PICCOLI GRANDI LIBRI   ESERCIZI SPIRITUALI   PIME ITALIA - MILANO

«Osiamo dire: Padre nostro»

«Lampada ai miei passi
è la tua Parola,
luce sul mio cammino»
(Sal 118,105)

«La Parola zittì chicchere mie» (Rebora)

Matteo: il Vangelo ecclesiale

Padre nostro

Il Nome

La Volontà

Il Perdono

Il Regno

Il Pane

Il Male

Amen

10. Amen

E allora quale sarà la nostra preghiera?

«Signore, insegnaci a pregare… Quando pregate, dite: Padre nostro» (Lc 11,1-2).

«Dio ci ha presentato, nel modo più breve, tutte le esigenze che ci possono angustiare - ha scritto Lutero -. E così non abbiamo comunque alcuna scusa per non pregare; ma questo dipende anche dal fatto che noi impariamo a dire AmenAmen, infatti, non è niente altro che la parola di una fede che non dubita» (Paolo Ricca).

Amen. «Io sicuramente non la tradurrei, dice il rabbino Caro, con così sia, come si fa di solito, ma piuttosto con così è, sono d’accordo» (Paolo Ricca).

Non diventi il Padre nostro una preghiera inflazionata nella nostra vita, sia invece la preghiera di questo nostro tempo di globalizzazione, di villaggio globale in cui siamo ogni giorno o quasi a contatto anche con altre espressioni religiose. Il Concilio Vaticano II nella Nostra aetate ci insegna a rispettarle, apprezzarle, a vedere quanto di buono e bello contengono.

Ci è di esempio Paolo l’apostolo nel suo discorso all’areopago di Atene.

Là dove c’è un serio sentimento religioso, c’è un uomo che cerca Dio, quindi togliti i sandali perché il luogo che calpesti è santo.

Mi raccontava un confratello che lavora in Camerun. Per mesi una suora medica un’anziana donna musulmana. Nasce la fiducia, la confidenza, il manifestarsi i propri sentimenti. «Da tempo sto pensando quale volto può avere Dio», dice un giorno questa donna musulmana alla suora. «Sai deve avere un volto materno come il tuo».

Per la grande missione del 1957 sul tema Dio Padre, l’arcivescovo Montini suggerì una bellissima preghiera, che facciamo nostra: «Signore Gesù, facci conoscere il Padre! Il Padre che ci ama e che sa ciò di cui abbiamo bisogno; il Padre che ha mandato te per la nostra salvezza e che ci attende nell’ultimo giudizio.

Fa’ che lo sappiamo cercare: che negli avvenimenti terreni noi vediamo la sua provvidenza, nelle nostre case sentiamo la sua protezione, nelle nostre coscienze ascoltiamo la sua voce.

Fa’ che Egli ci riunisca nella fede e nella carità; fa’ che con te nostro Signore e Redentore e con lo Spirito Santo sia presente, mediante la grazia nelle nostre anime e diriga la nostra vita affaticata sulla via dell’amore e della salvezza».

Risonanze

Dal trattato su L'orazione di Tertulliano

«L'orazione è un sacrificio spirituale, che ha cancellato gli antichi sacrifici. "Che m'importa – dice -dei vostri sacrifici senza numero? Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco" (Is 1,11). Chi richiede da voi queste cose? (cfr. Is 1,12).

Quello che richiede il Signore, l'insegna il vangelo: "E’ giunto il momento, ed è questo in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Gv 4,23-24).

Noi siamo i Veri adoratori e i veri sacerdoti che, pregando in spirito, in spirito offriamo il sacrificio della preghiera, ostia a Dio appropriata e gradita, ostia che egli richiese e si provvide.

Questa vittima, dedicata con tutto il cuore, nutrita dalla fede, custodita dalla verità, integra per innocenza, monda per castità, coronata dalla carità, dobbiamo accompagnare all'altare di Dio con il decoro delle opere buone tra salmi e inni, ed essa ci impetrerà tutto da Dio.

