VIAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI IN POLONIA

Giovedì 25 Maggio           Venerdì 26 Maggio         Domenica 28 Maggio

RITAGLI   Sabato, 27 Maggio 2006   DOCUMENTI

Il Papa saluta gli amici venuti ad incontrarlo...

La gioia di Benedetto, un dono per tutti!

Incontro con la popolazione Visita al Santuario di Kalwaria
Incontro con i malati Incontro con i giovani
Breve saluto ai giovani  

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INCONTRO CON LA POPOLAZIONE

Wadowice, Piazza Rynek, 27 maggio 2006

Sulle orme di Giovanni Paolo II, testimone della fede 

Diletti fratelli e sorelle!

Sono giunto con grande commozione nel luogo di nascita del mio grande Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, nella città della sua infanzia e della sua giovinezza. Wadowice non poteva mancare nel percorso del pellegrinaggio che sto compiendo in terra polacca sulle sue orme. Mi son voluto fermare proprio qui, a Wadowice, nei  luoghi in cui la sua fede si è destata ed è maturata, per pregare insieme con voi affinché venga presto elevato alla gloria degli altari. Johann Wolfgang von Goethe, il grande poeta tedesco, disse: "Chi vuole comprendere un poeta, dovrebbe recarsi nel suo paese". Così anche per comprendere la vita e il ministero di Giovanni Paolo II, era necessario venire nella sua città natale. Egli stesso confessò che qui, a Wadowice, "è cominciato tutto: è cominciata la vita, è cominciata la scuola, gli studi, è cominciato il teatro… e il sacerdozio" (Wadowice, 16 giugno 1999).

Giovanni Paolo II, tornando a quegli inizi, si riferiva spesso ad un segno: quello del fonte battesimale, che egli circondava di particolare venerazione nella chiesa di Wadowice. Nel 1979, durante il suo primo pellegrinaggio in Polonia confessò: "A questo fonte battesimale, il 20 giugno 1920 mi fu concessa la grazia di divenire figlio di Dio, e di ricevere la fede nel mio Redentore e fui accolto nella comunità della sua Chiesa. Questo fonte battesimale l’ho già baciato una volta, solennemente, nell’anno del Millennio del Battesimo della Polonia, quando ero arcivescovo di Cracovia. In seguito lo feci un’altra volta (…) nel cinquantesimo del mio battesimo, quando ero cardinale, e oggi ho baciato questo fonte battesimale per la terza volta, giungendo da Roma come successore di San Pietro" (Wadowice, 7 giugno 1979). Sembra che in queste parole di Giovanni Paolo II sia racchiusa la chiave per comprendere la coerenza della sua fede, il radicalismo della sua vita cristiana e il desiderio della santità che egli manifestò continuamente. C’è qui la profonda consapevolezza della divina grazia, del gratuito amore di Dio per l’uomo, che mediante il lavacro con l’acqua e l’effusione dello Spirito Santo introduce il catecumeno nella moltitudine dei suoi figli redenti dal Sangue di Cristo. Ma c’è anche la consapevolezza che il battesimo che giustifica è anche una chiamata ad aver cura della giustizia scaturita dalla fede. Il programma più comune di una vita autenticamente cristiana si riassume nella fedeltà alle promesse del santo Battesimo. La parola d’ordine del presente pellegrinaggio: "Rimanete saldi nella fede", trova qui la sua concreta dimensione che si potrebbe esprimere con l’esortazione: "Rimanete saldi nell’osservanza delle promesse battesimali". Testimone di una tale fedeltà – che in questo luogo parla in modo tutto speciale - è il Servo di Dio Giovanni Paolo II.

Il mio grande Predecessore indicava la Basilica di Wadowice e la parrocchia nativa come un luogo di particolare importanza per lo sviluppo della sua vita spirituale e della vocazione sacerdotale che stava rivelandosi in lui. Una volta disse: "In questo tempio mi accostai alla prima confessione e alla S. Comunione. Qui fui chierichetto. Qui resi grazie a Dio per il dono del sacerdozio e – già come vescovo di Cracovia – qui vissi il mio giubileo del 25° di sacerdozio. Quanto bene, quante grazie ricevetti in questo tempio e in questa comunità parrocchiale, lo sa soltanto Colui che è Datore di ogni grazia. A Lui, Dio uno e trino, rendo oggi gloria sulla soglia di questa chiesa" (Wadowice, 16 giugno 1999). Il tempio è segno della comunione dei credenti uniti dalla presenza di Dio che dimora in mezzo a loro. Questa comunità è la Chiesa amata da Giovanni Paolo II. Il suo amore per la Chiesa nacque nella parrocchia di Wadowice. In essa egli vide l’ambiente della vita sacramentale, dell’evangelizzazione e della formazione ad una fede matura. Per questo, come sacerdote, come Vescovo e come Papa circondava di così grande premura le comunità parrocchiali. Nello spirito della stessa sollecitudine, durante la visita ad limina Apostolorum, ho chiesto ai Vescovi polacchi di fare il possibile affinché la parrocchia polacca sia realmente una "comunità ecclesiale" e una "famiglia della Chiesa".

