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Osama e i suoi fratelli

ATLANTE MONDIALE DELL’ISLAM POLITICO

PIMedit

A coloro che hanno un rapporto quotidiano con l'islam.
Ai giornalisti che, come Maria Grazia, vi hanno donato la vita.
Agli operatori che, come Elisa, vi donano il cuore.

MAPPA DELLE FORMAZIONI POLITICHE D'ISPIRAZIONE ISLAMICA

AFGHANISTAN

ALGERIA
ARABIA SAUDITA
BAHREIN
BANGLADESH
BENIN
CENTRAFRICANA
CIAD
CINA
COMORE

EGITTO

ERITREA
ETIOPIA
FILIPPINE
GIORDANIA
INDIA
INDONESIA
IRAN
IRAQ
ISRAELE

KAZAKHSTAN

KENYA
KIRGHIZSTAN
KUWAIT
LIBANO
LIBIA
MALAYSIA
MALI
MAROCCO
MAURITANIA

MYANMAR

NIGERIA
OMAN
PAKISTAN
PALESTINA
RUSSIA
SENEGAL
SIRIA
SOMALIA
SRI LANKA

SUDAFRICA

SUDAN
TAGI KISTAN
TANZANIA
THAILANDIA
TUNISIA
TURCHIA
UGANDA
UZBEKISTAN
YEMEN

 

AFGHANISTAN

Movimento islamico dei taleban dell'Afghanistan. Formato principalmente dagli studenti di teologia islamica ("taleban" è appunto il plurale farsi di taleb che significa studente) di etnia pashtun nelle scuole coraniche del Pakistan.

L'inizio ufficiale delle azioni militari dei taleban è fissato il 24 giugno 1994 quando gli "studenti" abbandonano improvvisamente le loro madrassa (scuole) e varcano la frontiera con l'Afghanistan, forti di una fatwa che autorizzava il jihad contro "la corruzione e il vizio" dei vari mujahidfn afghani.

Nell'autunno 1994, entrano senza combattimento nell'antica città regale di Kandahar. La loro "legittimità religiosa" ha, infatti, avuto la meglio sulle divisioni tribali e politiche tra i pashtun divisi, a differenza degli altri gruppi etnici afghani, tra varie fazioni (Hekmatyar, Sayyaf, Nabi, Khalis e Gailani). In poche settimane, i taleban si impadroniscono senza colpo ferire del Sud del Paese, guadagnandosi le popolazioni pashtun che non si riconoscevano nel partito islamico di Hekmatyar e deploravano la caduta di Kabul in mano ai tagiki di Massoud e agli hazara sciiti. In pochi mesi, i taleban si impadroniscono di nove province meridionali, poi, nel settembre 1995, occupano la provincia orientale di Herat. Un anno dopo, entrano senza combattere a Jalalabad, e fanno infine il loro ingresso trionfale a Kabul dove si affrettano a impiccare il presidente comunista destituito Najibullah e a imporre il loro ordine morale alla popolazione. La crisi internazionale innescatasi dopo gli attentati di settembre in America ha portato allo scontro militare e al collasso dei taleban.

Leader del movimento: il mullah Mohammed Omar Akhunzada, che porta il titolo di Amir al-Mu'minin (il Comandante dei Credenti), lo stesso portato in passato dai califfi musulmani.

Tutti i partiti e movimenti nati dalla resistenza antisovietica dei mujahidin sono di ispirazione islamica. I primi tre sono raccolti nel Fronte islamico unito per la salvezza dell'Afghanistan, più noto come Alleanza del Nord, costituito 1'11 ottobre 1996, poco dopo la caduta di Kabul in mano ai taleban.

Jamiat-e-Islami (Società islamica). Partito islamico moderato, espressione dell'etnica tagika. Guidato da Burhanuddin Rabbani e Ahmad Shah Massoud (ucciso in un attentato nel settembre 2001).

Jumbesh-e-Milli-e-Islami (Movimento nazionale islamico). Raccoglie i partigiani di etnia uzbeka guidati dal generale Abdul-Rashid Dostum.

Hizb-e-Wahdat-e-Islami (Partito dell'unità islamica). Coalizione di nove piccoli partiti sciiti filo-iraniani. Espressione dell'etnia sciita degli hazara, circa il10 per cento della popolazione. Il partito è guidato da Abdul-Karim Khalili sin dall'uccisione, nel marzo 1995, del suo leader storico Ali Mazari per mano dei taleban.

Hizb-e-Wahdat-e-Islami. Scissione dello Wahdat guidata da Mohammad Akbar Akbari.

Harakat-e-Inqilab-e-Islami (Movimento rivoluzionario islamico). Leader: Mohammad Nabi Mohammadi. Vi avrebbe militato lo stesso mullah Omar, futuro capo dei taleban.

Ittihad-e-Islami Barai Azadi Afghanistan (Unione islamica per la Liberazione deIl'Afghanistan). Leader: Abdul-Rasul Sayyaf. Coalizione di piccole formazioni. Di dottrina wahhabita, intrattiene legami con Riad.

Hizb-e-Islami (Partito islamico) di Gulbuddin Hekmatyar. Integralista sunnita. Già appoggiato dai pachistani prima di optare per il movimento dei taleban.

Hizb-e-Islami (Partito islamico). Fazione di Yunis Khalis.

Harakat-e-Islami (Movimento islamico). Leader: Mohammed Asif Mohseni.

Partito della pace e dell'unità nazionale. Nato dalla fusione nel gennaio 1999 tra il Mahaz-e-Milli-e-Islami (Fronte nazionale islamico) di Pir Sayed Ahmad Gailani, un partito conservatore che riceveva aiuti dall'Arabia Saudita, e il Jabha-e-Najat-e-Milli Afghanistan (Fronte di Liberazione nazionale dell'Afghanistan) di Sibghatullah Mojaddedi, esponente di una grande famiglia pashtun.

Nel Paese avevano, inoltre, loro basi:

AI-Qa'ida (la Base). Organizzazione fondata nel 1988 e gui

data dal miliardario di origine saudita Osama Bin Laden. Questi si era separato dal Maktab al-Khadamat, l'Ufficio dei servizi, creato in precedenza insieme a Abdullah Azzam, un leader palestinese dei Fratelli musulmani, e incaricato di convogliare in Afghanistan i volontari arabi desiderosi di partecipare alla lotta contro i sovietici. La Base raccoglie migliaia di "arabi afghani": 5000 sauditi, 3000 yemeniti, 2800 algerini, 400 tunisini, 370 iracheni, 200 libici e decine di giordani. La Base reclama tra l'altro il ritiro delle truppe americane dal Golfo (la cui presenza è considerata una profanazione della terra sacra dell'islam), la cessazione del sostegno a Israele e la fine dell'embargo economico imposto ad alcuni Paesi arabi.

L'organizzazione è sospettata di essere responsabile di numerosi attentati contro gli interessi americani nel mondo, come gli attacchi contro le basi americane in Arabia Saudita, contro le ambasciate Usa a Nairobi e Dar es-Salam (rivendicato da un fantomatico Esercito islamico per la liberazione dei Luoghi santi), quello contro il cacciatorpediniere americano Cole nel porto di Aden, e infine quelli contro le città di New York e Washington dello scorso 11 settembre.

Fronte islamico internazionale per il jihad contro ebrei e crociati. Coalizione di gruppi islamici radicali nata il 19 agosto 1998 che comprende, oltre alla Qa'ida di Bin Laden, anche Jama'at ul-Jihad, (Il Gruppo del JiMd) e la Jama'a al-islamiyya (Il Gruppo islamico) egiziane, la Harkat al-Mujahidin (Movimento dei combattenti del jihad) e la Jamiat UIema-e-Islam (Associazione degli ulema dell'islam, Jui) pachistane, e la Harkat-ul-Jihad-al-islami (Movimento del Jihad islamico) del Bangladesh. I leader di questi gruppi hanno sottoscritto una fatwa congiunta che sollecita i musulmani al jihad contro gli americani in tutto il mondo. Prima di questo Fronte, Bin Laden aveva promosso la creazione di un "Comitato per il jihad" cui hanno aderito la Gamaa islamiyya egiziana, l'omonima organizzazione libica, il Gia algerino, la Usbat al-Ansar palestinese (ma basata in Libano), il Jihad yemenita, gli Ahle-Hadith pachistani e il gruppo Bayt al-Imam giordano.

ALGERIA

Islam politico moderato

Hamas. Originariamente, l'acronimo in arabo di Movimento della società islamica (Harakat al-mujtama' al-islami), trasformato - dopo il divieto di fare riferimenti alla religione - in Movimento della Società per la Pace (Harakat mujtama' al-silm). Fondato nel 1990 dallo sceicco Mahfoud Nahnah (nato nel 1942) come espressione politica dell'associazione religiosa al-irshad wal-Islah (Guida e Riforma) diventando in breve tempo il principale concorrente islamico del Fis. Ha ottenuto 69 seggi alle elezioni del giugno 1997 sui 380 che conta il Parlamento, assicurandosi il secondo posto dopo il Rassemblement National Démocratique del presidente Liamine Zerowal.

Movimento Ennahda (la Rinascita). Fondato nel 1990. Leader: Lhabib Adami. Vicino ai Fratelli Musulmani dell'Egitto. Ha ottenuto 34 seggi alle elezioni del giugno 1997.

Movimento di risanamento nazionale. Fondato nel 1999 da Abdellah Djaballah Saad Ghettaf (nato nel 1956).

Movimento al-Oumma (la Nazione). Ha annunciato nel 1997 il suo scioglimento per protesta contro la nuova legge sui partiti.

Islam Dolitico integralista

Fronte islamico di salvezza (Fis). Fondato il18 febbraio 1989 nella moschea al-Sunna di Bab el-Oued (Algeri). Tra i suoi fondatori figurano molti militanti dei gruppi islamici clandestini repressi dal governo negli anni Ottanta. Il suo programma politico criticava il "dirigismo" economico dello Stato, considerato un "pretesto per la repressione delle libertà", e la mancata applicazione dei dettami della shari'a nei vari settori della vita sociale. "Se otteniamo la maggioranza alle prossime elezioni dichiaravano i suoi leader - sospenderemo la Costituzione, vieteremo i partiti laici e socialisti e applicheremo subito la shari'a". Sotto la guida carismatica del suo portavoce Abassi Madani e di Ali Benhadj, il Fis partecipa alle elezioni legislative del dicembre 1991 in cui conquista 188 dei 232 seggi riservati al primo turno. La divisione all'interno del Paese circa l'opportunità di portare avanti il processo elettorale sprofonderàl'Algeria nella guerra civile. Il Fis viene dichiarato sciolto il 4 marzo 1992 e i suoi leader condannati a 12 anni di prigione.

La repressione mette in risalto le divergenze in seno al movimento. Tra i capi fuggiti all'arresto, Rabah Kebir crea in Germania una "Istanza esecutiva del Fis all'estero" favorevole, a certe condizioni, ad un dialogo con il governo. Anwar Haddam, un altro esule, presiede la "Delegazione parlamentare del Fis" che si dichiara contraria alla violenza senza tuttavia legittimare il governo. Altri, infine, rigettano la "pace ad ogni costo" e chiedono l'intensificazione della lotta armata e l'unificazione dei gruppi armati.

In Algeria, intanto, una lotta senza quartiere contrapponeva l'Ais (Armée islamique du Salut, Esercito islamico di Salvezza), il braccio armato del Fis, al più estremista Gia. Nel gennaio 1995, i moderati del Fis accettano di firmare la "piattaforma di Roma" che ammette il pluralismo politico. L'Ais aderirà alla fine al piano di concordia civile proposto dal governo di Bouteflika decretando una "cessazione definitiva della lotta armata" e consegnando le loro armi per seguire un programma di reinserimento sociale.

Islam militante radicale

Gruppo islamico armato (Gia) Si costituisce nel 1992 dopo l'annullamento delle elezioni legislative dalla fusione di alcuni capi del disciolto Fis, passati alla clandestinità, insieme a degli "afghani", i veterani della guerra antisovietica in Afghanistan. Guidato da Abdelhak Layada, il gruppo rappresenta i fautori del jih8d espresso da un'escalation senza paragone della violenza terrorista. AI gruppo viene imputata la maggior parte degli assassini di civili, giornalisti e stranieri in Algeria. Sotto la guida di Cherif Gusmi, il Gia ha creato un "governo del califfato", una sorta di contro-governo islamico clandestino ostile a ogni compromesso con il regime, definito come la "giunta degli empi". Fedele rappresentante dell'integralismo "puro e duro", il Gia si è opposto alla Piattaforma di Roma, sottoscritta da tutti gli altri gruppi dell'opposizione algerina, e rinnovato il suo appello alla "instaurazione del califfato per mezzo della lotta armata". Arrestato Layada nel 1993, alla direzione del gruppo si sono succeduti numerosi "emiri" come Ja'fari Khaled, Sid Ahmed Murad, detto Giaffar l'afghano (poi ucciso in una sparatoria), Kawasmi el-Chérif e Abu Abderrahman Amin.

A parte i frequenti scontri con il Fis, il Gia ha visto numerosi conflitti e dissensi interni. L'ala rimasta fedele all'emiro Antar Zouabri risulta oggi concentrata nelle regioni di Medea, Blida e Ain Defla. Nel tentativo di uscire dal suo isolamento, Zouabri ha moltiplicato negli ultimi anni le azioni spettacolari e sanguinose. A lui, infatti, vengono attribuiti i recenti massacri di massa, in particolare nei villaggi abitati dalle famiglie dei dissidenti o dai simpatizzanti dell'Ais che hanno aderito al piano di concordia civile del governo.

La frantumazione del Gia ha dato origine a molti gruppi, tra cui:

Il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc). Nato il 14 settembre 1998 da una scissione all'interno del Gia e provocato dai dissensi tra la direzione nazionale e l'emiro della seconda zona (parte est della capitale e la Cabila) guidata da Hassan Hattab, alias Au Hamza, 33 anni, che non condivideva la politica dei massacri collettivi adottata dal Gia. La strategia del gruppo è basata sull'esclusivo attacco contro le forze dell'ordine, mentre l'assassinio dei civili è autorizzato a determinate condizioni. Cacciati dalle loro basi originali, i salafiti sono oggi concentrati nelle montagne a sud della Grande Cabila. Contrario alla tregua con il governo, il suo stemma rappresenta due fucili automatici che sorreggono un Corano aperto sul versetto: "Combatteteli fino a che non ci sia più scandalo e la religione sia quella di Dio", mentre i suoi manifesti recitano: "Nessuna tregua, nessuna riconciliazione con gli apostati".

AI- Takfir wal-Hijra (Anatema e migrazione). Scissione del Gia. Considera lecito l'assassinio di altri musulmani se questi si rifiutano di servire la causa del jih8d oppure si ostinano, con la loro passività, a confortare gli interessi del regime.

I Fedeli alla promessa. Dispone di alcune basi operative che coordinano le loro azioni con il Gruppo salafita.

Fronte islamico del jihad armato (Fida).

La Lega islamica per la predicazione e il jihad. Ha aderito all'amnistia decretata da Bouteflika e quindi disciolta.

ARABIA SAUDITA

L'adozione ufficiale della dottrina islamica wahhabita non ha risparmiato al regno la nascita di vari gruppi di opposizione che si richiamano anch'essi all'islam radicale.

AI-Haraka al-wahhabivya (Movimento wahhabita). Prende il nome da Mohammad bin Abdel-Wahhàb (1703-1792), teologo di un islam rigoroso che si ispira alla scuola hanbalita, la più puritana delle scuole sunnite, e all'intransigente interpretazione teologica di Ibn-Taimiyya (1263-1328). Predicato nel Najd, la parte centrale dell'Arabia, il movimento wahhabita intendeva sbarazzare l'islam delle innovazioni ed eresie introdotte a partire dal VII secolo. Condanna perciò il sufismo, il misticismo e lo sciismo, ma abolisce anche ogni rito o credenza suscettibile di richiamare qualsiasi forma di politeismo o di idolatria, come le visite ai cimiteri e la venerazione dei "santi". Da qui la distruzione dei santuari della città sciita (oggi irachena) di Serbala nel 1802, seguita da quelli della Mecca (1803) e di Medina (1805).

L'elezione dello wahhabismo a dottrina ufficiale della famiglia saudita risale al17 44 quando il fondatore del movimento conclude un patto con l'emiro di Najd Muhammed ibn Saud. Questo primo Stato wahhabita fu tuttavia distrutto nel 1818 dal governatore d'Egitto, Muhammad Ali. Anche la rinascita di un secondo Stato ebbe vita breve e si concluse nel 1884. Solo nel 1901, il futuro re Abdul-Aziz (detto Ibn Saud) riuscirà a impossessarsi, grazie alla milizia wahhabita degli Ikhwan (Fratelli, in arabo) dell'oasi di Riad, punto di partenza per la conquista di gran parte della Pensisola arabica che forma, a partire dal 1932, "attuale regno dell'Arabia "saudita".

Nonostante la successiva repressione degli Ikhwan, il movimento wahhabita è ancora oggi rappresentato dalla stretta alleanza tra la famiglia reale saudita e gli ulema sauditi, riuniti in un Gran consiglio. Grazie ai petrodollari dell'Arabia Saudita, la dotttrina wahhabita ha potuto svilupparsi in altri Paesi, specialmente in Asia Centrale e nel Caucaso, attraverso la costruzione di moschee e centri islamici.

