PICCOLI GRANDI LIBRI    FRANCO GIULIO BRAMBILLA

Chi è Gesù?
alla ricerca del volto

EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE

La mappa della ricerca.

IL VOLTO, LO SGUARDO E LE IMMAGINI DI GESÙ
1. Il tema: alla ricerca del Volto
2. Il triplice sguardo di Gesù
3. L'unico volto e le molte immagini
4. Il volto autentico e il vangelo quadriforme

LA RICERCA DI GESÙ COME FORMA DEL VANGELO DI LUCA
1. L'inizio e la fine
2. Galilea e Gerusalemme
3. In viaggio verso Gerusalemme
4. Al centro: la ricerca del regno di Dio

Primo episodio.

"PERCHÉ MI CERCAVATE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (I GENITORI): Lc 2,39-52
1. Il racconto e la struttura
2. La sapienza e la grazia
3. Gerusalemme e la Pasqua
4. I tre momenti della ricerca
5. La prima (e l'ultima) parola di Gesù nel vangelo
6. Ritorno a Nazaret
Primo ascolto.
IL MISTERO DI NAZARET
1. L'inizio della ricerca: !'incubazione della Parola
2. La direzione della ricerca: Gerusalemme e la Pasqua
3. I tempi della ricerca: perdere, non trovare, ricercare
4. La prima tessera del volto di Gesù

Secondo episodio.

"E LE FOLLE LO CERCAVANO..."
LA RICERCA DI GESÙ A CAFARNAO DA PARTE DELLE FOLLE: Lc 4,42-44
1. Gesù a Cafarnao e la ricerca delle folle
2. Gesù si sottrae alle folle
3. La ricerca spasmodica delle folle
4. La seconda autopresentazione di Gesù
Secondo ascolto.
IL BISOGNO DELLE FOLLE
1. La ricerca che nasce dal bisogno
2. Sottrazione e disorientamento
3. Il desiderio della ricerca del Regno

Terzo episodio.

"E CERCAVA DI VEDERLO"
ERODE CERCA DI VEDERE GESÙ: Lc 9,7-9
1. La ricerca di Gesù da parte di Erode
2. Le opinioni per sentito dire su Gesù
3. La domanda di Erode e il desiderio di vedere Gesù
4. L'esito della ricerca di Erode
Terzo ascolto.
IL NULLA DI UNA RICERCA REMOTA
1. Una ricerca per sentito dire
2. L'attesa miracolistica separata dalla vicenda di Gesù
3. Lo smascheramento del nulla della ricerca

Quarto episodio.

"CERCATE PIUTTOSTO IL REGNO DI DIO"
GESÙ MAESTRO DI RICERCA DEL REGNO: Lc 12,22-32

1. Gesù maestro di ricerca sulla via verso Gerusalemme
2. I due ammonimenti di Gesù
3. Lo sguardo di Gesù
4. Piuttosto cercate il regno di Dio
Quarto ascolto.
LA RICERCA ASSOLUTA DEL REGNO
1. "La tua grazia vale più della vita"
2. Di tutte queste cose si preoccupano i pagani
3. Cercate anzitutto il Regno!
4. Il Padre vostro celeste darà lo Spirito...!

Quinto episodio.

"IL FIGLIO DELL'UOMO È VENUTO A CERCARE E SALVARE"
ZACCHEO CERCA DI VEDERE GESÙ ED È CERCATO DA LUI: Lc 19,1-10
1. La duplice ricerca che s'incontra
2. Il parallelismo tra il cieco nato e Zaccheo
3. La ricerca di Zaccheo
4. La casa dell'incontro
5. La ricerca del Figlio dell'uomo
Quinto ascolto.
LA RICERCA COME INCONTRO
1. L'uomo è cercatore di Dio
2. Dio è cercatore dell'uomo in Gesù
3. Il luogo dell'incontro tra le due ricerche
4. La ricerca dell'incontro e come incontro
5. Un incontro pasquale anticipato

Sesto episodio.

"PERCHÉ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE E IL VIVENTE?"
LA RICERCA DI GESÙ DA PARTE DEI "SUOI" (LE DONNE) AL SEPOLCRO: Lc 24,1-12
1. Il quadro del capitolo 24 di Luca
2. Le donne al sepolcro
3. L'apparizione angelica e l'annuncio della resurrezione
4. La reazione delle donne e l'annuncio agli Undici
Sesto ascolto.
IL VOLTO DEL VIVENTE
1. La ricerca ripresa e il luogo della memoria
2. Il corpo sottratto e la conversione della speranza
3. Perché cercate tra i morti? Non è qui!
4. Il Vivente è il Crocifisso!

La configurazione della ricerca.


"DUE DISCEPOLI CAMMINAVANO E CERCAVANO INSIEME"
PER IL LETTORE FUTURO: Lc 24,13-35
1. La cornice: sul cammino in fuga da Gerusalemme
2. La presenza assente: la meraviglia incredula
3. La ripresa memoriale: la libertà credente dinanzi alla dedizione incondizionata
4. La dimora: si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero
5. Il ritorno testimoniale: la comunità, segno reale per ogni uomo

Quarto episodio

"CERCATE PIUTTOSTO IL REGNO DI DIO"
GESÙ MAESTRO DI RICERCA DEL REGNO 
Lc 12,22-32

Con questo brano giungiamo al "centro" del nostro cammino, non solo in senso cronologico, ma anche in senso teologico. Nell'incontro introduttivo ho fatto notare, mentre illustravamo lo schema generale del nostro percorso, le due leggi fondamentali che presiedono alla regia di Luca sul tema della ricerca di Gesù.

La prima legge disegna una struttura concentrica. Ora, il procedere concentrico non è solo proprio della narratività antica, ma ritorna anche oggi in molte forme della comunicazione. In sé si tratta di una struttura abbastanza statica, ma noi abbiamo visto che tra i quadri corrispondenti non funziona solo la legge del parallelismo, bensì ci sono molti intrecci, richiami, progressioni, rimandi, oltrepassamenti: ora, al centro di questa struttura sta la ricerca assoluta del regno di Dio. Il nostro testo non è più un episodio, come finora è stato, ma un'istruzione sapienziale di Gesù che svetta con il richiamo assoluto: cercate soprattutto il regno di Dio!

