MAGGIO 2009

DIARIO

 LUGLIO 2009

Giugno 2009

Il Canto Nuovo della Vita...
CURARE!
L'uomo vivente è gloria di Dio e vita dell'uomo è la visione di Dio.  
Sant'Ireneo

Il Libro delle Preghiere

1 L Illumina il tuo servo con l'amore -   Antonio il Grande
2 m Ti amo, o Dio che regni dalla croce -  Francesco Saverio
3 M Canto a Gesù crocifisso Teresa d'Avila
4 G Soltanto la gioia del dare Mat' Marija
5 V Per i nemici Dalla liturgia presbiteriana
6 S Concedi ai miei nemici la tua ardente carità - Anselmo di Aosta
7 X Signore, il povero tu sei -   Rainer Maria Rilke
8 L In hac potissima nocte Dalla liturgia romana
9 m Felici nella debolezza -   Søren Kierkegaard
10 M Nella chiesa siamo tutti deboli Søren Kierkegaard
11 G La speranza a cui siamo chiamati Dalla lettera agli efesini
12 V Il Verbo ci invita alla beatitudine Ilario di Poitiers
13 S Come uno specchio Efrem il Siro
14 X Volto adorabile Teresa di Lisieux
15 L Donaci di dire quello che dice la Parola Patrice de la Tour du Pin
16 m Rendici simili a te attraverso l'amore Simeone Nuovo Teologo
17 M L'amore più forte della morte Caterina da Siena
18 G Absorbeat - Francesco d'Assisi
19 V Voglio amare come te Charles de Foucauld
20 S Che io ami il tuo comando Teresa di Lisieux
21 X Colloquio d'amore Luigi di Blois
22 L Mio ospite David Maria Turoldo
23 m O tutto del mio tutto Al-Hallaj
24 M Siamo ormai noi l'evangelo Anonimo fiammingo del xv secolo
25 G Sono divenuto il tuo corpo Simeone il Nuovo Teologo
26 V Effonda ovunque il tuo profumo John Henry Newman
27 S Si aprano i vostri occhi all'invisibile Origene
28 X Per ricevere i santi misteri Dalla liturgia eucaristica siriaca
29 L L'anima di ogni vivente Dall'Haggada di Pesah
30 m Spetta a noi Dalla liturgia ebraica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Illumina il tuo servo con l'amore

Onnipotente, Verbo del Padre, tu stesso perfetto, Gesù Cristo,
per la tua infinita misericordia, non abbandonarmi mai,
io che sono tuo servo, ma riposa sempre in me.
O Gesù, buon pastore delle tue pecore,
non mi abbandonarle alle trappole del serpente seduttore,
né alla mercé di Satana;  poiché il germe della corruzione abita in me.
Così, Signore, Dio adorabile, Gesù Cristo, fonte di santità,
proteggimi nel sonno con la tua luce eterna,
il tuo santo Spirito, con il quale hai santificato i tuoi discepoli.
Accorda, Signore, anche a me, tuo indegno servo,
la tua salvezza nel mio giaciglio.
Illumina la mia mente  alla luce della comprensione del tuo santo evangelo.
Illumina la mia anima con l'amore della tua croce.
Illumina il mio cuore con la purezza della tua Parola.
Il mio corpo sia mortificato dal ricordo della tua passione,
e tutti i miei pensieri siano protetti dalla tua ineffabile umiltà.
Poi, quando lo riterrai opportuno, rialzami per glorificarmi:
poiché tu sei glorificato dal tuo Padre eterno
e dal tuo santissimo Spirito, per tutti i secoli. Amen.

ANTONIO IL GRANDE   
SP, Quaresima.

   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

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Ti amo, o Dio che regni dalla croce

Mio Dio, ti amo!
Non è per il cielo che io ti amo.
Né perché coloro che non ti amano
tu li punisci con il fuoco eterno.
La croce, mio Gesù: tu mi hai stretto sul tuo cuore.
Hai sopportato i chiodi, il colpo di lancia,
il colmo della vergogna, dolori senza numero,
il sudore e l'angoscia, la morte...
Tutto questo per me,
al mio posto, per i miei peccati.
Allora, Gesù che tanto ama,
perché dunque non amarti di un amore disinteressato,
dimentichi del cielo e dell'inferno,
non per ricevere ricompense,
ma semplicemente come tu mi hai amato?
È così che ti amo, così che ti amerò,
solo perché tu sei il mio re,
solo perché tu sei il mio Dio.

