PICCOLI GRANDI LIBRI  FRANCO GIULIO BRAMBILLA

Chi è Gesù?
alla ricerca del volto

EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE

La mappa della ricerca.

IL VOLTO, LO SGUARDO E LE IMMAGINI DI GESÙ
1. Il tema: alla ricerca del Volto
2. Il triplice sguardo di Gesù
3. L'unico volto e le molte immagini
4. Il volto autentico e il vangelo quadriforme

LA RICERCA DI GESÙ COME FORMA DEL VANGELO DI LUCA
1. L'inizio e la fine
2. Galilea e Gerusalemme
3. In viaggio verso Gerusalemme
4. Al centro: la ricerca del regno di Dio

Primo episodio.

"PERCHÉ MI CERCAVATE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (I GENITORI): Lc 2,39-52
1. Il racconto e la struttura
2. La sapienza e la grazia
3. Gerusalemme e la Pasqua
4. I tre momenti della ricerca
5. La prima (e l'ultima) parola di Gesù nel vangelo
6. Ritorno a Nazaret
Primo ascolto.
IL MISTERO DI NAZARET
1. L'inizio della ricerca: !'incubazione della Parola
2. La direzione della ricerca: Gerusalemme e la Pasqua
3. I tempi della ricerca: perdere, non trovare, ricercare
4. La prima tessera del volto di Gesù

Secondo episodio.

"E LE FOLLE LO CERCAVANO..."
LA RICERCA DI GESÙ A CAFARNAO DA PARTE DELLE FOLLE: Lc 4,42-44
1. Gesù a Cafarnao e la ricerca delle folle
2. Gesù si sottrae alle folle
3. La ricerca spasmodica delle folle
4. La seconda autopresentazione di Gesù
Secondo ascolto.
IL BISOGNO DELLE FOLLE
1. La ricerca che nasce dal bisogno
2. Sottrazione e disorientamento
3. Il desiderio della ricerca del Regno

Terzo episodio.

"E CERCAVA DI VEDERLO"
ERODE CERCA DI VEDERE GESÙ: Lc 9,7-9
1. La ricerca di Gesù da parte di Erode
2. Le opinioni per sentito dire su Gesù
3. La domanda di Erode e il desiderio di vedere Gesù
4. L'esito della ricerca di Erode
Terzo ascolto.
IL NULLA DI UNA RICERCA REMOTA
1. Una ricerca per sentito dire
2. L'attesa miracolistica separata dalla vicenda di Gesù
3. Lo smascheramento del nulla della ricerca

Quarto episodio.

"CERCATE PIUTTOSTO IL REGNO DI DIO"
GESÙ MAESTRO DI RICERCA DEL REGNO: Lc 12,22-32
1. Gesù maestro di ricerca sulla via verso Gerusalemme
2. I due ammonimenti di Gesù
3. Lo sguardo di Gesù
4. Piuttosto cercate il regno di Dio
Quarto ascolto.
LA RICERCA ASSOLUTA DEL REGNO
1. "La tua grazia vale più della vita"
2. Di tutte queste cose si preoccupano i pagani
3. Cercate anzitutto il Regno!
4. Il Padre vostro celeste darà lo Spirito...!

Quinto episodio.

"IL FIGLIO DELL'UOMO È VENUTO A CERCARE E SALVARE"
ZACCHEO CERCA DI VEDERE GESÙ ED È CERCATO DA LUI: Lc 19,1-10
1. La duplice ricerca che s'incontra
2. Il parallelismo tra il cieco nato e Zaccheo
3. La ricerca di Zaccheo
4. La casa dell'incontro
5. La ricerca del Figlio dell'uomo
Quinto ascolto.
LA RICERCA COME INCONTRO
1. L'uomo è cercatore di Dio
2. Dio è cercatore dell'uomo in Gesù
3. Il luogo dell'incontro tra le due ricerche
4. La ricerca dell'incontro e come incontro
5. Un incontro pasquale anticipato

Sesto episodio.

"PERCHÉ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E IL VIVENTE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (LE DONNE) AL SEPOLCRO: Lc 24,1-12
1. Il quadro del capitolo 24 di Luca
2. Le donne al sepolcro
3. L'apparizione angelica e l'annuncio della resurrezione
4. La reazione delle donne e l'annuncio agli Undici
Sesto ascolto.
IL VOLTO DEL VIVENTE
1. La ricerca ripresa e il luogo della memoria
2. Il corpo sottratto e la conversione della speranza
3. Perché cercate tra i morti? Non è qui!
4. Il Vivente è il Crocifisso!

La configurazione della ricerca.


