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Ecco
una meravigliosa parola di Gesù che ogni cristiano può, in certo modo,
ripetere per se stesso e che, se praticata, è in grado di condurlo assai
lontano nel Santo Viaggio della vita.
Gesù, seduto presso il pozzo di Giacobbe, in Samaria, sta concludendo il
suo colloquio con
la Samaritana. I
discepoli, tornati dalla vicina città, dove sono andati a fare provviste,
si meravigliano che il Maestro stia parlando con una donna, ma nessuno gli
chiede perché lo faccia e, partita la Samaritana, lo sollecitano a
mangiare. Gesù intuisce i loro pensieri e spiega loro ciò che lo muove,
rispondendo: "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete". I
discepoli non capiscono: pensano al cibo materiale e si domandano l’un
l’altro se qualcuno, durante la loro assenza, ne abbia portato al
Maestro. Gesù allora dice apertamente:
"Mio cibo è fare la volontà
di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera".
Di cibo
si ha bisogno ogni giorno per mantenersi in vita. Gesù non lo nega. E qui
parla proprio di cibo, quindi della sua naturale necessità, ma lo fa per
affermare l’esistenza e l’esigenza di un altro cibo, di un cibo più
importante, di cui Egli non può fare a meno.
Gesù è disceso dal Cielo per fare la volontà di Colui che lo ha mandato
e compiere la sua opera. Non ha pensieri e progetti suoi ma quelli del
Padre suo, le parole che dice e le opere che compie sono quelle del Padre;
non fa la propria volontà ma quella di Colui che lo ha mandato. Questa è
la vita di Gesù. Attuare ciò sazia la sua fame. Così facendo, si nutre.
La piena adesione alla volontà del Padre caratterizza tutta la sua vita,
fino alla morte di croce, dove porterà veramente a termine l’opera che
il Padre gli ha affidato.
"Mio cibo è fare la volontà
di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera".
Gesù
considera suo cibo fare la volontà del Padre, perché, attuandola,
"assimilandola", "mangiandola", identificandosi con
essa, da essa riceve la Vita.
E qual è la volontà del Padre, l’opera sua, che Gesù deve portare a
compimento? È dare all’uomo la salvezza, dargli la Vita che non muore.
E un germe di questa Vita, Gesù, poco prima, col suo colloquio e col suo
amore l’ha comunicato alla Samaritana. Presto, infatti, i discepoli
vedranno questa Vita germogliare ed estendersi perché la Samaritana
comunicherà la ricchezza scoperta e ricevuta ad altri Samaritani:
"Venite a vedere un uomo... che sia il Messia?".
E Gesù, parlando alla Samaritana, svela il piano di Dio che è Padre: che
tutti gli uomini ricevano il dono della sua vita. È questa l’opera
che a Gesù urge di compiere, per affidarla poi ai suoi discepoli, alla
Chiesa.
"Mio cibo è fare la volontà
di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera".
Possiamo
vivere anche noi questa Parola così tipica di Gesù, sì da riflettere in
modo tutto particolare il suo essere, la sua missione, il suo zelo?
Certamente! Occorrerà vivere anche noi il nostro essere figli del Padre
per la Vita che Cristo ci ha comunicato, e nutrire così la nostra vita
della sua volontà.
Lo possiamo fare adempiendo momento per momento ciò che Lui vuole da noi,
compiendolo in modo perfetto, come non avessimo altro da fare. Dio,
infatti, non vuole di più.
Cibiamoci allora di ciò che Dio vuole da noi attimo dopo attimo e
sperimenteremo che fare in questo modo ci sazia: ci dà pace, gioia,
felicità, ci dà un anticipo - non è esagerato dirlo - di beatitudine.
Concorreremo con Gesù così anche noi, giorno per giorno, a compiere
l’opera del Padre.
Sarà il modo migliore per vivere la Pasqua.
Chiara Lubich |