PICCOLI GRANDI LIBRI  Jacques Loew
SE CONOSCESTE IL DONO DI DIO

Città Nuova Editrice 1975

Di cosa è fatta la mia speranza

Certezze.

Se conosceste il dono di Dio.

I. Dio ci ama

I. Avete una religione?

II. Chi cerchi?

II. L'ascensione verso Dio

III. La fede

III. Quando Dio ci ama

IV. Siate portatori di certezze

IV. «Egli è venuto a casa sua, ma non lo hanno accolto»

V. Amati da Dio

V. L'albero di Dio

VI. Il cuore in festa

VI. Lettera d'invio

 

IV. « EGLI E' VENUTO A CASA SUA, MA NON LO HANNO ACCOLTO»

Mi appello alla vostra esperienza. Cercate di rintracciare nella vostra vita il giorno in cui siete state profondamente felici. Qual è il giorno in cui sentivate nella vostra esistenza come un qualcosa che irradiava in voi, che vi dava una felicità che trascendeva tutte le felicità che avevate conosciuto? Era il giorno in cui potevate dirvi, in cui dicevate a voi stesse: «C'è qualcuno che mi ama, sono preziosa agli occhi di qualcuno, ho un prezzo, un valore per lui ». E in quale giorno eravate state scoraggiate, profondamente scoraggiate nella vostra vita, le mamme per esempio? E' forse il giorno in cui i vostri figli erano malati? No, perché in quei giorni voi avevate tesori di una energia indomabile. Ma voi siete state scoraggiate il giorno in cui vi dicevate: « Io non conto più per mio marito, non sono più che una macchina lavapiatti, o per rammendare, non sono più qualcuno, sono solo una cosa ai suoi occhi».
Così la nostra gioia nasce dal saperci amate e il nostro dolore, al contrario, dal vedere che per gli altri non contiamo più.

Vorrei raccontarvi una storia marsigliese, ma vera e profonda... Poiché voi sapete che i marsigliesi sono gente profonda sotto il loro sorriso!
Era il giorno della festa dell'Incoronazione di Nostra Signora della Guardia, e il canonico Thellier de Poncheville - il celebre canonico Thellier de Poncheville - era
venuto a Marsiglia per quelle feste. Vedendo la città nell'allegria e nella gioia, domanda ad un impiegato dei tram: «Ma perché sono tutti così felici oggi a Marsiglia? Perché quest'aria di festa? ». E l'impiegato risponde: «Ah! Reverendo, è che la Mamma, a Marsiglia, gode di un'alta considerazione! ». Questa parola è estremamente profonda e quell'uomo mostrava che la cosa di cui abbiamo bisogno, gli uni e gli altri, è di esser considerati. Godo presso Dio di una « alta considerazione », ed è questo che fa la mia gioia, la mia felicità di cristiano.
So che Dio mi ama e so che l'amore di Dio per me non è un amore incostante, un amore che cambia, so che l'amore di Dio per me è un amore eterno. So che Dio mi ama così come sono. Che io sia stupido o intelligente, che sia debole o forte, che sia ben equilibrato o un po' scombinato, poco importa, so che Dio mi ama e mi considera.
Meglio ancora, so che Dio gode nell'amarmi. Meglio ancora, so che Dio mi ama quando sono perduto, quando sono peccatore, quando sono povero, non solo povero di danaro, ma povero di virtù, povero di qualità.
So che Dio mi ama e che gode a cercarmi, che Egli è come il pastore che cerca la sua pecorella smarrita, la sua pecorella perduta, e che darei una gioia immensa a Dio permettendogli di ritrovarmi: «C'è più gioia in cielo, diceva Gesù, per una pecorella ritrovata che per novantanove altre che sono nell'ovile e che non hanno bisogno di penitenza »
Il Cristo Gesù è la prova vivente di questo amore, lui, Gesù, che si è raffigurato sotto i tratti del Buon Pastore: « Io sono il Buon Pastore », dice Gesù, perché egli è la prova che Dio ricerca la mia anima. Gesù non dice: « Sono un gran pastore, un gran pastore dell'umanità in mezzo agli altri ». Dice: « Io sono il Buon Pastore ». « Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unico Figlio al mondo perché questo mondo non perisca, ma abbia la vita eterna ».
Questo è l'avvenimento dell' esistenza, l'avvenimento storico numero uno, e anche l'avvenimento storico unico: Dio un giorno s'è fatto uomo, ha condiviso la nostra vita.
Questo voi lo sapete. E siete tentate di dirvi: una volta di più il Parroco ci racconta la stessa cosa. E però è la sola cosa importante, la sola cosa di fronte alla quale bisognerebbe metterci ogni mattina. Ciò che vi è di più tragico, non è l'incredulo che bestemmia, non è l'uomo che cerca, che ha dei dubbi. La cosa più tragica è il cristiano che non fa più salti di gioia pensando che Dio lo ha cercato, come ha cercato la pecorella. Perché è questa, ancora una volta, la grande verità rivelata al cristiano.

