PICCOLI GRANDI LIBRI   FRANCO GIULIO BRAMBILLA

Chi è Gesù?
alla ricerca del volto

EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE

La mappa della ricerca.

IL VOLTO, LO SGUARDO E LE IMMAGINI DI GESÙ
1. Il tema: alla ricerca del Volto
2. Il triplice sguardo di Gesù
3. L'unico volto e le molte immagini
4. Il volto autentico e il vangelo quadriforme

LA RICERCA DI GESÙ COME FORMA DEL VANGELO DI LUCA
1. L'inizio e la fine
2. Galilea e Gerusalemme
3. In viaggio verso Gerusalemme
4. Al centro: la ricerca del regno di Dio

Primo episodio.

"PERCHÉ MI CERCAVATE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (I GENITORI): Lc 2,39-52

1. Il racconto e la struttura
2. La sapienza e la grazia
3. Gerusalemme e la Pasqua
4. I tre momenti della ricerca
5. La prima (e l'ultima) parola di Gesù nel vangelo
6. Ritorno a Nazaret
Primo ascolto.
IL MISTERO DI NAZARET
1. L'inizio della ricerca: !'incubazione della Parola
2. La direzione della ricerca: Gerusalemme e la Pasqua
3. I tempi della ricerca: perdere, non trovare, ricercare
4. La prima tessera del volto di Gesù

Secondo episodio.

"E LE FOLLE LO CERCAVANO..."
LA RICERCA DI GESÙ A CAFARNAO DA PARTE DELLE FOLLE: Lc 4,42-44
1. Gesù a Cafarnao e la ricerca delle folle
2. Gesù si sottrae alle folle
3. La ricerca spasmodica delle folle
4. La seconda autopresentazione di Gesù
Secondo ascolto.
IL BISOGNO DELLE FOLLE
1. La ricerca che nasce dal bisogno
2. Sottrazione e disorientamento
3. Il desiderio della ricerca del Regno

Terzo episodio.

"E CERCAVA DI VEDERLO"
ERODE CERCA DI VEDERE GESÙ: Lc 9,7-9
1. La ricerca di Gesù da parte di Erode
2. Le opinioni per sentito dire su Gesù
3. La domanda di Erode e il desiderio di vedere Gesù
4. L'esito della ricerca di Erode
Terzo ascolto.
IL NULLA DI UNA RICERCA REMOTA
1. Una ricerca per sentito dire
2. L'attesa miracolistica separata dalla vicenda di Gesù
3. Lo smascheramento del nulla della ricerca

Quarto episodio.

"CERCATE PIUTTOSTO IL REGNO DI DIO"
GESÙ MAESTRO DI RICERCA DEL REGNO: Lc 12,22-32
1. Gesù maestro di ricerca sulla via verso Gerusalemme
2. I due ammonimenti di Gesù
3. Lo sguardo di Gesù
4. Piuttosto cercate il regno di Dio
Quarto ascolto.
LA RICERCA ASSOLUTA DEL REGNO
1. "La tua grazia vale più della vita"
2. Di tutte queste cose si preoccupano i pagani
3. Cercate anzitutto il Regno!
4. Il Padre vostro celeste darà lo Spirito...!

Quinto episodio.

"IL FIGLIO DELL'UOMO È VENUTO A CERCARE E SALVARE"
ZACCHEO CERCA DI VEDERE GESÙ ED È CERCATO DA LUI: Lc 19,1-10
1. La duplice ricerca che s'incontra
2. Il parallelismo tra il cieco nato e Zaccheo
3. La ricerca di Zaccheo
4. La casa dell'incontro
5. La ricerca del Figlio dell'uomo
Quinto ascolto.
LA RICERCA COME INCONTRO
1. L'uomo è cercatore di Dio
2. Dio è cercatore dell'uomo in Gesù
3. Il luogo dell'incontro tra le due ricerche
4. La ricerca dell'incontro e come incontro
5. Un incontro pasquale anticipato

Sesto episodio.

"PERCHÉ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E IL VIVENTE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (LE DONNE) AL SEPOLCRO: Lc 24,1-12
1. Il quadro del capitolo 24 di Luca
2. Le donne al sepolcro
3. L'apparizione angelica e l'annuncio della resurrezione
4. La reazione delle donne e l'annuncio agli Undici
Sesto ascolto.
IL VOLTO DEL VIVENTE
1. La ricerca ripresa e il luogo della memoria
2. Il corpo sottratto e la conversione della speranza
3. Perché cercate tra i morti? Non è qui!
4. Il Vivente è il Crocifisso!

La configurazione della ricerca.


"DUE DISCEPOLI CAMMINAVANO E CERCAVANO INSIEME"
PER IL LETTORE FUTURO: Lc 24,13-35
1. La cornice: sul cammino in fuga da Gerusalemme
2. La presenza assente: la meraviglia incredula
3. La ripresa memoriale: la libertà credente dinanzi alla dedizione incondizionata
4. La dimora: si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero
5. Il ritorno testimoniale: la comunità, segno reale per ogni uomo

 

Primo episodio

"PERCHÉ MI CERCAVATE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (I GENITORI) 
Lc 2,39-52

Iniziamo il nostro cammino con il primo testo che ci presenta la ricerca di Gesù da parte dei "suoi", i genitori (2,39-52), corrispondente all'ultimo brano dove pure è a tema la ricerca dei "suoi", le donne (24,1-12). La determinazione di tempo è la stessa, la Pasqua, nel primo testo solo menzionata, anche se è il motivo del pellegrinaggio di Maria e Giuseppe, mentre nel secondo brano è il cuore del racconto, anzi il vertice del racconto globale, del vangelo stesso. Vi è la medesima specificazione di luogo, a Gerusalemme, qui "nel tempio", nell'episodio finale "al sepolcro". Inoltre in entrambi gli episodi Gesù è oggetto diretto della ricerca, non è trovato da chi lo cerca se non in un secondo tempo; i genitori e le donne devono comprendere qualcosa di nuovo, perché è in gioco l'identità di Gesù (in Lc 2 l'annuncio anticipato del suo segreto personale, in Lc 24 il compimento della sua persona come il Vivente). Tanto basta per accostarci con interesse al nostro testo.