La seconda è una legge di carattere narrativo: guardando bene la struttura concentrica, abbiamo fatto notare che non funziona solo la legge del parallelismo, ma si nota che il testo procede da una prefigurazione (A), attraverso un annuncio in segni (B), un'istruzione sul viaggio verso Gerusalemme (C), al cui centro campeggia la ricerca assoluta del Regno (X), poi segue una ricerca distorta e insidiosa (B') per approdare alla ricerca del Vivente (A'). Dal punto di vista narrativo abbiamo una progressione più drammatica, meno legata alla corrispondenza circolare ma più mossa, con alti e bassi, fino a svettare nell'ultimo testo.

Le due leggi - facevamo notare all'inizio - sono quindi tra loro profondamente intrecciate: la prima esprime il baricentro della ricerca che è la ricerca di Dio, del suo regno; la seconda manifesta il movimento che culmina nella ricerca del Crocifisso risorto. Ecco allora l'intrecciarsi delle due falde della ricerca. Ricerca di Dio e ricerca di Gesù si richiamano in modo profondissimo: l'una gravita sul centro del testo, l'altra culmina alla fine del racconto! Anzi vedremo che nel prossimo episodio (Zaccheo), per quanto in forma prefigurativa, le due ricerche si sovrappongono in un bellissimo effetto di dissolvenza. Siamo al centro del cammino: potremmo dire la sua apertura verso l'altro, verso il mistero di Dio.

Al centro, dunque, sta la ricerca del regno di Dio. Nel cuore della sezione centrale (X) si colloca il testo-chiave della ricerca del regno di Dio (12,22-32), riferita alla ricerca dei beni immediati: "che cosa mangerete" (12,29); alla negazione di questa ricerca come atteggiamento tipico dei pagani: "tutte queste cose ricercano (epizetousin) i pagani" (12,30); e culminante nella pointe di tutto il nostro percorso: "cercate piuttosto il regno di Dio!" (12,31).

Il brano si trova anche nella posizione centrale del vangelo e del "grande viaggio" verso Gerusalemme (9,51-18.43). Indichiamo anzitutto la posizione e il senso del brano nel contesto del viaggio e poi la struttura del testo. Seguiranno poi, come al solito, i passaggi fondamentali della lettura del testo.

1. Gesù maestro di ricerca sulla via verso Gerusalemme

Nel viaggio verso il luogo dove si compie il volere del Padre, Gesù si presenta ripetutamente come "maestro di ricerca". I destinatari ora sono i discepoli. Il viaggio sembra un grande "noviziato" nei confronti dei discepoli (dodici, discepoli, donne che lo seguono): essi stanno nel cerchio più interno, mentre la folla rifluisce ed entra in una fase più problematica nel suo rapporto con Gesù. All'inizio, al centro e alla fine della grande sezione, il riferimento ai discepoli è diretto (11, 1-13; 12 , 22-32; 17,20-37 ), come si evince dallo schema generale. Ora, nella prima sezione del "viaggio" (9,51-13,21), la via indicata al discepolo è quella di essere un ricercatore del Regno. Il nostro brano si trova quasi alla fine di questa sezione, ma non è la prima volta né l'ultima che Gesù ammaestra i suoi perché cerchino/accolgano il Regno. Come mostra questo specchietto:

 

 

4,42-43:

"Ma le folle lo cercavano ... Bisogna che io annunzi il regno di Dio".

6,19.20:

"Tutta la folla cercava di toccarlo ... Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio".

11,2.9:

"Venga il tuo Regno... cercate e troverete".

11,16.20:

"Cercavano un segno dal cielo ... è dunque giunto a voi il regno di Dio".

12,31.32:

"Piuttosto cercate il suo Regno... al Padre vostro è piaciuto darvi il Regno".

13,24.29:

"Cercate di entrare per la porta stretta... e siederanno a mensa nel regno di Dio".

17,20.21.33:

"Quando verrà il regno di Dio? ... Il regno di Dio non viene in modo da attirare 1'attenzione ... il regno di Dio è in mezzo a voi!

Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà".

19,3.10.11:

"Cercava di vedere quale fosse Gesù ... Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto... Credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all' altro" .

22,16.18.23:

"Non mangerò più [la Pasqua], finché essa non si compia nel regno di Dio... non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio... Cominciarono a cercare a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò".

Il brano di Lc 12,22-32, come abbiamo detto, non è un episodio, ma un grande ammaestramento; in esso convergono, come a un crocevia, molte fila del vangelo.

La struttura del brano e il suo ritmo narrativo è presto detto: la preoccupazione e la bramosia del cibo/vestito portano a non cercare Dio, mentre la ricerca porta al ritrovamento del Regno. Le opposte polarità presenti nel brano ne illustrano la portata anche in rapporto ai soggetti/verbi/oggetto con lo spostamento sulla ricerca del Regno.

Soggetti

Pagani/discepoli di poca fede

discepoli del Regno

(oligopistoi)

Verbi

merimnao/ epizetéo

zetéo

Oggetto

il cibo/vestito

il regno di Dio

Il testo è strutturato in un modo esemplare: un ammonimento + motivazione (vv. 22-23); due brani sullo sguardo di Gesù (vv. 24-28); un ammonimento + motivazione (vv. 29-30); la pointe della ricerca del Regno (v. 31); la beatitudine finale (v. 32).

L'istruzione di Gesù ("Per questo io vi dico...") parte con una specie di ammonimento, formulato in maniera negativa (v. 22), riferito al problema del "darsi pensiero per la vita/corpo", in rapporto al mangiare/vestire, le due forme fondamentali dell'istinto di sopravvivenza che generano preoccupazione nell'uomo, a cui Gesù aggiunge una motivazione sul valore più grande della vita e del corpo (v. 23: "la vita vale più del cibo e il corpo più del vestito").

A questo primo ammonimento fa da pendant un altro, pure formulato in maniera negativa (v. 29), che assume il primo mutando il verbo, e introducendo (v. 30) un verbo di "ricerca" (cercare con bramosia [epizetoùsin]). Segue una motivazione sul Padre che conosce i nostri bisogni, ottenendo anche qui un incremento di significato (la vita vale di più/il Padre sa che ne avete bisogno) .

