VIAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI IN BRASILE
IN OCCASIONE DELLA
V CONFERENZA GENERALE
DELL'EPISCOPATO LATINOAMERICANO E DEI CARAIBI

Mercoledì 9 Maggio         Giovedì 10 Maggio         Venerdì 11 Maggio         Domenica 13 Maggio

RITAGLI   Sabato, 12 Maggio 2007   DOCUMENTI

Un abbraccio di gioia, tra il Papa e i bimbi brasiliani!

Incontro con le Suore Clarisse Incontro alla "Fazenda da Esperança"
Recita del Santo Rosario e incontro con i religiosi

.TOP  INCONTRO CON LE SUORE CLARISSE

SALUTO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Fazenda da Esperança, Guaratinguetá
Sabato, 12 maggio 2007

"Lodato sii, mio Signore, per tutte le tue creature"

Con questo saluto all’Onnipotente e Buon Signore, il santo Poverello di Assisi riconosceva la bontà unica di Dio Creatore e la tenerezza, la forza e la bellezza che soavemente si espandono in tutte le creature, rendendole specchio dell’onnipotenza del Creatore.

Questo nostro incontro, carissime sorelle Figlie di Santa Chiara, in questa "Fazenda da Esperança", vuol essere la manifestazione di un gesto di affetto del Successore di Pietro alle sorelle di Clausura e anche una serena manifestazione di amore che echeggia su queste colline e valli della Catena della Mantiqueira e si diffonde su tutta la terra: «Non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono. Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18,4-5). Da questo luogo le figlie di Santa Chiara proclamano: "Lodato sii, mio Signore, per tutte le tue creature!".

Dove la società non vede più alcun futuro o speranza, i cristiani sono chiamati ad annunziare la forza della Risurrezione: proprio qui, in questa "Fazenda da Esperança", dove risiedono tante persone, specie giovani, che cercano di superare il problema della droga, dell’alcool e della dipendenza dalle sostanze chimiche, si testimonia il Vangelo di Cristo in mezzo a una società consumistica lontana da Dio. Com’è diversa la prospettiva del Creatore nella sua opera! Le suore Clarisse e gli altri Religiosi di clausura - che, nella vita contemplativa, scrutano la grandezza di Dio e scoprono anche la bellezza della creature - possono, con l’autore sacro, contemplare lo stesso Dio, estasiato, ammirato dinanzi alla sua opera, alla sua creatura amata: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona!» (Gn 1,31).

Quando il peccato entrò nel mondo e, con esso, la morte, la creatura amata di Dio - pur ferita - non perse totalmente la sua bellezza: al contrario, ricevette un amore più grande: "Felice colpa, che meritò di avere un così grande Redentore!" - proclama la Chiesa nella notte misteriosa e chiara di Pasqua (Exultet). È il Cristo risuscitato che cura le ferite e salva i figli e le figlie di Dio, salva l’umanità dalla morte, dal peccato e dalla schiavitù delle passioni. La Pasqua di Cristo unisce cielo e terra. In questa "Fazenda da Esperança" si uniscono le preci delle Clarisse e il lavoro arduo della medicina e dell’ergoterapia per vincere le prigioni e rompere le catene delle droghe che fanno soffrire i figli amati di Dio.

Si ricompone così la bellezza delle creature che incanta e stupisce il loro Creatore. Questo è il Padre Onnipotente, l’unico la cui essenza è l’amore e la cui gloria è l’uomo vivente, come dice sant’Ireneo. Egli «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio» (Gv 3,16) per riprendere chi è caduto lungo il cammino, assalito e ferito dai ladri per la strada da Gerusalemme a Gerico. Sulle strade del mondo, Gesù "è la mano che il Padre tende ai peccatori; è il cammino per mezzo del quale giunge a noi la pace" (anafora eucaristica). Sì, qui scopriamo che la bellezza delle creatura e l’amore di Dio sono inseparabili. Francesco e Chiara di Assisi scoprono anche questo segreto e propongono ai loro amati figli e figlie una sola cosa, e molto semplice: vivere il Vangelo. Questa è la loro norma di condotta e la loro regola di vita. Chiara lo espresse molto bene, quando disse alle sue consorelle: "Abbiate tra di voi, figlie mie, lo stesso amore con il quale Cristo vi ha amato" (Testamento).