Bandita nel Paese ogni attività politica, l'opposizione islamica saudita si conosce solo attraverso sigle, spesso fantomatiche. Tra quelle apparse negli ultimi anni:

Organizzazione della rivoluzione islamica nella Penisola arabica. Attiva tra il 1978 e il 1980.

All'indomani della rivoluzione khomeinista nascono vari gruppi, in particolare sciiti, protagonisti a partire dal 1988 di diversi attentati anti sauditi all'estero.

Hezbollah al-Hegiaz (la provincia occidentale che comprende le città sante della Mecca e di Medina)

Jihad islamico dello Hegiaz

Altre organizzazioni hanno rivendicato attentati anti americani dopo la Guerra del Golfo:

Movimento islamico per il Cambiamento/sezione Jihad nella Penisola arabica.

Numur al-Khalig (le Tigri del Golfo). Rivendica un attentato anti americano a Riad nel 1995

Munazzamat Ansar-Allah al-muqatila (Organizzazione combattente dei Partigiani di Dio)

Legione del martire Abdallah al-Huzaifi. Dal nome di un oppositore ucciso nel 1995.

Hezbollah del Golfo

Su posizioni non terroristiche ma non meno radicali nei confronti del regime:

Comitato di difesa dei diritti sharaitiche (da shari'a, Cdlr). Un gruppo di intellettuali che chiedeva al re alcune riforme. L'immediata repressione ha spinto alcuni di loro all'esilio, tra cui Mohammad al-Mas'ari, rifugiatosi a Londra dal 1994.

Movimento Der la Riforma islamica in Arabia (Mira). Guidato da Saad al-Faqih, un dissidente del Cdlr.

BAHREIN

Le formazioni politiche sono in gran parte l'espressione della minoranza sciita, di cui sono esponenti principali gli sceicchi Ali Salman e Abdel-Amir al-Jamri. Le aperture democratiche dell'emiro hanno permesso nel 2000 il rientro dall'estero di molti esuli politici.

Fronte Islamico di liberazione del Bahrein (Filb). Dello sceicco Mohammad Ali al-Mahfouz.

Movimento per la libertà del Bahrein. Ha base a Londra. Portavoce: Mansour al-Jamri

Fronte islamico del Bahrein.

Organizzazione dell'Azione islamica. Dell'imam sciita Mohammed Taqi Madarissi.

BANGLADESH

Muslim League (Lega musulmana). Fondata nel 1906 sotto il nome di AlI-India Muslim League, ha giocato un ruolo essenziale nella creazione del Pakistan nel 1947. Indebolitasi dopo l'indipendenza del Bangladesh, a causa del suo attaccamento al permanere dell'unione, ha fatto ritorno sulla scena politica negli anni Ottanta.

Jamaat-e-islami (Comunità islamica). Invoca una teocrazia islamica nel Paese. Si dedica all'istruzione degli studenti nelle sue madrassa riuniti poi nella sezione giovanile Islami Chhatra Shibir che è stata responsabile di parecchi omicidi di oppositori politici.

Accanto a questi due partiti, troviamo una galassia di altri gruppi minori:

Harakat-ul-Jihad-al-islami (Movimento del jihad islamico). Fondata nel 1992 con il sostegno di Bin Laden. Leader: Shawkat Osman, alias sceicco Farid; segretario generale: Imtiaz Quddus. Il movimento conta circa 15mila membri e dispone di sei campi di addestramento nella regione di Chittagong che sfugge ancora al pieno controllo governativo. Un'indagine condotta dal governo di Dhaka nel 1999 ha rivelato che la Harkat intendeva assassinare 28 intellettuali del Paese, tra cui la nota scrittrice Taslima Nasreen.

Bangladesh Khilafat Andolan (Movimento del califfato del Bangladesh). Chiama al jihad per la creazione di uno Stato islamico nel Paese.

Islamic Okiva Jote (Fronte islamico unito). Unione di piccoli gruppi islamici e membro della coalizione all'opposizione. Ha dichiarato apostati e meritevoli di morte due giudici che avevano rigettato, nel dicembre 2000, delle fatwa. Leader: Shaikhul Hadit Maulan Azizul Haq (capo dell'organizzazione Ulema Mashaek); segretario generale: il mufti Fazlul-Haq Amini (dell'Alleanza dell'unità islamica).

BENIN

Parti musulman. Partito democratico e moderato guidato dal mallam Zul Salami.

Attiva, invece, nel nord del Paese una corrente islamica rivoluzionari guidata dallo sceicco Tamimou Adam.

CENTRAFRICANA (Repubblica)

Il presidente Ange-Félix Patasse ha accusato i musulmani di essere implicati in azioni di violenza. "L'insicurezza nel Paese, ha detto, è largamente provocata dalla comunità islamica".

CIAD

Vari gruppi radicali sono accusati di attizzare l'odio tra cristiani e musulmani. Negli ultimi anni, sono stati distribuiti volantini che invitano le comunità non musulmane a "convertirsi senza indugio all'islam o a lasciare il Paese".

CINA (Repubblica Popolare)

Molti movimenti islamici chiedono l'indipendenza dello Xinjiang, da loro chiamato il Turkestan orientale, popolato in maggior parte dagli Uighur musulmani. Pechino ha chiesto (e ottenuto) di includere tra i movimenti "terroristici" da combattere anche le organizzazioni indipendentiste musulmane cinesi in cambio del suo schieramento a fianco degli Stati Uniti.

Tra le organizzazioni apparse negli ultimi anni:

Fronte islamico del Turkestan orientale libero; Fronte di liberazione dell'Uighuristan; Fronte rivoluzionario nazionale del Turkestan; Fronte nazionale rivoluzionario di Tashkend; Fronte di liberazione del Turkestan orientale.

COMORE

Fronte nazionale per la Giustizia. All'opposizione. Guidato da Ahmad Abdallah Mohammad, occupava tre seggi al Parlamento (su 39) prima del suo scioglimento nel 1998.

EGITTO

Qui nemmeno l'islam ufficiale è monolitico. La presenza di un mufti per l'Egitto e di un Grande imam per l'Università al-Azhar (la cui autorità è riconosciuta ben oltre i confini dell'Egitto) ha portato a lungo a una "guerra di fatwa" tra le due massime istituzioni islamiche. Le controversie vertevano su temi di islamici: se considerare lecito l'interesse bancario o l'infibulazione, se definire martire un kamikaze palestinese, se accettare in certi casi l'aborto. Inoltre, il precedente Grande imam di al Azhar, lo sceicco Gad al-Haqq, non era molto tenero con le autorità, pur essendo nominato dal potere politico. Da qui la designazione, nel 1996, dell'allora mufti della Repubblica Mohammed Sayyed Tantawi, conosciuto per le sue posizioni liberali, a questa importante carica che conferisce al suo titolare il rango e lo stipendio di ministro.

L'Egitto ha assistito, tra il 1992 e il 1997, a una recrudescenza degli attentati terroristici compiuti da parte di vari gruppi radicali a danno delle forze dell'ordine e dei turisti stranieri. L'Alto Egitto, ossia la parte meridionale del Paese, dove si concentra l'azione di questi gruppi, è anche la zona in cui risulta più densa la presenza copta (tra sei e otto milioni di egiziani). E il caso delle province di Minya, Assiut, Assuan, Dairut, Manfalut, Abiut e Sohag. Molti, però, raccomandano la massima cautela nell'attribuire a tutte le violenze in Egitto una matrice religiosa. Il coinvolgimento di copti negli attentati, dicono, sarebbe piuttosto dovuto a un arcaico sistema di regolamento di conti diffuso nelle zone rurali del Paese dove risulta abbastanza comune "risolvere" un conflitto con il fucile piuttosto che davanti al giudice. Ciò non ha comunque impedito di constatare con rammarico la facilità con cui un conflitto tra individui viene sfruttato ad arte dagli integralisti, fino a sfociare in una vampata di violenza semi-collettiva dagli aspetti decisamente confessionali.

Inoltre, il severo controllo governativo dei fondi provenienti dall'estero ha spinto alcuni gruppi radicali a darsi alla rapina di banche e bigiotterie, spesso di proprietà dei copti, per finanziare la loro "guerra santa", forti di una fatwa dello sceicco cieco Omar Abdel Rahman che rende lecita, in caso di necessità, la rapina a mano armata a danno "dei cristiani, dei miscredenti e dello Stato empio". Questo tipo di "giustificazioni" sembra aver sostituito le voci che in precedenza venivano messe in circolazione per scatenare la folla (proselitismo fra i musulmani, insulti contro il profeta dell'islam, attentati al buoncostume), ma tocca ora un livello allarmante. Come prova il comunicato emesso dopo l'attentato contro i fedeli della chiesa di Abu Qorqas, in cui la Gamaa islamiyya affermava di aver agito contro coloro che "hanno tradito la dhimma e violato il patto".

Per lo Stato, l'offensiva islamica è opera di "una minoranza sostenuta da alcuni Paesi stranieri che rigetta l'opzione democratica del regime e si rifugia nel terrorismo per imporre alla società un progetto politico basato su una lettura errata della religione, mettendo in pericolo l'unità nazionale". Va comunque notato che l'ostracismo praticato dal regime nei confronti di quei partiti islamici, che vorrebbero giocare un ruolo politico e parlamentare e che predicano il cambiamento per vie legali, ha indirettamente favorito i gruppi radicali. D'altra parte, nemmeno le premure governative per la sorte dei cristiani sono chiare: la costruzione di nuove chiese, ma anche la manutenzione o la riparazione di quelle già esistenti, necessitano di uno speciale decreto presidenziale in base ad una regolamentazione che risale al 1934. Un secondo motivo di frustrazione è rappresentato da una circolare del 1940, tuttora in vigore, la quale proibisce ai cristiani di insegnare l'arabo nelle scuole e nelle università a motivo del carattere sacro della lingua del Corano. È, comunque, nella vita politica che il concetto governativo di unità nazionale trova le sue "migliori" applicazioni: nessun candidato cristiano si è presentato nelle liste del partito al potere.

Secondo un sondaggio effettuato dal quotidiano al-Ahram, il 93 per cento degli egiziani condannano la violenza islamica, ma due terzi di loro sarebbero a favore degli islamici più moderati. Se si considera che i cristiani non condividono nemmeno quest'ultima opinione, ciò significa che i tre quarti dei musulmani egiziani reclamano un'islamizzazione progressiva della società.

Nel marzo 1997 Il Cairo ha accusato 15 Paesi di offrire asilo a integralisti islamici egiziani. Accanto ai tradizionali Sudan e Pakistan, figuravano gli Usa, la Gran Bretagna, la Bosnia, la Svizzera e l'Italia.

Islam politico

Al-Ikhwan al-muslimun (Fratelli musulmani, Fm). Associazione fondata nel 1928 da Hassan al-Banna, uno dei "padri fondatori" dell'islam politico nel mondo. Banditi una prima volta nel 1948, reagiscono assassinando il primo ministro Mahmud al-Noqrashi. Nel 1949, Banna muore ucciso da killer. La luna di miele seguita al colpo di Stato di Nasser nel 1952 è breve. Nel 1954, il movimento è nuovamente bandito da Nasser che condanna a morte sei dirigenti dei Fm. Nella repressione che segue, si calcola che almeno 70mila militanti degli Ikhwan abbiano sofferto arresti, torture e processi.

Ideologo del movimento è Sayyed Qutb, un intellettuale nato nel 1906, che sostiene il rifiuto di capitalismo e socialismo e il ritorno alla società islamica fondata da Maometto. Qutb muore impiccato nel 1966 insieme ad altri dirigenti dei Fm, diventando un martire per i suoi fedeli. Tollerati da Sadat (lui stesso ex membro del movimento) a partire dal 1976, con l'obiettivo di contrastare l'influenza dei nasseriani, i Fm intraprendono il sistematico controllo dei sindacati più importanti del Paese. Pur condannando il terrorismo, sono oggi assimilati dal governo ai gruppi terroristi e subiscono una crescente repressione politica. I Fm sono disseminati in quasi tutti i Paesi arabi, ma l'organizzazione locale è guidata dal 1996 da Mustafa Mashhur. Nel 1997 hanno suscitato vive polemiche le dichiarazioni di questi sullo statuto dei cristiani in un futuro Stato islamico. Dovrebbero, secondo Mashhur, pagare il tributo ed essere esonerati dal servizio militare in quanto "la loro lealtà sarà acquisita al nemico in caso di attacco da parte di uno Stato cristiano".

Da allora, qualche segnale di ammorbidimento c'è stato: i Fm hanno votato a favore del candidato copto in una circoscrizione del Cairo, contro il candidato del partito al potere che, invece, sosteneva nei volantini distribuiti agli elettori che l'elezione di un copto ad una carica pubblica costituiva un haram, un illecito religioso.

Lo stemma dei Fm rappresenta due spade incrociate e un Corano sotto i quali figura la parola araba "wa a'iddu", l'inizio del versetto 60 della sura del Bottino: E allestite [contro di loro forze e cavalli quanto potete, per terrorizzare il nemico di Dio e vostro].

Con l'obiettivo di aggirare le restrizioni governative, alcuni Fm hanno presentato nel 1996 una richiesta di costituzione di un nuovo partito politico, Hizb al-Wassat (Partito del Centro). ma la richiesta è stata respinta e i membri fondatori sono stati incarcerati. Alle ultime elezioni dell'anno scorso, tuttavia, molti simpatizzanti o membri dei Fm sono riusciti a farsi eleggere come deputati indipendenti.

Hizb al-'amal (Partito del Lavoro). Rappresentava, fino a poco tempo fa, l'unica opposizione islamica al Parlamento.

Galassia radicale

Gamaa islamiyya (Comunità islamica, secondo la pronuncia egiziana). Nata all'inizio degli anni Settanta negli ambienti universitari del Cairo e di Assiut, la Gamaa si è sviluppata attraverso l'organizzazione di "campi estivi islamici" nello stesso periodo in cui i membri dei Fratelli musulmani subivano una dura repressione, con l'incarcerazione di migliaia di loro membri, da parte del governo. Il gruppo è stato guidato fino al 1994 da Talaat Himam, uno dei veterani della guerra in Afghanistan. Responsabile di molti attentati e vessazioni, molti dei quali a danno dei copti dell'Alto Egitto (massacri di Abu Qorqas e Nag Hammadi). In un rapporto dell'Organizzazione egiziana dei diritti dell'Uomo si legge che i membri della Gamaa a Dairut "vietano ai cristiani l'esercizio del loro culto" e prelevano con la minaccia un'imposta sulle transazioni commerciali dei copti, ""imponendo ai refrattari punizioni corporee". A differenza dei più moderati Fratelli musulmani, i membri di questo gruppo credono infatti nell'obbligo di far cessare con ogni mezzo tutto ciò che considerano come infrazione alla legge religiosa (munkar) e colpiscono, senza badare alla confessione, tutti i presunti autori di queste infrazioni.

L'emiro del gruppo, Rifa'i Ahmad Taha, vive dal 1996 in Afghanistan accanto a Bin Laden, dopo aver abbandonato il Sudan per evitare l'estradizione in Egitto in relazione al fallito attentato di Addis Abeba (giugno 1995) contro il presidente egiziano Hosni Mubarak.

AI- Takfir wal-Higra (Anatema e migrazione). Nome dato dalla stampa alla Jamaat al-Muslimin (la Comunità dei musulmani). Fondato nel 1971 da Shukri Mustafa, il gruppo predica l'allontanamento dalla società, considerata atea e corrotta. Responsabile .di molti attentati negli anni Settanta. Mustafa e altri capi del gruppo sono condannati a morte nel 1978, ma ciò non ha messo fine all'organizzazione. Nel 1996, le forze dell'ordine egiziane hanno arrestato 245 militanti islamici con l'accusa di voler ricostituire il Takfir.

Tanzim al-Jihad o Jamaat al-Jihad (Organizzazione o Comunità del jihad). Di Ismail Tantawi e Ayman al-Zawahiri e altri. Ideologo del gruppo è Mohammad Abdessalam Faraj il quale sostiene che l'obbligo del jih8.d sia stato dimenticato dai musulmani. Contrariamente al Takfir, ha adottato la strategia dell'infiltrazione nella società anziché il ritiro. Il gruppo ha conosciuto diverse scissioni al suo interno negli anni Settanta. Esponente principale del gruppo è lo sceicco cieco Omar Abdul-Rahman che sconta attualmente un ergastolo negli Usa per il suo coinvolgimento nel primo attacco al World Trade Genter. Incarcerato per attivismo islamico, Abdul-Rahman si reca in Arabia Saudita dove insegna per tre anni (1977-1980). AI suo rientro in Egitto, riprende le sue attività come guida religioso del gruppo emanando personalmente la fatwa di condanna a morte del presidente egiziano, eseguita in maniera spettacolare dall'ufficiale Khaled al-Islambouli il 6 ottobre 1981. La repressione del Jihad non si è fatta attendere e numerosi leader, tra cui Faraj, sono stati condannati a morte, mentre altri vivono in esilio.

