PICCOLI GRANDI LIBRI   LETTURE PATRISTICHE
Centro Azione liturgica - Roma - 1971 -
EDIZIONI MESSAGGERO DI S. ANTONIO - PADOVA 1972

A

AVVENTO, Speranza, Parusia

M

MARIA VERGINE

B

NATALE, Incarnazione, Umanità di Cristo

N

APOSTOLI, MARTIRI, Fede, Testimonianza 

C

EPIFANIA, Battesimo del Signore 

O

SANTI e SANTE

D QUARESIMA, Penitenza, Conversione P

OGNISSANTI, Vocazione universale alla santità 

E

GIOVEDI' SANTO, SS.mo Sacramento, Eucaristia

Q

DEFUNTI, Morte, Resurrezione della carne

F

VENERDI' SANTO - PASQUA, Mistero pasquale, Battesimo

R

SACERDOZIO: Sacerdozio ministeriale, Sacerdozio dei fedeli

G

ASCENSIONE, Cielo, Glorificazione 

S

MATRIMONIO, Vita coniugale, Celibato 

H

PENTECOSTE, Spirito Santo, Cresima, Missione

T

VITA CONSACRATA, Consigli evangelici

I

COMMENTI DELLA SACRA SCRITTURA

U

PREGHIERA: Adorazione, Lode, Azione di grazie, Intercessione

J

TRINITÀ, Dio creatore, Provvidenza

V

LAVORO, TEMPO LIBERO 

K

FESTE DI CRISTO: Sacro Cuore" Trasfigurazione, Santa Croce, Cristo Re

W CARITÀ
L

CHIESA, Parola di Dio, Liturgia, Dedicazione

X

GIUSTIZIA, Pace, Unità

 

BENEDETTO XVI  CATECHESI

PAPA FRANCESCO CATECHESI

Z

PROVE, Sofferenze, Gioie

 

C1 San Leone Magno LA STELLA CI INVITA A SERVIRE LA GRAZIA DI CRISTO
C2 San Teofilo di Antiochia «BEATI I PURI DI CUORE, PERCHÉ VEDRANNO DIO» (Mt. 5, 8)
C3 San Massimo il confessore L'INCARNAZIONE E' E RIMANE MISTERO
C5 Pseudo-Ippolito RINASCERE NELL'ACQUA E NELLO SPIRITO
C4 San Massimo di Torino IL BATTESIMO DEL SIGNORE

C1  LA STELLA CI INVITA A SERVIRE LA GRAZIA DI CRISTO

       San Leone Magno *

San Leone fu eletto papa nel 440 e morì nel 461. Sotto il suo pontificato, si manifestarono delle divergenze fra Oriente e Occidente, ma egli seppe far riconoscere da tutti l'autorità della Sede I Romana. L'opera letteraria di S. Leone si compone di lettere e , di una serie di sermoni, in cui questo pastore insegna, con rara' efficacia di espressione, la dottrina cristologica tradizionale.

