P.I.M.E.
COSTITUZIONI PIME
   
Pontificio Istituto Missioni Estere    CASE DEL PIME IN ITALIA

Presentazione a cura di P. Angelo Rusconi

Il 1° dicembre scorso abbiamo ricordato, in un clima davvero familiare, toccante, i cento anni della chiesa di san Francesco Saverio, la chiesa dei missionari del P.I.M.E.

Nella variopinta ricchezza di istituti e movimenti ecclesiali, nella inflazione attuale di sigle, forse ci capita di chiederci, con don Abbondio di manzoniana memoria: "Carneade chi era costui?".

Nella liturgia romana c’è un prefazio bellissimo. Recita:

"Dio onnipotente ed eterno, in ogni tempo tu doni energie nuove alla tua Chiesa e lungo il suo cammino mirabilmente la guidi e la proteggi".

Era il 30 luglio 1850. Uno dei tanti calessi, che la gente usava allora, portava, dalla sede dei Padri Oblati di Rho alla sua casa in Saronno, P. Angelo Ramazzotti, già nominato vescovo di Pavia e poi patriarca di Venezia, don Giovanni Mazzucconi, nostro primo martire in Oceania e don Carlo Salerio, fondatore delle Suore della Riparazione, dopo il suo rientro per malattia, dallo stesso allora

lontanissimo paese. Erano i primi membri del nascente "Seminario Lombardo per le Missioni Estere". Ad attenderli, con trepidazione, mons. Giuseppe Marinoni, figura di spicco del presbiterio milanese, per 40 anni direttore dell’Istituto, don Paolo Reina, che sarà prefetto apostolico della Melanesia, don Alessandro Ripamonti e due giovani chierici milanesi che diventeranno vescovi in Bengala: Francesco Pozzi e Antonio Marietti

Nei documenti di fondazione leggiamo: "Lungo la via per Saronno, il fondatore mons. Ramazzotti veniva incoraggiando i due giovani con parole di fede e di amore, e aggiungeva: ‘Noi andiamo ora a Saronno con un misero calesse, e forse ci precedono a schiere gli angeli del Signore’!". Era sogno dolcissimo: è stata, continua ad essere, storia feriale. Il giorno dopo, senza nessuna solennità, con la celebrazione dell’Eucarestia, nell’ascolto della parola di Gesù, che arrivava una volta ancora precisa, puntuale, programmatica: "Chi tiene conto della sua vita la perderà e chi avrà perduto la sua vita per amore mio la salverà", si avverava il sogno cullato a lungo da Ramazzotti, il desiderio dell’animo missionario di Pio IX, accolto e sostenuto dall’arcivescovo di Milano, mons. Romilli e dai vescovi della Lombardia.

Il "Seminario Lombardo per le Missioni Estere" - parole che si leggono ancora sul portale della Casa Madre in Via Monte Rosa n. 81 - non ha un vero e proprio "fondatore", ma è frutto di una sinergia meravigliosa della azione dello Spirito: il sogno irrealizzato di papa Gregorio XVI, ripreso dal beato Pio IX, la passione missionaria della gente lombarda, che pure viveva momenti difficili - basti pensare alle Cinque Giornate di Milano - che trasudava nei suoi seminaristi, sostenuta e concretizzata dai vescovi lombardi, con il fattivo e cordiale appoggio dei Padri di Rho.

Quasi contemporaneamente a Roma, in occasione del XVIII centenario del martirio dei santi Pietro e Paolo, mons. Avanzini si faceva promotore di un "vivens monumentum" per celebrare la ricorrenza e, incoraggiato sempre dal beato Pio IX, apriva il "Pontificio Seminario dei santi apostoli Pietro e Paolo per le Missioni Estere".

Nel 1926 Pio XI, da buon brianzolo, personalità estremamente pratica, viste le stesse finalità dei due seminari, per una maggiore capacità operativa, con un "Motu proprio", e cioè di sua propria autorità, unisce i due Seminari con il nome di "Pontificio Istituto delle Missioni Estere: il P.I.M.E.".