Talaeh al-Fath (Avanguardie della Conquista). Organizzazione formata da ex membri del Jihad e perciò denominata anche Nuovo Jih8.d. È responsabile del fallito attentato contro il ministro dell'Interno egiziano nel 1993. I suoi capi trovano rifugio all'estero, come Ayman al-Zawahiri (prima a Ginevra poi in Afghanistan dove si ritiene sia il vice di Bin Laden) e Yasser alSarri (a Londra).

Tra le altre scissioni all'interno del Jihad: Jama'at alTawaqquf ua al-Tabyìn (Gruppo Pausa e accertamento) di Mustafa al-Badri; AI-Nàiun min al-nàr (gli Scampati al fuoco dell'inferno) del dottor Magdi al-Safati, e i cosiddetti Shawai\fYun. seguaci di un tale Shawqi al-Sheikh, ucciso nel 1990.

ERITREA

Harakat al khalas al-islami (Movimento di salvezza islamica). Già denominata Harakat al-Jihad al Islami al-eritri (Movimento eritreo del jihad islamico). Ha il suo quartier generale in Sudano Ostile al regime di Afewerki, si prefigge l'instaurazione di uno Stato islamico in Eritrea. Segretario generale: sceicco Mohamed Amer.

ETIOPIA

Nel 1995, violenti scontri hanno opposto i sostenitori del Consiglio supremo per gli Affari islamici e il Comitato organizzativo degli Affari islamici in Etiopia e causato oltre 11 morti e 150 feriti. Secondo fonti diplomatiche arabe, il primo era finanziato dal Sudan, il secondo dall'Arabia Saudita.

FILIPPINE

Islam politico moderato

United Muslim Democratic Partv (Umdp), alleatosi con il Lakas ng Edsa - National Union of Christian Democrats alle ultime elezioni.

Islam radicale

Fronte nazionale di liberazione Moro (Mnlf). Principale movimento d'opposizione islamico, ha guidato per anni la rivolta musulmana nelle isole meridionali sotto la guida di Nur Misuari. Ha sottoscritto nel gennaio 1987 un accordo con il governo in base al quale rinuncia all'indipendenza a favore di un'autonomia, ma ha minacciato di romperlo lo scorso novembre.

Fronte islamico di liberazione moro (Milf). Scissione del Mnlf nata nel 1977 ad opera di Hashim Salamat in opposizione alle trattative con il governo filippino.

AI-Haraka al-islamiyya (il Movimento islamico, detto il "Gruppo di Abu Sayyaf"). Nasce da una scissione avvenuta nel 1991 in seno al Mnlf sotto la guida di Abduragak Abubakar Janjalani, più noto con il nome di battaglia Abu Sayyaf, il "Padrone della spada". Prima di combattere in Afghanistan, Janjalani era cresciuto nelle scuole dell'integralismo islamico del Pakistan dove ha seguito gli insegnamenti di Adburrab Rasul Sayyaf, l'austero professore al quale ha intitolato il suo gruppo. Il movimento si fa conoscere a livello internazionale a partire dall'aprile 1995 con un grande raid compiuto contro la città cristiana di Ipil, isola di Zamboanga, causando una cinquantina di morti. L'uccisione di Janjalani in uno scontro a fuoco con la polizia filippina il 18 dicembre 1998 a Lamitan, nell'isola di Balisan, porta a una lotta di potere all'interno della Haraka di cui esce vincitore il fratello del fondatore, Gheddafi Janjalani, Oggi il più piccolo e radicale dei movimenti separatisti filippini conta alcune centinaia di membri, forse un migliaio, distribuiti nelle isole di Basilan, Sulu e Tawi-Tawi, nell'estremità meridionale del Paese. Molti dei guerriglieri sono stati reclutati nelle università o negli istituti superiori, altri sono mediorientali o risultano aver studiato o lavorato in Paesi del Medio Oriente, sviluppando nell'occasione dei legami con gli "arabi afghani" di Bin Laden.

Nel loro progetto teso a creare uno Stato islamico indipendente nella parte occidentale dell'isola Mindanao e nell'arcipelago Sulu, i mujahedin di Abu Sayyaf non si fermano davanti a nulla. I loro commando hanno condotto una campagna di eliminazione sistematica di preti, missionari, giungendo perfino all'assassinio, il 4 febbraio 1997, del vicario apostolico di Jolo. Inoltre, nel gennaio 1995, il gruppo non ha esitato a organizzare un piano per uccidere il Papa durante la sua visita nelle Filippine. Un kamikaze, travestito da sacerdote e con una cintura di esplosivo in vita, avrebbe dovuto abbracciare Giovanni Paolo Il e saltare in aria. Sventato il complotto, la polizia ha scoperto una rete terroristica con diramazioni in tutto il mondo.

Nelle aule della cosiddetta "Università della da'wa e del jihad" del Pakistan, Abu Sayyaf aveva, infatti, conosciuto il fior fiore dell'integralismo islamico internazionale, tra cui Ramzi Youssef, la mente del primo attentato al World Trade Genter di New York. Anche per quello, i suoi uomini sono stati a lungo sospettati (parecchi anni prima degli attentati dell'11 settembre) di progettare azioni clamorose, come quella di distruggere in volo jumbo americani, colpire la Casa Bianca e il quartier generale della Cia con azioni suicide. I contatti si rivelano preziosi qualche anno dopo, al ritorno di Abu Sayyaf nelle Filippine. Con l'appoggio finanziario dell'internazionale islamica, specialmente del gruppo di Bin Laden, ma anche di generosi uomini d'affari del Golfo, vengono creati campi di addestramento in Malaysia.

A livello ideologico, il movimento appare sensibile alle infuocate prediche di Ornar Abdel-Rahman, lo sceicco cieco egiziano detenuto negli Stati Uniti. Nelle basi del gruppo, la polizia filippina ha trovato cassette con i sermoni del leader integralista, oltre a prove dell'assistenza estera.

GIORDANIA

Jabhat al-'amal al-islami (Fronte d'azione islamica). Fondato alla fine del 1992, è l'espressione locale dei potenti Fratelli musulmani. Leader: Abdel-Latif Arabiyyat e Ishaq al-Farhan. Rispetto ai loro fratelli egiziani, i Fm giordani godono di una situazione confortevole. La politica di collaborazione seguita da re Hussein ha infatti portato la confraternita alla moderazione, pur rappresentando l'opposizione. Dai 22 seggi (su 80 che conta la Camera) che avevano conquistato nel 1989, i Fm scendono a 16 nel 1993 in seguito all'approvazione di una "provvisoria" legge elettorale che, invece, è rimasta in vigore nelle elezioni successive del 1997: cosa che ha portato i Fm a invocare il boicottaggio dello scrutinio. La presenza dei Fm è invece fatta sentire nei sindacati: nel 1995 ha conquistato 6 dei 10 seggi dell'ordine dei medici. L'ideologia del partito si fonda sulla lotta contro ''l'imperialismo e il sionismo" (si oppongono alla normalizzazione con Israele) e l'applicazione della legge islamica in ogni settore.

Hizb al- Tahrir al-Islami (Partito della liberazione islamica). Costituito da dissidenti dei Fm giordani, il gruppo è stato fondato nel 1952 dallo sceicco Taqieddin Nabhani. Bandito nel 1992, si è trasferito in Libia e Turchia. Sostiene l'abbattimento dei regimi con la forza per l'instaurazione del califfato. Nel 1993 alcuni membri del gruppi sono stati accusati di aver attentato alla vita di re Hussein.

Rinnovo dell'islam. Gruppo presumibilmente legato al Jihad islamico, smantellato nel 1995.

Jaish Muhammad (Esercito di Maometto), clandestino. È sospettato di legami con il Fronte internazionale di Bin Laden.

Bayt al-Imam. (Casa o Famiglia dell'lmam). Ha legami con Bin Laden.

INDIA

Students Islamic Movement of India (Simi). Fondato nel 1977 da Mohammad Ahmadullah Siddiqi. Si batte per l'instaurazione di uno Stato islamico in India. Leader: Shahid Badar e Safdar Nagori. Ha legami con l'Arabia Saudita. Il movimento è stato messo al bando dal governo federale il 27 settembre 2001 con l'accusa di "attività anti-nazionali" e legami contro gruppi islamici radicali del Kashmir.

Deendar Anjuman. Originariamente una setta sufi nata nel 1924, è stata accusata l'anno scorso di essere l'ispiratrice di una serie di attentati avvenuti nell'Andhra Pradesh, in Karnataka, a Goa e Maharashtra e perciò bandita dal governo federale.

Jamaat-e-Islami Hind.

Kashmir

Ad essere implicato nel problema del Kashmir non è solo il Pakistan. Le relazioni del Kashmir con gli afghani sono da tempo strette. Molti leader del Kashmir, come Masood Azhar, appartengono alla scuola deobandi cui si richiamano tutti i capi ta/eban e molti kashmiri hanno ricevuto un addestramento militare in Afghanistan, prima e dopo l'occupazione sovietica. Parecchi gruppi kashmiri sono perciò accusati di essere delle semplici "filiali" di partiti afghani e pachistani, come le Tigri di Allah, legate allo Hizb-e-Islami di Hekmatyar. Specializzato in operazioni di moralizzazione islamica, il movimento aveva imposto, ancor prima dei ta/eban, vari divieti: gioco del lotto, bar, cinema (esclusi i film pachistani), videocassette, alcol, trucco femminile. Non solo. Le Tigri hanno imposto alle imprese di cancellare la parola "indiano" dalla loro ragione sociale e invitato la gente a chiudere i conti aperti presso banche indiane e a utilizzare solo banconote pachistane.

Ma a godere tra la gente del Kashmir di un indiscusso prestigio c'è anche l'Iran, nonostante i rapporti tesi di Teheran con gli sponsor afghani e pachistani dei mujahidin kashmiri. Fu un persiano, lo Shah Hamadan, ad aver convertito, secondo le cronache del secolo XIV, «più di 37mila kashmiri all'islam». Gli antenati dall'ayatollah Khomeini avevano allora eletto a domicilio per due secoli la città di Hyderpur, sulla strada di Srinagar, portando lo stesso imam a siglare i suoi primi poemi mistici con lo pseudonimo di «al-Hindi, l'Indiano». Il Kashmir era diventato talmente popolare che i mass media di Teheran l'avevano battezzato fran-e-Saghir, il Piccolo Iran.

Prima di fondersi in meno gruppi, la galassia dei movimenti separatisti del Kashmir era davvero impressionante: Esercito di liberazione islamica, Organizzazione per la liberazione del Kashmir, gruppo Kerbala, movimento al-Maqbul, Hizb-ulMujahidin, Hizb-e-Islami, Tigri di Allah, Tigri di Maometto, i Rangers musulmani, Jamaat Kashmirie, e molti altri ancora.

L'attuale quadro è il seguente:

Hizb-ul-Mujahidin (Partito dei mujahidin). Fondato nel 1989, è il più importante tra i gruppi armati che lottano per la "liberazione" del Kashmir indiano. Ha proposto un cessate il fuoco condizionato nel luglio 2000. Lo Hizb ritiene che un Kashmir indipendente patirebbe la sorte poco gradevole degli stati periferici dell'India, come il Nepal e il Bhutan, e reclama perciò la sua fusione nel Pakistan.

Harkat-ul-Mujahidin. Nasce nel 1993 sotto il nome Harkat-ufAnsar, da una fusione tra due movimenti indipendentisti: Harkat-ul-Jehad-e-Islami (Movimento del jihad islamico) e un precedente Harkat-uf-Mujahidfn sotto la guida del maufana Saadatullah Khan. Raccoglie parecchi volontari afghani e pachistani e figura dal 1997 sull'elenco dei movimenti terroristici pubblicato dal Dipartimento di Stato Usa. Il movimento, ritenuto tra i più violenti, concentra le sue attività nel sud del Kashmir, nella regione di Anantag e di Doda e professa un islam senza confini. Infatti, a differenza degli altri gruppi che mantengono una presenza militare all'interno della parte del Kashmir controllata dal Pakistan, esso dispone di campi di addestramento in Afghanistan, dove intrattiene stretti rapporti con Ossama Bin Laden.'Molti membri del gruppo sono morti nel corso dell'attacco americano sferrato nell'agosto 1998 nella regione di Khost contro le basi del terrorista internazionale, costringendo il gruppo a trasferire i suoi campi verso Kabul. I militanti del gruppo avrebbero pure partecipato alle offensive dei taleban contro le truppe rivali dell'Alleanza del Nord. Leader: maulana Fazul Rahman Khalil.

Fronte di Liberazione di Jammu e Kashmir (Jklf). Il primo tra i movimenti a proporre all'India, nel 1994, un cessate il fuoco. Nel 1989, alcuni separatisti del Fronte hanno sequestrato la figlia del ministro dell'Interno indiano, un musulmano, costringendo Delhi a scarcerare cinque loro leader.

Lashkar-e-Toiba (Esercito dei Puri). Braccio armato del Markaz-ud-Dawa ual-Irshad, un'oganizzazione di ispirazione wahhabita. Combatte sin dal 1993 sotto la guida di Mohammed Latif.

Al-Badr (la Luna piena). Tra i gruppi armati più radicali, è responsabile di molti attacchi contro le forze indiane nel Kashmir.

Jaish-e-Mohammad (Esercito di Maometto). Frutto di una scissione all'interno di Harkat-u/-Ansar guidata dal suo ex segretario generale, maufana Masood Azhar.

Jamait-ul-Mujahidin. Prima scissione all'interno del Partito dei mujahidin.

Dukhtaran-e-Millat. Formato nel 1987. Leader: Ayesha Andrabi.

Tra gli altri movimenti, al-Barq, Gruppo al-Faran, al-Jehad, al Mujahid Force, al-Mustafa Liberation Fighters, al-Umar Mujahidin, Ikhwan-ul- Mujahidin, Islami Inqilabi Mahaz, Islami Jamaat-e- Tulba, Esercito di liberazione nazionale di Jammu e Kashmir, Mahaz-e-Azadi, Muslim Mujahidin, Tehrik-e-Hurriat-eKashmir (Movimento di Libertà del Kashmir), Tehrik-e-Jehad, Tehrik-e-Jehad-e-Islami, Tehrik-e-Nifaz-e-Fiqar Jafaria, Tehrikuf- Mujahidin e il neonato (agosto 2001) Lashkar-e-Jabbar.

Le diverse organizzazioni sono raccolte in due coalizioni:

All Party Hurrivat Conference (APHC). Raccoglie 26 diversi movimenti.

Muttahida Jehad Council. Coalizione di una quindicina di movimenti indipendentisti contrari alla proposta di cessate il fuoco avanzata da Hizb-uf-Mujahidin.

Assam (Nordest indiano)

Muslim United Liberation Tigers of Assam (Multa), Muslim United Liberation Front of Assam (Mulfa), Muslim Security Council of Assam (Msea), Islamic Liberation Army of Assam (lIaa), Muslim Volunteer Force (Mvf), Muslim Liberation Army (Mla), Muslim Security Force (Msf), Islamic Sevak Sangh (Iss), Islamic United Reformation Protest of India (Iurpi), United Muslim Liberation Front of Assam (Umlfa), Revolutionary Muslim Commandos (Rmc), Muslim Tiger Force (Mtf), Harkatul-Mujahidin, Harkat-ul-Jehad.

Manipur (Nordest indiano, ai confini con il Myanmar) Islamic National Front (Irf), Islamic Revolutionary Front (Irf), United Islamic Liberation Army (Uila).

INDONESIA

La corrente islamica poggia su una radicata tradizione di militanza. La resistenza indonesiana, sia contro gli olandesi sia contro i giapponesi, è stata portata avanti da milizie islamiche note con il nome - oggi familiare in tutto il mondo - di Hezbollah che confluiscono, nel 1947, in un Esercito islamico d'Indonesia. Fino all'inizio degli anni Sessanta, questi ex partigiani lanceranno, a partire dai loro santuari di Giava (battezzata per l'occasione Nagar Islam Indonesia, Stato islamico di Indonesia) una guerriglia generalizzata, nel nord di Sumatra, come nel sud di Kalimantan e di Sulawesi.

Esclusa la crisi scoppiata nel 1973, circa la legge sul matrimonio, si assiste nel decennio successivo a una relativa stasi di questi gruppi, anche perché Suharto faceva prova di una certa reverenza verso l'islam. Non durò, tuttavia, per molto. Il risveglio islamico mondiale provoca in Indonesia un graduale controllo delle moschee da parte di giovani attivisti raccolti nel Comitato di coordinamento della gioventù delle moschee che crea presto una "cintura verde" attorno alla capitale. Una revisione di facciata si impone. Il partito Golkar al potere, controllato dall'esercito, comincia ad arruolare degli ulema e manda i militanti in pellegrinaggio alla Mecca. Il tutto per coprire la successiva repressione. Le uniche alternative lasciate agli attivisti? O la discreta infiltrazione nella rete delle moschee, come fece il movimento Usroh (Famiglia, in quanto costituito da stretti nuclei), fondato dal predicatore Abu Bakr Baysir, o la disperata guerriglia alla Kommando Mujahedin Fisabil AIlah, (Commando dei mujahidin sulla via di Allah), represso con la forza nel 1989 a Sumatra.