In mezzo a questi due ammonimenti abbiamo la parte più bella, in cui campeggia il duplice "sguardo di Gesù" sui corvi/uccelli e sui gigli del campo, lo sguardo con il quale Gesù ci "fa guardare" la creazione quale luogo del dono continuo di Dio (si noti il presente: non seminano/non mietono, non filano/non

tessono, Dio li nutre/li veste). Il perfetto parallelismo con lo snodarsi delle immagini, forse le più affascinanti della letteratura mondiale, presenta lo sguardo di Gesù come l'occhio con cui noi dobbiamo guardare ("Guardate") il mondo: non tanto come mondo di cose da accumulare e da sfruttare, ma come luogo affidabile di una donazione continua di Dio e luogo simbolico per scoprire il "quanto più" (vv. 24b e 28b) della cura dell'uomo da parte di Dio. La donazione del mondo è il "luogo affidabile" per scoprire la cura di Dio per noi. Trattare il mondo come luogo del l'accumulo è una delle manifestazioni più gravi della "poca fede", in cui possono incorrere anche i discepoli, definiti appunto gente di poca fede!

Il secondo ammonimento intanto non duplica semplicemente il primo, perché introduce tre elementi nuovi: il verbo" cercare con bramosia" in parallelo con "stare in ansia" e con "preoccuparsi"; la generalizzazione con "tutte queste cose"; il riferimento ai pagani. Queste tre specificazioni che descrivono il modo di relazionarsi al mondo e di assumere il mondo come luogo non affidabile per la vita (tipico dei pagani), consentono di introdurre il punto cruciale dell'esortazione sapienziale di Gesù (v. 30), su cui culmina come su un picco ad altissima quota non solo

questo brano ma tutto il tema delle ricerca: "Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta". La ricerca assoluta del Regno è la prima cosa nella cui luce ricevere, guardare e vivere tutte queste cose come in aggiunta.

L'ammonimento di Gesù

22 Poi disse ai discepoli: "Per questo io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete.

motivazione

23 La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito.

Lo sguardo di Gesù sulla cura di Dio che nutre

24 Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! 25 Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? 26 Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto?

Lo sguardo di Gesù sulla cura di Dio che veste

27 Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 28 Se dunque Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede?

L'ammonimento di Gesù

29 Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia: 30 di tutte queste cose si preoccupano i pagani;

motivazione

ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno.

La ricerca del Regno sopra ogni cosa

31 Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta.

La beatitudine

32 Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il Regno.

Il brano termina con una rassicurazione al "piccolo gregge", che si fonda sulla compiacenza del Padre, che dona il Regno con tutte queste cose ricevute come dono ("perché al Padre vostro è piaciuto darvi il Regno").

2. I due ammonimenti di Gesù

Trattiamo insieme i due ammonimenti di Gesù presentati in forma inclusiva (vv. 22-23.29-30), ma che offrono anche un incremento di significato. Il primo si apre con una parola rivolta ai discepoli (la stessa espressione che ricorre solo in 9,14 nella moltiplicazione dei pani). Agganciato ("per questo io vi dico...") alla parabola precedente del ricco stolto (12,13-21), l'ammaestramento appare nella sua efficacia: "non affannatevi (non datevi pensiero) per la vita". Bella l'indicazione di Fausti: "angosciarsi in greco (merimnao) ha la radice comune con 'memoria', Moira (dea della morte, fato, destino), méros (parte, eredità), e la nostra parola 'morte'" 1. Il verbo ritorna in riferimento a Marta che si preoccupa e si agita "per molte cose" (10,41). La motivazione che Gesù porta dice letteralmente: "la vita è più del ...".

Viene alla mente il salmo 63,4: "La tua grazia vale più della vita", con il suo stupendo contesto a cui ritornerò. Si può forse dire che, se coniughiamo le due motivazioni allegate ai due ammonimenti (la vita vale più del cibo.../il Padre vostro sa che ne avete bisogno), il brano costituisce uno stupendo commento al

versetto del salmo, con una bella rilettura cristologica: Gesù/il Padre vostro/la vostra vita con i suoi bisogni.

3. Lo sguardo di Gesù

Non starò a fermarmi molto su questi testi che ho già lungamente commentato nell'introduzione. È solo collocandoci nello sguardo di Gesù sul mondo, in cui prende forma storica lo sguardo di Dio sulla creazione di Genesi, che si vede il mondo come il luogo della cura amorevole di Dio, lo spazio affidabile

da cui inferire la legge del "molto più voi". Vengono presi nello

sguardo di Gesù "i corvi" (poi generalizzati in uccelli), a differenza di Matteo che ha solo "uccelli del cielo". Dice Ravasi: "I corvi sono considerati impuri dalla legge ebraica (cf. Lv 11,15; Dt 14,14; forse per questo Mt 6,26 preferisce parlare di 'uccelli del cielo'), ma sono anche un esempio tipico del bisogno di aiuto, perché i piccoli sono abbandonati molto presto dai genitori"2. Dice, infatti, il salmo: "Egli fa germogliare erba sui monti, provvede il cibo al bestiame, ai piccoli del corvo che gridano a lui" (Sal 147,8-9). E poi i gigli del campo di cui ancora Ravasi dice: "Il 'giglio' è un esempio tipico di bellezza ed è ricordato più volte nel Cantico dei Cantici" 3. Il riferimento è allo splendore dei gigli, con cui neppure la veste di Salomone in tutta la sua gloria (e la splendida veste che Erode porrà su Gesù) può tenere il confronto. Se neppure i discepoli riescono a vedere il mondo con lo sguardo che Gesù mette loro a disposizione, se non sentono l'appello che risuona nella parola di Gesù, allora essi sono "gente di poca fede" (olig6pistoi). Il mondo è luogo di una cura insospettabile del Padre, ma ciò vale, dice Gesù, "quanto più per voi"!

4. Piuttosto cercate il regno di Dio

La seconda ammonizione non è semplicemente un duplicato della prima, ma prepara la dichiarazione centrale del brano: due negazioni (non cercate [mè zeteite] che cosa mangerete... / non "state in ansia", non "state sospesi" [mè meteorizesthe]), e un'affermazione, ma con valore negativo (si preoccupano, cercano con bramosia: epizetousin), presentano l'atteggiamento dei "pagani" di fronte "a tutte queste cose". Un atteggiamento che alla fine è una mancanza di fede di cui possono essere minacciati anche i discepoli (diventando olig6pistoi), perché non riconoscono e non vivono nella sfera della presenza benevolente di Dio ("ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno"). Il discepolo è uno che si colloca nella consapevolezza che il Padre sa, e vive nella sua presenza amorevole!

