VIAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
NEGLI
STATI UNITI D’AMERICA
E VISITA ALLA SEDE
DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE

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RITAGLI   Giovedì, 17 Aprile 2008   DOCUMENTI

Papa Benedetto, durante la S. Messa allo Stadio di Washington...

Santa Messa a Washington Incontro con gli educatori cattolici
Incontro con i rappresentanti di altre religioni Incontro con la Comunità Ebraica
Messaggio alla Comunità Ebraica per la Festa di Pesah

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TOP  SANTA MESSA

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Nationals Stadium di Washington, D.C.
Giovedì, 17 aprile 2008

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

"Pace a voi!" (Gv 20, 19). Con queste parole, le prime rivolte dal Signore risorto ai suoi discepoli, saluto tutti voi nella gioia di questo tempo pasquale. Prima di tutto, ringrazio Iddio per la grazia di essere in mezzo a voi. Sono particolarmente riconoscente all’Arcivescovo Wuerl per le sue gentili parole di benvenuto.

La nostra Santa Messa di oggi riconduce la Chiesa che è negli Stati Uniti alle sue radici nel vicino Maryland e ricorda il 200o anniversario del primo capitolo della sua considerevole crescita – lo smembramento ad opera del mio Predecessore, Papa Pio VII, della Diocesi originaria di Baltimore e l’instaurazione delle Diocesi di Boston, Bardstown (ora Louisville), New York e Philadelphia. Duecento anni dopo, la Chiesa in America con buona ragione può lodare la capacità delle generazioni passate di congiungere gruppi di immigranti molto diversi nell’unità della fede cattolica ed in un comune impegno per la diffusione del Vangelo. Allo stesso tempo, la Comunità cattolica in questo Paese, consapevole della sua ricca molteplicità, è giunta ad apprezzare sempre più pienamente l’importanza di ogni singolo e gruppo nel portare il proprio dono particolare all’insieme. Ora la Chiesa negli Stati Uniti è chiamata a guardare verso il futuro, saldamente radicata nella fede trasmessa dalle generazioni precedenti e pronta ad affrontare nuove sfide – sfide non meno esigenti di quelle affrontate dai vostri antenati – con la speranza che nasce dall’amore di Dio riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,5).

Nell’esercizio del mio ministero di Successore di Pietro sono venuto in America per confermare voi, cari fratelli e sorelle, nella fede degli Apostoli (cfr Lc 22,32). Sono venuto per proclamare nuovamente, come san Pietro proclamò nel giorno di Pentecoste, che Gesù Cristo è Signore e Messia, risuscitato da morte, seduto alla destra del Padre nella gloria e costituito giudice dei vivi e dei morti (cfr At 2, 14ss). Sono venuto per ripetere l’urgente esortazione degli Apostoli alla conversione per il perdono dei peccati e per implorare dal Signore una nuova effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa in questo Paese. Come abbiamo sentito in questo tempo pasquale, la Chiesa è nata mediante il pentimento e la fede nel Signore risorto - doni dati dallo Spirito. In ogni epoca essa è spinta dallo stesso Spirito a portare a uomini e donne di ogni razza, lingua e popolo (cfr Ap 5,9) la buona novella della nostra riconciliazione con Dio in Cristo.

Le letture della Messa di oggi ci invitano a considerare la crescita della Chiesa in America come un capitolo nella storia più grande dell’espansione della Chiesa in seguito alla discesa dello Spirito Santo a Pentecoste. In queste letture vediamo il legame inscindibile tra il Signore risorto, il dono dello Spirito per il perdono dei peccati e il mistero della Chiesa. Cristo ha costituito la sua Chiesa sul fondamento degli Apostoli (cfr Ap 21,14) quale visibile comunità strutturata, che è insieme comunione spirituale, corpo mistico animato dai molteplici doni dello Spirito e sacramento di salvezza per l’umanità intera (cfr Lumen gentium, 8). In ogni tempo e luogo la Chiesa è chiamata a crescere nell’unità mediante una costante conversione verso Cristo, la cui opera redentrice viene proclamata dai Successori degli Apostoli e celebrata nei sacramenti. Questa unità, d’altra parte, comporta un’espansione continua, perché lo Spirito sprona i credenti a proclamare "le grandi opere di Dio" e ad invitare tutte le genti ad entrare nella comunità di quanti sono salvati mediante il sangue di Cristo e hanno ricevuto la nuova vita nel suo Spirito.

Prego, poi, affinché questo anniversario significativo nella vita della Chiesa negli Stati Uniti e la presenza del Successore di Pietro in mezzo a voi siano per tutti i cattolici un’occasione per riaffermare la loro unità nella fede apostolica, per offrire ai loro contemporanei una ragione convincente della speranza che li ispira (cfr 1 Pt 3,15) e per essere rinnovati nello zelo missionario a servizio dell’espansione del Regno di Dio.

Il mondo ha bisogno della testimonianza! Chi può negare che il momento presente costituisca una svolta non solo per la Chiesa in America, ma anche per la società nel suo insieme? È un tempo pieno di grandi promesse, poiché vediamo la famiglia umana in vari modi avvicinarsi di più diventando sempre più interdipendente. Allo stesso tempo, tuttavia, vediamo segni evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della società: segni di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri contemporanei; crescente violenza, indebolimento del senso morale, involgarimento nelle relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Cristo e di Dio. Anche la Chiesa vede segni di immense promesse nelle tante sue parrocchie solide e nei movimenti vivaci, nell’entusiasmo per la fede dimostrato da tanti giovani, nel numero di coloro che ogni anno abbracciano la fede cattolica e in un interesse sempre più grande per la preghiera e per la catechesi. Allo stesso tempo essa percepisce, in modo spesso doloroso, la presenza di divisione e polarizzazione al suo interno, e fa pure la sconcertante scoperta che tanti battezzati, invece di agire come lievito spirituale nel mondo, sono inclini ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del Vangelo.