FRANCESCO SAVERIO
TA 346-47.

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

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Canto a Gesù crocifisso

Se elevo a te, mio Dio, il mio grido d'amore,
non è affatto per il cielo che ci hai promesso;
e non è neppure l'inferno, con i suoi terrori,
che mi fa allontanare dal tradirti.

Ma io ti amo, mio Dio, vedendoti così,
inchiodato su questa croce imporporata dal tuo sangue.

Sono le tue piaghe che amo, ed è la tua morte,
quel che amo è il tuo amore.

Al di là dei tuoi doni e delle tue speranze,
quand'anche non vi fossero né cielo, né inferno,
io lo so, mio Dio, che t'amerei ancora.

Amarti è mia felicità tanto quanto mio dovere.

Non mi accordare nulla, dunque, anche se t'imploro:
l'amore che ho per te non ha bisogno di speranza.

TERESA D'AVILA
SP, Quaresima.

   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

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Soltanto la gioia del dare

Detesto l'inutile ricercatezza
detesto le parole e i capoversi,
quando a ogni passo ci sorprendono volti morti
disperazione, angoscia, suicidio.

O Dio, perché siamo così vagabondi?
Perché ci sono tanti poveri e orfani?
Perché il tuo santo popolo erra
nel deserto del mondo, eterno e immenso?

Conosco soltanto la gioia del dare,
per estinguere il dolore del mondo,
perché il fuoco e l'urlo delle albe di sangue
siano affogati in un pianto di compassione.

MAT' MARIJA
S. Hackel, Elizaveta Jur'evna: Rivoluzionaria, monaca e martire, Roma 1988, p. 77.

 
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

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Per i nemici

Signore Gesù Cristo,
che ci hai comandato di non rendere male per male,
ma di pregare per coloro che ci odiano e ci contraddicono,
fa' che con l'aiuto del tuo Spirito santo
possiamo amare i nostri nemici,
far loro del bene e pregare per loro con sincerità.

Se in qualche cosa siamo stati causa delle offese fatte a noi,
correggici e aprici la strada a una santa riconciliazione.

Fa' che la loro ira
non resti sempre accesa contro di noi,
ma libera noi e loro dalla cattiva potenza dell' odio,
affinché possiamo essere pronti a perdonarci gli uni gli altri.

La tua pace regni nei nostri cuori,
nelle nostre menti, nei nostri atteggiamenti,
ora e sempre. Amen.

Dalla liturgia presbiteriana
Presbyterian Board of Publication, Philadelphia 1919, p. 4.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Concedi ai miei nemici la tua ardente carità

Signore,
tu che sei onnipotente e misericordioso,
concedi ai miei nemici quello che mi fai desiderar per loro.

E se talvolta, per ignoranza, debolezza, o per malizia,
prego per loro non secondo carità, o dolce Signore,
non concedere ciò che ti chiedo e non punirmi!

Tu che sei vera luce, illumina la loro cecità;
tu che sei la verità, correggi il loro errore;
tu che sei la vera vita, vivifica le loro anime.

Tu che per mezzo del discepolo amato hai detto:
«Chi non ama rimane nella morte! »,
concedi ai miei nemici e a me la tua ardente carità,
affinché nessuno pecchi contro il suo fratello.

ANSELMO DI AOSTA
Oratio XXIV ad Christum
Pro inimicis.

