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AVVENTO, Speranza, Parusia |
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| C | O | |||
| D | QUARESIMA, Penitenza, Conversione | P | ||
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| G | S | |||
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| I | U |
PREGHIERA: Adorazione, Lode, Azione di grazie, Intercessione |
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| J | V | |||
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FESTE DI CRISTO: Sacro Cuore" Trasfigurazione, Santa Croce, Cristo Re |
W | CARITÀ | |
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| A1 | Sant'lreneo | I PROFETI HANNO ANNUNZIATO CHE GLI UOMINI AVREBBERO VISTO DIO |
| A2 | Cardinale Newman | |
| A3 | Cardinale Daniélou | «VIENI, SIGNORE GESÙ» (Apoc. 22, 20) |
| A4 | Sant' Agostino | |
| A5 | Cardinale Newman | LA PRIMAVERA ETERNA |
| A6 | Sant'Anselmo | «IO CERCO IL TUO VOLTO, O SIGNORE» (Sl. 26, 8) |
| A7 | Le Guillou | LO SGUARDO DI COLUI CHE AMA IL SUO POPOLO |
| A8 | San Cirillo di Gerusalemme | LE DUE VENUTE DI CRISTO |
| A9 | Sant'Ireneo | LA VITA DELL'UOMO CONSISTE NELLA VISIONE DI DIO |
| A62 | Giovanni Papini | PREGHIERA A CRISTO |
A1 I PROFETI HANNO ANNUNZIATO CHE GLI UOMINI AVREBBERO VISTO DIO
Sant'Ireneo *
S. Ireneo di Lione (seconda metà del Il secolo), originario dell'Asia Minore, è il primo grande teologo dell'età patristica. Il suo pensiero, d'ispirazione profondamente biblica, è nello stesso tempo semplice, vigoroso e
profondo. Opposto al dualismo gnostico, tale pensiero si sintetizza in una visione d'unità: la ricapitolazione universale nel Cristo. L'unione con il Figlio, preparata dallo Spirito Santo, ci conduce alla visione del Padre annunciata dai profeti.Uno solo è Dio che, nel Verbo e nella Sapienza, ha fatto tutte
le cose disponendole con armonia. Egli è il Creatore, colui che ha destinato
questo mondo al genere umano. Per la sua grandezza, egli è inconoscibile a
tutti quelli che sono stati fatti da lui: nessun essere infatti, né passato né
presente, ha mai potuto investigare la sua altezza. Ma per la sua bontà, egli è
sempre conosciuto in colui, grazie al quale ha creato ogni cosa. Questi è il suo
Verbo, il nostro Signore Gesù Cristo. Egli, negli ultimi tempi, si è fatto uomo
in mezzo agli uomini, per ricongiungere il termine con il suo principio, cioè
l'uomo con Dio. Per questo i profeti, che ricevevano dallo stesso V'erba il
carisma della profezia, preannunciarono la sua venuta nella carne. Grazie alla
sua incarnazione, si è compiuta - secondo il desiderio del Padre - la fusione e la comunione di Dio
con l'uomo. Sin dall'inizio, il Verbo aveva fatto sapere che Dio si sarebbe
manifestato agli uomini, avrebbe vissuto con loro sulla terra, avrebbe parlato e
si sarebbe reso presente alla sua creatura, salvandola e facendosi conoscere
sensibilmente. In tal modo egli ci avrebbe salvati dalle mani dei nostri
nemici (Lc. 1, 71), cioè da ogni spirito del male, e ,ci avrebbe concesso di
servirlo in santità e giustizia ogni giorno della nostra vita (Lc.
1, 74-75), perché l'uomo intimamente unito allo Spirito di Dio potesse entrare
nella gloria del Padre...
Preannunciavano perciò i profeti che Dio sarebbe stato visto
dagli uomini, così come dice il Signore:
Beati i puri di
cuore perché vedranno Dio (Mt. 5, 8). In realtà, data la sua grandezza e la sua gloria ineffabile, nessuno potrà
vedere Dio e vivere (Es. 33, 20), perché il Padre
è incomprensibile.