L'islam politico presenta oggi un quadro assai complesso. Accanto ai due movimenti tradizionalisti Muhammadivah e Nahdatul-Ulema che contano milioni di affiliati e controllano migliaia di scuole e moschee, troviamo una miriade di partiti che reclamano la proclamazione di una Repubblica islamica. I più intransigenti denunciano anche pubblicamente una presunta "cristianizzazione" del Paese. Tra questi ultimi, Lashkar Jihad (l'Esercito del jihad), guidato da Jafar Umar Thalib, che ha organizzato la spedizione di volontari musulmani nelle Molucche per combattere contro la maggioranza cristiana delle ex isole delle spezie.

Partai Persatuan Pembangunan (Partito unito per lo sviluppo, Ppp). Nato nel 1973 dalla fusione di quattro piccoli partiti. Leader: Hamzah Haz, Alimarwan Hanan. Sul suo stemma figura la Kaaba, la pietra nera alla Mecca. Fino a 12 anni fa era l'unico partito dichiaratamente islamico.

Partai Svarikat Islam Indonesia (Psii). Fondato nel 1998. Leader: Taufiq Tjokroaminoto, Amaruddin Djajasubita. Sullo stemma figura la shahada, la professione di fede islamica.

Partai Svarikat Islam Indonesia - 1905 (Psii-1905). Fondato nel 1998 (anche se si richiama alla prima fondazione nel 1905). Leader: Ohan Sudjana, Paka Chairi.

Partai Amanat Nasional (Pan, Partito del mandato nazionale). Di Amien Rais, presidente dell'Assemblea legislativa. Già a capo della Muhammadiyah, Rais ha portato l'ideologia nazionalista del Pan su posizioni islamiche. Il partito occupa il quinto posto nel Parlamento, con il 7 per cento dei voti.

Partai Ummat Islam (Pui). Fondato nel 1998. Leader: Deliar Noer, Fahmi Rahman.

Partai Kebangkitan Ummat (Pku). Fondato nel 1998. Leader: Yusuf Hasyim, Asnawi Latief. Ideologia basata insieme sul Pancasila (la dottrina multireligiosa del Paese) e l'islam sunnita.

Partai Kebangkitan Muslim Indonesia (Kami). Fondato nel 1998. Leader: Syamsahril, Djamhari Maskat. Ideologia basata sul Corano e lo hadith (i detti di Maometto).

Partai Politik Islam Indonesia Masyumi. Fondato inizialmente nel 1945 e rifondato nel '98. Leader: Sayuti Rahawarin. Espressione del Majlis Syura' Muslimin Indonesia (Consiglio legislativo dei musulmani d'Indonesia). Stemma: Mezzaluna e stella.

Partai Masyumi Baru (Pmb). Nato nel 1995. Leader: Ridwan Saidi, Fairuz Basyar.

Partai Bulan Bintang (Pbb). Nato nel 1998. Leader: Yusrillhza Mahendra. Stemma: Mezzaluna e stella.

Partai Pesatuan (Pp). Fondato nel 1999. Leader: Jailani Naro.

Partai Keadilan. (Partito della Giustizia). Fondato nel 1998. Leader: Nur Mahmudi Ismail, Anis Matta.

Partai Nahdatul Ummat (Partito della Rinascita della nazione). Ideologia basata insieme sulla Pancasila e l'islam sunnita (sul suo stemma figura la Kaaba). Fondato nel 1998. Leader: Sjukron Ma'mun.

Partai Islam Indonesia. Di Suud Badjeber.

Partai Aliansi Kebangkitan Muslim Sunny Indonesia. Leader: Syahrani Makhudin

Partai Ummat Muslimin Indonesia (Pumi). Fondato nel 1998. Leader: Anwar Junus, Abdillah Muhammad. Moderato (ideologia basata sul Pancasila).

Persatuan Pekeria Muslim Indonesia (Ppmi) Presidente: Eggi Sudjana.

Fronte d'azione unita degli studenti musulmani d'Indonesia (Kammi). Protagonista dei raduni più popolari durante la guerra di Timor Est.

Tre partiti dichiarano di essere attaccati al Pancasila, ma il loro simbolo lascia qualche dubbio. Si tratta di:

Partai Solidaritas Uni Nasional lndonesia (Suni). Fondato nel 1998. Leader: Abu Hasan, Ali Fahmi. Sullo stemma figura la scritta: l'islam della Sunna.

Partai Islam Demokrat . Nato nel 1998. Leader: Andi Rasyid Djalil, Imam Dipowinoto.

Partai Indonesia Baru. (Pib). Fondato nel 1999. Leader: Syaiful Anwar, Zakirudin Djamin. Sullo stemma campeggia l'invocazione "AIlah Akbar".

IRAN

Quello dell'Iran è un caso emblematico per quanto concerne la lotta tra l'islam riformista e quello conservatore all'interno dello stesso regime politico. Nel suo discorso di investitura per un secondo mandato presidenziale consecutivo di quattro anni, pronunciato davanti al Majlis lo scorso agosto, il presidente Mohammad Khatami ha detto di voler continuare a battersi per una «democrazia islamica che era il principale obiettivo della rivoluzione» iraniana. «È necessario - ha aggiunto creare lo Stato di diritto e i metodi che permettono alla nazione di controllare le potenti istituzioni statali». Il secondo mandato di Khatami è tuttavia iniziato con un compromesso deludente che ricorda alla perfezione il suo primo mandato, da lui stesso definito un "tunnel di crisi". La sobria cerimonia di investitura era stata bloccata dai conservatori, schieratisi al gran completo (dai vertici delle Forze armate a quelli della magistratura) per imporre la designazione di due loro esponenti al Consiglio dei Guardiani, l'organismo di vigilanza che tutela l'ortodossia islamica dei provvedimenti legislativi. Alla fine, lo stesso Majlis che aveva precedentemente bocciato tutti e quattro i candidati conservatori, ha dovuto piegarsi alle pressioni, eleggendo due conservatori senza la debita maggioranza. «Se questo intervento diventasse la regola, ha commentato il quotidiano Iran News, il Consiglio di discernimento potrebbe sostituire gradualmente il Parlamento, contrariamente alla lettera e allo spirito della Costituzione».

Il margine di manovra di Khatami e del campo islamico riformista rimane limitato nonostante la loro vittoria alle ultime elezioni legislative. Quasi tutti i centri di potere risultano largamente dominati dai conservatori, a cominciare dalla più alta istituzione della Repubblica islamica. Sebbene eletto a suffragio universale, il presidente della Repubblica in Iran ha poteri limitati e la sua carica è subordinata a quella della "Guida". La Costituzione iraniana attribuisce, infatti, il primato del potere al Vali-e faqih, il giurisperito religioso, una carica istituita da Khomeini e occupata attualmente dall'ayatollah Ali Khamenei. Per questo, la diatriba religiosa tra le due correnti del regime riguarda spesso esattamente il principio della Velayat-e-faqih, ossia la "supremazia del giurisperito religioso". Quest'ultima si richiama a una teoria sciita sul governo elaborata durante il periodo della "occultazione". Gli sciiti affermano infatti che il Mahdi, ossia l'ultimo dei loro dodici imam discendenti da Alì, genero di Maometto, non è morto bensì si trovi "occultato". Credono quindi che, a guidare la comunità dei fedeli fino al ritorno del Mahdi atteso che instaurerà un regno di giustizia, ci debba essere un suo vicario, il faqih, appunto. Questi è, secondo l'articolo 5, la manifestazione dell'integrazione tra politica e religione e quindi l'arbitro supremo del regime: è capo delle Forze armate, nomina i vertici della magistratura e della Radio-tv, è l'unico a poter sciogliere il Parlamento e può anche destituire il presidente della Repubblica.

Le leggi approvate dal Parlamento devono quindi passare al vaglio del Mailis-e Khobregan, il Consiglio degli Esperti, l'organo che elegge il Vali-e faqih e che ha il compito di selezionare i candidati alle elezioni. Il Consiglio è formato da 12 giuristi, sei laici nominati dal Parlamento e sei religiosi designati dalla Guida. In caso di dispute interviene il Majma-e Tashkhis-e Maslahat-e Nezam, il Consiglio per il discernimento dell'interesse del regime, attualmente capeggiato dall'ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. Il Consiglio ha il compito di dirimere le controversie tra Parlamento e Consiglio degli Esperti, o quando i deputati insistono per l'approvazione di qualche legge.

Strettamente sotto controllo conservatore è anche l'apparato giudiziario, attualmente guidato dall'ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi. Questi è succeduto all'ayatollah Mohammad Yazdi, fortemente criticato per il suo accanimento nei processi contro i riformisti. Oltre a gran parte delle scuole teologiche e delle 40mila moschee, sono in mano all'ala «dura» del regime anche le potenti fondazioni, le cui attività economiche sfuggono totalmente al controllo del governo e fanno direttamente capo all'ayatollah Khamenei. Tra di esse, la Fondazione dei martiri di guerra, il Consiglio supremo della rivoluzione culturale, l'Organizzazione di propagazione dell'islam, i comitati per l'allocazione dei terreni e la Fondazione degli Oppressi.

Islam riformista

Fronte del 2 Khordad. Coalizione riformi sta vicina al presidente iraniano che domina l'attuale Majlis, il Parlamento iraniano sotto la guida di suo fratello Mohammed-Reza Khatami. Il nome del Fronte richiama la data (secondo il calendario persiano) della prima elezione a presidente di Khatami. Lo schieramento rappresenta l'islam moderato e liberale e raccoglie 18 gruppi tra cui:

Jebhe-e Mosharekat-e Iran-e Eslami (Fronte della Partecipazione del'lran islamico) di Mohammed-Reza Khatami.

Hezb-e Hambastegi-e Iran-e Eslami (Partito della Solidarietà dell'Iran islamico) che ha puntato nella sua campagna elettorale sui temi relativi allo Stato di diritto.

Sazman-e Moiahedin-e Enqelab-e Eslami (Organizzazione dei mujahidfn della rivoluzione islamica). Creata nel 1979 da guerriglieri ex marxisti. Esponente del gruppo è Behzad Nabavi.

Partito islamico del Lavoro. Nome adottato nel 1999 dal Khaneh-ye Kargar di S. Jelodarzadeh.

Daftar-e Tahkim-e Vahdat (Ufficio per il consolidamento dell'unità). Federazione di associazioni studentesche favorevoli a un ampio rispetto delle libertà fondamentali in campo politico e culturale.

Hezb-e Kargozaran-e Sazandegi (Partito dei Servitori della Costruzione). Corrente dei centro,-pragmatica, vicina all'ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani e animata dall'ex sindaco di Teheran Gholam Hossein Karbasci.

Su posizioni vicine al campo riformista anche:

Majma'-e Ruhaniyun-e Mobarez (Assemblea dei religiosi combattenti). Prima associata ai radicali anti americani, l'Assemblea costituisce ora l'ala sinistra del clero favorevole alla "società civile" preconizzata da Khatami.

Khat-e Emami (la Linea dell'lmam). Molti suoi esponenti facevano parte degli studenti responsabili dell'assalto contro l'ambasciata americana a Teheran durante la rivoluzione. Oggi sono piuttosto vicini alla linea del presidente Khatami.

Islam conservatore

Jame'eh-ye Ruhanivat-e Mobarez (Associazione del clero combattente). Tendenza conservatrice e radicale del regime vicina alla Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei. L'Associazione è nata nell'ottobre del 1984 in occasione dell'elezione del secondo Maj/is (Parlamento), in margine al Partito della Repubblica islamica. Tra i suoi fondatori, Mahdavi Kani, Hashemi Rafsanjani, Mohammed Yazdi (ex capo del potere giudiziario), Dori Najafabadi (ex ministro dell'lntelligence) e Nateq Nouri, ex candidato alle elezioni presidenziali e capo del Parlamento.

Ansar-e Hezbollah (i Partigiani del partito di Dio). Organizzazione di elementi radicali accusata di compiere la repressione contro la corrente riformista.

IRAQ

La mappa dell'islam politico in Iraq è molto complessa a causa della moltiplicazione all'estero dei gruppi di opposizione al regime di Saddam Hussein. Accanto ai partiti laici, curdi, turkmeni o assiri che avanzano rivendicazioni democratiche o etniche, troviamo infatti una miriade di movimenti islamici sciiti o sunniti che, con poche eccezioni, godono di una dubbia influenza all'interno del Paese.

Gli sciiti rappresentano almeno il 60 per cento dei 22 milioni di iracheni. In Iraq, inoltre, si trovano le città sante dello sciismo (Najaf, Kazimein e Kerbala) dove sono custoditi i corpi degli imam della comunità. La rivolta degli sciiti contro Saddam Hussein a ridosso della Guerra del Golfo non ha portato, come nel nord, all'instaurazione di una zona autonoma bensì a una zona di interdizione del volo (a sud del 33° parallelo) che non ha impedito a Baghdad di portare avanti la sua dura repressione. Negli ultimi anni, si sono così moltiplicate le rivolte contro il regime del partito Baath al potere, ma anche le intimidazioni e l'assassinio di leader religiosi sciiti, sospettati di connivenza con i movimenti ribelli. Nel marzo 1991, gli sciiti furono sorpresi di vedere il loro novantaduenne Grande ayatollah Abulqassem al-Khoei perorare in televisione la repressione governativa dei ribelli del Sud. Tra i leader assassinati negli ultimi anni, lo hojjatoleslam Muhammad Taghi (luglio 1994), e gli ayatol/ah Murthada Borujerdi (aprile 1998), Mirza Ali Sharavi (giugno 1998) e Mohammad al-Sadr (febbraio 1999). Nel frattempo, il governo continuava a esibire un islam di circostanza. Dalla Guerra del Golfo, la frase AI/ah Akbar, «Dio è grande», spicca sulla bandiera del Paese, mentre si moltiplicano le effigie oppure le foto di Saddam colto in atteggiamento di preghiera.

Partiti sciiti

Assemblea Suprema della Rivoluzione islamica in Iraq. (Sairi). Fondato a Teheran nel 1982 come coalizione delle varie organizzazioni sciite, tra cui il partito Da'wah, Organizzazione dell'azione islamica e il Movimento dei mujahidfn. Il Sairi dispone di un vero e proprio esercito, denominato Badr, e formato da ex ufficiali e soldati dell'esercito di Baghdad, ma anche da rifugiati e prigionieri di guerra iracheni. Un accordo concluso con i curdi ha consentito al Sairi di stanziare alcune sue unità nelle zone autonome del nord iracheno, protetto dalla no fly zone imposto dagli alleati.

Hizb al-Da'wah al-islamiyya (Partito dell'Appello islamico). Principale forza politica sciita. Fondata nel 1957, ha subito una dura repressione da parte del partito Baath al potere. Partecipa con un battaglione alla guerra Iran-Iraq combattendo a fianco degli iraniani. Ha guidato le numerose rivolte sciite contro Saddam Hussein nel sud dell'Iraq. Leader: Ayatollah Mohammed Baqer al-Hakim che presiede anche la Sairi.

Harakat al-muiahidin al-'iraqiyin (Movimento dei mujahidfn iracheni). Fondata a Damasco nel 1980 come braccio armato del partito Da'wah. Ha la sua base in Iran. Membro della Sairi.

Harakat Jund-ul-Imam (Movimento dei Soldati dell'lmam). Frutto di una scissione della Da'wah guidata da Sami al-Badri, cui si è unita una fazione dell'Organizzazione della gioventù islamic1;l.

Movimento dei muiahidfn della rivoluzione irachena in Iraq. Altra scissione del partito Da'wah. Le sue forze combattono con i pasdaran (i Guardiani della rivoluzione islamica in Iran) durante la guerra Iran-Iraq. Attivo nel sud del Paese.

Organizzazione dell'azione islamica. Nasce all'indomani della rivoluzione khomeinista. È divisa dal 1992 in due fazioni.

Partiti sunniti (comprese minoranze non arabe)

Costituzione nazionalista irachena (Nic). Guidata da Saleh Omar al-Ali, un sunnita di Takrit, città natia di Saddam con una lunga carriera alle spalle nel partito Baath. AI-Ali è stato a lungo tenuto in considerazione dall'Arabia Saudita, preoccupata di trovare oppositori iracheni che non siano né curdi nésciiti né comunisti.

Patto nazionale iracheno. Fondato da Iyad Alawi dopo la sua rimozione da segretario generale del Nic. Nel 1996 il Patto è stato il primo gruppo di opposizione irachena a trasferire le sue attività dall'Europa in Giordania. Ad esso hanno aderito, nell'agosto 1993, due ex ambasciatori iracheni. Il Patto intrattiene buone relazioni con il Kuwait e l'Arabia Saudita, ma deve affrontare spesso dissidi al suo interno'.

AI-Kutla al-islamiyya (il Blocco islamico). Obiettivo: liberazione del mondo islamico da ogni influenza straniera e creazione dello Stato islamico. Leader: Mohammad al-Allusi, residente in Arabia Saudita.

Movimento islamico in Iraq. Nato nel 1978 come espressione dell'influente clan dei Khalisi.

Unione islamica dei turkmeni iracheni. Fondato nel 1991 nella città santa iraniana di Qom, forse per contrastare le formazioni turkmene appoggiate dalla Turchia.

