PICCOLI GRANDI LIBRI   FRANCO GIULIO BRAMBILLA

Chi è Gesù?
alla ricerca del volto

EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE

La mappa della ricerca.

IL VOLTO, LO SGUARDO E LE IMMAGINI DI GESÙ
1. Il tema: alla ricerca del Volto
2. Il triplice sguardo di Gesù
3. L'unico volto e le molte immagini
4. Il volto autentico e il vangelo quadriforme

LA RICERCA DI GESÙ COME FORMA DEL VANGELO DI LUCA
1. L'inizio e la fine
2. Galilea e Gerusalemme
3. In viaggio verso Gerusalemme
4. Al centro: la ricerca del regno di Dio

Primo episodio.

"PERCHÉ MI CERCAVATE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (I GENITORI): Lc 2,39-52
1. Il racconto e la struttura
2. La sapienza e la grazia
3. Gerusalemme e la Pasqua
4. I tre momenti della ricerca
5. La prima (e l'ultima) parola di Gesù nel vangelo
6. Ritorno a Nazaret
Primo ascolto.
IL MISTERO DI NAZARET
1. L'inizio della ricerca: !'incubazione della Parola
2. La direzione della ricerca: Gerusalemme e la Pasqua
3. I tempi della ricerca: perdere, non trovare, ricercare
4. La prima tessera del volto di Gesù

Secondo episodio.

"E LE FOLLE LO CERCAVANO..."
LA RICERCA DI GESÙ A CAFARNAO DA PARTE DELLE FOLLE: Lc 4,42-44
1. Gesù a Cafarnao e la ricerca delle folle
2. Gesù si sottrae alle folle
3. La ricerca spasmodica delle folle
4. La seconda autopresentazione di Gesù
Secondo ascolto.
IL BISOGNO DELLE FOLLE
1. La ricerca che nasce dal bisogno
2. Sottrazione e disorientamento
3. Il desiderio della ricerca del Regno

Terzo episodio.

"E CERCAVA DI VEDERLO"
ERODE CERCA DI VEDERE GESÙ: Lc 9,7-9

1. La ricerca di Gesù da parte di Erode
2. Le opinioni per sentito dire su Gesù
3. La domanda di Erode e il desiderio di vedere Gesù
4. L'esito della ricerca di Erode
Terzo ascolto.
IL NULLA DI UNA RICERCA REMOTA
1. Una ricerca per sentito dire
2. L'attesa miracolistica separata dalla vicenda di Gesù
3. Lo smascheramento del nulla della ricerca

Quarto episodio.

"CERCATE PIUTTOSTO IL REGNO DI DIO"
GESÙ MAESTRO DI RICERCA DEL REGNO: Lc 12,22-32
1. Gesù maestro di ricerca sulla via verso Gerusalemme
2. I due ammonimenti di Gesù
3. Lo sguardo di Gesù
4. Piuttosto cercate il regno di Dio
Quarto ascolto.
LA RICERCA ASSOLUTA DEL REGNO
1. "La tua grazia vale più della vita"
2. Di tutte queste cose si preoccupano i pagani
3. Cercate anzitutto il Regno!
4. Il Padre vostro celeste darà lo Spirito...!

Quinto episodio.

"IL FIGLIO DELL'UOMO È VENUTO A CERCARE E SALVARE"
ZACCHEO CERCA DI VEDERE GESÙ ED È CERCATO DA LUI: Lc 19,1-10
1. La duplice ricerca che s'incontra
2. Il parallelismo tra il cieco nato e Zaccheo
3. La ricerca di Zaccheo
4. La casa dell'incontro
5. La ricerca del Figlio dell'uomo
Quinto ascolto.
LA RICERCA COME INCONTRO
1. L'uomo è cercatore di Dio
2. Dio è cercatore dell'uomo in Gesù
3. Il luogo dell'incontro tra le due ricerche
4. La ricerca dell'incontro e come incontro
5. Un incontro pasquale anticipato

Sesto episodio.

"PERCHÉ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E IL VIVENTE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (LE DONNE) AL SEPOLCRO: Lc 24,1-12
1. Il quadro del capitolo 24 di Luca
2. Le donne al sepolcro
3. L'apparizione angelica e l'annuncio della resurrezione
4. La reazione delle donne e l'annuncio agli Undici
Sesto ascolto.
IL VOLTO DEL VIVENTE
1. La ricerca ripresa e il luogo della memoria
2. Il corpo sottratto e la conversione della speranza
3. Perché cercate tra i morti? Non è qui!
4. Il Vivente è il Crocifisso!