Che cosa infatti negherà Dio alla preghiera che procede dallo spirito e dalla verità, egli che così l'ha voluta? Quante prove della sua efficacia leggiamo, sentiamo e crediamo!

L'antica preghiera liberava dal fuoco, dalle fiere e dalla fame, eppure non aveva ricevuto la forma da Cristo.

Quanto è più ampio il campo d'azione dell'orazione cristiana! La preghiera cristiana non chiamerà magari l'angelo della rugiada in mezzo al fuoco, non chiuderà le fauci ai leoni, non porterà il pranzo del contadino all'affamato, non darà il dono di immunizzarsi dal dolore, ma certo dà la virtù della sopportazione ferma e paziente a chi soffre, potenzia le capacità dell'anima con la fede nella ricompensa, mostra il valore grande del dolore accettato nel nome di Dio.

Si sente raccontare che in antico la preghiera infliggeva colpi, sbaragliava eserciti nemici, impediva il beneficio della pioggia ai nemici. Ora invece si sa che la preghiera allontana ogni ira della giustizia divina, è sollecita dei nemici, supplica per i persecutori. Ha potuto strappare le acque al cielo, e impetrare anche il fuoco. Solo la preghiera vince Dio. Ma Cristo non volle che fosse causa di male e le conferì ogni potere di bene.

Perciò il suo unico compito è richiamare le anime dei defunti dallo stesso cammino della morte, sostenere i deboli, curare i malati, liberare gli indemoniati, aprire le porte del carcere sciogliere le catene degli innocenti. Essa lava i peccati, respinge le tentazioni, spegne le persecuzioni, conforta i pusillanimi, incoraggia i generosi, guida i pellegrini, calma le tempeste, arresta i malfattori, sostenta i poveri, ammorbidisce il cuore dei ricchi, rialza i caduti, sostiene i deboli, sorregge i forti.

Pregano anche gli angeli, prega ogni creatura. Gli animali domestici e feroci pregano e piegano le ginocchia e, uscendo dalle stalle o dalle tane, guardano il cielo non a fauci chiuse, ma facendo vibrare l'aria di grida nel modo che a loro è proprio. Anche gli uccelli quando si destano, si levano verso il cielo, e al posto delle mani aprono le ali in forma di croce e cinguettano qualcosa che può sembrare una preghiera.

Ma c'è un fatto che dimostra più di ogni altro il dovere dell'orazione. Ecco, questo: che il Signore stesso ha pregato.

A lui sia onore e potenza nei secoli dei secoli. Amen».

Da Il portico del Mistero della seconda virtù di Charles Péguy

«No, no, bambina mia, e Gesù non ci ha dato neanche delle parole morte/ Che noi dobbiamo chiudere in piccole scatole (o in grandi). E che dobbiamo conservare in olio rancido/ Come le mummie d’Egitto./ Gesù Cristo, bambina, non ci ha dato delle conserve di parole/ Da conservare/ Ma ci ha dato delle parole vive/ Da nutrire./…Le parole di vita/ le parole vive non si possono conservare che vive/ Nutrite vive/ Nutrite, portate, scaldate, calde in un cuore vivo».

Testi di riferimento

Documenti del Concilio Vaticano II

Il Catechismo della Chiesa Cattolica

Giovanni Paolo II, All’inizio del Terzo Millennio

Giovanni Battista Montini, Lettere a un giovane amico, Queriniana 1978, pp. 36-37

Bruno Maggioni, Padre nostro, Vita e pensiero, Milano 2001

Palo Ricca, Il Pane e il Regno. Commento al Padre nostro a cura di Gabriella Caramore, Morcelliana 2001

Martin Buber, Il cammino dell’uomo, Ed. Qiqajon 1990

Olivier Clément, Il potere Crocifisso, Ed. Qiqajoin 1999

Tagore, Santinicheton, Ed. Esca, 1978

Tagore, Noibeddo, Ed. Esca. 1978