Ma, per la sua bontà, per H suo amore verso gli uomini e per la sua onnipotenza,
egli dà a coloro che lo amano anche la capacità di vederlo. Questo precisamente
avevano affermato i profeti, perché ciò che è impossibile agli uomini
è possibile a Dio (Lc. 18, 27). L'uomo, da se stesso, non
potrà mai vedere Dio: sarà Dio stesso che, di sua propria volontà, si mostrerà
agli uomini, a chi vuole, quando vuole, come vuole. Dio è onnipotente: egli si
manifestò un tempo per mezzo dello Spirito nella parola dei profeti, si fa
vedere per mezzo del Figlio nell'adozione a figli, si farà contemplare - ne,I
regno dei cieli - nella sua paternità. Lo Spirito prepara l'uomo per il Figlio
di Dio, il Figlio lo conduce al Padre e il Padre dona l'incorruttibilità e la
vita eterna. E la vita eterna nasce, per chi lo contempla, dalla visione di Dio.
Come infatti chi vede la luce è nella luce e partecipa al suo splendore, così
chi vede Dio è in Dio e partecipa alla sua luce. Ora, lo splendore di Dio dà
vita: così, chi vede Dio entrerà nella vita.
* Contra haereses, liber
IV, 20, 4-5: «Sources Chrétiennes» 100, Le Cerf, Parigi 1965, pp. 635-641.Cardinale Newman
*John-Henry
Newman nacque a Londra nel
1801 e fece brillanti studi a Oxford. Pastore anglicano, diventò
rettore della parrocchia universitaria. In questo periodo (1829-43)
pronunziò i suoi splendidi discorsi "Parochial and Plain Sermons». La loro
austerità si spiega con la gravità religiosa tipica di Newman, sempre conscio
della presenza di Dio e del
mondo invisibile, il solo reale ai suoi occhi.
Newman fu l'anima del movimento di Oxford. Ma gli studi patristici gli fecero capire gli sviluppi della dottrina cristiana:
in seguito a successive ricerche si rese conto che la continuità organica
di questa dottrina si trovava solo nella Chiesa di Roma. Nel 1845 passò
al cattolicesimo. Da allora fu fatto segno a sospetti sia dalla parte
cattolica che da quella anglicana e ne soffrì molto. Il Papa Leone XIII,
riconoscendo ciò che la Chiesa doveva a questo pensatore ardito e
fedele, lo nominò cardinale nel 1879. Morì nel 1890.
La parola vegliare va studiata da vicino; occorre
studiarla perché il significato non è tanto ovvio quanto si direbbe a prima
vista, ed anche perché la Scrittura la usa con insistenza. Noi non dobbiamo solo
credere, ma anche essere vigilanti; non solo amare, ma vegliare; non basta
ubbidire, ma occorre vigilare. Ma perché dunque vegliare? Per questo grande
avvenimento: la venuta di Cristo...
Ma che significa allora vegliare?
Mi pare ,di poterlo spiegare così. Sapete quale sia, umanamente parlando, il sentimento di chi aspetta un amico, ne
spia la venuta mentre quello ritarda? Sapete cosa significhi trovarsi in una
compagnia poco piacevole, desiderare vivamente che il tempo voli e che scocchi
l'ora in cui sarete libero? Avete mai provato cosa sia l'ansia per qualcosa che
dovrebbe accadere e che può verificarsi o no, oppure l'essere in attesa di
qualche avvenimento importante che vi fa venire il batticuore appena ve lo
ricordano e che è la prima cosa a cui pensate nello svegliarvi? Sapete cosa
voglia dire avere un amico lontano, aspettare sue notizie, 'Chiedersi un giorno
dopo l'altro cosa stia facendo in quel dato momento e se sta bene in salute?