"Signore, manda il tuo Spirito e rinnova la faccia della terra!" (cfr Sal 104,30). Le parole dell’odierno Salmo responsoriale sono una preghiera che, in ogni tempo e luogo, sale dal cuore della Chiesa. Ricordano a noi che lo Spirito Santo è stato effuso come primizia di una nuova creazione, di "nuovi cieli e una nuova terra" (cfr 2 Pt 3,13; Ap 21, 1), in cui regnerà la pace di Dio e la famiglia umana sarà riconciliata nella giustizia e nell’amore. Abbiamo sentito san Paolo dirci che tutta la creazione "geme" fino ad oggi, aspettando quella vera libertà, che è il dono di Dio per i suoi figli (cfr Rm 8,21-22), una libertà che ci mette in grado di vivere in conformità con la sua volontà. Preghiamo oggi insistentemente, perché la Chiesa in America sia rinnovata in questo stesso Spirito e sostenuta nella sua missione di annunciare il Vangelo a un mondo che ha nostalgia di una libertà genuina (cfr Gv 8,32), di una felicità autentica e del compiersi delle sue aspirazioni più profonde!

Desidero a questo punto rivolgere una parola particolare di gratitudine e di incoraggiamento a tutti coloro che hanno raccolto la sfida del Concilio Vaticano II, ripetuta tante volte da Papa Giovanni Paolo II, e hanno dedicato la loro vita alla nuova evangelizzazione. Ringrazio i miei confratelli Vescovi, sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose, genitori, insegnanti e catechisti. La fedeltà e il coraggio, con cui la Chiesa in questo Paese riuscirà ad affrontare le sfide di una cultura sempre più secolarizzata e materialistica dipenderà in gran parte dalla vostra fedeltà personale nel trasmettere il tesoro della nostra fede cattolica. I giovani hanno bisogno di essere aiutati nel discernere la via che conduce alla vera libertà: la via di una sincera e generosa imitazione di Cristo, la via della dedizione alla giustizia e alla pace. Sono stati fatti molti progressi nello sviluppo di programmi solidi per la catechesi, ma molto di più rimane ancora da fare per formare i cuori e le menti dei giovani nella conoscenza e nell’amore del Signore. Le sfide che ci vengono incontro richiedono un’istruzione ampia e sana nella verità della fede. Ma richiedono anche di coltivare un modo di pensare, una "cultura" intellettuale che sia genuinamente cattolica, fiduciosa nell’armonia profonda tra fede e ragione, e preparata a portare la ricchezza della visione della fede a contatto con le questioni urgenti che riguardano il futuro della società americana.

Cari amici, la mia visita negli Stati Uniti intende essere una testimonianza a "Cristo nostra speranza". Gli americani sono sempre stati un popolo della speranza: i vostri antenati sono venuti in questo Paese con l’aspettativa di trovare una nuova libertà e nuove opportunità, mentre la vastità del territorio inesplorato ispirava loro la speranza di essere capaci di cominciare completamente da capo creando una nuova nazione su nuovi fondamenti. Certo, questa attesa non è stata l’esperienza di tutti gli abitanti di questo Paese; basti pensare alle ingiustizie sofferte dalle native popolazioni americane e da quanti dall’Africa furono portati qui forzatamente come schiavi. Ma la speranza, la speranza nel futuro fa profondamente parte del carattere americano. E la virtù cristiana della speranza – la speranza riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, la speranza che purifica e corregge in modo soprannaturale le nostre aspirazioni orientandole verso il Signore e il suo piano di salvezza – questa speranza ha anche caratterizzato, e continua a caratterizzare, la vita della comunità cattolica in questo Paese.

È nel contesto di questa speranza nata dall’amore e dalla fedeltà di Dio che io prendo atto del dolore che la Chiesa in America ha provato come conseguenza dell’abuso sessuale di minorenni. Nessuna mia parola potrebbe descrivere il dolore ed il danno recati da tale abuso. È importante che a quanti hanno sofferto sia riservata un’amorevole attenzione pastorale. Né posso descrivere in modo adeguato il danno verificatosi all’interno della comunità della Chiesa. Sono già stati fatti grandi sforzi per affrontare in modo onesto e giusto questa tragica situazione e per assicurare che i bambini – che il nostro Signore ama così profondamente (cfr Mc 10,14) e che sono il nostro tesoro più grande – possano crescere in un ambiente sicuro. Queste premure per proteggere i bambini devono continuare. Ieri ho parlato con i vostri Vescovi di questa cosa. Oggi incoraggio ognuno di voi a fare quanto gli è possibile per promuovere il risanamento e la riconciliazione e per aiutare quanti sono stati feriti. Inoltre vi chiedo di amare i vostri sacerdoti e di confermarli nel lavoro eccellente che fanno. E soprattutto pregate affinché lo Spirito Santo effonda i suoi doni sulla Chiesa, i doni che conducono alla conversione, al perdono e alla crescita nella santità.

San Paolo, come abbiamo sentito nella seconda lettura, parla di una specie di preghiera che sale dalle profondità dei nostri cuori con sospiri troppo profondi per essere espressi in parole, con "gemiti" (Rm 8,26) suggeriti dallo Spirito. È questa una preghiera che anela, nel mezzo del castigo, al compiersi delle promesse di Dio. È una preghiera d’inesauribile speranza, ma anche di paziente perseveranza e, non di rado, accompagnata dalla sofferenza per la verità. Mediante questa preghiera partecipiamo al mistero della stessa debolezza e sofferenza di Cristo, mentre confidiamo fermamente nella vittoria della sua Croce. Che la Chiesa in America, con questa preghiera, abbracci sempre di più la via della conversione e della fedeltà alle esigenze del Vangelo! E che tutti i cattolici sperimentino la consolazione della speranza e i doni di gioia e forza elargiti dallo Spirito.

Nel brano evangelico di oggi il Signore risorto fa agli Apostoli il dono dello Spirito Santo e concede loro l’autorità di perdonare i peccati. Mediante l’invincibile potere della grazia di Cristo, affidato a fragili ministri umani, la Chiesa rinasce continuamente e a ciascuno di noi viene data la speranza di un nuovo inizio. Confidiamo nel potere dello Spirito di ispirare conversione, di risanare ogni ferita, di superare ogni divisione e di suscitare vita e libertà nuove! Quanto bisogno abbiamo di tali doni! E quanto sono a portata di mano, particolarmente nel Sacramento della penitenza! La forza liberatrice di questo Sacramento, nel quale la nostra sincera confessione del peccato incontra la parola misericordiosa di perdono e di pace da parte di Dio, ha bisogno di essere riscoperta e fatta propria da ogni cattolico. In gran parte il rinnovamento della Chiesa in America e nel mondo dipende dal rinnovamento della prassi della penitenza e dalla crescita nella santità: ambedue vengono ispirate e realizzate da questo Sacramento.

