PICCOLI GRANDI LIBRI   ESERCIZI SPIRITUALI   PIME ITALIA - MILANO

«Osiamo dire: Padre nostro»

«Lampada ai miei passi
è la tua Parola,
luce sul mio cammino»
(Sal 118,105)

«La Parola zittì chicchere mie» (Rebora)

Matteo: il Vangelo ecclesiale

Padre nostro

Il Nome

La Volontà

Il Perdono

Il Regno

Il Pane

Il Male

Amen

6. La Volontà

Dal Vangelo secondo Matteo.

«Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: "Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti". Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: "Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli: perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli,questi è per me fratello, sorella e madre"» (12,46-50).

Durante questa meditazione, vogliamo tenere il nostro sguardo fisso su Gesù nel Getzemani.

Ci parlano di quella tristissima notte tutti e tre gli evangelisti sinottici: Matteo, Marco e Luca.

Leggiamo in Luca. Celebrata la cena pasquale, Gesù «uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: Pregate per non entrare in tentazione. Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (22,39-42).

La lettera agli Ebrei pone all’inizio dell’esperienza umana di Gesù proprio un atto di docile accoglienza della volontà di Dio: Cristo, «entrando nel mondo,dice: Tu non hai voluto né sacrifici né offerta, un corpo invece mi hai preparato… Allora ho detto: Ecco, io vengo, poiché di me sta scritto nel rotolo del libro, per fare, o Dio, la tua volontà» (10,5-7).

La prima parola di Gesù che i vangeli ci riportano, la troviamo in Luca. Siamo nel tempio, a Gerusalemme. I suoi genitori, Maria e Giuseppe, angosciati lo stanno cercando, lo ritrovano e lui risponde: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (2,49).

Giovanni riporta come ultima parola di Gesù: «Tutto è compiuto!» (Gv 19,30). L’opera che il Padre gli ha assegnato, il progetto che aveva su di lui e allora: «Chinato il capo, rese lo spirito» (Gv 19,30).

Luca ha un’espressione che trasuda fiducia e abbandono: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (23,46).

Nella conversazione confidenziale con gli apostoli la sera dell’Ultima Cena, quasi dando uno sguardo estremamente sintetico alla sua giornata terrena, Gesù dice: «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre» (Gv 16,28). «Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai data da fare» (Gv17,4).

«Non cerco la mia volontà - aveva detto - ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 5,30).
Nulla lo ha distratto e distolto.
Neppure la croce.

La gloriosa passione
, infatti, non ha solo un valore sostitutivo.
Non dice solo condivisione.
E’ rivelazione. Teofania.
Gesù, morendo in croce, svela e rivela il volto di Dio, il cuore di Dio.
«Ed ecco, il velo del Tempio si squarciò in due, da cima a fondo» (Mt 27,51).

«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio, l’unico, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Nella lettera apostolica dopo il sinodo dei vescovi dell’Asia, Giovanni Paolo II ha scritto: «La divina compassione non era mai stata così immediatamente accessibile».

«La volontà di Dio – scrive il pastore Paolo Ricca - è certamente la vita e non la morte, è la creazione e non la distruzione, è l’uomo e la donna, ovvero il dialogo non il monologo, la diversità e non l’uniformità, la comunione e non la solitudine. I dieci comandamenti, le tavole dell’amore e della libertà.

La vita di Gesù è "uno specchio molto limpido, molto fedele, molto trasparente di quella che è la volontà di Dio. Gesù che ci libera dai demoni, da ciò che ci rende schiavi, che ci aliena e che ci strappa a noi stessi. Gesù che ci guarisce, che si china dinanzi ai corpi malati, che si siede insieme ai peccatori, che perdona. Ecco un’altra grandissima pagina della volontà di Dio: la volontà di Dio è una volontà di perdono, quindi di pace, di riconciliazione.

C’è nella lettera ai Romani dell’apostolo Paolo, la bellissima espressione: Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene; io trovo che questo riassuma perfettamente quella che è la volontà del Signore».

Anche Gesù ha sostenuto la lotta interiore per omologare la sua volontà a quella del Padre.

Pensiamo a quel fatto così misterioso e così intimo delle tentazioni. Se lo conosciamo, è perché lui stesso lo ha confidato.

Quando per la prima volta parla della passione, subito «Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: Va’ dietro a me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc 8,32-33).

Lo sentiamo affermare: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 4,34), ma quando il pensiero cade sulla passione, geme e prega: «Ora l’anima mia è turbata; che dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora!» (Gv 12,27).

E nel Getsemani: «La mia anima è triste fino alla morte…Abbà, Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,34-36).

La lettera agli Ebrei pone alla fine della vita di Gesù la verifica suprema di questa docilità: «Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salute eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,7-9).