Si tratta di un racconto di rivelazione/velamento, nel senso che il gioco tra il narratore, i protagonisti e i lettori configura differenti situazioni di rivelazione e di reazione/risposta, sia all'interno del brano, sia per la strategia del nostro cammino di ricerca nel vangelo.

1. Il racconto e la struttura

Il racconto conosciuto come "ritrovamento di Gesù al tempio" è un episodio, in tutto il NT, "unico" sotto il profilo del contenuto, "singolare" sotto il profilo redazionale, "prefigurativo" sotto il profilo narrativo.

Unico perché si tratta del solo testo che ci parla di Gesù a Nazaret nei trent' anni della sua vita "nascosta": è l'unico racconto che ci toglie la curiosità di sapere che cosa abbia fatto e chi sia stato Gesù nei primi trent' anni, a esclusione degli episodi dell'infanzia dove Gesù non è direttamente soggetto di un agire. Eppure la dimora a Nazaret è attestata, sia per la sua famiglia, sia per la conoscenza dei suoi compaesani; cf. Lc 4,22: "Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: 'Non è il figlio di Giuseppe?'''; ma si veda soprattutto l'episodio dai forti tratti arcaici di Mc 6,1-3: "Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: 'Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?'. E si scandalizzavano di lui". Questo del ritrovamento di Gesù al tempio è tuttavia l'unico episodio che alza il velo sul mistero di Nazaret, ma è per così dire giocato in trasferta, a Gerusalemme!

Singolare sotto il profilo redazionale, perché questo testo e la sua collocazione sono un rompicapo per gli esegeti, tanto che dal punto di vista della tradizione viene considerato un inserimento tardivo. Perché, da un lato, l'episodio s'iscrive molto bene, osservando alcuni elementi (personaggi, situazioni, tempio, Gerusalemme) e l'atmosfera (obbedienza alla legge), nei vangeli dell'infanzia di Lc 1-2, tanto che Schurmann lo definisce il "finale maestoso di tutto il preludio [al vangelo] di Lc 1-2"; ma, dall'altro, sotto il profilo letterario il nostro testo è un masso erratico. Lc 1-2 sono due capitoli gioiello, perché sono costruiti con una sapiente orditura, come peraltro Luca si era ripromesso di fare: "scrivere un resoconto ordinato" (Lc 1,3). I primi due capitoli di Luca sono costruiti su tre dittici: dittico delle annunci azioni a Zaccaria e a Maria (A: 1,5-25 // A': 1,26-38); dittico delle nascite di Giovanni Battista e di Gesù (B: 1,57-80 Il B': 2,1-40); più controverso è il terzo dittico degli incontri, secondo alcuni, di Maria con Elisabetta e di Maria con Simeone e Anna. Quindi - conclude l'esegeta Manzi - "dall'intera struttura parallelistica del vangelo dell'infanzia si staglia per la sua unicità l'episodio del ritrovamento di Gesù al tempio (2,41-52)". È un episodio che dal punto di vista redazionale non ha corrispondenza negli episodi dell'infanzia di Giovanni e già per questo rivela la sua singolarità.

Prefigurativo l'episodio appare, invece, sotto il profilo della configurazione narrativa, cioè della trama del racconto evangelico. Come abbiamo detto all'inizio, esso si colloca in una posizione strategica: l'episodio ha una funzione "cerniera" tra il vangelo dell'infanzia (Lc 1-2) e il vangelo del ministero di Gesù in Luca (Lc 3-24); d'altra parte svolge una funzione "prefigurativa" rispetto alla conclusione del vangelo di Luca (Lc 24), perché fa il paio con la ricerca diretta e appassionata delle donne al sepolcro. Quindi non è solo, come diceva Schurmann, il "finale maestoso del preludio", ma è il "tema principale dell'ouverture" che sarà ripreso con tutte le variazioni nel seguito del vangelo. Appunto il nostro "tema": la ricerca di Gesù. In conclusione, è la configurazione narrativa che rende meglio ragione dell'unicità e singolarità del brano, ma la spiega dando avvio al tema della ricerca di Gesù nel gioco con la ricerca degli altri personaggi e con la nostra ricerca di lettori futuri. Eccoci dunque in cammino!

La struttura del racconto e la dinamica della narrazione è relativamente semplice. L'episodio si snoda con una dinamica perfetta - Luca è un narratore consumato - perché, come si vede dal testo riportato, il racconto ha una struttura concentrica, facile da riconoscere, e un climax narrativo ascendente che culmina nella dichiarazione misteriosa, che prefigura il senso della missione di Gesù, il primo tratto del suo volto che dobbiamo cercare.

a) Compimento della legge e ritorno a Nazaret

39 Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.

b) Ritornello della crescita

40 Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

A] Genitori, la Pasqua, Gesù: Maria e Giuseppe non s'accorgono

41 I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza; 43 ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.

B] Perdita e ricerca (narrata) di Gesù

44 Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

A'] Ritrovamento e reazioni

46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 47 E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48 Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse:

B'] Perdita e ricerca ( dialogata) di Gesù

"Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angoscia ti, ti cercavamo". 49 Ed egli rispose: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo essere nella (dimora) del Padre mio?". 50 Ma essi non compresero le sue parole.

a') Compimento della legge e ritorno a Nazaret

51 Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

b') Ritornello della crescita

52 E Gesù cresceva in sapienza, età (maturità) e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Indico solo il risultato della lettura del testo: il Gesù cercato, perso e ritrovato (B: momento narrato), viene perso di nuovo come "figlio" di Maria e Giuseppe e deve essere ricercato come figlio "del Padre suo" (B': momento dialogato). Così la ripetizione dei due momenti centrali del brano (B e B') mette sull' avviso il lettore: attenzione, non si tratta di una semplice scappatella, come succede a molti nel passaggio adolescenziale, ma il dialogo ne interpreta il senso teologico e cristologico, ponendo in vantaggio il lettore rispetto "ai suoi" (i genitori) che lo hanno ritrovato, ma non hanno compreso il senso del ritrovamento. Nel gioco tra narratore, personaggi e lettore, alla conclusione del brano il lettore è in vantaggio. E come se ci fosse all'inizio del vangelo un patto tra narratore e lettore, attraverso il quale noi veniamo collocati nella condizione di ricerca. È come se Luca ci dicesse:

Gesù proferisce la sua prima parola, una solenne autodichiarazione sulla sua missione; tu lettore, che hai già sentito dagli angeli: "Oggi vi è nato nella città di David un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc 2,11), ora mettiti per strada, ricerca in che rapporto è questo ragazzo non solo con i suoi genitori, ma con Dio, che qui è chiamato "Padre mio". Ma è un vantaggio che Luca dà al lettore per cercare e per seguire, per cominciare l'affascinante cammino della ricerca e del discepolato. Gesù e Maria (con Giuseppe) tornano a casa, Gesù rimane sottomesso; Maria, che con Giuseppe non aveva compreso, serba e custodisce queste parole. È la seconda volta che Maria viene ricordata come colei che "serbava" (un verbo frequentativo: "continuava a custodire") nel suo cuore "queste parole" (2,19; 2,51): così il lettore può stare accanto a lei per seguirla lungo il cammino, perché a sua volta deve comprendere e ricordare.