"Nella speranza noi siamo stati salvati!" (Rm 8,24). Mentre la Chiesa negli Stati Uniti ringrazia per le benedizioni dei duecento anni passati, invito voi, le vostre famiglie e ogni parrocchia e comunità religiosa a confidare nel potere della grazia di creare un futuro promettente per il Popolo di Dio in questo Paese. Nel nome del Signore Gesù vi chiedo di sopprimere ogni divisione e di lavorare con gioia per preparare una via per Lui, nella fedeltà alla sua parola e nella costante conversione alla sua volontà. Soprattutto vi incito a continuare ad essere un lievito di speranza evangelica nella società americana, mirando a portare la luce e la verità del Vangelo nel compito di creare un mondo sempre più giusto e libero per le generazioni future.

Chi ha speranza deve vivere diversamente! (cfr Spe Salvi, 2). Che voi possiate, mediante le vostre preghiere, mediante la testimonianza della vostra fede, mediante la fecondità della vostra carità, indicare la via verso quel vasto orizzonte di speranza che Dio anche adesso sta aprendo per la sua Chiesa, anzi per l’umanità intera: la visione di un mondo riconciliato e rinnovato in Gesù Cristo, nostro Salvatore. A Lui ogni onore e gloria, ora e sempre. Amen!

SALUTI…

Cari fratelli e sorelle di lingua spagnola,

desidero salutarvi con le stesse parole che il Cristo risorto rivolse agli apostoli: "Pace a voi!" (Gv 20,19). Che la gioia di sapere che il Signore ha trionfato sulla morte e sul peccato vi aiuti ad essere, là dove vi trovate, testimoni del suo amore e seminatori di quella speranza che Egli è venuto a portarci e che mai delude. Non lasciatevi vincere dal pessimismo, l’inerzia o i problemi. Innanzitutto, fedeli agli impegni assunti nel battesimo, approfondite ogni giorno la conoscenza di Cristo e lasciate che il vostro cuore sia conquistato dal suo amore e dal suo perdono.

La Chiesa negli Stati Uniti, accogliendo nel suo grembo tanti suoi figli emigranti, è andata crescendo grazie anche alla vitalità della testimonianza di fede dei fedeli di lingua spagnola. Per questo il Signore vi chiama a perseverare nel contribuire al futuro della Chiesa in questo Paese e alla diffusione del Vangelo. Solo se rimarrete uniti a Cristo e tra di voi, la vostra testimonianza evangelizzatrice sarà credibile e si esprimerà in copiosi frutti di pace e di riconciliazione in mezzo a un mondo molte volte segnato da divisioni e scontri. La Chiesa attende molto da voi. Non la deludete nel vostro generoso impegno. "Ciò che avete ricevuto gratuitamente, gratuitamente donatelo! (Mt 10,8). Amen!

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TOP  INCONTRO CON GLI EDUCATORI CATTOLICI

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Sala Conferenza dell'Università Cattolica d'America, Washington, D.C.
Giovedì, 17 aprile 2008

Cari Cardinali,
Cari Fratelli Vescovi,
Illustri Professori, Insegnanti ed Educatori,

"Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene" (Rm 10, 15-17). Con queste parole di Isaia,citate da San Paolo, saluto calorosamente ciascuno di voi – portatori di sapienza – e attraverso di voi tutto il personale, gli studenti e le famiglie delle molte e svariate istituzioni formative che voi rappresentate. È un vero piacere per me incontrarvi e condividere con voi alcune riflessioni circa la natura e l’identità dell’educazione cattolica oggi. Desidero in particolare ringraziare P. Davide O’Connell, Presidente e Rettore della Catholic University of America. Ho molto apprezzato, caro Presidente, le Sue gentili parole di benvenuto. La prego di estendere l’espressione della mia cordiale gratitudine all’intera comunità – facoltà, personale e studenti – di questa Università.

Il compito educativo è parte integrante della missione che la Chiesa ha di proclamare la Buona Novella. In primo luogo e soprattutto ogni istituzione educativa cattolica è un luogo in cui incontrare il Dio vivente, il quale in Gesù Cristo rivela la forza trasformatrice del suo amore e della sua verità (cfr Spe salvi, 4). Questa relazione suscita il desiderio di crescere nella conoscenza e nella comprensione di Cristo e del suo insegnamento. In questo modo coloro che lo incontrano sono portati dalla potenza del Vangelo a condurre una nuova vita caratterizzata da tutto ciò che è bello, buono e vero; una vita di testimonianza cristiana nutrita e rafforzata entro la comunità dei discepoli di Nostro Signore, la Chiesa.

La dinamica tra incontro personale, conoscenza e testimonianza cristiana è parte integrante della diakonia della verità che la Chiesa esercita in mezzo all’umanità. La rivelazione di Dio offre ad ogni generazione la possibilità di scoprire la verità ultima sulla propria vita e sul fine della storia. Questo compito non è mai facile: coinvolge l’intera comunità cristiana e motiva ogni generazione di educatori cristiani a garantire che il potere della verità di Dio permei ogni dimensione delle istituzioni che essi servono. In questo modo, la Buona Novella di Cristo è messa in condizione di operare, guidando sia l’insegnante che lo studente verso la verità oggettiva che, trascendendo il particolare e il soggettivo, rimanda all’universale e all’assoluto che ci abilita a proclamare con fiducia la speranza che non delude (cfr Rm 5,5). Contro i conflitti personali, la confusione morale e la frammentazione della conoscenza, i nobili scopi della formazione accademica e dell’educazione, fondati sull’unità della verità e sul servizio alla persona e alla comunità, diventano uno speciale potente strumento di speranza.