Un sentimento umanissimo quello che Gesù prova.

I sentimenti non vanno nascosti, sottovalutati, censurati superficialmente o moralisticamente, ma sempre rimessi al volere ultimo del Signore, consapevoli che conosce meglio di noi ciò che è veramente bene per noi. «Abbi fiducia in colui che conosce te meglio di te, che vive in te meglio di te, che ti pensava prima che tu fossi, che pensava al tuo ruolo nel mondo, prima dell’apparire della prima stella nel firmamento del cielo» (Tagore).

Nel discorso della montagna, Gesù insegna: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21).

Gli Atti degli Apostoli ci riportano un episodio toccante della vita di Paolo. L’Apostolo è a Cesarea, in casa di un certo Filippo, ha in programma di andare a Gerusalemme, «quando giunse dalla Giudea un profeta di nome Agabo. Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: Questo dice lo Spirito Santo: l’uomo al quale appartiene questa cintura, i Giudei a Gerusalemme lo legheranno così e lo consegneranno nelle mani dei pagani. All’udire queste cose, noi e quelli del luogo pregavamo Paolo di non salire a Gerusalemme. Ma Paolo rispose: Perché fate così, continuando a piangere e a spezzarmi il cuore? Io sono pronto non soltanto ad essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù. E poiché non si lasciava persuadere, smettemmo di insistere dicendo: Sia fatta la volontà del Signore» (21,10-14).

San Massimiliano Kolbe, martire della carità nei campi di sterminio nazisti, per sostituire un papà di famiglia condannato alla camera a gas, per anni missionario in Giappone, dal paese del sol levante, scrive alla mamma: «Non ti auguro, cara mamma, né la salute, né la prosperità. Perché? Perché vorrei augurarti qualcosa di meglio, qualcosa di talmente buono che il Signore stesso non saprebbe augurarti niente di più: che in ogni cosa tu sappia fare la volontà di Dio». Bellissimo!

Il secondo martire della mia famiglia apostolica, ne conta 18, sant’Alberico Cresciteli, scrive in una sua lettera: «Fin dal tempo in cui piacque alla Divina Provvidenza di chiamarmi alle sante missioni, ebbi sempre in mente un pensiero: domandavo a me stesso se sarei veramente riuscito a trarre uno solo dalle tenebre dell’idolatria, salvare un’anima… Le conversioni sono difficoltosissime… Sotto l’obbedienza dei miei superiori spero di lavorare sempre con alacrità nella vigna del Signore e di far sempre la sua santa volontà».

Leggiamo nel vangelo di Matteo: «Mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: Ecco tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti. Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (12,46-50).

Maria santissima è tutta lì in quella sua parola pronunciata all’angelo del Signore il giorno dell’Annunciazione: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me come hai detto» (Lc 1,38).

Ci è immagine e modello.

Ci sia aiuto nel compiere la volontà del Padre, giorno dopo giorno, nel cammino della vita verso la vitafinché, un giorno, Dio ci accosterà alla sua guancia.

Dio!

Parola di Gesù: «Quando pregate, dite: Padre nostro».

Risonanze

Salmo 119 (118)

Quanto amo la tua legge, Signore;
tutto il giorno la vado meditando.
Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici,
Perché sempre mi accompagna.
Sono più saggio di tutti i miei maestri,
perché medito i tuoi insegnamenti.
Ho più senno degli anziani,
perché osservo i tuoi precetti.
Tengo lontano i miei passi da ogni via di male,
per custodire la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi,
perché se tu ad istruirmi.
Quanto sono dolci al mio palato le tue parole:
più del miele per la mia bocca.
Dai tuoi decreti ricevo intelligenza,
per questo odio ogni via di menzogna"
(vv. 97.104).

 

Dall’omelia di Benedetto XVI nella festa del Battesimo del Signore, 8 Gennaio 2006

«I comandamenti non sono un pacco di proibizioni, di "no", ma presentano in realtà una grande visione di vita. Sono:

- sì a un Dio che dà senso al vivere ( i tre primi comandamenti);

- sì alla famiglia (quarto comandamento);

- sì alla vita (quinto comandamento);

- sì all’amore responsabile (sesto comandamento);

- sì alla solidarietà, alla responsabilità sociale, alla giustizia (settimo comandamento);

- sì alla verità (ottavo comandamento);

- sì al rispetto dell’altro e di ciò che gli è proprio (nono e decimo comandamento).

Questa è la filosofia della vita, è la cultura della vita, che diviene concreta e praticabile e bella nella comunione con Cristo, il Dio vivente, che cammina con noi nella compagnia dei suoi amici, nella grande famiglia della Chiesa».