AGOSTO 2009

DIARIO

 OTTOBRE 2009

Settembre 2009

Il Canto Nuovo della Vita...
RIPARTIRE!
L'uomo vivente è gloria di Dio e vita dell'uomo è la visione di Dio.  
Sant'Ireneo

Il Libro delle Preghiere

1 m Quante strade  
2 M Emmaus Luce e bellezza
3 G Preghiera alla vita

Un buio afoso grava sul giaciglio e respira con affanno il petto...  Forse, più d'ogni cosa prediligo l'esile croce e una via segreta. OSIP MANDEL 'STAM

4 V Avidamente allargo la mia mano
5 S Erano volti
6 X Dolore dell'uomo

«Vi è in me, vi è sempre stato
e vive in me con ogni mio respiro,
la fede in un'attività cui siamo stati chiamati:
impregnare di dolore la polvere, darle un'anima.
Io credo in un universo invisibile
nel quale inscriviamo ciò che abbiamo inconsapevolmente compiuto.

Sento l'energia della luce
che fa scaturire la musica dalle pietre
e soffro per la freccia della nostalgia,
la cui punta ci colpisce subito a morte
e ci spinge a cercate al di fuori,
là dove l'insicurezza 
inizia a sciacquate via ogni cosa».

«Parole come le sue non possono rimanere inascoltate.
La camera del cuore, è vero,
è rimasta in gran parte sepolta,
ma l'eredità della solitudine di cui lei parla,
quella verrà accolta qua e là, nella notte,
poiché vi sono le sue parole.
False stelle ci sorvolano - certamente;
ma il granello di polvere che la sua voce
impregna di dolore
descrive l'orbita infinita».

NELLY SACHS e PAUL CELAN, Corrispondenza

 

7 L La fede 
8 m Purché
9 M Verità, ritorna in me
10 G Non sappiamo parlarti, Signore
11 V Silenzio del silenzio
12 S Spazi e deserti
13 X Augurio semplice
14 L Lied-aubade
15 m Presagio
16 M Della solitudine
17 G Ringraziamento
18 V Non exstinguetur in nocte
19 S Vetrate per la notte e il giorno
20 X La luce della sera mi distilla
21 L Imago Dei
22 m

Perché non vi guardate tutti in viso

23 M Dentro la lingua avita
24 G Canto e luce
25 V Vento
26 S La parola 
27 X I giorni della creazione
28 L Luce s'illuminò da luce
29 m Terra e fuoco
30 M Il mare/la bellezza

Poesie di Dio
Itinerario spirituale nel Novecento italiano
A cura di Enzo Bianchi
Einaudi 1999

 

 

 

 

 

 

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Quante strade

 

Quante strade

e non ce n'è che una per me.
Quanti sogni

e non uno più da sognare.
Dolore sopra dolore:

passo dietro passo.

Ma ti raggiungerò

mio Dio.

 

ELENA BONO
I galli notturni, Garzanti, Milano 1952, p. 80.

 

  Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

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Emmaus


Ti cercherò per questa terra che trema
lungo i ponti che appena ci sorreggono ormai
sotto i meli profusi, le viti in fiamme.
Volevo andarmene sola al Monte Athos
dicevo: restano pagine come torri
negli alti covi difesi da un rintocco.

Ma ora non sei più là, sei tra le grandi ali incerte
trapassate dal vento, negli aeroporti di luce.

nei denti disperati degli amanti che non disserra
più il dolce fiotto, la via d'oro del figlio...


CRISTINA CAMPO
La tigre assenza, Adelphi, Milano 1991, p. 36.

 
  Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

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Preghiera alla vita

Perché più bruci, per meglio sentirti,
perché sempre il cuor mi divida
il tuo taglio assetato di lama,
perché la notte smanioso
invano a cercarti io mi dibatta
e mi raggiunga l'alba
come una morte amica,
tregua non darmi, mia vita,
lasciami l'umiliata povertà,
le nere insonnie, le cure ed i mali.
Lasciami il delirante desiderio
che si gonfia in miraggi
e il timido sangue che s'agita ad ogni
soffio.
Perché più bruci, per meglio sentire
questo tuo bacio che torce e scolora,
ogni mia fibra consuma al tuo fuoco,
ogni pensiero soggioga ed annulla,
ogni tuo dolce, la pace e la gioia,
negami ancora.

