Andrewes - Newman
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HO PENSATO A TE, SIGNORE
Preghiamo
con John Henry Newman
Traduzione di Clarissa Demarcus e Angelo Colacrai
| Presentazione | ||||||
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Creatore
della luce |
Benedetto
sii tu, Signore |
All'aurora ti cerco
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Ho pensato a te, Signore
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Benedetto sii tu, Signore
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Fin dal mattino a te la mia preghiera
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Signore, sii benigno con noi
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Presentazione
John Henry Newman non è uno «scrittore spirituale» moderno.
Egli non cerca di muovere i lettori delle preghiere che riportiamo a una
devotio moderna sollecitando, emozionalmente, un ricorso a Dio, in base a
previe analisi e suggerimenti basati su una qualche intuizione psicologica.
Newman non somiglia a quei teologi o scrittori di spiritualità che cercano di
nutrire la pietà dei loro lettori con la psicologia o la sociologia. Uomo di
chiesa, egli appartiene piuttosto alla lista di teologi che, come molti
cristiani umanisti del Rinascimento (per esempio, Erasmo), hanno riscoperto i
grandi Padri della Chiesa, soprattutto greci, e hanno iniziato a rileggere con
loro la Bibbia in un modo antico, ridando vita a una teologia
liturgico-sacramentale che di fatto corrisponde a quella dei primi cristiani.
Newman si è mostrato convinto della necessità di una sorta di pedagogia della
fede riattualizzando la lectio divina come veniva praticata dai primi
cristiani: quella lettura della Scrittura che conduce non tanto a una pura e
astratta meditazione della parola di Dio, quanto a una sua assimilazione
esistenziale che sola rende giustizia a un testo che è parola di vita.
L'itinerario del lettore e della lettrice, che nel nostro caso sono oranti,
dovrebbe procedere «da Cristo per noi a Cristo in noi », come già
sosteneva il luterano tedesco Johannes Arndt (27 dicembre 1555 - 11 maggio
1621). Un'opera di Arndt, Vier Biicher vom wahren Christentum (Quattro Libri
sul vero cristianesimo, 1605-1609), era stata tradotta e diffusa da un
cattolico come il cardinale de Noailles e da un monaco e vescovo russo ortodosso
come Tikhon di Zadonsk. L'opera di Arndt, che piaceva anche a Newman, era
caratterizzata dalla stessa ispirazione e dallo stesso metodo delle Preces
privatae di Lancelot Andrewes, e fu proprio questo comune spirito di
autentica devozione cristiana che dovette affascinare Newman ancora anglicano
anche se già sulla strada del cattolicesimo.
Newman fu conquistato dallo stile personale, ma anche cattolico (in ogni senso
di questo termine), delle Preces di Andrewes, in particolare da quei suoi
«esercizi» spirituali di penitenza, di confessione della propria fede, di lode a
Dio, di ringraziamento e di intercessione ecclesiale che lo introducevano con
piena consapevolezza al mistero eucaristico, alla comunione e quindi a tutta una
vita da spendere alla presenza di Dio in Cristo.
Newman ammirò talmente il vescovo anglicano Andrewes che intraprese la
traduzione delle Preces privatae - la cui lingua originale non era il
latino ma il greco, per la sua dipendenza da Padri greci - e ad adattarle a
beneficio dei suoi contemporanei e suo personale, convinto, come restò fino alla
morte, d'aver scoperto, con Andrewes, una preghiera che sgorga direttamente
dalla parola di Dio - e dall' interpretazione che di essa ne fanno i Padri - e
che conduce a una vita pienamente vissuta in Cristo.
Non solo da prete anglicano, ma più tardi anche da cardinale, Newman conservò le
Preces sul proprio inginocchiatoio per la quotidiana preparazione e il
ringraziamento, rispettivamente prima e dopo la messa, e per la sua meditazione
«privata ».