La configurazione della ricerca.


"DUE DISCEPOLI CAMMINAVANO E CERCAVANO INSIEME"
PER IL LETTORE FUTURO: Lc 24,13-35
1. La cornice: sul cammino in fuga da Gerusalemme
2. La presenza assente: la meraviglia incredula
3. La ripresa memoriale: la libertà credente dinanzi alla dedizione incondizionata
4. La dimora: si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero
5. Il ritorno testimoniale: la comunità, segno reale per ogni uomo

Terzo episodio

"E CERCAVA DI VEDERLO"
ERODE CERCA DI VEDERE GESÙ 
Lc 9,7-9

Il terzo episodio della ricerca ci trasporta al capitolo 9. È collocato alla fine della prima parte del ministero di Gesù, prima che inizi - secondo la configurazione narrativa di Luca - il grande viaggio verso Gerusalemme (Lc 9,51-18,43). Per la verità, prima di approdare a questo momento, vi sono altri accenni alla ricerca: piccoli frammenti di testo che riferiscono ancora la ricerca" delle folle", riportati dalla bocca del narratore (5, 18; ma soprattutto il bel testo di Lc 6,19: "tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti"). Infine c'è il nostro testo che chiude la prima parte del vangelo (5,1-9,50). L'episodio della ricerca di Gesù da parte di Erode attribuisce al governatore della Galilea il desiderio di vedere Gesù, prima che questi lasci il territorio.

Il testo va inserito in una serie di altri riferimenti all'interesse di Erode per Gesù e vedremo che fa da pendant all' altra ricerca di Gesù da parte di un altro capo, Zaccheo. Si può dire (cf. prospetto generale) che la ricerca da parte di due capi, qui il tetrarca Erode, governatore della Galilea, là l'arcipubblicano Zaccheo, esattore delle tasse, racchiude la grande sezione centrale del vangelo di Luca. Questo episodio si colloca al centro del capitolo 9, dove è contenuto l'ultimo momento della prima parte del vangelo: missione e istruzione dei Dodici (9, I-50). Svolgerò, come al solito, alcune questioni introduttive e alcuni aspetti di esegesi.

1. La ricerca di Gesù da parte di Erode

Il contesto del capitolo 9 incornicia il nostro episodio: una prima scena racconta la missione dei Dodici (9,1-10); in essa si collocano i vv. 7-9 con la notizia della decapitazione del Battista e l'episodio del desiderio di Erode di vedere Gesù. Segue la moltiplicazione dei pani dopo il ritorno dei Dodici dalla missione (9,10-17). Il resto del capitolo è percorso dal tema della futura passione, morte e resurrezione, attraversato dalla domanda di Gesù circa la sua identità, concluso dal primo annuncio della passione, a cui segue la trasfigurazione incastonata tra il primo e il secondo annuncio della passione (9,18-36). In questo capitolo, dove campeggia la domanda sull'identità di Gesù, si colloca il desiderio di Erode di vedere Gesù. Ora, la ricerca di Gesù da parte di Erode attraversa tutto il vangelo, e arriverà sino alla fine, realizzandosi in termini piuttosto deludenti. Perciò è meglio avere una visione d'insieme di tutti i testi che in Luca riguardano Erode:

 

1. INTRODUZIONE:

ERODE (ANTIPA), GIOVANNI E GESÙ

3, 1-2:

Le forze in gioco (prima di presentare il "movimento" di Giovanni Battista)

3,19-20:

la sfida tra Erode e Giovanni (1'arresto di Giovanni)

9,7-9:

1'opinione su Gesù.

2. CENTRALE:

GESÙ A ERODE (si realizzerà la parola di Gesù?)

13,31-33:

Il viaggio di Gesù (viene comunicato a Gesù che Erode vuole ucciderlo).

3. CONCLUSIONE:

GESÙ DA ERODE

23,6-16:

L'incontro (Gesù è mandato da Pilato a Erode; poi Pilato ha una conferma da Erode del fatto che non trova in Gesù nessuna colpa).