Sullo sfondo della seconda ammonizione, rinforzata dalla coscienza teologale del "Padre che sa" (ciò è il segreto "della vita che vale di più"), si staglia la punta più alta dell'istruzione sapienziale di Gesù: piuttosto cercate il regno di Dio! La frase ha il tono della conclusione e della rivelazione finale: essa esprime il pensiero "fontale" di Gesù, che orienta verso il Regno. Nella parola di Gesù giunge a compimento l"'io devo dare il buon annuncio del regno di Dio": ma ora viene proposto anche ai suoi discepoli in modo assoluto, con l'enfasi sul "piuttosto" ("piuttosto cercate il regno di Dio"): l'''io devo" di Gesù diventa la fonte del "cercare comunque" il Regno. Il verbo cercare suppone l'esistenza presente, il nascondimento e la piccolezza del Regno ("Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione ... Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!": 17,21). Gesù in parallelo poi aggiunge: "queste cose vi saranno date in aggiunta" (da Dio: un passivo divino): con il Regno le cose della vita e per la vita vengono date nella loro giusta luce, perché appunto sono ricevute come donate, dentro il dono fondamentale del Regno, nella sua luce e forza salvifica.

[1] S. Fausti, Una comunità legge il vangelo di Luca, EDB, Bologna 1994, p. 460.
[2]
G. Ravasi, La Bibbia per la famiglia. Nuovo Testamento, voI. I, San Paolo, Milano1998, p. 239.
[3]
Ibid.

Quarto ascolto

LA RICERCA ASSOLUTA DEL REGNO

Il testo che abbiamo letto è il cuore della predicazione di Gesù e il principio generatore della sua azione. Esso sta al centro della catechesi di Gesù sulla strada del grande viaggio verso Gerusalemme. In qualche modo è al centro di tutto il vangelo, è la finestra aperta verso il Cielo. Ma noi possiamo guardare in

questa direzione solo se i nostri occhi si lasciano educare dallo . sguardo di Gesù, molto di più se entriamo nel suo sguardo. Il volto di Gesù rivela uno sguardo che custodisce una dedizione inaudita al "volto" di Dio, l'Abba. Non è solo un volto da guardare, ma un volto con cui guardare, e perciò diventa un volto da cui lasciarsi guardare. Che ci attira e ci plasma. Il cammino sin qui fatto trova un primo compimento. La ricerca di Gesù, la tenace sequela di lui, ci ha condotto sin qui. Non si può cercare lui se non dentro la tensione a cercare Dio, nello slancio del quaerere Deum.

Lo sguardo di Gesù è uno sguardo "filiale", quello del Figlio rivolto al Padre, ma è uno sguardo possibile solo perché è "spirituale", cioè plasmato da quel vedere credente che è operazione dello Spirito, quel medesimo Spirito che plasma in noi la coscienza filiale che vede e crede. Come Gesù e con Gesù. È questa l'intuizione centrale del nostro testo. Cercheremo di svolgerla nel seguito del nostro esercizio di ascolto della fede. La storia concreta di Gesù è una storia filiale, anzi è la storia del Figlio, il mondo custodito dallo e nello sguardo di Cristo, è una visione "filiale": sintesi stupenda di un vedere e di un ricevere, anzi di un vedere che riceve la forma dello sguardo dall'abbandono filiale al Padre, dal mistero inenarrabile con cui Dio "lascia andare" e "lascia essere" nel mondo il Figlio, proprio come il Figlio suo. L'io devo essere nella dimora del Padre, l'io devo portare il buon annuncio del Regno, l'io devo andare per la mia strada (verso Gerusalemme), tutte le dichiarazioni precedenti di Gesù che definiscono il suo mistero personale, squarciano ora il velo del mistero di Dio. Esso ci viene incontro solo nello sguardo di Cristo che lo cerca in modo unico e apre lo spazio anche per i suoi discepoli perché lo cerchino in modo assoluto. Cercate piuttosto il regno di Dio! Cercare Dio è cercare il suo regno, la forma con cui ci viene incontro ("il tempo è compiuto"), la sovranità della sua presenza ("il Regno è vicino"), la luce che guarisce le nostre ferite e rischiara le nostre tenebre (i miracoli e gli esorcismi), la comunione che abbatte i nostri muri (le beatitudini), la legge nuova scritta nel cuore (il discorso del monte), la prossimità ai piccoli e ai peccatori (la commensalità con i pubblicani e gli esclusi), la preghiera della fiducia filiale ("venga il tuo Regno!"). Nel nostro brano convergono quattro tratti, fusi nell'incandescenza dello sguardo di Gesù, totalmente rivolto verso il Padre. In questi tratti, non solo ci viene detto come noi dobbiamo cercare in modo assoluto il Regno, ma anche come il Regno cerca noi, ci viene incontro, ci trasforma, ci rende discepoli di Gesù. I quattro momenti riguardano la nostra esistenza, la nostra speranza, la venuta di Dio e il dono dello Spirito. Essi ci dispongono a prendere anche noi con decisione la via verso Gerusalemme.

1. "La tua grazia vale più della vita"

Il primo tratto parte dallo sguardo di Gesù per lasciarsi ammaestrare sulla vita. Il lettore, arrivato a questo punto del vangelo, intorno alla metà del grande viaggio verso Gerusalemme, si sente anche lui al centro del cammino. Sarebbe bello accompagnare questo giorno con la lettura per intero della parte centrale del vangelo di Luca (9,51-18,43), a partire da quando Gesù prende la decisione di andare verso Gerusalemme. Lo stacco di 9,51 è deciso: "Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme". Egli fissa il suo sguardo, rende il suo volto duro per andare verso Gerusalemme, imprime un' accelerazione decisiva al suo cammino verso la Pasqua. Gesù ora comincia a educare i suoi discepoli sulle esigenze della sequela (9,57-62), li invia in missione a due a due (10,1-20), si rivolge a loro in disparte (10,23). Il lettore che l'ha seguito sin qui, ormai si confonde con il gruppo dei discepoli. La sua ricerca è stata educata a por mano all'aratro senza volgersi indietro (9,62). Ora comincia ad ascoltare Gesù come maestro di sapienza e di ricerca: Gesù insegna l'obbedienza al comandamento dell'unico Dio e all' amore del fratello con la parabola del buon samaritano (10,25-37), educa i discepoli a pregare come lui prega (10,21-22), a cercare l'unica cosa che conta come Maria, la sorella di Marta (10,42), a invocare il Padre perché venga il suo regno (II,2), a chiedere con insistenza, perché "chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto" (II,10).

