Pino Stancari S.J.
il libro di Tobia

Lettura spirituale

2000 - Rubbettino Editore

Introduzione - Tra Antico e Nuovo Testamento: un insegnamento sapienziale

I. Il viaggio della vita
1. Il mestiere di vivere
Un sentimento
Un'immagine dominante
2. Orientamento verso la mèta
Il. Alla ricerca del senso della vita
1. Il senso della vita
in un'esperienza di fede
2. Custodire il passato: la ricerca di Tobi
Il cammino di un uomo solo
Il cammino di un uomo in lacrime
Il cammino di un uomo povero
3. Un futuro verso cui incamminarsi:
la ricerca di Sara
III. La partenza di Tobia
La memoria del passato
L’ oggi dell' elemosina
Il futuro della comunione piena
IV. Nel viaggio, l'amico
1. Identità
del compagno di viaggio
2. Segni della presenza e benevolenza divina
V. Nel viaggio, la sposa
1. Unico dono di grazia
2. Apertura al mistero
VI. Nel viaggio,
la liberazione

1. Una tomba vuota
2. Il dormiente vince la morte
VII. Nel viaggio,
l'abbraccio cosmico

1. Ambiente divino
2. L’identità del volto del padre
3. Il ritorno del figlio
4. Respiro trinitario
VIII. Nel viaggio, la benedizione
1. Il "salario" della preghiera
2. In viaggio per fare eucaristia
3. In viaggio per fare memoria
IX. Nel viaggio, la mèta
1. Lo scritto di Tobi
2. L’identità custodita e rivelata a Gerusalemme

I testi qui pubblicati sono stati ricavati dalla registrazione di un corso di esercizi spirituali. Le pagine che seguono conservano, così, le caratteristiche dello stile parlato, con tutti i vantaggi e i limiti del caso.

IV. Nel viaggio, l'amico

1. Identità del compagno di viaggio

Tobia deve partire: per questo deve essere accompagnato. Il padre vuole che sia sostenuto e confortato da una persona esperta. Sarà Azaria, che in realtà è l'angelo Raffaele.

Quale compagnia per il figlio, che deve mettersi in viaggio? Da dove viene questo compagno?

Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l'angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio. Gli disse: "Di dove sei, o giovane?". Rispose: "Sono uno dei tuoi fratelli Israeliti, venuto a cercare lavoro" (5,4 s.).

Ecco, Tobia interroga: "Di dove sei?". Alla sua domanda verrà data risposta adeguata solo nel cap. 12, quando l'angelo Raffaele svelerà la sua vera identità. Da questo momento in poi la domanda resterà in sospeso. Viene data per ora una risposta che serve a tamponare la situazione. Qual è il compagno della nostra vita? Chi ci accompagna nel nostro viaggio? Chi è il collega di Tobia sulla sua strada? Da dove viene costui? Come si chiama? Che cosa ci sta a fare accanto a noi?

L'intero viaggio di Tobia (capp. 5-12) costituisce l'occasione opportuna per comprendere chi sia il suo vero compagno di viaggio. Ancora una volta: qual è il senso di questo viaggio? E del nostro viaggio? Tutto dipende dalla possibilità di scoprire chi sia il nostro vero compagno: da chi siamo accompagnati nel nostro cammino?

Adesso Tobia parte. Quando ritornerà, allora gli sarà rivelata, con nitida precisione, l'identità del compagno: un'identità misteriosa, eppure finalmente riconoscibile. L'angelo Raffaele è inviato da parte di Dio, di cui rappresenta ed esprime l'attenta, benevola e paziente amicizia per gli uomini. Nel corso del viaggio, Tobia andrà scoprendo - un giorno dopo l'altro, un' esperienza dopo l'altra, una fatica dopo l'altra - che il vero interlocutore della sua vita è Dio.

Egli è accanto a te,

compagno che ti precede e che ti segue,

che condivide le vicende del tuo itinerario.

È il compagno della tua vita,

l'angelo di Dio,

perché Dio stesso è colui che anticipa i tuoi passi,

e copre le svolte della tua vita;

egli è la mèta del tuo viaggio,

ma già la sua presenza è con te.

Sei in viaggio

alla scoperta di quella compagnia

che ti avvolge da tutti i lati:

di sopra

di sotto

a destra

a sinistra

prima

dopo

Ieri

domani

sempre.

Tobia non lo sa ancora; non ha ancora esperienza diretta di queste cose. Per ora è solo alla ricerca di una guida, che possa indicargli la strada esatta, nel momento in cui si troverà ad affrontare incroci pericolosi. Ancor di più Tobi è preoccupato d'affidare il figlio ad un compagno sapiente, perché sa che da solo non può farcela. Tobia ha bisogno di un compagno. Anche Tobi è ancora disinformato circa la reale identità del compagno, che si è ora affacciato in questa vicenda, ma sa che comunque un compagno è necessario. Tobia si affiderà a quel compagno; ed il viaggio si svolgerà secondo le aspettative, e ben al di là di esse, raggiungendo mète e risultati positivi per lui, per coloro che incontrerà lungo la strada e per suo padre quando ritornerà.

