APRILE 2009

DIARIO

 GIUGNO 2009

Maggio 2009

Il Canto Nuovo della Vita...
RISPONDERE! 
L'uomo vivente è gloria di Dio e vita dell'uomo è la visione di Dio.  
Sant'Ireneo

Il Libro delle Preghiere

1 V Padre, non privarci della tua bontà - Dal breviario caldeo
2 S Con amore grande ci hai amati - Dalla liturgia ebraica
3 X O amore! - CATERINA DA GENOVA
4 L Ogni ricchezza che non sia Dio è miseria - AGOSTINO D'IPPONA
5 m Con il legame della tua carità - CATERINA DA SIENA
6 M Due generi di amore - RABI'A AL-'ADAWIYYA
7 G Fa' che io ami grazie alla Presenza - CHARLES DE FOUCAULD
8 V Con la semplicità e l'amore - THOMAS MERTON
9 S Donami lo zelo necessario - IBN AL-'ARABI
10 X Ciò che basta per amare -

SR. MARIE-PIERRE DI CHAMBARAND

11 L Al posto di quel che mi manca - JEAN VILLOT
12 m L'amore copre una moltitudine di peccati - S0REN KIERKEGAARD
13 M Spirito d'amore, radunaci - JEAN GUITTON
14 G Restare uniti eternamente - AMBROGIO DI MILANO
15 V Metti pace nel tuo popolo - NACHMAN DI BRESLAVIA
16 S Salvare gli uomini col loro sapore -

ANTOINE DE SAINT-EXUPERY

17 X Tu e io, uniti e lontani - JALAL AL-DIN RUMI
18 L Ciò di cui fummo incapaci - Odi di Salomone XIV
19 m Che io non disperi mai - DAG HAMMARSKJOLD
20 M Preghiera di Giobbe - DAL LIBRO DI GIOBBE.
21 G Beatitudini - Dall'Evangelo secondo Matteo
22 V Nel momento del dolore - SOREN KIERKEGAARD
23 S Preghiera per i vivi - Dalla liturgia ortodossa
24 X Se mi abbandoni, non ho più nulla da sperare - JOHN HENRY NEWMAN
25 L Un uomo, io? - GREGORIO DI NAREK
26 m Rivela, Signore, quel che giace in fondo a noi - RAINER MARIA RILKE
27 M L'abisso invoca l'abisso -

GIROLAMO SA VONAROLA

28 G A stento il Nulla - DAVID MARIA TUROLDO
29 V Fa' che sia povero per te - AGOSTINO D'IPPONA
30 S Sono povero e anche tu lo sei - AELREDO DI RIEVAULX
31 X Dal più piccolo fiore - TERESA DI LISIEUX

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Padre, non privarci della tua bontà


Padre nostro invisibile che sei nei cieli
sia santificato in noi il tuo Nome
perché tu ci hai santificato attraverso il tuo Spirito santo.

Venga su di noi il tuo regno,
regno promesso agli amanti del tuo Amore.

La tua forza e le tue benevolenze riposino sui tuoi servi
qui nel mistero e là nella tua misericordia.

Dalla tua tavola inesauribile
dona il cibo alla nostra indigenza
e accordaci la remissione delle colpe
perché tu conosci la nostra debolezza.

Noi ti preghiamo:
salva coloro che hai plasmato
e liberali dal maligno che cerca chi divorare.

A te appartengono il regno e la potenza e la gloria, o Signore:
Non privare della tua bontà i tuoi santi.

Dal breviario caldeo
SP, Per il mattino.

 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

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Con amore grande ci hai amati
(Ahavah rabbah)

Con amore grande ci hai amati, Signore nostro Dio,
e con pietà grande e sovrabbondante hai avuto pietà di noi.
Padre nostro, nostro re,
per riguardo ai nostri padri
che ebbero fede in te
e ai quali insegnasti decreti di vita,
cosi fa' grazia anche a noi e istruiscici.

Padre nostro,
Padre misericordioso e compassionevole,
abbi misericordia di noi
e concedi al nostro cuore
di capire e di discernere,
di ascoltare, di studiare e di insegnare,
di custodire e di praticare e di compiere con amore
tutte le parole che ci insegna la tua Legge.

Illumina i nostri occhi con la tua Legge,
attacca il nostro cuore ai tuoi precetti
e unifica il nostro cuore
perché arnie tema il tuo Nome,
cosi che non siamo confusi in eterno.

