PICCOLI GRANDI LIBRI  Jacques Loew
SE CONOSCESTE IL DONO DI DIO

Città Nuova Editrice 1975

Di cosa è fatta la mia speranza

Certezze.

Se conosceste il dono di Dio.

I. Dio ci ama

I. Avete una religione?

II. Chi cerchi?

II. L'ascensione verso Dio

III. La fede

III. Quando Dio ci ama

IV. Siate portatori di certezze

IV. «Egli è venuto a casa sua, ma non lo hanno accolto»

V. Amati da Dio

V. L'albero di Dio

VI. Il cuore in festa

VI. Lettera d'invio

 

Le conversazioni che seguono furono pronunciate alla Televisione francese durante la Quaresima del 1958. Il P. Loew si indirizzava specialmente alla sua parrocchia di Port-deBouc.

 

I. AVETE UNA RELIGIONE?

Si può essere un fedele che va a messa la domenica, si può essere assidui alle trasmissioni religiose della Televisione o della Radio, si può essere una colonna delle Opere parrocchiali, un membro dell' Azione cattolica, si può essere un monaco... e non avere alcuna religione.

E quelli che ora ho nominato ed altri ancora: protestanti, musulmani, israeliti, li sento obiettarmi: «Perché lei dice che siamo senza religione? ». 
Non parlo degli ipocriti, non parlo di quelli che hanno messo una maschera sul loro viso e la cui vita rinnega la maschera messa sul volto; non parlo di quei sepol
cri imbiancati rimessi a nuovo dei quali parla il Cristo. Ma vi domando, e domando a me stesso per primo: «Ho una religione, avete una religione? ».

Questo interrogativo non si risolve da sé. Ho la fortuna di avere un'amicizia profonda con i Trappisti di Notre-Dame ,de Citeaux, presso Digione. E' uno dei più bei monasteri della Francia attualmente, uno dei più ferventi. Bisogna vedere quegli ottanta, cento monaci, Padri e fratelli. Bisogna vederli quando si alzano tutte le mattine alle due - e, la domenica, mezz'ora prima! Bisogna vederli al loro duro lavoro nei campi, bisogna aver contemplato la gioia fraterna che c'è sui loro volti per comprendere che è oggi uno dei luoghi spirituali più elevati della Francia e forse del mondo. Ora, in questa stessa trappa, Dom Godefroy, quel grande monaco, quel grande spirituale, nella istruzione mattutina che faceva a ogni trappista, diceva loro come un leit-motiv: « Fratelli, Padri, guardatevi da quello che vi minaccia" guardatevi dal divenire dei senza-Dio del chiostro ». Perché, per Dom Godefroy, quel grande spirituale, si può vivere in un chiostro tutta la vita ed essere un« senza Dio ».

E poiché, nella mia angoscia, domandavo a uno di quei trappisti come ciò potesse avvenire, mi citò le parole di un altro vecchio monaco, che gli diceva un giorno: « Le mie api, il mio alveare, la mia falegnameria mi hanno preso tutta la vita». Vi riporto queste parole perché conosco troppo il fervore, la trasparenza, la verità dei nostri monaci di Citeaux, e so come il vecchio trappista che diceva queste cose avesse lasciato un grande spazio a Dio nella sua vita. Ma resta vero che si può dare tutto a Dio e vivere senza di Lui.
Fratelli, se è vèro per quegli uomini, per quei trappisti, a qual più forte ragione questo sarà vero per noi!
Voi che vivete nel turbine di una metropolitana, di un autobus da prendere ogni mattina, tesi verso l'orologio della vostra officina e il controllo-orario che vi attende
alla porta, voi che siete assillati dal ritmo della produzione, e io stesso che devo correre da un posto all'altro, forse non rischio, non rischiamo, voi ed io, di vivere senza religione?

* * *

Ma, direte voi, in che consiste la vostra religione? Cosa vuol dire essere legato a Dio?
Ebbene, fratelli, fratelli carissimi, avere una religione è cercare Dio; è cercare Dio se non lo si è scoperto, ma è cercarlo ancor di più quando si è cominciato a scoprirlo, quando si è cominciato a vederlo nel mondo.
Ora, la prima condizione per avere una religione, per cercare Dio, è prima di tutto quella di avere un' alta idea di Dio. Non si cerca Dio come si cerca un quadrifoglio, perché porta fortuna o perché è divertente scoprirlo. Per cercare Dio, anche se non lo si è ancora trovato, bisogna accettare, fin dal primo momento, di « giocar tutto », di mettere tutta la propria vita nella bilancia il giorno in cui si sarà avuta la gioia di scoprire Dio.
Cercare Dio così? Ma è ciò che ci dice Gesù nel Vangelo quando ci parla di quel mercante che va alla ricerca di una perla
infinitamente preziosa; egli cerca quella perla, un giorno la scopre, e nella gioia di aver scoperto ciò che cercava di più bello al mondo, ecco che « svende » ogni cosa - come si direbbe oggi - unicamente per possedere quella perla così bella e preziosa.
Ah! cercare Dio è dirgli già nella nostra preghiera di ogni giorno (anche se siamo non credenti): «Dio mio, siete il Creatore. Questo vuol dire che siete Colui che è ». I non credenti aggiungeranno: « Dio mio, se esistete - non ne so nulla ancora, ma che cosa immensa deve essere se è vero! - voi
siete Colui che ha dovuto far tutto. Il papavero lo avete pensato Voi, e la rosa anche, e il fascino di una ragazza lo avete pensato Voi, e la forza di un uomo che si è totalmente impegnato nel suo ideale, è pure un vostro pensiero, mio Dio! ». Ecco che cosa significa avere un'alta idea di Dio e coltivare in sé questa grande idea di un Dio casi grande.