Cari amici, la storia di questa Nazione offre numerosi esempi dell’impegno della Chiesa a questo riguardo. Di fatto, la comunità cattolica in questo Paese ha fatto dell’educazione una delle sue più importanti priorità. Questa impresa non si è realizzata senza grandi sacrifici. Figure eminenti come Santa Elizabeth Ann Seton e altri fondatori e fondatrici, con grande tenacia e preveggenza hanno guidato l’istituzione di ciò che costituisce oggi una ragguardevole rete di scuole parrocchiali che contribuiscono al benessere della Chiesa e della Nazione. Alcuni, come Santa Katharine Drexel, hanno dedicato la loro vita all’educazione di coloro che altri avevano trascurato - nel suo caso, Afro-americani e Americani Nativi. Innumerevoli Religiose, Religiosi e Sacerdoti, insieme con genitori altruisti, hanno aiutato, attraverso le Scuole cattoliche, generazioni di immigrati a sollevarsi dalla miseria e a prendere il loro posto nella società odierna.

Questo sacrificio continua anche oggi. È un eccellente apostolato della speranza il cercare di farsi carico delle necessità materiali, intellettuali e spirituali di oltre tre milioni di ragazzi e studenti. Questo offre anche all’intera comunità cattolica un’opportunità altamente encomiabile di contribuire generosamente alla necessità finanziarie delle nostre istituzioni. Occorre assicurare loro la possibilità di perdurare nel lungo periodo. In effetti, deve essere fatto tutto il possibile, in collaborazione con la comunità più vasta, per assicurare che esse siano accessibili a persone di ogni strato sociale ed economico. A nessun bambino o bambina deve essere negato il diritto di una educazione nella fede, che di rimando nutre lo spirito della nazione.

Alcuni pongono oggi in questione l’impegno della Chiesa nell’educazione, chiedendosi se le sue risorse non potrebbero essere meglio impiegate altrove. Certo in una nazione come questa, lo Stato provvede ampie opportunità per l’educazione e attira donne e uomini dediti e generosi verso questa onorata professione. È opportuno, quindi, riflettere su ciò che è specifico delle nostre istituzioni cattoliche. Come possono esse contribuire al bene della società attraverso la missione primaria della Chiesa che è di evangelizzare?

Tutte le attività della Chiesa scaturiscono dalla sua consapevolezza di essere portatrice di un messaggio che ha la sua origine in Dio stesso: nella sua bontà e sapienza, Dio ha scelto di rivelare se stesso e di far conoscere il proposito nascosto della sua volontà (cfr Ef 1,9; Dei Verbum, 2). Il desiderio di Dio di farsi conoscere e l’innato desiderio di ogni essere umano di conoscere la verità forniscono il contesto della ricerca umana sul significato della vita. Questo incontro unico è sostenuto entro la nostra comunità cristiana: chi cerca la verità diventa uno che vive di fede (cfr Fides et ratio, 31). Ciò può essere descritto come un movimento dall’"io" al "noi", che porta il singolo ad essere annoverato entro il popolo di Dio.

La stessa dinamica di identità comunitaria – a chi io appartengo? – vivifica l’ethos delle nostre istituzioni cattoliche. L’identità di un’Università o di una Scuola cattolica non è semplicemente una questione di numero di studenti cattolici. E’ una questione di convinzione – crediamo noi veramente che solo nel mistero del Verbo fatto carne diventa veramente chiaro il mistero dell’uomo (cfr Gaudium et spes, 22)? Siamo noi veramente pronti ad affidare il nostro intero io – intelletto e volontà, mente e cuore – a Dio? Accettiamo noi la verità che Cristo rivela? Nelle nostre università e scuole la fede è "tangibile"? Le viene data fervida espressione nella liturgia, nei sacramenti, mediante la preghiera, gli atti di carità, la sollecitudine per la giustizia e il rispetto per la creazione di Dio? Solo in questo modo noi rendiamo realmente testimonianza sul senso di chi noi siamo e di ciò che noi sosteniamo.

Da questa prospettiva si può riconoscere che la contemporanea "crisi di verità" è radicata in una "crisi di fede". Solo mediante la fede noi possiamo dare liberamente il nostro assenso alla testimonianza di Dio e riconoscerlo come il trascendente garante della verità che egli rivela. Ancora una volta, noi vediamo perché il promuovere l’intimità personale con Gesù Cristo e la testimonianza comunitaria alla sua verità che è amore è indispensabile nelle istituzioni formative cattoliche. Di fatto tutti noi vediamo, e osserviamo con preoccupazione, la difficoltà o la riluttanza che molte persone hanno oggi nell’affidare se stesse a Dio. È un fenomeno complesso, questo, sul quale rifletto continuamente. Mentre abbiamo cercato con diligenza di coinvolgere l’intelligenza dei nostri giovani, forse abbiamo trascurato la loro volontà. Di conseguenza, noi osserviamo con ansia che la nozione di libertà viene distorta. La libertà non è facoltà di disimpegno da; è facoltà di impegno per – una partecipazione all’Essere stesso. Di conseguenza, l’autentica libertà non può mai essere raggiunta nell’allontanamento da Dio. Una simile scelta significherebbe ultimamente trascurare la genuina verità di cui abbisogniamo per capire noi stessi. Perciò una particolare responsabilità per ciascuno di voi, e per i vostri colleghi, è di suscitare tra i vostri giovani il desiderio di un atto di fede, incoraggiandoli ad affidarsi alla vita ecclesiale che fluisce da questo atto di fede. È qui che la libertà raggiunge la certezza della verità. Nella scelta di vivere secondo tale verità, noi abbracciamo la pienezza della vita di fede che ci è data nella Chiesa.

Chiaramente, pertanto, l’identità cattolica non dipende dalle statistiche. Neppure può essere semplicemente equiparata con l’ortodossia naturalmente contenuta. Ciò richiede ed ispira molto di più: e cioè che ogni aspetto delle vostre comunità di studio si riverberi nella vita ecclesiale di fede. Solo nella fede la verità può farsi incarnata e la ragione veramente umana, capace di dirigere la volontà lungo il sentiero della libertà (cfr Spe salvi, 23). In questo modo le nostre istituzioni offrono un vitale contributo alla missione della Chiesa e servono efficacemente la società. Esse diventano luoghi in cui l’attiva presenza di Dio negli affari umani è riconosciuta e ogni giovane persona scopre la gioia di entrare nell’"essere per gli altri" di Cristo (cfr ibid., 28).