SERGIO SOLMI Fine di stagione,
in Opere, vol. I, Poesie, meditazioni e ricordi, Adelphi, Milano 1983, p. II.

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Avidamente allargo la mia mano

 

In povertà di carne, come sono
eccomi, Padre; polvere di strada
che il vento leva appena in suo perdono.

Ma se scarnire non sapevo un tempo
la voce primitiva ancora rozza,
avidamente allargo la mia mano:
dammi dolore cibo cotidiano.

 

SALVATORE QUASIMODO        
Acque e terre
cit., p. 30.

 

 
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Erano volti

Erano volti,
non erano la tua imagine.
Li guardavo stupita
e mi chiedevo perché
li avevo scambiati per il tuo volto.

Loro, gli altri.

Io cercavo solo te nella vita.
Perdona se ti ho cercato
dove non eri.

Guarda i miei occhi, guardali.
Fissano solo un punto.

Dove sei, da sempre.

DONATA DONI
La carta dispari
, Ed. di Storia e Letteratura, Roma 1968, p. 65.

 

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Dolore dell'uomo

Ti cerco nelle radici della mia pena,
nella notte dei sensi,
nel bagliore che accende
la mente e il cuore.
Disperi la mia vita.
Non sei mai bella come la struggente
volontà di cercarti.
Né semplice come la roccia,
l'acqua, lo stelo.
Né vera come l'anima che manifesti.
Ma sei tutto, parola:
dolore dell'uomo,
amore di Dio.

DONATA DONI
Il pianto dei ciliegi feriti, Ed. di Storia e Letteratura, Roma 1963, p.58.

 
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La fede

 

Anche la fede (che pensai bastasse)

è un pozzo a dismisura della sete.
Guardo il suo fondo tremulo, ne invoco
la salita alle labbra

del desiderio. Invano.

Non è la sete a far salire l'acqua

ma 1'amor della sete a far discendere
sino al cuore del fondo.

 

RENZO BARSACCHI
Marinaio di Dio
cit., p. 55.

 
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Purché

Purché
tu torni in me
in noi
e io
e noi
in te,
Padre,
e le forme s'arrestino
finte, vane,
ladre ed assassine
di memoria
e lei,
la storia,
quella che viviamo,
sia tua ancora,
qui,
in pur terribile martirio!
Ascolta,
Cristo,
ascolta questa voce!

GIOVANNI TESTORI
Post-Hamlet
, atto II, Rizzoli, Milano 1983, p. 59.

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Verità, ritorna in me

 

Verità,
antica e qui presente eternità,
verbo creante,
poi creato in carne!
Memoria,
realtà,
ritorna in me,
In noi,
in loro!
Disfa la nebbia
dell' inganno.

 

GIOVANNI TESTORI
Ibid., atto I, p 33.

 

 
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Non sappiamo parlarti, Signore

Non sappiamo parlarti, Signore.
Parlarti come si parla
alla propria anima,
senza ingannarci,
senza ingannarti.

Parlarti come il fiore che s'apre,
come l'astro fisso nella Tua luce,
i cieli assorti nel Tuo splendore.
Non sappiamo che dirti
trascurate preghiere,
o lanciarti il grido
dell'anima, della carne ferita.
Insegnaci le parole del silenzio.
 

DONATA DONI
Il pianto dei ciliegi feriti
cit., p. 47.

 
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Silenzio del silenzio
a Fiorella

Non nel tacere Dio parla
ma nel silenzio del silenzio, quando
non sbatte l'ali l'anima ma plana
abbandonata nel suo indicibile spazio.

Ogni luce raccogli alla Sua ombra,
fatti attesa continua finché un passo
giunga dal vuoto dell'inevidenza.

E prega senza più parole: prega
respirando soltanto, come il fiore,
senza vederlo, il sole. Offri l'inquieta
necessità d'essere amato amando
alla tenebra ardente del Suo Amore.
 

RENZO BAR SACCHI
Marinaio di Dio
cit., p. 85.

 
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Spazi e deserti

 

Cresciuto amore per grandi silenzi di spazi e di deserti

nutre l'animo.

Il pensiero s'incammina seguendo nuove vie:

lo sguardo lentamente

del mondo s'affaccia sul limite

e sente l'invisibile.