 

Poiché abbiamo confidato nel tuo santo Nome,
grande e tremendo,
esulteremo e gioiremo per la tua salvezza.

Radunaci nella pace
dai quattro angoli della terra
e riconducici a testa alta nella nostra terra,
poiché tu sei un Dio che opera salvezza.
Tu ci hai eletti da ogni popolo e lingua
e ci hai avvicinati al tuo Nome grande in verità,
per lodarti e per unificarti nell'amore.

Benedetto sei tu, Signore,
che eleggi il tuo popolo Israele nell' amore.

Dalla liturgia ebraica
J. Heinemann, La preghiera ebraica,
Bose 1986, pp. 119-20.

 
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

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O amore!

O amore, quel cuore che ti gusta
ha già il principio della vita eterna in questo mondo, ma tu, o Signore,
tieni nascosta quest' operazione a colui che la possiede,
affinché egli, con il suo amore proprio,
non guasti il tuo operare.
O amore, che si può dire di te?
Chi ti sente non ti intende,
e chi ti vuole intendere non ti può conoscere.
O amore, vita nostra, nostra beatitudine, nostro riposo.
O amore, io non posso più tacere,
né posso parlare come vorrei delle tue soavi e dolci operazioni.
Infatti io sono piena da ogni parte del tuo amore,
che mi dà un impulso di parlare e poi non posso.
Da me sola parlo con il cuore e con la mente,
ma quando voglio proferire la parola e dire quel che sento,
allora sono fermata e resto ingannata da questa debole lingua,
e perciò vorrei tacere ma non posso,
perché l'impulso di parlare mi spinge.
A me pare che, se io potessi parlare
di quell'amore che sento nel mio cuore,
ogni altro cuore si accenderebbe,
per lontano che fosse dall' amore.

O amore forte e soave, beato chi da te è posseduto,
perché tu lo fortifichi, lo difendi
e lo conservi da ogni contrarietà dell' anima e del corpo.
Tu guidi ogni cosa dolcemente al proprio fine,
e mai abbandoni l'uomo: tu gli sei fedele;
tu gli dai luce contro gli inganni del divisore,
la malignità del mondo e contro noi stessi,
pieni di ogni proprietà e perversità.
O amore, la tua soavità spezza i cuori più duri del diamante e li scioglie come cera al fuoco.
O amore, tu scacci dal cuore ogni malinconia,
ogni durezza, ogni proprietà e ogni piacere mondano.
O amore, il tuo Nome è così soave da render dolce ogni cosa: dolce è la bocca di chi ti nomina.
O amore, che dolce soavità e soave dolcezza porti con te, che tu fai comune a ciascuno,
e in quante più creature ti diffondi
tanto più si compie la tua volontà.
Quanto più l'uomo sente e conosce questo tuo soave ardore,
tanto più ne resta acceso e perduto e matto.
O amore, beato il cuore da te posseduto, imprigionato!
O amore, tutto quello che si fa per te
si fa con facilità, con gioia, di buon grado.


O amore, il tuo legame è tanto soave e forte,
che lega insieme gli angeli e i santi,
e sta fermo e stretto e non si rompe mai.
Gli uomini legati da questo legame restan così
uniti che sono di una medesima volontà e di un medesimo oggetto,
e pare che ogni cosa, sia temporale sia spirituale, tra loro resti comune.
In questo legame, non si fa differenza tra ricchi
e poveri, tra nazione a nazione;
ogni contrarietà resta esclusa,
purché vi sia questo amore, che raddrizza ogni cosa storta e unisce le contrarie.
O amor mio, Gesù dolce,
chi ti ha fatto venire dal cielo in terra?
L'amore.
Chi ti ha fatto patire tanti e così terribili tormenti fino alla morte? L'amore.
Chi ti ha fatto lasciare te stesso
come nutrimento all' anima che ami?
L'amore.
Chi ti ha mosso che ci hai mandato e continuamente ci mandi,  perché sia nostra forza e guida,
lo Spirito santo?   L'amore.

CATERINA DA GENOVA
Opere, Milano 19562, pp. 182-90 passim.