 

Proviamo a commentare questo specchietto: il desiderio di Erode di vedere Gesù va letto alla luce di 13,31, quando alcuni farisei fanno sapere a Gesù che Erode vuole ucciderlo, e poi alla luce di 23,6-12, quando la realizzazione del desiderio di vedere Gesù si conclude con una delusione da parte di Erode. La ricerca di Erode attraversa dunque tutto il vangelo: Erode compare in Lc 3 nella sontuosa cornice e scompare nel capitolo 23. Inoltre, Erode fa da cornice al viaggio verso Gerusalemme, che si concluderà con la ricerca contraria di Zaccheo, il quale invece riesce a incontrare Gesù, nel senso pieno della parola, perché si lascia incontrare da lui. Da ultimo ricordiamo come queste due ricerche facciano da inclusione alla grande sezione in cui Gesù appare come "maestro di ricerca".

La forma narrativa svetta al termine del brano con la frase del protagonista, che in questo caso è Erode. Il racconto si snoda in una sorta di supposto dialogo tra quello che la gente dice di Gesù (è interessante che nel nostro episodio non appaia il suo nome) e quello che invece dice Erode. Abbiamo così la struttura del brano:

Erode sente parlare

7 Intanto il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare,

Perplessità sulle opinioni

perché alcuni dicevano: "Giovanni è risuscitato dai morti", 8 altri: "È apparso Elia", e altri ancora: "È risorto uno degli antichi profeti".

Esclusione di un'ipotesi e domanda

9 Ma Erode diceva: "Giovanni l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui,

Erode ribadisce

che ne ha sentito parlare

del quale sento dire tali cose?" .

Desiderio di vederlo

E cercava di vederlo.

Dal punto di vista narrativo il brano racconta, stupendamente descritta in soli tre versetti, la trasformazione che avviene in Erode: le perplessità sulle opinioni della gente, la domanda di Erode, e il desiderio/curiosità di vedere Gesù. Vedremo cosa avverrà in Erode, e come andrà a compimento il suo desiderio di vedere Gesù.

2. Le opinioni per sentito dire su Gesù

Erode sente parlare di Gesù (il verbo è in posizione enfatica nella frase) a proposito di "tutti questi avvenimenti". Si deve supporre che gli avvenimenti sono quelli che narrativamente precedono al capitolo 8: le folle che seguono Gesù, il suo insegnamento, la tempesta sedata, l'indemoniato di Gerasa, la guarigione dell'emorroissa e la resurrezione della figlia di Giairo: ce n'è abbastanza perché si diffondano voci amplificate e per sentire accrescerne la "fama". È la fase che ha entusiasmato di più il lettore, l'azione di Gesù appare travolgente, attraversa e guarisce tutte le dimensioni dell'umano. Siamo nel territorio di Erode, le folle accorrono, il movimento popolare comincia a impensierire. Erode non sa che cosa pensare di tutti questi avvenimenti. Prima ancora delle opinioni interpretative, ci sono i fatti, c'è il seguito della gente, ci sono già i primi discepoli, c'è una prima attività missionaria...

Vengono riferite le opinioni per sentito dire: "perché alcuni dicevano... ". Chi è il soggetto che parla? Erode, le opinioni riportate a lui, o l'evangelista? Probabilmente, il narratore confonde volutamente i piani, per dar credito a queste voci, per rinforzarle. Il contenuto delle voci è disparato e incerto: si parla di "Giovanni Battista risuscitato" (ma si usa l'espressione tecnica del kerygma della resurrezione, riferita a Gesù, di risorto dai morti [eghérthe ek nekròn]); si parla di un"'apparizione" (ancora un termine di resurrezione): è l'attesa del ritorno escatologico di Elia; infine si parla di "un profeta degli antichi che è risorto" (anéste: altro linguaggio di resurrezione), si attribuisce a Gesù il titolo di "profeta", che però Luca riferisce anche al Battista.

3. La domanda di Erode e il desiderio di vedere Gesù

La domanda sull'identità di Gesù ricorre per l'ultima volta qui, dopo che è stata posta diverse volte e in diversi modi: nella sinagoga di Nazaret (4,22) e in quella di Cafarnao (4,34) nel prologo narrativo del vangelo (Lc 1-4); e quattro volte nella prima parte del vangelo (5,1-9,51):

5,21:

("guarigione del paralitico" + verbo "cercare")
E cominciarono (kaì érxanto) gli scribi e i farisei a discutere dicendo (légo):
"Chi è costui che pronuncia bestemmie?" (tis estin houtos hos.. . ?) .

7,49:

("peccatrice perdonata")
E cominciarono (kaì érxanto) i commensali di Simone il fariseo a dire (légo) tra sé:
"Chi è costui che perdona anche i peccati?" (tis houtos estin hos...?).