Gesù è maestro di sapienza non solo per i discepoli. Le folle sono ancora presenti, ma ormai il tono della predicazione di Cristo assume anche i tratti del giudizio, dell'oracolo di sventura contro questa generazione, contro gli scribi e i farisei, contro i dottori della legge (II,29-54). È giunto il tempo della scelta: la strada che porta a Gerusalemme è anche una via che esige di seguire, di scegliere, di decidersi per Gesù: "chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio" (12,8-9). Ormai si forma in modo chiaro il triangolo Gesù/discepoli/scribi e farisei, con la folla ondeggiante da un lato all'altro. Quando il lettore giunge al centro del capitolo 12, dov' è incastonato il nostro testo sulla ricerca del Regno, sa che il messaggio di Gesù non è solo un "lieto annuncio" che travolge le folle, ma è un vangelo esigente che porta davanti ai tribunali (12, I I - 12) e - leggerà poco più avanti nel testo - che "porta il fuoco sulla terra" (12,49) e fa passare la lama della separazione persino dentro gli affetti familiari (12,51-53). Ce n'è abbastanza, mi sembra, per sentire che il nostro testo sulla ricerca del Regno si impianta nel centro del capitolo 12 con una tensione altissima. Il capitolo contiene forse l'istruzione sapienziale più ampia di Gesù - se escludiamo quella delle parabole che seguiranno ai capitoli 13 e 15 – dai tratti forti ed esigenti. C'è una radicalità antropologica che attraversa 1'insegnamento di Gesù, che può venire solo dall'aver lasciato acclimatare lungamente la parola - come dicevamo nel primo episodio - nel mistero di Nazaret, nei meandri del cuore

umano. Il nostro testo sulla ricerca del Regno, del resto, è incastonato su un episodietto molto umano, troppo umano; la divisione dell' eredità tra due fratelli, per la quale Gesù viene chiamato come garante (12,13-15), seguita dalla parabola del ricco stolto (12,16-21).

Il lettore è dunque pronto, collocato tra la folla e i discepoli, e sobbalza nel suo cantuccio quando, dopo le gravi parole con cui si chiude la parabola del ricco stolto ("Dio gli disse; Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?": 12,20), sente Gesù parlare con piglio deciso. I due fratelli con la loro eredità da dividere si ritirano in buon ordine, ora Gesù parla per i discepoli e per coloro che vogliono ascoltarlo. Il lettore è lì tra loro. Il nostro brano, che contiene un ampio ammonimento sapienziale, è rivolto ai discepoli, ma tiene d'occhio la folla sullo sfondo e il lettore che è lì ad ascoltare. A questo punto, di fronte alla ricerca assoluta del Regno, narratore e Gesù si identificano, mentre discepoli, folla e lettore si dispongono non più dentro la dinamica di un racconto, ma dentro la drammatica di un insegnamento, nel cui ritmo bisogna entrare. Gesù si fa maestro di ricerca. Siamo al momento cruciale. Ascoltiamolo; "Per questo io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito" (12,22-23). La vita "è di più" del cibo e del vestito, dice letteralmente il testo. Tutto il segreto della ricerca è in questo "di più" della vita! E Gesù non prende a termine di paragone le cose superflue con cui stiamo ingolfando il nostro presente: no! si riferisce al cibo e al vestito, alla nutrizione e alla protezione, le due forme fondamentali della cura della vita, inscritte nella carne dell'uomo, prima ancora che il bimbo possa sillabare il nome di chi ti cura (la mamma) e di chi te li procura (il papà). La vita è ricevuta e con essa i beni che ti aiutano a inscriverla nella coscienza come un dono. Eppure già la vita ricevuta corre il rischio di esser presto persa come vita donata e non solo procurata. Gesù sa, ma ogni bambino sa che la vita è "di più" del cibo e del vestito con cui la mamma ti alimenta e ti protegge: eppure come è facile dimenticare che essa è dono e va accolta come donazione! Per questo essa è inscritta nel nostro corpo, per questo è inscritta nel mondo. Ma come è facile dimenticare. È necessario che Gesù, il figlio del Padre, la Parola fatta bambino, porti alla parola ciò che ogni bambino sa: la vita è di più, vale di più! Nel gesto del dare la vita i genitori sanno che essi non procurano solo una vita fisica, ma devono dare quel "di più" per cui la vita possa valere. Ecco allora la musica del mondo, ecco i corvi che non seminano e non mietono, ecco i gigli del campo, ecco lo sguardo di Gesù ("guardate gli uccelli del cielo... guardate i gigli del campo...")! La vita vale di più se insegue quell"'altro" che è alluso nel dare la vita; è semplicemente persa se divora in modo vorace tutti i beni e divide le persone... per poter vivere.

