Celebriamo la 28° Giornata della vita

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«Desiderare la vita» significa amare, rispettare e promuovere la vita umana come valore intrinseco e non per le esperienze che segnano le sue varie stagioni. Ogni momento, ogni realtà umana, ogni situazione sociale è preziosa agli occhi di Dio. Infanzia o vecchiaia, povertà o ricchezza, salute o malattia sono circostanze che fanno acquisire alla vita un significato profondo.

«Desiderare la vita» significa anche accompagnare i nostri giovani ad apprezzare la vita e ad amarla attraverso un’educazione alla gioia della fatica e al sacrificio personale. I genitori innanzi tutto, ma poi anche gli insegnanti e gli educatori, non devono stancarsi di mostrare loro che i modelli sociali oggi più imitati e ambiti sono, nella maggior parte dei casi, uno specchio deformato della realtà, uno stratagemma che nasconde finalità ideologiche o consumistiche.

Dobbiamo alzare il velo sull’equazione perversa secondo cui il successo, le cose possedute, il potere economico sarebbero l’autentica misura della felicità. Pura follia. Non c’è da stupirsi allora se, in molte situazioni, la peggiore mentalità consumistica, l’abitudine all’usa e getta, sia arrivata a contagiare anche gli aspetti fondamentali dell’esistenza: l’amore, la trasmissione della vita, l’educazione dei figli. Espressioni paradossali e drammatiche di questa mentalità sono l’aborto, le tecniche più artificiose di fecondazione assistita, ma anche la crisi devastante della coppia, con l’impennata delle separazioni e dei divorzi. Occorre reagire con coraggio e fermezza, affermando gioiosamente che la vita è altro.

È bene da custodire e valorizzare per sé e per gli altri, è occasione di scoperta, è impegno di crescita, è opportunità straordinaria di collaborare a un disegno di pienezza che coinvolge l’uomo, la storia, l’universo.

Luciano Moia, Direttore di "Noi genitori" ("Avvenire")