Umlazi: uno dei tanti sobborghi delle grandi città
del Sud Africa sorti negli anni '50 per la popolazione di colore. Vi
abitano circa 750.000 persone. Penuria di scuole, di ospedali, di alloggi
dignitosi. Neppure un campo per giocare a calcio. La disoccupazione supera
il 40%. La povertà genera violenze, abusi e diffusissimo il contagio
dell'AIDS. Tanti si sentono isolati, hanno paura di parlare delle loro
sofferenze, dei loro mille problemi.
Cosa fare? si sono chiesti i responsabili delle varie comunità cristiane
di Umlazi. Occorre "rompere il silenzio", si sono detti, e
aprire un dialogo con ciascuno fatto di ascolto e di comunione di vita,
per portare insieme le difficoltà. Hanno iniziato con i giovani,
intavolando con loro un dialogo costruttivo e costruendo rapporti sempre
più profondi.
Forti di questa esperienza i cristiani di Umlazi hanno proposto, per la
"Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani", che si
attua in questo mese in molte parti del mondo, il brano del Vangelo di
Marco da cui è tratta la Parola di vita. Sia la ricerca dell'unità tra i
cristiani che la risposta cristiana alla sofferenza umana sono
entrambe intenzioni presenti nella "Settimana" - secondo il
commento della Guida alla "Settimana di preghiera per l'unità dei
cristiani" 2007. Mentre Gesù è in viaggio, gli viene condotto un
sordomuto e Lui lo guarisce pronunciando la parola "Effatà",
ossia "Apriti". La gente, al vedere ciò, esprime meraviglia e
gioia ed esclama:
«Ha fatto bene ogni cosa; fa udire
i sordi e fa parlare i muti!»
I miracoli di Gesù sono l'espressione del suo
amore per quanti incontra sul proprio cammino. Sono anche
"segni" del mondo nuovo che egli è venuto ad instaurare. La
guarigione del sordomuto è il segno che Gesù è venuto a donarci una
capacità nuova di intendere e di parlare.
"Effatà" è stata la parola pronunciata anche su di noi, al
momento del nostro battesimo.
"Effatà": e Lui ci apre all'ascolto della Parola di Dio, perché
la lasciamo penetrare in noi.
"Effatà" è il suo invito ad aprirci all'ascolto di tutti
quelli nei quali si è identificato: ogni persona, soprattutto i piccoli,
i poveri, i bisognosi, e ad instaurare con tutti un dialogo d'amore che
arriva a condividere la propria esperienza evangelica.
Riconoscenti a Gesù per quanto continua ad operare in noi, proclamiamo,
come la folla a suo tempo:
«Ha fatto bene ogni cosa; fa udire
i sordi e fa parlare i muti!»
Come vivere questa Parola di vita?
Infrangendo la nostra "sordità" e facendo tacere i rumori che,
dentro e attorno a noi, ci impediscono di ascoltare la voce di Dio, della
nostra coscienza, dei nostri fratelli e sorelle.
Da tante parti ci giunge, spesso tacita, una richiesta di aiuto: un
bambino che domanda attenzione, una coppia di sposi in difficoltà, un
ammalato, un anziano, un carcerato che hanno bisogno di assistenza. Ci
giunge il grido di cittadini che invocano una città più vivibile, di
lavoratori che domandano maggiore giustizia, di popoli interi a cui è
negata l'esistenza... Distratti da mille interessi e attrattive, spesso
l'orecchio del nostro cuore non è attento a quanti ci sono attorno.
Oppure, ripiegati sui nostri bisogni, ci può capitare di far finta di non
sentire.
La Parola di vita ci domanda di "ascoltare" per portare insieme
agli altri le preoccupazioni e le difficoltà, così come di condividere
le gioie e le attese, in una ritrovata solidarietà. Ci invita a non
essere "muti", ma a trovare il coraggio di parlare: per
partecipare le esperienze e le convinzioni più profonde; per intervenire
a difendere chi non ha voce; per fare opera di riconciliazione; per
proporre idee, soluzioni, strategie nuove...
E quando l'impressione di non essere all'altezza delle situazioni ci farà
sentire impari, ci sosterrà una certezza; Gesù, che ci ha aperto orecchi
e bocca:
«Ha fatto bene ogni cosa; fa udire
i sordi e fa parlare i muti!»
È l'esperienza di Lucy Shara, del Sud Africa, che,
trasferitasi con la famiglia a Durban, si era trovata ad affrontare la
vita di una grande città e con essa ad incominciare un nuovo lavoro, di
responsabilità. Erano gli anni dell'appartheid ed era inusuale che una
donna africana rivestisse posti di dirigenza.
Un giorno si rende conto che tra gli operai si sta diffondendo una forma
asmatica acuta, causata dalle cattive condizioni di vita sul lavoro. Molti
di essi improvvisamente sparivano oppure si assentavano dal lavoro per
lunghi mesi. Ne parla con il vicedirettore proponendo una soluzione:
installare un efficiente macchinario per la depurazione dell'ambiente. È una forte spesa e l'azienda rifiuta.
Lucy, che da tempo cerca di vivere la Parola di vita, trova in essa la sua
forza e la sua luce. Avverte dentro di sé come un fuoco che le infonde
coraggio, che la mantiene calma in tutte le trattative e la pone in
sincero ascolto delle opinioni espresse dalla direzione. "Ad un certo
punto - racconta - mi sono fiorite sulla bocca le parole giuste per
difendere coloro che erano senza voce. Sono riuscita a far capire come il
rilevante costo iniziale si sarebbe ammortizzato per le migliorate
condizioni di salute degli operai, non più costretti ad assentarsi per
malattia".
Le sue sono parole convincenti. Il depuratore viene installato, l'asma
scende dal 12% al 2% e di pari passo cala l'assenteismo. La
direzione la ringrazia, le dà perfino un extra bonus nello stipendio. Tra
gli operai si diffonde la gioia e nella fabbrica si respira una nuova
"atmosfera", in tutti i sensi!
Chiara Lubich |