Ma allora perché ci sono fra noi tanti non credenti? Perché tanti nostri amici, parenti, non giungono a scoprire questo immenso amore che Dio ha manifestato nella persona di quel Cristo che è venuto a cercarci?
Alcuni rifiutano il Cristo perché hanno paura di cambiare vita. Sanno bene che se accettassero veramente il fatto che Dio si è fatto uomo per noi, sarebbéro obbligati a ordinare la loro vita su un altro diapason, su un'altra lunghezza d'onda, e questo non lo vogliono. Ma ve ne sono altri, forse i più numerosi, che rifiutano questo avvenimento straordinario perché hanno paura, in fondo, di essere vittime di una truffa colossale. Essi si dicono: «E' troppo bello per essere vero, non è possibile che Dio abbia fatto questo per noi », e respingono casi questo avvenimento straordinario perché lo trovano troppo meraviglioso.
Ah! Fratelli, riflettiamo qualche minuto: il giorno in cui Dio si è messo in testa di amarci, non poteva fare se non qualcosa di sensazionale. Come potrebbe infatti Dio volerei provare totalmente il suo amore, senza far saltare tutti i nostri schemi ristretti e tutte le nostre idee meschine?
Quando Dio si mette in testa di mostrarci quanto ci ama, non è capace di contenersi al ragionevole. Egli fa una follia, la follia della Croce, e il Cristo, è la testimonianza di questa follia della Croce per noi. Allorché Dio gioca la sua partita con l'umanità, si riserva una carta forte che sarà più forte di tutte le carte che noi potremmo inventare. Quando Egli vuol significarci quanto ci ama, fa qualcosa che abbiamo difficoltà a credere, e gli stessi Apostoli, il giorno in cui hanno visto Gesù risuscitato (ce lo dice il testo di san Luca), erano « del tutto storditi di gioia, avevano difficoltà a credere alla verità di quello che vedevano».
Si, capisco che gli uomini abbiano difficoltà a credere a questa cosa immensa, ma essa si spiega appunto con la grandezza di Dio che ha voluto provarci fino a che punto arrivava il suo amore facendosi uno di noi.

* * *

C'è un'altra categoria di uomini che rifiutano questo avvenimento sensazionale e formidabile perché, a loro dire, ci sono troppe sofferenze, troppe miserie, troppe oscurità nel mondo... Di fronte a questa somma di miserie e di sofferenze, essi dichiarano: « Non è vero, Dio non esiste ». Ma a costoro io dirò: Come? Da un lato, voi attribuite al passivo di Dio la sofferenza del mondo, la sua miseria, la sua oscurità, come se il colpevole fosse Dio, mentre sono gli uomini. Tuttavia, ammettiamo questa stessa vostra tesi, e ascriviamo al passivo di Dio tutto ciò che di incomprensibile vi è nel mondo. Ma siate onesti, non truccate il bilancio. Se mettete al passivo di Dio tutto ciò che Dio ha potuto lasciarsi fare di miserie nel mondo, mettete all'attivo di Dio l'altra parte. Quest'altra parte è Cristo Gesù: « E il Verbo si è fatto carne ed ha abitato fra noi».
Mettete sull'altro piatto della bilancia le
parole di san Giovanni: «Egli è venuto tra i suoi, e i suoi non lo hanno ricevuto... E' venuto nel mondo e il mondo che Egli aveva fatto non ha voluto saperne di lui ».
Allora avrete un bilancio esatto. Potrete mettere tutte le vostre sofferenze da una parte; ma se dall'altro lato mettete ciò che Dio ha fatto per noi nel Cristo, allora forse non oserete più parlare.
Ah! Fratelli, bisognerebbe che una buona volta per tutte, noi sapessimo guardare
un Crocefisso, e davanti a quel Crocefisso dire a noi stessi: « Ecco quello che il Signore ha fatto per noi, e io oserò ancora muovergli dei rimproveri! Andiamo, su, ci vuole una bella faccia tosta! ».