 

UGO FA SOLO
La sorte pura, in Le varianti e l'invariante, Rusconi, Milano 1976, p. 58.

 
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Augurio semplice

Di silenzio in silenzio
la tua anima cresca
come una linea

tra la neve e il sole
come una cosa salda
in un paese d'ombre
ed abbia la tua voce
odore d'erba

dopo la pioggia

e ciò che dalla vita
hai ricevuto
profondità sofferta
o estasi goduta

ti sia nella memoria
come una primavera
ripetuta.

GIUSEPPE CENTORE
Ladro d'eternità
, Panda, Padova 1986, p. 99.

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Lied-aubade

Ma tu dimmi, ti prego,
perché tarda
tanto l'alba.
Dove
sono,
non li sento
ancora,
quei rari
che dichiarano:
è giorno, e ne ripetono
l'annuncio, e ne ribattono
forte
il conio da selce a selce
allegramente scarpinando...
Non li sento, non ci sono.
E gli uccelli persi
nell'universo loro, muti,
fino a quando?

MARIO LUZI
Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini
cit., p. 1022.

 
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Presagio

Esita l'ultima luce
fra le dita congiunte dei pioppi -
­l'ombra trema di freddo e d'attesa
dietro di noi
e lenta muove intorno le braccia
per farei più soli ­

Cade l'ultima luce
sulle chiome dei tigli -
in cielo le dita dei pioppi
s'inanellano di stelle ­

Qualcosa dal cielo discende
verso l'ombra che trema ­
qualcosa passa
nella tenebra nostra
come un biancore ­
forse qualcosa che ancora
non è ­
forse qualcuno che sarà
domani ­
forse una creatura
del nostro pianto ­

ANTONIA POZZI Parole cit., p. 37.

 
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  NNNN

Della solitudine

Io non ho bisogno
che di te, solitudine;
alta, solenne, immortale,
dove più nulla è sogno.

In questo deserto
attendo l'implacabile
venuta d'un'acqua viva
perché mi faccia a me certo.

Se trionfa il sole
o la luna impassibile
il loro lume fluisce
come vuole nel mio cuore.

E godo la terra
bruna, e l'indistruttibile
certezza delle sue cose
già nel mio cuore si serra:
e intendo che vita
è questa, e profondissima
luce irraggio sotto i cieli
colmi di pietà infinita.

CARLO BETOCCHI
Realtà vince il sogno, in Tutte le poesie, Garzanti, Milano 1996, p. 58.

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Ringraziamento

Accendi il lume che conosci,
qui è la nostra tomba,
qui dove l'orto fiorisce polvere
e il vento è voce,
ormai di chi devasta.

Noi siamo,
siamo nel cuore della Croce,
sotto un legno ricurvo e molle
con te che sei la madre,
con voi che la fame ha dissanguato.

Qui è la nostra casa,
la porta dove attendere,
abbiamo occhi minacciati
e ringraziamo.
Accendi il lume che conosci
e cosi sia.

ROBERTO CARIFI
Il figlio
, Jaca Book, Milano 1995, p. 56.

 
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Non exstinguetur in nocte

Accendi tutte le luci,
prepara tutte le fiaccole,
illumina la casa
della tua anima.

È notte, ma l'alba
è certa, vicina.
Potrebbe giungere
il tuo Signore
e chiamarti con la voce
che hai ascoltato
fin da bambina.

Non si spenga
la tua lucerna,
alimentala con la lunga
pazienza del soffrire.

DONATA DONI
Il fiore della gaggia
cit., p. 77.

 
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Vetrate per la notte e il giorno

chi canta ancora
la debolezza a sera e viene notte
questo maltempo cupo
e che pregando poi avverte pace
una parola amica
e chi ridice
quella speranza destata al mattino
il canto come caldo di vigore
per camminare ancora e
scoperta di un nuovo
quotidiana presenza a noi di vita
antichi inni:
più voci
una voce
più voci
«claritas tua illuminet»

DOMENICO CIARDI
Non basta la terra
, Qiqajon, Base 1997, p. 95.