E che cos'è allora questo plusvalore della vita? Potrà essere conquistato aggiungendo sempre più cose al forse già troppo che abbiamo? Che cos'è questo "di più"? Ci viene in soccorso un testo dei salmi, sul cui rigo poi potremo riascoltare la musica di Gesù. Canta il salmo: "Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode" (Sal 63,4). La vita vale di più perché è coronata dalla sua grazia! La vita vale più del cibo e del vestito perché la tenerezza di Dio, la sua cura amorosa, la sua grazia, è il "di più" che cerca la vita. Il contesto del salmo lo dice in modo struggente, pochi versetti prima, facendo riapparire il nostro tema: "O Dio, tu sei il mio Dio, all' aurora ti cerco, di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua" (63,2). La fame, la sete, la protezione del vestito accendono nel nostro corpo, fin dall' aurora della vita, la ricerca di Dio: di te ha sete l'anima mia, di quella sete che ci attanaglia in questa estate aridissima. Il lettore si ferma e ascolta l'interminabile preghiera di Israele, la ricerca degli uomini che sale fin dall' aurora della storia: sì, Signore, dall' aurora ti cerco, di te ha sete la mia vita (anima, qui indica la vita che desidera. ..), io non lo so, lo dimentico sovente. La tua grazia, la tua cura, la tua tenerezza vale più della vita! Non perché la vita sia da disprezzare, ma perché la tua grazia è ciò per cui la vita vale di più, ciò che merita cercare fin dall' aurora, con lo stesso desiderio con cui l'assetato cerca l'acqua della sorgente, con la stessa fame con cui l'affamato attende un pane, con la stessa attesa con cui il bimbo torna a casa e s'abbandona nelle braccia della madre. E allora sul pentagramma del salmo risuona la parola di Gesù, "il Figlio" che ci assicura: "il Padre vostro sa che ne avete bisogno". Per questo bisogna dimorare nello sguardo di Gesù, perché è sguardo filiale, è sguardo del bimbo che vede il volto del Padre e sa che il Padre "nostro" conosce il nostro bisogno, e ce lo dona veramente con la grazia che vale più della vita! Bisogna ritornare come bambini per entrare nel Regno, occorre cercare fin dall' aurora, bisogna guardare con gli "occhi semplici" di Gesù. Ora siamo al centro del mistero del Volto: lo sguardo "filiale" lungamente affinato a Nazaret, nella cui iride si è impresso lo sguardo di Maria e Giuseppe, si è dischiuso alla grazia che vale più della vita, scegliendo di stare nelle cose del Padre, di portare l'evangelo del Regno, di camminare sulla sua strada. Ora dice ai suoi discepoli: Guardate, io vi dico che il Padre conosce quel bene a cui il vostro bisogno anela da sempre.

2. Di tutte queste cose si preoccupano i pagani

Il lettore sarebbe già pronto ad ascoltare l'ammaestramento di Gesù sulla ricerca del Regno. C'è però un punto sconvolgente nel testo. Il secondo ammonimento di Gesù non dice solo che la vita vale più del cibo e del vestito. E chi non lo direbbe, anche oggi! Ma aggiunge: non cercate con bramosia, non state con l'animo sospeso, di queste cose si preoccupano i pagani. Il pagano che è in noi si lascia rovinare non solo la vita, ma il suo bene più fragile, che è il tempo, dalla pre-occupazione, dall'ansietà che ci fa occupare prima, e al di sopra di ogni cosa, di tutti questi beni. Trovo che questo sia un tema che esprime la radicalità antropologica della ricerca del Regno presente in questo brano evangelico. La ricerca del Regno non è solo ricerca della "grazia che vale più della vita", del dono a cui la vita rimanda, perché una vita non può essere vissuta senza un senso, senza una luce, se non dentro una grazia che l'avvolge e una tenerezza che la ama. La vita non può essere vissuta senza speranza. La ricerca del Regno è anche purificazione della ricerca, smascheramento delle sue deviazioni. La "pre-occupazione" del pagano che s'annida in me, uccide la speranza, inaridisce la sua radice e indebolisce il cuore stesso dell'uomo. Ecco la malattia mortale che mina come un mal sottile il mio tempo, ecco come la ricerca bramosa delle cose uccide la speranza. Assicura Gesù: se la cura e la tenerezza di Dio sfama gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo, "quanto più [farà e sarà] per voi". Non riconoscere questo rivela la poca fede dei discepoli, ci fa letteralmente uomini di "piccola fede" (oligopistoi). Il discepolo può essere minacciato nel suo intimo, può avere una fede rattrappita che non va al di là del suo orizzonte, se non riconosce che la vita vale di più, se non la lascia circondare dalla sua grazia, se non riconosce la cura del Padre che comprende il nostro bisogno.

Ma ora Gesù va oltre, mette in guardia dal pericolo di paganeggiare, di vivere cioè nella rincorsa sfrenata dei beni, credendo che essi siano il plusvalore della vita. Questa, dice Gesù, è la malattia mortale della speranza! La speranza è la fede distesa nel tempo, è la fiducia che il domani ti verrà incontro come un dono che ti chiama, che ti avvolge con la sua grazia, perché ha un volto, perché la tua vita non ha solo all'origine una cura e una tenerezza, ma ha anche alla fine un volto che l'attende e la chiama. Non cercate con bramosia - dice Gesù -, non state sospesi nell'aria morbosa dell' ansia, non occupatevi anticipando i tempi e i momenti, volendo possedere gli eventi, le cose e le persone, ma lasciateli accadere, andategli incontro con fiducia. Nel seguito del vangelo, Luca per lunghi capitoli sarà attanagliato dal problema della povertà e della ricchezza. Bisogna dirlo con forza, anche oggi, forse soprattutto oggi: nella nostra società dei consumi o, meglio, nella frenesia del consumare che fonda la nostra società dell' avere e dell' accumulo, si nasconde un (il) problema essenziale. Gesù non è un asceta triste che ha paura delle cose. Egli teme che la bramosia dei beni diventi un modo con cui noi ci lasciamo possedere dalle cose, teme che la brama diventi il nostro modo di essere. Le cose, però, alla fine ci possiedono, ci plasmano, dicono il nostro valore: esse non manifestano solo che cosa vale per me, per che cosa mi affanno nella casa, come giudico con il fratello, come peso la fortuna degli altri, ma alla fine rivelano me stesso, il mio desiderio, la mia speranza.