 

 

 

 

 

 

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  Ogni ricchezza che non sia Dio è miseria

Dammi te stesso, Dio mio,
restituiscimi te stesso.
Io ti amo.
Se cosi è poco,
rendi pio forte il mio amore.
Non posso misurare
per sapere quanto manca al mio amore
perché basti a spinger la mia vita
fra le tue braccia
e a far sì che non si volga indietro
finché non si rifugi
al riparo del tuo volto.
So questo soltanto:
che tutto ciò che non è te
per me è male,
non solo al di fuori di me,
ma anche in me stesso;
e ogni mia ricchezza,
se non è il mio Dio
è miseria.

AGOSTINO D'IPPONA
Confessiones 13.8.9.

 
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

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Con il legame della tua carità

Dio eterno, fuoco e abisso di carità,
il tuo occhio è su di noi,
e perché la tua creatura veda che le cose stan così,
vale a dire che tu hai posto su di noi
gli occhi della tua pietà e della tua misericordia,
o gli occhi della tua giustizia ­
secondo le nostre azioni -,
tu le hai donato l'occhio dell'intelligenza
che le permette di vedere;
appare dunque in modo manifesto che ogni male
ci viene dall'essere privati della luce,
come ogni bene ci viene dalla luce,
poiché non si può amare quel che non si conosce,
e nulla può esser conosciuto senza luce.

Dio eterno, Padre compassionevole, misericordioso,
abbi pietà e misericordia di noi,
dato che siamo ciechi, senza alcuna luce,
e io più di tutti, povera miserabile,
e così sono stata sempre crudele nei riguardi di me stessa.

Con quell' occhio di pietà
con il quale creasti noi e tutte le cose,
considera le necessità del mondo e provvedi.
Tu ci hai donato l'essere dal nulla:
illumina dunque quest'essere che è tuo.
Ci hai donato nell' ora del bisogno la luce degli apostoli:
ora, in questo tempo
in cui abbiamo più che mai bisogno di luce,
risuscita un Paolo che illumini il mondo.

Con il velo della tua misericordia
chiudi e copri l'occhio della tua giustizia,
e apri l'occhio della tua pietà;
con il legame della carità, lega te stesso
e placa la tua ira.

CATERINA DA SIENA
SP, Tempo ordinario B.

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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  Due generi di amore

 

Ti amo di due amori: un amore di desiderio

e un amore perché tu sei degno di essere amato.
L'amore di desiderio è che nel ricordo di te

io mi distolga da chi è altro da te.

L'amore di cui tu sei degno

è che tu tolga i veli perché io ti veda.

Non lode a me né nell'uno né nell'altro,

ma lode a te in questo come in quell' amore!

 

RABI'A AL-'ADAWIYYA
I detti di Rabi’a, Milano 1979, p. 33.

 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Fa' che io ami grazie alla Presenza

Mio Dio,
donami il continuo sentore della tua presenza,
della tua presenza in me e attorno a me...
e, al tempo stesso, quell'amore carico di timore
che si prova in presenza di tutto ciò
che si ama appassionatamente,
e che fa si che si rimanga
davanti alla persona amata,
senza poter staccar gli occhi da lei,
con il desiderio grande
e la volontà
di fare tutto quel che la compiaccia,
tutto quel che è buono per lei;
e con il grande timore di fare,
dire o pensare
qualcosa che le dispiaccia o la ferisca...
In te, da te e per te.
Amen.

CHARLES DE FOUCAULD
TA 30.

 
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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  Con la semplicità e l'amore

Liberami, Signore,
dalla pigrizia che si agita,
sotto la maschera del fare,
e della mollezza che compie
ciò che non è stato richiesto,
per riuscire a eludere un sacrificio!

Ma donami l'umiltà
nella quale soltanto è il riposo,
e liberami dall' orgoglio
che è il fardello più pesante.

Penetra tutto il mio cuore, tutta la mia anima,
con la semplicità dell'amore.

THOMAS MERTON
Semi di contemplazione, Milano 1962, pp. 33-34.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Donami lo zelo necessario

Dio, sono un avaro.

Rendimi generoso per contraccambiare in modo equo,
pur conservando la misura,
senza cadere nella prodigalità o nell' eccesso,
senza ostentazione né ricerca di un buon nome.
Fa' che io non agisca in questo
che per il tuo volto e la tua dimora eterna, o Dio!
Fa' che sia modesto, buono
e semplice con i credenti, o Dio!
Sono molto distratto e incline all' oblio:
ispirami di menzionare il tuo Nome in ogni circostanza
e richiama alla mia mente in ogni momento
il pensiero della morte, o Dio!
Sono debole quando si tratta di agire per obbedirti:
donami lo zelo necessario
e la forza di giungervi con !'intenzione retta,
il che non è possibile senza il tuo aiuto e il tuo sostegno.