 
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La luce della sera mi distilla

La mia immobilità come un tormento
EUGENIO MONTALE

La luce della sera mi distilla
nelle lente ore, un' altra alba,
un altro vivo giorno che sigilla
la mia ansia di vita, la pena
viva intorno alla mia mente,
per la sorte dell'umana gente
in questo mondo feroce e crudele.
E sempre mi chiedo se la poesia
sarà vivanda di sostanza, stella
che spazia e suggella la Giustizia
altissima che m'ispira e consiglia.
E in questo silenzio notturno,
nella voce del fiume che nasconde
l'eterno dramma, la mia preghiera
plasma un futuro della parola
che non inganna, ma consola,
e avalla la misericordia
del Signore. La sua pietà eterna.

ELIO FIORE
Il cappotto di Montale, All'insegna del pesce d'oro, Milano 1996,

 
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Imago Dei

Sopra me la tua sferza di dura luce
che uccide il falso moto, filosofica morte ­
sopra di me la tua virtù, regale sfera
e giardino d'inverno.

Dentro di me il tuo raggio che conduce
a vera soglia le innumeri porte ­
dentro me il tuo meriggio crocifisso alla sera
che chiede in me l'eterno.

 

MAURA DEL SERRA
Concordanze,
in F. Ulivi - M. Savini (a cura di), Poesia religiosa italiana cit., pp. 800-801.

 
  Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Perché non vi guardate tutti in viso

Nella mente umana?
o nell'universo?
o in un più alto
non distinto ibi?

È, lui,
là,
o è il suo mancamento?
È e non è,
entra ed esce dal desiderio e dalla sua memoria,
entra
ed esce dal nome
e forse dall'essenza.
Cosi li travagliava
nei secoli
e ancora li tormenta,
separati
essi da lui, a lui legati
da un filo oscuro
eppure rilucente
d'assenza e d'imminenza.
Perché non vi guardate tutti in viso
e non riconoscete in voi la vita
dove tutti siamo?
Fatelo - supplica, mi sembra. Fatelo.

MARIO LUZI
Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini
cit., p. 960.

 
Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Dentro la lingua avita

Dentro la lingua avita,
fin dove,
fino a quale primo seme
della balbuzie umana? ­
Discende quei dirupi lui, si cala
in precipizi
lungo venature e fibre
vibranti alcune
altre ossificate
da disuso e tempo.
Lo attirano
nel loro religioso grembo
recessi, labirinti,
pelaghi di densa oscurità
verso le infime radici,
fino
all' ancora muto verbo,
muto ma
conclamato
già, forte, dalla sua imminenza.
Ed eccolo - oh felicità - è visibile
1'altro cielo della spera
non toccato dalla creazione,
non abitato dal pensiero
ma dalla sua potenza.

Ed è paradiso.

MARIO LUZI Ibid., p. 961.

 
Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Canto e luce
a Elena Livini

Come l'intento palpito
sul bianco collo affiora
nasce soavemente al canto
la candida voce invitata
dagli accordi in ritmo sui tasti.
Limpida la nota s'accresce,
aerea si espande; lieve variando
diviene melodia. Il fluire sonoro
in più vasti cerchi si mòdula
e libero evolve in alate
eliche e ricorrenti curve.
Architetture celesti di suoni
danzano nello spazio silenziose:
il suono è divenuto intatta luce.
Ne stillano certezze d'oltre i sensi;
attimi soli e indicibili,
luminosa alba della trascendenza.

UGO FASOLO
La sorte pura
eit., p. 60.

 
Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Vento

Viene il vento di mare
dopo i percorsi spazi ancora antico,
e sfrangia verso l'alto
indaco di nubi, che prepara
la pioggia

Odorerà nella memoria
di battute battigie,
di libertà di spazi e d'alghe, mentre
soave s'indora
tutto attorno l'autunno.

 

GIOVANNA FOZZER
Inedita (1998).

 
Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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La parola

Come attraverso le foglie degli alberi il vento
attraverso il silenzio la parola.
Tu ne risvegli il suono
e non sai donde venga e dove va.
Ma per un attimo nel suo esile soffio
si svela il mistero del mondo.
Furtivo come un ladro Nicodemo
ritrova il grembo materno.
Dalla notte rinasce a nuova luce.

Come attraverso le messi mature il vento
attraverso l'eterno la parola.
Marezza il grano, la vite, l'olivo
e col suo tuono scuote il bosco sacro dell'uomo.
Soffia sulle colline irte di forche e di croci
e fatta grido incalza le folle sgomente,
braccia levate in alto come rami,
foreste che camminano nel tempo.