La missione, primaria nella Chiesa, di evangelizzare, nella quale le istituzioni educative giocano un ruolo cruciale, è in consonanza con l’aspirazione fondamentale della nazione di sviluppare una società veramente degna della dignità della persona umana. A volte, tuttavia, il valore del contributo della Chiesa al forum pubblico è posto in questione. È perciò importante ricordare che la verità della fede e quella della ragione non si contraddicono mai tra loro (cfr Concilio Ecumenico Vaticano I, Costituzione dogmatica sulla Fede cattolica Dei Filius, IV: DS 3017; S.Agostino, Contra Academicos, III, 20,43). La missione della Chiesa, di fatto, la coinvolge nella lotta che l’umanità sostiene per raggiungere la verità. Nell’esprimere la verità rivelata essa serve tutti i membri della società purificando la ragione, assicurando che essa rimanga aperta alla considerazione delle verità ultime. Attingendo alla divina sapienza, essa getta luce sulla fondazione della moralità e dell’etica umana, e ricorda a tutti i gruppi nella società che non è la prassi a creare la verità ma è la verità che deve servire come base della prassi. Lungi dal minacciare la tolleranza della legittima diversità, un simile contributo illumina la verità stessa che rende raggiungibile il consenso, ed aiuta a mantenere ragionevole, onesto ed affidabile il pubblico dibattito. Similmente la Chiesa mai si stanca di sostenere le categorie morali essenziali del giusto e dell’ingiusto, senza le quali la speranza può solo appassire, aprendo la strada a freddi calcoli pragmatici utilitaristici che riducono la persona a poco più di una pedina su di un’ideale scacchiera.

Rispetto al forum educativo, la diakonia della verità assume un elevato significato nelle società in cui l’ideologia secolaristica pone un cuneo tra verità e fede. Questa divisione ha portato alla tendenza di eguagliare verità e conoscenza e ad adottare una mentalità positivistica che, rigettando la metafisica, nega i fondamenti della fede e rigetta la necessità di una visione morale. Verità significa di più che conoscenza: conoscere la verità ci porta a scoprire il bene. La verità parla all’individuo nella sua interezza, invitandoci a rispondere con tutto il nostro essere. Questa visione ottimistica è fondata nella nostra fede cristiana, perché in tale fede è donata la visione del Logos, la creatrice Ragione di Dio, che nell’Incarnazione si è rivelata come Divinità essa stessa. Lungi dall’essere solo una comunicazione di dati fattuali – "informativa" – la verità amante del Vangelo è creativa e capace di cambiare la vita – è "performativa" (cfr Spe salvi, 2). Con fiducia gli educatori cristiani possono liberare i giovani dai limiti del positivismo e risvegliare la loro recettività nei confronti della verità, di Dio e della sua bontà. In questo modo voi aiuterete anche a formare la loro coscienza che, arricchita dalla fede, apre un sicuro cammino verso la pace interiore e il rispetto per gli altri.

Non costituisce una sorpresa, tuttavia, se non tanto le nostre stesse comunità ecclesiali ma la società in generale ha intense aspettative di educatori cattolici. Questo pone su di voi una responsabilità e vi offre un’opportunità. Un numero sempre maggiore di persone – in particolare di genitori – riconosce il bisogno di eccellenza nella formazione umana dei loro figli. Come Mater et Magistra, la Chiesa condivide la loro preoccupazione. Quando nulla aldilà dell’individuo è riconosciuto come definitivo, il criterio ultimo di giudizio diventa l’io e la soddisfazione dei desideri immediati dell’individuo. L’obiettività e la prospettiva, che derivano soltanto dal riconoscimento dell’essenziale dimensione trascendente della persona umana, possono andare perdute. All’interno di un simile orizzonte relativistico gli scopi dell’educazione vengono inevitabilmente ridotti. Lentamente si afferma un abbassamento dei livelli. Osserviamo oggi una certa timidezza di fronte alla categoria del bene e un’inconsulta caccia di novità in passerella come realizzazione della libertà. Siamo testimoni della convinzione che ogni esperienza sia di uguale valore e della riluttanza ad ammettere imperfezioni ed errori. E particolarmente inquietante è la riduzione della preziosa e delicata area dell’educazione sessuale alla gestione del "rischio", privo di ogni riferimento alla bellezza dell’amore coniugale.

Come possono rispondere gli educatori cristiani? Questi pericolosi sviluppi pongono in evidenza la particolare urgenza di ciò che potremmo chiamare "carità intellettuale". Questo aspetto della carità chiede all’educatore di riconoscere che la profonda responsabilità di condurre i giovani alla verità non è che un atto di amore. In verità, la dignità dell’educazione risiede nel promuovere la vera perfezione e la gioia di coloro che devono essere guidati. In pratica, la "carità intellettuale" sostiene l’essenziale unità della conoscenza contro la frammentazione che consegue quando la ragione è staccata dal perseguimento della verità. Ciò guida i giovani verso la profonda soddisfazione di esercitare la libertà in relazione alla verità, e ciò spinge a formulare la relazione tra la fede e i vari aspetti della vita familiare e civile. Una volta che la passione per la pienezza e l’unità della verità è stata risvegliata, i giovani sicuramente gusteranno la scoperta che la questione su ciò che essi possono conoscere li apre alla vasta avventura di ciò che essi dovrebbero fare. Qui essi sperimenteranno "in chi" e "in che cosa" è possibile sperare e saranno ispirati a recare il loro contributo alla società in un modo che genera speranza negli altri.

Cari amici, desidero concludere attirando l’attenzione specificamente sull’eminente importanza della vostra competenza e della vostra testimonianza all’interno delle nostre Università e Scuole cattoliche. Innanzitutto, consentitemi di ringraziarvi per la vostra dedizione e generosità. Conosco fin dai tempi in cui ero professore ed ho poi udito dai vostri Vescovi ed Officiali della Congregazione per l’Educazione Cattolica che la reputazione delle Istituzioni educative nel vostro Paese è largamente dovuta a voi ed ai vostri predecessori. I vostri disinteressati contributi – dalla ricerca esterna alla dedizione di coloro che lavorano all’interno degli Istituti scolastici – servono sia il vostro Paese che la Chiesa. Per questo vi esprimo la mia profonda gratitudine.

