PICCOLI GRANDI LIBRI   LETTURE PATRISTICHE
Centro Azione liturgica - Roma - 1971 -
EDIZIONI MESSAGGERO DI S. ANTONIO - PADOVA 1972

A

AVVENTO, Speranza, Parusia

M

MARIA VERGINE

B

NATALE, Incarnazione, Umanità di Cristo

N

APOSTOLI, MARTIRI, Fede, Testimonianza 

C

EPIFANIA, Battesimo del Signore 

O

SANTI e SANTE

D QUARESIMA, Penitenza, Conversione P

OGNISSANTI, Vocazione universale alla santità 

E

GIOVEDI' SANTO, SS.mo Sacramento, Eucaristia

Q

DEFUNTI, Morte, Resurrezione della carne

F

VENERDI' SANTO - PASQUA, Mistero pasquale, Battesimo

R

SACERDOZIO: Sacerdozio ministeriale, Sacerdozio dei fedeli

G

ASCENSIONE, Cielo, Glorificazione 

S

MATRIMONIO, Vita coniugale, Celibato 

H

PENTECOSTE, Spirito Santo, Cresima, Missione

T

VITA CONSACRATA, Consigli evangelici

I

COMMENTI DELLA SACRA SCRITTURA

U

PREGHIERA: Adorazione, Lode, Azione di grazie, Intercessione

J

TRINITÀ, Dio creatore, Provvidenza

V

LAVORO, TEMPO LIBERO 

K

FESTE DI CRISTO: Sacro Cuore" Trasfigurazione, Santa Croce, Cristo Re

W CARITÀ
L

CHIESA, Parola di Dio, Liturgia, Dedicazione

X

GIUSTIZIA, Pace, Unità

 

BENEDETTO XVI  CATECHESI

PAPA FRANCESCO CATECHESI

Z

PROVE, Sofferenze, Gioie

 

E1 Sant'lreneo L'EUCARISTIA, PEGNO DELLA RISURREZIONE
E2 Primo Mazzolari IL MISTERO DEL PANE
E3 San Gaudenzio «GUSTATE E VEDETE COM'È BUONO IL SIGNORE» (sal. 33, 9)
E4 Edith Stein LITURGIA ED EUCARISTIA
E5 San Giustino L'EUCARISTIA NEL SECONDO SECOLO
E7 San Cirillo di Gerusalemme IL PANE E IL VINO DELLA NUOVA ALLEANZA
E8 San Tommaso D'Aquino IL MEMORIALE DELLA PASSIONE DEL SALVATORE
E9 Guighes II il Certosino CIBARSI SPIRITUALMENTE DELLA CARNE DI CRISTO
     

E1   L'EUCARISTIA, PEGNO DELLA RISURREZIONE

       Sant'lreneo *

Sant'lreneo di Lione (seconda metà del II secolo), originario dell'Asia Minore, è il primo grande teologo dell'età patristica. Il suo pensiero, d'ispirazione profondamente biblica, è nello stesso tempo semplice, vigoroso e profondo. Opposto al dualismo gnostico, tale pensiero si sintetizza in una visione d'unità: la ricapitolazione universale nel Cristo. La prima parte del V libro della sua opera «Contro le eresie» ha come scopo di provare la risurrezione della carne. Nutrita del corpo e del sangue di Cristo, la carne cessa di essere corruttibile, poiché possiede la speranza della risurrezione.