"DUE DISCEPOLI CAMMINAVANO E CERCAVANO INSIEME"
PER IL LETTORE FUTURO: Lc 24,13-35
1. La cornice: sul cammino in fuga da Gerusalemme
2. La presenza assente: la meraviglia incredula
3. La ripresa memoriale: la libertà credente dinanzi alla dedizione incondizionata
4. La dimora: si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero
5. Il ritorno testimoniale: la comunità, segno reale per ogni uomo

 

PREMESSA

Questo volumetto ha un'origine occasionale. È uno di quei testi che nascono da una chiamata e poi cominciano a diventarti cari. L'occasione è la settimana biblica tenuta a Bose (28 luglio - 2 agosto 2003), su invito di Enzo Bianchi, priore della comunità monastica, aperta agli amici e agli ascoltatori della Parola che per tutta l'estate frequentano questo luogo dove si ama la liturgia e si diventa discepoli del vangelo. Avevo un'idea e un precedente: mi ero già cimentato in un primo libretto sul tema della ricerca di Gesù nel vangelo di Luca, per commentare l'articolo del Credo sulla Pasqua (1).

Sentivo, però, che il tema era fecondo e avevo la testimonianza competente dell' amico Roberto Vignolo, professore di esegesi alla Facoltà teologica dell'Italia settentrionale, che aveva già praticato molte volte il percorso (2). Egli ha diretto inoltre la tesi, di cui sono stato secondo lettore, di G. Magro, Perché (mi) cerca(va)te? (Lc 2,49; 24,5) (3). Molti dei materiali analitici provengono da questo lavoro - soprattutto gli schemi e l'analisi esegetica - e sono da me utilizzati liberamente, con il consenso dell'autore, che ringrazio di cuore. Mi sembrava bello valorizzare la fatica di un giovane studente, ché altrimenti sarebbe andata persa. Resta mia la rielaborazione e il cammino teologico-spirituale che sviluppo nel presente testo.

Un sentimento di particolare gratitudine va a fr. Enzo e a tutti i fratelli e le sorelle della comunità di Bose che hanno reso possibile agli ospiti una settimana di sereno ascolto e di fervida testimonianza della preghiera. Agli amici che hanno seguito il corso biblico dedico questo testo, perché non si sono sottratti alla fatica dell'inizio del cammino, ma hanno mantenuto la fedeltà dell' ascolto, l'attenzione del cuore e la cordialità della presenza. Alla fine - credo - è stata un' esperienza arricchente per tutti. Per questo mi sono deciso a rendere accessibile ad altri l'avventura della ricerca del volto di Gesù.

Franco Giulio Brambilla

6 agosto 2003, festa della Trasfigurazione XXV anniversario della morte di Paolo VI

[1] F. G. Brambilla, Alla ricerca di Gesù. "Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte", San Paolo, Cinisello Balsamo 2001 (Il Simbolo Apostolico 5).

[2] Cf. R. Vignolo, "Cercare Gesù: tema e forma del vangelo di Marco", in Marco e il suo vangelo, a cura di L. CiIia, San Paolo, CiniselIo Balsamo 1997, pp. 77-116, e in forma breve in PSV 35 (1997), pp. 89-126; e, ancora, Cercare Gesù nel vangelo di Luca, Facoltà teologica dell'Italia settentrionale (dispense), Milano, Anno accademico 1995-1996.

[3] G. Magro, Perché (mi) cerca(va)te? (Lc 2,49; 24,5). La ricerca di Gesù nel vangelo di Luca, Licenza di specializzazione, FTIS, Anno 2003.

 

Introduzione

 

IL VOLTO, LO SGUARDO E LE IMMAGINI DI GESÙ

Quando Enzo Bianchi mi ha chiesto di tenere qui a Bose, luogo dove la Parola e la preghiera liturgica stanno al centro della vita comune, un corso biblico dal titolo: "Chi è Gesù?", mi sono sentito a un tempo disarmato e intrigato. Dopo una vita intera dedicata allo studio del mistero del Signore Gesù nella coscienza di fede della chiesa, mi sembrava che la domanda, nella sua provocante semplicità, mi volesse portare alle sorgenti, all'inizio del mio interesse a cercare il volto di Colui che è il cuore dell'esistenza cristiana. Un interesse non mio, per la verità, ma che la chiesa mi aveva consegnato il giorno dell'ordinazione al presbiterato come forma del ministero. Poi la vita mi ha portato anche su altre strade a prendermi a cuore la visione cristiana dell'uomo (l'antropologia teologica), cioè a mostrare come il volto di Cristo s'irradi nella vita dei credenti. E, ancora, il servizio ecclesiale mi ha spinto a interessarmi della pastorale, in particolare della parrocchia, come cellula originaria dove la chiesa si dedica all'affascinante avventura di trasmettere la fede in un tempo e in un luogo. Ma il primo amore, come è noto, rimane, e il libro più importante che ho scritto è sul Crocifisso risorto: non potevo che partire da lì per entrare nel cuore del suo mistero, non staccandomi neppure di un millimetro dall'indicazione affidabile della confessione di fede pasquale. Il primo interesse, dunque, non sta solo all'inizio, non può mai essere dato per presupposto una volta per tutte, ma è come il motore originario, il cuore ardente di ogni ulteriore passo che si fa nella vita.

