine, un ricordo e un pensiero affettuoso per Carla e Paola Pirovano, le sorelle di padre Aristide, che hanno messo a mia disposizione l'immenso archivio personale del vescovo. Mi auguro che lassù Carla e il suo don Aristide, sfogliando queste pagine, possano apprezzarle.

M.C.

Ricordo di un uomo tutto di Dio

Sono contento per questa pubblicazione sulla figura e l'opera di Sua Eccellenza Monsignor Aristide Pirovano, nato nella nostra Diocesi, consacrato Vescovo dal mio venerato predecessore - il Servo di Dio Giovanni Battista Montini -, e prelato di Macapà.

Lo incontrai per la prima volta a Marituba, in occasione di un mio viaggio pastorale in Brasile, e poi in qualche altra circostanza. Non posso quindi dire di averlo conosciuto bene, ma ho apprezzato fin da subito la sua personalità e la sua straordinaria azione missionaria in Amazzoma.

Lo ricordo come un uomo tutto di Dio, profondamente spirituale e insieme ricco di inesauribile carica evangelica. Furono la sua carità e il suo ardore ad attrarre il giovane Marcello Candia che, dopo avere realizzato la costruzione dell' ospedale di Macapà, si dedicò completamente ai lebbrosi.

Padre Aristide ha testimoniato una fede limpida e cristallina, un' assoluta fiducia nella Provvidenza, una capacità singolare di vivere la croce quale partecipazione a quella di Gesù, una continua tensione a operare per la concordia degli animi e per l'unione dei cuori.

Leggerò volentieri questo volume nel desiderio di conoscerlo meglio, e auspico che soprattutto i giovani vengano sollecitati dall' esempio di Monsignor Pirovano a sperimentare la gioia di una vita tutta spesa al servizio del Signore e dei fratelli più poveri.

Con la mia benedizione

Carlo Maria Card. Martini

Milano, 21 gennaio 1999

Presentazione

La biografia di padre Aristide, che Mauro Colombo delinea anche con il contributo delle lettere agli erbesi, corrisponde perfettamente alle aspettative dell' Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano, in termini di riconoscenza, ma soprattutto di rispetto alla memoria. Nel suo testamento spirituale padre Aristide dice infatti: «lo ho amato molto il mio paese e sono stato molto riamato e stimato.. .».

Erba è riconoscente a padre Aristide perché, giovane sacerdote durante la guerra, seppe evitarle un'inutile strage con determinazione, capacità e coraggio, arrestando l'esplosione di odii e rappresaglie nel difficile periodo della Liberazione.

Erba è riconoscente a padre Aristide perché incessantemente, con la parola e con l'esempio, ha insegnato ai suoi concittadini la disponibilità e la carità nei confronti dei vicini e dei lontani.

Erba è riconoscente a padre Aristide perché ha additato agli erbesi quanto concorrano al bene comune la concordia, la collaborazione e la tolleranza reciproca.

Pur non venendo meno ai suoi principi, padre Aristide ha costantemente cercato di capire, non accusando mai, perdonando sempre, rimproverando talvolta, come solo un padre generoso sa fare. La sua testimonianza di vita e di fede ci permette di affermare che egli ha corrisposto pienamente alla missione per la quale era stato chiamato nel mondo.

L'Associazione, sorta dopo la morte di padre Aristide, si propone di tenere vivo il ricordo di un uomo d'eccezione, che è stato capace di compiere grandi cose con umiltà e senso pratico, da brianzolo purosangue. Gli Amici intendono prioritariamente portare a termine l'opera ultima e più cara a monsignor Pirovano, Marituba. Si propongono inoltre di adoperarsi a sostegno di «iniziative dirette al soddisfacimento dei bisogni primari» e alla promozione umana e spirituale delle popolazioni più bisognose, e infine di promuovere lo spirito di missionarietà tra i giovani. Non dimentichiamo che padre Aristide, in ogni occasione, ha espresso il desiderio che «qualche giovanotto o ragazza possa sentirsi chiamato a seguire la mia stessa vocazione».

Il "miracolo" che gli amici dell'Associazione colgono nella figura di padre Aristide è la sua umanità ottimista e fiduciosa, l'amore per l'uomo, per il suo simile e per il suo diverso, quella sua innata benevolenza e affabilità che sapeva trarre il meglio da tutti.

L'Associazione coglie dunque l'occasione per ringraziare Mauro Colombo, l'autore, certa che la sua fatica di ricerca, di riordino e di amorevole cura avrà positiva accoglienza, e non solo presso gli erbesi.

Padre Aristide, con il suo sorriso accattivante e indescrivibile, continuerà a sostenerci e ad additarci l'unica via possibile: aiutare gli altri per aiutare noi stessi a essere migliori. Grazie!

L’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano

 

Introduzione

«Un libro su di me? E perché mai?».

Mi accolse così, all'inizio del 1992 , monsignor Aristide Pirovano. Naturalmente lo conoscevo già: era il vescovo che mi aveva cresimato ed era il missionario con il quale i miei famigliari (soprattutto mio padre) avevano mantenuto durante gli anni rapporti di sincera amicizia. Ma non gli avevo mai parlato direttamente. All' epoca padre Aristide era appena rientrato a Erba da Marituba. Avendo letto e sentito delle sue avventure al di qua e al di là dell' oceano, gli dissi che avrei voluto scrivere la storia della sua vita.