Sapete che cosa sia vivere per qualcuno che vi è vicino al
punto che i vostri occhi seguono i suoi,
che voi gli leggete in viso e nell'anima, seguendo tutti i mutamenti
d'espressione, qualcuno di cui prevenite i desideri, al cui sorriso sorridete
anche voi, per cui siete tristi quando egli ha del'le noie e vi rallegrate
quando le cose gli riescono bene? Vegliare nell'attesa di Cristo è un
sentimento analogo a tutti questi, nella misura in cui i sentimenti di questo
mondo possono raffigurare quelli di un altro mondo...
Veglia con Cristo chi, pur guardando verso il futuro, sa
volgersi anche al passato e non contempla quel che il Salvatore ha acquistato
per lui in modo da dimenticare quello che egli ha sofferto. Veglia con Cristo
chi ricorda sempre e rivive nella sua propria persona la Croce e l'agonia di
Cristo e si ricopre con gioia di quella veste di afflizione che Cristo indossò
quaggiù e che si lasciò dietro l'e spalle nell'ascendere al Cielo. Per questo,
nelle epistole, gli autori ispirati manifestano così spesso
H desiderio della
sua seconda venuta come, altrettanto spesso, mostrano di ricordarsi della prima:
né perdono mai di vista la crocifissione quando parlano della risurrezione.
Quindi S. Paolo, quando ricordava ai Romani di attendere la redenzione del
corpo all'ultimo giorno, aggiungeva: Affinché, avendo sofferto con lui,
siamo anche glorificati con lui. Se dice ai Corinti di aspettare la
venuta di nostro Signore Gesù Cristo, dice anche di portare sempre e
dappertutto nel nostro corpo la morte di Gesù, in modo che la vita di Gesù si
manifesti anche nel nostro corpo. Se parla ai
Filippesi della
potenza della risurrezione aggiunge
subito: e la
partecipazione alle sue sofferenze nella conformazione alla morte di lui. Se
consola i Colossesi dando loro la speranza che quando il Cristo apparirà
anch'essi appariranno nella gloria, egli ha già dichiarato loro che compie
quel che manca alle sofferenze di Cristo nella sua carne per il corpo di lui
che è la Chiesa (cfr. Rm. 8, 23. 17; I Cor. 1, 7; 2 Cor. 4, 10; Fil. 3, 10;
Col. 3, 4 e 1, 24).
* Parochial and Plain Sermons, voI. IV - Rivingtons, London, Oxford and Cambridge 1870, pp. 319-321.
A3 «VIENI, SIGNORE GESÙ» (Apoc. 22, 20)
Cardinale Daniélou *
Il Padre Jean Daniélou, nato nel 1905, conduce una brillante carriera scientifica nel campo degli studi patristici e insieme una vita apostolica
molto aperta alle attese dell'uomo moderno. Professore all'Istituto Cattolico di Parigi, condirettore - con il Padre de Lubac - della collezione "Sources Chrétiennes», esperto al Concilio Vaticano Il, si dedica a trarre dai documenti trasmessi dalla tradizione gli elementi comuni di fede del Popolo di Dio, mettendoli in relazione con le inquietudini e le speranze del nostro tempo. Uno dei temi preferiti della sua riflessione è quello della storia della salvezza, annunciata e prefigurata nell'Antico Testamento, realizzata nel Nuovo, sempre in atto nella Chiesa.Il Cristo si presenta nell'Apocalisse come colui che viene.
E questo ha vari sensi. Prima di tutto Gesù è colui che è venuto, è Dio venuto
verso di noi, è il movimento di Dio verso l'uomo. Questo è l'oggetto della
nostra fede. Ma è anche colui che verrà, perché in lui tutte le cose troveranno
il loro compimento, secondo quanto dice S. Paolo:
...L'ansiosa aspettativa del mondo creato è protesa verso la
rivelazione dei figli di Dio (Rom. 8, 19). E ancora: Sappiamo infatti che
tutte le creature gemono insieme e si struggono nei dolori del parto, anche in
questo momento. E non il creato soltanto, ma noi pure che possediamo le
primizie dello Spirito. Anche noi nel nostro intimo gemiamo nel/'attesa
del/'adozione filiale, della redenzione del nostro corpo (Rom. 8, 22-23).