Così ho inteso l'invito rivoltomi come una chiamata che cercherò di onorare. Comincerò facendo scorrere davanti ai vostri occhi coloro che mi sono stati maestri. Voi sapete che per un teologo è molto importante la ricerca umile e nascosta, il tempo passato a raccogliere - quasi reliquia preziosa - i frammenti della storia della fede, bagliori che illuminano le piccole ma inesauribili pagine del vangelo. O, forse meglio, a raccogliere le testimonianze che sono quasi l'eco che ingrandisce la parola suadente di Gesù e il suo gesto prezioso, che non smettono di affascinare ogni generazione. Ma i libri sono maestri difficili, talvolta sembrano inesorabilmente chiusi e polverosi, se non v'è qualcuno che riesce ad accenderti la passione per leggervi la storia delle persone e della speranza che essi contengono. Perciò sono qui a testimoniare che io ho avuto due gruppi di maestri che mi hanno aiutato ad aprire ogni pagina, anche quelle ardue e aride, cercandovi sempre chi vi parla, la sua storia, le sue domande, le sue inquietudini, i suoi slanci e le sue cadute, e ciò di cui si parla, l'insonne ricerca del cuore di ognuno, dei bambini, dei giovani, dei papà e delle mamme, del professionista e del povero, del sofferente e dell'anziano che si chiedono: che cosa dobbiamo sperare? Due gruppi di maestri, dicevo, compagni di viaggio, che mi hanno aiutato a sudare sulle pagine difficili e a gioire su quelle che accendevano il cuore e illuminavano la mente. Al primo gruppo appartengono alcuni teologi, di cui voglio ricordare qui un maestro e amico, don Giovanni Moioli e don Luigi Serenthà: l'uno che, nel severo cammino di ricerca della verità del Signore Gesù, mi ha insegnato a cercare sempre quell'altro e quell'oltre che non stava già nella tua mano e sul tuo testo; l'altro che mi ha trasmesso la coscienza che la verità cristiana è affascinante e persuasiva, capace di attrarre il cuore di ogni uomo. E che bisogna credere di più alla sua capacità di attrarre che alla tua di comunicare, anche se don Serenthà è stato un affascinante parlatore del mistero di Dio. E il secondo gruppo - chi lo direbbe? - sono i bambini portatori d'handicap e le loro famiglie, che ho conosciuto all'interno de La Nostra Famiglia, un' associazione dedicata alla cura dell'handicap dei minori. Essi mi hanno insegnato che ogni parola, anche quella che legge il vangelo, va detta e scritta sullo spazio bianco dell' ascolto e della cura dell'uomo, del piccolo soprattutto, delle sue piaghe e delle sue ferite, talvolta uno spazio senza parole, senza segni, di fronte al quale la tua ricca biblioteca tace come se contenesse parole mute... Che, tuttavia, si popola di voci solo quando la interroghi con la mano tesa del bimbo che cerca da te prossimità, con lo sguardo di una famiglia che s'attende ascolto e che sa che non puoi dirgli e dargli di più, ma che riconosce il balsamo dell' amicizia fraterna e del tempo speso con loro. Perché la presenza e la prossimità sono come l'atmosfera in cui cominciano a ossigenarsi le nostre domande e a risplendere i nostri volti. Con questi amici non mi sono sentito solo nel rispondere alla domanda: "Chi è Gesù?". Perché è una domanda a cui non si può rispondere da soli.

