PICCOLI GRANDI LIBRI  Jacques Loew
SE CONOSCESTE IL DONO DI DIO

Città Nuova Editrice 1975

Di cosa è fatta la mia speranza

Certezze.

Se conosceste il dono di Dio.

I. Dio ci ama

I. Avete una religione?

II. Chi cerchi?

II. L'ascensione verso Dio

III. La fede

III. Quando Dio ci ama

IV. Siate portatori di certezze

IV. «Egli è venuto a casa sua, ma non lo hanno accolto»

V. Amati da Dio

V. L'albero di Dio

VI. Il cuore in festa

VI. Lettera d'invio

 

V. L'ALBERO DI DIO

Fratelli, Fratelli miei amati in Cristo, ascoltate la storia del viaggiatore e dell'albero: è senza dubbio la nostra in gran parte.
Un viaggiatore camminava per un paese che gli era totalmente sconosciuto. Ora, dopo un lungo percorso in una gola stretta e tortuosa che gli sbarrava l'orizzonte, ecco, improvvisamente, che il nostro viaggiatore giunge in una pianura, una grande pianura. Là, si trova di fronte ad un albero come non ne aveva mai visti, un albero di straordinarie dimensioni, un albero fuori delle comuni misure di tutti gli altri alberi della terra.
Il viaggiatore vede dapprima le radici di quell'albero, delle radici poderose, che
sollevavano la terra. Poi vede il tronco, un tronco cosi largo che non riesce ad abbracciarlo con un solo colpo d'occhio. Infine, vede il fogliame dell'albero, un fogliame cosi fitto, che si estendeva cosi lontano e cosi in alto, che non gli era possibile distinguere la cima dell'albero. Insomma, quell'albero era cosi grande per lui, che non arrivava nemmeno, in un certo senso, a vederlo.

Che fa il nostro viaggiatore, o piuttosto che cosa avrebbe dovuto fare? Avrebbe dovuto far lo sforzo di spostarsi indietro, forse cinque o dieci chilometri, per vedere l'albero in tutto il suo splendore e la sua maestà. Ma non avendo avuto il coraggio di farlo, il nostro viaggiatore si accontenta semplicemente di avvicinarsi al tronco dell'albero: lo esamina ad un metro e settanta dal suolo, e guarda la corteccia rugosa dell'albero, quei pochi decimetri quadrati che si offrono al suo sguardo. E li, il nostro viaggiatore, considerando da vicino quella corteccia, vede le iscrizioni lasciate dai viaggiatori precedenti, graffiti più o meno stupidi. Il nostro viaggiatore continua ad esaminare la corteccia: ci vede dei licheni, dei muschi cresciuti come possono crescere su dei vecchi tronchi d'albero dei funghi o dei muschi. Il nostro viaggiatore vede anche dei rami morti ai piedi dell'albero, e forse anche, in certi punti di quell'immenso tronco, delle parti svuotate da cui si è ritirata la vita.
E il nostro viaggiatore se ne va dicendo: « Ho trovato un albero mezzo morto ».

Fratelli, quel viaggiatore è ciascuno di noi, e quell'albero, è la Chiesa di Gesù Cristo. E questa Chiesa è immensa, è un vero mistero. Non commettiamo dunque l'errore del nostro viaggiatore. Non guardiamo la Chiesa in una piccola parte di essa, ma sappiamo contemplarla in tutta la sua dimensione. Nostro Signore stesso ce lo diceva.
Paragonava la Chiesa ad un seme, - il più
piccolo di tutti, che, una volta piantato in un giardino, diventa un albero gigantesco, più grande di tutti gli altri alberi del giardino: è proprio questo la nostra Chiesa, quell'albero immenso!

Si, la Chiesa è un mistero e san Paolo, quando ci parla di Lei, non impiega nemmeno la parola: Chiesa, dice il « mistero di Gesù Cristo ». «Questo mistero, dice, è rimasto nascosto per secoli e generazioni, ed eccolo oggi manifestato fra noi».
E poiché san Paolo si rivolge a dei nuovi cristiani, a dei cristiani che escono dal loro paganesimo, nelle città di Corinto o altrove, san Paolo domanda per questi cristiani che abbiano la forza di comprendere, poiché per affrontare la Chiesa, bisogna essere forti.
Che questi cristiani « abbiano la forza di comprendere la lunghezza e la larghezza e l'altezza e la profondità del mistero di Cristo che supera ogni conoscenza ». E allora, ci dice san Paolo, quando avrete scoperto « la lunghezza e la profondità di questo Mistero, voi sarete riempiti di tutta la pienezza di Dio».
Ebbene! oggi, cerchiamo di vedere quali sono le vere dimensioni della Chiesa, qual è il mistero della Chiesa.