Passo ora alla lettura analitica del testo, presentando non tutti gli elementi, ma solo quelli che interessano il tema della ricerca, per far risaltare le note di quello che abbiamo chiamato il "tema principale" della ricerca, che viene suonato alla fine dell' ouverture e come ingresso nella grande sinfonia del vangelo di Luca. Riprendo le cinque note del motivo principale.

2. La sapienza e la grazia

Gesù viene presentato (a - b) nel contesto di una famiglia pienamente fedele a tutta la Torà: "Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore" (2,39), nello spazio familiare di Nazaret. La conclusione del vangelo dell'infanzia riporta Gesù a Nazaret nell'ambito della sua famiglia dentro una spiritualità giudaica di piena fedeltà alla legge. Nazaret (la famiglia) e la Torà (la religiosità ebraica) sono dunque il punto di avvio di Gesù.

E anche il nostro! Egli parte dalla cerniera dell'A T: "la legge e i profeti fino a Giovanni; da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno 'fa violenza' per entrarvi" (Lc 16,16). Nazaret rappresenta i primi dodici anni (e anche quelli seguenti l'episodio) di vita di Gesù. La parola di Dio che si fa bambino è

tutta nel quadro della famiglia di Nazaret e della religiosità giudaica. Su questo quadro vengono disegnati, a brevi colpi di pennello, i tratti di Nazaret: "Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui" (2,40). A differenza di Giovanni Battista di cui si dice: "Il bambino cresceva e si fortificava" (1,80), qui Gesù viene caratterizzato dalla "sapienza" e dalla "grazia" (che ritorneranno uguali nel sommario conclusivo). Sono due termini cari a Luca: il primo, la sapienza (Lc 6x, Mt 4X e Mc IX), è sempre riferito a Gesù o alla sua azione e sembra identificarsi con lui (7,35), una sapienza ben più grande di quella di Salomone (I 1,3 I); il secondo, la grazia (8x, ancor più tipico di Luca, assente dagli altri sinottici), indica la presenza dello Spirito, già disceso su Maria "piena di grazia" (1,28.30), e anticipa poi le "parole di grazia" (4,22) che Gesù pronuncerà.

3. Gerusalemme e la Pasqua

L'azione (A) prende avvio collegandosi al contesto precedente perché, da un lato, presenta i genitori di Gesù fedeli alla legge (Dt 16,16) e alla spiritualità ebraica ("si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua... secondo l'usanza": 2,41.42), ma, dall'altro, introduce l'elemento di novità che dà avvio al racconto: "Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo" (2,42). V'è quindi la ripresa di gesti della tradizione religiosa: i due genitori, qualificati come "suoi" (di Gesù), la salita ripetuta, ogni anno, a Gerusalemme, alla festa di Pasqua. È un piccolo tratto (il pellegrinaggio pasquale) che alza il velo sulla fedeltà di Gesù con la sua famiglia alla spiritualità ebraica (ci dice come viveva e pregava Gesù) 1. L'attenzione è sui genitori, ma essi cominciano a far da sfondo a Gesù. Con lui prende avvio propriamente il racconto: "Quando egli ebbe dodici anni...". L'usanza del pellegrinaggio annuale (kat' étos: 2,41) fa da pista di lancio per aprire la ricerca della singolarità di Gesù. Nel vangelo dell'infanzia il lettore ne ha già saputo abbastanza della singolarità di questo bambino, ma questa conoscenza è stata una rivelazione dall' alto, ora invece comincia la ricerca dal basso. Qui prende avvio la trama narrativa adombrata in quel "vi salirono di nuovo", quasi in forma nuova, perché ormai sta capitando qualcosa di nuovo. Dove capiterà? A Gerusalemme e a Pasqua, nel luogo del tempio e nel vertice della religiosità ebraica. Su questo sfondo ben piantato nella fede di Israele (il narratore parla di un salire, di un terminare dei giorni, e di un ritornare: "vi salirono di nuovo... trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno": due participi e un infinito nel testo greco!), si staglia l'azione di Gesù ("il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme": 2,43). Egli resta a Gerusalemme, all'insaputa dei "suoi" ("senza che i genitori se ne accorgessero"). Gesù si separa in modo spaziale (non è più con i suoi) e diventa l'oggetto della ricerca, ma la separazione spaziale sembra anche una separazione di valore (non sta più sottomesso a loro, come comanda la Torà, prende un' altra strada, per seguire l'intenzione radicale della volontà di Dio). Ancora una volta il lettore è in vantaggio rispetto ai personaggi (i genitori), sa che Gesù non si è perduto, ma èrimasto a Gerusalemme, mentre i genitori non lo sanno e lo cercheranno nella direzione sbagliata... Il lettore sembra parteggiare per Gesù, ma per il momento anche lui deve cercare, non sa perché Gesù è rimasto a Gerusalemme!

4. I tre momenti della ricerca

Ora il racconto (B - A' - B') si dipana in tre scene: la ricerca (vv. 44-45), il ritrovamento (vv. 46-47), il dialogo (vv. 48-50).