Se, ricevendo la parola di Dio, il calice riempito e il pane preparato diventano l'Eucaristia, cioè l'azione di grazie del sangue e del corpo di Cristo, e se da essi è arricchita e fortificata la sostanza della nostra carne, come possono affermare che la carne non è capace di ricevere il dono di Dio, che è la vita eterna? Essa infatti è nutrita del sangue e del corpo di Cristo ed è membro di Lui, come dice bene l'Apostolo nella lettera agli Efesini: Siamo membra del suo corpo, formati della sua carne e delle sue ossa (Ef. 5, 30). Non dice questo di un individuo spirituale e invisibile, poiché lo spirito non ha né ossa né carne (Le. 24, 39); ma parla dell'organismo autenticamente umano, formato di carne, di nervi e di ossa, l'organismo cioè che è nutrito dal calice del sangue di Cristo ed è fortificato dal pane del suo corpo.
Il legno della vite, deposto in terra, dà frutto a suo tempo e il grano di frumento, caduto in terra (Gv. 12, 24), dopo essersi disfatto, risorge moltiplicato per opera dello Spirito di Dio che regge ogni cosa. Poi, in virtù della sapienza, il pane e il vino sono dati in uso all'uomo e, ricevendo la parola di Dio, diventano l'Eucaristia, che è il corpo e il sangue di Cristo. Allo stesso modo i nostri corpi, nutriti dall'Eucaristia, dopo essere stati deposti in terra ed essersi disfatti in essa, a suo tempo risorgeranno, quando il Verbo di Dio darà loro la Risurrezione per la gloria di 0;0 Padre (Fil. 2, 11). Egli darà l'immortalità a ciò che è mortale e - gratuitamente - renderà incorruttibile ciò che è corruttibile, perché la forza di Dio si manifesta nella debolezza (cfr. 2 Coro 12, 9).
Nella consapevolezza della nostra condizione mortale, ci guarderemo dall'inorgoglirei e dall'innalzarci contro Dio con pensieri di ingratitudine, quasi ci dessimo la vita da noi stessi! Sapendo invece, per esperienza, che dalla sua grandezza e non dalla nostra natura abbiamo il dono di poter vivere per sempre, non negheremo a Dio la gloria che gli spetta e, nello stesso tempo, non ignoreremo la nostra natura. Conosceremo quale sia la potenza di Dio e quali benefici l'uomo riceva da lui. Non ci inganneremo sulla vera natura ed essenza di Dio e dell'uomo. Non ha forse Dio permesso - come abbiamo detto prima - la dissoluzione dei nostri corpi, perché, istruiti da ogni avvenimento, potessimo osservarli tutti con scrupolosa attenzione, non ignorando né Dio né noi stessi?...
Come infatti l'uomo avrebbe potuto conoscere la sua natura inferma e mortale e, nello stesso tempo, l'immortalità e la potenza di Dio, se non sapesse per esperienza la diversità di entrambe le condizioni? Non c'è infatti niente di male nel conoscere - per fatica di esperienza - la propria infermità: mentre è un bene tanto maggiore avere una retta cognizione di quello che realmente siamo.

 

* Contra Haereses, Liber V, 2, 3; 3, 1 - Sources Chrétiennes, Le Cerf - Parigi 1969, pp. 35-41.

 

 

E2  IL MISTERO DEL PANE

      Primo Mazzolari *

Don Primo Mazzolari (1890-1959): parroco, predicatore, conferenziere, scrittore, giornalista e polemista. In tutto e soprattutto, sempre: sacerdote, uomo di Dio. Non ci sono schemi in cui possa essere racchiusa la sua opera, perché il suo metodo era l'amore, un amore senza misura. Nella sua vita don Primo aveva in realtà avvertito il Cristo e lo aveva fatto avvertire, oltre che nel mistero dell'Eucaristia, nella stessa presenza dei poveri: il tesoro - come egli diceva - della sua parrocchia. Aveva qualcosa del profeta che parla senza preoccuparsi dei rischi personali che la sua parola gli può far correre. Autentico scrittore sa interessare, conquistare, convincere; sa stabilire una giusta sintesi tra il passato e il nuovo, tra la cultura e la vita, rimanendo ancorato a sicuri principi che danno il senso esatto della situazione.