La Provvidenza misericordiosa di Dio dispose di venire in aiuto, in questi ultimi tempi, al mondo che stava per perdersi: stabilì perciò in Cristo la salvezza di tutti i popoli... Questi costituiscono la discendenza innumerevole, promessa un tempo al santo patriarca Abramo. Essa infatti doveva essere generata non dalla carne, ma dalla fede; per questo fu paragonata alla moltitudine delle stelle, perché il padre di tutte le genti ponesse tutta la sua speranza in una progenie non terrena, ma celeste... Entri dunque nella famiglia dei patriarchi la totalità dei gentili e, come figli della promessa, ricevano - nella stirpe di Abramo - la benedizione alla quale rinunciano i figli secondo la carne. Nella persona dei 1re Magi, tutti i popoli adorino l'autore dell'universo e Dio sia conosciuto non solo in Giudea, ma in tutto il mondo, perché ovunque, in Israele sia grande il suo nome (Si. 75, 2)...
Istruiti perciò da questi misteri della grazia divina, celebriamo con gioia spirituale il giorno delle nostre primizie e la prima chiamata delle genti. Rendiamo grazie al Dio delle misericordie che, come dice l'Apostolo, ci ha resi capaci di partecipare all'eredità dei santi nella luce, sottraendoci al potere delle tenebre, e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo Amore (Coi. 1, 12-13). Infatti, secondo la profezia di Isaia: Il popolo che camminava nelle tenebre
vide una gran luce e su quelli che abitavano nella terra dell'ombra di morte, la luce è spuntata (Is. 9, 2). Di questi ancora, il profeta dice ali Signore: Ecco, tu chiamerai le genti che non conoscevi, e quelle che non ti conoscevano correranno a te (Is. 55, 5). Abramo ha visto questo giorno e si è rallegrato (cfr. Gv. 8, 56), quando ha saputo che i figli della sua fede sarebbero stati benedetti nella sua discendenza, che è il Cristo, e ha visto che, per la fede, sarebbe divenuto padre di tutte le genti. Diede gloria al Signore, pienamente convinto che ciò che Egli promette è anche in grado di attuarlo (Rom. 4, 20-21).
Davide celebrava questo giorno nei salmi, dicendo: Tutte le genti che tu creasti verranno e si prostreranno davanti a Te, o Signore, e daranno gloria al tuo nome (SI. 85, 9); e ancora: Il Signore ha manifestato la sua salvezza; agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia (SI. 97, 2). Noi sappiamo che questo si è attuato da quando una stella chiamò dalla terra lontana i tre Magi e li guidò verso il Re del cielo e della terra per conoscerlo e adorarlo. La prontezza di ques1a stella ci invita ad imitarla, perché, nella misura delle nostre possibilità, serviamo alla grazia che chiama tutti a Cristo. Chiunque infatti, nella Chiesa, vive nella pietà e nella purezza, chi gusta le cose celesti e non le terrene, somig'lia in qualche modo ad una stella del cielo (cfr. Col. 3, 1); mentre conserva il candore di una vita santa,come una stella indica a molti la via verso il Signore. Tendendo a questo, carissimi, voi tutti dovete aiutarvi reciprocamente, perché possiate risplendere come figli della luce nel regno di Dio, a cui si giunge con la fede pura e con le opere buone (cfr. Ef. 5, 8).

* In Epiphaniae solemnitate sermo 111, 1, 2, 3, 5: "Sources Chrétiennes» 22 - Le Cerf, Parigi 1947, pp. 202-210.

C2  «BEATI I PURI DI CUORE, PERCHÈ VEDRANNO DIO» (Mt. 5, 8)

        San Teofilo di Antiochia *

Originario delle rive dell'Eufrate, Teofilo diventò cristiano ad età avanzata e nel 169 fu nominato vescovo di Antiochia. Apologista della fede cristiana, è più letterato che filosofo. Nei suoi scritti, si trova per la prima volta la parola «Trinità». In questo brano, egli esamina le predisposizioni dell'uomo alla contemplazione di Dio e indica l'azione purificatrice della grazia, che illumina il cuore di chi crede.