I. Il tema: alla ricerca del Volto

Con questi amici ho trovato il tema. La domanda: "Chi è Gesù?" è scritta come a mano su un foglio bianco e attende un segno indicatore. È la domanda di Enzo, è la tua domanda, quella con cui sei venuto qui, attorcigliata nel groviglio di altri interrogativi. Lasciala lì in cima al foglio, scritta di tuo pugno... E ora facciamo trasparire il tema o, meglio, il metodo con cui rispondere alla domanda. La parola "metodo" (1) sembra astratta, ma ha un significato concreto: indica il "percorso" con cui cercare un tema, la "via" che conduce al traguardo, a un orizzonte più avanzato, che ti fa fare un passo in avanti. Perché in questi giorni vorrei aiutare anche te a tentare un piccolo passo. Il nostro metodo è detto semplicemente nelle parole del titolo: "Alla ricerca del Volto". Questa sarà la nostra scoperta; il cammino, il metodo, la via da percorrere è anche il nostro tema. Come cerchiamo il Signore è decisivo per trovare il Signore che cerchiamo. La ricerca di Gesù - questo è l'itinerario che io stesso ho scoperto - non è un interesse che impongo al vangelo dall' esterno per accostarmi al mistero di Cristo, ma è la "forma del vangelo". È il vangelo stesso che è scritto come un "racconto per cercare", non come un testo dove è "già tutto dato". Pensate la sorpresa! Nel testo che custodisce come teca preziosa la rivelazione piena e solare del mistero di Dio e del volto dell'uomo, la ricerca non è nascosta, azzerata, ma è la forma stessa del racconto, è il movimento con cui si può entrare sempre da capo nel suo inesauribile mistero. Come è inesauribile il segreto della tua coscienza, il cuore del fratello, l'amore della persona amata, la sofferenza del bimbo, la gioia tenera di due fidanzati, la maturità di due sposi e genitori, il sereno tramonto dell' anziano, così, e ancor di più, non si può sequestrare una volta per tutte il segreto di quell'Unico singolare che ci conduce nel cuore di Dio. Il vangelo non è un prontuario della fede, ma è la mappa perché avvenga da capo il bruciante incontro tra il tuo desiderio e il mistero di Dio! "La ricerca di Gesù come forma del vangelo"; questo è il nostro tema.

Ho preferito però dare come titolo al cammino una forma per così dire più poetica: "Alla ricerca del Volto". Alla ricerca del volto di Gesù. Il volto è a un tempo !'identità di una persona e il varco aperto sul suo segreto. Nel volto, la persona ti guarda e chiede di essere riconosciuta. Il volto è il luogo dove la persona comunica quando vuole aprirsi e rendersi accessibile, il volto è il cristallo trasparente dove brilla l'interiorità della vita o diventa uno schermo quando la persona vuole nascondersi e sottrarsi a uno sguardo invadente e indagatore. "Ricerca" e "volto" vanno insieme: un volto va cercato, un volto non può essere posseduto, o meglio può essere posseduto solo nella forma dell' affidamento. È consegnandomi ai suoi segni, alle sue indicazioni, alla sua mimica, che entro nel mistero dell' altro. È solo perché lo lascio essere, che l'altro mi viene incontro, e l'altro ha bisogno che il suo volto sia ri-conosciuto (sempre da capo) da uno che lo lascia essere, che entra in un legame di fiducia, che apre lo spazio di una relazione di fede e di fedeltà. Attenzione: questa non è una realtà che ha scoperto l'antropologia. È una realtà che è iscritta nella nostra carne: il bimbo si scopre nello specchio del volto della madre, mentre la prima volta che si riflette nello specchio di casa si spaventa, teme di vedersi per così dire raddoppiato. Il proprio volto, la propria identità scaturisce dallo sguardo di un altro, della madre che ti offre lo sguardo così come ti dona la sua vita. Non ci è mai concesso di vedere - neppure da grandi - il nostro volto: lo vediamo solo riflesso nello specchio, possiamo vederlo soltanto lasciandoci guardare, possiamo identificarlo solo lasciandoci riconoscere. E lasciandoci chiamare... Il volto è insieme il luogo del legame con l'altro e della propria identità. Già solo da questo breve accenno si vede che "volto", "ricerca" e "fede" vanno insieme. Ma, diciamolo subito sin dall'inizio, il volto sfocia in un appello, lo sguardo invita a un legame, la fede richiede fedeltà. Per questo il tema della "ricerca del volto di Gesù" implica anche che si sia disposti a mettere in gioco i nostri legami (con gli altri, con se stessi e con il proprio destino) e a mettere in moto la nostra identità. Dentro una storia e un racconto. Questo basti per la mozione degli affetti!