Le nostre costituzioni dicono chiaramente la finalità:

"Fondamento e modello della nostra vita apostolica è il Cristo evangelizzatore; come Lui e in Lui, dedicandoci totalmente all’evangelizzazione, cercheremo sempre e solamente la gloria di Dio. Nella salvezza dell’uomo".

La preoccupazione costante dell’Istituto è stata di coniugare due valori, che sembrano opposti: offrire un servizio specifico alla Chiesa locale, segno ed espressione del nostro legame, e non venire meno al carisma di missionari "Ad Gentes", a quanti ancora non conoscono il Vangelo. Un dilemma, quindi? Non credo. Piuttosto un tornare alle radici, alla casa degli alberi degli zoccoli. Semplicemente, serenamente: la Chiesa locale ci dona alle Chiese giovani e ci riceve con comprensione fraterna, quando il ritorno è richiesto per un servizio, o il nomadismo della missione ha ridotto le forze. La parrocchia di sant’Anna ne è una prova: amata e servita fin dal suo nascere, ci ricambia amore e simpatia.

Incoraggia e provoca vedere il numero di Chiese nate dalla nostra attività, soprattutto in Asia, rette ieri da almeno 64 confratelli vescovi - al Concilio Vaticano II l’Istituto era presente con due arcivescovi e 12 vescovi - e ora da pastori locali. Proprio pochi giorni fa, un carissimo studente degli anni di missione in Bangladesh, allora ragazzo birichino e generoso, è stato nominato vescovo di una giovane diocesi del suo Paese. In 156 anni di vita il PIME, da granellino di senapa, per usare una immagine evangelica, è diventato albero, ha esteso i suoi rami, nonostante venti e tempeste: dai primi tragici passi in Oceania alla Rivoluzione culturale di Mao in Cina; dai campi di concentramento in India ed Africa alla guerra di indipendenza del Bangladesh e di liberazione in Guinea Bissau. Ha sofferto e pianto per il martirio di 18 confratelli in vari paesi, tra loro appunto il beato Giovanni Mazzucconi in Oceania e sant’Alberico Crescitelli in Cina. I rami non si sono spaccati. Gli uccelli dell’aria ancora e tanti vi trovano frescura.

Tutto positivo allora? Nessun "mea culpa"? "Non siamo migliori degli altri missionari. Con un bagaglio invisibile e incalcolabile di carità, di sofferenze, di fede e di impegno", ha detto un nostro Superiore Generale, "portiamo nella nostra storia errori, egoismi, impostazioni troppo occidentali. Figli del nostro tempo ne abbiamo subito gli effetti, anche negativi. Ma la grazia passa anche attraverso errori umani".

Inesauribile la fantasia dello Spirito: il vescovo Domenico Barbero è stato chiamato bramino cattolico; il vescovo Simeone Volontari, nominato Gran Mandarino dell’Impero Cinese per le sue mappe geografiche; P. Augusto Lombardi, confidente di Nehru; il grande storico delle missioni P. G. Battista Tragella, amico di Ernesto Buonaiuti; fratel Felice Tantardini, per quasi 70 anni, "fabbro di Dio" in Birmania; mons. Aristide Pirovano, l’ "Anania" del dott. Candia.

Ha scritto il card. Martini nella sua lettera pastorale, "La Madonna del Sabato Santo": "Portiamo impresse le orme di un’insopprimibile memoria cristiana…, la memoria non solo come elemento di tradizione, bensì anche, e fortemente, come stimolo al progresso". Traduco la parabola evangelica citata con i versi di Montale: "Sotto l’azzurro fitto del cielo/ qualche uccello di mare se ne va/ né sosta mai/ perché tutte le immagini/ portano scritto più in là".

P. Angelo Rusconi, PIME