Per  terminare, lasciatemi ricordare ancora una caratteristica della fede e della spiritualità di Giovanni Paolo II, unita a questo luogo. Lui stesso ricordò più volte il profondo attaccamento degli abitanti di Wadowice all’effigie locale della Madonna del Perpetuo Soccorso e l’usanza della preghiera quotidiana dinanzi ad essa degli studenti del ginnasio di allora. Questo ricordo ci permette di arrivare alle sorgenti della convinzione che nutriva Giovanni Paolo II – la convinzione circa l’eccezionale posto occupato da Maria nella storia della salvezza e in quella della Chiesa. Da essa scaturiva anche la convinzione circa il posto eccezionale che la Madre di Dio aveva nella sua vita, una convinzione che si esprimeva nel "Totus tuus" colmo di dedizione. Sino agli ultimi istanti del suo pellegrinaggio terreno egli rimase fedele a questo affidamento.

Nello spirito di questa devozione, dinanzi a questa Effigie voglio rendere grazie a Dio per il pontificato di Giovanni Paolo II e come lui chiedere alla Madonna di prendersi cura della Chiesa della quale dalla volontà di Dio mi viene affidata la guida. Domando anche a voi, cari fratelli e sorelle, di accompagnarmi con la stessa preghiera con cui circondavate il vostro grande Connazionale. Benedico di cuore voi tutti qui presenti e tutti coloro che giungono a Wadowice per attingere alle sorgenti dello spirito di fede di Giovanni Paolo II.

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VISITA AL SANTUARIO DELLA MADONNA DI KALWARIA

Kalwaria Zebrzydowska, 27 maggio 2006 

Cari Padri (francescani),
Carissimi fratelli e sorelle,

durante il primo viaggio in Polonia Giovanni Paolo II visitò questo Santuario e dedicò il suo discorso alla preghiera. Alla fine disse: "E anche questo chiedo: chiedo che preghiate qui per me, durante la mia vita e dopo la mia morte". Oggi ho voluto fermarmi un momento nella cappella della Madonna e con gratitudine pregare per lui, secondo quella sua richiesta. Seguendo l’esempio di Giovanni Paolo II, anch'io mi rivolgo a voi con la cordiale domanda di pregare per me e per tutta la Chiesa.

Benedizione in latino.

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VISITA AL SANTUARIO DELLA DIVINA MISERICORDIA

INCONTRO CON I MALATI

Kraków-Łagiewniki, 27 maggio 2006 

Carissimi fratelli e sorelle,

sono lieto di potermi incontrare con voi in occasione della mia visita a questo Santuario della Divina Misericordia. Saluto di cuore tutti voi: i malati, gli assistenti, i sacerdoti che in questo santuario si dedicano alla pastorale, le suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, i membri del "Faustinum" e tutti gli altri.        

In questa circostanza stiamo davanti a due misteri: il mistero della sofferenza umana e il mistero della Divina Misericordia. Ad un primo sguardo questi due misteri sembrano contrapporsi. Ma quando cerchiamo di approfondirli alla luce della fede, vediamo che essi si pongono in reciproca armonia. Ciò grazie al mistero della croce di Cristo. Come ha detto qui Giovanni Paolo II, "la croce ‘è il più profondo chinarsi della Divinità sull’uomo... La croce è come un tocco dell’eterno amore sulle ferite più dolorose dell’esistenza terrena dell’uomo’" (17.08.2002). Voi, cari malati, segnati dalla sofferenza del corpo o dell’animo, siete i più uniti alla croce di Cristo, ma nello stesso tempo i più eloquenti testimoni della misericordia di Dio. Per vostro tramite e mediante la vostra sofferenza Egli si china sull’umanità con amore. Siete voi che, dicendo nel silenzio del cuore: "Gesù, in te confido", ci insegnate che non c’è una fede più profonda, una speranza più viva e un amore più ardente della fede, della speranza e dell’amore di chi nello sconforto si mette nelle mani sicure di Dio. E le mani di coloro che vi aiutano nel nome della misericordia siano un prolungamento di queste grandi mani di Dio.