Partiamo da un dato sconcertante e sorprendente. Nella storia della coscienza di fede della chiesa è facile notare un contrasto paradossale: da una parte, i quattro vangeli e tutta la testimonianza del NT non hanno indugiato sulla nostra naturale curiosità di conoscere i tratti del volto di Gesù; dall' altro, la storia della fede è costellata - nell'iconografia e nell' arte musiva, nella pittura e nella scultura, ma anche nella liturgia e nella teologia, nelle immagini della letteratura, filosofia e filmografia - da una galleria impressionante di volti e figure del Cristo. Potremmo dire che alla prudenza, starei per dire alla reticenza, del NT nel disegnare i tratti somatici e fisionomici di Cristo, corrisponde l'affanno e, a tratti, la concitazione con cui la vicenda storica ha riflesso come in un'infinita galleria di specchi la luce abbagliante e inaccessibile dell'Unico che è l"'Immagine" del Dio invisibile. Sarebbe bello fare una visita ideale alla storia delle immagini e delle figure di Gesù, forse la visita più affascinante che possiamo pensare per conoscere la storia degli uomini e dei loro desideri, ma anche la nostalgia di Dio, o di qualcosa che si avvicini a lui. Questo paradosso però contiene già le traiettorie della nostra ricerca.

2. Il triplice sguardo di Gesù

Il paradosso ricordato non comporta che il NT sia silente sul volto di Gesù. C'è un aspetto del volto che il racconto evangelico predilige ed è il suo sguardo, lo sguardo di Gesù. Potremmo dire che se il NT non ci dice nulla sul colore dei suoi occhi, sulla forma dei suoi capelli, sulla configurazione del volto, sull'inflessione della voce, sulla mimica del suo viso, come avrebbe fatto ogni buon biografo e narratore appena all' altezza del suo compito, è stato invece sorprendentemente fulminante nel descrivere lo sguardo di Gesù. Lo sguardo è forse la parte più interiore del volto di Gesù, ma si potrebbe dire che è anche l'aspetto più estroverso della sua persona, il più mobile, il tratto che muta continuamente, che indica a un tempo il segreto degli affetti, dei pensieri e dei desideri e l'invito suadente, l'approccio tenerissimo o la presa di distanza tagliente nei confronti dell'interlocutore. Lo sguardo s'accompagna alla voce e anche la voce di Gesù si coniuga con la tonalità variegatissima delle parole pronunciate da lui. Gli evangeli non hanno un' attenzione per così dire psicologica alla differenza di tonalità e di parola, ma ognuno sa che non può proclamare le parole di Gesù con lo stesso tono: alcune sono solenni, altre persuasive; alcune sono durissime, altre suadenti; qualche volta egli usa il linguaggio tagliente dei profeti e dei riformatori, qualche altra la lingua trasognata dei poeti e dei mistici. La parola di Gesù fa corpo con la sua voce, è proprio il caso di dirlo: è la sua parola che si fa carne nella voce dalle infinite sfumature. Come per il suo sguardo. Lasciamoci guardare dallo sguardo di Gesù. La nostra ricerca del Volto parte da questo sguardo, si colloca dentro l'irradiazione della sua luce. Cos1 mi piace iniziare il nostro cammino. Cos1 desidero anche per voi. E per far questo vi offro brevemente tre immagini: lo sguardo di Gesù che chiama e perdona, lo sguardo di Gesù sul mondo, lo sguardo di Gesù sul Padre.

Lo sguardo di Gesù che chiama e perdona è quello che più s'è impresso nell'esistenza delle persone. Come non ricordare lo sguardo fisso che ama il giovane ricco: "Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: 'Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi'" (Mc 10,21). Credo che molti credenti, da Antonio abate in avanti, non avrebbero seguito !'invito pressante di Gesù se non fossero stati accompagnati, in ogni stagione della vita e in ogni epoca della storia, dal suo sguardo penetrante e struggente. Eppure nessuno fa mai notare il paradosso di questo testo: lo sguardo di Gesù che è andato incontro all'insuccesso, è stato il paradigma di un'ininterrotta storia di chiamate, con cui molti hanno voluto quasi sostituirsi nel posto raggiunto da quello sguardo senza risposta. Molti credenti hanno seguitato a leggere il brano sentendo che l'invito era rivolto a loro. Pochi versetti dopo leggiamo: "Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: 'Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!'''. Per sentire l'evangelista concludere: "Ma Gesù, guardandoli, disse: 'Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio'" (Mc 10,23.27). La chiamata può essere ascoltata solo dentro uno sguardo, o meglio nasce da un lasciarsi guardare e amare. E come non sentire lo sguardo di Gesù che perdona, quando incontra Pietro nel cortile del sommo sacerdote: "Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: 'Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte'" (Lc 22,61). Il Signore va diritto per la sua strada verso la croce, ma prima si volta verso Pietro, perché si ricordi che nessuno, anche quando la paura o il compromesso ci fa nascondere prima a noi stessi che a Lui, resta escluso dallo sguardo di Gesù. Solo così si può avere il coraggio di passare a vita nuova.