Contro ogni apparenza, a disfida dei sensi che vengono meno, ecco il Cristo in un po' di pane; in una briciola di materia creata, l'increato: l'invisibile in un attimo del visibile: l'eterno in qualche cosa che appartiene al tempo. La nostra spiritualità ne esce illuminata e commossa, e la nostra mentalità quasi addestrata a «vedere" una realtà incontenibile nella cornice che ho davanti e che mi occupa i sensi: una realtà che trabocca, che veramente incomincia ad essere, almeno in quel «senso» che per me è 'l'unico «senso», quando finisco di vedere, di toccare, di pesare, di ragionare. Solo allora sono «un evaso» nel significato umano della parola, l'uomo libero. Il fatto del Cristo nell'ultima cena m'introduce, senza che me n'accorga, in quel mondo incommensurabile e incommensurato, che li piccoli uomini si sforzano di sprangare con la scusa che è Ì'I mondo dei sogni. Forse non si è mai così desti, né così vivi, né così veri come quando si sogna. Non è certo un sogno quando, chini sulla più piccola creatura, il suo quasi-niente ci si sprofonda sotto lo sguardo e qualche cosa, che ricorda la meraviglia del mondo stellare ci sorprende e ci abbaglia? La briciola diventa un mondo: la presenza che «indica» il mistero! C'è qualcosa d'eucaristico in ogni creatura: e chi, sorretto dalla fede, scorge la presenza del pane consacrato, finisce per accorgersi che tutto è mistero e che ciò che tocco e capisco non è che l'attimo, l'apparenza, il velo di una realtà che infinitamente mi sorpassa.
Quando uscirò oggi dal cenacolo, il mistero, visto e adorato nell'ostia, rifulgerà ovunque: e questo povero mondo, divenuto tragicamente troppo angusto a cagione del mio materialismo, si allargherà meravigliosamente e ogni creatura prenderà le proporzioni della briciola di pane, davanti alla quale mi sono inginocchiato adorando... Il mistero di oggi e di tutti i giorni è la novità di oggi e di ogni giorno; un riaffacciarsi dell'effimero sull'eterno, del mortale nell'immortale, la primavera divina sull'inverno del tempo: la presenza dello Spirito che ricrea l'e cose restituendole alle ingenue proporzioni del pensiero divino... E' piccola l'ostia e basta per un Dio. Anche una briciola gli basta. E allora la briciola vale tutto, tutto l'amore. O onnipotenza dell'Amore!

* Il segno dei chiodi - Istituto di propaganda libraria, Milano 1954 - pp. 73-78.

 

E3  «GUSTATE E VEDETE COM'È BUONO IL SIGNORE»  (Sal. 33, 9)

      San Gaudenzlo *

San Gaudenzio (morto dopo il 406), fu vescovo di Brescia. Ci restano di lui ventuno sermoni di cui dieci pronunciati durante la settimana di Pasqua. Il tema dell'Eucaristia gli fu particolarmente caro: ne troviamo in questo sermone i grandi temi tradizionali.

Quando Gesù diede ai suoi discepoli il pane e il vino consacrati, disse: Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue (Mt. 26,26-28). Fidiamoci di colui al quale abbiamo creduto. Cristo, che è la verità, non può mentire...
La notte in cui fu tradito per essere crocifisso, Gesù ci ha 'lasciato in dono, come eredità del suo nuovo testamento, proprio questo pegno della sua presenza. Noi ne siamo nutriti
e fortificati durante il viaggio di questa nostra vita, fino a che lasceremo il mondo presente e arriveremo a lui. Per questo il Signore diceva: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita (Gv. 6,54). Ha voluto infatti che la sua opera di salvezza continuasse in mezzo a noi; ha voluto che le anime si santificassero nel suo sangue, partecipando sacramentai mente alla sua passione. Perciò ordina ai suoi discepoli fedeli - i primi sacerdoti istituiti per la Chiesa - di tenere continuamente vivi questi misteri della vita eterna; e tutti i sacerdoti sparsi nelle chiese del mondo ,intero ,li devono celebrare fino al giorno della venuta di Cristo. Così tutti noi, sacerdoti e popolo dei fedeli, abbiamo ogni giorno davanti agli occhi la figura della passione di Cristo, la teniamo fra le mani, ce ne nutriamo e la portiamo nel nostro petto: il ricordo della nostra redenzione non può dunque mai cancellarsi in noi, e abbiamo sempre a nostra portata il dolce rimedio che ci proteggerà per sempre contro il veleno del diavolo. A questo ci invita lo Spirito Santo: Gustate e vedete com'è buono il Signore...
Sappiamo che il pane, composto di molti grani di frumento ridotti in farina e impastati con acqua, deve passare attraverso il fuoco per giungere alla sua perfezione. Non è fuori luogo vedere in questo una figura del corpo di Cristo: sappiamo infatti che il suo unico corpo è formato dalla moltitudine di tutto il genere umano, e portato a compimento dal fuoco dello Spirito Santo. Gesù è nato dallo Spirito: e poiché in lui doveva compiersi ogni giustizia, è entrato nell'acqua del Battesimo per consacrarla, uscendo poi dal Giordano pieno di Spirito Santo, quello Spirito che era disceso su di lui in forma di colomba. Così infatti dice l'evangelista: Gesù, ripieno di Spirito Santo, tornò dalle rive del Giordano (Le. 4, 1). Allo stesso modo, il sangue di Cristo è un vino che, tratto dai numerosi acini di un'uva raccolta nella vigna da lui stesso piantata, viene premuto nel torchio della croce e fermenta per virtù propria, come in un'anfora, nel cuore di coloro che lo bevono con fede.
Questo sacrificio salvifico della Pasqua, riceviamolo insieme con tutta la sete religiosa del nostro cuore, noi che siamo fuggiti dall'Egitto e dalla tirannia diabolica. Così il più intimo del nostro essere sarà santificato dallo stesso Gesù Cristo nostro Signore, che noi crediamo presente nei suoi sacramenti. La sua potenza inestimabile rimane in eterno.

