PICCOLI GRANDI LIBRI  FRANCO GIULIO BRAMBILLA

Chi è Gesù?
alla ricerca del volto

EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE

La mappa della ricerca.

IL VOLTO, LO SGUARDO E LE IMMAGINI DI GESÙ
1. Il tema: alla ricerca del Volto
2. Il triplice sguardo di Gesù
3. L'unico volto e le molte immagini
4. Il volto autentico e il vangelo quadriforme

LA RICERCA DI GESÙ COME FORMA DEL VANGELO DI LUCA
1. L'inizio e la fine
2. Galilea e Gerusalemme
3. In viaggio verso Gerusalemme
4. Al centro: la ricerca del regno di Dio

Primo episodio.

"PERCHÉ MI CERCAVATE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (I GENITORI): Lc 2,39-52
1. Il racconto e la struttura
2. La sapienza e la grazia
3. Gerusalemme e la Pasqua
4. I tre momenti della ricerca
5. La prima (e l'ultima) parola di Gesù nel vangelo
6. Ritorno a Nazaret
Primo ascolto.
IL MISTERO DI NAZARET
1. L'inizio della ricerca: !'incubazione della Parola
2. La direzione della ricerca: Gerusalemme e la Pasqua
3. I tempi della ricerca: perdere, non trovare, ricercare
4. La prima tessera del volto di Gesù

Secondo episodio.

"E LE FOLLE LO CERCAVANO..."
LA RICERCA DI GESÙ A CAFARNAO DA PARTE DELLE FOLLE: Lc 4,42-44

1. Gesù a Cafarnao e la ricerca delle folle
2. Gesù si sottrae alle folle
3. La ricerca spasmodica delle folle
4. La seconda autopresentazione di Gesù
Secondo ascolto.
IL BISOGNO DELLE FOLLE
1. La ricerca che nasce dal bisogno
2. Sottrazione e disorientamento
3. Il desiderio della ricerca del Regno

Terzo episodio.

"E CERCAVA DI VEDERLO"
ERODE CERCA DI VEDERE GESÙ: Lc 9,7-9
1. La ricerca di Gesù da parte di Erode
2. Le opinioni per sentito dire su Gesù
3. La domanda di Erode e il desiderio di vedere Gesù
4. L'esito della ricerca di Erode
Terzo ascolto.
IL NULLA DI UNA RICERCA REMOTA
1. Una ricerca per sentito dire
2. L'attesa miracolistica separata dalla vicenda di Gesù
3. Lo smascheramento del nulla della ricerca

Quarto episodio.

"CERCATE PIUTTOSTO IL REGNO DI DIO"
GESÙ MAESTRO DI RICERCA DEL REGNO: Lc 12,22-32
1. Gesù maestro di ricerca sulla via verso Gerusalemme
2. I due ammonimenti di Gesù
3. Lo sguardo di Gesù
4. Piuttosto cercate il regno di Dio
Quarto ascolto.
LA RICERCA ASSOLUTA DEL REGNO
1. "La tua grazia vale più della vita"
2. Di tutte queste cose si preoccupano i pagani
3. Cercate anzitutto il Regno!
4. Il Padre vostro celeste darà lo Spirito...!

Quinto episodio.

"IL FIGLIO DELL'UOMO È VENUTO A CERCARE E SALVARE"
ZACCHEO CERCA DI VEDERE GESÙ ED È CERCATO DA LUI: Lc 19,1-10
1. La duplice ricerca che s'incontra
2. Il parallelismo tra il cieco nato e Zaccheo
3. La ricerca di Zaccheo
4. La casa dell'incontro
5. La ricerca del Figlio dell'uomo
Quinto ascolto.
LA RICERCA COME INCONTRO
1. L'uomo è cercatore di Dio
2. Dio è cercatore dell'uomo in Gesù
3. Il luogo dell'incontro tra le due ricerche
4. La ricerca dell'incontro e come incontro
5. Un incontro pasquale anticipato

Sesto episodio.

"PERCHÉ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E IL VIVENTE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (LE DONNE) AL SEPOLCRO: Lc 24,1-12
1. Il quadro del capitolo 24 di Luca
2. Le donne al sepolcro
3. L'apparizione angelica e l'annuncio della resurrezione
4. La reazione delle donne e l'annuncio agli Undici
Sesto ascolto.
IL VOLTO DEL VIVENTE
1. La ricerca ripresa e il luogo della memoria
2. Il corpo sottratto e la conversione della speranza
3. Perché cercate tra i morti? Non è qui!
4. Il Vivente è il Crocifisso!

La configurazione della ricerca.