Lo sguardo di Gesù sul mondo è ancora più sconvolgente. Dopo anni in cui liquidavo il testo di Matteo sui gigli del campo e sugli uccelli del cielo (Mt 6,25-34// Lc 12,22-32) come un brano di troppo facile poesia, a un certo punto mi ha colpito la profondità di questo brano evangelico. Mi è brillato davanti agli occhi lo sguardo di Gesù che m'invitava a uno sguardo nuovo sul mondo: "Guardate gli uccelli del cielo ... Osservate come crescono i gigli del campo..." (Mt 6,26.28). Gesù guarda la realtà e spinge a osservarla con i suoi stessi occhi. Egli riprende lo sguardo di Dio di Genesi ("E Dio vide che ogni cosa era buona") e ci incalza a guardare/osservare. Ora il suo invito è rivolto agli ascoltatori (discepoli/folla): essi possono "vedere" la creazione mediante il "suo" sguardo. 10 sguardo di Gesù rivela il mondo non come gettato-là, ma come donato. L'incanto di queste parole affascinanti di Gesù chiede di accendere uno sguardo nuovo e insieme antico sul mondo, ricuperando la meraviglia originaria (il thaumazein degli antichi). 10 sguardo di Gesù ci fa procedere oltre: "eppure il Padre vostro celeste li nutre!" (v. 26), "eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro!" (v. 29). Il mondo rivela una cura amorevole e lo splendore di una gloria che fa porre la domanda sulle sue origini. È solo ripartendo dallo stupore e dall'esclamazione, dal debito impensato da cui sorge il nostro essere-nel-mondo, che è possibile far sorgere l'interrogativo: perché c'è qualcosa? Anzi Gesù precisa questa domanda: essa non riguarda la questione del "perché c'è qualcosa piuttosto che il nulla?" (Leibniz-Heidegger). Questa è una formula che ha inaridito lo stupore iniziale, anche se resta la domanda delle domande! Gesù ci dice che bisogna portare alla parola lo splendore che "veste" il mondo e la cura amorevole del Padre vostro che lo "nutre". Non è un caso che i due verbi usati siano quelli della "nutrizione" e del "vestire", in cui occorre riconoscere "di più" del cibo e del vestito materiale. Gesù invita a scoprirvi la cura e lo splendore del "Padre" nostro ("eppure il Padre vostro!"), che egli ci comunica in modo definitivo ("eppure io vi dico!"). Il suo appello al Padre nostro che nutre gli uccelli del cielo, e ancor più il suo "ma io vi dico", che "Dio veste così i gigli e l'erba del campo" con uno splendore e una sapienza maggiore di quella di Salomone, accendono anche uno sguardo nuovo sul mondo come" creazione". Se lo "sguardo" di Gesù ci fa risalire allo splendore della cura del Padre per il mondo, ancora di più alla fine del brano matte ano la parola di Gesù rappresenta il vertice della sua "visione": "Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta" (Mt 6,32-33). La maniera in cui i pagani si occupano del mondo così, sottoponendolo ad essere la riserva di uno sfruttamento indiscriminato che assoggetta l'uomo al suo lavoro, è contrapposta da Gesù alla cura preveniente di Dio: "il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno". Tuttavia questo atteggiamento non rende l'uomo passivo, quasi un fannullone in attesa di un intervento provvidenzialista. Il fatto che Dio "sa che ne avete bisogno" libera il cuore e la mano dell'uomo per la "ricerca del Regno e della sua giustizia", nella cui luce il mondo ("tutte queste cose") ci viene dato in aggiunta, vale a dire donato in sovrabbondanza. Occorre "cercare il Regno e la sua giustizia", cioè bisogna affidarsi al senso del mondo che è quello di condurci a scoprirne il Donatore, e ad abitare la relazione con lui. Anche lo sguardo di Gesù sulla realtà ci dice l'importanza della nostra ricerca del volto di Gesù. Vedremo che il brano parallelo di Luca (Lc 12,22-32) sarà al centro del nostro cammino.

Infine, lo sguardo di Gesù sul Padre. Non abbiamo comprensibilmente molti squarci su questo aspetto, ma sono tutti decisivi. Mi piace immaginare Gesù che, alzando gli occhi al cielo (Matteo ha un incipit generico; Luca: "In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito santo"), proclami il suo inno di giubilo: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sl, o Padre, perché cosl è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt II,25-27). La piena rivelazione del mistero del Figlio e del Padre è cresciuta lungamente dentro lo sguardo della preghiera, che gli evangelisti ricordano moltissime volte. Giovanni lo afferma esplicitamente con la sua espressione caratteristica: "Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: 'Padre, è giunta l'ora, glorifica il tuo Figlio'" (Gv 17,1, ma anche II,4 I). 10 sguardo sul mistero del Padre è la sorgente segreta a cui si alimenta lo sguardo di Gesù che chiama e perdona, lo sguardo di Gesù sulle cose, sui gesti e sul cuore degli uomini (d. l'episodio dell'obolo della vedova: "vide alcuni ricchi ... vide anche una vedova povera: Lc 21,1-4).