   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Signore, il povero tu sei

Il povero tu sei, tu non hai mezzi, la pietra sei che non ha luogo,
il lebbroso cacciato, davanti alla città, coi campanacci.
Perché nulla è tuo, come accade del vento, e la gloria non copre le tue nudità;
il piccolo abito che l'orfano indossa ogni giorno, è più splendido, vera proprietà.
Povero sei come la forza di un germe nella ragazza che lo celerebbe,
e i fianchi si comprime, a soffocare il primo fiato della propria gravidanza.
Povero sei, come la pioggia felice, che cade a primavera sui tetti di città,
come la voglia che i reclusi covano in una cella eternamente vuota.
Come i malati, che son lieti cambiando posizione; come i fiori sui solchi delle ruote,
tristi, nel folle turbine dei viaggi, come la mano in cui si piange, povero...
Cosa sono, al confronto, gli uccelli infreddoliti, un cane che da giorni non ha mangiato più, cos'è, al confronto, il perdersi, l'intristire, in silenzio, di animali dimenticati in cattività?
Negli asili notturni, quei poveri, cosa sono al confronto di te, del tuo bisogno?
Pietruzze solamente, non pietre da mulino: eppure macinano un po' di pane.
Degli indigenti, sei, però, il più arcano, il mendico dal volto nascosto; la grande rosa della povertà,
l'eterna metamorfosi dell'oro nella luce del sole.

RAINER MARIA RILKE
Das Buch von der Armut und von Tode.
Il libro d'ore, Milano 1992, pp. 194-96.

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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In hac potissima nocte

È veramente degno e giusto,
conveniente e fonte di salvezza,
glorificarti in ogni tempo, Signore,
ma lo è soprattutto esaltarti in questa notte,
nella quale Cristo, nostro Agnello pasquale,
è stato immolato.

Egli è infatti il vero Agnello
che ha tolto il peccato del mondo;
morendo ha distrutto la nostra morte,
e risorgendo ci ha ridato la vita.

Per questo, nella pienezza della gioia pasquale,
l'umanità intera esulta su tutta la terra,
mentre le schiere celesti e le potenze angeliche
cantano assieme a lei l'inno della tua gloria,
dicendo senza fine: Sanctus.

Dalla liturgia romana
Prefazio pasquale 1.
A. Ward e C. Johnson, The Sources of the Roman Missal, Rome 1987, p. 559.

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Felici nella debolezza

Padre celeste!
Cammina con noi come una volta camminavi con gli ebrei.
Non farci credere che siamo diventati troppo grandi
per fare a meno della tua educazione;
ma fa' che cresciamo per conformarci ad essa,
che possiamo crescere sotto di essa
come un buon frumento cresce in pazienza:
che non dimentichiamo quanto tu hai fatto per noi!
E quando il tuo aiuto ci abbia assistiti
sollecitamente con un miracolo,
fa' che non lo cerchiamo di nuovo come creature ingrate
perché abbiamo mangiato e siamo stati saziati.
Facci sentire che senza di te non siamo buoni a nulla,
ma non farcelo sentire in vile impotenza,
bensì in fiducia vigorosa, con la certezza felice
che tu sei potente nei deboli.

SØREN KIERKEGAARD
Preghiere, Brescia 1953, p. 14.

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Nella chiesa siamo tutti deboli

Padre celeste!
Qui fuori, nel mondo,
uno è forte, l'altro è debole;
il forte, chissà,
insuperbisce della propria forza;
il debole sospira e,
ahimè, diventa invidioso.

Ma qui, dentro la tua chiesa,
tutti siamo deboli;
qui, al tuo cospetto - Tu sei il potente, tu solo sei forte.

SØREN KlERKEGAARD
Preghiere, Brescia 1953, p. 37.

 

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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La speranza a cui siamo chiamati

Possa il Signore illuminare
gli occhi del vostro cuore,
per farvi comprendere
a quale speranza vi ha chiamati.

DALLA LETTERA AGLI EFESINI.

 

 

 

 

 
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Il Verbo ci invita alla beatitudine

O tu che sei prima del tempo,
Figlio di Dio, venuto nel mondo
tu sei Dio, Signore, nato da Dio
e secondo la carne nato dalla Vergine.

Ascolta il popolo dei credenti
ecco le voci di tutte le epoche:
o Santo di Dio, tutto tende a te,
ognuno si dice in te, o Verbo!