In altre parole, Gesù ci dice di "occuparci" di tutto, ma ci richiama che lo stare in ansia, l'accumulare, la bramosia, la rincorsa sfrenata dei beni è una strategia di cosmesi della morte. Possedere i beni e dominare il tempo sono le due forme fondamentali con cui noi oggi tentiamo di nasconderci davanti alla morte. Anzi cerchiamo di nasconderla a noi stessi, cerchiamo di imbellettarla, di camuffarla. La cosmesi della morte è il modo con cui cerchiamo di riempire la vita di cose per credere che sia una vita in pienezza; è il modo con cui vogliamo possedere il domani, gli altri, gli eventi, la vita, il futuro. Le cose sembrano riempire la vita, darle valore, assicurarle il tempo, ma il tempo le erode consumando alla fine anche noi che le consumiamo. E c'è un'altra forma di cosmesi della morte, con cui pensiamo di fermare il tempo, quasi di bloccare 1'orologio della vita: è l'attivismo sfrenato, la rincorsa del tempo cronologico, lo scandire vorticoso dei secondi e degli appuntamenti, consumando anche il dono del tempo, che è invece dono dell'incontro, della cura, dell' ascolto, dell' attenzione, del dialogo, della pace, del gioco, del perdere tempo pur sapendo che non è tempo perso. Per questo Gesù parla ai suoi così, con tagliente chiarezza, dicendo che questo è il modo di vivere il tempo dei pagani, è quella forma del trattenere la vita che alla fine la perde, è il modo di rimandare la morte che corrompe le radici della vita. Si può imbellettarla come si vuole, ma, proprio perché rincorsa vertiginosamente, la vita ci sfugge inesorabilmente. L'assolutezza della ricerca del Regno, di cui Gesù ci parlerà tra poco, non può neppure essere intuita, se non passa attraverso la radicalità antropologica con cui mettiamo in discussione la nostra fede e la nostra speranza. Prima di cercare il Regno, bisogna giudicare come lo cerchiamo. Questo è il primo dono che il Regno porta, perché il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercare il Regno porta in dono il giusto modo di cercarlo (la sua giustizia!). Nella ricerca del Regno sono posti in gioco - dicevamo - tutti gli atteggiamenti del quaerere Deum. Solo così si cerca il Regno come l'unico, l'assoluto, con gli occhi semplici del bambino.

3. Cercate anzitutto il Regno!

Ora possiamo riascoltare la proclamazione finale di Gesù. Essa è fatta di due semplici momenti: "Piuttosto, anzitutto, cercate il regno di Dio" e "queste cose vi saranno date in aggiunta". La proclamazione finale di Gesù ha la forza semplice dell'invito, del comandamento nuovo, del programma evangelico, della mappa per il viaggio. Essa porta con sé tutti questi aspetti, perché ormai il cercare è stato purificato dall'istruzione sapienziale di Gesù. Gesù ci conduce a cercare il Regno come si cerca la Sapienza, come la tavola imbandita su cui stanno tutti i doni della vita. Matteo nel brano parallelo fa proclamare a Gesù: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta" (Mt 6,33). In Matteo l'accento è su questo "prima" (proton), "sopra ogni cosa"; Luca ha già detto che il Regno è il primo comandamento (Lc 4,43), il volto della sovranità di Dio che si fa vicina nelle parole e nei gesti di Gesù. Il primo vangelo aggiunge: "e la sua giustizia": il Regno viene e realizza la giustizia misericordiosa di Dio tra gli uomini e pone in condizione gli uomini di accoglierla; Luca non sente il bisogno di tutto questo. Il terzo vangelo afferma in modo assoluto: "piuttosto, cercate il regno di Dio!". Commenta Segalla: "L'espressione 'cercare il regno di Dio' non si trova né nell' AT, né nella letteratura giudaica" (1). 10 trovo come un segno: solo "il più piccolo nel regno di Dio" lo può portare. alla parola, solo Gesù può aprire lo squarcio sul mistero santo di Dio, perché è "il piccolo" che sta in mezzo a noi come uno che serve, è "il figlio", la figura esemplare per "ridiventare" a nostra volta bambini per entrare nel Regno. Cercare il Regno è cercare Dio, ma Dio si può trovarlo solo se il Figlio lo rivela. Ecco, allora, l'altra tessera del volto di Gesù: "Gesù è il cercatore del Regno"! Solo Gesù può dire: "Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Lc 10,22). Gesù è il cercatore del Regno perché è il figlio/il piccolo/il fanciullo che si riceve tutto dal Padre; Gesù è il cercatore del Regno per eccellenza perché il Regno si cerca ricevendolo, si trova accogliendolo, si conquista facendogli spazio. Perciò egli ora può rivolgersi ai discepoli e allettare e proclamare: "Cercate il regno di Dio", perché il Regno è accessibile a "colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" .

Cercavamo un termine per definire 1'espressione di Gesù sul cercare il Regno: conclusione sapienziale, istruzione, ammonimento finale. Cristo stesso ce lo fornisce: è la "rivelazione" nel senso più alto. Noi possiamo cercare il Regno perché il Figlio lo rivela, ce lo comunica. Cercare il Regno significa che il Regno cerca noi, che Dio si fa vicino, ci assedia, innerva la vita, permea i nostri pensieri, le intenzioni, le azioni, gli incontri, le persone, il mondo: tutte queste cose che in lui ci sono rivelate e donate. Ecco cosa significa "date in aggiunta". Attenzione a non trasformare la rivelazione di Gesù in un comodo tornaconto personale, in una specie di gioco al rialzo. Metto al centro Dio, così riceverò il centuplo quaggiù e il resto nella vita eterna. Uno s'accorge subito che non solo è un gioco pericoloso, ma sa che non conosce i tempi e i modi delle estrazioni... Cercare il regno di Dio secondo Gesù e come Gesù, è possibile solo nel suo cuore filiale, diventando fanciulli come lui, con gli occhi semplici del bambino. L'infanzia spirituale di Teresa di Lisieux non è un gioco per ragazzine perseguitate dal demone del perfezionismo. Ce lo ha detto Bernanos con i suoi personaggi che ne hanno subìto il fascino e la passione. A questo punto la parola si ferma, e possiamo solo collocarci nello slancio filiale di Gesù che nei nostri cuori grida: Abba, Padre.