8,25

("Gesù domina la tempesta")
Essi (i discepoli) intimoriti e meravigliati, si dicevano (légo) l'un l'altro:
"Chi è dunque costui che dà ordini ai venti e all'acqua e gli obbediscono?" (tis ara houtos estin...?).

9,9:

("l'opinione pubblica su Gesù")
"Chi è dunque costui, attorno al quale sento (dire) tali cose?" (tis dé estin houtos perì hou...?).

L'ultima ricorrenza è appunto quella riferita a Erode. È a partire da questa domanda che il tetrarca cerca di vedere Gesù: "E cercava di vederlo" (kaì ezétei idein auton è identico a 19,3 in riferimento a Zaccheo: kaì ezétei idein tòn Iesoùn). Il lettore trasale davanti a questa intenzione, anche perché c'era il precedente funesto di Giovanni Battista: appare quindi una ricerca se non malintenzionata, certo minacciosa. Erode vuole veramente vederlo? C'è una sorta di omologia tra questa scena e quella matteana, dove Erode il Grande (il padre di questo Erode) dice ai magi che vuole (andare ad) adorare Gesù: nella tradizione evangelica evidentemente il nome di Erode è già minaccioso. Il figlio Erode Antipa è un re travicello e non ha neppure la grandezza tragica del padre (che muore nel 4 a.c.). L'evangelista lascia in sospeso per il lettore il motivo per cui Erode vuole vedere Gesù, anche se la perentoria esclusione della possibilità che sia il Battista redivivo con la spavalda rivendicazione: "Giovanni l'ho fatto decapitare io", getta sull'intenzione di Erode una luce sinistra! Si può tuttavia ritenere che l'espressione di Luca "cercava con insistenza di vedere Gesù", parallela a quella di Zaccheo, suggerisca almeno l'ambivalenza (narrativa, a questo punto del racconto) dell'intenzione di Erode. Un fatto resta chiaro, almeno dal punto di vista narrativo: qui non si dà nessun seguito alla sua intenzione, a cui peraltro non mancava alcun mezzo per arrivare al suo scopo. A differenza dei genitori e delle folle di Cafarnao, l'intenzione di Erode non raggiunge il bersaglio, fa parte del gioco e del dubbio disimpegnato del potente che non mette in gioco la persona. In ogni caso il brano resta aperto agli eventi futuri...

4. L'esito della ricerca di Erode

Per questo bisogna anticipare come si svilupperà il rapporto tra Erode e Gesù (vedi specchietto sopra) nel seguito del racconto lucano.

Al centro del vangelo (Lc 13,31-33), c'è una comunicazione da parte dei farisei, indiretta e falsamente interessata, sull'intenzione di Erode, che motiva una forte dichiarazione di Gesù circa la sua decisione di andare verso Gerusalemme:

In quel momento si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: "Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere". Egli rispose: "Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario (del) che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme".

Gesù ribadisce perentoriamente la forte decisione di 9,51 (firmavit faciem suam) di andare a Gerusalemme. Il brano ha un chiaro riferimento pasquale perché parla di due giorni (oggi e domani) dedicati alla missione taumaturgica di Gesù, poi del terzo giorno in cui questa missione è compiuta (teleioumai), e infine si rimanda a Gerusalemme/Pasqua, meta di tutta la vicenda di Gesù (oggi, domani e il giorno seguente): il ricorso del dei sembra una risposta ritardata, mandata a dire, alla ricerca disimpegnata e curiosa di Erode del capitolo 9.

Alla fine del racconto abbiamo l'altro episodio della ricerca di Gesù da parte di Erode, che riesce a raggiungere il suo scopo quando meno se l'aspetta, per una sorta di eterogenesi dei fini (Lc 23,6-12). Il brano è attraversato da stupende corrispondenze:

Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro.

La prima frase sembra riprendere consapevolmente il testo del capitolo 9, invertendo la struttura della frase quasi in forma chiastica:

9,9:

"Tis dé estin houtos?" ... kaì ezétei idein auton "Chi è dunque costui?" ... e continuava a cercare di vederlo.

23,8a:

Ho dè Herodes idon tòn Iesoun echdre lian; en gàr ex hikanon chronon thélon idein auton

Ora, Erode, vedendo Gesù, si rallegrò molto; era infatti da molto tempo con la voglia di vederlo...