Arriverà il giorno in cui Tobia si renderà conto che il vero compagno della sua vita - celato sotto la segreta identità di Azaria, ma efficace e fedelissimo - è proprio Dio.

Dio è il vero compagno.

Starà accanto a te,

perché è colui che ti precede.

È colui che ha già inviato il suo angelo.

È colui che già ti avvolge con la sua presenza,

che ti conosce,

che ti parla.

Ti metterai in viaggio e sprofonderai nell'ignoto.

Un viaggio verso le tenebre:

ma proprio nel buio incontrerai la realtà di un grembo fecondo.

Da questo grembo sei generato,

perché è con la sua potenza efficacissima,

premurosa e delicatissima,

che Dio stesso ti accompagna.

Nascerai da acqua e da Spirito Santo,

dal grembo oscuro di una madre,

sacramento della potenza vivificante

della benevolenza

della misericordia

della grazia

dello Spirito di Dio.

Perché Dio stesso è il tuo compagno.

Tobia non lo sa ancora, ma il suo viaggio è impostato come un apprendistato in vista di questa comprensione futura.

Sei in viaggio, perché devi capire che Dio è con te e che tu sei raccolto da lui, custodito da lui, guidato, trascinato ed accompagnato da lui.

 

2. Segni della presenza e benevolenza divina

Ormai il viaggio è iniziato.

Il giovane partì insieme con l'angelo e anche il cane li seguì e s'avviò con loro. Camminarono insieme finché li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri (6,1).

C'è il rappresentante di un mondo che è superiore all'umano, l'angelo, e c'è il rappresentante di un mondo che è inferiore all'umano, il cane, di cui si parlerà ancora. Attorno a Tobia l'intero universo si raccoglie, in obbedienza alla provvidente e sapiente misericordia di Dio, per fargli compagnia. Tobia è accompagnato dall'angelo e dal cane. Nel corso del suo viaggio, sarà in grado di familiarizzare con tutte le dimensioni e le componenti del mondo. Dovunque egli si troverà, sarà come a casa sua. Educato da Dio, diventerà cittadino del mondo.

Per la prima volta cala il sole; per la prima volta si fa buio; per la prima volta viene la notte. E la prima notte lontano da casa. Tobia affronta un momento di difficoltà e d'incertezza. Le tenebre scendono, le ombre si allungano. È notte.

Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi, quand' ecco un grosso pesce balzò dall' acqua e tentò di divorare il piede del ragazzo, che si mise a gridare (6,2).

È un momento di paura e di angoscia. Una tristezza intensa riempie il cuore del nostro Tobia, che è alle prese con gli imprevisti del suo viaggio: l'acqua, e poi il pesce che esce dall'acqua (1). Dall'acqua proviene la minaccia. Dall'acqua viene il mostro, il drago, il grosso pesce. Appare il male, la potenza scatenata del male. Il viaggio è appena cominciato, eppure è già chiaro quale sarà 1'avversario da affrontare. Tobia si trova esposto allo scontro con il male, in tutti i suoi aspetti: il male, in quanto è contrarietà che ti aggredisce dall' esterno e di fronte alla quale sei facile vittima, perché sei debole ed inesperto; ma anche il male che ti aggredisce dall'interno, in quanto fai l'esperienza di un abisso che ti si spalanca dentro. Chi si avvicina all'acqua, si specchia in essa.

L’acqua è fuori di me e mi offre lo spettacolo della sua profondità.

L’acqua parla di me e rivela la profondità che si inabissa dentro di me.

È il male fuori di me, che mi aggredisce.

È il male dentro di me, che scaturisce da quella profondità abissale

che io non avevo ancora sondata.

Ecco il mio abisso interiore: il maligno viene contro di me con tutta la sua prepotenza,

spunta dentro di me con tutta la sua ribelle e insidiosa presunzione,

perché mi vuole dominare.

Tobia grida, perché ha paura. Se non si fosse messo in viaggio, non avrebbe mai vissuto questo momento drammatico di scontro con il male. Anche per questo era necessario che partisse: doveva affrontare l'avversario, scontrarsi con lui, fare i conti con lui. Ora, che è in viaggio, è inevitabile lo scontro.

Ma l'angelo gli disse: "Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire". Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva (6,3).

C'è una nota umoristica in questa descrizione. Il narratore si diverte, mentre ci parla di realtà estremamente serie. D'altra parte, proprio le cose serie vanno prese con un po' di umorismo, per non correre il rischio di fraintenderne l'effettiva serietà.

L'angelo ha un solo consiglio, molto semplice, e al tempo stesso decisivo. Dice a Tobia: "Hai paura del male? Ebbene, non averne paura; prendi il pesce per la coda e tiralo a riva" (cf. Es 4,4).

