PICCOLI GRANDI LIBRI  Jacques Loew
SE CONOSCESTE IL DONO DI DIO

Città Nuova Editrice 1975

Di cosa è fatta la mia speranza

Certezze.

Se conosceste il dono di Dio.

I. Dio ci ama

I. Avete una religione?

II. Chi cerchi?

II. L'ascensione verso Dio

III. La fede

III. Quando Dio ci ama

IV. Siate portatori di certezze

IV. «Egli è venuto a casa sua, ma non lo hanno accolto»

V. Amati da Dio

V. L'albero di Dio

VI. Il cuore in festa

VI. Lettera d'invio

 

Il. L'ASCENSIONE VERSO DIO

Abbiamo parlato, domenica passata, della grandezza e della gioia dell'uomo che cerca Dio. Abbiamo visto che questa ricerca di Dio è la cosa più grande che l'uomo può fare, l'attività più alta, la più ricca che possa intraprendere.
Oggi vorrei che insieme, vivendo veramente questa religione sulla quale vi ho intrattenuto la settimana passata, unendoci veramente a Dio, noi osservassimo qual è la grandezza dell'uomo.
Ascoltate le stesse parole del Salmo: per chi le vive, sono verità sempre nuove, tutte primaverili, che rinnovano la nostra gioia:

Dio, Signor nostro,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!
Al di sopra dei cieli la tua maestà, che cantano
labbra di fanciulli, di lattanti.
Opponi la tua roccaforte all'aggressore
per domare nemici e ribelli.
A vedere il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle, che tu hai fissate,
che è dunque il mortale, perché tu lo ricordi,
il figlio di Adamo, perché tu te ne prenda cura?
Lo facesti appena inferiore ad un dio, 
coronandolo di gloria e di splendore;
lo hai costituito sopra l'opera delle tue mani, 
tutto hai posto sotto i suoi piedi,
pecore e buoi, tutti insieme,
anche le bestie selvagge,
uccelli dell'aria e pesci del mare,
che percorrono le vie 'delle acque.
Dio; Signor nostro,
com'è grande il tuo nome su tutta la terra!

(Salmo 8)