La frase iniziale sembra dare compimento al desiderio di Erode, per uno strano gioco di interessi tra potenti, ma l'evangelista precisa, in parallelo alla "voglia di vedere", la "speranza di vedere qualche miracolo fatto da lui". Il desiderio di vedere Gesù si precisa in un' attesa miracolistica, stranamente sfasata rispetto alla maturazione del ministero di Gesù. Forse se fosse sceso allora tra la folla avrebbe visto qualche miracolo, ora non gli resta che di vedere il miracolo più grande, quello della dedizione crocifissa di Gesù, che è il senso dell' attività taumaturgica di Gesù, cioè quello di guarire radicalmente il desiderio dell'uomo, introducendolo nella comunione con il Padre, come vedremo a questo punto della ricerca di Gesù. Erode cerca, invece, di vedere il suo mirabilia agere, più che il suo verum esse: cerca Gesù, per trovare altro da lui!

Gesù si sottrae a una ricerca sbagliata, anzi qui la forma della sottrazione si fissa nel silenzio, davanti alle "molte domande". "Gesù non gli rispose nulla": così annota laconicamente Luca, e il lettore resta anche lui muto di fronte al nulla di Erode. Ora segue - si noti - una piccola "passione in miniatura", con le accuse dei capi giudaici, gli insulti e lo scherno e l'intronizzazione regale come per burla (un episodio sorprendentemente simile a quello di Giovanni). Il nulla di Erode è il nulla del suo rifiuto a cercare Gesù nella giusta direzione. È l'esito drammatico che rifiuta la rivelazione salvifica di Gesù e così esprime il nulla della propria ricerca! Il rifiuto di Erode è l'anticipo della rivelazione crocifissa di Gesù, fissata in quel silenzio che chiude la bocca e indurisce il cuore di ogni complice ricerca del potente.

 

Terzo ascolto

IL NULLA DI UNA RICERCA REMOTA

Il terzo episodio della ricerca ci mette dinanzi a un risultato sconvolgente. Sembrava che l'evangelista attribuisse al tema della ricerca un significato produttivo e una forza generativa per la conoscenza del volto di Gesù, e invece il lettore deve arrendersi a raccogliere poco da questa terza tessera. La sua ricostruzione del volto di Gesù segna una battuta d'arresto. Ma come vedremo non è così. Almeno per due ragioni: la prima è che anche i colori scuri e le ombre minacciose appartengono a una ricerca vera segnata dalla contraddizione del tempo; la seconda è che, talvolta, i tratti tenebrosi fanno brillare lo splendore della luce. Forse solo per riflesso, ma alla fine la sorpresa sarà che ci vedremo arricchiti - come un lampo che squarcia l'orizzonte tumultuoso e nero di un cielo temporalesco - ancora di un tratto sorprendente del volto di Gesù.

1. Una ricerca per sentito dire

La ricerca di Gesù da parte di Erode Antipa, un capo, anzi l'autorità che governa la Galilea, la regione in cui si sta svolgendo la prima fase del ministero di Gesù (5,1-9,5°) - dopo il grande prologo narrativo che ha introdotto la figura di Gesù (Lc 1-4) -, sembra avere un esito fallimentare. Il lettore s'aspettava che anche alla fine di questa parte, dominata dall'incontro entusiasmante e travolgente con le folle e attraversata dall' annuncio del Regno, che si diffonde come l'aria frizzante nel mattino di Galilea, Luca presentasse un nuovo episodio positivo di ricerca. Chissà, il racconto della moltiplicazione dei pani (che segue il brano su Erode), in cui - come avviene in Giovanni (6,1-15) Gesù si sottrae per essere oggetto di una ricerca a dir poco rocambolesca. Niente di tutto questo. Luca offre un episodio scarno, in cui Gesù (neppure nominato con il suo nome) è oggetto di una ricerca disimpegnata e ambigua. Per questo non può che sortire un effetto deludente. E in realtà è cosi, rispetto alla dinamica della ricerca a cui siamo stati abituati nei primi due episodi, dove Gesù si sottrae, ma poi riappare per interpretare la ricerca come la pista di lancio per un nuova rivelazione di sé e un passo in avanti nel discepolato. Nell'episodio di Erode, Gesù non solo non si fa trovare, ma non viene veramente cercato, e la dinamica della ricerca sembra diluirsi nel seguito della narrazione evangelica ed essere rinviata sine die. E sarà cosi. Gesù risponderà a Erode da lontano, quando la sua intenzione diventerà manifesta, pur attraverso il tralignamento dei farisei, ma soprattutto alla fine del racconto evangelico quando avverrà l'incontro che disorienta e smaschera l'intenzione di Erode, opponendogli il muro del silenzio. Anzi, come dice con efficacia l'evangelista, "Gesù non gli rispose nulla": un nulla che parla, anzi smaschera, mentre rivela un tratto incomparabile del mistero di Gesù. Ma andiamo con ordine.