Vorrei invitarvi ora a una composizione di luogo: in questa settimana, abitando qui a Bose, giunti al termine del terzo giorno, occorrerà che anche noi, saliti al monte del mistero santo di Dio, guardando con gli occhi di Gesù, perché i nostri non saprebbero portarne lo splendore, ci poniamo una semplice domanda: Che cosa mi dice questo luogo? Qual è il mistero che ha convocato queste persone? Perché tanti giovani sentono ancora il fascino, non dico del servizio, della dedizione all' altro soltanto, ma della vita monastica in una comunità fraterna? Perché lo splendore di questa liturgia ci attrae senza troppi trucchi comunicativi per lo spettatore, perché l'armonia della giornata del monaco tra preghiera e lavoro dona pace e saggezza, perché il ritorno alle fonti della grande tradizione orientale e occidentale ossigena chi viene alla sorgente? Perché, aggiungo, l'ardito tentativo di tenere insieme cammini cristiani di confessioni diverse è una luce per questa Europa che sta cercando le sue radici comuni, ma noi non possiamo offrire quelle "cristiane" se non come una sinfonia di voci diverse e complementari? Provatevi a chiedere il perché di tutto questo, e forse di altro ancora, e la risposta non potrà essere se non il quaerere Deum, se non il cercare Dio, invocando in modo assoluto il Regno. Molti cercano Dio, ma il volto cristiano di Dio comunicato dallo sguardo filiale di Gesù lo si trova cercando in modo assoluto il Regno, anzi lasciandoci cercare da lui.

4. Il Padre vostro celeste darà lo Spirito...!

A questo punto il lettore, seduto accanto ai discepoli, resta ammutolito. Non sa più cosa fare, ma gli viene in soccorso un ricordo, un testo su cui è passato via troppo velocemente perché non era segnato nel programma. Anche se gli era sembrato di qualche valore. Nel capitolo precedente ricorda di aver letto, nel libretto di Luca, appena dopo la preghiera del Padre nostro: "Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito santo a coloro che glielo chiedono!" (Lc 11,9-13). Finalmente il suo cuore si apre alla consolazione. Una misteriosa, ma reale presenza non ancora notata rendeva monca la sua lettura del testo. Lo sentiva quasi naturalmente. La parola di Gesù gli sembrava lucida ed esigente, limpida e solare, ma un po' come le alte vette qui intorno, così irte da sembrare inaccessibili anche a chi ha buona lena nelle gambe. Gli mancava ancora una cosa: lo sguardo di Gesù rivela la ricerca del Regno come ricerca del Padre, ma il Padre dona lo Spirito a coloro che lo chiedono. La ricerca del Regno diventa alla fine invocazione nello Spirito che è riversato nei nostri cuori. Ecco che cosa mancava al lettore. La ricerca non è un programma ascetico o morale di vita, è invocazione; la ricerca è, nel senso più forte che si possa immaginare, un cammino "spirituale", nello Spirito e in forza dello Spirito. Per questo la sua forma sintetica, il modo con cui possiamo raccogliere il percorso di questa giornata centrale della nostra settimana, sillaba una semplice invocazione: "Venga il tuo regno!". In essa lo Spirito e la preghiera si tengono per mano, lo Spirito e la nostra libertà cospirano insieme, in essa il Regno viene cercato perché è ricevuto, e viene ricevuto perché è invocato! Ma così non viene ricevuto solo il Regno, bensì il mistero santo di Dio, il suo volto trinitario, nello sguardo del fanciullo Gesù e nella forza suadente della preghiera dello Spirito in noi e con noi. Quest'ultima tessera del volto di Gesù disegna sulla tavola la parte più espressiva del volto: gli occhi, lo sguardo appunto, totalmente rivolto verso il Padre e che ci trascina con lo splendore affascinante dello Spirito. Se mai si può osare dire con una sola frase tutto questo, dobbiamo prenderla in prestito da Paolo: "Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Figlio suo che grida: Abba, Padre" (Gal 4,6).

Per questo Gesù ci fa pregare: "Venga il tuo regno!" (Lc 11,2; cf. Mt 6,10). Certo il Regno è già venuto in lui! La santa volontà di Dio, del Padre suo, è già manifesta in lui! Ma noi dobbiamo pregare perché venga. Il Regno non viene come un tocco di bacchetta magica, ma richiede l'adesione della nostra libertà. La preghiera è il luogo in cui si educa e cresce tale libertà, l'invocazione è quello spazio in cui ascoltiamo il suo annuncio di gioia, ci lasciamo evangelizzare sulla misura delle nostre cose, in cui celebriamo il primato della sua grazia, sperimentiamo che non si può essere discepoli se non entro l'iniziativa suadente dello Spirito. "Quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito santo a coloro che glielo chiedono!". La legge del "quanto più" è esattamente lo Spirito dell' amore e della preghiera: egli è - letteralmente - la grazia che vale più della vita. Perciò il Regno già venuto dev'essere sempre e di nuovo invocato. La preghiera indica la qualità gratuita del Regno, ci dice che la presenza di Dio non è una forza che possiamo manipolare a nostro piacimento, ci suggerisce che il suo dono è tale perché va accolto continuamente con gratitudine. L'invocazione del "Padre nostro" esprime che l'uomo non è mai il primo, ma insieme rivela che come "secondo" l'uomo rimane un "tu" dinanzi a Dio, un tu che deve chiedere che Dio sia il Padre "nostro". Così l'uomo nella preghiera scopre che il nome cristiano della sua libertà si chiama fede. Essa è una consegna della vita al Regno, perché la presenza di Dio in Gesù ci ha già dato tutto, il Figlio suo. Ma in tale consegna l'uomo impara ad essere una libertà che esce da se stessa, che trova continuamente riposo in quel "Tu" che noi, balbettando, chiamiamo il mistero santo di Dio. E in questo "esodo" la nostra libertà ritrova la sua giusta dimensione. Anche il lettore esce da questo momento trasformato. Sulle prime, la rigorosa assolutezza del testo l'aveva lasciato senza fiato. Ma ora ha imparato che, confessando il Padre "nostro", la sua libertà riacquista il cuore di fanciullo, guarda il volto dell' altro come fratello, ritrova il proprio corpo come il luogo a cui basta il pane necessario, riprende il coraggio del perdono, ricupera lo sguardo della fedeltà, ritorna alla fatica di ogni giorno invocando che la prova non sia superiore alle sue forze, prega di essere liberato dal male, dalla meschinità, dalla pusillanimità, dalla pigrizia, dalla tiepidezza, dal torpore che lo consegna all'immediato come il tutto del suo esistere. E se ne torna a casa cantando: Venga il tuo regno!

[1] G. Segalla, "La ricerca di Dio come ricerca del Regno nei Sinottici", in Associazione Biblica Italiana, Quaerere Deum, pp. 213-233, qui p. 233.