* Sermo II: P.L. 20, 859 A-B; 860 A-C; 861 A.

 

E4  LITURGIA ED EUCARISTIA

        Edith Stein *

Nata nella Slesia il 12 ottobre 1891, Edith Stein apparteneva a una famiglia di Giudei osservanti. Assistente di Husserl, !'iniziatore della fenomenologia, si convertì al cattolicesimo ed entrò al Carmelo. Morì nel 1942, nel campo di Auschwitz, vittima della persecuzione nazista contro gli Ebrei. Anima assetata di assoluto, giunse fino al dono totale di sè; mentre negli scritti filosofici si rivela capace di un rigore quasi scientifico, sa essere delicata e vibrante nel comunicare le sue scoperte nel campo della fede.
Nella pagina che presentiamo, la Stein sottolinea il legame esistente tra Eucaristia e Pasqua giudaica, ma nello stesso tempo mette in luce la novità creatrice del sacrificio del Salvatore.

Gli scritti evangelici ci di,cono che il Cristo ha pregato come pregava un giudeo credente e fedele alla legge. Fin da""infanzia con i genitori e più tardi coni suoi discepoli, era solito andare in pellegrinaggio a Gerusalemme nei tempi prescritti, per partecipare alle grandi solennità celebrate nel tempio. Certamente egli ha cantato con fervore, insieme ai suoi, inni di giubilo in cui cominciava a manifestarsi la gioia dei pellegrini: Mi rallegro perché mi è stato detto: Andremo nella casa del Signore (Sal. 121,1). Egli ha recitato le antiche preghiere di benedizione sopra il pane, il vino e i frutti della terra, come ancora facciamo oggi. Questo risulta dal racconto della sua ultima cena con i discepoli, cerimonia destinata proprio ad adempiere uno dei più santi doveri religiosi: la solennità della cena di Pasqua, memoriale della liberazione dalla schiavitù in Egitto. E forse quest'ultimo convegno di Gesù con i suoi è proprio quello che ci dà la visione più profonda della preghiera del Cristo ed è la chiave che ci introduce nella preghiera della Chiesa.

Ora, mentre mangiavano Gesù prese il pane, rese grazie con la preghiera di benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo. Poi, prendendo il calice, rese grazie e lo diede loro dicendo: Bevetene tutti perché questo è il mio Sangue, il Sangue della nuova Alleanza che sarà sparso per molti in remissione dei peccati. (Mt. 26, 26-28).

