PICCOLI GRANDI LIBRI

Éloi Leclerc

IL POPOLO, DI DIO 
NELLA NOTTE

Edizioni Biblioteca Francescana

Traduzione di PP. Gaetano Bongiorno e Feliciano Olgiati

 

Prefazione

 
1. La fine di un mondo 6. Il guado di mezzanotte 11. Un popolo nuovo 
2. L'ora più buia 7. L'esperienza della trascendenza  12. Terra promessa
3. Il richiamo profetico  8. I cuori spezzati 13. Consolate il mio popolo 
4. Io mi ricordo per Te 9. Tempesta di vita  14. Una suprema profezia
5. I fiumi di Babilonia  10. La sorgente e il fiume 15. Sotto il regno di Cesare Augusto 
 

Epilogo

 

Prefazione

«Questo strano segreto, nel quale Dio si è ritirato...»
Pascal, Lettera a Carlotta de Roannez

Dedico queste pagine agli uomini e alle donne che, di fronte all'evoluzione attuale del mondo, si interrogano in profondità e con inquietudine sull'avvenire della Fede.

La Fede conosce oggi una crisi molto grave. Uomini e donne, che hanno impegnato la loro vita su certezze di fede, si accorgono che intorno a loro, persino nell'ambiente religioso, queste certezze essenziali e vitali sono diventate fluttuanti. Succede come se ciascuno fosse abbandonato a se stesso per definire la propria fede. Così non bisogna stupirsi che molti credenti siano nel loro intimo disorientati, presi da smarrimento di fronte ad un andare alla deriva che nessuno può sapere dove si fermerà. È più facile difendersi contro una persecuzione dichiarata che contro forze confuse e interiori di disgregazione.

Di fronte a questa situazione difficile, sono possibili diversi atteggiamenti. Il primo è di aggrapparsi a un ottimismo superficiale: «Tutto sta per assestarsi. Ondeggiamenti, ombre, passi falsi, ce ne sono, certamente; è inevitabile; ma aspettate un poco e vedrete: tutto rientrerà nell'ordine». Ascoltando questi discorsi rassicuranti, come non pensare all'osservazione di quel ministro delle finanze che, alla vigilia di una svalutazione, dichiarava: «Ebbene, sì, tutto finisce per assestarsi?». E aggiungeva in sordina: «Talvolta molto male». Qualche tempo fa, in una trasmissione televisiva, un vescovo era interpellato sui problemi attuali della Chiesa e della Fede. Ai suoi interlocutori sempre cortesi e le cui frecce erano smussate, il pastore rispondeva con una sincerità evidente ma anche con molta prudenza e abilità, forse troppa. I problemi del momento si assottigliavano, poi si volatilizzavano,come tra le dita di un prestigiatore; di nuovo la barca di Pietro scivolava su acque tranquille, e «l'onda era trasparente come nei giorni migliori». Ma era proprio questa l'ora della verità?

Non facciamoci illusioni. La crisi è troppo profonda perché le cose si sistemino così facilmente.

Diverrà senza dubbio sempre più difficile essere credenti. Il credente si troverà sempre più isolato nella sua fede, senza appoggio esteriore, senza segni. Non è necessario essere profeta per vedere che questo tempo viene e che già è venuto per molti. Abbiamo il coraggio di dirlo: la notte scende, sta per incominciare.

Di fronte a questa crisi della Fede è possibile un st:condo atteggiamento: quello dello scoraggiamento e del panico. «La barca affonda. Si salvi chi può! ». Questo non si grida sui tetti; ma può essere che si pensi, senza troppo confessarlo a se stessi. E sotto una forma mascherata, si prepara una posizione di ripiegamento. Questo atteggiamento dobbiamo respingerlo come indegno e contrario alla nostra fede profonda.

Resta un terzo e ultimo atteggiamento, il solo che merita di essere preso in considerazione: e consiste, non già nel subire questa notte, ma nello sforzarsi di comprenderla e di attraversarla alla luce della Parola di Dio. Si tratta di accoglierla, non come una catastrofe, ma come un mistero carico di richiami e di significati, e che fa parte del disegno di Dio. Per questo «noi abbiamo la parola dei profeti» e ci è chiesto di «ben fissare su di essa il nostro sguardo come su una lampada che brilla nella notte, sino a che spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei nostri cuori» (2 Pietro, 1, 19).

Ciò che noi siamo chiamati a vivere oggi è stato vissuto, in effetti, in maniera profetica dal popolo di Dio, in un dato momento della sua storia, precisamente durante il lungo esilio, che seguì al disastro nazionale del 587 A. C. Questo esilio, che durò una cinquantina d'anni, fu per il popolo della Bibbia una vera traversata notturna; segnò la fine di un mondo. Il popolo conobbe allora la notte delle istituzioni. Tutto ciò che lo inquadrava e lo proteggeva è andato perduto. Tutto ciò che poteva dargli fiducia nel proprio destino è distrutto. Gerusalemme e il suo Tempio sono rasi al suolo, la dignità regale soppressa, la Terra occupata e annessa, i migliori del popolo deportati. Spogliato di tutti questi segni particolari, che ne facevano il popolo eletto, disperso in mezzo alle nazioni pagane, Israele è riportato alla sua nudità primitiva, è rimandato alla povertà essenziale dell'uomo. «Giorni di tenebre e di caligine», così il profeta Ezechiele caratterizza questo tempo di deportazione. Israele non sa più in anticipo chi è l'Eterno né ciò che vuole, cammina a tentoni nella notte. Non è più dalle altezze folgoranti del Sinai che viene la Parola che salva, ma dalle profondità di un cuore spezzato.

Questa esperienza è stata vissuta a una profondità tale che essa trascende le circostanze storiche particolari nelle quali si è svolta; toccando il fondo dell'uomo, ha raggiunto l'universale. Allora furono vissute delle situazioni, furono dette delle parole che fanno di questo momento della storia biblica una profezia del divenire profondo dell'uomo; di quello di ciascuno come di quello del popolo di Dio nel suo insieme. A questo titolo, questa esperienza cl riguarda direttamente oggi. Essa contiene la luce che sola può rischiarare la nostra marcia presente nella notte, facendoci vedere ciò che anche noi siamo chiamati a divenire.

Che succede dell'uomo, quando ha perduto tutto, persino quella che considerava la cosa più sacra? Come vive allora il suo rapporto con il mondo, con gli altri, con se stesso? A quale rinnovamento è chiamato? E per quali strade? Come la notte più cera può diventare il momento della speranza? Per quale metamorfosi? Ecco le tante questioni che noi ci siamo posti meditando sul grande tormento del popolo di Dio.

Quanto più una esperienza umana è radicale, tanto più possibilità contiene di rivelarci il fondamentale, l'eterno. E l'esperienza biblica dell'esilio è una delle più radicali che l'umanità abbia mai fatte. Nessuno può attraversare una tale angoscia senza sprofondarsi in una disperazione senza fondo, a meno che egli non incontri, nel più profondo dell'abisso, una speranza indistruttibile.

Oggi il popolo di Dio ha bisogno di incontrare una tale speranza.