È in questo amore che Fra Hans le invitò ad essere le garanti di tutto il lavoro svolto nella "Fazenda da Esperança". Con la forza della preghiera silenziosa, con i digiuni e le penitenze, le figlie di santa Chiara vivono il comandamento dell’amore per Dio e per il prossimo, nel gesto supremo di amare fino all’estremo.

Ciò significa che non bisogna mai perdere la speranza! Da qui il nome di quest’opera di Fra Hans: "Fazenda da Esperança". Bisogna infatti edificare, costruire la speranza, tessendo la tela di una società che, nello stendere i fili della vita, perde il vero senso della speranza. Questa perdita - secondo san Paolo - è una maledizione che la persona umana impone a se stessa: «persone senza cuore» (cfr Rm 1,31).

Carissime Sorelle, siate coloro che proclamano che «la speranza non delude» (Rm 5,5). Il dolore del Crocifisso, che pervase l’anima di Maria ai piedi della Croce, consoli tanti cuori materni e paterni che piangono di dolore per i loro figli ancora tossicodipendenti. Annunziate col silenzio oblativo della preghiera, silenzio eloquente che il Padre ascolta; annunziate il messaggio dell’amore che vince il dolore, la droga e la morte. Annunziate Gesù Cristo, essere umano come noi, sofferente come noi, che prese su di sé i nostri peccati per liberarci da essi!

Fra poco inizieremo la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latino Americano e dei Caraibi, nel Santuario di Aparecida, così vicino alla "Fazenda da Esperança". Confido anche nelle vostre preghiere, affinché i nostri popoli abbiano vita in Gesù Cristo e tutti noi siamo suoi discepoli e missionari. Supplico Maria - la Madre Aparecida, la Vergine di Nazaret - che, nella sequela di Cristo, custodiva tutte le cose nel suo cuore, che vi custodisce nel silenzio fecondo della preghiera.

A tutte le Suore di clausura, specialmente alle Clarisse presenti in quest’Opera, va la mia benedizione con il mio affetto.

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.TOP  INCONTRO CON LA COMUNITÀ DI "FAZENDA DE ESPERANCA"

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Fazenda da Esperança, Guaratinguetá
Sabato, 12 maggio 2007

Carissimi amici e amiche!

Eccomi finalmente nella "Fazenda da Esperança"!

1. Saluto con particolare affetto Fra Hans Stapel, Fondatore dell’Opera Sociale "Nossa Senhora da Glória", conosciuta anche come "Fazenda da Esperança". Desidero innazitutto rallegrarmi con tutti voi per aver creduto nell’ideale di bene e di pace che questo posto significa.

A tutti voi che vi trovate in fase di ricupero, nonchè a coloro che si sono ristabiliti, ai volontari, alle famiglie, agli ex-ricoverati e ai benefattori di tutte le "fazendas" rappresentate in questa occasione per questo appuntamento con il Papa vorrei dire: Pace e Bene!

So che si sono riuniti qui i rappresentanti di diversi paesi, dove la "Fazenda da Esperança" possiede delle sedi. Siete venuti a vedere il Papa. Siete venuti per ascoltare e assimilare ciò egli desidera dirvi.

2. La Chiesa di oggi deve ravvivare in se stessa la coscienza del compito di riproporre al mondo la voce di Colui che disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Da parte sua, la missione del Papa è di rinnovare nei cuori questa luce che non si offusca, perchè vuole illuminare l’intimo delle anime che cercano il vero bene e la pace, che il mondo non può dare. Una luce come questa abbisogna solo di un cuore aperto agli aneliti divini. Dio non costringe, non opprime la libertà individuale; solo chiede l’apertura di quel sacrario della nostra coscienza attraverso cui passano tutte le aspirazioni più nobili, ma anche gli affetti e le passioni disordinati che offuscano il messaggio dell’Altissimo.

