PICCOLI GRANDI LIBRI  Jacques Loew
SE CONOSCESTE IL DONO DI DIO

Città Nuova Editrice 1975

Di cosa è fatta la mia speranza

Certezze.

Se conosceste il dono di Dio.

I. Dio ci ama

I. Avete una religione?

II. Chi cerchi?

II. L'ascensione verso Dio

III. La fede

III. Quando Dio ci ama

IV. Siate portatori di certezze

IV. «Egli è venuto a casa sua, ma non lo hanno accolto»

V. Amati da Dio

V. L'albero di Dio

VI. Il cuore in festa

VI. Lettera d'invio

 

VI. LETTERA D'INVIO

Al momento di rimettere all' editore queste omelie del tutto familiari, fatte alla televisione, costato, certo; le immense lacune, ma mi accorgo soprattutto che l'avvenimento più decisivo, quello sul quale avrei dovuto intrattenervi ad ogni costo, è assente!
Poiché questa Quaresima in televisione è terminata di fatto quindici giorni prima di Pasqua, non ho avuto occasione di parlarvi allora di questa grande festa. E tuttavia la Quaresima sbocca nella Pasqua con altrettanta necessità, come un fiume si getta nell'oceano. Manca dunque a queste conversazioni il loro punto di arrivo essenziale, la Resurrezione del Signore.

Ma, inoltre, il soggetto stesso di queste omelie: Se tu conoscessi il dono di Dio, non potrebbe passare sotto silenzio il dono più inimmaginabile e più splendido di Dio: fare di noi dei risuscitati.
Questa breve lettera vorrebbe colmare quella lacuna e prolungare ancora per qualche istante il nostro dialogo.

*  *  *

Quando voi evocate la figura, la persona del Signore Gesù, in che modo lo vedete, spontaneamente, disegnarsi e presentarsi alla vostra anima? Sotto i tratti del bambino del presepio? Del giovane artigiano? Dell'uomo dalle cui labbra si pende quando parla e ci rivolge le sue parabole? Oppure, lo vedete di più inchiodato sulla Croce, come il Crocifisso e i Calvari ce lo mostrano?

Se questi sono i modi vostri di ricordare abitualmente il Signore, in qualche sorta voi vivete in presenza di una immagine che è stata effettivamente quella del Cristo un tempo, ma che non è più quella del Signore Gesù oggi. Siete come quelle mamme troppo tenere che conservano così vivo il ricordo del figlio a otto o dieci anni, da dimenticare di guardarlo nella maturità dei suoi anni.
Certo, è vero che Gesti è stato un bambino nel presepio. Nulla d'altronde è piti stupendo che andarsi ad inginocchiare, col pensiero, in quella grotta, e dire a se stesso: «Ecco quello che ha fatto Dio, quello che Egli si è fatto, Dio dei piccoli e dei poveri, così umile e così dolce di cuore», e pensare che potrebbe essere fra le nostre braccia.
E' anche esatto pensare a Gesù come a quell'uomo la cui personalità si staglia così viva in ogni pagina del Vangelo da imporsi a noi come si imponeva ai suoi uditori: « Poiché insegnava loro da uomo che possiede una autorità davvero sorprendente, e non nel modo dei nostri normali professori ».
Bisognerebbe anche metterci così fortemente al centro del mistero della Croce da gridare con san Paolo: «Non voglio conoscere altri al di fuori di Gesti Cristo, e lui crocifisso... ».
Ma l'infanzia, la predicazione - solenne sulla montagna o familiare sul lago -, la notte e le sei ore dolorose che precedettero la sua morte, tutto questo fu solo uno stato molto passeggero, malgrado tutto, della vita
di Gesù: dieci anni, tre anni, diciassette o diciotto ore, mentre ora, oggi, e nella inesauribile eternità, il nostro Cristo è un risuscitato.

Ecco il suo stato definitivo, ecco quello che Egli è nel momento in cui io lo prego, quando gli parlo, quando dopo essermi confessato mi perdona, quando mi comunica la forza dell'Eucaristia o quando congiunge in matrimonio.
Ecco come san Paolo lo vede sulla strada
che conduce a Damasco, poiché la luce che abbaglia l'Apostolo è quella del Cristo risorto.
Perché dunque cercare nella storia del passato ciò che attualmente è vivente? Perché andare da lui vedendolo diverso da quello che Egli è adesso?

* *

E' meno nostro quel Cristo del mattino di Pasqua, quello del nostro battesimo e di tutti i giorni della nostra vita?
O saremo come i discepoli che hanno difficoltà a riconoscerlo, perché sembra non essere più al loro livello?
E' tuttavia proprio lo stesso. Non è un fantasma: «Guardate le mie mani e i miei piedi, dice. Sì, sono proprio io. Rendetevi conto che uno spirito non ha né carne né ossa come vedete che ho io ».
Ma, quel Cristo Signore, è ora anche rivestito di una straordinaria novità: il suo corpo sfugge ad ogni legge della materia e, trasfigurata fin dentro la carne, la morte è
inghiottita dall'immortalità. 
Quel Cristo, san Paolo lo ha visto. Ma non tentiamo di immaginarlo: non possiamo averne l'esperienza più di quanto un bruco inchiodato alla sua foglia possa rendersi conto di ciò che è una farfalla liberata dal bozzolo e dalla crisalide. E tuttavia è con quel Cristo che orfi1ai siamo collegati:" « Io sono la vite, voi i tralci ». Poiché la nostra, vite è una vite risuscitata, la linfa che ci unisce ad essa porta già l'impronta della nostra resurrezione.
Questo mistero di Gesù risuscitato è ,dunque il nostro, il più personale per ciascuno di noi. E, la sorgente inesauribile del dinamismo cristiano, la gioia e la speranza dei martiri, il segreto delle lunghe perseveranze, come pure la certezza di rivedere e
di essere un giorno ricongiunti a tutti coloro che sono morti nel Cristo.
Dio non è venuto sulla terra per abbagliarci col suo splendore. E' venuto a seminare in noi il germe della nostra immortalità.

*  *  *

Credetelo, amici cari, cari lettori: 
non vi è altra gioia, al di fuori di questa, 
che sia inesauribile. 

Con tutto il mio affetto.
J.L.