Movimento islamico del Kurdistan iracheno. Fondato nel 1987, possiede una forza militare dislocata nel nord dell'Iraq.

ISRAELE

Al-Haraka al-islamiyya (Il Movimento islamico). Costituisce l'espressione politica islamica degli "arabi israeliani", il18 per cento della popolazione. Si è fatto conoscere in relazione al progetto di costruzione di una moschea di fronte alla Basilica dell'Annunciazione a Nazareth. Alle origini del movimento sta l'organizzazione clandestina Usrat a/-jihad (Famiglia del jihad) fondata nel 1979 dallo sceicco Abdallah Nimr Darwish con l'obiettivo di creare uno Stato islamico in Palestina. Represso all'inizio degli anni Ottanta, il movimento opta per le vie legali e partecipa alle elezioni municipali del 1983 conquistando ripetutamente vari. seggi nella zona di Umm al-Fahm e di Nazareth. Ma è la partecipazione alle elezioni della Knesset (il Parlamento israeliano) a dividere il movimento. La fazione pragmatica favorevole a una partecipazione alla vita politica israeliana, guidata da Darwish, appoggia gli Accordi di Oslo tra l'Olp e Israele e occupa due seggi alla Knesset. La seconda fazione, opposta a queste scelte, è guidata dagli sceicchi Raed Salah e Kamal Khatib.

KAZAKHSTAN

Islam e Democrazia. Fondato nel 1988.

Partito Alashi islamico. Si stacca nel 1990 dal Partito nazionale Alash-Orda.

KENYA

Partito islamico del Kenya. Non riconosciuto. Leader: Khaled Balala, tornato nel Paese dopo un esilio forzato in Germania. Balala era stato privato dalla cittadinanza alla fine del 1995 in seguito alla sua minaccia di dichiarare il jihad contro il governo, suscitando l'indignazione della comunità musulmana, appena il 7 per cento dei 30 milioni di abitanti.

KIRGHIZSTAN

Frequenti incursioni nel Paese dei guerriglieri del Partito islamico del Turkestan. (vedi Uzbekistan)

KUWAIT

L'interdizione dei partiti nell'emirato non ha impedito la formazione di correnti politiche abbastanza organizzate. Gli integralisti islamici occupano 20 seggi al Parlamento (contro i 15 del 1992 e i 16 del 1996). Un numero sufficiente per ostacolare i decreti di riforma come quello con cui l'emiro concedeva il diritto di voto alle donne.

Al-Haraka al-salafiyya (Il Movimento salafita). Rappresentato con un ministro al governo. Leader: Hakem al-Mutayri.

Al-Haraka al-islamiyya al-shi'iyya (Movimento islamico sciita).

Al-Haraka ad-dusturilya al-islamiyya (Movimento costituzionale islamico).

Jam'iyyat al-Islah (Associazione della Riforma). Nome di copertura dei Fratelli musulmani in Kuwait.

At- Takfir wal-Hijra. (vedi l'omonimo gruppo egiziano). Responsabile di attacchi contro le studentesse che non indossano il velo islamico.

Hezbollah- Kuwait

LIBANO

Partiti sciiti

Hezbollah. Dall'arabo Hizb-Allah, partito di Dio. Denominazione derivata da un versetto della sura della Mensa: "Coloro che prendono per maestri Dio, il suo Profeta e i credenti, costoro formano il partito di Dio e saranno vincitori". Nasce nel 1982, poco dopo l'invasione israeliana del Libano, negli ambienti sciiti libanesi grazie al sostegno logistico e militare dell'Iran. Nutre il proposito di trasformare il Libano in repubblica islamica. L'Hezbollah ha potuto, alla fine della guerra in Libano nel 1991, conservare le sue armi in nome della resistenza contro Israele diventando, attraverso il suo braccio armato (Resistenza islamica), la principale organizzazione della guerriglia anti israeliana nella cosiddetta "fascia di sicurezza". Con il ritiro israeliano, nel maggio 2000, il partito ha perso molto del consenso interno. Tra i cristiani, molti sospettano che la sua rivendicazione della liberazione della cosiddette Fattorie di Shebaa non sia altro che un pretesto per mantenere il suo arsenale militare e per soddisfare gli interessi siriani nella guerra contro Israele. L'Hezbollah è rappresentato al Parlamento libanese da una decina di deputati. Segretario generale dal 1992: seyyed Hassan Nasrallah.

Amal. Acronimo arabo di "Battaglioni della resistenza libanese" che significa speranza. Nasce nel 1975 come milizia del Movimento dei diseredati fondato dall'imam sciita Mussa alSadr. Direttamente sostenuta dai siriani, è da loro utilizzata per attaccare i campi palestinesi in Libano. Filo-siriano, Amai disputa all'Hezbollah il controllo della piazza sciita. Leader: Nabih Serri, presidente della Camera.

Amal islamica. È il risultato di una scissione all'interno di Amai guidata da Hussein Mussawi.

Partiti sunniti

AI-Jama'a al-islamiyya. Emanazione libanese dei Fratelli musulmani. Guidato da Fathi Yakan.

Harakat at-Tawhid al-Islami (Movimento dell'Unificazione Islamica, Mui). Federazione nata nel 1983 tra i partiti integralisti sunniti di Tripoli sotto la direzione dello sceicco Sa'id Sha'ban. Attualmente guidato da suo figlio.

AI-Ahbash (gli Etiopi). Nome diffuso dei partigiani dell'Associazione dei progetti caritativi islamici (deriva dall'origine etiopica del loro ideologo), molto temuti dagli altri gruppi per il loro proselitismo. Assassinato nel 1995 il suo leader Nizar alHalabi, il movimento è da allora guidato dallo sceicco Hussam Qaraqira.

Usbat al-Ansar (Lega dei partigiani). Gruppo integralista diffuso nei campi profughi palestinesi in Libano. Gli Usa lo considerano tra i gruppi terroristici più pericolosi, mentre le autoritàgiudiziarie libanesi aspettano da tempo di poter arrestare il suo capo Ahmed Abdul-Karim al-Saadi, alias Abu Mehjen, accusato di essere il mandante di un assassinio politico e rifugiatosi nel campo palestinese di Ain el-Helwe, vicino a Sidone.

Naijadeh. Partito storico dei musulmani sunniti moderati, ormai eclissatosi dalla scena politica.

Murabitun. Milizia sunnita nata durante la guerra libanese sotto la guida di Ibrahim Quleilat. Sconfitti militarmente dalle milizie sciite e druse, i murabitun hanno da allora mantenuto un basso profilo.

LIBIA

Dopo un'iniziale repressione nel 1989 degli "estremisti che considerano la società libica infedele ed eretica", Gheddafi ha cercato di aggirare il problema fondamentalismo chiedendo e ottenendo - una maggiore applicazione della shari'a: amputazione della mano ai ladri, frustate per gli adulteri, ecc. Ma, anziché placarsi, gli islamici si sono organizzati in vari movimenti. Nel 1995, le autorità libiche accusarono "criminali e spacciatori" di essere all'origine degli scontri scoppiati a Bengasi e che provocarono 30 vittime. Era evidente che non c'era più modo di ignorare il fenomeno e Gheddafi dichiarò nuovamente guerra a questi gruppi. Senza grandi risultati. L'anno successivo, i Martiri islamici, ma anche il Gruppo militante islamico, rivendicarono separatamente la paternità di scontri che provocarono 25 morti tra le forze dell'ordine. Inoltre, per vendicare una trappola tesa dagli integralisti contro un convoglio militare, si è parlato di una serie di raid dell'aviazione libica contro basi integraliste site sul Giabal al-Akhdar (la Montagna verde) provocando almeno 150 morti tra i militanti islamici.

AI-Ikhwan al-muslimun (i Fratelli musulmani, Fm)

Con la repressione del movimento in Egitto, la Libia accoglie

parecchi Fm, anche libici. Tollerati tra il 1969 e il 1972 da Gheddafi, entrano poi nella clandestinità dopo le accuse di ordire complotti contro il regime. Tentano infatti un colpo di mano nel 1987. La loro guida si trova ora a Londra, rappresentata da Abdalah Abu Anas, editore della rivista al-Muslim.

AI-Jihad al-Islami. Si ispira al modello egiziano. Subisce una repressione nel 1984 con pubbliche impiccagioni di studenti a Tripoli. Tenta, nel 1989, l'assassinio di consiglieri sovietici nel Paese.

AI-Jama'a al-islamiyya (la Comunità islamica). Fondata nel 1980 dallo sceicco Muhammad Sen Ghali. Confluisce nel 1981, ma solo per breve tempo, con il Movimento islamico. La Jama'a riconosce il pluralismo politica e l'alternanza al potere. Preconizza anche un ritorno alla Costituzione monarchica del 1951 con qualche emendamento per l'islamizzazione della società.

AI-Haraka al-islamiyya (il movimento islamico). Nata nel 1980.

At- Takfir wal-Hijra Sezione dell'omonimo gruppo egiziano (vedi). Appare nel 1988 nella città di Bengasi e Misurata.

AI-Jama'a al-islamiyya al-muqàtila (Gruppo militante islamico). Fondato nel 1991 , partecipa attivamente ai disordini scoppiati nel 1995.

Gli «afghani» libici. Vari gruppi di mujahidfn libici in Afghanistan. Un loro esponente, lo sceicco al-Tawati, è attualmente in carcere in Libia.

Movimento dei martiri islamici. Organizzazione clandestina che rivendica nel luglio 1998 una serie di attentati in Libia.

Ansarollah (i Partigiani di Dio)

MALAYSIA

Parti Islam SeMalaysia (Pas, Partito islamico pan-malese). Fondato il 24 novembre 1951, si considera l'erede della storica formazione islamica Hizbul Muslimin di Gunung Semanggol. Preconizza l'applicazione della legge islamica in Malaysia. Dal 1999, il Pas occupa 27 dei 192 seggi del Dewan Rakyat (Camera dei rappresentanti). AI partito sono andati gli Stati settentrionali di Kelantan e Terengganu, già roccaforti elettorali dell'Umno (il partito del premier Mahathir Mohamad) dove la popolazione di razza malese supera 1'80 per cento. Leader: Nik Aziz Nik Mat e Fadzil Noor.

Barisan Jamaah Islamiah SeMalaysia (Berjasa). Piccola formazione islamica. Ha presentato un unico candidato alle elezioni del 1995.

AI-Arqam. Potente confraternita religiosa fondata nel 1968 da Ashaari Muhammad. Punta sui servizi sociali attraverso la costruzione di "villaggi islamici". Vietata, oltre che in Malaysia, anche a Singapore, in alcune province indonesiane e in Thailandia dove si era rifugiato Ashaari nel 1988.

Jemaah Islah Malaysia (Gruppo della Riforma di Malaysia). Si presenta come una Ong islamica che opera, secondo il suo motto, per la "costruzione della Umma attraverso l'islam, in base al versetto coranico (11, 88): "Lo faccio solo perché voglio rendervi migliori, per quanto posso".

Angkatan Belia Islam Malaysia (Movimento della gioventù islamica malese, Abim). Movimento in cui militava precedentemente Anwar Ibrahim, vice premier tra il 1993 e il 1998. Leader: Siddiq Fadel.

MALI

Fronte islamico arabo dell'Azaouad (FIAA). Espressione della ribellione dei Tuareg che ha provocato circa 4mila morti e l'esodo in altri Paesi di 200mila appartenenti a questa etnia. Leader: Zahaby Sidi Mohamed.

MAROCCO

L'islam radicale risale al 1972, quando fu creata l'Associazione della gioventù islamica (Jam'iyyat al-shabiba alislamiyya) da parte di Abdallah Motie e Ibrahim Kamal. Il movimento si è responsabile, alla fine del 1994, dell'assassinio del leader del partito Usfp e il suo capo dovette rifugiarsi in Libia. Da allora, secondo gli esperti sarebbero sorte nel Paese più di 60 organizzazioni politiche islamiche che controllano oggi l'Unem, l'Unione nazionale degli studenti marocchini.

AI-'adl wal-Ihsan (Giustizia e Beneficenza) dello sceicco Abdessalam Yassin, sottoposto per una decina d'anni a una residenza coatta. Nato all'inizio degli anni Ottanta, è considerato vicino ai Fratelli musulmani d'Egitto. Vuole affermarsi come movimento non violento privilegiando l'azione sociale. Gode oggi di una forte capacità di mobilitazione popolare, nonostante il reclutamento selettivo dei membri.

At-Tawhid wal-Islah (Unicità e Riforma). Fondato nel 1996 da Abdallah Benkira dalla fusione di vari gruppi islamici radicali, il movimento è riuscito a far eleggere l'anno successivo, attraverso il Movimento costituzionale e democratico di Abdel-Krim elKhatib, nove deputati al Parlamento. Il partito intende assimilare i radicali marocchini - come fa l'algerino Hamas - per evitare una situazione analoga a quella del Paese vicino. Leader: Mohamed Raissouni.

Gruppo islamico jihadista. Equivalente del Gia algerino, creato nel luglio 1998. Autore di attentati nella regione di Oujda, Casablanca e Nador. Predica "l'abbattimento del regime apostata attraverso il jih8d, l'instaurazione di un regime islamico e la cooperazione con i mujahidfn degli altri Paesi per l'istituzione del califfato". Presunto leader: Abu al-Atiq al-Moghrabi.

Attali'a al-islamiyya (l'Avanguardia islamica). Attivo a Casablanca.

Jam'iyyat al-baath al-islami (Associazione della rinascita islamica). Presente nella città di Oujda.

Movimento rivoluzionario islamico. Apparso nel 1984 e subito represso dal governo.

AI-Jama'a al-islamiyya. Di Abel-Ilah Benkiran, ha fondato il partito Tajdid.

Jamà'at al-Mujahid. Dello sceicco Mohamad Zampami, noto come il "Khomeini arabo".

MAURITANIA

Il ministro dell'Interno ha recentemente accusato i gruppi islamici locali di intrattenre delle relazioni con i movimenti radicali di Algeria, Sudan, Kuwait e Arabia Saudita. Nell'occhio del ciclone in questa repubblica "islamica" anche diversi centri culturali e organizzazioni religiose islamiche accusate di "minare la sicurezza interna proferendo minacce di morte contro musulmani innocenti e creando un clima di terrore tra i credenti".

Movimento islamico in Mauritania (Hasan). Il più influente tra i movimenti radicali locali è accusato dal governo di "infiltrare" le Ong e le associazioni religiose e accademiche del Paese come l'Appello all'islam, l'Associazione culturale islamica di Mauritania, l'Istituto Ben Masaoud e l'Istituto superiore di filosofia islamica.

MYANMAR

Da vari decenni si attiva periodicamente un movimento indipendentista dell'Arakan, la parte occidentale del Paese in cui vivono tre milioni di musulmani e un milione di buddisti. La regione, prima nota come il Sultanato di Rohang, era stato annessa occupata nel 1823 dai britannici e poi annessa nel 1948 alla Birmania. Alla fine degli anni Ottanta, tra le maggiori organizzazioni politiche islamiche figuravano la Kawthoolei Moslem Liberation Force, una coalizione di gruppi islamici, e il Partito di Liberazione dell'Arakan. Oggi le formazioni non si contano più, molte delle quali ricevono un'assistenza da parte del Bangladesh o da varie organizzazioni islamiche, come la Lega del mondo islamico, con sede in Arabia Saudita. Altri aiuti finanziari provengono dai Rohingya che lavorano nei Paesi del Golfo e in Malaysia.

Organizzazione nazionale Arakan Rohingya (Arno). Formazione in cui sono confluiti tre diversi movimenti armati: il Fronte islamico Arakan Rohingya (Arif), il principale gruppo indipendentista guidato da Nurul Islam, e le due ali dell'Organizzazione di solidarietà Rohingya (Rso, con il suo braccio armato l'Esercito Rohingya) rispettivamente guidate dal dottor Yunus e da Mohammad Zakaria. L'Arno ha concluso un'alleanza politica con una formazione buddhista, il National United Party of Arakan (Nupa). Il Consiglio nazionale Rohingya dell'Arno ha anche formato un Comitato esecutivo presieduto da Nurul lslam.

Partito di liberazione dell'Arakan. Braccio armato: Esercito di liberazione dell'Arakan. È stato espulso nel novembre 1995 dal Dab, l'Alleanza democratica del Burma, una coalizione dei partiti che lottano contro la dittatura militare nel Paese.

Altri quattro gruppi islamici hanno aderito nel maggio 1992 al Dab. Si tratta del CentraI Rohingva Jammatul Ulama, Ittehadul Mujahiddia, Organizzazione di liberazione islamica Rohingya e il Fronte islamico Arakan Rohingya.

All Burma Muslim Union (Abmu). L'unico gruppo islamico a battersi nello Stato di Karen. Anch'esso è entrato nel 1991 a far parte del Dab prima di venirne espulso nel 1995.

Organizzazione nazionale Rohingya dell'Arakan. Braccio armato: Esercito nazionale Rohingya.

Esercito arakan del territorio Arakan.

Harkat-ul-Mujahidin. Promossa da veterani della guerra in Afghanistan, alcuni dei quali sono stati arrestati dalle autorità.

Jihad islamico di Birmania.