3. L'unico volto e le molte immagini

Lo sguardo di Gesù è dunque il primo luogo di accesso al suo volto. Eppure dicevamo del paradosso tra la mancanza di un volto certo di Gesù e il proliferare dei molti volti lungo la storia della fede e della cultura. Bisogna che sostiamo un po' su questo paradosso. Le immagini con cui si è rappresentato il Cristo sono praticamente incalcolabili: la sua effigie ha preso il volto dell'umano ideale di ogni tempo. La proiezione su Gesù di esperienze, idee e persino di filosofie, tipiche di un'epoca, colpisce in modo sorprendente. Basti ricordare, da un lato, il Cristo glorioso degli orientali, rivestito con gli abiti dell'imperatore e, dall' altro, il Cristo scarnificato e trucidato delle acqueforti di Rouault, con il volto sfigurato. Si pensi all'intensità del Cristo di Giotto, alla trasparenza di quello del Beato Angelico, alla vivacità di quello di Masaccio, all'impassibile bellezza dei cristi di Raffaello (niente meno dell'immagine di un signore del Rinascimento), al Cristo morente nella serena Pietà romana di Michelangelo o al sublime non finito della Pietà Rondanini. O, infine, alla potenza espressiva del Cristo giudice, ancora con le piaghe del Crocifisso, della cappella Sistina. E poi si scorra la letteratura: Dante, Petrarca, su su fino a Dostoevskij, Pasternak, per giungere ai nostri Caproni, Pomilio, Luzi, eccetera. Mille immagini, infinite figure, in cui si esprimono insieme la proiezione del desiderio umano e la ricerca del volto autentico di Cristo. Le stesse teologie sottendono immagini diverse di Cristo. È un'esperienza affascinante anche solo una scorsa ai ritratti più importanti di questa galleria storica: Ireneo, Origene, Agostino, Leone, Tommaso, Francesco; e poi ancora Cusano, Erasmo, Lutero, Pascal, Barth, Bonhoeffer, Guardini, Rahner, von Balthasar. Bisognerebbe anche ricordare il contrasto tra il fascino che Cristo ha prodotto negli ultimi secoli e il risultato ottenuto, spesso cosl arbitrario e sognante. Tutti i nomi più noti del pensiero fanno passerella: Spinoza, Rousseau, Lessing, Kant, Hegel, Schleiermacher, Feuerbach, Marx, Kierkegaard, Proudhon, Strauss, Renan, Nietzsche. E poi, nel Novecento, gli accostamenti tormentati e i silenzi espressivi di Heidegger, Bergson, Blondel, Sartre, ]aspers, Weil, Marcel, Bloch e la lunga teoria dei marxisti incontro a Cristo (2).

Questo ci può sconcertare: l'assenza del volto di Cristo ha portato la storia quasi a farlo scomporre in una miriade di figure. Appare chiaramente che la figura di Cristo si dà nel prisma delle attese umane. È evidente che esperienza, tradizione, arte e pensiero rappresentano come un enorme gioco di proiezione sul Cristo dei desideri, delle attese e dei progetti di ogni uomo, gruppo o epoca storica. La proiezione non è subito un fatto sconveniente, perché non si può esprimere l'oggetto dell'esperienza e conoscenza che a partire dal proprio mondo di immagini, valori e idee. L'esperienza cristiana, con tutto il suo complesso di devozione, arte, pensiero, ha mantenuto vivo il ricordo promettente di e su Gesù. Il nostro stesso linguaggio e l'immaginario attuale sarebbero impensabili se non li si colloca nel grande fiume di questa tradizione. Si scopre qui un aspetto inevitabile del nostro rapporto con Cristo: ogni generazione si appropria in forme sempre nuove del ricordo di Cristo, come qualcosa di vitale, di irrinunciabile, di decisivo per la propria vicenda e per la storia degli uomini. E perciò lo esprime in immagini!