Nel silenzio della fede noi presentiamo quest’unità:
tu sei da Dio e lui in te, splendore e gioia dell'invisibile.

O indicibile intimità!
Amore così grande che è mistero
il Verbo fatto carne ci invita
alla beatitudine della Trinità.

ILARIO DI POITIERS
Corpus di Vienna 65.IV, 1916, pp. 209-11.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Come uno specchio

La preghiera sia uno specchio davanti al tuo volto.
Sulla sua superficie luminosa si disegnino,
o Signore, i tratti della tua bellezza.

Non vi posi lo sguardo, Signore, il turpe Maligno,
perché non vi imprima
il segno della sua turpitudine.

Lo specchio accoglie
l'immagine di chiunque si presenti:
non si imprima nella nostra preghiera
il segno di tutti i nostri pensieri.

Si muovano in essa i moti del tuo volto,
perché sia riempita
come uno specchio
dalle tue bellezze.

EFREM IL SIRO
De ecclesia 29.9-10.

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Volto adorabile

Volto adorabile di Gesù,
sola bellezza che rapisca il mio cuore,
imprimi in me la tua divina somiglianza,
perché tu non possa guardare la mia anima,
senza contemplare te stesso.

 
TERESA DI LISIEUX
dalla Prière à la sainte Face.
Histoire d'une âme, Lisieux 1925, p. 310.

 

 

 

 

 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Donaci di dire quello che dice la Parola

Padre della Parola di vita
non lasciarci andare alla deriva dei linguaggi.

Rianima in primo luogo la nostra preghiera
alla voce che vuole passare attraverso di noi.
Essa viene ogni giorno e sconvolge la nostra,
essa dirà ogni cosa in verità, quando verrà.

Soffia la sua giustezza e il suo amore nelle nostre gole
e insegnaci la lingua che questo secolo comprenderà.
Preservaci dall'essere sviati dall'uomo ch'essa narra,
e donaci di dire quel che tuo Figlio dice oggi.

PATRICE DE LA TOUR DU PIN     
TA 185.

 

 

   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Rendici simili a te attraverso l'amore

Signore Dio nostro, aiutaci a mettere tutta la nostra fede
in Gesù Cristo tuo Figlio separandoci dai costumi del mondo.

Noi siamo chiamati alla speranza:
aiutaci a prendere su di noi il tuo giogo leggero,
questo dono che ci salva dalla nostra condizione mortale
e che fa di noi degli esseri partecipi della tua divinità.

Padre santo, aiutaci a compiere le tue parole fino alla morte,
perché possiamo vederti faccia a faccia.

Noi siamo stranieri sulla terra: che le ferite quotidiane facciano di noi
degli imitatori di tuo Figlio, perché egli illumina quelli che lo cercano.

Rendici simili a te attraverso l'amore,
o Dio tre volte santo che vivi nei secoli dei secoli.

SIMEONE NUOVO TEOLOGO
SP, Tempo ordinario C.

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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L'amore più forte della morte

Padre eterno, come hai potuto creare questa tua creatura? Se ci penso, grande è il mio stupore; e davvero io vedo, come tu stesso mi fai vedere, che non l'hai fatto per nessun altra ragione all'infuori del fatto che con la tua luce, tu ti sei sentito costretto, dal fuoco della tua stessa carità, a donarci l'esistenza, malgrado le iniquità che dovevano essere commesse contro di te, eterno Padre. Dunque il fuoco ti ha costretto.
O amore ineffabile, sebbene tu avessi visto nella tua luce tutte le iniquità che la tua creatura doveva commettere contro di te, o bontà infinita, hai fatto finta di non vedere, e hai fissato però lo sguardo sulla bellezza della tua creatura, della quale, folle ed ebbro di amore, ti sei innamorato - e per amore l'hai tratta da te e le hai donato l'essere a tua immagine e somiglianza. Tu, verità eterna, hai fatto luce per me sulla tua verità, vale a dire che l'amore ti ha costretto a crearla, sebbene tu avessi visto che essa ti avrebbe offeso; il tuo amore non ha permesso ai tuoi occhi di attaccarsi a una simile visione, anzi, hai allontanato i tuoi occhi da quest'offesa che doveva essere e li hai posati solamente sulla bellezza della tua creatura, perché se avessi visto in primo luogo l'offesa, avresti finito per dimenticare l'amore che ti muoveva a creare.
No, ciò non ti è rimasto nascosto, ma tu ti sei fissato sull'amore, perché non sei altro che fuoco d'amore, folle per la tua creatura. E io, a causa dei miei peccati, non ti ho conosciuto. Concedimi tuttavia la grazia, dolcissimo amore, che il mio corpo versi il suo sangue per l'onore e la gloria del tuo Nome, e che non sia più rivestita di me stessa.
Accogli, Padre eterno, questo mio essere che ha comunicato al prezioso corpo e sangue di tuo Figlio: spoglialo da se stesso, rivestilo della tua eterna volontà, legalo a te con un nodo che non sia più possibile disfare, perché sia come pianta odorosa nel giardino della santa chiesa. Accorda, padre di grandissima bontà, la tua dolce ed eterna benedizione, e nel sangue di tuo Figlio lava il volto delle nostre anime.
Amore, amore, io ti domando la morte! Amen.