La ricerca (vv. 44-45) di Gesù è fatta dai genitori, ma ormai il racconto (persino tacendo il soggetto) enfatizza "lui", oggetto della ricerca (" credendolo ... si misero a cercar lo ... non avendolo trovato ... tornarono in cerca di lui"): è emozionante questa ricerca a cui partecipiamo anche noi lettori (dentro una fiducia tradita ["credendolo"], Gesù viene cercato - non trovato - ricercato): "lui" (ben quattro volte) è l'oggetto diretto della ricerca! Anche la scansione temporale suggerisce la direzione: una giornata nella carovana e dopo tre giorni a Gerusalemme! Gesù - il lettore comincia a impararlo - non può essere trovato che a Gerusalemme! I genitori, finito il pellegrinaggio intimato dall'antica alleanza, è come se dovessero re-iniziare un nuovo pellegrinaggio verso Gerusalemme, quello della nuova e definitiva alleanza che porta Gesù fuori dal tempio, dove viene ritrovato, perché lui è il nuovo tempio.

Il ritrovamento (vv. 44-45): i genitori (e il lettore) ritrovano Gesù dove non se l'aspettano. Introdotto da un'espressione solenne: "e avvenne" (kaì eghéneto: 2,46), "dopo tre giorni" Gesù fu ritrovato nel tempio. Vorrei che ci fermassimo su questi aspetti, che si imprimessero nella mente e nel cuore del lettore . La suspense narrativa ha un primo momento di riposo: c'è l'evento inaspettato, si tratta di un ritrovamento, avviene dopo tre giorni, queste notizie non potranno che rimanere impresse come una traccia nel cuore del lettore (ad esse si darà risposta solo nell'episodio delle donne ["i suoi"] al sepolcro!). È la prima scena di interno: Gesù è in mezzo ai dottori nel tempio, il suo ritrovamento fa tirare un sospiro (ai genitori e al lettore) , ma subito apre una domanda: che cosa mai farà lì e che cosa starà dicendo loro? Anche per il lettore che sapeva più dei genitori cominciano le sorprese: egli ritrova Gesù dove non se lo aspettava, in una condizione non del tutto strana, come un buon discepolo che interroga e ascolta i maestri. Ma presto il lettore è chiamato dal narratore a farsi presente tra gli astanti e anche lui a meravigliarsi per l'acutezza di domande e risposte: "E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte" (2,47). Alla fine rimane colpito dallo stupore dei genitori (che pure dovevano conoscerlo bene...). Così anche la seconda scena del ritrovamento resta sospesa: ormai i protagonisti (Gesù, i genitori, i presenti e il lettore) sono tutti sulla stessa linea, e così il narratore è pronto a condurli al centro del racconto.

Il dialogo è introdotto da un: "sua madre gli disse" (2,48). È sorprendente vedere come, sia in questo testo che nell'episodio di Cana (Luca e Giovanni hanno molte parentele), è la "madre sua" (di Gesù) a sciogliere l'azione, mediante il dialogo, in entrambi i casi con un esito che chiude l'episodio al presente, ma che per l'aspetto essenziale rinvia al futuro 2.. . La madre chiama Gesù non "figlio" (hyios), ma "bambino mio" (téknon), gli fa sentire la dipendenza materna, la sua relazione d'origine, si rivolge al "piccolo suo". Maria (e Giuseppe) lo ritrovano, ma non lo riconoscono più, non solo perché sembra aver loro tolto qualcosa ("perché ci hai fatto così?"), ma perché sembra essersi sottratto lui stesso come figlioletto alla relazione parentale: non lo trovano più come "figlio proprio" ("tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo"). Maria - come ogni donna - mette davanti il padre e dice che insieme non riescono più a riconoscerlo come figlio, gli sta scappando come figlio, e questo tocca il loro essere padre e madre! L'angoscia di Maria fa riascoltare una nota grave e misteriosa già suonata poco prima nel vangelo, la profezia di Simeone fatta a Maria: "a te una spada trafiggerà l'anima" (2,35).

Su questa angoscia - dove Gesù è di nuovo perso come figlio, e va di nuovo ricercato - il dialogo giunge al suo vertice, ma anche il racconto giunge al cuore della sua dinamica narrativa. Ora parla Gesù.

5. La prima (e l'ultima) parola di Gesù nel vangelo

La "prima parola" di Gesù (B') nel vangelo di Luca è fatta da una domanda provocante, seguita da una domanda retorica. La prima domanda riprende alla lettera, come fanno spesso gli adolescenti, l'espressione di Maria: "Perché mi cercavate?". La seconda, retorica, sottintende una risposta affermativa che tutti devono dare ("non sapevate?": chi deve sapere? I genitori certamente, ma la frase è aperta anche verso il lettore futuro...). Certo, i genitori (e il lettore ancora di più) hanno assistito agli episodi dell'infanzia, hanno visto cose di cui rimanere più che sorpresi, hanno sentito parole dall' alto, dall' angelo (dell' annunciazione e del Natale), dalle schiere angeliche, da Simeone (e Anna) per attendersi un futuro sorprendente da questo ragazzo. Poi però sembrava che tutto fosse tornato nella normale vita di una famiglia ebrea a Nazaret. Ecco che le prime parole di Gesù hanno di che apparire sorprendenti, proprio perché da un lato si appellano a un "non sapevate?" , ma dall' altro hanno un contenuto provocante. Egli deve "essere nelle cose (en tois) del Padre mio" (toù patros mou). Finalmente è come se apparisse il "titolo" della nostra ricerca sul volto di Gesù: qui abbiamo il "titolo di testa", e poi vedremo che il "titolo di coda" sarà il medesimo, non solo perché l'ultima parola di Gesù parlerà del Padre, anzi al Padre ("Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito": 23,34), ma anche perché le ultime parole di Gesù risorto contengono la stessa espressione: "Manderò la promessa del Padre mio (toù patros mou) su di voi" (24,49). Appare qui la piena corrispondenza tra la rivelazione di Gesù del volto di Dio, come il Padre suo, e la sua identità come colui che sta in relazione al Padre. È la prima prefigurazione del volto di Gesù come di colui che è en tois, "nella casa" (si adatta bene al contesto), "presso", "nelle cose" del Padre. Il senso spaziale sembra il più facile, ma è anche possibile il senso funzionale (dedicato alle cose divine) e il senso associativo (tra coloro che appartengono/servono). Probabilmente - al di là della discussione esegetica -l'espressione è volutamente ambivalente, aperta: nella nostra prospettiva narrativa questo assume maggior valore. Il narratore fa notare che i genitori "non compresero la parola (tò rhema) che aveva detto loro", anticipando ciò che accadrà altre volte ai dodici, ai discepoli (cf. 9,45; r8,34: dopo il secondo e il terzo annuncio della passione). Anche il lettore deve cominciare a trovare il suo posto. Egli che sa molte cose dai vangeli dell'infanzia, si trova davanti a questa misteriosa dichiarazione di Gesù: pensa che se Maria (con Giuseppe) non ha compreso, come potrà capire lui che è distante dagli avvenimenti? Non potrà che seguire la dinamica narrativa. Concludiamo: la prima parola di Gesù produce uno "spiazzamento" dei due personaggi protagonisti (e del lettore): "Non sapevate che devo (del) essere in ciò che è del Padre mio?". Egli si richiama a quel "devo", al disegno divino, che risuonerà ancora alla fine con i due discepoli di Emmaus ("spiegò loro che il Cristo 'doveva' patire per entrare nella gloria": 24,26-27). Finalmente il vangelo è a una svolta: non è più l'angelo, né lo Spirito, né il profeta, ma è Gesù stesso che si autodichiara. Il titolo "figlio" dato a Gesù nei vangeli dell'infanzia, comincia ad accendersi in questa forma indiretta, ma evidentissima, sulla bocca di Gesù ("nella dimora del Padre mio"). Si noti: tutto ciò detto davanti ai suoi genitori...