Se tu dici: «Mostrami il tuo Dio», io ti risponderò: «Fammi vedere l'uomo che tu sei ed io ti mostrerò il mio Dio». Fammi dunque vedere se gli occhi della tua anima vedono, se le orecchie del tuo cuore sentono. Chi vede, percepisce con gli occhi ciò che si muove sulla terra e, nello stesso tempo, coglie le diversità, cioè la luce e il buio, il bianco e il nero, il brutto e il bello, distinguendo ciò che è armonioso e proporzionato da ciò che è irregolare o deforme, ciò che è smisurato da ciò che è mutilo. Così, anche i suoni che giungono all'udito si possono distinguere in acuti, gravi o dolci. Analogamente, anche per le orecchie del cuore e gli occhi dell'anima possiamo affermare la possibilità di vedere Dio. Vede Dio solo chi può vederlo, se tiene cioè spalancati gli occhi dell'anima. Tutti hanno gli occhi, ma alcuni li hanno come annebbiati da cateratte e quindi non possono vedere la luce del sole. E se i ciechi non vedono, non si può affermare per questo che Ila luce del sole non risplende più... E' necessario che l'uomo abbia un'anima trasparente come uno specchio limpido. Ma se lo specchio è arrugginito, non ci si può specchiare: così, se un uomo è macchiato dal peccato, è nell'impossibilità di vedere Dio...
Ma se tu vuoi, puoi guarire. Affidati al medico: egli ti toglierà le cateratte dagli occhi dell'anima e del cuore. Chi è il medico? E' Dio, che dà la vita e la salvezza nel Verbo e nella Sapienza. Dio, nel suo Verbo e nella sua Sapienza, ha creato ogni cosa. Con la sua parola furono creati i cieli, con il suo Spirito tutta la loro potenza (Sl. 32, 6). La sua Sapienza è potentissima. Il Signore con la Sapienza fondò la terra e consolidò i cieli con /'intelligenza. Per la sua scienza gli abissi si spalancarono e e le nubi stillarono rugiada (Prov. 3, 19-20).
Se tu, o uomo, comprendi tutto questo e vivi santamente secondo le leggi divine e umane, puoi vedere Dio. Ma è necessario che nel tuo cuore la fede e il timore di Dio abbiano 'la precedenza su qualsiasi altra cosa: solo allora potrai capire. Quando ti sarai spogliato della tua mortalità e avrai rivestito l'incorruttibilità, allora vedrai Dio secondo i tuoi meriti. Perché il Signore fa risuscitare con la tua anima la tua carne immortale: allora, divenuto immortale, vedrai l'Immortale, se fin da ora ti affidi a lui nella fede.

* Pros Autolukos - P.G. 6. 1025-1028; 1036.

 

 

C3  L'INCARNAZIONE È E RIMANE MISTERO

       San Massimo il confessore *

Nato verso il 580 a Costantinopoli e morto in esilio nel Caucaso, nel 662, Massimo deve il suo titolo di «confessore» alla costanza con cui si oppose alla corrente teologica monotelita, che negava la volontà umana del Cristo. Il vigore e la chiarezza del suo pensiero, ispirato da Gregorio Nazianzeno e da Dionigi l'Areopagita, fanno di lui uno dei teologi più profondi dell'antichità cristiana.
Il mistero del Verbo incarnato sta al centro della sua meditazione. Egli contempla l'armonia della natura divina e di quella umana nella persona del Cristo.

Il Verbo di Dio si è manifestato nella carne una volta per sempre. Ma, in chi lo desidera, egli vuole continuamente rinascere secondo lo spirito, perché ama gli uomini. Così, ridiventa bambino e si forma in loro con il progredire del,le virtù. Il Verbo si manifesta nella misura in cui sa di poter essere ricevuto da chi lo accoglie: non limita la manifestazione della sua grandezza per gelosia, ma misura l'intensità del suo dono secondo il desiderio di chi brama veder,lo. li! Verbo di Dio si manifesta sempre, secondo le disposizioni di chi lo riceve: tuttavia, data l'immensità del mistero, egli rimane ugualmente invisibile per tutti. Per questo motivo l'apostolo, penetrata con acutezza la potenza del mistero, dice: Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e nei secoli (Ebr. 13, 8): egli dimostrava così di avere ben compreso la perenne novità del mistero ed intuiva che l'intelligenza non potrà mai possederlo come una cosa invecchiata.
Il Cristo Dio nasce nel tempo e si fa uomo assumendo una carne umana dotata di anima intelligente: nasce nel tempo, lui che fa uscire dal nulla tutto ciò che esiste... Ed ecco che un giorno brilla dall'Oriente una stella e conduce i Magi al luogo dell'incarnazione del Verbo. Una realtà creata indicava così misticamente colui che è al di là di ogni percezione sensibile, colui che supera la parola della legge e dei profeti, colui che guida le genti alla fulgida luce della conoscenza.
Infatti, la parola del;la legge e dei profeti conduce alla conoscenza del Verbo incarnato - come una stella che, piamente compresa, guida i chiamati dalla potenza della grazia, cioè gli eletti secondo il disegno di Dio (Cfr. Rom. 8, 28)...
Così, Dio si fa totalmente uomo ed, assumendo la, non rifiuta nulla di ciò che è proprio alla natura umana, tranne il peccato, che, d'altra parte, non è sua parte essenziale... Dio fa di se stesso il rimedio della natura umana e la riporta - per la divinità che depone in lei - all'intensità della grazia che le era stata data fin dal principio. Il serpente immise il veleno della sua malvagità nell'albero della conoscenza e determinò in tal modo la rovina del genere umano, che ne avrebbe gustato i frutti; allo stesso modo, quando il maligno volle divorare la carne del Signore, per la potenza della divinità che era in lei a sua volta trovò la propria rovina.
Immenso mistero dell'incarnazione di Dio! Eterno mistero!... Come può il Verbo essere sostanzialmente nella carne come persona e, nello stesso tempo, - sempre come persona e sostanzialmente - essere tutto nel Padre? Come può il Verbo essere ad un tempo veramente Dio per natura e farsi, per natura, veramente uomo? E tutto questo senza rifiutare assolutamente né la natura divina, secondo la quale è Dio, né la nostra, secondo la quale si è fatto uomo? Soltanto la fede può abbracciare questi misteri, la fede che è il fondamento di tutto ciò che supera quello che possiamo comprendere e che possiamo dire.

