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«Annunzia
la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna,
ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina»
(2 Tm 4,2) |
Sì, occorre parlare, a tutti, sempre!
Tante volte la Parola di vita ci invita a vivere, a essere l’amore. Ma
occorre anche trasmettere ad altri la Parola, annunciarla, comunicarla,
fino a coinvolgerli in una vita di donazione, di fraternità.
Sono state le ultime parole di Gesù: "Andate in tutto il mondo,
annunciate il vangelo…".
Era questa la passione che spingeva Paolo a viaggiare per il mondo allora
conosciuto e a rivolgersi a persone di culture e di fedi differenti:
"Non è per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me:
guai a me se non predicassi il vangelo!".
Facendosi eco delle parole di Gesù e forte della sua stessa esperienza,
Paolo raccomanda anche al suo fedele discepolo, Timoteo, e a ciascuno di
noi:
"Annunzia la parola…"
Perché il parlare sia efficace occorre prima -
quando è possibile - costruire un rapporto con le persone a cui ci si
rivolge.
Anche quando non si può parlare con la bocca, lo si può sempre col
cuore. A volte la parola può esprimersi solo in un silenzio rispettoso,
con un sorriso, oppure nell’interessamento al mondo dell’altro, ai
suoi interessi, ai suoi problemi, con un chiamare l’altro per nome, in
modo che avverta che lui o lei è importante per noi. E lo è realmente:
l’altro non ci è mai indifferente.
Queste parole senza rumore, se indovinate, non possono non aprire un varco
nei cuori e spesso l’altro si interessa di me e mi domanda. Ecco allora
il momento dell’annuncio. Non bisogna attendere, occorre parlare
chiaramente, dire anche poche parole, ma parlare e comunicare il perché
della nostra vita cristiana.
"Annunzia la parola…"
Come vivere questa Parola di vita e dire anche solo
col nostro passaggio, il Vangelo? Come donarlo a tutti?
Amando ognuno, senza distinzione.
Se saremo cristiani autentici, vivendo quanto il Vangelo insegna, le
nostre non saranno parole vuote.
L’annuncio sarà ancora più luminoso se sapremo testimoniare il cuore
del Vangelo, l’unità tra di noi, consapevoli che "da questo tutti
sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli
altri".
È questo l’abito dei cristiani comuni che, uomini e donne, sposati o
no, adulti e bambini, ammalati o sani possono indossare per testimoniare
dovunque e sempre, con la propria vita, Colui nel quale credono, Colui che
vogliono amare.
Chiara Lubich |