CATERINA DA SIENA
SP, Tempo ordinario C.

   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Absorbeat

Rapisca, ti prego, Signore,
l'ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose
che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell'amor tuo,
come tu ti sei degnato di morire
per amore dell'amore mio.

FRANCESCO D'ASSISI
Fonti francescane I, Assisi 1977, p. 182.

 

 

 

 
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Voglio amare come te

Signore mio Gesù,
voglio amare tutti coloro che tu ami.
Voglio amare con te la volontà del Padre.

 
Non voglio che nulla separi il mio cuore dal tuo,
che qualcosa sia nel mio cuore
e non sia immerso nel tuo.
Tutto quel che vuoi io lo voglio.
Tutto quel che desideri io lo desidero.

Dio mio,
ti do il mio cuore,
offrilo assieme al tuo a tuo Padre,
come qualcosa che è tuo
e che ti è possibile offrire,
perché esso ti appartiene.

CHARLES DE FOUCAULD      
TA 152.

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Che io ami il tuo comando

Mio Gesù,
so che non comandi nulla d'impossibile;
conosci meglio di me la mia debolezza
e la mia imperfezione,
sai pure che mai riuscirei ad amare
le mie sorelle come le ami tu,
se non fossi ancora tu, mio divino salvatore,
ad amarle in me.

È perché vuoi concedermi una simile grazia
che hai fatto un comandamento nuovo.
Ch'io lo ami, dunque, poiché mi dona la certezza
che la tua volontà è di amare in me
tutti coloro che mi comandi di amare.

TERESA DI USIEUX
Histoire d'une âme, Lisieux 1925, p. 166.

 

 
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Colloquio d'amore

Signore, sono affamato di te!
Nutri questo mendicante col flusso continuo della tua divinità.
Rallegrami con la presenza che tanto desidero della tua grazia.
Ecco la mia domanda, ecco il mio desiderio: che il tuo amore che arde mi penetri interamente, mi riempia e mi trasformi a sua immagine.
O luce che sempre brilla e non è mai oscurata, illuminami!
Fuoco che sempre brucia e non si estingue mai, abbracciami !
O amore, sempre ardente e che mai s'intiepidisce, assorbimi e trasformami in te!  

O amato, donami di trovarti, e poi di tenerti e di stringerti forte a me in un abbraccio spirituale. Io ti desidero, sospiro verso di te.
Concediti a me, unisciti intimamente alla mia anima e inebriami con il vino del tuo amore.
O Gesù, fiore più bello della più bella primavera; vita eterna, vita che sei la mia vita e senza la quale muoio; vita che sei la mia gioia e senza la quale piango; amabile e dolce vita, donami di esserti unito e di addormentarmi nella pace in te.
Abbatti, dolce Gesù, l'odiosa muraglia della mia tiepida vita e fa' che in tutta gioia e libertà, io ti segua con un coraggio invincibile.
Fa' che si levi il vento violento di una infinitamente ardente carità, che mi precipiti in te cosi impetuosamente da far sì che non abbia più altro respiro all'infuori di te.