A proposito dei membri delle Facoltà nei Collegi universitari cattolici, desidero riaffermare il grande valore della libertà accademica. In virtù di questa libertà voi siete chiamati a cercare la verità ovunque l’attenta analisi dell’evidenza vi conduce. Tuttavia è anche il caso di ricordare che ogni appello al principio della libertà accademica per giustificare posizioni che contraddicono la fede e l’insegnamento della Chiesa ostacolerebbe o addirittura tradirebbe l’identità e la missione dell’Università, una missione che sta al cuore del munus docendi della Chiesa e non è in qualche modo autonoma o indipendente da essa.

Insegnanti ed amministratori, sia nelle Università che nelle Scuole, hanno il dovere e il privilegio di assicurare che gli studenti ricevano un’istruzione nella dottrina e nella pratica cattolica. Questo richiede che la testimonianza pubblica al modo d’essere di Cristo, come risulta dal Vangelo ed è proposto dal Magistero della Chiesa, modelli ogni aspetto della vita istituzionale sia all’interno che all’esterno delle aule scolastiche. Prendere la distanza da questa visione indebolisce l’identità cattolica e, lungi dal far avanzare la libertà, inevitabilmente conduce alla confusione sia morale che intellettuale e spirituale.

Desidero anche esprimere una particolare parola di incoraggiamento agli insegnanti di catechesi sia laici che religiosi, i quali si battono per assicurare che i giovani diventino quotidianamente più capaci di apprezzare il dono della fede. L’educazione religiosa è uno stimolante apostolato e ci sono molti segni di un desiderio tra i giovani di conoscere meglio la fede e di praticarla con determinazione. Se si vuole che questo risveglio cresca, è necessario che gli insegnanti abbiano una chiara e precisa comprensione della specifica natura e del ruolo dell’educazione cattolica. Essi devono anche essere pronti a guidare l’impegno posto dall’intera comunità scolastica nell’assistere i nostri giovani e le loro famiglie a sperimentare l’armonia tra fede, vita e cultura.

Qui desidero rivolgere uno speciale appello ai religiosi, alle religiose ed ai sacerdoti: non abbandonate l’apostolato scolastico; anzi, rinnovate la vostra dedizione alle scuole, specialmente a quelle che sono nelle aree più povere. Nei luoghi dove vi sono molte fallaci promesse che attraggono i giovani lontano dal sentiero della verità e della genuina libertà, la testimonianza dei consigli evangelici resa dalla persona consacrata è un dono insostituibile. Incoraggio i religiosi presenti a porre rinnovato entusiasmo nella promozione delle vocazioni. Sappiate che la vostra testimonianza in favore dell’ideale della consacrazione e della missione in mezzo ai giovani è una sorgente di grande ispirazione nella fede per loro e per le loro famiglie.

A voi tutti io dico: siate testimoni di speranza! Alimentate la vostra testimonianza con la preghiera. Rendete conto della speranza che caratterizza le vostre vite (cfr 1 Pt 3,15), vivendo la verità che voi proponete ai vostri studenti. Aiutateli a conoscere e ad amare quell’Uno che avete incontrato, la cui verità e bontà voi avete sperimentato con gioia. Con sant’Agostino diciamo: "Noi che parliamo e voi che ascoltate riconosciamoci come fedeli discepoli di un unico Maestro" (Serm., 23,2). Con questi sentimenti di comunione volentieri imparto a voi, ai vostri colleghi e studenti ed alle vostre famiglie l’Apostolica Benedizione.

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TOP  INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DI ALTRE RELIGIONI

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Sala "Rotunda" del Pope John Paul II Cultural Center di Washington, D.C.
Giovedì, 17 aprile 2008

Cari amici,

sono lieto di avere l'occasione di incontrarmi oggi con voi. Ringrazio il Vescovo Sklba per le sue parole di benvenuto e saluto cordialmente tutti voi qui convenuti in rappresentanza delle diverse religioni presenti negli Stati Uniti d'America. Molti di voi hanno gentilmente accettato l'invito a comporre le riflessioni contenute nel programma di oggi. Per le vostre profonde parole su come ognuna delle vostre tradizioni dà testimonianza alla pace, vi sono particolarmente grato. Grazie a voi tutti.

Questo Paese ha una lunga storia di collaborazione tra le diverse religioni, in molti campi della vita pubblica. Servizi di preghiera interreligiosa nel corso della festa nazionale del Ringraziamento, iniziative comuni in attività caritative, una voce condivisa su importanti questioni pubbliche: questi sono alcuni modi in cui i membri di diverse religioni si incontrano per migliorare la reciproca comprensione e promuovere il bene comune. Incoraggio tutti i gruppi religiosi in America a perseverare nella loro collaborazione ed arricchire così la vita pubblica con i valori spirituali che animano la vostra azione nel mondo.

Il luogo in cui siamo ora raccolti è stato fondato appositamente per la promozione di questo tipo di collaborazione. Infatti, il Pope John Paul II Cultural Center si propone di offrire una voce cristiana alla "ricerca umana di significato e di scopo nella vita" in un mondo di "comunità religiose, etniche e culturali diverse" (Mission Statement). Questa istituzione ci ricorda la convinzione di questa nazione che tutti gli uomini dovrebbero essere liberi di perseguire la felicità in un modo compatibile con la loro natura di creature dotate di ragione e di libera volontà.

Gli americani hanno sempre apprezzato la possibilità di render culto liberamente e in conformità con la loro coscienza. Alexis de Tocqueville, lo storico francese e osservatore delle cose americane, era affascinato da questo aspetto della Nazione. Egli ha sottolineato che questo è un paese in cui la religione e la libertà sono "intimamente legate" nel contribuire ad una democrazia stabile che favorisca le virtù sociali e la partecipazione alla vita comunitaria di tutti i suoi cittadini. Nelle aree urbane, è comune per le persone provenienti da entroterra culturali e religioni diverse impegnarsi ogni giorno l'uno accanto all'altro negli ambienti commerciali, sociali ed educativi. Oggi giovani cristiani, ebrei, musulmani, indù, buddisti, e bambini di tutte le religioni nelle aule di tutto il Paese siedono fianco a fianco imparando gli uni con gli altri e gli uni dagli altri. Questa diversità dà luogo a nuove sfide che suscitano una più profonda riflessione sui principi fondamentali di una società democratica. Possano altri prendere coraggio dalla vostra esperienza, rendendosi conto che una società unita può derivare da una pluralità di popoli – "E pluribus unum - da molti, uno" -, a condizione che tutti riconoscano la libertà religiosa come un diritto civile fondamentale (cfr Dignitatis humanae, 2).