"DUE DISCEPOLI CAMMINAVANO E CERCAVANO INSIEME"
PER IL LETTORE FUTURO: Lc 24,13-35
1. La cornice: sul cammino in fuga da Gerusalemme
2. La presenza assente: la meraviglia incredula
3. La ripresa memoriale: la libertà credente dinanzi alla dedizione incondizionata
4. La dimora: si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero
5. Il ritorno testimoniale: la comunità, segno reale per ogni uomo

Secondo episodio

"E LE FOLLE LO CERCAVANO..."
LA RICERCA DI GESÙ A CAFARNAO DA PARTE DELLE FOLLE

Lc 4,42-44

Il secondo testo è un brano esemplare, perché conclude la giornata "tipo" di Gesù. Luca presenta 1'azione di Gesù a Cafarnao come una giornata modello. Il piccolo brano si colloca alla fine e al culmine del grande proemio narrativo del vangelo di Luca, che comprende i primi quattro capitoli (1,5-4,44): ne costituisce quasi il traguardo. Così come alla fine dei capitoli dell'infanzia era emerso il tema della ricerca, nel brano conclusivo del ritrovamento di Gesù al tempio (2,39-52 a conclusione di Lc 1-2), il tema della ricerca riappare al termine della prima grande sezione del vangelo, con alcune caratteristiche assai simili. È un brano che pure parte da un'azione di Gesù; Gesù è poi oggetto di una ricerca reiterata, di un ritrovamento; infine, il testo approda ancora a un pronunciamento di Gesù. Egli - come vedremo - preciserà la prima dichiarazione che abbiamo ascoltato nel tempio con una formulazione che pure si richiama al piano/volontà (dei) di Dio e rinvia alla Pasqua come piena rivelazione del disegno di salvezza. Cambiano i personaggi, non sono più "i suoi", ma "le folle". Il clima è quello intenso ed entusiasta della prima fase del ministero di Gesù.

Dopo il brano del ritrovamento di Gesù, i cc. 3-4 hanno un carattere introduttivo al suo ministero. Il capitolo 3 è molto ordinato: collocato dentro una preziosa cornice storica, c'è il racconto della predicazione di Giovanni Battista, nel quale viene innestato il battesimo di Gesù (3,1-22), e poi segue la genealogia ascendente di Gesù (3,23-38). Il capitolo 4 è pure articolato in tre nitidi quadri: le tentazioni di Gesù ("Gesù... fu condotto dallo Spirito nel deserto": 4,1-13), la prima predica di Gesù a Nazaret (4,16-30: "Si recò a Nazaret, dove era stato allevato" [v. 16]; è l'ultimo ritorno in patria, che si conclude con la fuga di Gesù: "egli, passando in mezzo a loro, se ne andò" [v. 30]), l'attività taumaturgica a Cafarnao (4,31-41). Al termine di questo quadro si trova il secondo episodio della ricerca (4,42-44): esso costituisce quasi la sintesi della prima fase del ministero, che potremmo intitolare: la presentazione di Gesù. Mi introduco con due osservazioni iniziali: una sul contesto del brano, l'altra sulla struttura del testo; e poi propongo tre momenti di lettura del testo.

1. Gesù a Cafarnao e la ricerca delle folle

Il nostro testo sulla ricerca è inserito in un quadro che presenta la prima uscita di Gesù: essa dunque ha un valore esemplare, dopo la prima (e ultima) predicazione a Nazaret. Il quadro complessivo della predicazione a Cafarnao si articola come segue. Essa è organizzata attorno a due sommari, uno di apertura (4,31-32) e uno di chiusura (4,42-44), che fanno da cornice a tre azioni di Gesù: la guarigione in giorno di sabato di un indemoniato, la guarigione della suocera di Pietro in casa, 1'attività taumaturgica presso la folla. Come si vede dallo schema seguente, il nostro testo, con il tema della ricerca, sigilla l'attività a Cafarnao.

A. Sommario introduttivo: insegnamento in Galilea,

reazione della gente e motivazione - hoti - (4,31-32).

B. La guarigione dell'uomo "indemoniato" (4,33-37).

C. La guarigione della suocera di Simone (4,38-39).

B'. Le guarigioni della gente e gli "indemoniati" (4,40-41).

A'. reazione di Gesù e motivazione - hoti - (4,42-44).

Sommario conclusivo: predicazione in Giudea.

Il secondo testo sulla ricerca si colloca alla fine della giornata di Cafarnao e della prima grande sezione del vangelo che presenta Gesù (cc. 1-4: non sono ancora intervenuti i discepoli). Inoltre il nostro testo chiude anche la giornata di Cafarnao, iniziata "il sabato" (4,31) e terminata "al calar del sole" (v. 40). Il piccolo racconto sembra dar avvio a un'altra giornata (v. 42: "Sul far del giorno uscì"), ma evidentemente all'evangelista basta averne abbozzata una. Anzi l'enfasi sulla ritirata di Gesù sembra voler evitare una sua ripetizione. La prima presentazione a Cafarnao ha un suo valore esemplare e Luca la chiude con un sommario che dice il senso della missione di Gesù: è qui che riappare il tema della ricerca! Il nostro brano ha una struttura semplicissima: un'azione con cui Gesù si sottrae, la ricerca affannosa della folla per trattenerlo, la dichiarazione di Gesù. Dal punto di vista della dinamica narrativa il nostro episodio è molto simile a quello del ritrovamento al tempio, ne è quasi la forma miniaturizzata: azione di Gesù con cui si allontana, ricerca affannosa e non ritrovamento, pronunciamento di Gesù, introdotto con le stesse parole ("egli però disse loro"). Il brano ha un climax che conduce alla seconda autodichiarazione solenne di Gesù, introdotta ancora da un "io devo", "bisogna". Propongo di seguito il commento a questi tre momenti.