3. «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20). Sono parole divine che giungono al fondo dell’anima e che scuotono persino le sue radici più profonde.

In un certo momento della vita, Gesù viene e bussa, con tocchi soavi, nel profondo dei cuori ben disposti. Con voi, Egli lo ha fatto attraverso una persona amica o un sacerdote o, chissà, predispose una serie di coincidenze per farvi capire che siete oggetto della predilezione divina. Mediante l’istituzione che vi accoglie, il Signore vi ha reso possibile questa esperienza di ricupero fisico e spirituale di importanza vitale per voi e per i vostri familiari. A seguito di ciò, la società si attende che sappiate divulgare questo bene prezioso della salute fra gli amici ed i membri di tutta la comunità.

Voi dovete essere gli ambasciatori della speranza! Il Brasile possiede una statistica delle più rilevanti per ciò che riguarda la dipendenza chimica delle droghe e degli stupefacenti. E l’America Latina non resta indietro. Perciò dico agli spacciatori che riflettano sul male che stanno facendo a una moltitudine di giovani e di adulti di tutti gli strati sociali: Dio chiederà loro conto di ciò che hanno fatto. La dignità umana non può essere calpestata in questo modo. Il male provocato riceve la medesima riprovazione che Gesù espresse per coloro che scandalizzavano i "più piccoli", i preferiti di Dio (cfr Mt 18,7-10).

4. A mezzo di una terapia, che include l’assistenza medica, psicologica e pedagogica, ma anche molta preghiera, lavoro manuale e disciplina, sono già numerose le persone, soprattutto giovani, che sono riuscite a liberarsi dalla dipendenza chimica e dall’alcool e a ricuperare il senso della vita.

Desidero manifestare il mio apprezzamento per quest’Opera, che ha come fondamento spirituale il carisma di San Francesco e la spiritualità del Movimento dei Focolari.

Il reinserimento nella società costituisce, senza dubbio, una dimostrazione dell’efficacia della vostra iniziativa. Però, ciò che più desta l’attenzione, e conferma la validità del lavoro, sono le conversioni, il ritrovamento di Dio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa. Non basta curare il corpo, bisogna ornare l’anima con i più preziosi doni divini acquisiti col Battesimo.

Ringraziamo Iddio per aver voluto porre tante anime sulla strada di una speranza rinnovata, con l’aiuto del Sacramento del perdono e della celebrazione dell’Eucaristia.

5. Cari amici, non posso lasciarmi sfuggire questa opportunità di ringraziare pure tutti coloro che collaborano materialmente e spiritualmente per dare continuità all’Opera Sociale Nossa Senhora da Glória. Che Dio benedica Fra Hans Stapel e Nelson Giovanelli Ros per aver accolto l’invito suo a dedicare a voi la loro vita. Il Signore benedica anche tutti coloro che lavorano in quest’Opera: i consacrati e le consacrate, i volontari e le volontarie. Una benedizione speciale va pure a tutte le persone amiche che la sostengono: autorità, gruppi di appoggio e tutti coloro che amano Cristo presente in questi suoi figli prediletti.

Il mio pensiero va ora a molte altre istituzioni di tutto il mondo che lavorano per restituire la vita, e una vita nuova, a questi nostri fratelli presenti nella nostra società, e che Dio ama con un amore preferenziale. Penso pure ai molti gruppi degli Alcoolisti Anonimi e dei Tossicodipendenti Anonimi, e alla Pastorale della Sobrietà che già lavora in molte comunità, fornendo i suoi generosi aiuti in favore della vita.