E liberate le scaglia estuanti nel mare
d'un abbagliante livido azzurro futuro.

GIOVANNI CRISTINI          
Il vivente giardino
in Weekend in terra straniera, Istituto propaganda libraria, Milano 1986, p. 27.

 
Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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I giorni della creazione

Quelle mani febbrili,
liquide mani d'aria terra e fuoco
per giorni come secoli, impazienti
ordirono il tessuto della vita.
Mossero luminose negli spazi
polvere d'astri,
discesero guizzando come pinne
nei fondali marini,
frugarono in silenzio
tra contorte radici
finché squittì, nascosta tra le foglie,
la maschera volubile dell'uomo,
sputando semi, ridendo
distratta e irrequieta nella luce
che improvvisa soffiò sulla radura.

 Ora nel gran silenzio delle notti
la natura germoglia,
rompe la vita i chiusi involucri,
il fango
si esprime nel notturno
profumo di una viola,
delira nella gola
di un piccolo usignolo.

 

 


E un punto luminoso negli spazi
catapultato da remote spiagge
naviga come lucciola
lungo siepi di stelle,
cerca tra foglie d'aria
quelle mani febbrili che lo cercano
tra una polvere d'astri,
nei fondali marini degli spazi,
tra le contorte radici
di un albero che ancora intatti serba

come frutti maturi i suoi segreti.

GIOVANNI CRISTINI          
Ibid., pp. 13-14.

 

Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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Luce s'illuminò da luce

Vibrò,
etere fuso
dell'aria
nella trasparenza
di luglio
la mattina, esplose
nell'azzurro fuoco
e subito fluì
nel medio cielo il trillo.
Si apri a quel richiamo
il cuore, sì,
e lo patì, stilo di lutto
e d'ansia.
Ma entrava nella stanza
e nell'infermo
che ero gioia e spasimo
del ricominciamento
di sé da sé del mondo
e della fonte, macula
io e impurità,
di quel travaglio parte,
di esso accidentale
o previsto messaggero.
Luce s'illuminò da luce,
fu ogni oscurità, la mia non meno,
abbagliata fino a quando... oh verità...

MARIO LUZI
Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini cit., p. 1047.

 
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Terra e fuoco

Terra alla terra, polvere - eppure
ospiti minimi dell' aria, esili
nell' alta trasparenza. So che un fuoco
sgretola il profondo, sale,
lo attraversa, cerca
vie cedevoli di vita e poi
conquista a poco a poco
ciò che ancora limita il suo mondo - ed io
cosi vorrei d'ogni parvenza,
d'ogni gelo, d'ogni cosmica
polvere dispersa, o lucente
icona del mio Dio.

 

LORENZO GOBBI
Alla danza tedesca
, inedita (1998).

 
Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi
   
   
   
   
   

 

 

 

 

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Il mare/la bellezza

Il mare che si scaglia sulla spiaggia
a testa bassa, le lunate corna
spumeggianti, ha memoria di te
bellezza infaticata e infaticabile.
Sempre uguale e diverso, tra due abissi
dove l'informe si solleva, prega
l'esistenza di un attimo, lo schiocco,
il lampo della luce, splendor formae;
tetto abissale, oscuro mondo in sé chiuso
e che pur sale e si tende
a inseguire le nuvole sempre in fuga
verso perduti orizzonti;
rilucente guerriero che si avventa
per insensato temerario abbaglio
contro il nero basalto degli scogli
stoccando di punta e di taglio;
inquieto specchio dell'ombrosa notte
che nel tuo liquido grembo
discioglie le sue chiome
e i suoi tremanti lontananti fuochi;

 

amante mattutina che s'inarca
sotto l'ala sfuggente del gabbiano
e gocciolante luce
si rotola ansimante sull'arena;
nel tuo mistero profondo
caverna d'ombre della conoscenza
cattedrale sommersa,
o mare, cielo, forma delle forme,
la bellezza del mondo si raccoglie
alata messaggera ­
e immobile
rifulge nel tuo moto,
dentro la frangia di spuma
che rapida si scioglie
perennemente dietro le tue orme.

GIOVANNI CRISTINI
Metafore,
in Weekend in terra straniera cit., pp. 81-82.

 


 

 
Poesie di Dio Itinerario spirituale nel Novecento italiano A cura di Enzo Bianchi