DICEMBRE 2006

DIARIO

FEBBRAIO 2007

Gennaio  2007

Un passo di Speranza: Semplicità

La sorgente della Missione: Dio è amore

1

L

«Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv 4, 16).
Queste parole della Prima Lettera di Giovanni
esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana:
l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino.

2

m

Abbiamo creduto all'amore di Dio — 
così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita.
Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10),
l'amore adesso non è più solo un « comandamento »,
ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro.

3

M

All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea,
bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona,
che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva.

4

G

L'amore di Dio per noi è questione fondamentale per la vita
e pone domande decisive su chi è Dio e chi siamo noi. Il termine « amore » è oggi diventato una delle parole più usate ed anche abusate, alla quale annettiamo accezioni del tutto differenti.

5

V

Nella molteplicità di significati, però, l'amore tra uomo e donna,
nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all'essere umano
si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono.

6

S

All'amore tra uomo e donna, che non nasce dal pensare e dal volere ma in certo qual modo s'impone all'essere umano, l'antica Grecia ha dato il nome di eros.

7

D

L'Antico Testamento greco usa solo due volte la parola eros, mentre il Nuovo Testamento non la usa mai: delle tre parole greche relative all'amore — eros, philia (amore di amicizia) e agape — gli scritti neotestamentari privilegiano l'ultima,
che nel linguaggio greco era piuttosto messa ai margini.

8

L

Quanto all'amore di amicizia (philia), esso viene ripreso e approfondito nel Vangelo di Giovanni per esprimere il rapporto tra Gesù e i suoi discepoli.

9

m

La messa in disparte della parola eros, insieme alla nuova visione dell'amore che si esprime attraverso la parola agape, denota indubbiamente nella novità del cristianesimo qualcosa di essenziale, proprio a riguardo della comprensione dell'amore.

10

M

L'eros ebbro ed indisciplinato non è ascesa, « estasi » verso il Divino, ma caduta, degradazione dell'uomo. Così diventa evidente che l'eros ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all'uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell'esistenza, di quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende.

11

G

Innanzitutto che tra l'amore e il Divino esiste una qualche relazione:
l'amore promette infinità, eternità — una realtà più grande e totalmente altra rispetto alla quotidianità del nostro esistere. Ma al contempo è apparso che la via per tale traguardo
non sta semplicemente nel lasciarsi sopraffare dall'istinto.

12

V

Sono necessarie purificazioni e maturazioni, che passano anche attraverso la strada della rinuncia. Questo non è rifiuto dell'eros, non è il suo «avvelenamento », ma
la sua guarigione in vista della sua vera grandezza.

13

S

Ciò dipende innanzitutto dalla costituzione dell'essere umano, che è composto di corpo e di anima. L'uomo diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità; la sfida dell'eros può dirsi veramente superata, quando questa unificazione è riuscita.

14

D

Se l'uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne
come una eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità.

15

L

E se, d'altra parte, egli rinnega lo spirito e quindi considera la materia, il corpo,
come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua grandezza.

16

m

Ma non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare:
è l'uomo, la persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima.

17

M

Solo quando ambedue si fondono veramente in unità, l'uomo diventa pienamente se stesso.
Solo in questo modo l'amore — l'eros — può maturare fino alla sua vera grandezza.

18

G

Ma il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è ingannevole.
L'eros degradato a puro «sesso» diventa merce, una semplice «cosa»
che si può comprare e vendere, anzi, l'uomo stesso diventa merce.

19

V

In realtà, questo non è proprio il grande sì dell'uomo al suo corpo.
Al contrario, egli ora considera il corpo e la sessualità come la parte soltanto materiale di sé
da adoperare e sfruttare con calcolo.

20

S

In realtà, ci troviamo di fronte ad una degradazione del corpo umano, che non è più integrato nel tutto della libertà della nostra esistenza, non è più espressione viva della totalità del nostro essere, ma viene come respinto nel campo puramente biologico.
L'apparente esaltazione del corpo può ben presto convertirsi in odio verso la corporeità.

21

D La fede cristiana, al contrario, ha considerato l'uomo sempre come essere uni-duale,
nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda
sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà.

22

L Sì, l'eros vuole sollevarci « in estasi » verso il Divino, condurci al di là di noi stessi,
ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni.

23

m Come dobbiamo configurarci concretamente questo cammino di ascesa e di purificazione?
Come deve essere vissuto l'amore, perché si realizzi pienamente la sua promessa umana e divina?

24

M Una prima indicazione importante la possiamo trovare nel Cantico dei Cantici. Dapprima vi è la parola «dodim» — un plurale che esprime l'amore ancora insicuro, in una situazione di ricerca indeterminata. Questa parola viene poi sostituita dalla parola «ahabà», che nella traduzione greca dell'Antico Testamento è resa col termine di simile suono «agape» che, come abbiamo visto, diventò l'espressione caratteristica per la concezione biblica dell'amore.

25

G In opposizione all'amore indeterminato e ancora in ricerca, questo vocabolo esprime l'esperienza dell'amore che diventa ora veramente scoperta dell'altro,
superando il carattere egoistico prima chiaramente dominante.

26

V Adesso l'amore diventa cura dell'altro e per l'altro.
Non cerca più se stesso, l'immersione nell'ebbrezza della felicità;
cerca invece il bene dell'amato: diventa rinuncia, è pronto al sacrificio, anzi lo cerca.

27

S Fa parte degli sviluppi dell'amore verso livelli più alti, verso le sue intime purificazioni,
che esso cerchi ora la definitività, e ciò in un duplice senso:
nel senso dell'esclusività — « solo quest'unica persona » — e nel senso del « per sempre ».

28

D L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo. Non potrebbe essere diversamente, perché la sua promessa mira al definitivo:
l'amore mira all'eternità.

29

L Sì, amore è « estasi », ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio: « Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà » (Lc 17, 33).

30

m Gesù con ciò descrive il suo personale cammino, che attraverso la croce lo conduce alla resurrezione: il cammino del chicco di grano che cade nella terra e muore e così porta molto frutto.

31

M Partendo dal centro del suo sacrificio personale e dell'amore
che in esso giunge al suo compimento, egli con queste parole descrive anche
 l'essenza dell'amore e dell'esistenza umana in genere.

BENEDETTO XVI - ENCICLICA "DEUS CARITAS EST"