6. La prossimità del Santuario di Aparecida ci assicura che la "Fazenda da Esperança" nacque sotto la benedizione ed il suo sguardo materno. Da molto tempo chiedo alla Madre, Regina e Patrona del Brasile, che stenda il suo mantello protettore su coloro che parteciperanno alla V Conferenza Generale dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi. La vostra presenza qui assicura un considerevole aiuto per il successo di questa grande Assemblea; deponete le vostre preghiere, i sacrifici e le rinunzie sull’altare della Cappella, sicuri che, nel Santo Sacrificio dell’Altare, queste offerte saliranno al cieli come soave profumo al cospetto dell’Altissimo. Conto sul vostro aiuto. Che San Fra Galvão e Santa Crescenza veglino e proteggano ognuno di voi. Tutti benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

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I RELIGIOSI, LE RELIGIOSE, I SEMINARISTI E I DIACONI

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Basilica del Santuario dell’Aparecida
Sabato, 12 maggio 2007

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
Amati religiosi e voi tutti che, stimolati dalla voce di Gesù Cristo, lo avete seguito per amore,
Carissimi seminaristi, che vi state preparando per il ministero sacerdotale,
Cari rappresentanti dei Movimenti ecclesiali e tutti voi laici che portate la forza del Vangelo nel mondo del lavoro e della cultura, in seno alle famiglie,
così come nelle vostre parrocchie!

1. Come gli Apostoli, insieme a Maria, «salirono alla stanza superiore» e lì, «uniti dallo stesso sentimento, si dedicavano assiduamente alla preghiera» (cfr At 1,13-14), così anche noi quest’oggi ci siamo radunati qui nel Santuario di Nostra Signora della Concezione Aparecida, che in questa ora è per noi «la stanza superiore» dove Maria, Madre del Signore, si trova in mezzo a noi. Oggi è Lei che guida la nostra meditazione; è Lei che ci insegna a pregare. È Lei che ci addita il modo di aprire le nostre menti ed i nostri cuori alla potenza dello Spirito Santo, che viene per essere trasmesso al mondo intero.

Abbiamo appena recitato il Rosario. Attraverso i suoi cicli meditativi, il divino Consolatore vuole introdurci nella conoscenza del Cristo che sgorga dalla fonte limpida del testo evangelico. Dal canto suo, la Chiesa del terzo millennio si propone di offrire ai cristiani la capacità di «conoscere – secondo le parole di San Paolo – il mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2,2-3). Maria Santissima, la Vergine pura e senza macchia, è per noi scuola di fede destinata a guidarci e a darci forza sul sentiero che porta incontro al Creatore del Cielo e della Terra. Il Papa è venuto ad Aparecida con viva gioia per dirvi innanzitutto: «Rimanete alla scuola di Maria». Ispiratevi ai suoi insegnamenti, cercate di accogliere e di conservare nel cuore le luci che Lei, per mandato divino, vi invia dall’alto.

Com’è bello stare qui riuniti nel nome di Cristo, nella fede, nella fraternità, nella gioia, nella pace e «nella preghiera con Maria, la Madre di Gesù» (At 1,14). Come è bello, carissimi Presbiteri, Diaconi, Consacrati e Consacrate, Seminaristi e Famiglie cristiane, essere qui nel Santuario Nazionale di Nostra Signora della Concezione Aparecida, che è Dimora di Dio, Casa di Maria e Casa dei Fratelli, e che in questi giorni si trasforma anche in Sede della V Conferenza Episcopale Latinoamericana e dei Caraibi. Come è bello essere qui in questa Basilica Mariana verso la quale, in questo tempo, convergono gli sguardi e le speranze del mondo cristiano, in modo speciale dell’America Latina e dei Caraibi!

2. Sono felice di essere qui con voi, in mezzo a voi! Il Papa vi ama! Il Papa vi saluta affettuosamente! Prega per voi! E implora dal Signore le più preziose benedizioni sui Movimenti, sulle Associazioni e sulle nuove realtà ecclesiali, espressione viva della perenne giovinezza della Chiesa! Siate veramente benedetti! Da qui rivolgo il mio saluto veramente affettuoso a voi, Famiglie, qui radunate in rappresentanza di tutte le carissime Famiglie cristiane presenti nel mondo intero. Mi rallegro in modo specialissimo con voi e vi do il mio abbraccio di pace.