Queste preghiere, versi, brevi meditazioni e devozioni, in realtà non sono tanto
private, quanto piuttosto una pratica caratterizzazione del consiglio di santa
Teresa: che la forma più semplice, ma forse anche migliore di una preghiera
meditativa la si ottiene quando facciamo, in base alle necessità, nostro
personale il senso stesso della parola di Dio, nella fede. Questo pensiero è
forse ancora meglio espresso nel famoso detto di J. Albrecht Bengel (24 giugno
1687 - 2 novembre 1752) - pioniere dell' esegesi critica del Nuovo Testamento -
e che è ancora riportato sulla prima pagina del Novum Testamentum Graecum,
stampato la prima volta a Wiirttemberg nel 1734: «Totus te applica ad
textum, totum textum applica ad te! » (Applica tutto te stesso al testo,
tutto il testo applicalo a te!)
Con questo metodo possiamo leggere, pregare e meditare il racconto della
Creazione (Genesi 1-2) [per la durata di una settimana: in sei giorni il Signore
Iddio completò la creazione, nel settimo giorno, il sabato, Dio si riposò] con i
testi di questo volume che presentiamo, convinti che scopo finale dell' intera
Scrittura sia la creazione in noi di un' appropriata risposta alla Parola, e
quindi a Dio stesso. Sarà una risposta, quella che possiamo dare, assieme
personale e «cattolica» o universale, e patristica, perché davvero ecclesiale.
Con Andrewes e Newman impariamo a pregare con concentrazione, ma per la società
e il mondo oltre che per noi stessi.
Del resto, non dice Paolo, nella sua lettera agli Efesini, che il Cristo, Figlio
e Parola fatta carne (cfr. Gv 1,14), raggiunge la sua pienezza e pieno
compimento soltanto nei membri del suo corpo, la Chiesa?
Per un atteggiamento spiritualmente più aperto, invitiamo a ricordare, prima di
accingersi a pregare, le parole di tradizione paolina: in Cristo «mediante il
suo sangue, otteniamo la redenzione, il perdono dei peccati, secondo la
ricchezza della sua grazia, che si è generosamente riversata in noi con ogni
sorta di sapienza e intelligenza. Egli ci ha manifestato il mistero della sua
volontà secondo il suo benevolo disegno che aveva in lui formato, per
realizzarlo nella pienezza dei tempi: accentrare nel Cristo tutti gli esseri,
quelli celesti e quelli terrestri» (Ef 1,7-10).
Scritte e pregate con questo spirito insieme cristiano e paolino, le preghiere
di Andrewes pregate e fatte proprie da Newman possono aiutarci a diventare
esistenzialmente Chiesa cattolica, viva anche oltre i confini della Chiesa di
Roma.
Questi due maestri di preghiera insieme ci sollecitano con garbo e intelligenza
delle Scritture a crescere nell' ecumenismo.
Angelo Colacrai
NOTE BIOGRAFICHE
JOHN HENRY NEWMAN
John Henry Newman (nato il 21 febbraio 1801 a Londra; morto
l' 11 agosto 1890 a Birmingham, sempre nel Regno Unito) è stato l'uomo di chiesa
e di lettere che più ha animato il Movimento di Oxford nella Chiesa
d'Inghilterra ed è poi diventato cardinale diacono della Chiesa romana. I suoi
libri più importanti Parochial and Plain Sermons (1834-42), Lectures on the
Prophetical Office ofthe Church (1837), e University Sermons (1843), mettono in
risalto la sua fondamentale idea circa l'autorità dogmatica della chiesa e la
sua convinzione della necessità di riformare la Chiesa d'Inghilterra sul modello
della Chiesa «cattolica» o universale dei primi cinque secoli del cristianesimo.
Dal 1845 Newman comincerà a considerare la Chiesa cattolica di Roma come il più
vero sviluppo moderno della prima chiesa cristiana.