A La sottrazione da parte di Gesù

42 Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto.

B La ricerca da parte delle folle per trattenerlo

Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro.

A' La dichiarazione di Gesù

43 Egli però disse: "Bisogna (deì) che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato" .

Gesù se ne va oltre

44 E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

2. Gesù si sottrae alle folle

Il lettore si trova alla fine di una sezione ampia ed emozionante, la presentazione del personaggio sembra completa (infanzia, prima dichiarazione nel tempio, attività del Battista, battesimo di Gesù, genealogia, tentazioni, giornata inaugurale a Nazaret, giornata esemplare a Cafarnao , terminata con il "calar del sole"). Sembra, dunque, completato un ampio quadro al cui centro campeggia Gesù, che sperimenta già un primo bagno di folla. A questo punto s'attende un nuovo inizio, ciò che avverrà effettivamente dopo, con la chiamata dei discepoli. Ma il giorno sembra ripartire: "Sul far del giorno" (v. 42). Questo nuovo inizio è in realtà un sigillo: è solo per indicare il senso di ciò che è avvenuto, pone il suggello alla prima grande sezione del vangelo di Luca. Il lettore, l'illustre Teofilo (amico di Dio), a cui è dedicato/indirizzato il vangelo, deve fermarsi un momento per raccogliere sulla cornice di chiusura la seconda autodichiarazione di Gesù, sulla sua missione e sul suo mistero. L'evangelista gli ripropone il tema della ricerca.

Il testo aggiunge: "uscì e si recò..." ("uscendo si diresse...", la stessa espressione è ripresa quando Gesù si reca nell' orto degli ulivi: 22,39), e continua: "... in un luogo deserto (eis éremon topon)". L'ultima espressione richiama il brano della moltiplicazione dei pani, quando i dodici si avvicinano a Gesù e gli dicono: "Congeda la folla... perché siamo in un luogo deserto (en erémo topo)" (9,12). Anche là vi è la folla, il luogo deserto e Gesù che parla del "regno di Dio". A differenza di Marco (1,35), che parla del ritirarsi di Gesù in un luogo deserto, di buon mattino, per pregare, qui Luca (che pure ha a cuore il tema della preghiera) evita l'accenno, forse perché sia univoco il motivo del ritirarsi di Gesù: egli vuole sottrarsi alla presa della folla che intende sequestrarlo. Dal contesto, anzi, può nascere persino l'impressione che - a differenza di Marco - Gesù abbia esercitato la sua attività tutta la notte, abbia guarito se non tutti, molti: è stata una giornata piena, ma come al solito la folla non è mai sazia! Il motivo del sottrarsi di Gesù appare in tal modo enfatizzato nel brano: egli non vuole lasciarsi confiscare dalla folla.

3. La ricerca spasmodica delle folle

Le folle (hoi ochloi) prima seguivano il Battista; ora che è in prigione (3,20), cercano Gesù: hanno bisogno di lui. Il tema della ricerca non è mai stato utilizzato sinora in rapporto alle folle, appare qui per la prima volta. Gesù è diventato un polo di attrazione per tutta la regione di Cafarnao. Una giornata esemplare ha già creato un seguito diffuso, una fama allargata. Il lettore sperimenta la gioia entusiasta dei primi momenti del ministero di Gesù, viene trascinato dal successo della fase galilaica, resta affascinato anche lui dall'irruzione sulla scena di questo taumaturgo che non smette di guarire i mali della gente. Queste folle che seguono Gesù saranno una compagnia che lo seguirà sino alla fine nel vangelo, anche dopo la crisi e l'esecuzione di Gesù. Dopo la morte di Gesù, Luca commenta: "Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto" (Lc 23,48). Per Luca, Gesù è un polo di attrazione universale.

Con rapidi tratti si descrive la ricerca affannosa delle folle: "continuavano a cercarlo" (frequentativo) magari nei luoghi del giorno prima, nella casa di Simone a Cafarnao, in quel cortile che si può ancora oggi vedere negli scavi, ma non lo trovano (come Gesù dodicenne non viene trovato nella carovana, e le donne non lo troveranno al sepolcro); poi qualcuno li avvisa e quindi "lo raggiunsero", là nel luogo deserto dove s'era rifugiato. Gesù non è mai là dove lo si cerca, è in un luogo remoto dove non ce lo si aspetta, è nell' altra direzione rispetto a dove lo si cerca. Poi appaiono due verbi: "volevano trattenerlo", e l'evangelista indica anche la motivazione (h6ti): "perché non se ne andasse via da loro".