Un mistero, d'altronde, è sempre una realtà non oscura o tenebrosa, ma una verità troppo alta, troppo vasta per essere abbracciata con un solo sguardo di uomo. Un mistero è una realtà a misura dello sguardo di Dio. E la nostra Chiesa è un mistero di grandezza.

* * *

La Chiesa ha una prima dimensione, ed è la sua altezza. Il suo mistero, è quel legame personale che, nella Chiesa, unisce ogni uomo con Dio, come ho provato a dirvi sin dal nostro primo incontro: è il grande mistero dell'amore di Dio per ciascuno di noi, e là risposta che ognuno di noi può dare a questo amore. C'è in questo come una sorta di legame verticale, il quale fa si che dall'uomo a Dio e da Dio all'uomo si effettui un continuo scambio di onde invisibili. La Chiesa è il luogo di incontro di questo scambio e di questo mistero: «La vostra conversazione è nei Cieli », diceva san Paolo.
E allorché Gesù stesso ci dichiara: « Quando vuoi pregare il Padre tuo, chiuditi nella stanza, e li il Padre tuo che vede nel segreto ti ascolta », ecco già definita la prima dimensione della Chiesa, quel dialogo permanente dell'uomo con Dio, quella dimensione verticale che ci unisce a Lui. Ed è questa una delle ricchezze, uno dei frutti della Chiesa, poiché è lei che ci insegna a pregare il nostro Dio, e la grandezza del nostro Dio.

* * *

La Chiesa ha una seconda dimensione. Non è più la sua dimensione verticale, ma la sua dimensione orizzontale: è il fogliame dell' albero che si distende sul mondo intero. Avendo unito, avendo saldato ogni uomo a Dio, la Chiesa ci lega, ci salda, ci unisce a tutti i nostri fratelli.
Poiché la Chiesa è anche questa grande unificazione, questa immensa comunità, questa profonda comunione di ogni uomo con
tutti gli altri uomini del mondo. La Chiesa ci insegna a realizzare questa comunione, ci invita a realizzarla. Ecco cosa sarà la Chiesa: la riunione paziente e lenta di tutti gli uomini.
San Paolo lo scriveva ai primi cristiani: « Siete tutti figli di Dio, nella Fede in Gesù Cristo. Tutti voi, infatti, battezzati nel Cristo, 'vi siete rivestiti del Cristo ». San Paolo si rivolge allora alle classi sociali le più divise della sua epoca, quelle fra le quali è nato un odio tenace, e dice loro che sono Uno in Cristo.
« Non c'è più, dice, né Ebreo, né Greco, né barbaro, né Romano, non ci sono né schiavi, né liberi, né uomini, né donne»
perché, ci dice san Paolo, «voi tutti siete Uno in Cristo Gesù ». Questo pensiero dell'Apostolo, lo ascoltiamo facilmente quando si tratta di classi sociali di duemila anni fa, ma bisogna avere il coraggio di trasferirlo nei nostri attuali conflitti. E la Chiesa oggi, come allora san Paolo, vi dice: « Non ci sono popoli sottosviluppati, né popoli cosiddetti civili, non c'è una razza di signori e una razza di servitori, non ci sono delle padrone che possono comandare tutto e delle domestiche che devono solo obbedire, siete tutti Uno in Cristo Gesù ».