* Éléments de spiritualité pour le laic d'aujourd'hui, opuscolo del «Circolo S. Giovanni Battista» - pp. 38-41.
A4 IL DESIDERATO DELLE NAZIONI
Sant'Agostino *
S.
Agostino (354-430), vescovo d'Ippona in Africa, romano per cultura, pensatore di genio, ci ha lasciato un'opera monumentale, di inestimabile valore. Filosofo, teologo, pastore d'anime e grande spirituale, è il Dottore della grazia e, più ancora, della carità.L'anima mia si strugge per la tua salvezza (Sl. 118, 81),
vale a dire nell'attesa della tua salvezza. Buono è questo «consumarsi»:
infatti rivela il desiderio del bene, certo non ancora raggiunto, ma
appassionatamente bramato. Dall'origine del genere umano fino alla fine dei
secoli chi, tra quelli ,che in ogni tempo vissero, vivono e vivranno, dice
queste parole se non la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa,
il popolo
d'acquisizione che desidera Cristo?
Testimone ne è il santo vegliardo Simeone che, ricevendo il
Cristo bambino tra le braccia, disse: Ora, Signore puoi lasciare che il tuo
servo se ne vada in pace secondo la tua parola, poiché i miei occhi hanno
contemplato la tua salvezza (Lc. 2, 29-30). Infatti gli era stato
rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima d'aver visto il Cristo
del Signore (Lc. 2, 26). Come il
desiderio di questo
vegliardo, tale si deve credere sia stato quello di tutti i santi delle epoche
precedenti. Anche il Signore stesso dice ai discepoli: Molti profeti e
re vollero vedere ciò che voi vedete e non lo videro; udire ciò che voi
udite e non lo udirono (Mt. 13, 17), perché si riconosca anche la
voce di tutto
l'antico Israele nelle parole: L'anima mia si strugge per la tua salvezza.
Dunque mai nel passato si spense questo desiderio dei santi, né al presente
si placa nel corpo di Cristo, che è la Chiesa, fino alla ,consumazione dei
secoli, fin quando verrà il Desiderato di tutte le nazioni
(Agg. 2, 8),
promesso dal profeta. Per questo l'apostolo Paolo dice: Ormai sta pronta per
me la corona della giustizia, che il Signore giusto giudice darà in quel
giorno a me, e non soltanto a me, ma a tutti coloro
che amano la sua manifestazione (2 Tm. 4, 8). Il desiderio di cui ora
parliamo sgorga dall'amore della manifestazione di Cristo; proprio riferendosi
ad essa, Paolo ancora dice: Quando comparirà Cristo, che è la nostra
vita, allora anche voi apparirete con lui nella gloria (Col. 3, 4).
Nei primi tempi della Chiesa, che precedevano il parto della
Vergine, vi furono santi che desideravano l'incarnazione del Verbo; nei tempi
attuali, dopo l'Ascensione, si trovano santi che attendono con desiderio la
venuta di Cristo come giudice dei vivi e dei morti. Dall'inizio fino alla fine dei
tempi, questo desiderio della Chiesa non si è mai placato un istante, se non
quando il Verbo, fattosi uomo, dimorò sulla terra in compagnia dei suoi
discepoli. Perciò, nelle parole del salmo, si sente la voce di tutto il corpo di
Cristo, che geme in questa vita: L'anima mia si strugge per la tua salvezza,
ma spero nella tua parola. Questa parola è la promessa. Ed è questa
la speranza che fa aspettare nella pazienza ciò che i credenti ancora non
vedono.
* Enarratio in psalmum CXVIII, sermone XX, 1, P. L. 37, 15557.
Cardinale Newman *
John-Henry Newman nacque a Londra nel 1801 e
fece brillanti studi a Oxford. Pastore anglicano, diventò rettore della
parrocchia universitaria. In questo periodo (1829-43) pronunziò i suoi
splendidi discorsi "Parochial and Plain Sermons». La loro austerità si spiega
con la gravità religiosa tipica di Newman, sempre conscio della presenza di Dio
e del mondo invisibile, il solo reale ai suoi
occhi.