La benedizione e la distribuzione del pane e del vino appartenevano al rito della cena pasquale. Ma ora l'una e l'altra assumono un senso interamente nuovo. Da qui prende inizio la vita della Chiesa. Certamente essa apparirà come comunità spirituale e visibile solo a Pentecoste. Ma qui, nella cena di Pasqua, si compie l'innesto del tralcio sulla vite che renderà possibile l'effusione dello Spirito. Le anti-che preghiere di benedizione, sulle labbra di Cristo, diventano parole creatrici di vita. I frutti della terra sono divenuti la sua carne e il suo sangue, portatori della sua stessa vita. La creazione visibile, nella quale egli si era già inserito attraverso l'Incarnazione, è ora legata a lui in un modo nuovo e misterioso. Le sostanze che servono allo sviluppo del corpo umano sono radicalmente trasformate e quando gli uomini le ricevono con fede vengono essi stessi trasformati, incorporati al Cristo in una unione vitale e riempiti della sua vita divina. La potenza della Parola creatrice di vita è legata al sacrificio. Il Verbo si è fatto carne per dare la vita che possiede; egli ha offerto se stesso e ha offerto l'universo, riscattato dalla sua immolazione, come sacrificio di lode al Creatore. Con l'ultima cena del Signore la Pasqua dell'antica alleanza è diventata la Pasqua dell'alleanza nuova: e questo lo vediamo attuarsi nel sacrificio della croce sul Golgota, in ogni agape gioiosa del tempo tra la Pasqua e l'Ascensione, in cui i discepoli riconobbero il Signore allo spezzare del pane, e nel sacrificio della Messa con la santa Comunione.

* Das Gebet der Kirche - Karmel K61n 1965 - pp. 7-9.

 

E5  L'EUCARISTIA NEL SECONDO SECOLO

        San Giustino *

Oriundo della Palestina, Giustino è una delle figure più note tra i cristiani del /I secolo. A trent'anni, deluso dalle filosofie e soprattutto dallo stoicismo, aveva tuttavia scoperto con entusiasmo il pensiero di Platone e si era poi convertito al cristianesimo. Si mise con fervore alla scuola dei maestri-profeti e divenne un filosofo e un apologista di grande valore. Di mente molto aperta e di spirito leale, ammirava la verità ovunque si trovasse, anche in maniera solo parziale. Visse ad Efeso e per alcuni anni a Roma, dove. tenne scuola per due volte. Ci rimangono di lui due difese del cristianesimo, le Apologie e un Dialogo con Trifone. Per la sua coraggiosa audacia di fronte ai persecutori, fu decapitato a Roma nel 165.

Nessuno può prendere del cibo che noi chiamiamo Eucaristia, se non crede vero quel che noi insegniamo, se non è stato lavato col lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e se non vive come Cristo ha insegnato. Perché noi non prendiamo questo cibo come pane o come bevanda comune. Ma, come per la parola di Dio, Gesù Cristo, il nostro Salvatore, si è incarnato prendendo carne e sangue perla nostra salvezza, così pure il cibo fatto Eucaristia mediante la preghiera della sua parola - cibo del quale si nutrono per assimilazione il nostro sangue e la nostra carne - è secondo la nostra dottrina la carne e il sangue di quel medesimo Gesù ,incarnato. Gli apostoli, nelle memorie da loro lasciate che si chiamano «Vangeli», ci hanno tramandato così l'ordine che Gesù aveva dato: preso del pane e rese grazie, disse: «Fate questo in memoria di me; questo è il mio corpo». E allo stesso modo, preso H calice e rese grazie, disse: «Questo è il mio sangue». E li diede ad essi soli (cfr. Mt. 26,26-28; 1 Cor. 11,23-25)...
Da allora non ci stanchiamo di rinnovare tra noi la memoria di queste cose. Quelli che ne hanno la possibilità vengono in aiuto agli indigenti, e siamo sempre uniti gli uni agli altri. Per tutto quel che mangiamo, benediciamo il Creatore dell'universo per mezzo del Figlio suo Gesù Cristo e dello Spirito Santo. Nel giorno detto del sole (cioè la domenica), tutti quelli che abitano nelle città o nella
campagna si radunano in uno stesso luogo, e si leggono le memorie degli apostoli a le raccolte dei profeti, finché rimane tempo. Poi, quando il lettore ha terminato, colui che presiede prende la parola per richiamare l'attenzione su quegli splendidi insegnamenti ed esortare a tradurli in pratica. Quindi ci alziamo tutti insieme, e preghiamo ad alta voce. E, come s'è già detto, terminato di pregare, si porta pane, vino e acqua. Il presidente innalza allora a gran voce preghiere e azioni di grazie con l'ardore di cui è capace, e il popolo acclama, dicendo «Amen!». Segue la distribuzione e la partecipazione di ciascuna agli alimenti che sono stati resi Eucaristia; a quelli che non sono presenti vengono inviati per mezzo dei diaconi. Quelli che possiedono beni e che hanno buona volontà, danno liberamente, ciascuno secondo quel che ha stabilito: quello che viene così raccolto è rimessa al presidente, e questi viene incontro  agli orfani e alle vedove, a quelli che per malattia a altra causa stanno male, ai prigionieri e ai forestieri che sono di passaggio. In una parola, egli si prende cura di tutti quelli che sono in difficoltà. E' nel giorno del sole che noi celebriamo tutti insieme la nostra assemblea, perché è il prima giorno, quello in cui Dio, traendo dalle tenebre la materia, ha fatto il mondo, e perché in quella stesso giorno Gesù Cristo, il nastro Salvatore, è risorto dai morti.