Vorrei tanto abbracciare ognuno e ognuna di voi. Anche se praticamente questo non è possibile, vi stringo al cuore nello spirito, e vi imparto la mia Benedizione, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

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INCONTRO CON I GIOVANI

Kraków-Błonie, 27 maggio 2006 

Cari giovani amici,

vi porgo il mio cordiale benvenuto! La vostra presenza mi rallegra. Sono grato al Signore  per questo incontro con il calore della vostra cordialità. Sappiamo che "dove due o tre sono uniti nel nome di Gesù, Egli è in mezzo a loro" (cfr Mt 18,20). Ma voi siete qui oggi ben più numerosi! Ringrazio per questo ciascuno e ciascuna di voi. Gesù dunque è qui con noi. Egli è presente tra i giovani della terra polacca, per parlare loro di una casa, che non crollerà mai, perché edificata sulla roccia. E’ la parola evangelica che abbiamo poc’anzi ascoltato (cfr Mt 7,24-27).

Nel cuore di ogni uomo c’è, amici miei, il desiderio di una casa. Tanto più in un cuore giovane c’è il grande anelito ad una casa propria, che sia solida, nella quale non soltanto si possa tornare con gioia, ma anche con gioia si possa accogliere ogni ospite che viene. E’ la nostalgia di una casa nella quale il pane quotidiano sia l’amore, il perdono, la necessità di comprensione, nella quale la verità sia la sorgente da cui sgorga la pace del cuore. E’ la nostalgia di una casa di cui si possa essere orgogliosi, di cui non ci si debba vergognare e della quale non si debba mai piangere il crollo. Questa nostalgia non è che il desiderio di una vita piena, felice, riuscita. Non abbiate paura di questo desiderio! Non lo sfuggite! Non vi scoraggiate alla vista delle case crollate, dei desideri vanificati, delle nostalgie svanite. Dio Creatore, che infonde in un giovane cuore l’immenso desiderio della felicità, non lo abbandona poi nella faticosa costruzione di quella casa che si chiama vita.

Amici miei, una domanda si impone: "Come costruire questa casa?". E’ una domanda che sicuramente si è già affacciata molte volte al vostro cuore e che ancora tante volte ritornerà. E’ una domanda che è doveroso porre a se stessi non una volta soltanto. Ogni giorno deve stare davanti agli occhi del cuore: come costruire quella casa chiamata vita? Gesù, le cui parole abbiamo ascoltato nella redazione dell’evangelista Matteo, ci esorta a costruire sulla roccia. Soltanto così infatti la casa non crollerà. Ma che cosa vuol dire costruire la casa sulla roccia? Costruire sulla roccia vuol dire prima di tutto: costruire su Cristo e con Cristo. Gesù dice: "Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia" (Mt 7,24). Non si tratta qui di parole vuote dette da una persona qualsiasi, ma delle parole di Gesù. Non si tratta di ascoltare una persona qualunque, ma di ascoltare Gesù. Non si tratta di compiere una cosa qualsiasi, ma di compiere le parole di Gesù.

Costruire su Cristo e con Cristo significa costruire su un fondamento che si chiama amore crocifisso. Vuol dire costruire con Qualcuno che, conoscendoci meglio di noi stessi, ci dice: "Tu sei prezioso ai miei occhi, … sei degno di stima e io ti amo" (Is 43, 4). Vuol dire costruire con Qualcuno che è sempre fedele, anche se noi manchiamo di fedeltà, perché egli non può rinnegare se stesso (cfr 2 Tm 2,13). Vuol dire costruire con Qualcuno che si china costantemente sul cuore ferito dell’uomo e dice: "Non ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più" (cfr Gv 8, 11). Vuol dire costruire con Qualcuno, che dall’alto della croce stende le sue braccia, per ripetere per tutta l’eternità: "Io dò la mia vita per te, uomo, perché ti amo". Costruire su Cristo vuol dire infine fondare sulla sua volontà tutti i propri desideri, le attese, i sogni, le ambizioni e tutti i propri progetti. Significa dire a se stessi, alla propria famiglia, ai propri amici e al mondo intero e soprattutto a Cristo: "Signore, nella vita non voglio fare nulla contro di Te, perché Tu sai che cosa è il meglio per me. Solo Tu  hai parole di vita eterna" (cfr Gv 6,68). Amici miei, non abbiate paura di puntare su Cristo! Abbiate nostalgia di Cristo, come fondamento della vita! Accendete in voi il desiderio di costruire la vostra vita con Lui e per Lui! Perché non può perdere colui che punta tutto sull’amore crocifisso del Verbo incarnato.