IBN AL-'ARABI
SP, Tempo ordinario C.

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Ciò che basta per amare

 Rendimi fedele, Signore,
a questo filo di speranza
e a questo minimo di luce
sufficienti per cercare.

 Rendimi fedele, Signore
a questo vino del tuo calice
e a questo pane quotidiano
sufficienti per campare.

 Rendimi fedele, Signore,
a questo briciolo di allegria
e a quest' assaggio di felicità
sufficienti per cantare.

 Rendimi fedele, Signore,
al tuo Nome sulle labbra,
a questo grido della fede
sufficienti per vegliare.

 Rendimi fedele, Signore,
all'accoglienza del tuo Soffio,
a questo dono senza ritorno,
sufficienti per amare.

 

 SR. MARIE-PIERRE DI CHAMBARAND
Collectif, Sur la trace de Dieu, Paris 1979, p. 150.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Al posto di quel che mi manca

Dio mio, vieni a rimpiazzare in me
tutto quel che mi viene a mancare a poco a poco,
man mano che invecchio.

Le mie forze,
rimpiazzale con un di più di amore,
con un modo più semplice,
più delicato di donare me stesso.

Il mio slancio, il mio brio,
rimpiazzalo con il tuo sorridere;
tu, cosi buono con tutti,
che sapevi accondiscendere
a quel che gli altri domandavano,
aiutami, non solo a sopportare
e a comprendere gli altri,
ma a interessarmi ai loro progetti.

La mia memoria,
fa' che mi permetta
di ricordare ciò che vi è di migliore,
ciò che vi è di più bello nella mia vita,
per condividerlo con gli altri.

La mia volontà,
che forse è debole,
fa' che si pieghi amabilmente
ai desideri ragionevoli
di coloro che mi stanno intorno.
Irradi umilmente, discretamente,
per mezzo dell'esempio.
La mia intelligenza,
fa' che accetti con umiltà
di sapersi meno attiva,
meno brillante, meno rapida,
ma che si applichi sempre di più
a cercare te, a conoscere te
e a far penetrare in me le promesse di eternità che tu fai
a tutti quelli che ti cercano.
Signore mio Dio,
fa' che sia sempre più capace
di distaccarmi,
di dimenticarmi, di donarmi.
Con te e per te. Amen.

JEAN VILLOT
Collectif, Ecoute, Seigneur, ma prière,
Paris 1988, pp. 463-64.

   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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L'amore copre una moltitudine di peccati

Signore Gesù Cristo!

Gli uccelli hanno i loro nidi e le volpi le loro tane,
ma tu non avesti dove posare il capo,
non hai avuto un letto su questa terra.
Tuttavia eri quel luogo segreto, l'unico,
in cui il peccatore potesse trovar rifugio.

E anche oggi tu sei il nascondiglio:
quando il peccatore corre a te,
si nasconde in te, è nascosto in te.
Allora egli è eternamente difeso,
poiché l'amore nasconde la moltitudine dei peccati.

S0REN KIERKEGAARD
Preghiere, Brescia 19532, p. 65.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Spirito d'amore, radunaci

Spirito santo,
presenza della chiesa
che mi attraversi da parte a parte, tu,
mia ispirazione,
mio fuoco interiore,
mio refrigerio e mio respiro.
Tu che sei dolce come una sorgente,
e bruci come il fuoco.
O unione di tutti i contrari,
radunaci,
fa' l'unità
in noi e attorno a noi!

JEAN GUITTON
SP, Pentecoste.

 

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Restare uniti eternamente

Signore,
dato che nessuno può desiderare per gli altri
nulla di meglio di ciò che desidera per sé,
non mi separare, te ne prego, dopo la mia morte,
da quelli che ho teneramente amato sulla terra.

Signore,
ti chiedo che dove sarò io,
anche loro siano con me:
anche là io possa godere
di restare unito a loro,
eternamente.

AMBROGIO DI MILANO
De obitu Valentiniani 80.

 

   
   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Metti pace nel tuo popolo

Ti sia gradito, Signore Dio nostro
e Dio dei nostri padri,
Signore della pace, re cui la pace appartiene,
di porre pace nel tuo popolo.