* * *

Ma cercare Dio non è solamente avere una grande idea di Dio, è nello stesso tempo, e come un'unica cosa, farsi piccolo piccolo davanti a Dio. Quando vi dico: farsi piccolo piccolo davanti a Dio, non vuol dire: farsi meschino, essere gretto, ripiegarsi su se stesso, essere un avaraccio e saper di muffa! Essere piccolo davanti a Dio, significa molto semplicemente mettersi davanti a Lui per quello che siamo. Di fronte a quel Dio cosi grande... noi, cosi piccoli!
Alla fine della sua vita, il Padre Lagrange, quell'eminente studioso e quel pioniere degli studi biblici dell'ultimo secolo, mi raccontava come uno dei più grandi scrittori del nostro tempo o almeno uno dei più celebri, Pierre Loti, un giorno che era giunto al culmine della sua gloria, mentre i giornali, le riviste parlavano di lui, e che i suoi libri si vendevano a migliaia di copie, -  si mise alla ricerca di Dio.
Ma, invece di cercare Dio mettendosi in ginocchio nella sua stanza, o andando in una .,chiesa come aveva fatto il Padre de Foucauld, all' ombra di un confessionale, ecco che Pierre Loti vuol cercare Dio a modo suo - in
un modo troppo grande - ed ecco che dà un appuntamento a Dio. Pierre Loti dà un appuntamento a Dio non come tutti fanno, ma sulla cima del Sinai, come Mosè. E il Padre Lagrange ci diceva col suo sottile sorriso: «Ebbene! figuratevi, Dio non c'era all'appuntamento! ». E Piérre Loti non ha trovato Dio.
Non aveva saputo farsi piccolo, non aveva capito che la sua penna è soltanto una penna d'oca a fianco della infinita grandezza di Dio. E anche noi, fratelli, diamo degli appuntamenti a Dio in un modo a volte altrettanto assurdo di Pierre Loti; vorremmo che Dio si manifesti a noi quando ancora non abbiamo sgonfiato il nostro pallone. Non è
a colpi di bulldozer che possiamo arrivarci. E' necessario qualche colpo di spillo per sgonfiare il nostro pallone, il nostro « io »; allora, perché ritornati piccoli, scopriamo Dio.
Scoprire Dio, quando ci si è fatti piccoli, porta qualcosa di immenso nel cuore di un uomo, vi porta la gioia. Perché la gioia cristiana nasce ad un tempo dalla grandezza di Dio e dalla mia piccolezza. Questa sproporzione, questa differenza di livello, di potenziale, fa sì che la gioia irradi il mio cuore. Non una gioia, come le gioie umane - che" si prendono da fuori, che si cerca di far penetrare nella propria pelle, a colpi di danaro o di piaceri -, ma la gioia di Dio, la gioia che nasce nel fondo del mio stesso cuore, donde irradierà tutto il mio essere.

La religione, è questo: prima di tutto e sempre cercare Dio, essere piccoli, di fronte a Lui. E' quello che Gesù dice: « Cercate il Regno di Dio e la sua santità e tutto il resto, - questa gioia che nessuno può togliervi -, tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù ».
Ma cercare Dio, scoprirlo, non ci dispenserà dallo sforzo. Per trovare Dio in questa scalata, per entrare in cordata con Dio
come si fa col capocordata - dovremo soffrire anche noi; bisognerà che osserviamo dove poseremo il nostro piede; bisognerà attaccarsi a delle prese che forse ci taglieranno le dita, ma che nello stesso tempo ci faranno entrare nello stupore della scoperta, nella ricerca di Dio attraverso ogni cosa. E se noi cerchiamo veramente, se noi cerchiamo profondamente il nostro Dio così grande, un giorno scopriremo che Egli è lì, nel fondo del nostro cuore. «Colui che mi ama, dice Gesù, a lui, io mi rivelerò e verrò in lui e mio Padre ed io porremo in lui la nostra dimora ». Questa stessa Parola di Gesù è quella che ci riempirà; perché quel Dio non è più solamente il Creatore lontano; quel Dio è colui che mi guarda, è Colui che io chiamo «Padre nostro ». Dio mio, voi siete il nostro Padre ed io sono vostro figlio! Amen.