LUIGI DI BLOIS
OEuvres spirituelles du Vénérable Louis de Blois I, Paris 1929, p. 35.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Mio ospite

Anche se in fondo ai mari
e nei più alti cieli
si mormora di te,
so che non hai altra casa:
sei il mio inevitabile Ospite
sconosciuto e muto.
E ci accomuna
la disperazione di amare.
Pure se santità significhi
dimore inaccessibili
qui è la tua casa
pure se brama di te ci consuma
al solo pensare che tu possa
apparire, moriamo.

 

Non passato né futuro tu hai
ma in te ogni esistenza riassumi
e gli spazi stellari e gli evi...
Quanto inganna il pensarti lontano:
spazio illusorio alla mia
e tua autonomia:
tu non puoi che celarti qui
nel presente, non puoi
che essere in urto
né puoi sfuggire alla sorte
della tua amata immagine.

DAVID MARIA TUROLDO
Canti ultimi, Milano 1991, pp. 156-57.

 


 

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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O tutto del mio tutto

Eccomi a te! Eccomi a te! Mio segreto, mio confidente!
Eccomi a te! Eccomi a te! Mio scopo e mio senso!
Io ti chiamo, ma sei tu in realtà che chiami me:
non griderei «a te!» se non m'avessi confidato «a me! »
O essenza dell' essenza della mia esistenza,
limite estremo d'ogni mio anelare!
Mio linguaggio, mio modo d'esprimermi e balbuzie!
O tutto del mio tutto, udito mio e mia vista!
O mia sintesi, mio insieme, mie parti!
O tutto del mio tutto, questo tutto è cosa ambigua,
e il mio concetto rende oscuro il tutto del tuo tutto.
O tu cui il mio spirito è sospeso, rapito e morente,
sei divenuto il pegno dei miei desideri.
Obbediente ho lasciato la mia patria, e triste ne piango,
persino i miei nemici condividono il mio lutto.
Possa io avvicinarmi, perché il timore mi allontana,
e mi scuote una passione radicata nelle viscere.
O Signore! Che cosa posso fare con l'Amato?
Tutti i medici son stanchi del mio male.

AL-HALLAJ
Diwan, Genova 1987, p. 20.

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Siamo ormai noi l'evangelo

Cristo non ha più mani,
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi le sue opere.

Cristo non ha più piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per andare oggi agli uomini.

Cristo non ha più voce,
ha soltanto la nostra voce
per parlare oggi di sé.

Cristo non ha più forze,
ha soltanto le nostre forze
per guidare gli uomini a sé.

Cristo non ha più vangeli che essi leggano ancora,
ma ciò che facciamo
in parole e in opere
è l'evangelo
che lo Spirito sta scrivendo.

ANONIMO FIAMMINGO DEL XV SECOLO     
SP, Tempo ordinario B.

   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Sono divenuto il tuo corpo

Mi sono unito, lo so, alla tua divinità e sono divenuto il tuo corpo purissimo, membro brillante, membro realmente santo, membro splendente, trasparente e luminoso.

Vedo la bellezza, considero la luminosità, rifletto la luce della tua grazia e contemplo con stupore questo splendore indicibile, sono fuori di me pensando a me stesso: ciò che ero, quel che son diventato, che meraviglia!

Faccio attenzione, provo davanti a me stesso un senso di rispetto, di reverenza, di paura, come davanti a te, e non so che fare, fattomi tutto timido, dove sedermi, a chi avvicinarmi e dove posare queste membra che son le tue, per quali opere, per quali azioni, queste membra potrei impiegarle, temibili come sono, e divine.

Donami di parlare, e pure di fare ciò che dico, o mio demiurgo, mio plasmatore, mio Dio! Poiché se ciò che dico non lo porto a compimento nei fatti, sono diventato un bronzo che tintinna invano con grande scalpore senza percepire il suono dei colpi.
No, non mi lasciare, non mi abbandonare, non mi lasciar vagare, mio salvatore, debitore verso di te di diecimila talenti; ma, come hai fatto un tempo, agisci ancor nell' oggi, o Verbo!