Newman fu l'anima del movimento di Oxford. Ma gli studi patristici gli fecero capire gli sviluppi della
dottrina cristiana: in seguito a
successive ricerche si rese conto che la continuità organica di questa dottrina
si trovava solo nella Chiesa di Roma.
Nel 1845 passò al cattolicesimo. Da allora fu fatto segno a sospetti sia dalla parte cattolica che da quella anglicana
e ne
soffrì molto. Il Papa Leone XIII, riconoscendo ciò che la Chiesa doveva a
questo pensatore ardito e fedele, lo nominò cardinale nel 1879. Mori nel 1890.
Solo una volta l'anno, ma tuttavia
almeno una volta, il mondo che vediamo lascia apparire le sue possibilità nascoste e, in un certo senso, si manifesta. Spuntano foglie, gemme e fiori sugli alberi e nasce l'erba e il grano nei campi. E' come un erompere improvviso e violento di quella vita nascosta che Dio ha immesso nel mondo materiale. Ecco, tutto questo è come una piccolissima dimostrazione di quel che il mondo può fare ad un ordine di Dio, quando egli dice una parola. Come ora questa terra esplode in una primavera di foglie e gemme, così un giorno si schiuderà, trasformandosi in un nuovo mondo di luce e di gloria, e noi vedremo in esso i Santi e gli Angeli che lo abitano. Chi dunque, se non colui 'che per tutta la vita ha avuto la esperienza di altre primavere, chi dunque potrebbe pensare, con due o tre mesi di anticipo, che la natura, allora quasi senza vita, sarebbe diventata poi tanto splendida e varia?...* Parochial and Plain Sermons, voI. IV, 13° discorso. Rivingtons, London, Oxford and Cambridge 1870 - pp. 209-211.
A6 «IO CERCO IL TUO VOLTO, O SIGNORE» (Sl. 26, 8)
Sant' Anselmo *
Nato
nel 1033 ad Aosta, Anselmo sognava fin dall'infanzia di raggiungere Dio e ancor giovane si dedicò allo
studio e alla preghiera. Dopo essersi lasciato un po' sedurre dalle
attrattive del mondo, giunse in Normandia e, a 27 anni, si fece monaco
nell'abbazia di Bec, di cui poi divenne abate. Nel 1093 dovette lasciare il
monastero per divenire arcivescovo di Canterbury, dove, a causa delle
investiture laiche, ebbe a lottare con il re d'Inghilterra. Esiliato per
ben due volte, ebbe la gioia di finire i suoi giorni nella propria diocesi nel
1109, essendosi infine ristabilita la pace.
S. Anselmo ci ha lasciato un'opera letteraria in cui si nota
una continua preoccupazione teologica. La sua celebre massima: «Fides quaerens
intellectum» è divenuta quella di tutta la scolastica, ma in lui
la riflessione teologica si radica costantemente in un'esperienza di Dio
profonda e intensamente
personale.
Coraggio, debole uomo, lascia per un po' le tue occupazioni,
sottraiti un poco al tumulto dei tuoi pensieri. Allontana ora le opprimenti
preoccupazioni, respingi le cure laboriose. Renditi libero un poco per Dio e
riposa in lui. Entra nella camera della tua anima, lascia tutto ciò che
non è Dio e che non può aiutarti a trovarlo. Chiudi la porta (Mt. 6, 6) e
cercalo.
Ed ora parla, anima mia, e con tutta te stessa di' al Signore:
Cerco il tuo volto, o Signore, cerco ansiosamente il tuo volto
(Sl. 26, 8).