E la pace si moltiplichi fino a penetrare
in tutti quelli che vengono al mondo.

E non ci siano più né gelosie, né rivalità,
né motivi di discordia fra gli uomini,
ma ci siano solo amore e pace fra tutti.

E ognuno conosca l'amore del suo prossimo,
in quanto il suo prossimo cerca il suo bene
e desidera il suo amore
e anela al suo costante successo,
al fine di poter si incontrare con lui e unirsi a lui,
per parlare insieme e dirsi l'uno all'altro la verità...
in questo mondo.

 

 

 

 

Mondo che passa come un batter d'occhi,
come un'ombra.
Non come l'ombra di una palma o di un muro,
ma come l'ombra dell'uccello che vola.

NACHMAN DI BRESLAVIA     
SP, Per la pace.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Salvare gli uomini col loro sapore

Sono lì, Signore,
a invocare da me il loro significato. Attendono la loro verità da me, Signore, ma essa non è stata ancora forgiata: illuminami.

E io voglio salvare gli uomini con il loro sapore.

Io impasto la farina del pane
perché si manifestino le radici,
ma nulla ancora si lega,
e conosco la cattiva coscienza delle notti bianche.

Ma conosco pure l'oziosità del frutto.
Perché ogni creatura sta dapprima a bagno nel tempo,
in cui diverrà.

Mi portano alla rinfusa le loro aspettative,
i loro desideri, i loro bisogni.

Li impilano nel mio cantiere come materiali
di cui io devo operare l'assemblaggio
affinché siano assorbiti dal tempio o dalla nave.

 

Ma io non sacrificherò
i bisogni degli uni ai bisogni degli altri,
la grandezza degli uni a quella degli altri.
La pace degli uni a quella degli altri.
Li sottometterò invece tutti gli uni agli altri,
perché divengano il tempio o la nave.

Non ascolterò di certo la maggioranza,
perché essa non può vedere la nave, che la sovrasta.

Non creerò certo la pace dei termitai
con una scelta vuota
e con boia e prigioni.

Non riconcilierò più.
Perché riconciliare è accontentarsi
dell'ignominia di un tiepido miscuglio
nel quale si sono conciliate
bevande ghiacciate e bollenti.

ANTOINE DE SAINT-EXUPERY
Citadelle, Paris 1948, p. 462.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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  Tu e io, uniti e lontani

Felice il momento in cui saremo seduti, tu e io,
differenti nella forma e nel viso,
ma avendo un'anima sola, tu e io.

I colori del bosco e i canti degli uccelli,
ci conferiranno l'immortalità.

Quando entreremo nel giardino, tu e io,
le stelle del cielo verranno a guardarci:
mostreremo loro la luna, e la sua luce, tu e io.

Tu e io, liberati da noi stessi, saremo uniti nell'estasi,
pieni di gioia e senza vane parole.

Gli uccelli del cielo avranno il cuore divorato dall'invidia
in quel luogo dove cammineremo così beatamente, tu e io.

Ma la grande meraviglia, è che tu e io,
rannicchiati nel medesimo nido,
ci troveremo in quel momento,
uno in Irak e l'altro in Khorasan,
tu e io.

JALAL AL-DIN RUMI     
TA 249.

 
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Ciò di cui fummo incapaci

Come gli occhi del figlio al proprio padre,
così i miei occhi, Signore,
in ogni tempo sono rivolti a te.
Poiché presso di te sono le mie viscere e la mia gioia,
non allontanare da me le tue tenerezze, Signore,
non prendermi la tua dolcezza.

Tendimi, mio Signore,
in ogni tempo la tua destra.
Sii la mia guida fino alla fine,
secondo ciò che ti è gradito.
Che io sia gradito ai tuoi occhi,
a motivo della tua gloria;
per il tuo Nome, che sia salvato dal Maligno.
La tua dolcezza, Signore, sia presso di me, e così i frutti del tuo amore.

Insegnami il canto della tua verità,
perché in te io porti frutto.
L'arpa del tuo santo Spirito,
dispiegala per me,
perché io possa glorificarti con ogni melodia, Signore.

Secondo l'abbondanza delle tue tenerezze,
così mi colmerai dei tuoi doni.

Accorri a dare alle nostre richieste
- tu, tu puoi tutto ­
ciò di cui noi fummo incapaci.
Alleluja.