* Capita theologica 1, 8-13 - PG. 90, 1181-118.

 

 

C4 IL BATTESIMO DEL SIGNORE

     San Massimo di Torino *

Vescovo di Torino nel V secolo, San Massimo è, con S. Agostino, uno degli antichi Padri latini che ci hanno lasciato magnifiche collezioni di sermoni. E' noto quasi unicamente per la sua opera letteraria e oratoria, che ce lo rivela vescovo ardente nella lotta per l'integrità della fede e sollecito del progresso spirituale dei suoi fedeli. La sua eloquenza, dotata di forza e, nello stesso tempo, di semplicità, è ispirata da uno zelo pastorale proteso a far ritrovare la presenza del Cristo in tutta la Scrittura.

Il Vangelo ci racconta che il Signore venne al Giordano per essere battezzato e volle che in questo stesso fiume la sua consacrazione fosse confermata da segni celesti. Non dobbiamo meravigliarci che in questo egli abbia preceduto tutti gli altri. Volle compiere per primo quello che comandava di fare, per insegnare - da buon maestro - la sua dottrina non tanto con le parole, quanto piuttosto con gli atti che compiva...
E' significativo che questa festa segua, nello stesso volgere di tempo, quella della nascita del Signore, nonostante siano intercorsi degli anni fra i due avvenimenti, perché credo che tale festività celebri ancora una nascita... Là nasce come uomo e Maria, sua madre, lo riscalda stringendolo al seno; qui nasce secondo il mistero e Dio, suo Padre, lo abbraccia con la carezza della sua voce, dicendo: Questi è il mio Figlio diletto nel quale ho riposto ogni mia compiacenza, ascoltatelo (Mt. 3, 17 e 17, 5)...
Oggi dunque il Signore Gesù è venuto a ricevere il battesimo e ha voluto che il suo corpo fosse lavato nell'acqua del Giordano. Qualcuno forse dirà: «Perché ha voluto farsi battezzare se è Santo?». Ascoltami dunque: Cristo è battezzato, non per essere santificato dalle acque, ma per santificare lui stesso le acque e per purificare - lui, puro - le acque che tocca. Si tratta dunque più di una consacrazione dell'acqua che di quella del Cristo.
Dal momento in cui il Salvatore
è lavato, tutta l'acqua è resa pura in vista del battesimo di noi tutti é viene purificata la sorgente, perché la grazia del lavacro passi alle generazioni che si succederanno nel tempo.
Il Cristo passa per primo attraverso il battesimo, perché i popoli cristiani seguano con fiducia il suo esempio.
Così la colonna di fuoco precedette i figli di Israele nel Mar Rosso, perché la seguissero coraggiosamente nel cammino da essa indicato e, ancora per prima, attraversò le acque, per preparare la strada a quanti la seguivano. Quest'avvenimento fu, secondo la parola dell'Apostolo, una figura del battesimo (cfr. 1Cor. 10, 1 ss.) e battesimo era veramente quello in cui gli uomini erano coperti da una nube e portati dalle acque. Tutto ciò ha compiuto lo stesso Cristo nostro Signore, che, come allora aveva preceduto nella colonna di fuoco i figli d'Israele, così nel Giordano precedette nella colonna del suo corpo i popoli cristiani. La stessa colonna, dico, che illuminava gli occhi degli Ebrei in marcia, dona la luce ai cuori dei credenti. Allora essa tracciò un cammino sicuro tra le onde, ora corrobora la via della fede in questo lavacro: chi procederà intrepido, con fede, come i figli di Israele, non temerà la persecuzione degli Egiziani.