* Prima Apologia, 66-67: PG 6, 427-431.

 

 

E7  IL PANE E IL VINO DELLA NUOVA ALLEANZA

       San Cirillo di Gerusalemme *

Nato nel 313 a Gerusalemme o dintorni, San Cirillo acquisì fin dalla giovinezza una profonda conoscenza della Sacra Scrittura. Divenne sacerdote e poi, verso il 350, vescovo di Gerusalemme. Ma l'arcivescovo ariano di Cesarea lo fece allontanare dal suo seggio episcopale. Dopo un esilio di undici anni, ritornò a Gerusalemme dove si accinse a riparare le devastazioni ed a placare le passioni provocate dallo scisma. Questo pastore coraggioso morì nel 380. 
Della sua predicazione ci sono giunte le «Catechesi» che pronunciò nel 348. Vi si trova un modello dell'insegnamento religioso del IV secolo, come pure il simbolo di fede che a quell'epoca era quello della Chiesa di Gerusalemme.

La notte in cui fu tradito, il Signore Gesù prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete e mangiate: questo è il mio corpo. Poi prese il calice e disse: Prendete e bevete: questo è il mio sangue (cf. 1 Coro 11, 23-25). Se, dunque, egli stesso, parlando del pane, ha apertamente dichiarato: Questo è il mio corpo, chi oserà d'ora in avanti dubitare? E se egli stesso a questo punto dice in tono affermativo: Questo è il mio sangue, chi potrà avere ancora delle esitazioni o dirà che quello non è il suo sangue?...
E' dunque con certezza piena che noi partecipiamo in tal modo del corpo e del sangue di Cristo. Infatti, sotto forma di pane ti viene dato il corpo, e sotto forma di vino ti viene dato il sangue, affinché tu divenga, partecipando del corpo e del sangue di Cristo, un solo corpo ed un solo sangue con lui. In questo modo, noi diventiamo portatori di Cristo, in quanto il suo corpo ed il suo sangue si diffondono nelle nostre membra. E così, secondo San Pietro, noi diventiamo partecipi della natura divina (2 Pt. 1, 4).
Una volta Cristo disse, conversando con i Giudei: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita (Gv. 6, 53). Ma essi non ascoltarono queste parole con l'orecchio dello spirito, e se ne andarono scandalizzati, pensando che il Signore li invitasse a un normale pasto.
Già nell'Antico Testamento c'erano i pani di proposizione. : ora non vi è più posto per offrire questi pani dell'Antica Alleanza. Nella Nuova Alleanza, vi è un pane celeste un calice di salvezza (cf. Sal. 115, 4) che santificano lima e il corpo. Infatti come il pane si accorda col corpo, ;ì il Verbo si armonizza con l'anima.
Non fissare dunque la tua attenzione sul pane e sul o come se si trattasse di essi soli, perché secondo l'affermazione del Maestro si tratta di corpo e di sangue.
La
fede ti aiuti per ciò che la percezione dei sensi ti suggerisce. Non giudicare la realtà in base al gusto, al sapore, ma in base alla fede.
Quanto tu hai imparato ti dà questa certezza: ciò che sembrava pane, pane non è, anche se ne possiede il sapore, ma
il corpo di Cristo; e ciò che ritenevi vino, vino non è, anche se tale dovesse sembrare al palato, ma il sangue di Cristo. Davide ha detto una volta in un salmo: ...ch'ei possa d'olio far nitido il volto; e il pane gli rinfranchi il cuore (Sal., 15). Rinfranca dunque il tuo cuore prendendo questo le spirituale e rendi nitido il volto della tua anima. E possa tu, a viso scoperto e con purezza di coscienza, rifletre come uno specchio la gloria del Signore.