6. Ritorno a Nazaret

L'ultima nota del tema principale (a' - b') della nostra ouverture è facile da riconoscere. Per il lettore si danno due notizie rassicuranti. La prima: i genitori "non compresero la parola che aveva detto loro" (2,5°). Il lettore non deve temere perché non tutto è subito chiaro, l'importante è che egli cominci a seguire! La seconda: il narratore rassicura che Gesù "partì con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso", suggerendo che non è sta- ,

to un colpo di testa, ma uno squarcio sul futuro! Anche tu lettore torna a Nazaret, per ripartire con Gesù. Una cosa il lettore può fare già da adesso: stare con la "madre sua" (la madre resta sempre tale!) e (continuare a) conservare (diaterezn è all'imperfetto frequentativo: custodire attraverso il tempo) tutte le parole/vicende (rhema, davar) nel "suo" cuore. Sono parole e vicende che danno a pensare: è una non-comprensione che mette in ricerca, Maria e il lettore insieme! Quando Luca 24 inviterà al "ricupero memoriale", esso non potrà avvenire come "ricordo memoriale" (retroattivamente), se prima non è accaduto un "custodire che cerca" (anticipatamente). C'è un luogo simbolico per sperimentare questo: il cuore della madre di Gesù!

L'episodio si chiude con il replay del ritornello della crescita: Gesù "avanzava in sapienza, età (maturità) e grazia, presso Dio e gli uomini" (2,52: le due varianti rispetto a 2,40 sono l'età e il "davanti a Dio e agli uomini"). È la seconda fase del mistero di Nazaret, dopo questa parentesi che ha aperto uno squarcio sul futuro.

[1] Cf. R. Aron, Come pregava l'ebreo Gesù, Mondadori, Milano 1988.

[2] Sul vangelo di Giovanni cf. il mio "Pate quello che vi dirà", in Esercizi di cristianesimo, Vita e Pensiero, Milano 2000, pp. 2II-224.

 

Primo ascolto

IL MISTERO DI NAZARET

Il tema di questa prima icona della nostra ricerca del volto di Gesù è il mistero di Nazaret. Sembra un paradosso: un brano tutto dislocato su Gerusalemme ci introduce al segreto di Nazaret. Sì, perché a Nazaret non è ambientato nessun racconto e gli evangelisti si limitano ad alcune indicazioni sommarie. Eppure è il periodo più lungo della vita di Gesù, un tempo che ogni biografo, per l'attenzione che oggi si porta agli inizi e alla giovinezza del proprio protagonista, avrebbe narrato a piene mani. Ma il vangelo non è - in questo senso - una biografia! Entriamo anche noi, come da dietro le quinte, nel mistero di Nazaret.

1. L'inizio della ricerca: l'incubazione della Parola

Il mistero di Nazaret è tutto concentrato in quel ritornello, introdotto dalla frase del ritorno a casa: "Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui" (2,39-40). Il segreto di Nazaret parla del mistero di Gesù in un modo singolare. Formuliamolo in modo semplice: Gesù, la Parola che viene dall' alto, il figlio del Padre, si fa bambino, cresce come un ragazzo in una famiglia, assume la nostra umanità, diventa come uno di noi. Così diciamo spesso a Natale, e questo fatto suscita la nostra tenerezza. Vedere il "figlio dell' Altissimo" vestire i panni della fragilità, della povertà, nascere dal grembo della Vergine, abitare una famiglia che l'evangelista colloca nel solco degli 'anawim, dei poveri di ]HWH, vederlo accompagnato da pastori e personaggi che esprimono la parte migliore della speranza di Israele, tutto ciò suscita in noi la nostalgia che ogni uomo sente nascere dentro di sé a Natale. Questo, però, non è il mistero di Nazaret, quello dell'infanzia di Gesù che ha affascinato Teresa di Lisieux e Charles de Foucauld. Anche queste figure spirituali hanno dovuto prestare la loro psicologia e la loro esperienza per vivere il mistero di Nazaret come mistero del nascondimento e del silenzio! Questa non è che la superficie del mistero di Nazaret, ne è come la teca che nasconde un segreto prezioso.

Gesù, la Parola che è nel seno del Padre, il Figlio unico, non solo si fa il figlio della Vergine, diventa uno di noi, ma cresce nella "sapienza e nella grazia", riceve la propria umanità come uno di noi, anzi la assume come il figlio singolare del Dio dei Padri. Ecco allora il segreto di Nazaret. Diciamolo con una frase un po' alta, per poi rileggerlo nella concretezza del panorama di Nazaret: Gesù, la Parola di Dio in persona, si è sottoposto a una lunga incubazione nelle fibre della nostra umanità (trent' anni), perché fosse possibile che il ministero della parola/azione di Gesù (in soli tre anni) facesse quasi esplodere dal di dentro il linguaggio umano, abilitandolo a diventare il tramite della Parola di Dio. Le parole di Gesù, le sue immagini, la sua insuperata capacità di guardare i campi, il contadino che semina, la messe che biondeggia, la donna di casa, il pastore che ha perso la sua pecora, il padre e i suoi figli, il pescatore che raccoglie a riva i pesci, la sua sorprendente tendenza a raccontare, paragonare, immaginare, pregare nella e con la vita, da dove vengono se non dall' humus, dalla terra e dall'immersione nella vita brulicante di Nazaret? Per questo Nazaret è il luogo dell'umiltà e del nascondimento: lì la parola si nasconde, lì il seme scende nel grembo della terra e muore per portare poi (in tre soli anni) molto frutto, tutto il dono Dio! Questo è il mistero di Nazaret!