NIGERIA

In questo Paese l'islam militante e politico si è manifestato attraverso la proclamazione della legge coranica in molti Stati settentrionali della federazione (Zamfara, Sokoto, Bauchi, Kano, Kebbi, Katsina, Borno, Niger, Yobe, Gombe, Jigawa, Kaduna) provocando forti tensioni, ma anche violenti scontri con la popolazione cristiana che hanno lasciato sul terreno centinaia di morti. Il "Gigante d'Africa" ha infatti dei piedi in argilla in virtù del complesso mosaico etnico-religioso che offre: 250 etnie appartenenti ai principali gruppi Hausa, Yoruba, Ibo e Fulani, e un delicato equilibrio tra musulmani (circa il 47 per cento) e cristiani (35 per cento, per un quarto cattolici) oltre ai culti animisti. La ripartizione religiosa è evidente sul terreno. Mentre i cristiani sono maggioritari nel Sud, i musulmani costituiscono la quasi totalità nella parte occidentale e settentrionale, come nel delta del Niger.

A trent'anni dalla fine della guerra del Biafra, durante la quale la Chiesa cattolica è stata associata al regime separatista, la convivenza tra le due religioni continua a rappresentare una sfida. Eppure, la Costituzione nigeriana stipula che "il governo non può adottare nessun credo come religione di Stato". Un'affermazione, questa, che rassicura i cristiani sul carattere laico dello Stato, ma non trova concordi i musulmani che vorrebbero un maggiore coinvolgimento statale negli affari religiosi. Di fronte all'insistenza dei vescovi locali sulla necessità di rispettare il carattere multireligioso del Paese e di negare a qualsiasi religione lo status di supremazia giuridica, la strategia era una sola: l'introduzione della Shari'a a livello dei singoli Stati membri della federazione. Nel nord, si assiste da una ventina d'anni a una rinascita islamica appoggiata dalle università di Lanu e Zaria. Qui l'islamizzazione spazia dall'intolleranza verso i cristiani che allevano maiali alla stretta osservanza della preghiera e del ramadan. Non manca nemmeno l'intimidazione diretta, come nel giugno 1995, quando furono distribuiti a Kano volantini che invitavano i non musulmani ad abbandonare la città "prima dell'arrivo delle truppe islamiche".

Il confronto è alimentato dal sospetto. "Bisogna contrastare l'evangelizzazione cristiana che provoca apostasie tra i musulmani", scrive un autore nigeriano, il quale addebita la responsabilità della situazione ai mass media che "bombardano la maggioranza musulmana con programmi cristiani". Altri accusano il presidente federale, il cristiano Obasanjo, di favorire i suoi correligionari nelle nomine governative. A nulla servono, in questo caso, le assicurazioni dei musulmani di voler applicare la legge coranica ai propri fedeli o che, nel caso di un conflitto tra un musulmano e un cristiano, quest'ultimo avrebbe facoltà di designare la giurisdizione di suo gradimento. E come fare altrimenti con alcuni Stati, come lo Zamfara, che hanno acquistato autobus riservati alle donne, instaurando così un sistema di segregazione tra i sessi nei trasporti pubblici?

Tra i movimenti impegnati nella promozione della shari'a:

Movimento Maitatsine. Prende il nome dal suo fondatore, alhaji Marwa Maitatsine, ucciso a Kano durante i disordini del 1980 che hanno provocato migliaia di morti. Su posizioni radicali.

Movimento Izala. Abbreviazione di Jama'at Izalat al Bidia wa Iqamat al-Sunna, Gruppo per l'eliminazione delle innovazioni e l'instaurazione della Tradizione. Fondato dallo sceicco Ismaila Idris. Godeva dell'appoggio di importanti leader islamici tra cui lo sceicco Mahmoud Gummi. Priorità del movimento non è la creazione di uno Stato islamico quanto la purificazione dell'islam dalle pratiche non ortodosse delle altre sètte islamiche.

"Gli sciiti". Così definiti per il loro sospetto legame con l'Iran. In verità, si tratta di membri del Movimento islamico sunnita, probabilmente appoggiato anche da Libia e Sudano Guida del movimento è il mallam Yahya al-Zakzaky, un noto leader radicale già a capo del Muslim Students Society che ha guidato le manifestazioni nello Stato di Zaria negli anni Settanta al grido di "Islam e basta" e "abbasso la Costituzione nigeriana". Espulso dall'università, Wakzaky ha trovato insieme ai suoi compagni una calorosa accoglienza nell'Iran di Khomeini. Il movimento è molto attivo negli ambienti universitari di Zaria, Kano e Sokoto. Nel 1994, ha suscitato forti reazioni la fatwa di morte emanata dal movimento contro quattro docenti dell'Università Bayero di Kano.

Jama'atu Nasril Islam (Associazione del soccorso dell'islam).

Aare Musulumi. Attiva nello Yorubaland sotto la guida di alhaji Abdulazeez Alao Arisekola.

Propagators of Islamic Light and Truth (Pilt, i Promotori della luce e verità islamiche).

Kwara Moslem Forum (Kmf).

OMAN

Nel 1994 le forze dell'ordine hanno annunciato la scoperta di una rete di 200 militanti islamici "finanziata dall'estero", tra cui figuravano, accanto allo sceicco Mohammed al-Ghazali, anche uomini d'affari, soldati, professori e studenti universitari appartenenti alla comunità sunnita. L'agenzia ufficiale iraniana ha fatto allusioni al coinvolgimento dell'Arabia Saudita.

PAKISTAN

Sin dalla sua creazione nel 1947, il "Paese dei Puri" ha eletto l'islam a fondamento della sua identità, contrapposta all'induismo del nemico indiano. Il processo di islamizzazione ebbe inizio sotto Zia'ul-Haq (1977-88) che si era appoggiato alla potente Jamaat-e-Islami (vedi sotto), promotrice di un adeguamento alla legge islamica delle istituzioni del Paese. Ma l'opposizione sciita risucì a "congelare" l'opera del premier fino al 1988 quando fu istituito nel Paese un sistema democratico di tipo occidentale. Sopravvissero comunque alcuni provvedimenti del Codice penale, come la famosa Legge sulla blasfemia che punisce di morte chi insulta il profeta dell'islam e prevede l'ergastolo a chi offende il Corano. Nonostante le assicurazioni di Sharif circa la tutela dei diritti delle minoranze (cristiani, indù, sikh, buddisti ed altri), individui e gruppi religiosi hanno spesso abusato di questa legge con lo scopo di sistemare dispute personali o incitare al conflitto fra le diverse religioni.

Nel 1998, l'ex premier Nawaz Sharif è riuscito a introdurre "un sistema completo di leggi islamiche dove il Corano e la Sunna sono il punto di riferimento supremo" per "fare del Pakistan uno Stato islamico del benessere". All'articolo 2 della Costituzione, nel quale si affermava che «l'islam è la religione di Stato», è stato aggiunto che «il Corano e la Sunna sono alla base della legislazione pachistana» e si è anche stabilito che «è obbligo dello Stato consentire ai musulmani del Pakistan, individualmente e collettivamente, di condurre la propria vita nel rispetto dei principi fondamentali e dei concetti basilari dell'islam come fissati dal sacro Corano e dalla Sunna».

Sharif vuole "talebanizzare" il Pakistan, ha detto l'allora leader dell'opposizione, Benazir Bhutto. Di sicuro, il Pakistan continua a patire l'eredità della guerra in Afghanistan, quando massicci aiuti gli furono mandati dall'Occidente e dai Paesi musulmani. Superato il problema, gli Stati Uniti bloccarono tutti i fondi, specie quando si accorsero che Islamabad inseguiva un programma nucleare a scopi militari. Non così i Paesi musulmani. A Peshawar, vicino al confine afghano, si trova tuttora il quartier generale dell'integralismo islamico, e tutte le maggiori organizzazioni islamiche vi contano almeno una succursale. Il lungo elenco va dalle innocue agenzie caritative arrivate dall'Arabia Saudita, dal Qatar e dal Kuwait, alle associazioni di «promozione della tradizione islamica» e ai comitati della da'wa , la propaganda dell'islam.

Partiti sunniti

Jamaat-e-Islami Pakistan (Comunità islamica del Pakistan).

La potente organizzazione disseminata in molti Paesi del subcontinente indiano fondata nel 1941 dal pensatore Abu al-A'la al-Maududi sul modello dei Fratelli musulmani egiziani. Per Maududi, il trionfo dell'islam non deve avvenire con la violenza bensì attraverso gli sforzi prolungati di educazione del popolo. La Jamaat è guidata da Qazi Hussain Ahmed.

Lega musulmana del Pakistan (pml). Partito dell'ex premier Nawaz Sharif, fondato nel 1906. Occupava nel 1998 ben 134 seggi sui 217 che contava la Camera. Una scissione avvenuta nel 1993, il PML-Junejo, è guidata da Hamid Nasir Chata. Rovesciato il 12 dicembre 1999 dal generale Pervesz Musharraf, Sharif è stato prima condannato all'ergastolo poi espulso, nel dicembre 2000, in Arabia Saudita.

Jamiat-Ulema-e-Islam (Jui). Fondata nel 1948 da Shah Ahmad Nooroni Siddiqi, rappresenta la scuola deobandi di obbedienza conservatrice filo-saudita dove si sono formati i futuri taleban afghani. Divisa in due fazioni, la prima guidata dal maulana Fazal-ur-Rehman (Jui-F), l'altra dal maulana Sami'-ul-Haq (Jui-S).

Sipah-e-Sahaba Pakistan (Ssp, I Guardiani dei Compagni del Profeta). Già denominata Anjuman Sipah-e-Sahaba. Scissione all'interno del Jui avvenuta nel 1985. I Sahaba (i compagni di Maometto) sono sempre in prima fila nei frequenti scontri che oppongono i sunniti agli sciiti nel Pakistan e sono sostenuti dall'Arabia Saudita e da altri Stati del Golfo. Leader: Azam Tariq.

Lashkar-e-Jhangvi. Fondato nel 1996 da una scissione all'interno del SSP. Molti suoi leader hanno fatto un'esperienza di guerra in Afghanistan. Si batte per una severa applicazione nel Pakistan dell'interpretazione religiosa sunnita. Leader: Riaz Basra.

Jamaat Ulema-e-Pakistan. (Jup). Leader: maulana Shah Ahmed Noorani.

Jamiat Ahle-Hadith (Associazione dei seguaci dello hadith). Leader: Sajid Mir. Legami con Bin Laden.

Sunni Tehrik. Scissione del Jup. Appartiene alla scuola barelvi.

Tehrik-e Nifaz-e Shariat-e Mohammadi (Tnsm). Movimento per l'applicazione della Shari'a di Maometto attivo nella zona tribale. Ha promosso l'invio di migliaia di volontari pachistani in Afghanistan.

Tehrik-e Tulaba Movimento degli Studenti.

Tanzeem-e Islami (Organizzazione islamica).

Tehrik-e Ittihad (Movimento dell'Unità).

Markazi Jamiat (Associazione centrale).

Jamaat ul-Fuqra

Partiti sciiti

Tehrik-e-Jafria Pakistan (Movimento jaafarita del Pakistan, Tjp). Già denominato Tehrik-e Nefaz-e Fiqh-e Jafria (Tnfj, Movimento per l'applicazione del diritto jaafarita). Rappresenta la minoranza sciita (circa il 25 per cento della popolazione) che si era opposta nel 1979 al tentativo di Zia ul-Haq di imporre la shari'a sunnita. Sotto la guida del mufti Jaafar Hussein, gli ulema della comunità si sono organizzati accusando il dittatore di nascondersi dietro un islam di circostanza. Gode dell'appoggio di alcune fondazioni iraniane. Gli scontri tra sunniti e sciiti hanno provocato negli ultimi anni centinaia di vittime nel Punjab.

Sipah-e-Mohammedi Pakistan (Smp). I Guardiani di Maometto. Scissione del Tjp.

PALESTINA (Territori autonomi)

Hamas. Acronimo in arabo di Harakat al-Muqiiwamat alIslamiyya (Movimento della resistenza islamica) che significa "zelo". Il movimento è stato fondato all'interno dei Territori occupati il 13 dicembre 1987, pochi giorni prima dell'inizio della prima Intifada ad opera di alcuni militanti dei Fratelli musulmani tra cui lo sceicco Ahmed Yassin. Per Hamas la lotta armata è l'unico mezzo per liberare la Palestina, poiché «non esiste alcuna soluzione al problema palestinese al di fuori del jih8d per cui tutte le iniziative e le conferenze di pace non sono altro che una perdita di tempo».

Braccio armato del movimento sono le Kataeb (Brigate) di Ezzeddin al-Qassam, nate all'inizio del 1992. Il nome si riferisce a uno sceicco che aveva guidato la guerriglia contro l'emigrazione ebraica in Palestina prima di soccombere nel 1935 per mano dei mandatari britannici. La creazione delle Brigate trasforma l'azione politica di Hamas in semplice appendice dell'azione militare. La strategia di Hamas è precisa: limitarsi alle operazioni in Palestina (compreso lo Stato d'Israele) e solo contro obiettivi militari. Gli attentati contro obiettivi civili vengono presentati, secondo questa ottica, come una legittima azione di rappresaglia contro i massacri perpetrati a danno dei civili palestinesi. Per Hamas, gli attentati contro i soldati e i coloni (considerati anch'essi come militari in quanto girano armati) dovrebbero permettere ai negoziatori palestinesi di «esercitare una pressione contro Israele». Tra i principali esponenti di Hamas, Ibrahim Gosha, suo portavoce; Khaled Mishaal e Mussa Abou Marzouq.

Jihad islamico in Palestina. Fondato verso la fine degli anni Settanta da alcuni studenti palestinesi originari della Striscia di Gaza in Egitto, il movimento si è posto l'obietivo di creare in Palestina, dal mare al Giordano, uno Stato islamico attraverso l'eliminazione dello Stato ebraico. Influenzata dalla vittoria della rivoluzione khomeinista in Iran, l'ideologia del movimento è indicata nel suo nome: jih8d. Dopo un'iniziale rottura con il movimento dei Fratelli musulmani egiziani sulla priorità da dare alla questione palestinese, i teorici del gruppo, come Fathi Shiqaqi e Bashir Musa, arrivano a un compromesso ideologico: l'unità del mondo islamico non è più una precondizione per la liberazione della Palestina. Semmai il contrario: la riconquista della terra palestinese è il preludio alla rinascita dello Stato islamico unito. Il movimento subisce un duro colpo con l'assassinio, nell'ottobre 1995, di Shiqaqi a Malta, molto probabilmente da parte del Mossad israeliano. Shiqaqi, classe 1951 laureato presso l'Università di Bir Zeit era stato espulso in Libano durante la prima Intifada. Il suo soggiorno a Beirut gli ha permesso di stabilire dei contatti con l'Iran attraverso l'Hezbollah libanese. Il suo sucCf!ssore, Ramadan Shallah, già residente in Florida, deve guidare il gruppo da Damasco. Ma Shallah non ha il carisma del suo predecessore e il gruppo deve per qualche tempo rassegnarsi al primato di Hamas sulla "piazza" islamica palestinese. Lo scoppio della seconda Intifada offre ai kamikaze del gruppo un'occasione di riscatto. Composto da piccòle cellule armate, secondo molti finanziate dall'Iran e appoggiate logisticamente dalla siria, il gruppo concentra il suo reclutamento all'interno degli ambienti studenteschi, in particolare all'Università islamica di Gaza. Il braccio armato del Jihiid palestinese sono chiamate Sarava al-Quds, le Brigate di Gerusalemme. Leader: Ramadan Shallah e Abdallah al-Shami.

Dal seno del Jihad sono nati vari gruppi, tra cui i Battaglioni di al-Aqsa dello sceicco As'ad al-Tamimi e Tanzim al-Jihad alislami (Organizzazione del Jihad islamico) di Jaber Ammar.

Fronte islamico palestinese. Fondato nel 1995 da Jihad Abul-Kas.

Movimento della Lotta islamica. Nato nel 1988, è guidato daFuad Shaniora.

Movimento di Salvezza islamica. Nato nel 1996, è guidato da Ismail Abu Shanab. Pubblica la rivista ai-Risaia.

Partito della Rinascita islamica. Fondato nel 1995 e guidato da Abdel-Hakim al-Sotari.

Movimento della Via islamica. Nato nel 1995. Leader: Zoheir al-Kahlut. Pubblica la rivista al-Walà.

Unione nazionale islamica. Nata nel 1996. Pubblica la rivista al-Ittihad.

RUSSIA (Cecenia e Daghestan)

Chiamati comunemente wahhabiti, non tutti i gruppi che operano nel Caucaso si richiamano all'interpretazione islamica propria dell'Arabia Saudita, anche se beneficiano ugualmente della sua benedizione nel conseguimento del loro obiettivo. Vale a dire "la creazione nel Caucaso di una Repubblica islamica che includa Ichkeria, Daghestan, Kabarda, Balkaria, Inguscetia, Karaciaj-Cirkassia e Azerbaigian". «Chi governa il Daghestan, governa il Caucaso», diceva qualche anno fa Magomed Gusayev. Da titolare del portafoglio ministeriale degli Affari delle minoranze in un Paese che riconosce 14 differenti gruppi etnici, Gusayev non doveva certo ignorare l'importanza di un comune denominatore per il mantenimento della concordia fra tutte le popolazioni. Per i gruppi fondamentalisti che stanno oggi dietro la proclamazione dello Stato islamico indipendente nel Daghestan, quel comune denominatore esiste ed è l'islam.