 *  4" Catechesi mistagogica, 1, 3-6, 9, PG 33, 1098-1102, 1103.

 

E8   IL MEMORIALE DELLA PASSIONE DEL SALVATORE

        San Tommaso D'Aquino *

San Tommaso d'Aquino (1225-1274) nacque nei pressi di Monte Cassino. Ultimati i suoi studi filosofici a Napoli entra nell'Ordine dei frati predicatori e va a proseguire i suoi studi a Parigi, poi a Colonia dove è allievo di Sant'Alberto Magna. Nel 1257, contemporaneamente a S. Bonaventura, viene promosso maestro di teologia. La sua opera è immensa. Come è risaputo, Tommaso trasferisce su un piano cristiano la filosofia aristotelica. Egli distingue sempre il campo della ragione accessibile e dimostrabile da quello della fede fondata sulla rivelazione; la sua teologia nasce dalla ricerca del loro necessario accordo. Filosofo, commentatore delle Sacre Scritture, teologo che fa assurgere al suo apogeo la scolastica, e mistico, Tommaso d'Aquino è uno dei grandi geni religiosi dell'umanità.

I benefici immensi di cui il Signore ha colmato il popolo cristiano, elevano quest'ultimo ad una dignità inestimabile. Qual nazione infatti ha ed ha avuto mai i suoi dei così vicini, come il Signore, Iddio nostro, è vicino a noi? (cf. Deut. 4, 7). L'unico Figlio di Dio, nel disegno di renderei partecipi della sua divinità, ha assunto la nostra natura e s'è fatto uomo per divinizzare l'umanità. Tutto ciò che ci ha elargito, l'ha messo al servizio della nostra salvezza. Poiché, per la nostra riconciliazione, ha offerto il suo corpo a Dio Padre sull'altare della croce, ha sparso il suo sangue per riscattarci dalla nostra condizione di schiavi e per purificarci da tutti i nostri peccati col bagno di rigenerazione.
Affinché si perpetuasse fra di noi il ricordo continuo di un beneficio tanto grande, ha lasciato ai credenti il suo corpo come nutrimento ed il suo sangue come bevanda sotto le specie del pane e del vino. O mirabile e prezioso banchetto che dà la salvezza e contiene la dolcezza piena! Che mai si potrebbe trovare di più prezioso di una mensa in cui ci viene offerto non tanto carne di vitelli e di capri, quanto il Cristo vero Dio? Che mai di più meraviglioso di questo sacramento, in cui il pane ed il vino sono sostanzialmente trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo, al punto che Cristo stesso, Dio e uomo perfetto, è contenuto sotto le umili specie del pane e del vino!
In verità, nulla è più utile alla nostra salvezza di questo
sacramento con il quale vengono purificati i peccati, crescono le virtù ed in cui si trova la pienezza di tutti i carismi spirituali. E' offerto nella Chiesa a profitto di tutti, i e morti, perché è stato istituito per la salvezza di ti gli uomini.
Nessuno è capace di esprimere come si conviene il sapore di questo sacramento in cui la dolcezza spirituale viene gustata alla sua sorgente, poiché vi si celebra il memoriale dell'amore incommensurabile che Cristo ha manifestato nella sua Passione.
Gesù ha voluto che l'immensità di questo amore resti impressa nella parte più profonda ed intima del cuore dei credenti. Ed è questa la ragione per cui durante l'ultima Cena, allorché stava per passare da questo mondo al Padre, dopo aver celebrato la Pasqua insieme con i suoi discepoli egli ha istituito questo sacramento come ricordo perpetuo della sua Passione, come compimento delle antiche figure, come il più grande dei miracoli da lui compiuti e come la più grande consolazione per coloro che la sua assenza avrebbe addolorato.