Ringrazio per l’accoglienza e per l’ospitalità del Popolo brasiliano. Da quanto sono arrivato sono stato ricevuto con molto affetto! Le varie manifestazioni di apprezzamento ed i saluti dimostrano quanto voi vogliate bene, stimiate e rispettiate il Successore dell’apostolo Pietro. Il mio Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha menzionato diverse volte la vostra simpatia e lo spirito di accoglienza fraterna. Egli aveva pienamente ragione!

3. Saluto i cari sacerdoti qui presenti, mentre penso e prego per tutti i sacerdoti sparsi in tutto il mondo, in modo particolare in America Latina e nei Caraibi, tra questi anche i sacerdoti Fidei donum. Quante sfide, quante situazioni difficili affrontate, quanta generosità, quanta abnegazione, sacrifici e rinunce! La fedeltà nell’esercizio del ministero e nella vita di preghiera, la ricerca della santità, la donazione totale a Dio nel servizio ai fratelli e alle sorelle, spendendo le vostre vite ed energie, promovendo la giustizia, la fraternità, la solidarietà e la condivisione – tutto ciò parla fortemente al mio cuore di Pastore. La testimonianza di un sacerdozio vissuto bene nobilita la Chiesa, suscita ammirazione nei fedeli, è fonte di benedizioni per la Comunità, è la migliore promozione vocazionale, il più autentico invito perché anche altri giovani rispondano positivamente agli appelli del Signore. È la vera collaborazione in vista della costruzione del Regno di Dio!

Vi ringrazio sinceramente e vi esorto a continuare a vivere in maniera degna la vocazione che avete ricevuto. Che il fervore missionario, la passione per un’evangelizzazione sempre più aggiornata, lo spirito apostolico autentico e lo zelo per le anime siano sempre presenti nelle vostre vite! Il mio affetto, le mie preghiere e i miei ringraziamenti vanno anche ai sacerdoti anziani ed infermi. La vostra conformazione al Cristo Sofferente e Risorto costituisce l’apostolato più fecondo! Molte grazie!

4. Carissimi Diaconi e Seminaristi, anche a voi che occupate un luogo speciale nel cuore del Papa, un saluto molto fraterno e cordiale. La giovialità, l’entusiasmo, l’idealismo, l’incoraggiamento per affrontare con audacia le nuove sfide rinnovano la disponibilità del Popolo di Dio, rendono i fedeli più dinamici e portano la Comunità a crescere, a progredire, ad essere più fiduciosa, gioiosa ed ottimista. Ringrazio per la testimonianza che offrite, collaborando con i vostri Vescovi nelle attività pastorali delle diocesi. Abbiate sempre di fronte agli occhi la figura di Gesù, il Buon Pastore, che «non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto di molti» (Mt 20,28). Siate come i primi diaconi della Chiesa: uomini di buona reputazione, colmi dello Spirito Santo, di saggezza e di fede (cfr At 6,3-5). E voi, Seminaristi, rendete grazie a Dio per la chiamata che Lui vi rivolge. Ricordatevi che il Seminario è la «culla della vostra vocazione e la palestra della prima esperienza di comunione» (Direttorio per il Ministero e la Vita dei Presbiteri, n. 32). Prego perché siate, con l’aiuto di Dio, sacerdoti santi, fedeli e felici di servire la Chiesa!

5. Rivolgo ora il mio sguardo e la mia attenzione a voi, amatissimi Consacrati e Consacrate, qui riuniti nel Santuario della Madre, Regina e Patrona del Popolo Brasiliano, ed anche sparsi in tutte le parti del mondo.

Voi, religiosi e religiose, siete un’offerta, un regalo, un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore. Rendo grazie a Dio per la vostra vita e per la testimonianza che date al mondo di un amore fedele a Dio ed ai fratelli. Questo amore senza riserve, totale, definitivo, incondizionato ed appassionato si manifesta nel silenzio, nella contemplazione, nella preghiera e nelle attività più diversificate che svolgete, nelle vostre famiglie religiose, a favore dell’umanità e principalmente dei più poveri ed abbandonati. Tutto questo suscita nel cuore dei giovani il desiderio di seguire più da vicino e radicalmente Cristo Signore ed offrire la vita per rendere testimonianza agli uomini e donne del nostro tempo del fatto che Dio è Amore e che vale la pena lasciarsi conquistare e affascinare per dedicarsi esclusivamente a Lui (cfr Esort. ap. Vita consecrata, 15).