Ora tu, o Signore mio Dio, insegna al mio cuore dove e come
cercarti, dove e come trovarti. Signore, se non sei qui, se sei lontano, dove ti
cercherò? Se poi tu sei presente ovunque, perché non ti vedo? Tu certo dimori in
una luce inaccessibile: ma questa luce inaccessibile dov'è e come potrò
raggiungerla? Chi mi condurrà e mi introdurrà in essa perché io possa vederti? E
poi, attraverso quali segni, sotto quale aspetto ti cercherò? Non ti ho visto
mai, Signore mio Dio, né conosco il tuo Volto. Che farà, o Altissimo Signore,
che farà questo tuo esiliato che è lontano da te? Che farà il tuo servo,
tormentato dal 'desiderio di te e respinto tanto lontano dal tuo volto? Egli
desidera arden
* Proslogion,
1; Librairie Philosophique J. Vrin - Parigi 1954 - pp. 6-10.
A7 LO SGUARDO DI COLUI CHE AMA IL SUO POPOLO
Le Guillou
*Il Padre Le Guillou, domenicano francese, nato nel 1920, è addetto alla redazione della rivista «Istina» e dirige l'Istituto ecumenico di Parigi. Ne «Le Visage du Ressuscité» egli ripercorre, in una specie di meditazione contemplativa, i testi fondamentali del Concilio Vaticano Il. Questi allora acquistano per noi, alla luce del Cristo, profondità nuove e, risuonando come una esigenza interiore, ci spingono a rispondere alla voce del Risuscitato ormai riconosciuto: «E' il Signore!».
Solo, nel cuore del mondo, Abramo, sostenuto dalla solidarietà di uomini numerosi tanto da non potersi contare, è eletto da Dio perché la sua posterità si moltiplichi come la sabbia del mare o le stelle del cielo. Viene prescelto per la concreta e dinamica attuazione di un disegno che, passando oltre la sua persona e lo stesso popolo eletto, rivelerà il significato ultimo del mondo:
In te saranno benedette tutte le genti della terra (Gen. 12, 3). Egli è separato da tutti i popoli solo per essere più totalmente unito ad essi e diventare più realmente quel seme da cui si svilupperà l'umanità ,destinata a formare un unico Regno. Il suo volto d'uomo ci svela il mistero di una paternità divina che, ,dopo la creazione, circonda col suo amore tutta la terra e che rifulgerà in tutto il suo splendore in Gesù Cristo, di cui Adamo era solo la figura.* Le visage du Ressuscité, coll. "Conci le et Masses», Les Éditions ouvrières, Parigi 1968, pp. 141-142.
San Clrillo di Gerusatemme *
Nato nel 313 a
Gerusalemme o nei dintorni, S. Cirillo acquistò, durante la sua giovinezza, una profonda conoscenza della Sacra Scrittura. Divenne sacerdote e poi, verso il 350, vescovo di Gerusalemme. L'arcivescovo ariano di Cesarea lo fece però cacciare dalla sua sede episcopale. Dopo 11 anni di esilio, ritornò a Gerusalemme, dove ritenne suo dovere rimediare i danni morali e pacificare le agitazioni causate dallo scisma. Questo coraggioso pastore morì nel 380.Noi annunciamo la venuta di Cristo, non la prima soltanto, ma anche la seconda, più grandiosa della precedente. La prima fu contrassegnata dai patimenti, la seconda porterà il diadema della divina regalità. Generalmente infatti, ogni realtà, nel mistero di nostro Signore Gesù Cristo, presenta un duplice aspetto, una duplice generazione: una da Dio prima dei tempi, un'altra dalla Vergine, nella pienezza dei tempi. Una duplice discesa: una nascosta e silenziosa come quella della rugiada sul falciato (cfr. Sl. 71, 6), un'altra pienamente manifesta, quella futura. Alla prima venuta, fu avvolto in fasce e posto in una mangiatoia; nella seconda, si rivestirà di luce
come di un manto (Sl. 103, 2). Nella prima si caricò della croce, disprezzandone l'ignominia; nella seconda, verrà glorioso accompagnato da un esercito d'angeli.* Katechesis IE Photizomenon-
- 15, 1-3: PG 33, 869-873.
A9 LA VITA DELL'UOMO CONSISTE NELLA VISIONE DI DIO
Sant'lreneo *
Sant'Ireneo di Lione (seconda metà del II secolo),
originario dell'Asia Minore, è il primo grande teologo dell'età
patristica. Il suo pensiero, d'ispirazione profondamente biblica, è nello stesso tempo semplice, vigoroso
e profondo. Opposto al dualismo gnostico, tale pensiero si sintetizza in una visione d'unità: la ricapitolazione universale nel Cristo.