SIMEONE NUOVO TEOLOGO
dall'Inno secondo.
Hymnes I, Paris 1969 (Se 156), p. 178.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Effonda ovunque il tuo profumo

Gesù, aiutami a diffondere ovunque il tuo profumo, ovunque io passi.
Inonda la mia anima del tuo Spirito e della tua vita.
Invadimi completamente e fatti maestro di tutto il mio essere
perché la mia vita sia un'emanazione della tua.
Illumina servendoti di me e prendi possesso di me a tal punto
che ogni persona che accosto possa sentire la tua presenza in me.
Guardandomi, non sia io a essere visto, ma tu in me.
Rimani in me.
Allora risplenderò del tuo splendore e potrò fare da luce per gli altri.
Ma questa luce avrà la sua sorgente unicamente in te, Gesù, e non ne verrà da me
neppure il più piccolo raggio:  sarai tu a illuminare gli altri servendoti di me.
Suggeriscimi la lode che più ti è gradita,
che illumini gli altri attorno a me:
io non predichi a parole ma con l'esempio,
attraverso lo slancio delle mie azioni,
con lo sfolgorare visibile dell'amore
che il mio cuore riceve da te.
Amen.

JOHN HENRY NEWMAN
SP, Pentecoste.

 

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Si aprano i vostri occhi all'invisibile

Possa il Signore Gesti porre, pure a noi,
le mani sugli occhi,
perché iniziamo a volgere lo sguardo
non alle cose che si vedono,
ma a ciò che non si vede:
apra a noi quegli occhi
che non scrutano le cose presenti,
ma quelle future,
e sveli a noi quello sguardo del cuore
mediante il quale si vede Dio in spirito.

Per il nostro Signore Gesti Cristo,
al quale sono la gloria e la potenza
nei secoli dei secoli.
Amen.

ORIGENE
In Genesim homilia 15.7
Homélies sur la Genèse 15.7, Paris 1985 (Se 7bis), p. 370.

 

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Per ricevere i santi misteri

Signore, Dio onnipotente,
che rimetti le iniquità degli uomini,
che non vuoi la morte del peccatore,
a te innalzo il mio cuore
e da te io invoco il perdono di tutte le mie colpe,
sebbene non ne sia degno.

Ti scongiuro di custodire il mio spirito
da tutte le imboscate del nemico,
i miei occhi da ogni sguardo impuro,
le mie orecchie dall'ascolto di cose vane,
le mie mani dal compimento di qualsiasi lordura
e le mie viscere affinché siano mosse da te;
cosi che io sia tutto a te
e mi sia concesso da parte tua
il dono dei tuoi divini misteri,
ora e in ogni tempo, e nei secoli dei secoli. Amen.

Dalla liturgia eucaristica siriaca
Prières de l'église Syriaque, Bruxelles 1986,p. 15.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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L'anima di ogni vivente
(Nismat kol hay)