4. Il volto autentico e il vangelo quadriforme

Il gioco incrociato delle proiezioni sembra porci una domanda pressante: "Qual è l'immagine autentica di Gesù?". Occorre dire con chiarezza che è un'illusione pensare di poter saltare tutta la tradizione per andare a distillare, come in provetta, il Gesù autentico. La questione dell'immagine autentica di Gesù è delicata: qui voglio solo evitare l'ingenuità di chi pensa che prendendo in mano il vangelo si possa sfilare quasi in filigrana una sorta di quintessenza del Cristo" autentico". Tutta la ricerca sul Gesù storico, giustamente necessaria per dire che questi quattro libretti ci parlano di una storia e non di un'idea o di un simbolo, ci mostra anche la sua radicale insufficienza3. La verità di Gesù (il suo volto!) non ci è accessibile - come vedremo anche nel vangelo di Luca - se non attraverso il prisma della risposta credente, di quei credenti della prima ora, Marco, Matteo, Luca, Giovanni, e poi di quelli che sono seguiti, tra cui svetta Paolo. Il documento incontestabile di questo fatto è che Gesù di N azaret ci è dato in un vangelo quadri/orme. Quello che viene ritenuto uno svantaggio per le differenze e talvolta le incoerenze che vi sono tra i testi, mi sembra che sia anzitutto un "caso singolare" della letteratura mondiale: dell'unica storia, della stessa vicenda si danno ben quattro attestazioni, convergenti sui tratti essenziali. Ormai oltre duecento anni di critica storica hanno certificato la solidità di questa conclusione, non - come si dice - nonostante le differenze dei testi, ma proprio attraverso di esse.

Tutto ciò però ci lascia ancora con la nostra domanda sul volto "autentico" di Gesù. Trovo, allora, quasi un segno nel fatto che nessun vangelo ce ne descriva l'aspetto esteriore perché nessuno, né oggi né domani, possa afferrarlo come sua proprietà. Allora preferisco farmi accompagnare dagli amici di Gesù. Dietro questa decisione c'è una scelta teorica che spiego brevemente. Essi non hanno avuto paura di raccontare, ciascuno "secondo" il suo racconto (di Marco, di Matteo, di Luca e di Giovanni), l'unico volto del Signore. Dopo la prima stesura (che di solito si fa risalire a Marco), gli altri avrebbero potuto solo proporre delle aggiunte, dei materiali nuovi, dei racconti inediti. Nulla di tutto ciò. E anche in presenza di un racconto già concluso (Matteo e Luca conoscevano almeno una stesura del vangelo di Marco), essi hanno incominciato da capo un racconto completo, con la coscienza che ciascuno dovesse narrare di nuovo l'unico volto di Gesù (cf. Lc 1,3: "così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza £in dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teo£i1o"). Perché tutto questo? Qual è la sapienza teologale che vi si nasconde? La risposta più semplice è già stata anticipata sopra. L'identità di un volto si dà dentro molti legami. L'identità di Gesù avviene nella risposta credente dei suoi discepoli. Come Gesù non ha lasciato nulla di scritto se non i labili segni sulla sabbia davanti alla donna peccatrice, perché ciò che egli ha detto è stato scritto dalla penna di coloro che lo hanno conosciuto e lo hanno seguito, così non ha lasciato tracce del suo volto, né di quello esteriore, né di quello interiore (anche quello della Sindone ne è un... negativo), se non attraverso la quadruplice attestazione degli evangelisti. Se, come abbiamo detto, c'è una stretta connessione tra "volto", "ricerca" e "fede", questa non è solo la "realtà" che cerchiamo, ma anche il "modo" in cui la raggiungiamo. °, meglio, in cui anche oggi possiamo affidarci a Lui. Trovo sorprendente - forse la forma di credibilità più alta - che questo "cammino" (questo "metodo") sia anche il principio generatore del vangelo: la ricerca di Gesù non è solo un tema del vangelo, ma ne è anche il suo motore segreto. Come il vangelo è nato, così è stato scritto e così va anche letto, perché ogni lettore futuro possa viverlo come la ricerca del volto di Gesù!

[1] Il termine greco méthodos deriva da meta (attraverso) e hod6s (via): "via attraverso cui giungere a un fine"; Devoto-Oli: méthodos = ricerca, indagine.

[2] Cf. X. Tilliette, Filosofi davanti a Cristo [1989], Queriniana, Brescia 19912

[3] Anche l'ultimo decennio registra imponenti ricerche in questa direzione: G. Theissen - A. Merz, Der historische Jesus. Ein Lehrbuch, Vandenhoeck & Ruprecht, G6ttingen 1996 (tr. it.: Il Gesù storico. Un manuale, Queriniana, Brescia 1999); J. P. Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, Queriniana, Brescia 2001, 2002, 2003 (BTC Il7, 120, 125); G. Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea. Un'indagine storica, EDB, Bologna 2002.