Per comprendere bene il nostro testo dal punto di vista narrativo occorre metterlo in parallelo a Lc 9,18-22. Osserviamo la ricorrenza dei temi. Gesù si trova in preghiera, in un luogo appartato (katà m6nas), e pone ai discepoli la domanda: "Chi sono io secondo le folle?" (9, I 8). Anche qui, per la prima volta parla ai discepoli del progetto (dei) del Padre: è il primo annuncio della passione. Quindi Luca presenta una progressione: prima a Maria e Giuseppe in 2,49, poi alle folle in 4,43, infine ai discepoli in 9,22, Gesù annuncia il disegno del Padre. Alle folle Gesù si sottrae per indirizzarle verso un' altra ricerca: non può essere ricercato solo come taumaturgo, come colui che guarisce, che risana le ferite, che scaccia i demoni, ma dev'essere ricercato per un' altra ragione che solo egli può rivelare. Perché in lui si realizza il progetto del Padre che corrisponde al desiderio radicale del cuore dell'uomo, presente nella ricerca spasmodica della folla e nella sua intenzione di trattenerlo.

4. La seconda auto presentazione di Gesù

Se fino a questo punto del vangelo Gesù è apparso come profeta, maestro, guaritore, esorcista, Figlio dell' Altissimo, Cristo e Servo, ora egli si autopresenta come annunciatore del Regno. Il testo ha un sorprendente parallelismo linguistico con la dichiarazione di Gesù davanti a Maria e Giuseppe a Gerusalemme:

2,49 E disse loro: ... Non sapevate che

NELLE (COSE) DEL PADRE mio

devo (dei) essere io?

4,43 E, allora, disse loro: che anche nelle altre città

evangelizzare io devo (dei) IL REGNO DI DIO,

perché per questo sono stato mandato!

Il secondo pronunciamento di Gesù nel contesto della ricerca, fa ascoltare al lettore e alle folle la volontà salvifica (dei) del Padre: portare il buon annuncio del regno di Dio. L"'io devo essere nelle cose (dimora) del Padre" viene ora precisato davanti alle folle così: "io devo dare il buon annuncio del regno di Dio". L'essere di Gesù in relazione al Padre, la sua dedizione al Padre consiste nell"'essere mandato" per l'annuncio del regno di Dio. Annunciare la buona notizia (anche nelle altre città: la sua destinazione universale, che non può esser sequestrata) risuona ora come ciò che specifica l'''essere mandato" dal Padre. Il seguito del vangelo di Luca può essere pensato come la distensione narrativa di questo annuncio dentro due grandi quadri, che svolgono la missione del "dare il buon annuncio del Regno". Nello schema seguente preciso anche i suoi contenuti;

1. PORTARE IL BUON ANNUNCIO DEL REGNO A TUTTI

cf. Mc 1,15: "Il regno di Dio è vicino"

4,43: "anche alle altre città devo annunciare il regno di Dio"

- l'annuncio del Regno non è separato dalla cura delle malattie e dalla liberazione dai demoni (4,38-41);

- questo Regno appartiene ai suoi discepoli: si è avvicinato a voi il regno di Dio (11,20; 19,9.11);

- il più piccolo nel Regno è più grande di Giovanni Battista (7,28);

- il Regno è luogo di contraddizione: chi pone mano all'aratro ... non è adatto per il Regno (9,62; cf. 9,27);

- il Regno è paragonato a un granello di senapa e al lievito (13,18-21);

- il Regno ha una dimensione futura: verranno da oriente (13,29; cf. 13,19).

16,16: "la legge e i profeti fino a Giovanni;

da allora in poi il regno di Dio viene annunciato".

2. LA VENUTA DEL REGNO DI DIO

cf. Mc 1,15= "Convertitevi e credete al vangelo"

17 ,20: quando verrà il regno di Dio

- la riservatezza del Regno che non attira l'attenzione (17,20); - questo Regno appartiene a chi è come i bambini (18,16-17); - è difficile entrarvi per chi possiede ricchezze (18,24);

- occorre lasciare tutto per il Regno (18,29);

- i segni che dicono che il Regno è vicino (2 1 ,3 1) ;

- non berrò più del vino finché non venga il Regno (22,16.18).

22,18: finché il regno di Dio non venga.

 

Secondo ascolto

 

IL BISOGNO DELLE FOLLE

La prima parola di Gesù, che riguarda l'annuncio del regno di Dio (corrispondente alla solenne dichiarazione di Marco; "Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino; convertitevi e credente al vangelo": Mc 1,15), è dedicata pure qui (solo) a chi lo cerca. Anche in questo caso ha l'effetto del disorientamento, o meglio indirizza la ricerca delle folle, che inseguono Gesù come guaritore-esorcista, verso il progetto del Padre, a cui quel bisogno di guarigione/salvezza allude. Deve diventare ricerca del Regno, deve mettere al centro Gesù come colui che "porta il buon annuncio del regno di Dio" .