L'anima di ogni vivente benedica il tuo Nome, Signore nostro Dio, e lo spirito di ogni carne veneri ed esalti il tuo ricordo, o nostro re, per sempre. Da sempre e per sempre tu sei Dio e all'infuori di te non abbiamo un re che redima e che salvi, che riscatti, che liberi, che risponda e abbia misericordia.  In ogni tempo di angustia e di oppressione non abbiamo un re che aiuti e sostenga se non te. Dio dei primi e degli ultimi, Dio di tutte le creature, Signore di tutti i nati, lodabile con ogni lode, che conduce il suo mondo con grazia e le sue creature con misericordia: il Signore veglia, non sonnecchia e non dorme, desta i dormienti e sveglia gli assonnati, fa vivere i morti e guarisce gli ammalati, apre gli occhi ai ciechi e raddrizza i curvati, fa parlare i muti e svela le cose nascoste: Te soltanto noi ringraziamo. E anche se la nostra bocca fosse piena di canti come il mare e la nostra lingua di inni come la moltitudine delle sue onde e le nostre labbra di lodi  come gli spazi del firmamento e i nostri occhi fossero lucenti come il sole e la luna e le nostre braccia fossero tese come le ali delle aquile in cielo e le nostre gambe fossero leggere come quelle delle cerve, noi non saremmo abbastanza capaci di lodarti, Signore nostro Dio, né di benedire il tuo Nome, o nostro re, per una sola delle migliaia di migliaia e per le innumerevoli miriadi di miriadi di benevolenze, di segni e di prodigi che hai operato con noi e con i nostri padri fin dal tempo antico. Dall'Egitto ci hai redenti, Signore nostro Dio, dalla casa degli schiavi ci hai riscattati; nell'indigenza ci hai nutriti e nell' abbondanza ci hai sostentati, ci hai salvati dalla spada, ci hai scampati dalla peste, da molte e gravi malattie ci hai preservati.
Cosi tanto ci hanno aiutato le tue misericordie e non ci hanno abbandonato le tue grazie. Perciò le membra che in noi suddividesti, lo spirito e l'anima che infondesti nelle nostre narici e la lingua che hai messo nella nostra bocca confesseranno, benediranno, loderanno, venereranno e canteranno il tuo Nome, o nostro re, per sempre. Perché ogni bocca ti confessa e ogni lingua ti loda e ogni occhio guarda a te e ogni ginocchio a te si piega e ogni altezza davanti a te si prostra e i cuori ti temono e tutti gli organi interni e le reni cantano al tuo Nome, come è detto: «Tutte le mie ossa diranno: Signore, chi è come te? Tu liberi il debole da chi è più forte di lui, il povero e il misero da chi lo depreda». Tu ascolti l'invocazione dei poveri, porgi l'orecchio al grido del misero per salvarlo, come sta scritto: «Cantate al Signore, voi giusti, agli uomini retti si addice la lode». Dalla bocca degli uomini retti sei esaltato, dalle labbra dei giusti sei benedetto, dalla lingua dei fedeli sei santificato, e dal cuore dei santi sei lodato.

Dall'Haggada di Pesab
Ed. a cura di F.D. Belgrado, Firenze 1984, pp. 106.10.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

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Spetta a noi
(‘Alenu)

Spetta a noi celebrare il Signore di tutto, magnificare il creatore del mondo che non ci ha fatti come le genti della terra e non ci ha posti come le famiglie della terra; che non ha stabilito la nostra sorte come la loro e il nostro destino come quello delle loro moltitudini: perché essi si prostrano a vanità e nullità e pregano un dio che non salva mentre noi ci inginocchiamo e ci prostriamo davanti al Re dei re dei re, il Santo benedetto sia.  Egli è colui che distende i cieli e fonda la terra il cui trono glorioso è in alto, nei cieli e la cui possente Presenza è nel più alto dei cieli. Egli è il Signore nostro Dio: non vi è altri che lui solo. È veramente il nostro Re e nulla esiste all'infuori di lui. Come sta scritto: «E saprai oggi e ti porrai in mente che il Signore è Dio in cielo al di sopra e sulla terra al di sotto: non vi è altro».
Perciò speriamo in te, Signore nostro Dio, di vedere presto lo splendore della tua forza far scomparire gli idoli dalla terra e le divinità essere recise per riparare il mondo sotto il regno dell'Onnipotente. Allora tutti gli esseri di carne invocheranno il tuo Nome e si volgeranno a te tutti gli empi della terra. Tutti gli abitanti dell'universo riconosceranno e sapranno che a te deve piegarsi ogni ginocchio e in te deve giurare ogni lingua.
Davanti a te, Signore nostro Dio, si inginocchieranno e cadranno a terra e alla gloria del tuo Nome renderanno omaggio. Tutti accoglieranno il giogo del tuo regno e tu regnerai su di essi ben presto e per sempre, perché il regno è tuo e per l'eternità regnerai nella gloria, come sta scritto nella tua Legge: «Il Signore regnerà in eterno».
E sta scritto: «Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio è un Signore uno » .

Dalla liturgia ebraica
Machazor di rito italiano, Roma 1990, pp. 218-20