Quanto abbiamo detto, però, non è ancora collocato bene nella dinamica del racconto che abbiamo ascoltato: bisogna fare uno sforzo maggiore di precisione. Gesù viene presentato nell'ambito della sua famiglia dentro la spiritualità giudaica di piena fedeltà alla legge. La famiglia e la legge sono i due contesti dove Gesù cresce in sapienza, lui che è la sapienza stessa, più grande di Salomone (1I,31), e dove la grazia di Dio dimora sopra di lui, quella grazia che ha riempito la Vergine ("piena di grazia"). Bisognerebbe conoscere bene la famiglia ebraica e la religiosità giudaica, una religione domestica e una famiglia patriarcale, per comprendere tutto il lavorìo di incubazione della parola di Dio. Anzi, il lettore attento che è giunto a questo punto del vangelo sa molto di più e si sorprende per i due ritornelli della dimora a N azaret, si meraviglia che Gesù cresca in sapienza, maturità e grazia davanti a Dio e agli uomini, stando sottomesso ai suoi genitori e, con loro, alla legge. Il lettore ha ascoltato dal vangelo dell'infanzia di Luca parole sorprendenti sul bambino che sta nascendo. Ascoltiamole di seguito perché sono impressionanti e non possono non rimanere impresse nel lettore. Dalla bocca dell'angelo annunciante ha sentito proclamare: "Sarà grande e chiamato Figlio dell' Altissimo", "il Signore Dio gli darà il trono di David suo padre", "regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine" (1,32-33); "Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio" (1,35); Elisabetta ha esultato: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?" (1,43); Zaccaria ha cantato nel suo inno: "Tu ... andrai innanzi al Signore a preparargli le strade", "per cui verrà a visitarci dall' alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte" (1,76.78-79); e poi, ancora, la voce dall'angelo del Natale: "Oggi vi è nato nella città di David un salvatore, che è il Cristo Signore" (2, 11); e, infine, la profezia di Simeone: "I miei occhi han visto la tua salvezza... luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele" (2,30.32); "Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione" (2,34); e di Anna: "parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme" (2,38). Fino al versetto precedente, il lettore ha sentito cose sorprendenti su questo bimbo; si noti tutte proposte come rivelazione dall' alto o sulla bocca di una proclamazione profetica, sotto la mozione dello Spirito. Anche al lettore verrebbe da dire: "Che sarà mai questo bambino?". Ed ecco invece il mistero di Nazaret: il figlio dell' Altissimo, il discendente di David, il Salvatore atteso, la luce delle genti, la gloria di Israele s'immerge nelle strade di Nazaret per imparare il linguaggio umano, per assumere la religiosità del suo popolo, per sillabare le preghiere di Abramo e di Mosè, per cantilenare il Salterio di David, per assorbire la sapienza di Salomone. Per trent'anni! Questo è il mistero di Nazaret.

Ecco, allora, il primo tratto della nostra ricerca del volto di Gesù, senza la quale tutto il resto perde di forza e vigore: Gesù ha imparato, gustato, assorbito a Nazaret, mediante un'interminabile incubazione, la grammatica della nostra umanità, la lingua madre di Maria, la religiosità familiare, l'attesa di Israele, la speranza delle genti. La Parola di Dio ha imparato la grammatica e la sintassi dell'esperienza umana, dentro una serie interminabile di legami. I legami instaurati con tutta la schiera di personaggi che sfilano a Betlemme e a Nazaret: gli 'anawim, i poveri di Israele, Zaccaria ed Elisabetta, Maria e Giuseppe (con la sua silente presenza), i pastori, i presenti e familiari, Simeone e Anna, il popolo della promessa. E, su tutto, l'interminabile schiera di angeli che accompagnano, interpretano, annunciano e cantano gloria. Vorrei che si sentisse quasi fisicamente che Gesù si inabissa nella storia del suo popolo, ne attraversa tutti i legami. Per due lunghi capitoli rimane oggetto di attese, cure, annunci, presenza, gioia, movimento, trepidazione.

E ora il lettore avverte che il mistero di Nazaret riguarda anche lui: egli non può mettersi per strada "alla ricerca del Volto", se non si colloca dentro una storia, un popolo, una spiritualità, un' attesa, una lingua madre che lo ha generato. Questo è per ciascuno di noi il mistero di Nazaret: c'è un aspetto che riguarda solo Gesù, la lunga incubazione che il figlio del Padre ha vissuto e sperimentato dentro il linguaggio umano e dentro la storia del suo popolo; c'è un aspetto che però tocca ciascuno di noi, perché anche noi non siamo stati generati solo una volta, ma continuiamo ad essere generati. Anche noi diventiamo ciò che abbiamo ricevuto. Il mistero di Nazaret - vorrei dirlo nel modo più provocante - è anche per noi la famiglia e la religiosità, le nostre radici e la nostra gente. Non c'è nessuna avventura della vita che non parta da ciò che abbiamo ricevuto: la vita, la casa, l'affetto, la lingua (madre), la fede e le forme religiose con cui s'esprime. Questa è la nostra umanità e la sapienza che ci è donata. Tutto il cammino che potremo fare nell'esistenza fino alla vette del mistero di Dio, o alla dedizione sconfinata verso il fratello, viene da questo linguaggio originario. La nostra umanità è forgiata da questa grammatica di base, con le sue ricchezze e le sue povertà, a cui bisogna essere grati e che Gesù non ha avuto paura di attraversare. Questa grazia contiene una promessa che ci fa prendere il largo.. .