1. La ricerca che nasce dal bisogno

Per il nostro ascolto della fede partiamo dal punto in cui trova il lettore a questo momento del racconto del vangelo di Luca. Il lettore è in posizione favorevole, sa molte cose in più, a proposito di Gesù, rispetto a quando lo abbiamo lasciato l'ultima volta. La lettura dei due capitoli (Lc 3-4) che intercorrono tra il primo testo sulla ricerca e questa breve riapparizione del tema l'ha veramente arricchito. L'orizzonte si è aperto davanti ai suoi occhi con la cornice nella quale l'evangelista colloca la predicazione di Giovanni Battista nel quadro della storia universale: "Nell' anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell' Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto" (Lc 3,1-2). Si deve dire che questa nuova sezione, dopo l'episodio del ritrovamento al tempio, è collocata in una cornice veramente sontuosa. L'attesa del lettore era già grande per la curiosità suscitata dall'incrociarsi delle due linee nel vangelo dell'infanzia: la prima veniva dall' alto con gli annunci a riguardo del protagonista Gesù e la seconda sgorgava dalla bocca stessa del ragazzo Gesù che aveva dichiarato di avere un altro Padre e un'altra missione, rispetto alle attese, pur meravigliose, che si potevano evincere dagli eventi. Ma ora il lettore ha chiuso la sua pagina dopo due capitoli che gli hanno presentato Gesù già in azione: il battesimo di Gesù all'interno dell' accorrere delle folle dal Battista; l'interminabile genealogia ascendente che presenta Gesù come l'ultimo anello di una catena che racconta la storia e l'attesa di Israele; l'episodio misterioso delle tentazioni, sotto l'impulso dello Spirito; e, infine, due quadri veramente emozionanti.

Il primo a Nazaret, con un racconto dove la presentazione di Gesù è, per così dire, indiretta. Gesù nella sua sinagoga, dove è andato tante altre volte, ora può leggere la Parola. Egli prende il rotolo e trova il famoso brano del profeta Isaia, che legge davanti a tutti: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore" (Lc 4,18-19). Chiude il rotolo e commenta: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi" (Lc 4,21). Quel giorno tanto atteso, in cui i cieli si schiudono e un nuovo profeta viene a visitare il popolo di Israele, si compie "oggi": un profeta speciale, che può permettersi di tagliare il testo dell' autore postesilico, tralasciandone l'ultimo versetto: "...e un giorno di vendetta del nostro Dio" (Is 61,2b). L'anno (giubilare) del Signore che Gesù annuncia nella prima predica a casa sua, là in quella Nazaret dove egli aveva sottoposto la sua origine misteriosa alla lunga incubazione dei linguaggi umani, dove aveva imparato a sillabare dentro l'intensa religiosità del suo popolo le parole della Torà, gli oracoli profetici e le mirabili riflessioni dei sapienti, sì la promessa di quel giubileo brilla nell' aria di Nazaret come un sole che sorge! Il lettore è trasalito dinanzi a questa prima rivelazione del profetismo di Gesù, che si presenta con il volto univoco del servo sofferente che assume le piaghe, le povertà, le cecità e i legami di schiavitù del suo popolo. Il "lieto messaggio" è risuonato nella sinagoga di Nazaret come inatteso, come un lampo che attraversa il cielo ormai chiuso da molti secoli. "Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti" (Is 63,19). I compaesani di Gesù avevano sussultato dinanzi a queste parole, ma in un altro modo; conoscevano l'origine di Gesù: "Non è il figlio di Giuseppe?" (Lc 4,22), e l'avevano portato fin sul ciglio del monte. Gesù era sfuggito a loro, andandosene altrove.

E il lettore lo ha seguito, a Cafarnao, un villaggio sulle sponde del piccolo lago di Galilea. L'immagine di Gesù, brillata a Nazaret, ora prende il volto e si rende presente nella mano che lenisce le ferite di tutti quelli che accorrono, che strappa il demone cattivo a un uomo nella sinagoga di Cafarnao, che guarisce la suocera di Pietro (non si sa mai...), e poi ancora continua, per le strade del villaggio "fino al calar del sole", ad annunciare, a guarire, a fasciare le ferite, ad aprire occhi, a consolare, e forse non smette neppure per tutta la notte... Questo l'emozionante racconto dei due capitoli che il lettore ha seguito, quando riappare il tema della ricerca.

Il mattino dopo però Gesù non si trova più. Al termine di una giornata memorabile, alla fine di due capitoli dove il racconto ha suscitato tante attese, ora il protagonista dovrebbe mettersi all'opera. Tutti lo aspettano alla prova dei fatti. La folla, il mattino dopo, è ancora lì. Probabilmente ne sono arrivati molti altri, con i loro malati, ciechi, storpi, zoppi, e quegli indemoniati che stremano la vita di una famiglia. Ma lui non si trova. È stata come un' apparizione fugace. Il lettore è tranquillo perché sa che se n'è andato via, in un luogo deserto, si è sottratto alla morsa bramosa del bisogno delle folle. Le folle sbucano da ogni parte, portano il loro imperioso bisogno, sono gravate dal fardello dei loro malati. Possibile che il guaritore, l'esorcista, il taumaturgo di ieri sia scomparso?