Per ora il lettore è Il, pensieroso, sul frammento di Lc 9,7-9. Legge della ricerca di Erode, che prende le mosse da un "sentito dire": l'espressione apre e chiude il brano (vv. 7a.9b), prima che l'evangelista esprima quasi fuori scena l'intenzione maldestra di Erode: "E cercava di vederlo". Luca afferma chiaramente che Erode è colpito dalla fama di Gesù, dal "rumore" che serpeggia tra le folle. Erode è un re debole, che la storia descrive come in affanno nella tenuta del suo regno, nel gioco tra i vari poteri in cui è divisa la Palestina, secondo il principio dei romani del divide et impera, nella ricerca di un compromesso con il potente di turno. Non ha neppure la grandezza tragica del padre, Erode il Grande: è solo uno dei tanti figli viziati che nella lotta di successione è riuscito a prendere una parte del potere del padre. Questo Gesù, per cui Erode il Grande aveva tremato quando quegli era ancora bambino (la notizia viene da Matteo) e che non gli aveva procurato molti scrupoli per una delle tante stragi di piccoli, che aveva fatto persino in casa, non smette di dare grattacapi anche dopo. Erode Antipa se lo vede riapparire: ebbene questo profeta è un personaggio che va tenuto d'occhio. Il tetrarca ha già avuto problemi con l'intransigente Giovanni Battista e, pur affascinato dalle sue parole, l'aveva soppresso per una stupida promessa. Il lettore sa tutto questo, e osserva Erode che non si raccapezza nella babele dei linguaggi che parlano di Gesù. Le opinioni che Erode raccoglie ("alcuni dicevano... e altri... e altri ancora") sono veramente fantasiose: queste espressioni, che Luca mette sulla bocca degli informatori del re, sono un rompicapo per gli esegeti. Erode o l'attesa prepasquale si aspettava già un Gesù "risuscitato dai morti" (1'espressione tecnica del kerygma), un ritorno di Elia come profeta escatologico o, semplicemente, l'arrivo di un antico profeta ("è sorto un grande profeta tra noi": Lc 7,16)? Certo, Erode e i suoi servizi segreti non avevano frequentato una facoltà teologica, e il lettore non fa nessun conto sulla precisione del loro linguaggio. Non è questo che ci interessa: è la funzione, l'effetto che fa questo puzzle di voci, e ciò che suscita in Erode, la curiosità di "vedere Gesù" .

Questa è certamente la risonanza del racconto: le opinioni confuse raccolte (e volutamente lasciate cosi da Luca), la sicurezza tronfia di Erode che esclude possa essere lo spettro di Giovanni, la domanda distaccata che parte dal "sentito dire", la curiosità di vedere per gioco. Luca raccoglie in Erode tutte le caratteristiche di una ricerca di Gesù disimpegnata e remota. La curiosità che questa ricerca suscita ha semplicemente la figura del divertissement della corte di un re viziato. E sullo sfondo la paura.

Forse ora il lettore comprende perché nella trama del vangelo il narratore ha voluto mostrare questo lato tenebroso della ricerca, o addirittura 1'aspetto petulante e inconcludente che si nasconde certe volte nel linguaggio della ricerca. Prima di entrare nella terza parte del vangelo, il grande viaggio verso Gerusalemme, dove Gesù diventa "maestro di ricerca" per i discepoli che lo seguono, è necessario aver fatto i conti con questo lato oscuro o autoreferenziale della ricerca. Luca ci dirà una cosa importante nel seguito: se non sei disposto a una ricerca in cui ne va di te stesso, res tua agitur!, non puoi seguire Gesù. La mimesi di una ricerca fasulla, per sentito dire, per trastullo, perché è chic essere in ricerca, perché nella vita bisogna frequentare tutte le tribune e molti dibattiti, perché solo se si è presenti nell' arena pubblica si esiste, ebbene tutta questa ricerca "remota" e "disimpegnata" non porta da nessuna parte. Anzi nasconde un problema antropologico che mi sembra oggi attraversi e paralizzi il discepolato cristiano. È facile mettere Erode dalla parte dei cattivi, o meglio dalla parte di coloro che sono travolti dell'immediatismo della vita: il tetrarca sarebbe stato un buon rappresentante del postmoderno... Vivi il frammento di ogni giorno come il tutto, cogli l'attimo fuggente! No, la tenebra di Erode, la sua banale ambivalenza, il suo interesse per gioco ci toccano da vicino, sono 1'elemento vischioso che qualche volta blocca lo slancio per partire con Gesù verso Gerusalemme. Essa si presenta oggi in una forma sottile, sinuosa, politically correct, democratica: non si lascia scomodare dalla domanda che pure sgorga sulla bocca di Erode: "Chi è, dunque, costui?". Notiamo che sia la forma delle opinioni per sentito dire, sia la domanda posta dal re, sono giuste: i pezzi del racconto di Luca sono autentici, è !'insieme che suona falso, e alla luce del seguito annuncia una musica sinistra.