2. La direzione della ricerca: Gerusalemme e la Pasqua

Per questo anche la nostra ricerca del volto di Gesù non può prendere avvio che da qui, dalla nostra umanità, dal debito di gratitudine che abbiamo nei confronti della vita, dalla trama dei legami in cui essa è cresciuta. Da qui prende avvio 1'azione e il racconto, la direzione della ricerca. Essa ha un luogo e un tempo, Gerusalemme e la Pasqua, prima per Gesù e poi per noi. Voglio far notare che il movimento di salita a Gerusalemme avviene insieme, i genitori e Gesù. I genitori per primi, ogni anno, ripetutamente, salgono alla città santa, per la festa di Pasqua, nel cuore della fede ebraica. Anche Gesù, quando diventa adulto (al compimento del dodicesimo anno, quando il giovane ebreo diventa bar mizwà, figlio del precetto, con i diritti e i doveri che la Legge gli conferisce), parte con i suoi genitori. Non può partire che da loro e con loro il pellegrinaggio a Gerusalemme, l'avventura della missione. Anzi il ministero e la missione di Gesù inizia dentro una famiglia, nel solco della religiosità di un popolo, nello slancio dell' attesa ardente di Israele. Occorrerebbe fermarsi a fare una composizione di luogo con i salmi e la preghiera di Israele che attende, che invoca, che spera la venuta di JHWH nel suo tempio (cf., ad esempio, MI 3,r). Nel grembo del suo popolo, seguendo i suoi genitori, con i legami di Nazaret, Gesù va per la prima volta a Gerusalemme. I genitori vi salirono "di nuovo" secondo l'usanza (katà tà éthos), ma ora in forma nuova, perché non sarà un anno come gli altri. Tutto sembra come uno degli altri anni, ma c'è una novità: Gesù passa alla vita adulta. Ho fatto notare, nel capitolo precedente, che su questo sfondo si staglia per la prima volta l'azione di Gesù. L'agire di Gesù può delinearsi persuasivamente solo dentro questo salire insieme: è l'ultima volta così, perché Gesù sinora è stato come una presenza silenziosa nella famiglia di Nazaret, quasi la protesi di Maria e Giuseppe. Certo Gesù, dopo, ritornerà sottomesso ancora per quasi vent' anni, ma ormai non sarà più come prima. Il cerchio silente della famiglia e l'umile negozio del carpentiere, la pochezza impressionante di Nazaret, l'orizzonte luminoso di Galilea, dopo l'episodio di Gesù dodicenne, si sono squarciati, per i genitori, per i parenti e... per il lettore. Gesù rimane a Gerusalemme, non sta più con i suoi, resta nel tempio, non sta più sottomesso ai genitori come intima la Torà, deve prendere la sua strada proprio per dare compimento alla volontà di Dio espressa nella Legge: Gerusalemme, la Pasqua, il tempio sono i segnavia del suo destino, della sua missione. Per Luca e per il lettore di ogni tempo. Come ho fatto notare, il lettore a questo punto è in vantaggio, non può interpretare la sosta di Gesù a Gerusalemme come fuga, come un colpo di testa adolescenziale. Sa che Gesù non si è perso, sa che Gesù è rimasto, ma anch'egli non sa dove e non sa perché. S'innesca così il meccanismo della ricerca. Anche noi si deve partire, tornare a Gerusalemme con Maria e Giuseppe.

3. I tempi della ricerca: perdere, non trovare, ricercare

Si introducono ora la dinamica della ricerca e il tempo della ricerca. La dinamica è fatta di tre aspetti: un perdere, un non trovare e un ri-cercare. Il tempo attraversa due momenti: prima cerca nella direzione sbagliata (nella carovana), poi arrischia di cercare in un' altra direzione (tornando sui propri passi). La lettura del testo ha messo in luce con dovizia di particolari che l'evangelista enfatizza la ricerca di Gesù. Sembra un viaggio avventuroso a un appuntamento "dopo tre giorni", a un punto d'incontro, che il lettore riconosce subito connotato in modo pasquale, per il luogo e per il lasso di tempo di tre giorni. È una sorta di ricerca anticipata, di Pasqua in miniatura, prefigurazione dell' altra ricerca, ancora da parte dei suoi, quando dopo tre giorni bisognerà cercare il corpo del Signore, ben altrimenti perso, non più ritrovato (al sepolcro), e ricercare di nuovo in altra direzione. Dinamica e tempo della ricerca spingono a ritornare a Gerusalemme in modo nuovo.

Il ritrovamento avviene dove nessuno (né genitori, né lettore) s'attende. Dov'è Gesù? Il ritrovamento nel tempio, per i genitori, fa tirare un respiro di sollievo; invece per il lettore ha il tono della sorpresa, perché Gesù è lì in mezzo ai dottori. Mentre i genitori sembrano rasserenati per aver ritrovato il figlio, il lettore è intrigato nel vederlo che ascolta e interroga. E Luca, il narratore, fa notare ai presenti (alla scena e al racconto): "E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte" (2,47). La scena raggiunge il suo acme: suscita lo stupore, rinnova la meraviglia per questo ragazzo, lo stesso stupore che il lettore ha già provato all'annunciazione, a Natale, alla presentazione al tempio. Ma ora è una nuova meraviglia e un nuovo stupore, perché proviene non più da una rivelazione angelica o profetica, ma dall' azione di Gesù in carne e ossa. Ora i genitori e il lettore sono pronti ad ascoltare la prima parola di Gesù.