La folle lo cercano, perché hanno bisogno di guarigione. Sembra che molti, anche oggi, si accostino alla fede soprattutto chiedendo guarigione, risanamento e salute. Gli uomini - da che mondo è mondo - trovano nella condizione di indigenza, di malattia, di povertà il luogo in cui esprimere le proprie attese e i propri bisogni (anche religiosi). La fede è ricercata come terapia, è apprezzata per la sua capacità di portare sollievo al corpo e allo spirito. Un'umanità dolente affolla sovente i santuari della devozione e chiede un segno tangibile della provvidenza divina, implora che siano fasciate le piaghe, guarite le malattie, sanate le ferite dell' anima, che a volte attraversano l'esperienza moderna in modo ancora più incurabile delle sofferenze che vediamo scorrere sotto gli occhi di Gesù. Guarigione del corpo e dello spirito creano un' attesa di redenzione, di consolazione, di risanamento che attraggono anche l'esperienza religiosa nel cerchio del bisogno di salute e di benessere psichico. Quest'attesa è poi rinforzata dall'immagine salutista, vitalista dell'esistenza moderna che, attraverso il grande gioco degli specchi della comunicazione di massa, alimenta un desiderio di eterna giovinezza, di vita sempre fresca e nuova. Tutto appare giovane, bello, promettente, mentre lo spazio e il tempo per la fatica, la sofferenza, la pazienza con il proprio corpo, con se stessi, con i chiaroscuri dell' esistenza, con il declino delle proprie energie viene censurato e negato. Per questo le folle "continuavano a cercar lo" ... È un bisogno ripetuto, insistente, spasmodico, che passa sopra ogni difficoltà, e che muove un numero spropositato di persone che portano con sé la loro umanità dolente. Le folle non si rassegnano, continuano a cercarlo. La fede è ricercata ancora oggi, da molti, così. Com'è attuale questo brano! S'attende un Gesù guaritore del corpo e dell' anima, un guru che aiuti a farci raggiungere l'armonia di noi stessi, un'unità psico-fisica della persona. Le folle lo cercano così, e il lettore sembra risucchiato in questo movimento, sembra confondersi anche lui con la gente accorsa a cercarlo. Gesù non può essere sparito, il bisogno trova sempre l'oggetto del suo desiderio.

2. Sottrazione e disorientamento

Gesù però non si trova dove lo cercano. Sarà in città, a casa di Simone: in fondo, ieri gli ha guarito la suocera, e - si sa - le donne sanno essere grate. Le folle accorrono, ma non trovano. Perlustrano tutta la città, ma di lui neanche l'ombra. Sarebbe bastata anche solo l'ombra... Finalmente corre una notizia: si è ritirato un momento. Facevamo notare che nel brano parallelo di Marco (1,35) Gesù si ritira per la preghiera. No, qui il nostro testo è chiaro e il lettore lo comprende bene. Luca dice che Gesù si sottrae a coloro che "volevano trattenerlo, perché non se ne andasse via da loro" (Lc 4,42b). A questa presa Gesù si sottrae, non può essere trattenuto, sequestrato per sé, afferrato per dare senso alla tua vita. A questo abbraccio mortale del bisogno Gesù si sottrae. Sottopone la ricerca a un disorientamento, depista il nostro bisogno. Questo è il momento più delicato del nostro racconto. Bisogna che ci fermiamo un momento.

La fede cristiana sembra presentarsi talvolta come rimedio alle deficienze della vita, come estremo soccorso all'umanità sofferente, anche se la concorrenza delle moderne tecniche terapeutiche e analgesiche della malattia fisica e della sofferenza psichica sembrano decretare un inarrestabile arretramento della sua pretesa redentrice. Rimane alla fede cristiana certo la forza consolatrice di fronte al male invincibile, all'enigma estremo della morte, ma il suo potere terapeutico sembra arrivare sempre troppo tardi - sterile consolazione - rispetto alle molte tecniche che portano soccorso all'umanità dolente. Anche per la guarigione la fede appare un rimedio "estremo", quando si è già esaurita l'efficacia degli altri aiuti. Essa si presenta come l'''ultimo soccorso", la consolazione dei disperati. Eppure l'evangelo di Gesù - proprio nella sua connotazione sorgiva - è un annuncio "buono e salutare" per coloro che sono indigenti, bisognosi, malati, esclusi. Questa è addirittura la differenza tra il Messia atteso da Giovanni e Gesù di Nazaret, così come appare soprattutto nella prima fase del suo ministero. Ai discepoli di Giovanni che vengono a interrogare Gesù: "Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?" (Lc 7,19), l'evangelista non dà risposta immediata, ma fa notare: "In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: 'Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!'" (Lc 7,21-23).

La buona novella è indirizzata a chi riconosce il proprio bisogno, e lo riconosce come una domanda di risanamento e di salvezza. Per chi non si riconosce così, la buona notizia è pietra di inciampo. Fa pensare persino a Giovanni, il "più grande tra i nati di donna", se non si debba "attendere un altro". Egli ha un'immagine diversa della presenza di Dio, come uno che interviene con braccio forte e disteso, che separa il grano dal suo scarto, che recide alla radice l'albero che non porta frutto (cf. Lc 3,9.17).

