VISITA PASTORALE
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A
LORETO
IN OCCASIONE DELL'"AGORÀ DEI GIOVANI ITALIANI"

Domenica 2 Settembre

RITAGLI   Sabato, 1 Settembre 2007   DOCUMENTI

Papa Benedetto, al suo arrivo a Loreto!

Ecco tanti "cuori" in attesa del Papa...

Un saluto pieno di allegria!

Il Papa pronto a rispondere alle domande...
Veglia di preghiera con i giovani Discorso del Santo Padre
Preghiera nel Santuario lauretano Ringraziamento ai Cappuccini e alle Monache

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TOP   .VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI

Piana di Montorso
Sabato, 1° settembre 2007

RISPOSTE DEL SANTO PADRE ALLE DOMANDE
DEI GIOVANI PARTECIPANTI ALLA VEGLIA

Il saluto dei giovani italiani a Benedetto XVI, alla veglia di Montorso, è stato pronunciato da Luca Romani:

Padre Santo, a nome di tutti i giovani che sono qui, la ringrazio di cuore per il dono della sua presenza tra noi. Sentiamo che, attraverso la sua persona ed il suo volto sorridente, Dio ci viene incontro per comunicarci il suo amore di Padre. Il suo stare con noi, Santità, rappresenta anche un importante segno dell’attenzione della Chiesa nei confronti di noi giovani. Da mesi attendiamo la gioia di questo incontro. Abbiamo accolto l’invito dei nostri vescovi e ci siamo preparati, durante tutto l’anno che è trascorso, a vivere questo momento. Ci siamo impegnati ad ascoltare i nostri coetanei, ad andare loro incontro per far toccare con mano una Chiesa vicina, attenta, «sim-patica». Stasera li portiamo tutti nel cuore, gli adolescenti e i giovani che non sono qui e che la comunità cristiana fatica ad incontrare: del resto sono amici, colleghi, compagni di viaggio, non diversi da noi. Facciamo nostri i loro dubbi, le loro domande, le loro attese... e li presentiamo a lei: siamo sicuri che le sue parole saranno per tutti un faro nel mare grande della vita. Padre Santo, spesso il mondo ci disorienta e rende difficile cogliere il significato autentico della vita. A ciò si aggiungono le situazioni di marginalità e precarietà, che molti di noi sono costretti a vivere. Chi si sente poco aiutato e poco amato cade spesso in atteggiamenti di cinico adattamento, di rassegnazione o di ribellione, oggi più silenziosa che in passato, ma proprio per questo più distruttiva per la persona. In un’Italia sempre più anziana, noi giovani contiamo sempre di meno e facciamo le spese di una società ripiegata su se stessa, povera di ideali e di grandi aspirazioni, chiusa nella sua ricerca del benessere. Noi sappiamo che solo Cristo Risorto è luce per il mondo; desideriamo rendere testimonianza personale e comunitaria dell’amore del Signore; vogliamo mettere Dio al centro della nostra esistenza. Sperimentiamo però la fatica di essere fedeli a questi desideri e alla vocazione del nostro battesimo. Vediamo che è difficile portare il respiro nuovo del Vangelo nel tempo in cui viviamo. Padre Santo, siamo qui perché vogliamo impegnarci a dare un volto concreto alla speranza. Molte volte il mondo giovanile è descritto come indifferente e superficiale. Stasera lo diciamo a tutti: non è così! Vogliamo davvero essere protagonisti attivi nella società, nella famiglia, nella scuola, sul lavoro e nella comunità cristiana. Come lei ci ha chiesto, vogliamo continuare a «sviluppare le nostre capacità, non solo per diventare più competitivi e produttivi», ma per essere «testimoni della carità». Essere qui a Loreto, all’ombra della Casa di Maria e sotto il suo sguardo di Madre, ci incoraggia ad assumere questo impegno, a dire in fretta, senza aspettare domani, un «sì» incondizionato a Dio, che affida a noi – proprio a noi! – il progetto del suo Regno, come si è affidato un tempo alla piccola ragazza di Nazaret. A lei, Padre Santo, chiediamo di accompagnarci in questo cammino con la sua parola, la sua amicizia, la sua santa benedizione di Padre.