La vita religiosa in Brasile è stata sempre significativa ed ha avuto un ruolo importante nell’opera dell’evangelizzazione, sin dagli inizi della colonizzazione. Soltanto ieri, ho avuto il grande piacere di presiedere la Concelebrazione Eucaristica nella quale è stato canonizzato Sant’Antonio di Sant’Anna Galvão, presbitero e religioso francescano, primo Santo nato in Brasile. Accanto a lui, un’altra ammirevole testimonianza di persona consacrata è Santa Paulina, fondatrice delle Piccole Suore dell’Immacolata Concezione. Avrei molti altri esempi da citare. Che essi, tutti insieme, vi servano di stimolo per vivere una consacrazione totale. Dio vi benedica!

6. Oggi, alla vigilia dell’apertura della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, che avrò il piacere di presiedere, sento il desiderio di dire a tutti voi com’è importante il senso della nostra appartenenza alla Chiesa, che porta i cristiani a crescere ed a maturare come fratelli, figli dello stesso Dio e Padre. Carissimi uomini e donne dell’America Latina, so che avete una grande sete di Dio. So che seguite quel Gesù, che disse: «Nessuno viene al Padre, se non per mezzo di me» (Gv 14,6). Il Papa vuole perciò dire a tutti voi: La Chiesa è la nostra Casa! Questa è la nostra Casa! Nella Chiesa cattolica troviamo tutto ciò che è buono, tutto ciò che è motivo di sicurezza e di sollievo! Colui che accetta Cristo, «Cammino, Verità e Vita» nella sua totalità, si assicura la pace e la felicità, in questa vita e nell’altra! Per questo, il Papa è venuto qui per pregare e confessare con voi tutti: Vale la pena essere fedeli, vale la pena perseverare nella propria fede! La coerenza nella fede richiede, però, anche una solida formazione dottrinale e spirituale, contribuendo così alla costruzione di una società più giusta, più umana e cristiana. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, anche nella sua versione più ridotta, pubblicata sotto il titolo di Compendio, sarà di aiuto per avere chiare nozioni circa la nostra fede. Chiediamo fin d’ora che la venuta dello Spirito Santo sia per tutti quanti come una nuova Pentecoste, affinché illumini con la luce che scende dall’Alto i nostri cuori e la nostra fede.

7. È con grande speranza che mi rivolgo a voi tutti che vi trovate all’interno di questa maestosa Basilica, o che hanno partecipato al Santo Rosario stando all’esterno, per invitarvi a diventare profondamente missionari e a portare la Buona Novella del Vangelo a tutti i punti cardinali dell’America Latina e del mondo.

Chiediamo alla Madre di Dio, Nostra Signora della Concezione Aparecida, che protegga la vita di tutti i cristiani. Lei, che è la Stella dell’Evangelizzazione, guidi i nostri passi sul cammino verso il Regno celeste:

«Madre nostra, proteggi la famiglia brasiliana e latinoamericana!

Custodisci sotto il tuo mantello protettore i figli di questa amata Patria che ci accoglie,

Tu che sei l’Avvocata presso il tuo Figlio Gesù,
da’ al Popolo Brasiliano pace costante e prosperità completa,

Infondi nei nostri fratelli di tutta la geografia latinoamericana un vero ardore missionario,
propagatore di fede e di speranza,

Fa’ che il tuo grido risuonato a Fatima per la conversione dei peccatori
diventi realtà e trasformi la vita della nostra società,

e Tu che, dal Santuario di Guadalupe, intercedi per il popolo del Continente della Speranza,
benedici le sue terre ed i suoi focolari,

Amen».

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