Di un Messia consolatore oggi non sappiamo che farcene, ci sembra offrire un'immagine di Dio troppo a nostra somiglianza, corrispondente al nostro bisogno, appiattita sul nostro desiderio di benessere e di vita buona e felice. Eppure - anche a un'osservazione superficiale - vediamo che tra dono della salvezza e bisogno della guarigione non c'è separazione, sebbene non ci sia neppure piena identificazione. Una salvezza che non sia anche redenzione integrale dell'uomo in tutte le sue dimensioni, che non sia la mano di Dio che fascia le sue ferite, che abbatte le barriere, che chiama i ciechi, gli storpi, gli zoppi, i lebbrosi alla festa della comunione, non può essere la "grazia cristiana". D'altra parte una salvezza che fosse solo risposta al nostro bisogno di guarigione, di salute, di vita "eterna", di consolazione, sarebbe una sorta di sistema sanitario a buon prezzo e un pronto soccorso sicuro, che arriva sempre puntuale soprattutto quando gli altri hanno dichiarato "forfait". Salvezza e guarigione o vengono poste in alternativa, disegnando una visione spiritualistica della salvezza contrapposta alla ricerca vischiosa di salute, di segni prodigiosi, di devozione superstiziosa, di guarigione sicura, di benessere psichico; oppure vengono separate, abbandonando quest'umanità dolente alla ricerca spasmodica di surrogati religiosi, di esperienze esoteriche, di metodi e movimenti che propongono tecniche di armonia con il proprio corpo e con la propria anima. La demonizzazione del bisogno di salute fisica e psichica riso spinge questa sfera dell' esperienza nella zona oscura e incontrollata dell' emotivo, del sensazionale, dell' irrazionale, tanto più difficile da controllare, quanto più è lasciata senza criteri di discernimento. Una salvezza spiritualistica genera un bisogno di risanamento, concentrato sugli aspetti corporei immediati. Il corpo si prende la sua rivincita di fronte a una salvezza che si pensa come liberazione dal corpo, dalla storia, dalla vicenda quotidiana.

Occorre dunque ristabilire il legame tra dono del vangelo e bisogno di guarigione. Il primo è la verità del secondo, il secondo è il segno reale del primo. Gesù non guarisce tutti i ciechi, tutti gli zoppi, tutti i lebbrosi, non sazia tutti gli affamati, non libera tutti i prigionieri, non accoglie tutti i poveri. I guariti della prima giornata di Cafarnao non sono stati semplicemente più fortunati degli altri... L'intervento di Gesù nei confronti di ogni forma di sofferenza è vero e reale, ma lo è come il segno del Regno che viene. Per questo egli si sottrae e sfugge non al bisogno, ma al bisogno onnipotente che vuole "trattenerlo", che pretendeva che non se ne "andasse via da loro". Questo, si, è il pericolo delle folle, questo teme anche il lettore, che si è confuso tra la folla. Anche lui, se fosse stato là, avrebbe partecipato alla ricerca per riportare Gesù a Cafarnao. Un bene così prezioso non si può lasciarlo andare facilmente!

3. Il desiderio della ricerca del Regno

Ma Gesù interviene. Si sottrae, ma non è scomparso. Ritorna per dirci qual è il senso, anzi la verità stessa della nostra ricerca e del nostro bisogno. Egli non reprime il bisogno di guarigione, di vita buona e felice, per tutte queste folle. Esse sono come pecore senza pastore: di questa gente innumerevole, di tutti i volti che gli passano davanti, egli ha con-passione. Si appassiona alloro bisogno, ma egli "deve" trasmettere loro il desiderio di Dio. Perciò - ancora in un testo di ricerca - egli apre la bocca per la sua seconda autodichiarazione: "Devo (dei) portare il lieto annuncio del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato".

Il "devo essere nelle cose del Padre" di Gesù ragazzo diventa ora il "devo portare il lieto annuncio del regno di Dio". Ricordiamo questo "devo", "bisogna", "è necessario": ci inseguirà sino alla fine. Il compito di Gesù sta tutto qui, nell' essere l'ermeneuta, l'interprete, l'angelo annunciante, che spiega il dei del Padre sino alla fine. Lo vedremo. Per ora il lettore annota il fatto: la seconda volta che ritorna questo "io devo" è suscitato ancora dalla ricerca. La ricerca dell'uomo quasi costringe Gesù a dischiudere in essa il senso che porta con sé. Lo si può dire con una parola antica: il desiderio di Dio, desiderium videndi Deum!

Oggi la si deve tradurre colorandola con la dichiarazione di Gesù: il desiderio del lieto annuncio del regno di Dio. Non solo per sé, ma anche per tutti!

E che cos'è il regno di Dio, che Gesù "evangelizza" (è interessante: si usa un verbo!), che egli porta come annuncio bello e buono? Il regno di Dio è un' azione, un evento, un incontro, una presenza, la presenza stessa di Dio che ha il volto di Gesù ("io devo... "). È la centralità di Dio non per chi si crede giusto o è già a posto. Egli stesso si mette in mezzo a noi, si fa presente, sconvolge le nostre separazioni e divisioni, attraversa le nostre malattie, snida il male fin nelle sue radici tenebrose. Per questo è dato a tutti, non può essere sequestrato dalle folle di Cafarnao, è dato alla donna sirofenicia, alla pecorella perduta... Vorrei che sentissimo la freschezza dell'annuncio del Regno frizzare nell'aria di questo mattino di Cafarnao, sorgere come sole luminoso sullo specchio del lago che vi riflette il cielo di Galilea. Il regno che Gesù porta è il cuore della nostra fede, perché Gesù porta in mezzo a noi la centralità di Dio!