Coltivato sin dalla metà degli anni Ottanta, dai tempi della perestroika, il sogno intraprende la sua trasformazione in realtà durante la guerra russo-cecena (1994-1996) con la formazione di una brigata islamica. «Questo - aveva profetizzato il leader Salman Raduyev - è l'inizio dell'unificazione dei popoli del Caucaso». Della brigata facevano parte militanti affluiti da tutto il Medio Oriente, Pakistan, Afghanistan e Arabia Saudita per combattere il jih8.d contro gli infedeli. La fine (provvisoria) della guerra e l'indipendenza di fatto di Grozny da Mosca non hanno visto svanire l'ambizione della Repubblica islamica caucasica.

«Presto, diceva ancora Raduyev, in questo accordo (tra Russia e Cecenia, ndr), entreranno a far parte altre nazioni del Caucaso». Come? Procedendo in ordine con «la creazione di un corridoio sul territorio del Daghestan per collegare la Cecenia al Mar Caspio e all'Azerbaigian, la separazione del Daghestan dalla Russia e la sua unificazione con la Cecenia in un solo imamato islamico».

Fu per questo che la fine della prima guerra russo-cecena non portò alla chiusura dei campi dei «volontari». Intere regioni cecene rimasero sotto il controllo militare dei vari «emiri». Così, Ahmed al-Khattab controllava la zona di Serzhen-Yurt e di Aleroy, Salman Raduyev quella di Kadi- Yurt, e Shamil Basaev quelle di Vedeno e Dargo. Tutti hanno un curriculum di jih8.d internazionale.

Shamil Basaev aveva combattuto a fianco degli abkhazi per la separazione dalla Georgia prima di diventare l'eroe della liberazione di Grozny dai russi. Fu lui a disapprovare la decisione del presidente ceceno Aslan Maskhadov di espellere i cosiddetti «predicatori dell'islam» wahhabiti dal Paese. Questi ultimi arrivano regolarmente via Mosca a bordo di voli provenienti da Siria, Giordania e Arabia Saudita. In piccoli gruppi, atterrano all'aeroporto caucasico di Mineral'nyye Vody e si mettono subito a battere il Daghestan e le repubbliche adiacenti.

Ahmed al-Khattab, un ceceno di origine giordana, aveva invece combattuto in Afghanistan e in Iraq prima di approdare in Cecenia alla testa di un battaglione di volontari islamici. Secondo molti, sarebbe lui l'autore dell'assalto contro i militari russi di stanza a Buynaksk, nel Daghestan, nel dicembre 1997 in cui furono distrutti parecchi blindati. Nel suo Istituto islamico del Caucaso, affermano i russi, gli «studenti» ricevono insieme un indottrinamento religioso e un addestramento militare. Parallelamente, si operava un'infiltrazione negli apparati statali di tutte le Repubbliche caucasiche. Obiettivo dichiarato, «la diffusione delle idee wahhabite in Inguscetia, Kabardino-Balkaria, Karaciaj-Cirkassia e Adygeja», in direzione delle coste del Mar Nero. Sarebbero, infine, migliaia i giovani che vanno a studiare nelle scuole islamiche saudite, turche e pachistane.

Nel Daghestan, spicca la Jamaa islamiyya del "wahhabita" Bagauddiin Kebedov. All'inizio degli anni Novanta, Kebedov era tra i fondatori del Partito della rinascita islamica.

SENEGAL

Qui l'islam si esprime principalmente attraverso le diverse "confraternite". Non mancano tuttavia i sintomi di una rinascita radicale. Negli anni scorsi, il governo di Dakar ha prima espulso i rappresentanti di due Ong, sudanese e ciadiana, sospettate di "attività fondamentaliste", poi chiuso le filiali di cinque organizzazioni caritative straniere con l'accusa di agire da copertura per gruppi radicali che mirano a "destabilizzare il Paese".

SIRIA

Il partito Baath (Risorgimento) al potere ha a lungo cercato di mantenere i suoi connotati laici arginando il posto dell'islam nella società siriana e cercando di integrare le varie minoranze (alauite, cristiane e druse) del Paese in una concezione più ampia di "arabità".

La Costituzione non riconosce l'islam come religione di Stato, ma solo come obbligo per il presidente della Repubblica. Per legittimare la sua guida del Paese, l'ex presidente Hafez al-Assad si era fatto consegnare una fatwa in cui si affermava che la setta degli alauiti cui apparteneva, da sempre considerata dai musulmani come eretica, costituiva un ramo dell'islam sciita. Poiché si vuole laico, il regime siriano sprofonda nella problematica delle minoranze e vede la sua strategia di abolizione delle differenze confessionali corrisposta dai movimenti islamici radicali, che lo definiscono "ateo", con un'accentuazione dell'identità islamica. Il fenomeno "islamista" (come la diffusione dell'abito musulmano e la moltiplicazione delle moschee) è, infatti, in espansione tale che gli stessi responsabili cercano di aggirarlo introducendo referenze religiose nei loro discorsi politici.

La stretta vigilanza governativa ha finora impedito lo sviluppo di movimenti islamici non clandestini. L'unica forza islamica conosciuta, peraltro bandita, è quella dei Fratelli musulmani (vedi sotto). Nel 1996, tuttavia, l'Osservatorio di informazione islamica, un'organizzazione che raccoglie varie formazioni islamiche in Europa, ha parlato dell'arresto in Siria di molti giovani "arabi afghani".

Al-Ikhwan al-Muslimum (Fratelli musulmani, Fm)

I primi nuclei nascono negli anni Trenta nelle principali città siriane: Aleppo, Hama e Damasco. All'indomani della guerra dei Sei giorni, una fazione guidata da Marwan Hadid scende in campo lottando contro il regime di Assad ma è ostacolata da altri leader che rifiutavano l'opzione militare. Ricevuto un addestramento militare in Giordania, i partigiani della lotta armata dichiarano nel 1975 il jih8d contro il regime di Assad. La repressione è dura e culmina, nel 1982, nella rivolta di Hama che ha provocato migliaia di morti. Oggi, la leadership in esilio dei Fm appare divisa in almeno quattro tendenze:

1) la tendenza storica d'lssam al-Attar (leader carismatico degli anni Sessanta e Settanta insieme a Mustafa Sibai). Si era opposto all'opzione militare della maggioranza. Vive in esilio in Germania.

2) l'Avanguardia Combattente, ramo militare, di Adnan Okla, praticamente smantellata dalle autorità siriane dopo l'arresto del suo leader. Il suo naeb (vice), Abu Laula, vive a Deir el-Zor in residenza coatta.

3) la tendenza politica; un congresso riunitosi a Baghdad nel maggio 1986 dibatte dei contatti con il regime, la strategia del movimento, la lotta armata, l'alleanza con i partiti laici e le relazioni con l'Iran. Si divide in seguito alla votazione in due organizzazioni:

- La prima, detta Consiglio consultivo dei Fm della Siria, è diretta da Adnan Saadeddin (vive all'estero) e Said Hawwa. Responsabile degli attentati firmati "Esercito per la liberazione della Siria" compiuti contro obiettivi economici e civili (con l'aiuto dei servizi iracheni e palestinesi). Molto critico verso il regime iraniano, gode dell'appoggio iracheno.

- L'altra è diretta dallo sceicco Abu Rouddé (anziano u/ema della regione di Aleppo, rifugiato all'estero), Hassan Howeidi, Mounir Radban, Ali Bayanouni e Hamed Abul-Nasr. Ha intrapreso dei negoziati (subito falliti) con il regime siriano nel 1987. Gode del sostegno dell'organizzazione internazionale dei Fratelli Musulmani.

SOMALIA

Al-Ittihad al-Islami (Unione islamica). Figura tra gli undici movimenti dichiarati terroristici e legati a Bin Laden dall'amministrazione americana.

SRI LANKA

L'islam politico risale agli anni Quaranta, quando il "darvesh" Abdul Hameed al-Bakry (1909-1976) fu il promotore nel 1947 della formazione di una Jam'iyyathu Ansaris-sunnathul Muhammatiyya (Associazione dei Partigiani della Sunna maomettana). Rispettivamente nel 1953 e 1954, nacquero nel Paese delle "filiali" locali della Jamaat-e-/s/ami e della Jama'at a/- Tabligh (qui detta anche Tab/eeq), molto diffuse negli altri Paesi del subcontinente indiano.

All Ceylon Islamic United Front. Nato nel 1960 ad opera di un tale M. S. Kariappar.

Sri Lanka Muslim Congress (Slmc). Fondato nel 1980 da M.H.M.. Ashraff, si diffonde principalmente nella parte orientale dell'isola, in particolare nel distretto di Ampara. Leader: Rauf Hakeem.

Muslim United Liberation Front. Leader: Mujibar-Rahaman.

SUDAFRICA

I primi musulmani approdati in Sudafrica erano schiavi malesi portati dai coloni olandesi. Ora i fedeli di Allah sono circa 350 mila, concentrati nella regione di Città del Capo. Si tratta, in maggioranza, di sunniti originari del subcontinente indiano, ma anche dell'Indonesia e di altri paesi africani, come le isole Maurizio e Comore. I musulmani hanno partecipato attivamente alla lotta contro l'apartheid con una sensibilità propria. Non sono mancati negli ultimi anni i seminari e le conferenze, organizzati dall'Accademia islamica del Sudafrica in occasione del rituale pellegrinaggio o alla memoria di Khomeini, e in cui l'accento veniva posto sull'esportazione della rivoluzione islamica. Tra i movimenti politico-religiosi attivi:

United Ulama Council of South Africa. Riunisce le maggiori scuole giuridiche islamiche, come le Jamiatu/ Ulama di KwaZulu-Natal e del Transvaal, il Mus/im Judicia/ Council, il Sunni U/ama Couneil e il Sunni Jamiatu/ Ulama. La coalizione ha contestato l'appello dei partiti radicali musulmani al boicottaggio delle elezioni del 1994. Oggi, condanna l'attacco americano contro "lo Stato islamico sovrano" dell'Afghanistan, "parte integrante della Umma" islamica.

Al-Qibla (dal nome della direzione di preghiera verso la Mecca). Nato nel 1978 ad opera dello sceicco Achmat Cassiem, il movimento è fautore durante l'apartheid di varie manifestazioni represse dal governo. Mette in evidenza il jihad e la shahada, il martirio e opera per la creazione di uno Stato islamico nel Sudafrica. Nel 1994, Cassiem ha chiamato al boicottaggio delle elezioni: "Se la democrazia è contro "islam, anche l'islam è contro la democrazia".

Muslims Against lIIegitimate Leaders (Mail, Musulmani contro i leader illegittimi). Su posizioni molto radicali. Ha annunciato la sottoscrizione del jihad in Afghanistan di oltre 2500 sudafricani. Leader: Abduragmaan Khan.

Islamie Unitv Convention (Iuc). Nata nel 1994, riunisce decine di piccoli gruppi radicali, tra cui al-Qibla.

Movimento internazionale al-Jihad. Vicino alle tesi iraniane.

Movimento islamico per la liberazione dell'Azania. Con sede nello Zimbabwe

Movimento della gioventù musulmana. Fondato nel 1970, si richiama alla corrente dei Fratelli musulmani.

Tra gli altri movimenti radicali: Muslims Against Global Oppression; New Nation of Islam; Al-Murabitun.

SUDAN

Il tentativo di islamizzazione del Paese arriva "dall'alto", specie dopo il colpo di Stato che ha portato nel 1989 il generale Omar al-Bashir al potere con l'aiuto del Fronte nazionale islamico, una coalizione di piccoli partiti islamici dominati dai Fratelli musulmani sudanesi guidati, dal 1964, da Hassan alTurabi. Secondo un rapporto dei servizi egiziani, pubblicato nel 1996, il Sudan sostiene 51 formazioni politiche islamiche in13 Paesi.

Congresso nazionale (Cn). Partito al potere, favorevole a Omar al-Bashir. Segretario generale: I. A. Omar, dopo la destituzione nel maggio 2000, di Hassan al- Turabi, ex capo del Parlamento ed eminenza grigia del regime. Ancora all'inizio di quest'anno, al-Bashir si è impegnato a mantenere la shari'a in vigore nel Paese dal 1983 nonostante questa sia la ragione principale che ha portato alla ripresa della guerra tra il Nord (islamico e di cultura araba) e il Sud (animista-cristiano e di cultura africana).

Consiglio nazionale del Popolo (Cnp). Partito fondato il 27 giugno 2000 da Hassan al-Turabi in seguito alla rottura con alBashir. Per oltre un decennio, ossia fino alla sua rimozione nel 2000 da parte del suo ex alleato al-Bashir, Turabi ha offerto con franchezza la sua visione del mondo, rivisto e corretto alla luce del Corano: dalla sorte delle donne in tempi di guerra che i vincitori musulmani possono rapire, a quella delle "mogli insubordinate" che i mariti possono frustare, e fino alla democrazia occidentale, viziata secondo lui da un settarismo che ha escluso la religione dalla politica.

Partito Umma (Nazione). Le sue origini risalgono al 1945, ossia al movimento islamico degli Ansar (Partigiani) che aderiva agli insegnamenti del leader politico-religioso al-Mahdi (ca 1880). Maggior partito sudanese durante il periodo di democrazia nel Sudan, il suo leader, Sadiq al-Mahdi, fu primo ministro dal 1986 al 1989.

Partito democratico unionista. Anch'esso basato su una confraternita religiosa, quella della Khatmiyyah, opposta al movimento mahdista. Leader politico-religioso del partito è, dal 1968, Muhammad Uthman al-Mirghani.

Fratelli repubblicani. Fondati negli anni Cinquanta da uno sceicco sufi, Mahmud Muhammad Taha, come movimento di riforma religiosa basato sulla tolleranza e perciò rivale dei Fratelli Musulmani. Taha si oppose all'introduzione della shari'a fatta da parte del presidente Jaafar al-Numeiri che lo condannò a morte nel 1985.

TAGI KISTAN

Partito della Rinascita islamica. Ha raccolto il 7,S per cento dei voti alle elezioni del 2000 piazzandosi al terzo posto nel Majlis. Leader: Said Abdullah Nuri. Questi aveva precedentemente guidato, a partire dall'Afghanistan e insieme a Qazi Turajon-Zode, l'opposizione armata (tra 10 e SOmila combattenti finanziati dall'Arabia Saudita) prima di raggiungere, nel 1997, un accordo di pace con il governo.

THAILANDIA

Come nel vicino Myanmar, anche qui si incontrano vari movimenti indipendentisti musulmani che lottano per la separazione dell'ex sultanato malese di Pattani. Negli anni Settanta, un'Organizzazione unita pattani di liberazione succede allo storico Fronte di liberazione nazionale pattani (Flnp).

Nel 1980, un Movimento islamico di liberazione pattani è invitato a Teheran, nel quadro di un congresso dei movimenti di liberazione islamici nel mondo. Gli scontri con l'esercito interessano le province di Yala, Pattani, Satur, Narathiwat e una parte di Songkla che confinano con la Malaysia.

Pattani United Liberation Organization (Pulo). Coalizione di vari movimenti.

Barisan Revolusi Nasional (Bnr)

Tantra Jihad Islam (Tji)

TANZANIA

I musulmani costituiscono il 30 per cento dei 34 milioni di abitanti. Si tratta di sunniti di rito shafi'ita ma con minoranze kharigite, come nell'isola di Zanzibar, sciite o ismailite. Nel 1992, con l'introduzione del multipartitismo nel Paese del "socialismo africano", viene stabilito che i partiti non devono fare alcun richiamo all'etnia o alla religione. I musulmani in

, particolare sono stati sollecitati a non usare il nuovo sistema a scopo religioso. Tuttavia molte organizzazioni islamiche mondiali sono sospettate di favorire quei gruppi locali che rivendicano la trasformazione della Tanzania in Stato islamico oppure le case editrici che diffondono libri sulla rivoluzione iraniana e il wahhabismo. Alle manifestazioni musulmane, spesso guidate dallo sceicco radicale Juma Mbukuzi, è solito vedere slogan che tramutano la sigla del partito al governo (Ccm, Chama Cha MapinduzI), in "Catholic Crusade Mission".

Gli attentati terroristici dell'11 settembre hanno portato a un incremento dei controlli governativi. La Tanzania (dove si è già verificato nel 1998 l'attentato contro l'ambasciata americana) è, infatti, considerata una base operativa di Bin Laden in Africa. Cellule radicali sarebbero attive nelle città di Morogoro e Dar as-Salam, come pure nell'isola di Zanzibar. La polizia indaga sul trasferimento di fondi in provenienza da Iran, Pakistan, India e Somalia. Varie perquisizioni sono state poi effettuate nelle regioni di Mwanza, Tanga, Lindi e Mtwara dove molti imprenditori iraniani, pachistani, indiani e afghani hanno acquistato terreni e stabilito scuole islamiche.