Testimonianza dei giovani Piero Tisti e Giovanna Di Mucci da Bari:

Siamo Giovanna e Piero, abbiamo ventisette anni e veniamo da Bari.
Giovanna: io sono una giovane assistente sociale. Lavoro con gli anziani e collaboro con la Caritas diocesana di Bari-Bitonto dove sono impegnata come volontaria in un Centro di accoglienza per immigrati.
Piero: io sono un giovane ingegnere. Mi sono laureato con non poche difficoltà: della mia scuola media solo in tre siamo andati al liceo e solo io ho frequentato l’università. Sarò disoccupato ancora per pochi giorni ma comunque sarò costretto a trasferirmi a Roma per lavorare, come la maggior parte dei miei coetanei.
Giovanna: veniamo entrambi dal quartiere San Paolo, della periferia di Bari. Un quartiere con strade buie, zone isolate e palazzi alti che soffocano la nostra gioia di vivere. Ci sentiamo gli scarti dei processi di globalizzazione: molti vanno via, chi resta lotta, spesso solo, contro le ingiustizie che uccidono i nostri sogni. Eppure queste periferie sono i quartieri demograficamente più giovani delle nostre città. È difficile spiegare il rispetto delle cose degli altri se quelle stesse cose non si hanno o sono negate. Lo stesso vale per i rapporti con le persone: carenze di attenzione, di piccoli gesti d’amore, di affetto familiare portano frequentemente ad atteggiamenti di chiusura, di ostilità.
Piero: è il caso di Giovanni. Non conosce suo padre perché è in carcere da anni. Sua madre si è rifatta una vita e lui è cresciuto per strada. Rubava per sopravvivere. Alcuni dei suoi amici, mentre erano al solito bar, sono stati uccisi durante una sparatoria. Poteva esserci anche lui. Oggi Giovanni vive al nord e lavora come carpentiere. Ha scoperto il valore dell’onestà, anche attraverso il suo rapporto con Gesù. Ma conserva il sogno di tornare a lavorare nella sua terra d’origine.
Giovanna: purtroppo tante storie sono lontane da una soluzione a lieto fine. Come nel caso di Anna. Lei, come molte sue coetanee della zona, ha abbandonato la scuola subito dopo le medie. È scappata di casa con Marco, un ragazzo senza lavoro che vive di piccoli furti. Hanno avuto un figlio. Marco entra ed esce di prigione. Anna è sempre a casa che lo aspetta e in fondo condivide con lui una vita da «reclusa». Tutti e due hanno rinunciato ai loro sogni, ambizioni e prospettive di una vita diversa.
Piero: Giovanni, Salvatore, Vito, Antonello: sono amici, assassinati a sangue freddo per futili motivi e uccisi in parte anche dall’indifferenza del quartiere in cui vivevano. Ora è come se ci chiedessero di mettere le ali ai loro sorrisi e di dare una speranza ai loro cuori. Ci vogliamo provare, Santo Padre, e chiediamo di non restare soli.

Domanda:

"A molti di noi giovani di periferia manca un centro, un luogo o persone capaci di dare identità. Siamo spesso senza storia, senza prospettive e perciò senza futuro. Sembra che ciò che aspettiamo veramente non capiti mai. Di qui l'esperienza della solitudine e, a volte, selle dipendenze. Santità, c'è qualcuno o qualcosa per cui possiamo diventare importanti? Com'è possibile sperare, quando la realtà nega ogni sogno di felicità, ogni progetto di vita?".

Risposta del Santo Padre:

Grazie per questa domanda e per la presentazione molto realistica della situazione. Circa le periferie di questo mondo con grandi problemi non è adesso facile rispondere e non vogliamo vivere in un facile ottimismo, ma, d’altra parte, dobbiamo avere coraggio e andare avanti. Così anticiperei la sostanza della mia risposta: "Sì c’è speranza anche oggi, ciascuno di voi è importante, perché ognuno è conosciuto e voluto da Dio  e per ognuno Dio ha un suo progetto. Dobbiamo scoprirlo e corrispondervi, perché sia possibile, nonostante queste situazioni di precarietà e di marginalità, realizzare il progetto di Dio su di noi. Ma, per andare ai dettagli, Lei ci ha presentato realisticamente la situazione di una società: nelle periferie sembra difficile andare avanti, cambiare il mondo per il meglio. Tutto sembra concentrato nei grandi centri del potere economico e politico, le grandi burocrazie dominano e chi si trova nelle periferie realmente sembra essere escluso da questa vita. Allora un aspetto di questa situazione di emarginazione di tanti è che le grandi cellule della vita della società, che possono costruire centri anche nella periferia, sono frantumate: la famiglia, che dovrebbe essere il luogo dell’incontro delle generazioni - dal bisnonno fino al nipote - dovrebbe essere un luogo dove si incontrano non solo le generazioni, ma dove si impara a vivere, si imparano le virtù essenziali per vivere, è frantumata, è in pericolo. Tanto più noi dobbiamo fare il possibile perché la famiglia sia viva, sia anche oggi la cellula vitale, il centro nella periferia. Così anche la parrocchia, la cellula vivente della Chiesa, deve essere realmente un luogo di ispirazione e di vita e di solidarietà che aiuta a costruire insieme i centri nella periferia. E, devo qui dire, si parla spesso nella Chiesa di periferia e di centro, che sarebbe Roma, ma in realtà nella Chiesa non c’è periferia, perché dove c’è Cristo, lì c’è tutto il centro. Dove si celebra l’Eucaristia, dove c’è il Tabernacolo, c’è Cristo e quindi lì è il centro e dobbiamo fare di tutto perché questi centri vivi siano efficaci, presenti e siano realmente una forza che si oppone a questa emarginazione. La Chiesa viva, la Chiesa delle piccole comunità, la Chiesa parrocchiale, i movimenti dovrebbero formare altrettanti centri nella periferia e così aiutare a superare le difficoltà che la grande politica ovviamente non supera e dobbiamo nello stesso tempo anche pensare che nonostante le grandi concentrazioni di potere, proprio la società di oggi ha bisogno della solidarietà, del senso della legalità, dell’iniziativa e della creatività di tutti. So che è più facile dirlo che realizzarlo, ma vedo qui persone che si impegnano perché crescano anche nelle periferie centri, cresca la speranza, e quindi mi sembra che dobbiamo prendere proprio nelle periferie l’iniziativa, bisogna che la Chiesa sia presente che il centro del mondo Cristo sia presente. Abbiamo visto e vediamo oggi nel Vangelo che per Dio non ci sono periferie. La Terra Santa, nel vasto contesto dell’Impero Romano, era periferia; Nazareth  era periferia, una città sconosciuta. E tuttavia proprio quella realtà era, di fatto, il centro che ha cambiato il mondo! E così anche noi dobbiamo formare dei centri di fede, di speranza, di amore e di solidarietà, di senso della giustizia e della legalità, di cooperazione. Solo così può sopravvivere la società moderna. Ha bisogno di questo coraggio, di creare centri, anche se ovviamente non sembra esistere speranza. A questa disperazione dobbiamo opporci, dobbiamo collaborare con grande