Il compito di difendere la libertà religiosa non è mai completato. Nuove situazioni e nuove sfide invitano i cittadini e leader a riflettere su come le loro decisioni rispettino questo diritto umano fondamentale. Tutelare la libertà religiosa entro la norma della legge non garantisce che i popoli, in particolare le minoranze, siano risparmiate da ingiuste forme di discriminazione e di pregiudizio. Questo richiede uno sforzo costante da parte di tutti i membri della società al fine di garantire che ai cittadini sia offerta l'opportunità di esercitare il culto pacificamente e di trasmettere il loro patrimonio religioso ai loro figli.

La trasmissione delle tradizioni religiose alle generazioni che si succedono non solo aiuta a preservare un patrimonio, ma sostiene anche e alimenta nel presente la cultura che le circonda. Lo stesso vale per il dialogo tra le religioni; sia coloro che vi partecipano che la società ne traggono arricchimento. Nella misura in cui cresciamo nella comprensione gli uni degli altri, vediamo che condividiamo una stima per i valori etici, raggiungibili dalla ragione umana, che sono venerati da tutte le persone di buona volontà. Il mondo chiede insistentemente una comune testimonianza di questi valori. Invito pertanto tutte le persone religiose a considerare il dialogo non solo come un mezzo per rafforzare la comprensione reciproca, ma anche come un modo per servire in maniera più ampia la società. Testimoniando quelle verità morali che essi hanno in comune con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, i gruppi religiosi eserciteranno un influsso positivo sulla più ampia cultura e ispireranno i vicini, i colleghi di lavoro e i concittadini ad unirsi nel compito di rafforzare legami di solidarietà. Per usare le parole del Presidente Franklin Delano Roosevelt, "alla nostra terra non potrebbe oggi succedere cosa più grande di una rinascita dello spirito di fede".

Un esempio concreto del contributo che le comunità religiose possono offrire alla società civile sono le scuole confessionali. Queste istituzioni arricchiscono i bambini sia intellettualmente che spiritualmente. Guidati dai loro insegnanti a scoprire la dignità donata da Dio ad ogni essere umano, i giovani imparano a rispettare le credenze e le pratiche religiose altrui, aumentando la vita civile di una nazione.

Quale enorme responsabilità hanno i leaders religiosi! Essi devono permeare la società con un profondo timore e rispetto per la vita umana e la libertà; garantire che la dignità umana sia riconosciuta e apprezzata; facilitare la pace e la giustizia; insegnare ai bambini ciò che è giusto, buono e ragionevole!

Vi è un altro punto su cui desidero soffermarmi qui. Ho notato un crescente interesse tra i governi a sponsorizzare programmi destinati a promuovere il dialogo interreligioso e interculturale. Si tratta di lodevoli iniziative. Allo stesso tempo, la libertà religiosa, il dialogo interreligioso e la fede mirano a qualcosa di più di un consenso volto a individuare vie per attuare strategie concrete per far progredire la pace. L'obiettivo più ampio di dialogo è quello di scoprire la verità. Qual è l'origine e il destino del genere umano? Che cosa sono bene e male? Che cosa ci attende alla fine della nostra esistenza terrena? Solo affrontando queste questioni più profonde potremo costruire una solida base per la pace e la sicurezza della famiglia umana: "dove e quando l'uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende quasi naturalmente il cammino della pace" (Messaggio 2006 per la Giornata Mondiale della Pace, 3).

Viviamo in un'epoca nella quale queste domande sono troppo spesso messe ai margini. Tuttavia, esse non potranno mai essere cancellate dal cuore umano. Nel corso della storia, gli uomini e le donne hanno cercato di collegare la loro inquietudine con questo mondo che passa. Nella tradizione giudaico-cristiana, i Salmi sono pieni di queste espressioni: "In me languisce il mio spirito" (Sal 143,4; cfr Sal 6,7; 31,11; 32,4; 38,8; 77,3); "Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi?" (Sal 42,6). La risposta è sempre di fede: "Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio" (ibidem; cfr Sal 62,6). I leaders spirituali hanno un particolare dovere, e potremmo dire una speciale competenza, a porre in primo piano le domande più profonde alla coscienza umana, a risvegliare l'umanità davanti al mistero dell'esistenza umana, a fare spazio in un mondo frenetico alla riflessione e alla preghiera.

Messi di fronte a questi interrogativi più profondi riguardanti l'origine e il destino del genere umano, i cristiani propongono Gesù di Nazareth. Egli è – questa è la nostra fede - il Logos eterno, che si è fatto carne per riconciliare l'uomo con Dio e rivelare la ragione che sta alla base di tutte le cose. È Lui che noi portiamo nel forum del dialogo interreligioso. L'ardente desiderio di seguire le sue orme spinge i cristiani ad aprire le loro menti e i loro cuori al dialogo (cfr Lc 10, 25-37; Gv 4, 7-26).

Cari amici, nel nostro tentativo di scoprire i punti di comunanza, forse abbiamo evitato la responsabilità di discutere le nostre differenze con calma e chiarezza. Mentre uniamo sempre i nostri cuori e le menti nella ricerca della pace, dobbiamo anche ascoltare con attenzione la voce della verità. In questo modo, il nostro dialogo non si ferma ad individuare un insieme comune di valori, ma si spinge innanzi ad indagare il loro fondamento ultimo. Non abbiamo alcun motivo di temere, perché la verità ci svela il rapporto essenziale tra il mondo e Dio. Siamo in grado di percepire che la pace è un "dono celeste", che ci chiama a conformare la storia umana all’ordine divino. Sta qui la "verità della pace" (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2006).

Come abbiamo visto allora, il più importante obiettivo del dialogo interreligioso richiede una chiara esposizione delle nostre rispettive dottrine religiose. A questo proposito, collegi, università e centri di studio sono importanti luoghi per un sincero scambio di idee religiose. La Santa Sede, da parte sua, cerca di portare avanti questo importante lavoro attraverso il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, e varie Università Pontificie.