L'annuncio di Gesù non ci parla di lui, ma di Dio, ci rivela qualcosa di nuovo a proposito di Dio stesso. "Regno di Dio", "Signoria di Dio" - un'espressione insolita per noi - indica presenza e vicinanza di Dio che manifesta il suo essere "Signore", salvando e amando il suo popolo. Viene ricuperato da Gesù il carattere ideale della regalità dell' AT, dimenticando tutte le esperienze negative. Il popolo di Dio aveva fatto l'esperienza di re che invece di prendersi cura del popolo, di assicurare la giustizia, di proteggere gli orfani e le vedove, di essere un segno nel popolo dell'unico e vero Re, il Signore JHWH), avevano spadroneggiato sul loro gregge (cf. la denuncia spietata di Ez 34). La rivendicazione teocentrica - solo JHWH è il vero Re - già presente nella teologia del Regno nell' AT è rimessa pienamente in vigore da Gesù. Il Regno non è solo una realtà spirituale: esso viene pienamente in ogni dimensione umana, coinvolge tutto l'uomo, guarisce tutte le forme dell'umano. Per questo è proclamato dinanzi alle folle spinte dal loro bisogno di guarigione e di consolazione. Non è represso il loro bisogno, è solo aperto verso tutti (anche nelle altre città...), anzi è dilatato sino a indicarne il segreto più profondo, quello del bisogno, del desiderio di Dio. Dio non è desiderabile per essere posseduto, ma per lasciarci possedere, non si può afferrarlo come lo strumento per il nostro bisogno onnipotente, ma ci chiede di affidarci e incontrarlo come la presenza che chiama a seguirlo! Dio non è l'oggetto del nostro bisogno, ma è la presenza che dà nome al nostro desiderio: il desiderio di comunione e di dedizione. Il bisogno ci lascia nel regime della necessità, il desiderio che si affida (la fede) ci introduce nel regime della libertà! Per questo Marco con frase lapidaria dice: "Il regno di Dio è vicino, si fa presente, convertitevi e credete al vangelo, al suo lieto annuncio!".

Il regno di Dio è, allora, una nuova presentazione del primo comandamento ("lo sono il Signore, l'unico, non avrai altro Dio"). JHWH è l'unico, il criterio della nostra vita, ciò che è decisivo per noi. Il lettore ora esulta: Gesù è la vicinanza stessa di Dio che raggiunge la sua massima trasparenza. Gesù ci presenta un Dio che è Abba, Padre, un Dio che ha cura dell'uomo, che prende su di sé la sua causa. Questo è il centro dell'annuncio di Gesù: una rilettura del comandamento di Dio collegata alla sua persona. Gesù "deve portare il lieto annuncio", ma alla fine - questa è la sorpresa che il lettore intuisce - il lieto annuncio porta Gesù. La seconda autodichiarazione di Gesù allora appare nella sua sfolgorante pregnanza. Quell'''io devo" non indica solo il compito, ma la persona, la presenza; meglio, indica la missione ("per questo sono mandato [dal Padre]"), perché comunica la persona. Il volto del Padre nel gesto del Figlio! Nella missione di Gesù si manifesta la signoria-sovranità-divinità di Dio che è signoria nell' amore e dell' amore. La gloria di Dio si manifesta nella sua libertà sovrana di amore e perdono. Solo chi accoglie questo annuncio, che non è solo un insegnamento nuovo, ma è la nuova presenza, il rapporto definitivo con Dio, può anche capire e praticare il suo insegnamento morale. Certo tale presenza è anche giudizio sul nostro peccato e richiesta di conversione, ma ciò non è che un aspetto del suo farsi incontro a noi con benevolenza e amore. È l'esperienza di Dio che Gesù ci porta. L'immagine evangelica di Dio è quella di una dedizione senza condizioni, la cui divinità consiste nell' amore, nel suo donarsi senza sopprimersi. Egli rimane se stesso andando verso il diverso da sé, amando il peccatore. Gesù rivela, proprio nel suo agire, tale dimensione della gloria di Dio, che si manifesta nel nascondimento, nel servizio, nell' essere il samaritano dell'uomo. Le beatitudini non sono comprensibili che a partire da qui. L"'io devo essere nelle cose del Padre" comincia a srotolarsi davanti a noi: il primo passo che Gesù ci fa compiere è di farci incontrare il volto dell' Abba! Per questo Egli si trasformerà ora, per lunghi capitoli, in "maestro del regno di Dio", sulla strada che porta a Gerusalemme. Il lettore sta di sentinella: egli comincia a interessarsi del regno di Dio. Gesù da qui in avanti diventerà "maestro nella ricerca" del regno di Dio!