solidarietà e fare quanto ci è possibile perché cresca la speranza, perché gli uomini possano collaborare e vivere. Il mondo, lo vediamo, deve essere cambiato, ma è proprio la missione della gioventù di cambiarlo! Non lo possiamo fare solo con le nostre forze, ma in comunione di fede e di cammino. In comunione con Maria, con tutti i Santi, in comunione con Cristo possiamo fare qualcosa di essenziale e vi incoraggio e vi invito ad avere fiducia in Cristo, ad avere fiducia in Dio. Stare nella grande compagnia dei Santi e andare avanti con loro può cambiare il mondo, creando centri nella periferia, perché essa realmente diventi visibile e così diventi realistica la speranza di tutti e ognuno possa dire:"Io sono importante nella totalità della Storia. Il Signore ci aiuterà". Grazie.

Testimonianza della giovane Sara Simonetta da Genova:

Mi chiamo Sara, ho 24 anni e vengo da Genova; lavoro da circa due anni in un negozio di articoli sportivi e vivo con la mia famiglia alla periferia della città, nel quartiere di Begato, da molti considerato un quartiere a rischio; sto lì da quando sono nata, e mio padre e mia madre, dopo una vita di lavoro e sacrifici, sono riusciti finalmente ad acquistare una casa. Con la mia famiglia ho sempre frequentato la parrocchia e l'Azione cattolica. Ho sperimentato la fatica di essere bambini, adolescenti e giovani in un posto dove ben pochi si interessano concretamente di te, degli spazi di cui hai bisogno per giocare, studiare, stare con gli amici, e in cui spesso ci si sente abbandonati e tagliati fuori. Nel gruppo parrocchiale mi sono ritrovata molto presto a fare l'educatrice dei più piccoli di me, ragazzi e ragazze del quartiere con le storie più diverse, ma spesso uniti proprio dalla condivisione di quel senso di abbandono che anche io, nonostante avessi una bella famiglia e molti amici, spesso sperimentavo. Avevo sette anni, quando con mamma, papà e mio fratello abbiamo notato un bimbo più o meno della mia età sempre solo e mal vestito, che girava tutto il giorno per la strada nel quartiere come sperduto. I miei genitori si sono interessati alla sua situazione e lui si è affezionato a noi e ci ha presi sempre più in simpatia. Da qui la decisione di prenderlo in affido, d'accordo con i servizi sociali. Andrea ed io siamo cresciuti insieme. Ho sperimentato cosa vuol dire "essere il prossimo" di qualcuno. E quanto sia difficile sentirsi un po' sconfitti, perché anche Andrea, nonostante l'opportunità di una nuova famiglia, si è convinto che «se nasci sfortunato, morirai sfortunato». E così la pensano moltissimi dei miei amici con cui sono cresciuta. È come se un grande e pesante silenzio, di rassegnazione, ci avvolgesse tutti. Penso alle decine di ragazzine appena adolescenti che girano per strada vestite poco o nulla e che spesso si ritrovano incinte prima ancora di aver capito cosa questo significhi. Penso ai frequenti atti vandalici e di stupido bullismo che persone anche a me vicine compiono la notte per riempire i loro vuoti. Mi accorgo che quel silenzio è in realtà pieno di grida di aiuto soffocate, che nessuno sa o vuole ascoltare. Un silenzio, Santo Padre, che interroga anche la mia fede, perché non sempre è semplice parlare di Dio in queste situazioni. Questo grido silenzioso non è solo di Begato, ma anche di altre zone di Genova, tocca tantissimi altri giovani, anche con meno problemi economici e sociali di noi. In negozio, sul lavoro, in tanti luoghi mi accorgo come questo tipo di solitudine non appartenga solo alla periferia della mia città, ma sia una specie di "periferia della vita".