Odi di Salomone XIV
Les Odes de Salomon, Tournai 1994, pp. 97-98.

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Che io non disperi mai

Tu che sei al di sopra di noi,
tu che sei uno di noi,
Tu che sei
anche in noi,
che tutti ti vedano, anche in me,
che io ti prepari la strada,
che io possa render grazie per tutto ciò che mi accadrà.
Che io non dimentichi i bisogni degli altri.
Conservami nel tuo amore
come vuoi che tutti dimorino nel mio.
Possa tutto il mio essere volgersi a tua gloria
e possa io non disperare mai.
Perché io sono sotto la tua mano,
e in te è ogni forza e bontà.

Donami un cuore puro - che io possa vederti,
e un cuore umile - che io possa sentirti,
e un cuore amante - che io possa servirti,
e un cuore di fede - che io possa dimorare in te.

DAG HAMMARSK]OLD
Tracce di cammino, Base 1992, pp. 125-26.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Preghiera di Giobbe

 

Nudo uscii dal seno di mia madre,
nudo vi ritornerò.

Il Signore ha dato, il Signore ha tolto:
sia benedetto il Nome del Signore.

 

DAL LIBRO DI GIOBBE.

 

 

 

 

 

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Beatitudini

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati gli affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché ad essi sarà usata misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati quelli che fanno la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati a causa della giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli. Siete beati quando vi insulteranno e perseguiteranno, e diranno ogni male contro di voi, mentendo, a causa mia: Rallegratevi ed esultate, perché la vostra ricompensa è grande nei cieli!

Dall'Evangelo secondo Matteo

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Nel momento del dolore

Signore nostro Dio,
tu conosci il nostro dolore
meglio di quanto noi stessi non lo conosciamo.
Tu sai come l'anima spaurita facilmente inciampi
in preoccupazioni intempestive e immaginarie.

Noi ti preghiamo di darci lume
per penetrare l'in tempestività e l'orgoglio,
per disprezzare questi dolori
che ci siamo creati col nostro trafficare.

Ma quel dolore che tu stesso imponi,
dacci la grazia di accoglierlo umilmente
dalla tua mano
e forza per portarlo.

S0REN KIERKEGAARD
Preghiere, Brescia 1953', p. 19.

 

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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  Preghiera per i vivi

Salvaci, Signore, e abbi pietà
degli anziani e dei giovani, dei poveri,
degli orfani e delle vedove,
di coloro che sono malati
e dei tuoi servi che sono nel dolore,
nella disgrazia e nell'afflizione,
in prigione, in detenzione, nella reclusione,
e anzitutto di quelli che sono perseguitati
a motivo del tuo Nome.

Ricordati di loro, visitali, fortificali
dona loro la libertà e la liberazione.

Salva, Signore, e abbi pietà
di coloro che mi odiano,
che mi offendono,
che mi perseguitano,
e non lasciare che si perdano a causa mia,
di me che sono peccatore.

Dalla liturgia ortodossa
SP, Tempo ordinario A.

 
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Se mi abbandoni,
non ho più nulla da sperare

Mio Signore e mio salvatore,
mi sento sicuro fra le tue braccia.
Se tu mi custodisci, non ho nulla da temere;
ma se mi abbandoni,
non ho più nulla da sperare.
Non so cosa mi capiterà fino a quando morirò.
Non so niente del futuro, ma faccio affidamento su di te.
Ti prego di darmi ciò che è bene per me;
ti prego di togliermi tutto ciò
che può porre in pericolo la mia salvezza.
Non ti prego di farmi ricco,
non ti prego di farmi molto povero,
ma mi rimetto a te, interamente,
perché tu sai ciò di cui ho bisogno
e che io stesso non so.
Se tu imponi dispiaceri o sofferenze,
concedimi la grazia di sopportarli,
preservami dall'egoismo e dall'impazienza.
Se mi doni salute, forza e successo in questo mondo, fa' che sia sempre vigilante
affinché questi doni insidiosi
non mi trascinino lontano da te.

Tu che sei morto per me sulla croce, anche per me,
colpevole come sono:
concedimi di conoscerti, di credere in te,
di amarti, di servirti;
di lavorare sempre perché aumenti la tua gloria;
di vivere per te e con te; di dare
il buon esempio a tutti quelli che mi stanno intorno;
donami di morire
nel momento e nel modo
che saranno più a tua gloria,
e i migliori per la mia salvezza.