Il brano seguente costituisce il contesto del notissimo
aforisma così spesso citato: «La gloria di
Dio è l'uomo vivente». Si trova qui, come nella sua sorgente, tutta la teologia patristica della vita contemplativa
cristiana.
Quelli che vedono Dio parteciperanno alla vita, perché lo
splendore di Dio è vivificante. Per questo colui che è inafferrabile,
incomprensibile e invisibile si offre alla visione, alla comprensione e al
possesso degli uomini, per vivificare ,coloro che lo -comprendono e lo vedono.
Infatti la sua grandezza è imperscrutabile, e la sua bontà inesprimibile; ma
attraverso di esse egli si mostra e dà la vita a quelli che lo vedono. E'
impossibile vivere senza la vita, e la vita consiste essenzialmente nel
partecipare a Dio, partecipazione che significa vedere Dio e godere della sua
bontà.
Gli uomini dunque vedranno Dio e così vivranno: questa
visione li renderà immortali e capaci di Dio. Questo è ciò che era stato
rivelato in figura dai profeti: Dio può essere visto dagli uomini che portano il
suo Spirito e aspettano senza stancarsi la sua venuta. Così dice infatti Mosè
nel Deuteronomio: «In quel giorno vedremo, perché Dio parlerà all'uomo e
questi
vivrà» (cfr. Deut. 5,24)...
Colui che opera in tutti, quanto alla sua potenza e
grandezza, resta invisibile e inesprimibile per tutti gli esseri creati da lui;
e tuttavia non è loro completamente sconosciuto, perché tutti arrivano,
attraverso il suo Verbo, alla conoscenza dell'unico Dio Padre, che contiene
tutte le cose e a tutte dà l'esistenza, come dice anche il Vangelo: Dio
nessuno l'ha mai veduto; il Dio unigenito che è nel seno del
Padre,
* Adversus haereses, IV, 20, 5-7, «Sources Chrétiennes»
100, Le Cerf, Parigi 1965 - pp. 640-648.
Giovanni Papini *
Giovanni Papini (Firenze 1881-1956) è poeta e scrittore. Temperamento paradossale, esuberante e battagliero, contribuisce largamente a rinnovare la letteratura e il pensiero italiano. Dopo essere passato attraverso le più disparate esperienze intellettuali e morali, il suo spirito - in perpetua ricerca - trova finalmente la via della luce. Ed è proprio la «Storia di Cristo» - che si chiude con la preghiera che stiamo per leggere, vivificata dal suo caratteristico stile veemente e lirico -
l'opera che rivelerà inequivocabilmente la conversione del Papini al cattolicesimo.Tu, Cristo, hai detto una volta: «Se uno è solo io sono con lui. Rimuovi la pietra e lì mi troverai, incidi il legno ed io son qui» (agraphon). Ma per scoprirti nella pietra e nel legno è necessaria la volontà di cercarti, la capacità di vederti. E oggi il più degli uomini non vogliono, non sanno trovarti. Se non fai sentire la tua mano sopra il loro capo e la tua voce ne' loro cuori, seguiteranno a cercare solamente se stessi, senza trovarsi, perché nessuno si possiede se non ti possiede. Noi ti preghiamo dunque, Cristo, noi, i rinnegatori, i colpevoli, i nati fuori di tempo, noi che ci rammentiamo ancora di te e ci sforziamo di vivere con te, ma sempre troppo lontani da te, noi, gli ultimi, i disperati, i reduci dai precipizi, noi ti preghiamo che tu ritorni ancora una volta fra gli uomini che ti uccisero, fra gli uomini che seguitano a ucciderti, per ridare a tutti noi, assassini nel buio, la luce della vita
vera.* Storia di Cristo, Vallecchi Editore, Firenze 1921 - prima edizione - pp. 627-629.