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Quest’anno
la "Settimana
di preghiera per l’unità dei cristiani" celebra il suo centenario. L'"Ottavario di preghiera per l’unità dei
cristiani" fu celebrato per la prima volta dal 18 al 25 gennaio nel
1908. Sessant'anni più tardi, nel 1968, la Settimana di preghiera per
l’unità dei cristiani fu preparata congiuntamente dalla Commissione
Fede e Costituzione (Consiglio Ecumenico delle Chiese) e dal Segretariato
per la promozione dell’unità dei cristiani (Chiesa cattolica).
Così da allora ogni anno è prassi comune ritrovarsi insieme, cristiani
cattolici e di varie Chiese, per preparare un libretto con i suggerimenti
per la celebrazione della Settimana di preghiera.
La Parola, scelta quest’anno da un vasto gruppo ecumenico degli Stati
Uniti, è tratta dalla prima lettera di san Paolo ai cristiani di
Tessalonica, in Grecia. Era una comunità piccola, giovane e Paolo sentiva
il bisogno che l’unità tra i membri fosse sempre più salda. Per questo
li invitava a "vivere in pace", ad essere pazienti con tutti, a
non rendere male per male ma a fare il bene gli uni agli altri e a tutti,
ed anche a "pregare incessantemente", quasi a sottolineare che
la vita d’unità nella comunità cristiana è possibile solo attraverso
una vita di preghiera. Gesù stesso ha pregato il Padre per l’unità dei
suoi: "Che siano tutti una cosa sola".
"Pregate continuamente"
Perché
"pregare sempre"? Perché la preghiera è essenziale alla
persona in quanto essere umano. Siamo stati creati ad immagine di Dio,
come un "tu" di Dio, in grado di essere in rapporto di
comunione con Lui. La relazione d’amicizia, il colloquio spontaneo,
semplice e vero con Lui - questa è la preghiera - è dunque costitutivo
del nostro essere, ci consente di diventare persone autentiche, nella
piena dignità di figli e figlie di Dio.
Creati come un "tu" di Dio, possiamo vivere in costante rapporto
con Lui, col cuore riempito di amore dallo Spirito Santo e con la
confidenza che si ha verso il proprio Padre: quella confidenza che porta a
parlargli spesso, a esporgli tutte le nostre cose, i nostri pensieri, i
nostri progetti; quella confidenza che fa attendere con impazienza il
momento dedicato alla preghiera - ritagliato nella giornata da altri
impegni di lavoro, di famiglia - , per mettersi in contatto profondo con
Colui dal quale sappiamo di essere amati.
Occorre "pregare sempre" non soltanto per le nostre necessità,
ma anche per concorrere a edificare il Corpo di Cristo e concorrere alla
piena e visibile comunione nella Chiesa di Cristo. È questo un mistero
che possiamo un po’ intuire pensando ai vasi comunicanti. Quando
s’introduce nuova acqua in uno di essi, il livello del liquido si alza
in tutti. Lo stesso avviene quando uno prega. La preghiera è
un’elevazione dell’anima a Dio per adorarlo e ringraziarlo.
Analogamente quando uno si eleva, si elevano pure gli altri.
"Pregate continuamente"
Come
fare a "pregare continuamente", specialmente quando ci troviamo
nel vortice del vivere quotidiano?
"Pregare sempre" non significa moltiplicare gli atti di
preghiera, ma orientare l’anima e la vita verso Dio, vivere compiendo la
sua volontà: studiare, lavorare, soffrire, riposare e, anche, morire per
Lui. Al punto da non riuscire più a vivere nel quotidiano senza essersi
accordati con Lui.
Il nostro agire si trasforma così in un’azione sacra e l’intera
giornata diventa una preghiera.
Ci può aiutare l'offrire a Dio ogni azione, accompagnandola con un:
"Per te, Gesù"; o, nelle difficoltà, "Che importa? Amarti
importa". Così tutto trasformeremo in un atto d’amore.
E la preghiera sarà continua, perché continuo sarà l’amore.
Chiara Lubich |