Costruire sulla roccia significa costruire su Cristo e con Cristo, che è la roccia. Nella Prima Lettera ai Corinzi san Paolo, parlando del cammino del popolo eletto attraverso il deserto, spiega che tutti "bevvero … da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo" (1 Cor 10,4). I padri del popolo eletto certamente non sapevano che quella roccia era Cristo. Non erano consapevoli di essere accompagnati da Colui il quale, quando sarebbe venuta la pienezza dei tempi, si sarebbe incarnato, assumendo un corpo umano. Non avevano bisogno di comprendere che la loro sete sarebbe stata soddisfatta dalla Sorgente stessa della vita, capace di offrire l’acqua viva per dissetare ogni cuore. Bevvero tuttavia a questa roccia spirituale che è Cristo, perché avevano nostalgia dell’acqua della vita, ne avevano  bisogno. In cammino sulle strade della vita, forse a volte non siamo consapevoli della presenza di Gesù. Ma proprio questa presenza, viva e fedele, la presenza nell’opera della creazione, la presenza nella Parola di Dio e nell’Eucaristia, nella comunità dei credenti e in ogni uomo redento dal prezioso Sangue di Cristo, questa presenza è la fonte inesauribile della forza umana. Gesù di Nazaret, Dio che si è fatto Uomo, sta accanto a noi nella buona e nella cattiva sorte e ha sete di questo legame, che è in realtà il fondamento dell’autentica umanità. Leggiamo nell’Apocalisse queste significative parole: "Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap 3,20).

Amici miei, che cosa vuol dire costruire sulla roccia? Costruire sulla roccia significa anche costruire su Qualcuno che è stato rifiutato. San Pietro parla ai suoi fedeli di Cristo come di una "pietra viva rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio" (1 Pt 2,4). Il fatto innegabile dell’elezione di Gesù da parte di Dio non nasconde il mistero del male, a causa del quale l’uomo è capace di rigettare Colui che lo ha amato sino alla fine. Questo rifiuto di Gesù da parte degli uomini, menzionato da san Pietro, si protrae nella storia dell’umanità e giunge anche ai nostri tempi. Non occorre una grande acutezza di mente per scorgere le molteplici manifestazioni del rigetto di Gesù, anche lì dove Dio ci ha concesso di crescere. Più volte Gesù è ignorato, è deriso, è proclamato re del passato, ma non dell’oggi e tanto meno del domani, viene accantonato nel ripostiglio di questioni e di persone di cui non si dovrebbe parlare ad alta voce e in pubblico. Se nella costruzione della casa della vostra vita incontrate coloro che disprezzano il fondamento su cui voi state costruendo, non vi scoraggiate! Una fede forte deve attraversare delle prove. Una fede viva deve sempre crescere. La nostra fede in Gesù Cristo, per rimanere tale, deve spesso confrontarsi con la mancanza di fede degli altri.

Cari amici, che cosa vuol dire costruire sulla roccia? Costruire sulla roccia vuol dire essere consapevoli che si avranno delle contrarietà. Cristo dice: "Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono sulla casa..." (Mt 7,25). Questi fenomeni naturali non sono soltanto l’immagine delle molteplici contrarietà della sorte umana, ma ne indicano anche la normale prevedibilità. Cristo non promette che su una casa in costruzione non cadrà mai un acquazzone, non promette che un’onda rovinosa non travolgerà ciò che per noi è più caro, non promette che venti impetuosi non porteranno via ciò che abbiamo costruito a volte a prezzo di enormi sacrifici. Cristo comprende non solo l’aspirazione dell’uomo ad una casa duratura, ma è pienamente consapevole anche di tutto ciò che può ridurre in rovina la felicità dell’uomo. Non vi meravigliate dunque delle contrarietà, qualunque esse siano! Non vi scoraggiate a motivo di esse! Un edificio costruito sulla roccia non equivale ad una costruzione sottratta al gioco delle forze naturali, iscritte nel mistero dell’uomo. Aver costruito sulla roccia significa poter contare sulla consapevolezza che nei momenti difficili c’è una forza sicura su cui fare affidamento.