«Un libro su di me? E perché mai?». La sua domanda mi bloccò. Non credevo che fosse necessario un motivo. Con una storia come la sua, che pareva un romanzo e invece era tutta vera, la mia proposta mi sembrava legittima, ovvia, persino banale. Probabilmente farfugliai qualcosa per cercare di essere più convincente. Ma padre Aristide resisteva: «I giornalisti mi fanno dire quello che vogliono loro.. .», mi disse, strizzandomi l'occhio. Finì per cedere solo quando gli assicurai che il ricavato di un' eventuale pubblicazione sarebbe stato devoluto a favore di Marituba. Allora acconsentì, ma a una duplice condizione: il libro sarebbe stato realizzato solo dopo la sua morte e lui mi avrebbe raccontato personalmente della sua vita solo sino al momento della partenza per Macapà. «Da lì in avanti - fu estremamente chiaro - dovrai basarti su quanto è già stato scritto».

Cominciò così una lunga serie di conversazioni. Una volta alla settimana, nel pomeriggio, nello studio-cappella della sua casa, oppure nella camera che aveva al Pime di Lecco. Padre Aristide ascoltava le mie domande, poi volgeva lo sguardo limpido alla finestra - attraverso le volute di fumo dell'immancabile sigaretta -, come a richiamare alla mente fatti e personaggi lontani, e cominciava a raccontare. I ricordi affluivano con ricchezza di particolari e una narrazione sempre originale e affascinante. Durante quelle due-tre ore di colloquio, padre Aristide non riusciva a star fermo. Le gambe si accavallavano e si scioglievano in continuazione. Spesso incrociava le braccia sopra la testa. La mano correva talvolta ad accarezzare il crocefisso che portava al collo e a rigirare l'anello episcopale. Era come un segnale in codice: «Quello che ho fatto e che ti racconto - sembrava volermi dire -, l'ho fatto in nome di questo crocefisso e in virtù di questo anello». E poi c'era la barba, sottoposta a una "tortura" senza soste: muta testimone di quelle vicende rievocate, veniva di volta in volta piegata e stirata, rivoltata e lisciata, scompigliata e pettinata.

Ricostruimmo così gli anni dell' infanzia, dell' adolescenza, della giovinezza in seminario e della guerra, e i primi tempi trascorsi in Brasile. Poi, fedele alla" consegna", mi ritirai in buon ordine. Negli anni a venire non mancarono però ulteriori occasioni di incontro. Immancabile, dopo il saluto, c'era il suo divertito buffetto al mio "tentativo" di barba. «Non si preoccupi -lo rassicuravo -, a farle concorrenza non ci provo neanche...».

Lo vidi l'ultima volta il 27 dicembre 1996, all'ospedale Valduce di Como. Era sereno, malgrado la fine fosse ormai prossima. Parlammo di tante cose, ma non del libro. Forse inconsapevolmente, entrambi l'avevamo messo da parte. Ma dopo la sua morte mi sono ripromesso di portarlo a termine. Ed eccolo qua.

Di che si tratta? Non è una biografia, anche se racconta tutta la vita di padre Aristide. Non è un epistolario, anche se comprende una selezione delle sue lettere agli amici erbesi e non. Non è un ritratto, anche se raccoglie una serie di testimonianze da parte delle persone che l'hanno conosciuto. Cerca di essere un po' tutte queste cose, per offrire un panorama il più completo possibile, anche se non certo esaustivo. I primi capitoli della parte biografica - frutto dei racconti del protagonista - sono sicuramente quelli più dettagliati. Ma anche i restanti sono documentati da un lungo elenco di fonti bibliografiche e sono arricchiti da alcuni aneddoti narratimi dallo stesso padre Aristide. La seconda e la terza parte -le lettere e le testimonianze - sono invece capitoli "aperti" a ulteriori contributi, in vista di eventuali nuove edizioni.

I "due mondi" a cui fa riferimento il titolo non sono da intendere in un' accezione puramente geografica, che sarebbe riduttiva: è vero che padre Aristide ha speso la sua vita tra Erba e il Brasile, ma è anche vero che ha percorso tutto il globo, incarnando perfettamente quella "mondialità" che è l'essenza del missionario. I "due mondi" sono quello degli uomini e quello di Dio, quello della contemplazione e quello dell' azione, quello della spiritualità e quello della carità concreta: mondi che padre Aristide ha sempre mirabilmente coniugato.

Ho un unico rammarico, in conclusione: non essere riuscito a mostrare il libro ultimato a Carla, la sorella di padre Aristide, scomparsa nello scorso novembre. Era la sua assistente, segretaria, compagna di viaggio, infermiera: ha fatto in tempo a leggere le bozze dei primi tredici capitoli.

Rivedendo questo lavoro, mi è sorto un dubbio: forse, più che di padre Aristide, si parla di quanto egli ha fatto. Ma non credo sia un male: anche chi non crede nella realtà di una vita dopo la morte, non può negare che padre Aristide continui a "essere" in tutto ciò che ha realizzato. Parlare delle sue opere e - se possibile - contribuire a svilupparle, è il modo migliore per ricordarlo. Ed è forse anche la risposta più appropriata a quella domanda iniziale: «Un libro su di me? E perché mai?».

Mauro Colombo

Erba, aprile 1999

A mio padre,
uno dei
ragazzi della via Paal
di don Aristide