Vorrei che insieme, oggi, guardassimo quello che san Paolo chiamava l'armatura dell'uomo, quello di cui siamo composti nel più profondo di noi stessi, e vedrete allora la nostra grandezza. Non so adoperare grandi parole, ma vorrei fare un paragone. Vi sembrerà familiare, ed è, in ogni caso, di attualità. Mi sembra che la grandezza dell'uomo sia paragonabile a quei razzi interplanetari che tutti conosciamo. Quei razzi che hanno uno, due o tre stadi, partono dalla gravità della terra per raggiungere i vasti spazi del cielo libero. Ebbene! quello che l'uomo ha ora scoperto, lo possedeva già nel fondo di se stesso nella sua armatura spirituale.
Al primo stadio, lo sapete, vi è un primo razzo, il più pesante, il meno maneggevole, quello che combatterà contro la gravità e gli
ostacoli del decollo, della densità atmosferica.
Ma fatto il pri1po balzo, raggiunto il
limite della sua energia, ricade. Allora si libera il secondo razzo, imprimendo al tutto una velocità vertiginosa, per una nuova e fantastica cavalcata. Ma, a sua volta, soccombe allo sforzo. Si libera allora la testa dell'apparecchio, prosegue la sua corsa e raggiunge lo spazio dove più nulla lo ferma né lo frena.
Ora il primo di questi razzi, il più pesante certamente, ma non il meno essenziale perché è al punto di partenza e porta letteralmente le altre due, è la nostra intelligenza, la nostra ragione.
L'intelligenza dell'uomo è già qualcosa di ammirevole e d'immenso, che ci permetterà di salire molto in alto, di superare le pesantezze della terra e l'opacità delle nostre nebbie.
Ci guida già molto lontano; ci mette su delle piste dove l'uomo raggiunge tutta la sua statura. Perché grazie all'intelligenza, l'uomo non cessa di far crescere le dimensioni dove vive. Da vent'anni la nostra intelligenza cammina ad un ritmo favoloso: scopriamo miliardi di universi, di stelle; le lastre fotografiche degli astronomi captano la luce partita, due miliardi di anni fa, dalla più lontana nebulosa conosciuta. E questa luce ha viaggiato, durante tutto questo tempo, a 300.000 Km. al secondo!
Il microscopio elettronico ingrandisce di 500.000 volte le dimensioni delle più infime particelle di materia: una scatola di fiammiferi ingrandita in quella scala avrebbe 15 Km. di lunghezza!
Alle meravigliose ricerche pure si aggiungono le tecniche meravigliose. Precisione di gesti, sincronizzazione dei dettagli più umili: il periodico a colori che noi compriamo, è stato stampato a 24 Km. all'ora, con 6, 8,
cilindri di rame che girano insieme, e depositano ciascuno un colore, senza la minima sbavatura e con la registrazione più precisa...
Voi non vi aspettate da me, né oggi, né le prossime volte, cose sapienti; ma, voi lo sentite, io vorrei fare molto di più: creare in ciascuno di voi una capacità di ammirazione di fronte a quello che la nostra ragione sa realizzare. Meraviglie dell'industria, delle tecniche, bellezza del «Caravelle» nel cielo di Tolosa. Ma che intelligenza anche nel commercio!
Per tanti anni, nel porto di Marsiglia, ho visto passare la grande messe dei prodotti di tutto il mondo. Quella pecora dell'Australia oggi la portate su di voi. In enormi balle, in cui viene spedita la lana, ancora attaccata alla pelle, è stata manipolata da un'estremità del mondo all'altra, sbarcata a Marsiglia, trasportata in camion con rimorchio a Mazamet, dove la lana è stata tosata, lavata, trattata, poi inviata ai lanifici del Nord, filata, tessuta, confezionata, pronta per l'uso...
Sì, meraviglia dell'uomo, che dà alla terra il suo volto, e solca ora con le sue vie
l'aria e l'acqua! Ecco la ragione, ecco l'intelligenza dell'uomo.
Ma tutto questo non avviene senza ombre, lo sapete: perché quante fatiche, quanti fallimenti, quanti incidenti sul lavoro!
Quando mangiamo un frutto, un fico, un dattero, quando indossiamo la nostra giacca, pesa forse il suo peso di sangue e di lacrime, di gesti monotoni. L'apprendista strapazzato, la mano che s'infila in un ingranaggio, il salario insufficiente, non dimentichiamo.
Perché presto o tardi, la ragione, l'intelligenza, raggiunge il suo limite: non può andare più lontano... Ricade come quel razzo che, al momento dato, raggiunge il suo limite, e ricade a rischio di schiacciare quello che troverà sotto di sé.

* * *

Allora, interviene come un secondo stadio nel nostro organismo spirituale di uomo. Dando il cambio alla ragione, con un balzo prodigioso, la seconda grandezza dell'uomo entra in gioco: è la Fede, che penetrerà dove l'uomo non potrà giammai pervenire da sé. La Fede, vedete, non è un'oscurità. Non è Dio che mette l'uomo in ginocchio dicendogli: « Inginocchiati di fronte a me come uno schiavo davanti al suo padrone ». La Fede, al contrario, è Dio che si pone al posto della nostra intelligenza, che ci prende per mano, che ci fa salire, più in alto negli spazi che noi non avremmo mai potuto raggiungere con le nostre forze. La Fede, è Dio che viene a parlarci nell'orecchio, è Dio che viene a dirci che Egli è, è Dio che non è più semplicemente il nostro creatore, ma che diviene il Padre, e il Maestro che mi istruisce.
Far vivere la Fede, non è chiudere gli occhi, mettere delle barriere o chiudersi dentro un ,tunnel. La Fede, è ingrandire la
nostra visione del mondo e delle cose, al di là, infinitamente al di là di quello che la nostra,più alta intelligenza, la più luminosa, può raggiungere.
E' un senso nuovo che Dio ci dà, il senso dell'invisibile che ci fa accettare un nuovo universo. 