Domanda:

"Io credo nel Dio che ha toccato il mio cuore, ma sono tante le insicurezze, le domande, le paure che porto dentro. Non è facile parlare di Dio con i miei amici; molti di loro vedono la Chiesa come una realtà che giudica i giovani, che si oppone ai loro desideri di felicità e di amore. Di fronte a questo rifiuto avverto tutta la mia solitudine di uomo e vorrei sentire la vicinanza di Dio. Santità, in questo silenzio dov'è Dio?".

Risposta del Santo Padre:

Sì, tutti noi anche se credenti conosciamo il silenzio di Dio. Nel Salmo che abbiamo adesso recitato c’è questo grido quasi disperato: "Parla Dio, non ti nascondere!" e poco fa è stato pubblicato un libro con le esperienze spirituali di Madre Teresa e quanto sapevamo già si mostra ancora più apertamente: con tutta la sua carità, la sua forza di fede, Madre Teresa soffriva del silenzio di Dio. Da una parte, dobbiamo sopportare questo silenzio di Dio anche per potere capire i nostri fratelli che non conoscono Dio. Dall’altra, con il Salmo possiamo sempre di nuovo gridare a Dio: " Parla, mostrati!". E senza dubbio nella nostra vita , se il cuore è aperto, possiamo trovare i grandi momenti nei quali realmente la presenza di Dio diventa sensibile anche per noi. Mi ricordo in questo momento di una piccola storia che Giovanni Paolo II ha raccontato negli Esercizi da lui predicati in Vaticano quando non era ancora Papa. Ha raccontato che dopo la guerra è stato visitato da un ufficiale russo che era scienziato, il quale gli ha detto da scienziato: " Sono sicuro che Dio non esiste. Ma se mi trovo in montagna, davanti alla sua maestosa bellezza, davanti alla sua grandezza, sono ugualmente sicuro che il Creatore esiste e che Dio esiste". La bellezza della Creazione è una delle fonti dove realmente possiamo toccare la bellezza di Dio, possiamo vedere che il Creatore esiste ed è buono, che è vero quanto la Sacra Scrittura dice nel racconto della Creazione, che cioè Dio ha pensato e fatto con il suo cuore, con la sua volontà, con la sua ragione questo mondo e lo ha trovato buono. Anche noi dobbiamo essere buoni, per avere il cuore aperto a percepire la vera presenza di Dio. Poi sentendo la Parola di Dio nelle grandi celebrazioni liturgiche, nelle feste della fede, nella grande musica della fede, sentiamo questa presenza. Mi ricordo in questo momento di un’altra piccola storia che mi ha raccontato poco tempo fa un vescovo in visita "ad limina": c’era una donna non cristiana molto intelligente che cominciava a sentire la grande musica di Bach, Haendel, Mozart. Era affascinata e un giorno ha detto: "Devo trovare la fonte da dove poteva venire questa bellezza", e la donna si è convertita al Cristianesimo, alla fede cattolica., perché aveva trovato che questa bellezza ha una fonte, e la fonte è la presenza di Cristo nei cuori, è la rivelazione di Cristo in questo mondo. Quindi, grandi feste della fede, della celebrazione liturgica, ma anche il dialogo personale con Cristo: Lui non sempre risponde, ma ci sono momenti in cui realmente risponde. Poi l’amicizia, la compagnia della fede. Adesso, qui riuniti a Loreto, vediamo come la fede unisce, l’amicizia crea una compagnia di persone in cammino. E sentiamo che tutto questo non viene dal nulla, ma realmente ha una fonte, che il Dio silenzioso è anche un Dio che parla, che si rivela e soprattutto che noi stessi possiamo essere testimoni della sua presenza, che dalla nostra fede risulta realmente una luce anche per gli altri. Quindi direi, da una parte dobbiamo accettare che in questo mondo Dio è silenzioso, ma non essere sordi al suo parlare, al suo apparire in tante occasioni e vediamo soprattutto nella Creazione, nella bella liturgia, nell’amicizia all’interno della Chiesa, la presenza del Signore e, pieni della sua presenza, possiamo anche noi dare luce agli altri. Così vengo alla seconda o alla prima parte della sua domanda: difficile parlare agli amici di oggi di Dio e forse ancora più difficile che parlare della Chiesa, perché vedono in Dio solo il limite della nostra libertà, un Dio di comandamenti, di divieti e nella Chiesa un’istituzione che limita la nostra libertà, che ci impone delle proibizioni. Ma dobbiamo cercare di rendere visibile a loro la Chiesa viva, non questa idea di un centro di potere nella Chiesa con queste etichette, ma le comunità di compagnia nelle quali nonostante tutti i problemi della vita, che ci sono per tutti, nasce la gioia di vivere. Qui mi viene in mente un terzo ricordo. Sono stato in Brasile e nella Fazenda da Esperança, questa grande realtà dove i drogati vengono curati e ritrovano la speranza, ritrovano la gioia di vivere e hanno testimoniato che proprio lo scoprire  che Dio c’è ha significato per loro la guarigione dalla disperazione. Così hanno capito che la loro vita ha un senso e hanno ritrovato la gioia di essere in questo mondo, la gioia di affrontare i problemi della vita umana. Quindi in ogni cuore umano nonostante tutti i problemi che ci sono, c’è la sete di Dio e dove Dio scompare, scompare anche il sole che da luce e gioia. Questa sete di infinito che è nei nostri cuori si dimostra proprio anche nella realtà della droga: l’uomo vuole allargare lo spessore della vita, avere di più dalla vita, avere l’infinito, ma la droga è una menzogna, una truffa, perché non allarga la vita, ma distrugge la vita. Vera è la grande sete che ci parla di Dio e ci mette in cammino verso Dio, ma dobbiamo aiutarci reciprocamente. Cristo è venuto proprio per creare una rete di comunione nel mondo, dove tutti insieme possiamo portarci l’un l’altro e così aiutarci a trovare insieme la strada della vita e capire che i Comandamenti di Dio non sono limitazioni della nostra libertà, ma le strade che guidano verso l’altro, verso la pienezza della vita. Preghiamo il Signore perché ci aiuti a capire la sua presenza, ad essere pieni della sua Rivelazione, della sua gioia, ad aiutarci l’un l’altro nella compagnia della fede per andare avanti, e trovare sempre più con Cristo il vero volto di Dio e così la vera vita.

Testimonianza della giovane Ilaria da Roma:

Mi chiamo Ilaria e vengo da Roma. La mia vita è stata segnata da una violenza silenziosa ma profonda, fin da piccola: un padre assente e violento, il conseguente divorzio dei miei genitori, e le difficoltà, anche concrete, che seguirono. Confesso che avrei voluto non essere mai nata. Crescevo tenendo dentro tutto il mio dolore: in famiglia, a scuola, con gli amici. Volevo comunque divertirmi e nascondere i problemi a me e agli altri. Per tenere la mente occupata mi rintanavo nella musica, nello sport, persino nello studio. Prima o poi, però, bisogna fare i conti con tutto. Più il tempo passava più era difficile parlare. Continuai a vivere nel silenzio ed a nascondere tutto, finché, inconsciamente, per manifestare il mio malessere divenni anoressica. A mie spese ho imparato che occorre affrontare il disagio interiore proprio come si cura una malattia. Soffrivo di attacchi di panico molto forti che causavano atrofia ai muscoli e difficoltà respiratorie. Spesso fu necessario il ricovero in ospedale: una volta addirittura in terapia intensiva. Avevo attacchi sempre più frequenti, perché venivano curati i sintomi ma non le cause del mio malessere. Se sono uscita da questa situazione è grazie ad alcune persone che mi hanno aiutato. Prima di tutto mia madre, perché mi ha donato una fede semplice con cui mi ha educato: le preghiere della sera erano il mio unico rifugio. Ma anche perché, paradossalmente, si è fatta da parte al momento giusto, quando ha capito che non poteva aiutarmi direttamente. Poi ringrazio don Roberto, il sacerdote che mi ha preparato alla cresima a 18 anni e che il mese successivo mi ha permesso di vivere la straordinaria esperienza della Gmg del 2000 a Tor Vergata. Durante quella veglia ho sentito l’abbraccio del Signore, e da lì una grande carica, una forza che non veniva da me: ho cominciato la risalita, aiutata anche dalla terapista che mi aveva presentato don Roberto. Da sola, certo, non sarei andata lontano. Ho proseguito il mio percorso psicologico insieme a quello spirituale: ho iniziato un cammino di discernimento, in cui ho sentito che il Signore mi parlava a tu per tu attraverso la sua Parola. Mi sono sposata nel 2004, a 23 anni, e sono mamma di un bellissimo bambino, Alessandro, ora di 21 mesi. Lo affido alla Madonna, una presenza straordinaria che ho riscoperto con la preghiera del Rosario. Naturalmente in famiglia i problemi non mancano mai, e nella mia vita non sono spariti magicamente. Ma fare un percorso psicologico e spirituale aiuta a trovare il modo giusto per affrontare e addirittura amare la propria croce, senza perdere la speranza. Sono qui questa sera per dare voce a chi non ha voce, a chi, come me un tempo, non osa più sperare, e porta dentro, soffocato, un grido di aiuto: il Signore ti porta in braccio se ti fai portare.

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TOP   .DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Cari giovani, che costituite la speranza della Chiesa in Italia! Sono felice di incontrarvi in questo luogo così singolare, in questa serata speciale, ricca di preghiere, di canti, di silenzi, colma di speranze e di profonde emozioni. Questa valle, dove in passato anche il mio amato predecessore Giovanni Paolo II ha incontrato molti di voi, è diventata ormai la vostra "agorà", la vostra piazza senza mura e barriere, dove mille strade convergono e si dipartono. Ho ascoltato con attenzione chi ha parlato a nome di tutti voi. In questo luogo dell’incontro pacifico, autentico e gioioso, siete arrivati per mille motivi diversi: chi perché appartenente a un gruppo, chi invitato da qualche amico, chi per intima convinzione, chi con qualche dubbio nel cuore, chi per semplice curiosità… Qualunque sia il motivo che vi ha condotto qui, posso dirvi che a riunirci anche se è coraggioso dirlo è lo Spirito Santo. Sì, è proprio così: qui vi ha guidati lo Spirito; qui siete venuti con i vostri dubbi e le vostre certezze, con le vostre gioie e le vostre preoccupazioni. Ora tocca a noi tutti, a voi tutti aprire il cuore ed offrire tutto a Gesù.

Ditegli: ecco, sono qui, certamente non sono ancora come tu mi vorresti, non riesco nemmeno a capire fino in fondo me stesso, ma con il tuo aiuto sono pronto a seguirti. Signore Gesù, questa sera vorrei parlarti, facendo mio l’atteggiamento interiore e l’abbandono fiducioso di quella giovane donna, che oltre duemila anni fa disse il suo "sì" al Padre che la sceglieva per essere la tua Madre. Il Padre la scelse perché docile e obbediente alla sua volontà. Come lei, come la piccola Maria, ognuno di voi, cari giovani amici, dica con fede a Dio: Eccomi, «avvenga di me quello che hai detto»!

Quale stupendo spettacolo di fede giovane e coinvolgente stiamo vivendo questa sera! Questa sera Loreto è diventata, grazie a voi, la capitale spirituale dei giovani; il centro verso cui convergono idealmente le moltitudini di giovani che popolano i cinque Continenti. In questo momento ci sentiamo come attorniati dalle attese e dalle speranze di milioni di giovani del mondo intero: in questa stessa ora alcuni stanno vegliando, altri dormono, altri ancora studiano o lavorano; c’è chi spera e chi dispera, chi crede e chi non riesce a credere, chi ama la vita e chi invece la sta gettando via. A tutti vorrei giungesse questa mia parola: il Papa vi é vicino, condivide le vostre gioie e le vostre pene, soprattutto condivide le speranze più intime che sono nel vostro animo e per ciascuno chiede al Signore il dono di una vita piena e felice, una vita ricca di senso, una vita vera.