I primi anni della formazione
Dopo una prima formazione in una famiglia evangelica e poi al Trinity College di Oxford,
Newman divenne membro dell'Oriel College (sempre di Oxford) nel 1822; vice principale di Alban Hall nel 1825 e vicario della chiesa di St. Mary (sempre a Oxford) nel 1828. Sotto l'influsso del reverendo John Keble e di Richard Hurrell Froude, Newman divenne egli stesso un convinto ecclesiastico - un difensore della continuità dell' antica tradizione cristiana, particolarmente riguardo all' episcopato, al sacerdozio e ai sacramenti.Il Movimento di Oxford
Quando il Movimento di Oxford ebbe inizio, nel 1833, Newman
ne fu l'effettivo organizzatore e il capofila intellettuale. Sue infatti ne sono
le idee fondamentali: far risaltare gli elementi cattolici presenti nella
tradizione religiosa inglese e sollecitare, al contempo, una seria riforma, in
senso universale, della Chiesa d'Inghilterra.
Negli anni 1838-1839 egli cominciò a esercitare un influsso ancora più vasto
sulla Chiesa d'Inghilterra. La sua insistenza sull'autorità dogmatica era
avvertita da molti come una diga necessaria al crescente liberalismo teologico e
morale. Newman mostrava decisamente di sapere in che cosa credere e in che
direzione doversi muovere col pensiero; e nella sua personale quanto convinta
devozione i suoi seguaci scorgevano un uomo che praticava quel che predicava, o
scriveva, in una prosa che era colta e a volte persino magica.
Egli sfidava la Chiesa d'Inghilterra a rappresentare la vera cattolicità; e la
prova di questa (contro Roma da una parte, e dall'altra contro coloro che egli
descriveva come «protestanti popolari») si doveva cercare, secondo lui,
nell'insegnamento dell'antica e indivisa Chiesa dei Padri. Chi seguiva quella
Chiesa era cattolico.
Dal 1834 in poi, questa via di mezzo su cui egli si muoveva con abilità e
accortezza, cominciò a essere attaccata sulla base di una sua presunta
sottovalutazione della Riforma; e quando nel 1838-1839, insieme a Keble egli
pubblicò l'opera Remains di Froude, in cui la Riforma protestante era
violentemente denunciata, le persone più moderate nel Movimento di Oxford
iniziarono a essere incerti dei loro leader.
I timori più gravi furono rafforzati nel 1841 dal Tract 90 dello stesso Newman,
che, nel riconciliare i 39 Articoli protestanti con l'insegnamento della chiesa
antica e indivisa, appariva, ad alcuni almeno, asserire che gli articoli non
fossero in realtà così incompatibili con le dottrine del Concilio di Trento e
quindi di Roma.
Il vescovo anglicano, Richard Bagot di Oxford, pretese che il Tract 90 venisse ritirato dalla circolazione. Negli inconvenienti che furono causati dalle denunce, Newman si andò progressivamente isolando. Finì con il perdere fiducia in sé, e le convinzioni circa la possibile o reale cattolicità della Chiesa d'Inghilterra si andarono in lui poco alla volta indebolendo. Si allontanò da Oxford, a cui era intellettualmente legato, e si ritirò nella cappellania di Littlemore, dove attorno a sé radunò alcuni dei sui discepoli più intimi e con loro iniziò un quasi-monastero.
Conversione al cattolicesimo
Newman diede le dimissioni dalla chiesa di St. Mary di
Oxford, il 18 settembre 1843. Il suo ultimo sermone anglicano lo predicò a
Littlemore una settimana più tardi.
Ritardò tanto a diventare cattolico perché, per la sua integrità intellettuale,
egli trovava un ostacolo nel contrasto storico tra la Chiesa dei primi cristiani
e dei Padri e la moderna Chiesa di Roma. Meditando però sull'idea di sviluppo,
una parola allora discussa in relazione all' evoluzione biologica, egli applicò
la legge della crescita e trasformazione storica alla società cristiana,
cercando di mostrare, a sé stesso e agli altri, che la prima e indivisa Chiesa
cattolica s'era direttamente evoluta nella moderna Chiesa di Roma e che le
chiese protestanti rappresentavano piuttosto una rottura in tale sviluppo, sia
nella dottrina che nella vita cristiana.
Queste meditazioni servirono a rimuovere l'ultimo ostacolo, e il 9 ottobre 1845,
Newman fu accolto, nella sua Littlemore, nella Chiesa cattolica. Successivamente
si recò a Roma per essere ordinato prete, e dopo qualche incertezza, nel 1848
fondò l'Oratorio di san Filippo a Birmingham.