JOHN HENRY NEWMAN
SP, Tempo ordinario A.

 
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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  Un uomo, io?

E come potrò dirmi uomo,
io che sono contato fra gli inumani?
E come potrò esser chiamato essere pensante,
io che partecipo alla stupidità degli animali?
E come potrò esser chiamato veggente,
quando ho soffocato la luce che era in me?
E come sarò stimato un essere sensibile,
io che ho chiuso le porte dei miei sensi?
O ancora, come si riconoscerà in me l'immagine
e la somiglianza della grazia incorruttibile,
in me che da me stesso ho ucciso la mia anima?
E se non posso esser detto un essere dotato di movimento
né un essere sensibile,
ancor meno posso essere detto uno spirituale
vale a dire con il dono dello spirito.
Io sono inutile fra il numero dei tuoi strumenti;
vile, fra le pietre dei tuoi muri;
disprezzato, nel rango degli eletti;
abietto, nel gruppo degli invitati.
Sono spaventato dal terrore della morte,
nessuno mi può consolare,
castigato dai dolori e dai tormenti di Gerusalemme,
secondo la parola di Geremia.
I miei giorni sono abbreviati dai miei gemiti,
e il corso dei miei anni dai miei sospiri, secondo il Salmista.

Come la lana dalla tignola
e il legno dal tarlo, secondo la parola del Sapiente,
sono stato consumato dall'angoscia del mio cuore.
Sono stato distrutto come la tela dei ragni,
secondo il Salmista e sono stato gettato via.
Come la nube del mattino  e la rugiada dell' aurora,
secondo la voce profetica,  sono stato dissipato.
Non pongo tuttavia la fiducia in nessun uomo
per timore che, maledetto dal Veggente,
non perda coraggio, nella disperazione;
ma è in te che io la pongo, mio Signore, amico delle anime,
in te che, immerso nella tenerezza
dei tuoi infiniti benefici,
nell'ora stessa in cui eri inchiodato alla croce,
pregasti nella tua grande misericordia tuo Padre, l'Altissimo
per i tuoi stessi carnefici.
Accordami, ora, la speranza del perdono,  o vita e rifugio;
casi quando renderò il mio soffio miserabile,
respirerò grazie al tuo Spirito buono.
A te con il Padre, per mezzo dello Spirito santo,
potenza, vittoria, grandezza e gloria, nei secoli. Amen.

GREGORIO DI NAREK
dalla Ventunesima preghiera.
Le Livre des Prières, Paris 1961 (Se 78), pp. 141-43.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Rivela, Signore, quel che giace in fondo a noi

Fallo splendido, Signore, fallo grande
e alla sua vita fabbrica un bel grembo.
Concedigli una notte: concepisca ciò che mai si introdusse nell'abisso;
una notte concedi: le cose tutte in fiore, falle più profumate dei lillà,
e che cullino più del tuo dolce vento, e che esultino più di Giosafat.
E dagli tempo a lunga gestazione, fallo più ampio in vesti che crescano,
dagli una solitudine di stella, e non lo infamino gli occhi allibiti
quando il suo volto muterà, disfatto.
Rinnovalo con puro nutrimento, con rugiada, con cibo ancora vivo,
con quella vita che dai campi erompe, sommessa come prece, come respiro calda.
Fa' che sappia !'infanzia un'altra volta: l'inconscio come il meraviglioso,
e il ciclo di leggende oscuro e immenso dei suoi anni giovanili,
pieni di presentimento.
Ordina dunque: aspetti la sua ora,  quando partorirà la morte, la Signora:
sola e frusciante come un gran giardino, o una chiamata da lontano.
Fa' che si dia in noi l'ultimo segno,
rivela ciò che giace in fondo a noi.

RAINER MARIA RILKE
Das Buch von der Armut und von Tode.
Il libro d'ore, Milano 1992, pp. 180-82.