Purtroppo oggi, non di rado, un’esistenza piena e felice viene vista da molti giovani come un sogno difficile - abbiamo sentito tante testimonianze - e qualche volta quasi irrealizzabile. Tanti vostri coetanei guardano al futuro con apprensione e si pongono non pochi interrogativi. Si chiedono preoccupati: come inserirsi in una società segnata da numerose e gravi ingiustizie e sofferenze? Come reagire all’egoismo e alla violenza che talora sembrano prevalere? Come dare un senso pieno alla vita? Con amore e convinzione ripeto a voi, giovani qui presenti, e attraverso di voi, ai vostri coetanei del mondo intero: Non abbiate timore, Cristo può colmare le aspirazioni più intime del vostro cuore! Ci sono forse sogni irrealizzabili quando a suscitarli e a coltivarli nel cuore è lo Spirito di Dio? C’è qualcosa che può bloccare il nostro entusiasmo quando siamo uniti a Cristo? Nulla e nessuno, direbbe l’apostolo Paolo, potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore (Cf Rm 8, 35-39).

Lasciate che questa sera io vi ripeta: ciascuno di voi se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose. Ecco perché, cari amici, non dovete aver paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile ed alto sogno di autentica felicità. Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Dio. Guardate alla giovane Maria! L’Angelo le prospettò qualcosa di veramente inconcepibile: partecipare nel modo più coinvolgente possibile al più grandioso dei piani di Dio, la salvezza dell’umanità. Dinanzi a tale proposta Maria, come abbiamo sentito nel Vangelo, rimase turbata, avvertendo tutta la piccolezza del suo essere di fronte all’onnipotenza di Dio; e si domandò: com’è possibile, perché proprio io? Disposta però a compiere la volontà divina, pronunciò prontamente il suo "sì", che cambiò la sua vita e la storia dell’umanità intera. E’ grazie al suo "sì" che anche noi ci ritroviamo qui stasera.

Mi chiedo e vi domando: le richieste che Dio ci rivolge, per quanto impegnative possano sembrarci, potranno mai uguagliare ciò che fu domandato da Dio alla giovane Maria? Cari ragazzi e ragazze, impariamo da Maria a dire il nostro "sì", perché lei sa veramente che cosa significhi rispondere generosamente alle richieste del Signore. Maria, cari giovani, conosce le vostre aspirazioni più nobili e profonde. Conosce bene, soprattutto, il vostro grande desiderio di amore, il vostro bisogno di amare e di essere amati. Guardando a lei, seguendola docilmente scoprirete la bellezza dell’amore, non però di un amore "usa-e-getta", passeggero e ingannevole, prigioniero di una mentalità egoista e materialista, ma dell’amore vero e profondo. Nel più intimo del cuore ogni ragazzo e ogni ragazza, che si affaccia alla vita, coltiva il sogno di un amore che dia senso pieno al proprio avvenire. Per molti questo trova compimento nella scelta del matrimonio e nella formazione di una famiglia dove l’amore tra un uomo e una donna sia vissuto come dono reciproco e fedele, come dono definitivo, suggellato dal "sì" pronunciato davanti a Dio nel giorno del matrimonio, un "sì" per tutta l’esistenza. So bene che questo sogno è oggi sempre meno facile da realizzare. Attorno a noi quanti fallimenti dell’amore! Quante coppie chinano la testa, si arrendono e si separano! Quante famiglie vanno in frantumi! Quanti ragazzi, anche tra voi, hanno visto la separazione e il divorzio dei loro genitori! A chi si trova in così delicate e complesse situazioni vorrei dire questa sera: la Madre di Dio, la Comunità dei credenti, il Papa vi sono accanto e pregano perché la crisi che segna le famiglie del nostro tempo non diventi un fallimento irreversibile. Possano le famiglie cristiane, con il sostegno della Grazia divina, mantenersi fedeli a quel solenne impegno d’amore assunto con gioia dinanzi al sacerdote e alla comunità cristiana, il giorno solenne del matrimonio.

Di fronte a tanti fallimenti non è infrequente questa domanda: sono io migliore dei miei amici e dei miei parenti che hanno tentato e hanno fallito? Perché io, proprio io, dovrei riuscire là dove tanti si arrendono? Quest’umano timore può bloccare anche gli spiriti più coraggiosi, ma in questa notte che ci attende, ai piedi della sua Santa Casa, Maria ripeterà a ciascuno di voi, cari giovani amici, le parole che lei stessa si sentì rivolgere dall’Angelo: Non temete! Non abbiate paura! Lo Spirito Santo è con voi e non vi abbandona mai. A chi confida in Dio nulla è impossibile. Ciò vale per chi è destinato alla vita matrimoniale, ed ancor più per coloro ai quali Iddio propone una vita di totale distacco dai beni della terra per essere a tempo pieno dediti al suo Regno. Tra voi ci sono alcuni che sono incamminati verso il sacerdozio, verso la vita consacrata; taluni che aspirano ad essere missionari, sapendo quanti e quali rischi ciò comporti. Penso ai sacerdoti, alle religiose e ai laici missionari caduti sulla trincea dell’amore al servizio del Vangelo. Ci potrebbe dire tante cose al riguardo padre Giancarlo Bossi, per il quale abbiamo pregato durante il periodo del suo sequestro nelle Filippine, e oggi gioiamo nell’averlo tra noi. In lui vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che spendono la loro esistenza per Cristo sulle frontiere dell’evangelizzazione. Cari giovani, se il Signore vi chiama a vivere più intimamente al suo servizio, rispondete generosamente. Siatene certi: la vita dedicata a Dio non è mai spesa invano.