Vorrei farvi sostare per un attimo sui momenti e i tempi della ricerca. La loro concitazione non deve nascondere che essi rappresentano una costante nella vita dell'uomo, nella storia di ogni avventura, con cui la lingua ricevuta, le forme della religiosità e della fede trasmesse, devono essere accolte e fatte proprie. Per Gesù è giunto il momento di passare alla vita adulta, anzi di anticipare la missione futura. L'adolescenza è una nostra invenzione, e nel postmoderno sta diventando una condizione "dilazionata", "prorogata", o per qualcuno persino "interminabile" della vita di un ragazzo e di un giovane. È bello vedere che anche per Gesù, pur nella brevità narrativa di tre giorni, questo tempo ha comportato un "sottrarsi" (e un essere perso da parte dei genitori), un "non essere trovato" perché cercato nella direzione sbagliata (nella carovana, ancora nell' ambito del grembo generante), e ha richiesto una "nuova ricerca" che porta in direzione opposta a Nazaret, verso Gerusalemme, verso il luogo del "suo esodo" (come dirà Luca alla trasfigurazione: "Mosè ed Elia ... parlavano della sua dipartita [éxodos] che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme": 9,31). Il lettore, dunque, mentre sosta sull' affannosa ricerca di Gesù, sente che ora comincia a muoversi anche il proprio cammino: non solo alla ricerca del volto di Gesù, ma anche della propria identità. Mentre egli ha riconosciuto il debito dell'origine, il grembo dove Gesù e ogni uomo impara a sillabare il mistero della vita, ora deve cercare con Gesù e come Gesù la direzione del proprio cammino, la propria destinazione a Gerusalemme e alla Pasqua. Anche questo è il mistero di Nazaret. Nazaret non è uno spazio chiuso, ma porta con sé una ferita non rimarginabile, è uno spazio da cui bisogna partire, è una radice che esige di crescere. E più la radice è profonda, più l'albero cresce rigoglioso. Gesù, che è stato radicato a Nazaret per trent' anni, ha disteso in soli tre anni i rami frondosi del mistero di Dio sulla terra arsa, le foglie lussureggianti per dare refrigerio al cuore dell'uomo.

4. La prima tessera del volto di Gesù

A questo punto siamo pronti per ascoltare la prima parola di Gesù, a contemplare la prima icona della sua immagine o, se vogliamo usare una metafora più coinvolgente, a raccogliere la prima tessera del suo volto. Non è un caso che la prima parola di Gesù sia come strappata dalla sua bocca e abbia il tono - dicevamo - della risposta impudente e imprudente di un adolescente! Non dobbiamo però troppo psicologizzare il racconto, che resta in ogni caso di una straordinaria attualità, anche dal punto di vista del linguaggio. Il dialogo nel quale svetta la prima autodichiarazione di Gesù è sorprendentemente moderno. La prima formulazione misteriosa dell'identità di Gesù, la prima tessera del puzzle del suo volto, il primo squarcio sul suo insondabile mistero, sgorga come uno zampillo di sorgente dal grembo dei legami familiari. La "madre sua" è ancora una volta il detonatore che scioglie la rivelazione del mistero. Proviamo a ritradurre per sentire il sapore dell'espressione: "Bambino mio (téknon), frutto del mio grembo, generato nelle viscere della famiglia di Nazaret, perché ci hai fatto così?". Vorrei che onorassimo per un momento il mistero della maternità e paternità: dare la vita, con tutti i suoi doni, comporta un lasciar essere, un "lasciar andare", un saper perdere la vita. Come esclama Clemente Rebora: "Quanto morir perché la vita nasca!". La generazione è l'approssimazione più alta al "donare la vita per gli amici, di cui non c'è amore più grande" (Gv 15,13). Gesù non può partire e "amare i suoi sino alla fine" se non è lasciato andare. Gesù "deve" andare "per essere nelle cose del Padre suo", ma può farlo solo se riceve il suo essere filiale come un dono che lo lascia partire. Ciò crea angoscia nei suoi genitori ("Tuo padre e io, angosciati") per la perdita del figlio come bambino. Il ragazzo va ricercato di nuovo, e va ritrovato in modo nuovo ("ti cercavamo": continuavamo a cercarti!). La ricerca rinnovata da parte "dei suoi" apre un tema di grande suggestione nel vangelo di Luca. Proprio "i suoi" , coloro che lo conoscono, non possono che ricercarlo sempre di nuovo, non possono darlo per scontato. La conoscenza di Gesù non è un possesso sicuro, non avviene una volta per tutte. "Cercare Gesù" non può voler dire afferrarlo, ma significa seguirlo; cercare Gesù comporta di essere afferrati da lui, di diventare suoi discepoli nel grande viaggio che lo porterà a Gerusalemme.

La prima parola di Gesù corregge a un tempo la ricerca sbagliata ("Perché mi cercavate [così}?") e apre il cuore "dei suoi" alla ricerca che lascia essere e lascia andare ("Non sapevate che io devo essere... ?"). Il lettore resta impietrito, così come resta sorpreso di fronte alle parole di Gesù a Cana, rivolte alla madre: "Che ho da fare con te, o donna?" (Gv 2,4). La donna madre deve sapere come si genera, sa che appartiene alla sua vocazione materna lasciare andare, generare nella sofferenza della separazione l'uomo nuovo! La prima parola di Gesù si richiama al "sapere" proprio dei genitori, a quella sapienza che è iscritta nel dare la vita, nel gesto rischioso in cui bisogna essere disposti a mettere a repentaglio ogni cosa, perfino se stessi, tutto ciò che i genitori (e gli educatori) possono donare. E anche il figlio che riceve la vita impara il rischio che dovrà correre, perché dovrà scegliere il dono che ha ricevuto come una cosa buona da spendere a sua volta per altri. Così la vita trasmessa viene ricevuta e ridonata. Sul sapere della generazione, sulla drammatica che tale conoscenza mette sempre in atto (quanto morir perché la vita nasca) s'innesta la prima autorivelazione del mistero di Gesù: sufficientemente misteriosa da rimandare oltre e ad altro, ma anche chiaramente determinata nell'indicare il segreto di Gesù: egli è colui che deve essere nelle cose (nella dimora) del Padre. Gesù è definito dalla sua relazione a Dio, anzi dalla sua dedizione al Padre! Questo è il segreto di Gesù, anticipato e iscritto dentro il mistero di Nazaret. Per ora non possiamo aggiungere altro.

Conclusione: il lettore nel cuore di Maria. Il testo ha l'intenzione manifesta di spiazzare i suoi (i genitori e il lettore) . Lascia aperto un interrogativo che dà da pensare e invita a seguire. Anzi, ci colloca nel cuore di Maria che non comprende, ma che "conserva" tutte queste parole che danno da pensare e questi fatti che chiedono di seguire. Al termine del primo episodio alla ricerca del volto di Gesù, dobbiamo uscire dalle nostre certezze e attenderei che il racconto ci proponga altri passi e ci trasporti oltre noi stessi alla ricerca di Gesù. Per ora anche il lettore ritorna con Gesù, Maria e Giuseppe a Nazaret. Dovrà porsi tra Gesù che sta sottomesso ai suoi e Maria che conserva tutte queste cose facendole germinare nel suo cuore. Dovrà abitare ancora per venti lunghi anni il mistero di Nazaret!