"Ma è il male!".

"Ebbene - risponde l'angelo - non è altro che il male! ". "Ma sto male!".

"Non c'è niente di strano!".

"Ma è l'avversario!".

"Sì, non è altro che l'avversario! Prendilo per la coda e ti accorgerai che potrai trascinarlo a riva".

"Ma è il demonio!".

"Ebbene, non è altro che il demonio! Non averne paura".

"Ma io sono sgomento!".

"Proprio questo è il demonio che ti sta divorando: il tuo

sgomento. Tira il fiato: ti accorgerai che il grande drago, tirato a riva, è del tutto impotente. Prendilo per la coda, afferralo, non lasciarlo fuggire".

È quello che Tobia fa.

Gli disse allora l'angelo: "Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti". Il ragazzo squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato; arrostì una porzione di pesce e la mangiò; l'altra parte la mise in serbo dopo averla salata (6,4 s.).

Prendilo.

E ti accorgerai che,

affrontando il tuo avversario senza paura,

ti è dato il potere di vincerlo.

Proprio da lui ricaverai le medicine

utili per guarire

gli ammalati che incontrerai nel corso della tua vicenda.

Dal male, da te affrontato e vinto,

scaturirà per te ogni altro bene.

Non pensare che il tuo viaggio possa procedere positivamente,

se non affrontando il male e vincendolo.

Sei costretto a misurarti con una potenza ostile?

Se tu protesti;

la tua protesta rimarrà del tutto sterile.

Vuoi evitare lo scontro con l'avversario?

Non saresti mai in grado di crescere.

Solo dalla vittoria sul male

verrà per te un risultato positivo:

per te e per gli altri.

Tu crescerai

soltanto affrontando e vincendo l'avversario.

Il male è sulla tua strada

il male è sulla nostra strada:

quel male da cui vorremmo fuggire,

perché offende il nostro corpo

e il nostro cuore,

perché piaga la nostra esistenza.

Quel male che è violenza,

prepotenza,

cattiveria.

Quel male che è fuori di noi,

che è dentro di noi.

Bisogna affrontarlo:

solo così la strada del nostro viaggio si aprirà.

Nel libro di Tobia non troviamo una disquisizione di ordine generale: perché e cosa è il male? Ma ci viene detto: "Impara ad affrontarlo; e ti accorgerai che, proprio là dove vedi il male e vorresti fuggire, invece ti viene offerta la possibilità di crescere. In quanto l'affronterai e lo supererai, ne potrai trarre tutte quelle istanze positive da cui dipende il compimento del tuo viaggio".

Con la comparsa del pesce, il racconto vuole alludere alla fatica e alla pena che appesantiscono l'esistenza umana, perché noi siamo creature sofferenti, piagate ed umiliate per tutte le conseguenze del peccato. Ma proprio quel pesce sarà il cibo che alimenterà Tobia per tutto il corso del suo viaggi02. Anzi, il racconto parla di "pesce arrostito" (6,5). Anche Gesù risorto, quando si presenta ai discepoli, chiede loro da mangiare e condivide del "pesce arrostito" (cf. Le 24,41 s.; Gv 21,9-12): nella comunione con il Signore risorto, che è pane di vita eterna, già la fatica di ogni creatura, che si dibatte nella sofferenza, è cibo che fa vivere!

Impara:

proprio questa tua fatica di creatura sofferente

ha il valore di un cibo,

che ti alimenta

e tifa vivere.

Non lasciarti prendere dallo spavento:

il male per il quale tu patisci tanto

è ormai intrinsecamente trasformato.

Tu potrai alimentarti

con quel pesce

divenuto cibo per te.

 

[1] In tutta la letteratura biblica, là dove si parla di acqua, si intende in primo luogo - una potenza ostile: l'acqua minaccia la terra, perché la vorrebbe coprire, soverchiare. Dominata da Dio, creatore dell'universo, l'acqua diventerà - conseguentemente - uno straordinario strumento positivo, di cui Dio si vuoI servire per mostrare la sua potenza, la sua vittoria, la sua benevola provvidenza.

[2] Si mangiava - e si mangia - pesce, di venerdì, esattamente per questo motivo: come nel caso di Tobia, mangiare il pesce è il gesto con cui si esprime la consapevolezza che la nostra esistenza penosa e penitenziale è dotata ormai di un'intrinseca positività redentiva. Mangiare pesce di venerdì significa aderire alla comunione con colui, che ha portato il peso doloroso dell'esistenza umana fino alla morte: si mangia pesce in comunione con Cristo crocifisso. In questo modo, tutta la nostra penosa esistenza umana si configura ormai intrinsecamente ed interamente dotata di una sua benedetta fecondità penitenziale, nella comunione con il corpo paziente di Cristo, finché si giunge alla comunione con il suo corpo glorioso, attraverso il pane eucaristico, che è il cibo della domenica.