Cari giovani, termino qui queste mie parole, non senza prima avervi abbracciato con cuore di padre; vi abbraccio ad uno ad uno e cordialmente vi saluto. Saluto i Vescovi presenti a cominciare dall’Arcivescovo Angelo Bagnasco, Presidente della CEI e l’Arcivescovo Gianni Danzi che ci accoglie nella sua Comunità ecclesiale. Saluto i sacerdoti, i religiosi, le religiose, gli animatori che vi accompagnano. Saluto le Autorità civili e quanti hanno curato la realizzazione di quest’incontro. Saremo ancora uniti "virtualmente" più tardi e ci rivedremo domattina, al termine di questa notte di veglia, per il momento più alto del nostro incontro, quando si farà presente realmente lo stesso Gesù nella sua Parola e nel mistero dell’Eucaristia. Fin d’ora tuttavia vorrei dare a voi giovani appuntamento a Sidney, dove tra un anno si terrà la prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Lo so, l’Australia è lontana e per i giovani italiani è letteralmente all’altro capo del mondo… Preghiamo perché il Signore che compie ogni prodigio conceda a molti di voi di esserci. Lo conceda a me, lo conceda a voi. È questo uno dei tanti nostri sogni che questa notte pregando insieme affidiamo a Maria. Amen.

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E MOMENTO DI PREGHIERA NELLA SANTA CASA

PREGHIERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù
e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore.
Stella del mattino, parlaci di Lui
e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede.

Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù,
imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti,
la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta
e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà.

Maria, parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede
brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra,
come Tu hai fatto visitando Elisabetta
che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della vita.

Maria, Vergine del Magnificat,
aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana,
spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli,
a fare solo quello che Gesù dirà.

Maria, poni il tuo sguardo sull'Agorà dei giovani,
perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana.
Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi
e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.

Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo,
aiutaci a levare in alto lo sguardo.
Vogliamo vedere Gesù. Parlare con Lui.
Annunciare a tutti il Suo amore.

BENEDICTUS PP. XVI

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PAROLE DI RINGRAZIAMENTO
AI CAPPUCCINI E ALLE MONACHE DI LORETO

Santa Casa di Loreto
Sabato, 1° settembre 2007
   

Cari Padri e care Sorelle, 

in questo momento di raccoglimento e di preghiera vorrei soltanto dire grazie a tutti voi. Grazie innanzitutto ai Padri Cappuccini, che aiutano perché questa Casa della Madonna sia sempre realmente viva, un luogo di preghiera, di conversione e gioia nella fede. So, cari Padri, che state tanto tempo nel confessionale e aiutate tante persone a ritrovare Gesù, ad arrivare a una conversione per andare avanti nel cammino che Gesù ci mostra, andare avanti in comunione con il "sì "della Madonna che ci aiuta con la sua tenerezza, con la sua bontà, la sua generosità. Grazie dunque a voi, cari Padri Cappuccini. Per me, da bavarese, i Cappuccini sono i Padri per definizione, cominciando dalla mia gioventù, perché erano sempre i Padri cappuccini che venivano in missione e sapevano predicare con forza e anche cono gioia.

Care suore, grazie anche a voi. Voi siete realmente la casa orante, viva, che rende qui presente questo sì della Madonna, il sì della totale disponibilità della vita per Gesù e così mostrate la presenza del sì della Madonna, lo realizzate giorno per giorno e so che la vostra è anche una vita di sacrifici. Non è facile dire sempre di nuovo questo sì e mettersi a disposizione del Signore ogni giorno. Grazie a tutte voi e grazie soprattutto perché sono sicuro che pregate per il Papa, che ha bisogno di questo aiuto della preghiera.  

Adesso vorrei impartire la mia Benedizione a tutti. Ancora una volta mi affido alle vostre preghiere.

Di nuovo grazie. Il Signore vi benedica tutti.

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