Questa è la forma della ricerca remota e disimpegnata, ancora oggi così tanto diffusa: i suoi elementi sono tutti veri e autentici, talvolta contengono persino tessere preziose della verità, ma l'insieme è fasullo e insidioso. Per una semplice ragione: perché Erode non entra nel gioco della verità, perché non è disposto a uscire dalla sua reggia e dalla logica del suo potere, perché vuole vedere Gesù, ma il suo non è un sapere per vivere. Ecco l'insidia: chi pensa la ricerca come un sapere che non mette in gioco tutta la sua libertà, non può trovare Gesù; ne inseguirà un fantasma e ne costruirà una contraffazione.

2. L'attesa miracolistica separata dalla vicenda di Gesù

Due passi ulteriori sono richiesti al lettore, ma egli ora non li può ancora conoscere. Noi abbiamo anticipato, per ragioni didattiche, il seguito del rapporto tra Erode e Gesù, nel vangelo di Luca. Ma, non è un caso, la cosa diventerà chiara solo più avanti. Il tempo è galantuomo e rivela i cuori. Per sapere chi è un uomo e qual è la sua ricerca bisogna lasciar scorrere i giorni.

Intanto, a metà del vangelo (13,31-33), quasi per caso, Gesù viene a sapere dai farisei che Erode intriga per ucciderlo. La ricerca banale e remota è già diventata omicida: coloro che la interpretano così, i farisei, magari calcano la mano, ma la cosa non è lontana dal vero. Quando ciò che si desidera (vedere o trovare) ti minaccia o ti sbarra la strada, allora sorge nel cuore l'intenzione omicida. La prima rivelazione dell'intenzione di Erode nella sua ricerca arriva da lontano, magari deformata dall'invidia dei poteri. Gesù sfugge all'intenzione di Erode, manda a dire attraverso coloro che gliela fanno conoscere: "Andate a dire a quella volpe...". Il lettore condivide la fierezza di Gesù, applaude il linguaggio del profeta che fustiga i potenti, ma deve subito dopo battere in ritirata. La risposta di Gesù ha un contenuto sorprendente: è un annuncio della passione! E la sua forma - fanno notare gli esegeti - è veramente arcaica, ha la forma di un detto profetico quasi enigmatico, nella sua solare chiarezza pasquale: oggi e domani, Gesù guarisce i malati e scaccia i demoni, e il terzo giorno giunge al (la) fine; e, nel parallelismo sinonimico che segue, commenta: "Oggi, domani e il giorno seguente io devo (dei) andare per la mia strada": siamo a metà del viaggio verso Gerusalemme! Questa è la strada di Gesù: l"'io devo essere nella dimora del Padre" nel tempio è diventato l"'io devo portare il lieto annuncio del regno di Dio" davanti alle folle, ma ora trova Gesù in cammino che rivela, proprio dinanzi alla ricerca remota e omicida di Erode, "io devo (dei) andare per la mia strada"!