*  *  *

Ma è pur vero che un tale avvenimento ci trascende, e Dio sapeva talmente bene che un avvenimento siffatto va al di là di tutto ciò che noi possiamo pensare, che ha voluto prepararlo da lunga data. La venuta di Dio fra noi non è stata una cosa improvvisata: Dio l'aveva preparata lungo tutti i secoli.
Il primo punto-base di questa venuta di Dio fra noi, come già sapete, risale al tempo del nostro antenato Abramo: il vecchio Abramo, quell'uomo che è stato il primo conquistatore della religione, il vero Cristoforo Colombo, che è partito alla scoperta non di un nuovo mondo, ma alla scoperta di Dio.
Abramo è nella sua città. E' là, nella sua sicurezza, allorché una voce interiore gli dice: «Abramo, Abramo, lascia il tuo paese, va' dove io ti dirò di andare ». Quell'uomo, che non conosceva Dio, che non
aveva religione dietro di sé, quell'uomo parte per seguire quella voce misteriosa che lo aveva chiamato. « Abramo, Abramo, ti darò una discendenza e i tuoi figli saranno più numerosi della sabbia in riva al mare ». Ma, nell'attesa, Abramo era vecchio e non aveva che un figlio, il piccolo Isacco. Allora la voce chiama di nuovo: «Abramo, Abramo! » - Eccomi - «Prendi tuo figlio, prendi il tuo figlio unico, il figlio della Promessa, va' sulla montagna che ti indicherò e là offrirai tuo figlio in sacrificio».
Abramo è stupito solo a metà, perché in quel tempo, nelle religioni praticate attorno a lui, i sacrifici umani non erano una cosa straordinaria. Abramo dunque parte. Parte con i ,suoi domestici, parte col suo bestiame, e giunge ai piedi della montagna. Là, lascia tutto il proprio mondo, e continua da solo la strada col piccolo Isacco, che aveva dodici anni.
Guardateli, mentre salgono sulla montagna, quel vecchio e quel fanciullo di dodici anni, che trotterella a fianco del padre e che gli dice: « Padre, Padre, vedo la legna per il sacrificio, vedo il coltello, vedo il fuoco del sacrificio, ma dov'è la vittima? ».
E Abramo risponde: «Figlio mio, Dio vi provvederà». Perché Abramo sapeva quale era la vittima: il proprio figlio.
Adesso sono sulla montagna. Voi conoscete la conclusione della storia. Nel momento stesso in cui Abramo sta per eseguire l'ordine ricevuto, viene fermato: «Abramo, ho visto fin dove arrivava la tua fede, non ti chiedo questo sacrificio».
Fratelli, quello che Dio non ha richiesto ad Abramo, Dio lo ha fatto col proprio Figlio, col Cristo Gesù... Abramo non era che l'alba del sacrificio. « Dio ha tanto amato il mondo che gli ha dato il proprio Figlio perché noi non ci perdessimo».
Ah! Fratelli amatissimi, mettetevi nel cuore questa storia di Abramo, questa storia di Abramo vissuta veramente da Dio. Che siate credenti o meno, ridite con me questa preghiera che potete dire tutti, quali che siano le vostre idee : «O Padre, dateci di comprendere fino a che punto e con quale amore voi ci amate, e quale prova ci avete dato di questo amore nel Cristo Gesù Nostro Signore ». Amen.