Questo non significa che san Paolo sogni un mondo dove tutti siano allo stesso livello. San Paolo ci dice soltanto che ogni uomo ha un gran valore di fronte a Dio e che per realizzare questa Chiesa dobbiamo lottare, lavorare. 
Non ci sono né Russi, né Americani, non
ci sono né Arabi, né Francesi, voi tutti siete uno in Cristo Gesù, ci dice san Paolo. E il dovere di un cristiano è di realizzare questa unità, dovesse anche pagarla con la sua vita, poiché è il suo dovere di uomo, come il Cristo ha pagato con la sua vita per noi.
In questo, la Chiesa svolge un ruolo sociale: è il lievito che riunisce e coagula tutta la pasta. Lungi dal dispensare ogni comunità umana dal suo proprio sforzo, politico, economico, sindacale, nazionale, essa la spinge a questo. Ma resta la sola capace di insegnare ad ogni gruppo ad andare al di là di se stesso e ad unirsi agli altri in un tutto più vasto, a trascendersi, a purificarsi, a fondersi.

Questa è la seconda dimensione della Chiesa. E peggio per noi tutti se non la costruiamo, se noi non contribuiamo a realizzare questa Chiesa, che è la riunione di tutti gli uomini. Poiché i cristiani non sono foglie di autunno, con bei colori, ma che si spargono ognuna dalla sua parte e che diventeranno foglie secche, foglie morte. Il cristiano è la foglia attaccata al suo albero, la foglia che sa volgersi verso il sole di Giustizia che è Dio e, dopo averne captato la forza, sa far passare questa linfa in tutto l'albero e beneficiare essa stessa della vita di tutto l'albero.
Sì, la seconda dimensione della Chiesa, la sua larghezza, è la riunione degli uomini.

* * *

Ma la nostra Chiesa ha una terza dimensione che san Paolo chiamava la profondità. Io non sono soltanto unito, legato, saldato ai viventi della mia epoca. Attraverso il Cristo, io sono saldato, legato a tutti gli uomini di tutti i tempi che mi hanno preceduto, ed è questo che è magnifico per un cristiano. lo so che i miei morti non mi lasciano. Sono io che talvolta li lascio, dimenticandoli, ma essi sono sempre là a guardarmi, a conoscermi.

Mio nonno e mia nonna che ho conosciuto solo nei primi anni della mia vita, sono sempre là, e attraverso la Chiesa sono collegato ad essi. Quegli uomini del XVI secolo di cui ho qualche goccia di sangue nelle vene, quell'uomo che è vissuto nell'anno 600 e di cui sono il figlio e il nipote e il pronipote, sono collegato con lui, attraverso la Chiesa, come sono collegato con tutti gli uomini più primitivi della terra, nella piu vasta solidarietà e comunione del mondo.
Ma non mi trovo in amicizia soltanto con gli uomini di cui porto il sangue. Poiché, attraverso il Cristo, una amicizia spirituale mi unisce, nella Chiesa, a tutti. La piccola
Teresa del Bambino Gesti, che mi ha rivelato l'amore di Dio, sono in amicizia con lei. Sant'Agostino, quel grande santo, che mi ha insegnato che nel peccato abbondava la misericordia di Dio, sono legato a lui. San Pietro, san Paolo, di cui vorrei seguire le orme, sono legato a loro nella Chiesa casI come essa mi lega al Cristo, alla Vergine Maria. Così noi costituiamo un solo albero immenso con tutti quelli del passato. Ed è questa la terza dimensione della Chiesa.

* * *

Ma la sua quarta dimensione è che, con tutti gli uomini che verranno dopo di me, sono egualmente legato. Tutti voi, i vostri figli, i vostri nipoti, i vostri pronipoti che non conoscerete o che lascerete sulla terra, siete legati a loro, attraverso la Chiesa.
Ecco i certificati di nobiltà della Chiesa, del cristiano, questa grande concatenazione con tutti gli uomini dell'umanità. La Chiesa, in definitiva, è l'umanità che ha preso coscienza della sua vera statura, della sua vera dimensione, che ha preso coscienza della sua altezza, larghezza, profondità di umanità. E' la Chiesa che porta a termine il grande amore di Dio, essa è il piano di Dio di cui noi prendiamo coscienza.
Fratelli, questa Chiesa, non si farà senza di noi. Questa Chiesa, Dio vuol farla con noi, come fa tutte le cose. Ed ecco perché io, cristiano, amo la Chiesa di Gesti Cristo, la Chiesa cattolica, la Chiesa universale che né la morte né alcuna cosa al mondo può abbattere, poiché essa è radicata nella Croce stessa di Gesti Cristo, il Signore. Amen.