Newman era diventato sospetto al clero romano più rigoroso per lo spirito
quasi-liberale che egli sembrava essersi portato con sé dall' anglicanesimo; e
per quanto non fosse affatto liberale nel senso morale della parola, la sua
carriera iniziale come prete fu marcata da una serie di frustrazioni.
Fu convocato in Irlanda per essere il primo rettore della nuova Università
Cattolica di Dublino, ma per particolari circostanze, l'incarico gli divenne
impossibile; interessanti però furono le sue lezioni sull' Idea oJ a University
(1852).
Il suo ruolo di editore del mensile cattolico Rambler, e gli sforzi, insieme a
lord Acton, di incoraggiare studi critici anche tra i cattolici, lo resero
ulteriormente sospetto, causandogli la rottura con H.E. Manning, il prelato che
presto doveva diventare arcivescovo, cattolico, di Westminster.
Uno degli articoli di Newman («On Consulting the Faithful in Matters of Doctrine»
- Sulla consultazione dei fedeli in materia di fede) fu riportato a Roma e
Newman fu indiziato di eresia.
Egli cercò di trovare una sede per svolgere il suo ministero a Oxford ma
l'opposizione di Manning glielo impedì.
Dal senso di frustrazione generato da queste esperienze ne fu liberato, nel
1864, da un inatteso quanto provvidenziale attacco, da parte di Charles Kingsley,
contro il suo insegnamento morale. Kingsley in effetti sfidava Newman a
giustificare l'onestà della sua vita passata come anglicano. Sebbene Newman
finisse con il trattare Kingsley molto più severamente di quanto
Il carattere
I ritratti di Newman lo mostrano di una forte sensibilità e
delicatezza estetica. Era un poeta. Famosi erano diventati i suoi contributi
nella Lyra Apostolica dei suoi giorni anglicani, ivi incluso il famoso inno Lead,
kindly light (Guidami, luce gentile), scritto nel 1833 dopo una tempesta sedata
nello stretto tra la Sardegna e la Corsica.
Newman era consapevole dei limiti della prosa come della necessità della
parabola e del
LANCELOT ANDREWES
Nacque nel 1555 a Londra dove anche morì il 26 settembre del
1626. Fu teologo e predicatore di corte e cercò di difendere e far progredire la
dottrina anglicana in un periodo di grande conflitto nella Chiesa inglese.
Andrewes fu nominato membro del Pembroke College di Cambridge nel 1575 e fu
ordinato diacono nel 1580.
Il suo servizio in diverse parrocchie dal 1589 fu seguito dalla consacrazione a
vescovo di Chichester nel 1605 e dal suo trasferimento a Ely nel 1609 e a
Winchester nel 1619; in precedenza aveva rinunciato alle sedi di Salisbury e di
Ely perché la regina Elisabetta I aveva insistito che egli cooperasse con la
corona per ridurre il forte potere della Chiesa anglicana.
Sotto i re Giacomo I e Carlo I, Andrewes fu elevato a elemosini ere (1605-1619)
e diacono delle cappelle reali (1619-1626). Come maestro di retorica, si
guadagnò presto la reputazione di eloquente e colto predicatore di corte.
Nonostante la sua sensibilità al puritanesimo di Cambridge, Andrewes restò un
critico, consistente anche se cauto, sia dei dogmi calvinisti che dei principi
della riforma puritana. I suoi scritti maggiori, tuttavia, furono le opere
apologetiche dirette contro la Chiesa di Roma. In esse egli combinava una
critica circostanziata di alcuni dogmi cattolici ad affermazioni positive circa
gli insegnamenti anglicani.
Tra i suoi sermoni ce ne sono alcuni dettati in successivi anniversari del
fallito Complotto delle polveri (Gunpowder Plot) del 1605, un attentato per
bruciare il parlamento e danneggiare la famiglia reale da parte di cattolici
infuriati contro la legislazione anticattolica. I sermoni di Andrewes insistono
sulla salvezza divina sia della nazione che della Chiesa inglese.