Amici miei, consentitemi di insistere: che cosa vuol dire costruire sulla roccia? Vuol dire costruire con saggezza. Non senza un motivo Gesù paragona coloro che ascoltano le sue parole e le mettono in pratica a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. E’ stoltezza, infatti, costruire sulla sabbia, quando si può farlo sulla roccia, avendo così una casa in grado di resistere ad ogni bufera. E’ stoltezza costruire la casa su un terreno che non offre le garanzie di reggere nei momenti più difficili. Chissà, forse è anche più facile fondare la propria vita sulle sabbie mobili della propria visione del mondo, costruire il proprio futuro lontano dalla parola di Gesù, e a volte perfino contro di essa. Resta tuttavia che chi costruisce in questo modo non è prudente, perché vuol persuadere se stesso e gli altri che nella sua vita non si scatenerà alcuna tempesta, che nessuna onda colpirà la sua casa. Essere saggio significa sapere che la solidità della casa dipende dalla scelta del fondamento. Non abbiate paura di essere saggi, cioè non abbiate paura di costruire  sulla roccia!

Amici miei, ancora una volta: che cosa vuol dire costruire sulla roccia? Costruire sulla roccia vuol dire anche costruire su Pietro e con Pietro. A lui infatti il Signore disse: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa" (Mt 16,16). Se Cristo, la Roccia, la pietra viva e preziosa, chiama il suo Apostolo pietra, significa che egli vuole che Pietro, e insieme a lui la Chiesa intera, siano segno visibile dell’unico Salvatore e Signore. Qui, a Cracovia, la città prediletta del mio Predecessore Giovanni Paolo II, le parole sul costruire con Pietro e su Pietro non stupiscono certo nessuno. Perciò vi dico: non abbiate paura a costruire la vostra vita nella Chiesa e con la Chiesa! Siate fieri dell’amore per Pietro e per la Chiesa a lui affidata. Non vi lasciate illudere da coloro che vogliono contrapporre Cristo alla Chiesa! C’è un’unica roccia sulla quale vale la pena di costruire la casa. Questa roccia è Cristo. C’è solo una pietra su cui vale la pena di poggiare tutto. Questa pietra è colui a cui Cristo ha detto: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (Mt 16,18). Voi giovani avete conosciuto bene il Pietro dei nostri tempi. Perciò non dimenticate che né quel Pietro che sta osservando il nostro incontro dalla finestra di Dio Padre, né questo Pietro che ora sta dinanzi a voi, né nessun Pietro successivo sarà mai contro di voi, né contro la costruzione di una casa durevole sulla roccia. Anzi, impegnerà il suo cuore ed entrambe le mani nell’aiutarvi a costruire la vita su Cristo e con Cristo.

Cari amici, meditando le parole di Cristo sulla roccia come fondamento adeguato per la casa, non possiamo non rilevare che l’ultima parola è una parola di speranza. Gesù dice che, nonostante lo scatenarsi degli elementi, la casa non è crollata, perché era fondata sulla roccia. In questa sua parola c’è una straordinaria fiducia nella forza del fondamento, la fede che non teme smentite perché confermata dalla morte e risurrezione di Cristo. Questa è la fede che, dopo anni, verrà confessata da san Pietro nella sua lettera: "Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso" (1 Pt 2,6). Certamente "Non resterà confuso…". Cari giovani amici, la paura dell’insuccesso può a volte frenare perfino i sogni più belli. Può paralizzare la volontà e rendere incapaci di credere che possa esistere una casa costruita sulla roccia. Può persuadere che la nostalgia della casa è soltanto un desiderio giovanile e non un progetto per la vita.  Insieme a Gesù dite a questa paura: "Non può cadere una casa fondata sulla roccia"! Insieme con san Pietro dite alla tentazione del dubbio: "Chi crede in Cristo non resterà confuso!". Siate testimoni della speranza, di quella speranza che non teme di costruire la casa della propria vita, perché sa bene di poter contare sul fondamento che non crollerà mai: Gesù Cristo nostro Signore.

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DOPO L’INCONTRO CON I GIOVANI

Kraków-Błonie, 27 maggio 2006 

Cari amici!

Stasera ho incontrato i giovani radunati sul prato di Błonie. E’ stata una serata indimenticabile, in cui s’è testimoniatala fede e la volontà di costruire il futuro sulla base degli insegnamenti che Cristo ha lasciato ai suoi discepoli. Ringrazio di cuore la gioventù polacca per questa testimonianza. In essa si iscrive anche la vostra presenza in via Franciszkanska. So che esse è l’espressione della vostra grande benevolenza per il Papa, per la quale  pure vi ringrazio. Davanti a noi è il giorno di Domani. Nel salutarvi vi invito per la Santa Messa di domani. Vi benedico di cuore: nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Buona notte! 

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