Fronte civico unito (Cuf). All'opposizione. Le sue richieste di annullare i risultati delle elezioni nelle isole di Zanzibar, a maggioranza islamica, gli sono valse le critiche del partito al governo Ccm di rappresentare i "musulmani radicali" intenti a introdurre la shari'a nel Paese.

Baraza Kuu la Waislamu Tanzania (Bakwata, Consiglio generale nazionale islamico della Tanzania). Organo semi ufficiale favorito dal governo come interlocutore rappresentativo dei musulmani. Chiede l'adesione della Tanzania all'Organizzazione della Conferenza islamica (Oci). Leader: il mufti sceicco Hemed bin Jumaa bin Hemed.

Baraza la Uendelazaii Koran Tanzania (Balukta, Consiglio coranico della Tanzania). Nato nel 198? per diffondere l'islam nel Paese attraverso il finanziamento delle scuole islamiche e la creazione di istituti religiosi superiori. Nel 1993, Balukta è stata coinvolta negli attacchi contro le macellerie che vendono maiale a Dar as-Salam e il suo leader, lo sceicco Yahya Hussein, arretato insieme a una trentina di affiliati.

Baraza Kuu la Jumuia na Taasisi za Kiislam (Il Supremo Consiglio delle organizzazioni islamiche). Creato nel 1992 da alcuni unversitari con l'obiettivo di rivendicare il ruolo finora giocato dal Bakwata, ritenuto filo-governativo.

Bismillahi (Nel nome di Dio). Organizzazione che ha la sua base nell'isola di Pemba (Zanzibar) e chiede l'introduzione della shari'a nel Paese. In prima fila tra i gruppi integralisti che fomentano l'odio religioso nel Paese.

TUNISIA

Partito Ennahda (Rinascita). Già conosciuto sotto il nome di Movimento della Tendenza islamica (Mti), è erede, a sua volta, di una Jamaa islamiyya locale. Fondato nel gennaio 1981, è guidato dall' "emiro" Rached Ghannouchi, condannato all'ergastolo (poi liberato) all'inizio del governo di Bourghiba. Bandito dal governo, il partito contava nel 1989 ben 56.000 membri. Molti suoi leader vivono in esilio, anche in Europa.

Hizb al- Tahrir al-Islami (Partito della liberazione islamica). Clandestino. È conosciuto attraverso il processo avvenuto nel 1983 contro un trentina di suoi membri, molti dei quali militari, guidati da Mohamed Jerbi.

Fronte islamico tunisino. Ha optato per il jihad chiedendo alle ambasciate occidentali di lasciare il Paese.

Fronte islamico di salvezza (Fis). Nato nel 1994 sotto la guida di Mohamed Ali el-Horani. Sostiene la lotta armata.

TURCHIA

Islam Popolare

È quello delle "fondazioni religiose" e confraternite sufi la cui influenza politica comincia da tempo a spaventare i militari, custodi della laicità, che vi vedono un mezzo per raggiungere il loro vero obiettivo, ossia l'instaurazione di un regime islamico. Una stazione televisiva (Samanyolu TV) che trasmette in diretta la preghiera dalla moschea, una ventina di stazioni radiofoniche, una quarantina di scuole, l'università "il Conquistatore", cinquanta associazioni, la società finanziaria Asia Finance e un numero impreciso di riviste, giornali, società commerciali e banche islamiche. Oltre confine, cinque università e più di 50 scuole nelle Repubbliche turcofone dell'Asia Centrale. Non si tratta dei soci di una holding ma del patrimonio di una "fondazione religiosa" turca, guidata dal pragmatico Fathallah Golen. che dichiara di essere in "tregua con lo Stato" e gode di consistenti appoggi nel seno della polizia e dell'esercito. Quello di Golen non è un caso isolato. Un'altra piccola "fondazione" guidata dall'uomo d'affari Oren controlla Iklas, una delle maggiori società turche, oltre al quotidiano Turkiye e la stazione televisiva Tgrt.

Ma il pericolo arriva anche dalle confraternite. Siamo qui ben lontani dalle immagini evocate dai dervisci anatolici che "rotano come trottole" nella loro estasi mistica e assomigliano, nelle loro pubbliche esibizioni, più a un gruppo folcloristico che a una pericolosa confraternita integralista. In realtà, con la legge 677 del 1925, AtatOrk aveva già imposto il divieto assoluto alle attività delle varie confraternite. Allora, quelle conosciute risalivano ai primi tempi dell'Impero ottomano quando erano l'espressione di un islam popolare. Ma, oltre a confinare quelle fondazioni "storiche" nella clandestinità, il divieto ha portato alla nascita di altre più "moderne". Oggi, sono almeno venti le confraternite attive in Turchia, molte delle quali trovano un seguito nei residenti dei quartieri poveri e nelle gecekondu (baraccopoli) delle grandi città. Più volte, i Servizi segreti turchi hanno accusato le tekiya (i circoli di adepti) di essere "all'origine delle attività politiche che mirano a distruggere lo Stato". Le tekiya o derkah, secondo la Costituzione, non esistono proprio ma, la polizia turca ne conta oggi diverse centinaia. Un'indagine ha rivelato che il 61 per cento degli aderenti a queste fondazioni hanno votato per il partito islamico Refah alle elezioni del 1995 contro solo il 14 e il 9 per cento a favore dei partiti della Madrepatria e della Retta via.

La confraternita "storica" più consistente è quella dei Naqshbandi, presente in Turchia sin dal XV secolo e che conta circa due milioni membri, molti dei quali curdi. Banditi da AtatOrk nonostante il suo appoggio nella guerra di liberazione, i Naqshbandi sono stati protagonisti di molte insurrezioni contro il regime laico. Questa scuola, cui apparteneva lo stesso Necmettin Erbakan, leader del Refah, risulta oggi divisa in più correnti. La derkah di Iskendar Bacha, ad esempio, pubblica la rivista Islam (100 mila copie) e perora l'islamizzazione progressiva dello Stato; quella di Menzil è a favore dei diritti dei curdi ma anche contro il separatismo del Pkk; quella di Ismail Agha guarda con sospetto a tutte le innovazioni ed è filo-Fazilet.

Un'altra confraternita è quella dei Suleimaniyya. Nel 1989, il suo leader ha enunciato in un'intervista le idee dei suoi seguaci. «AtatOrk - diceva - non c'entra niente con l'islam; la Repubblica non ci ha lasciato un solo imam per celeorare i funerali; le moschee sono diventate caserme; la Turchia non è un Paese islamico, anzi è da conquistare con la guerra all'islam». Contrari alla strategia delle infiltrazioni nelle istituzioni educative, religiose e militari dello Stato, i radicali e disciplinati Su/eimaniyya preferiscono creare proprie fondazioni. Sono stimati in centinaia di migliaia e controllano 300 centri culturali e varie società commerciali in Turchia, ma sono attivi anche in Europa occidentale, specialmente in Germania.

Degli altri gruppi tradizionali (Tijaniyya. Qadiriyya. Rifaiyya) rimane ben poco. Tra quelli politicamente inoffensivi, figurano i Mau/awivya, ossia i dervisci rotanti che perpetuano le pratiche del maulana (maestro) Jalaleddin Rumi, un teologo-poeta del XIII secolo e che accolgono i nuovi aderenti dopo un noviziato di mille giorni.

Ma sono le cosiddette fondazioni "moderne", nate per contrastare il regime laico, a destare maggiore preoccupazione. Le forze dell'ordine arrestano spesso i loro membri con l'accusa di aver "insultato AtatOrk". I Noriya, cui appartiene lo holding di Golen, ce l'hanno a morte con i militari che hanno trafugato, dopo il golpe del 1960, il cadavere del loro fondatore Said Norsi. Di origine curda, questi si era opposto all'ateismo e al comunismo, ma anche al capitalismo, alla laicità e all'ingiustizia nei confronti dei curdi. Anche i Noriya si sono infiltrati negli istituti religiosi (imam-hatip) e nelle moschee come pure in tutti gli organismi dello Stato, dall'amministrazione all'esercito.

Islam politico

Refah Partisi (Partito della Prosperità), poi Fazilet Partisi (Partito della Virtù). Nato nel 1983, si opponeva all'integrazione della Turchia nell'Unione europea e reclamava legami più stretti con i Paesi arabi vicini. Guidato dal 1987 da Necmettin Erbakan, il partito assiste a un rapido sviluppo fino a conquistare, alle elezioni municipali del 1994, il controllo di importanti città del Paese (Istanbul, Ankara, Konya, Kayseri, Erzurum e Diyarbakir). Il risultato si conferma alle legislative del 1995, quando Refah diventa il primo partito del Paese con 158 seggi sui 550 al Parlamento, portando Erbakan alla carica di primo ministro. Caduto nel 1997 il governo sotto la pressione dell'establishment militare, il Refah viene messo al bando nel gennaio 1998 dalla Corte Costituzionale, ma i suoi dirigenti fondano subito un altro partito, Fazilet, cui si uniscono quasi tutti i deputati del Refah. Guidato da Recai Kutan, il nuovo partito raccoglie alle elezioni del 1999 solo il 21,3% dei voti, passando al terzo posto sullo scacchiere politico turco.

Islam radicale

Islami Hareket (Movimento islamico), detto anche Islami Direnis (Resistenza islamica). Rappresenta l'influenza ideologica dell'Hezbollah (iraniano), nome sotto il quale è noto nelle regioni sudorientali della Turchia. Un pachistano, Kalim Siddiqi (il fondatore del Parlamento islamico) ha giocato un ruolo nell'unificazione di questo movimento cui si sono uniti negli anni Ottanta ex militanti della destra turca. Nel 1994, furono arrestate centinaia di membri del gruppo, molti dei quali responsabili dell'assassinio di dissidenti e oppositori iraniani. Il movimento è coinvolto anche nell'assassinio di simpatizzanti del Pkk curdo (e perciò denominato "Hezbol-contra"), accusato di voler creare uno Stato ateo.

Partito Hezbollah curdo rivoluzionario. Ha sottoscritto nel 1993 con il Pkk un "protocollo di cooperazione" per mettere fine al conflitto tra di loro, ammettendo di essere stato sfruttato dai "colonialisti". Il suo obiettivo è la creazione di uno Stato islamico curdo in Turchia.

Fronte dei Combattenti del Grand'Oriente (Ibda-C). Attivo dalla metà degli anni Settanta. Utilizza gli slogan della sinistra e accoglie ex-marxisti nelle sue file. Autore di decine di attentati terroristici. Alla fine dell'anno 1998, la polizia ha arrestato a Istanbul il suo leader Salih Mirzabeyoglu.

Jihad islamico. Appare negli anni Ottanta e si distingue con l'assassinio di diplomatici giordani, sauditi e iracheni, ma anche di intellettuali laici. Si pensava fosse la sigla di un gruppo libanese fino alla scoperta di una sezione turca.

Un rapporto dei servizi di sicurezza turchi pubblicato nel 1991 menzionava inoltre dieci organizzazioni islamiche attive nel Paese:

Esercito turco di liberazione islamica (Iko); Fronte turco di liberazione islamica (Tik-C); Combattenti della rivoluzione islamica (Idam); Unione turca di liberazione islamica (Tikb); Esercito di liberazione Shari'a mondiale (Dsko); Fronte di fratellanza mondiale - Squadroni di rivincita Shari'a (Eik-Tim); Fronte del partito di liberazione islamica (Ikp-C); Combattenti turchi deljihad mondiale di liberazione (Eik-Tm); Esercito di mujahidin turchi (lmo); Commando turco di rivincita Shari'a (Tsik).

UGANDA

Allied Democratic Forces (Adf, Forze alleate democratiche). Movimento ribelle che raccoglie gli ex membri dell'Esercito nazionale per la liberazione dell'Uganda (Nalu) di Amon Bazira e i fondamentalisti della confraternita salafita del Tabliq. Le sue basi sono ai confini con il Congo; conta circa 1500 membri. Obiettivo del movimento: l'instaurazione di un governo basato sulla shari'a. Nel 1998, le autorità ugandesi hanno arrestato un'ottantina di affiliati alla Jamiyat al-Daawa al-Salafiya (Associazione per l'Appello salafita) con l'accusa di avere legami con l'Adf. Leader: lo sceicco Jamil Makulu, sospettato di essere il "rappresentante" nell'Africa Orientale di Bin Laden.

West Bank Nile Front (Wbnf). Nato nel 1996, raccoglie dei guerriglieri separatisti originari della provincia del Nilo occidentale. A lungo inattivo dopo la cattura di un gran numero dei suoi membri da parte dello Spia sudanese nel 1997, il Fronte ha ripreso di recente ad operare nel nord del Paese, forse con l'aiuto dei governi sudanese e congolese (della Rdc). Leader: Juma Oris.

Uganda National Rescue Front-2 (Unrf-2, Fronte di Salvezza nazionale deIl'Uganda). Nasce nel 1996 da una scissione nel seno del Wbnf guidata dal brigadiere Moses Ali. Conta oggi alcune centinaia di guerriglieri sotto il comando del maggiore Ali Bamuze, ex soldato dell'eserito di Idi Amin. Opera nel nord del Paese (le regioni di Arua e Kitgum) grazie agli aiuti del Sudano

UZBEKISTAN

Partito islamico del Turkestan. Già denominato Movimento islamico dell'Uzbekistan (Imu) che figura nell'elenco delle organizzazioni terroristiche pubblicato dal Dipartimento di Stato Usa. Il cambiamento è assai significativo, dato che il Turkestan comprende una zona che va dallo Xinjiang cinese fino al Mar Caspio. Iniziato nel 1999 con una ventina di aderenti, conta oggi alcune migliaia di membri, di tutte le nazionalità dell'Asia centrale e perfino degli Uighur cinesi. Leader: Takhir Yuldashev e Juma Namangani. Conduce una guerriglia a partire dalla Valle del Fergana dove convergono i confini tra Kirghizstan, Uzbekistan e Tagikistan. Ha legami con i taleban afghani.

Hizb-e- Tahrir (Partito di liberazione). Anche questo partito ha mire regionali che vanno ben oltre i confini dell'Uzbekistan e conta simpatizzanti anche nel Kirghizstan e in Tagikistan. I suoi leader affermano che il partito è stato fondato in Arabia Saudita negli anni Cinquanta ma che è rimasto clandestino durante l'era sovietica. Il partito crede in un cambiamento pacifico attraverso un movimento di massa contro i regimi dei vari Stati dell'Asia Centrale, senza pertanto escludere l'opzione militare.

Hezbollah. Su posizioni più estremiste. Rappresenta la dottrina wahhabita.

Jamaat Ahl-al-Sunna. Filo-saudita.

Partito democratico islamico. Represso nel 1992, il suo leader si rifugia in Turchia.

Partito della Giustizia. Di Abdel-Wali Qari e del mollah Rahmatullah.

YEMEN

Partito al-Islah (la Riforma). Fondato nel 1991 e guidato dallo sceicco Abdallah al-Ahmar. Il partito è diventato, dopo l'emarginazione forzata del partito socialista yemenita (PSY, dopo il fallimento del tentativo di secessione del Sud), il vero ago della bilancia grazie ai 54 seggi che occupa al Parlamento. Su posizioni anti occidentali, al-fs/ah conta tra i suoi sostenitori diverse centinaia di yemeniti "afghani". Un esponente del partito, Abdel-Majid al-Zandani aveva lanciato nel 1992 una fatwa contro i soldati americani di stanza nel porto di Aden (ove avvenne nel 2000 l'attentato contro il cacciatorpediniere americano Cole) e condannato l'intervento Usa in Somalia. Si sospettano legami stretti tra al-Qa'ida di Ossama Sin Laden (lui stesso di origini yemenite) e al-Islah. Zandani considera infatti l'azione di Sin Laden una legittima difesa e una lotta contro l'ingiustizia.

Hizb al-Haqq. (Partito del Diritto). Di Ahmad al-Shami. Aveva vinto due seggi alle elezioni del 1993.

Hizb al- 'amal (Partito del Lavoro). Di Ibrahim al-Wazir.

La nebulosa islamica yemenita attira da tempo l'attenzione

delle intelligence occidentali, preoccupati dell'apertura di un nuovo fronte. Gli attentatori che hanno colpito nell'agosto 1998 le ambasciate americane a Nairobi e a Dar as-Salam usavano falsi passaporti yemeniti. Esattamente come i membri di una cellula legata agli integralisti egiziani e a Sin Laden arrestati tre anni fa a Torino.

Esercito islamico di Aden-Abyan. Ha il suo punto di forza nella zona montagnosa di Marraksha, a una cinquantina di chilometri da Aden. Il capo del gruppo, Zein al-Abidin alMihdar, è stato condannato a morte nell'ottobre 1999.

Jihad islamico yemenita. Movimento capeggiato dallo sceicco Tarek al-Fodli, ha fatto la sua comparsa nel 1992 ed è formato da veterani "afghani". L'organizzazione dispone di campi di addestramento sulle montagne di Abyan e conta 200 membri.

Esercito dei kamikaze - gruppo 66. Questa formazione si rivendica come l'ala militare di Sin Laden nello Yemen. L'Esercito ha lanciato negli anni scorsi un ultimatum agli americani e inglesi residenti nel Paese per lasciare il territorio.