E poi l'incontro finale tra Gesù ed Erode (23,6-12). Gesù va da Erode perché vi è portato in catene, la volpe sembra aver preso la sua preda. Ma subito sin dall'inizio l'evangelista scoraggia il lettore, mettendo in efficace contrasto la gioia divertita di Erode di poter esaudire, quando meno se l'aspettava, la sua ricerca, e lo smascheramento finale della sua intenzione: "desiderava vederlo per averne sentito parlare e [perché] sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui". La ricerca remota diventa attesa miracolistica: il sapere inconcludente s'attende prodigi che aprano la bocca della meraviglia, ma lasciano arido il cuore. Anche questo lato ambiguo della ricerca di Erode colpisce il lettore del vangelo: non è la corsa delle folle verso il Gesù taumaturgo e guaritore dei mali che le affliggono, no! Erode cerca il miracolo portentoso, il fenomeno da vedere davanti ai suoi occhi, il miracolo per il miracolo, tanto è noiosa la vita di un re che ha tutto e può tutto. La ricerca si stravolge in fretta, rivela zone non solo tenebrose, ma anche credulone. Magari mette sul tavolo anatomico della propria ragione ciò che oggi l'uomo "moderno" non può credere, e poi è disposta "a credere a tutto", basta che sia un evento portentoso che fa sbarrare gli occhi, anche se ottunde la mente. Il racconto del rapporto tra Gesù ed Erode è veramente giunto a un punto di incandescenza. Adesso Erode può fare tutte le domande che vuole alla verità che è lì in catene disarmata davanti a lui.

3. Lo smascheramento del nulla della ricerca

Erode continua a domandare, ma la verità che egli cerca è altrove: è presente nelle catene che gli uomini possono stringere con i loro poteri, ma è terribilmente assente nel silenzio disarmante che porta con sé. Mi sembra che bisogna valorizzare meglio questo episodio del "dileggio" di Erode: esso è la realizzazione in miniatura della Pasqua, sul limine di quel terzo giorno che tra poco verrà proclamato sui tetti. Gli elementi della passione sono tutti presenti: l'interrogatorio di Erode, il silenzio di Gesù, i sommi sacerdoti e gli scribi che lo accusano con insistenza, persino opportunisticamente schierati dalla parte di Erode, gli insulti, lo scherno, la vestizione della splendida tunica regale e, alla fine, il rinvio a Pilato, terribile confessione di una corona privata di ogni potere. Non solo la ricerca di Erode rivela la sua spaventosa banalità e vuotezza, ma la risposta di Gesù ("ma Gesù non gli rispose nulla" smaschera il nulla della sua ricerca. E rivela la complicità tenebrosa tra dominatore e dominato (Pilato ed Erode), tra politica e religione (Erode e sommi sacerdoti/scribi), una convergenza fragile pur di togliere di mezzo la verità ("In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro"). Il silenzio di Gesù non rivela solo la ricerca della verità, ma è la verità della ricerca. Erode Antipa non ha neppure la tragica e tenebrosa grandezza del padre Erode il Grande, ha ricevuto solo un pezzo di regno, è la controfigura del padre, è un capo senza corona, ma il silenzio di Gesù rivela anche che è una corona senza testa!

Ecco, però, l'ultima sorpresa per il lettore, che ha voluto sbirciare avanti nel racconto per vedere come va a finire questa storia tra Erode e Gesù. Se l'apparire in ceppi di Gesù, se la verità in catene smaschera il nulla della ricerca di Erode, questo però non è il tutto del vangelo. Al termine di questa prima parte del cammino, bisogna che già ci mettiamo in ginocchio. Perché la tenebra o la noia della ricerca remota degli uomini, l'attraversamento del nulla del loro cercare per cercare, le forme tentacolari con cui si rappresenta allora come oggi, le complicità interessate che fa nascere, non mettono in scacco la gioia e la freschezza del vangelo di Pasqua. Davanti a Erode, suo malgrado - dicevamo si celebra un piccolo rito, che ha due facce contraddittorie: da un lato, l'interrogatorio, l'accusa, il dileggio e un'investitura regale per gioco; dall' altro, il silenzio sovrano di Gesù, terribile giudizio sull'insensatezza della ricerca di Erode (e dei suoi corifei) e, insieme, la dedizione di Gesù, che resta davanti a loro così, verità disarmata e disarmante, umanità crocifissa. È la dedizione di Gesù, la visualizzazione dell'amore del nemico, è il silenzio che giudica il peccato e si lascia dileggiare dall'inconsapevole peccatore. Questa è la pretesa della verità cristiana che è Gesù crocifisso: è quella di non avere nessuna pretesa; o meglio, ha la pretesa di persuadere, di attrarre la libertà del cuore, l'umile ricerca che non procede per sentito dire, che non sta remota senza mettere in gioco se stessa, che vuole diventare discepola della verità. Ora comincia il discepolato della verità: "Io devo (dei) andare per la mia strada", manda a dire Gesù a Erode. Questa è la terza tessera del volto di Gesù, rimandata nel racconto, anticipata nella ricerca remota di Erode. Questi non ha voluto ascoltare, il lettore che vuole diventare discepolo prepara la bisaccia per salire con Gesù a Gerusalemme.