Come i nostri occhi non possono fissare la luce del sole perché è troppo forte, né vedere i raggi infrarossi, cosi il campo di esplorazione della nostra intelligenza è limitato, ma la Fede esce fuori da questi limiti.
Essa scopre un nuovo orizzonte, dei cieli nuovi, una terra nuova. Per essa io potrò penetrare nel pensiero di Dio, ascoltarlo, fidarmi di Lui come di un maestro incontestabile. Per mezzo della Fede entro nel sole di Dio...
Al di là di ciò che i più grandi geni, giunti al culmine dell'intelligenza, possono spiegare, la Fede più umile mi scopre che Dio, Padre, ha deposto in me un soffio di vita che nulla può spegnere, che questo Dio si interessa di me, che si occupa di me ogni attimo, che io dorma o sia sveglio. E che questo amore di Dio per me nulla al mondo potrebbe distruggerlo. 

Immergo questo nuovo sguardo della Fede in un mondo infinitamente grande.

* * *

Così, questo razzo nuovo della Fede mi ha portato infinitamente più in là di tutto quello che la mia ragione umana aveva potuto scoprire. Immergo veramente il mio sguardo in Dio stesso, e il pensiero di Dio diviene il mio pensiero: sono trascinato davvero in spazi assolutamente nuovi, verso orizzonti infiniti. Allora, un terzo razzo mi prende e mi condurrà in pieno cuore di Dio. E' il razzo dell'Amore.
Tra Dio e noi, si inizia un dialogo, silenzioso ma indicibilmente ricco. L'uomo vede Dio, non più solamente come il suo creatore, - era la ragione -, non più solamente come suo Padre, - era la Fede -, ma come l'Amico che ci dice tutto il suo mistero: « Non vi chiamo più servitori, dice Gesù, vi chiamo amici, perché vi ho detto tutti i miei segreti».
Allora la gravità terrestre scompare e
Dio ci attira irresistibilmente a Sé. I santi e tutti quelli che hanno saputo porsi attraverso l'Amore nell'orbita di Dio, sono giunti a questo risultato.
Essere l'amico di Dio, è cercare ciò che egli vuole, volere ciò che egli gradirà, rifiutare ciò che egli rifiuta, essere in un intimo dialogo con lui, gli occhi negli occhi, in una parola comprendere il senso profondo di questa parola della Bibbia con cui Dio ci chiama: « Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ode la mia voce e apre la porta, entrerò da lui e cenerò con lui, e lui cenerà con me...» (Ap. 3, 20).
Ecco la grandezza ultima dell'uomo: io so che Dio mi ama, tra noi due, qualunque siano la mia miseria, le mie meschinità, i miei errori, il mio peccato, so che nulla può intercettare lo sguardo d'amore che Dio ha posto su di me. E Dio vuole che il mio sguardo salga sino a Lui: uno sguardo di tenerezza, di fiducia, che sia come una parola segreta che io gli rivolgo, sapendo che Egli mi ascolta.

Ah! quando Dio entra così nel mio cuore, qualcosa di nuovo si produce. Perché non è semplicemente Dio solo che entra nel mio cuore, ma, con Lui, tutti gli uomini: « Dio è entrato nel mio cuore, Dio ha dilatato il mio cuore, di modo che nessuno ormai vi si trova stretto», diceva, il grande apostolo san Paolo. Quando Dio vi entra, nessuno più si trova stretto nel cuore di un uomo, ma ciascuno vi trova il suo posto.
Ecco l'armatura spirituale del cristiano, ecco ciò che ci costituisce e ci permette di raggiungere Dio: l'ascensione della ragione nella scoperta dell'uomo, del mondo ,e del suo creatore; l'ascensione della Fede, che penetra nel pensiero di Dio; l'ascensione deIl'Amore, che mi fa entrare nel cuore di Dio, nel seno stesso dell'Amore infinito. Amen