Cari amici, lasciate che il nostro sincero dialogo e la nostra cooperazione ispirino tutte le persone a meditare le domande più profonde circa la loro origine e il loro destino. Possano i seguaci di tutte le religioni stare uniti nel difendere e promuovere la vita e la libertà religiosa in tutto il mondo. Dedicandoci generosamente a questo sacro compito - attraverso il dialogo e innumerevoli piccoli atti di amore, di comprensione e compassione- possiamo essere strumenti di pace per l'intera famiglia umana. Pace a voi tutti!

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TOP  INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELLA COMUNITÀ EBRAICA

PAROLE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Sala "Rotunda" del Pope John Paul II Cultural Center di Washington, D.C.
Giovedì, 17 aprile 2008

Cari Amici,

estendo uno speciale saluto di pace alla comunità ebraica degli Stati Uniti e di tutto il mondo, mentre vi preparate a celebrare la festività annuale della Pesah. La mia visita in questo Paese coincide con questa festa, e mi permette di incontrarvi di persona e di assicurarvi la mia preghiera mentre fate memoria dei segni e dei prodigi che Dio ha operato per liberare il suo popolo eletto. A motivo della nostra comune eredità spirituale, ho il piacere di affidarvi questo messaggio come segno della nostra speranza che si fonda sull'Onnipotente e sulla sua misericordia.

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TOP  MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
ALLA COMUNITÀ EBRAICA
IN OCCASIONE DELLA FESTA DI PESAH

Alla Comunità Ebraica
sulla Festa di
Pesah

La visita negli Stati Uniti mi offre l’occasione per estendere un caloroso e cordiale saluto ai miei fratelli e sorelle ebrei in questo Paese e in tutto il mondo. Un saluto che è tanto più spiritualmente intenso a motivo dell’avvicinarsi della grande festa di Pesah. "Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne" (Esodo 12,14). Anche se la celebrazione cristiana della Pasqua differisce in vari aspetti dalla vostra celebrazione di Pesah, noi la comprendiamo e sperimentiamo in continuità con la narrazione biblica delle grandi opere che il Signore ha compiuto per il suo popolo.

In occasione della vostra più solenne celebrazione, mi sento a voi particolarmente vicino, proprio per ciò che "Nostra Aetate" invita i Cristiani a ricordare sempre: che cioè la Chiesa "ha ricevuto la rivelazione dell’Antico Testamento tramite quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia si è degnato di stringere l’Antica Alleanza e che si nutre dalla radice del buon ulivo su cui sono stati innestati i rami dell’oleastro dei Gentili" (n. 4). Nel rivolgermi a voi, desidero riaffermare l’insegnamento del Concilio Vaticano II sulle relazioni cattolico-ebraiche e reiterare l’impegno della Chiesa per il dialogo che nei trascorsi quarant’anni ha cambiato in modo fondamentale e migliorato i nostri rapporti.

A motivo di questa crescita nella fiducia e nell’amicizia, Cristiani ed Ebrei possono insieme sperimentare nella gioia il carattere profondamente spirituale della Pasqua, un memoriale di libertà e di redenzione. Ogni anno, quando ascoltiamo la storia della Pasqua noi ritorniamo alla notte benedetta della liberazione. Questo tempo santo dell’anno dovrebbe essere un richiamo per entrambe le comunità a perseguire la giustizia, la misericordia, la solidarietà verso lo straniero, la vedova e l’orfano, come comandò Mosè: "Ma ti ricorderai che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore tuo Dio; perciò ti comando di fare questa cosa" (Deuteronomio 24, 18).

Al Sèder della Pasqua voi richiamate i santi patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe e le sante donne di Israele, Sara, Rebecca, Rachele e Lia, l’inizio della lunga generazione di figli e figlie dell’Alleanza. Con il passare del tempo l’Alleanza assume un valore sempre più universale, quando la promessa fatta ad Abramo prende forma: "Io ti benedirò e renderò grande il tuo nome, e diventerai una benedizione.... In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra" (Genesi 12, 2-3). In effetti, secondo il profeta Isaia, la speranza della redenzione si estende all’intera umanità: "Verranno molti popoli e diranno: ‘venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri’" (Isaia 2, 3). In questo orizzonte escatologico viene offerta una reale prospettiva di fraternità universale sul cammino della giustizia e della pace, per preparare la via del Signore (cfr Isaia 62, 10).

Cristiani ed Ebrei condividono questa speranza; infatti, noi siamo, effettivamente, come affermano i profeti, "prigionieri della speranza" (Zaccaria 9, 12). Questo vincolo permette a noi Cristiani di celebrare al vostro fianco, anche se in un modo nostro specifico, la Pasqua della morte e della risurrezione di Cristo, che noi consideriamo inseparabile dal vostro, avendo Gesù stesso detto: "la salvezza viene dai Giudei" (Giovanni 4, 22). La nostra Pasqua e il vostro Pesah, sebbene distinti e differenti, ci uniscono nella comune speranza centrata su Dio e sulla Sua misericordia. Questo ci sprona a cooperare gli uni con gli altri e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per rendere migliore questo mondo per tutti, in attesa del compimento delle promesse di Dio.

Con rispetto e amicizia, chiedo, pertanto, alla Comunità ebraica di accettare i miei auguri di Pesah in uno spirito di apertura alle reali possibilità di cooperazione che vediamo davanti a noi, mentre contempliamo le urgenti necessità del nostro mondo e guardiamo con compassione alle sofferenze di milioni di nostri fratelli e sorelle ovunque. Naturalmente, la nostra condivisa speranza per la pace nel mondo abbraccia il Medio Oriente e la Terra Santa in particolare. Possa la memoria delle misericordie di Dio, che Ebrei e Cristiani celebrano in questo tempo di festa, ispirare tutti i responsabili per il futuro di quella Regione - dove gli eventi legati alla rivelazione di Dio avvennero realmente - a rinnovati sforzi e specialmente a nuovi atteggiamenti e ad una nuova purificazione dei cuori!

Nel mio cuore, ripeto con voi il salmo dell’Hallel pasquale, invocando abbondanti benedizioni divine su di voi:

"Celebrate il Signore perché è buono; perché eterna è la sua misericordia.
Dica Israele ‘eterna è la sua misericordia’...
Lo dica chi teme Dio ‘eterna è la sua misericordia’" (Salmo 118, 1-4).

Dal Vaticano, 14 aprile 2008

BENEDICTUS PP. XVI

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