* Homilia XXX De Epiphania, PL 57, 291-294.

 

 

C5  RINASCERE NELL'ACQUA E NELLO SPIRITO

      Pseudo-Ippolito *

Questa omelia greca è giunta fino a noi sotto il nome di S. Ippolito. Molto probabilmente però, non è sua, ma risale al IV secolo e proviene dal vicino Oriente. Rivela molto bene il genere dell'omelia battesimale di questo periodo. Composta per la festa dell'Epifania, «la santa manifestazione di Dio», ci ricorda che, per il battesimo, noi partecipiamo alla filiazione divina manifestata a Gesù Cristo al momento del battesimo nel Giordano.

Il Cristo, creatore di ogni cosa, è disceso dal cielo come pioggia, si è fatto conoscere come una sorgente, ha effuso se s1esso come un fiume, si è fatto battezzare nel Giordano... La sorgente incomprensibile, la sorgente che dà agli uomini la vita e che non si esaurisce mai, si nasconde sotto un po' d'acqua povera e vana. Lui che è onnipresente, mai lontano da nessun luogo, lui che è incomprensibile agli angeli e invisibile agli uomini, si fa battezzare, perché così ha voluto...

Ed ecco che per lui si aprirono i cieli e si udì una voce che diceva: «Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi san compiaciuto» (Mt. 3, 16-17). Il diletto genera amore, la luce immateriale genera la luce inaccessibile (I Tim. 6, 16)... Quest'uomo, che è detto figlio di Giuseppe, è anche il mio Unigenito per la sua natura divina. Questi è il mio Figlio diletto: affamato, nutre migliaia ,di esseri; spossato, dà riposo a -chi è prostrato dalla fatica; mentre non ha dove posare il capo, porta ogni cosa nelle sue mani; consumato dalla sofferenza, risana ogni malattia; schiaffeggiato, dà la libertà al mondo; 1rafitto al costato, risana il costato di Adamo.
Ma vi prego, fatemi bene attenzione: vorrei risalire alla sorgente della vita, contemplare la sorgente da cui scaturisce la salvezza. Il Padre dell'immortalità ha mandato ne'I mondo il Figlio, il Verbo immortale. Questi viene tra gli uomini per immergerli nell'acqua e nello Spirito. Volendoci rigenerare all'immortalità dell'anima e del corpo, ha infuso in noi lo Spirito della vita, avvolgendoci interamente come in una armatura incorruttibile. Se dunque l'uomo è stato reso immortale, sarà anche reso
partecipe della natura divina (II Pt. 1, 4). E se l'uomo è stato fatto Dio per mezzo dell'acqua e dello Spirito Santo con la rigenerazione battesimale, diverrà anche coerede del Cristo (Rom. 8, 17) con la risurrezione dei morti.
Per questo io grido: Venite popoli e genti tutte all'immortalità del battesimo... Questa è l'acqua che partecipa dello Spirito: da essa è irrigato il paradiso, da essa è resa fertile la terra, per essa crescono le piante e gli animali si moltiplicano. In una parola, grazie a quest'acqua in cui il Cristo si fece battezzare e sulla quale discese lo Spirito, simile ad una colomba, l'uomo è rigenerato e richiamato alla vita.
Chi scende con fede nel lavacro della rigenerazione, si spog'liadella sua servitù e riveste la filiazione divina. Riemerge dal battesimo vestito di luce come il sole ed irradia attorno a sé lo splendore della giustizia. Ma, ciò che più importa, ne risale figlio di Dio e coerede del Cristo. A lui e allo Spirito infinitamente santo, buono e vivificante, gloria e potere ora e sempre, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

* Logos eis ta aghia Theophaneia PG. 10, 853-861.