   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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  L'abisso invoca l'abisso

O Dio, che abiti una luce inaccessibile,
Dio nascosto, che nessun occhio corporeo è capace di vedere,
nessun intelletto creato è capace di comprendere,
e nessuna lingua umana o angelica è in grado di esprimere;
te, incomprensibile Dio, io cerco.
Invoco te, o Dio ineffabile,
qualunque cosa tu sia, te che sei ovunque.
lo so bene che cosa somma tu sei, se pur sei cosa;
o piuttosto d'ogni cosa tu sei causa, se pur sei causa.
Perché io non trovo un nome
da poter dare alla tua ineffabile maestà.
Tu dunque, o Dio, che sei tutto ciò che è in te,
tu che sei la tua sapienza, la tua bontà,
la tua potenza, la somma tua felicità,
essendo misericordioso,
che cos'altro tu sei se non la tua misericordia?
Ecco quindi che la mia miseria sta davanti a te,
o Dio, che sei misericordia.
E tu, misericordia, che cosa farai?
Certo l'opera tua, non potendo tu scostarti dalla tua natura.
E qual è l'opera tua?
Togliere la miseria, risollevare gli uomini miseri.

Abbi dunque misericordia di me:
Miserere mei Domine.
Togli, o Dio, o misericordia la mia miseria;
togli i miei peccati, che sono la mia somma miseria:
solleva questo misero, manifesta in me la tua opera,
esercita in me la tua virtù.

«L'abisso invoca l'abisso »:
l'abisso della mia miseria
invoca l'abisso della tua misericordia,
l'abisso dei peccati invoca l'abisso delle grazie.
Ma l'abisso della misericordia
è più grande dell' abisso della miseria.
Perciò l'abisso colmi 1'abisso,
l'abisso della misericordia colmi l'abisso della miseria.

Abbi misericordia di me, o Dio,
secondo la tua grande misericordia.

GIROLAMO SA VONAROLA
Ultime meditazioni sul Salmo 50.
Preghiere dal carcere, Siena 1990, pp. 29-30.

   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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  A stento il Nulla

No, credere a Pasqua non è
giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!

Fede vera
è al venerdì santo
quando Tu non c'eri lassù!

Quando non una eco risponde
al suo alto grido

e a stento il Nulla
dà forma
alla tua assenza.

DAVID MARIA TUROLDO
Canti ultimi, Milano 1991, p. 103.

 

 

 

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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  Fa' che sia povero per te

Signore Gesù, conoscermi, conoscerti,
non desiderare null' altro che te; odiarmi e amarti;
agire solo per amor tuo,
abbassarmi per farti grande.
Non avere altri che te nella mia mente.
Morire a me stesso per vivere in te.
Tutto ricevere da te.
Rinunciare a me stesso per seguirti,
desiderare di seguirti sempre.
Fuggire a me stesso, rifugi armi in te,
per essere da te difeso.
Temere per me, e temerti,
per essere fra i tuoi eletti.
Diffidare di me stesso, confidare solo in te;
voler obbedire a causa tua;
non attaccarmi a null'altro che a te,
esser povero per te.
Guardami e ti amerò: chiamami perché ti veda
e goda di te eternamente. Amen!

AGOSTINO D'IPPONA
SP, Tempo ordinario B.

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

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Sono povero e anche tu lo sei

Signore Gesù,
io sono povero e anche tu lo sei;
sono debole e anche tu lo sei;
sono uomo e anche tu lo sei.

Ogni mia grandezza viene dalla tua piccolezza;
ogni mia forza viene dalla tua debolezza;
ogni mia sapienza viene dalla tua follia!

Correrò verso di te, Signore,
che guarisci gli infermi,
fortifichi i deboli,
e ridoni gioia ai cuori immersi nella tristezza.
Io ti seguirò, Signore Gesù.

AELREDO DI RIEVAULX
Speculum caritatis 1.7.

 

 

 
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

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Dal più piccolo fiore

Si, mio amato, ecco come si consumerà la mia vita...
Non ho altro mezzo per provarti il mio amore che gettare fiori,
vale a dire non lasciarmi sfuggire alcun piccolo sacrificio,
alcuno sguardo, alcuna parola;
approfittare di tutte le cose più piccole
e compierle per amore.

Voglio soffrire per amore e gioire per amore,
e così getterò dei fiori davanti al tuo trono;
non ne incontrerò nessuno senza sfogliarlo per te...

Poi, mentre getto i miei fiori, canterò
(si può forse piangere compiendo un gesto così gioioso ?),
canterò, anche quando mi sarà dato
di cogliere i miei fiori in mezzo alle spine,
e il mio canto sarà tanto più melodioso
quanto più le spine saranno lunghe e pungenti.

TERESA DI LISIEUX
Manuscrits autobiographiques, Paris 1957, p. 229.