 * Lezioni per la festa del Corpo di Cristo, testo latino in «opuscula omnia», Lethielleux, Parigi 1927, pp. 464-466.

 

E9  CIBARSI SPIRITUALMENTE DELLA CARNE DI CRISTO

      Guighes II il Certosino *

L'opera attribuita a Guighes II, priore della Grande Certosa verso il 1173, è un riflesso fedele della tradizione contemplativa dell'Occidente. Più ancora, sviluppando ampiamente il tema del «riposo monastico», la sua opera Scala dei monaci contribuisce efficacemente a trasmettere al XII secolo /'insegnamento comune dell'Oriente antico sulla pacificazione del cuore.
Poco si sa della vita di Guighes, un solitario che ha difeso il grande silenzio certosino sino alla morte avvenuta nel 1188.

Il pane dell'anima è il Cristo, il pane vivo disceso dal cielo (Gv. 6,41), che nutre i suoi discepoli, oggi, con la fede e nel mondo futuro con la visione. Mediante la fede, il Cristo dimora in te, poiché la fede in Cristo è il Cristo nel tuo cuore. Tu possiedi il Cristo nella proporzione in cui credi in lui...
La parte di fede che tu hai ricevuto è come il boccone di pane nella tua bocca. Ma, se non mediti frequentemente e piamente ciò che tu credi, se in qualche modo non lo sminuzzi, triturandolo e rivoltandolo tra i denti, ossia coi sensi del tuo spirito, esso non raggiungerà la gola, non perverrà alla tua intelligenza... Mediante la mente, il nutrimento spirituale passa nell'affezione del cuore, purché tu non trascuri ciò che hai compreso, ma lo raccolga accuratamente con l'amore. Invano hai capito, se non ami ciò che hai afferrato, poiché la sapienza è nell'amore. L'intelligenza precede lo spirito di sapienza e non gusta che in forma transitoria; ma l'amore assapora ciò che rimane.
Nell'amore sta tutta la forza dell'anima; ivi affluisce il nutrimento vitale, di là la vita si diffonde in tutte le membra che sono le virtù. Con ogni cura, dice il Signore, custodisci il tuo cuore, poiché da esso procede la vita (Prov. 4, 23). L'amore, come il cuore, è posto al centro. Verso di esso procedono, consolidandosi, le tre cose che lo precedono: la fede, la meditazione e l'intelligenza; da esso si dipartono con retto orientamento le cose che ne derivano.
Anzitutto, dall'amore deriva !'imitazione del modello. Chi, infatti, non vorrebbe imitare colui che ama? Se non ami
il Cristo, non l'imiterai e non lo seguirai. Poiché è dopo averlo interrogato sul suo amore che egli disse a Simon Pietro: Seguimi (Gv. 21, 19), ossia imitami... Sì, bisogna seguire il Cristo e aderire a Lui. Per me, è la mia felicità stare unito con Dio (SI. 72, 28). A te si tiene stretta l'anima mia, mentre la tua destra mi sostiene (SI. 62, 9). Perché chi si unisce al Signore diventa un solo spirito con lui (1 Coro 6, 17). Non solamente un solo corpo, ma un solo spirito. Lo Spirito del Cristo anima tutto il suo corpo.
Mediante il corpo del Cristo, si perviene allo Spirito del Cristo. Dimora con la fede nel corpo del Cristo e sarai un giorno un solo spirito con lui. Già per la fede sei unito al suo corpo; con la visione lo sarai al suo Spirito. Tuttavia, la fede non è quaggiù senza lo Spirito, e lo Spirito non sarà lassù senza il corpo, poiché i nostri corpi non saranno allora degli spiriti, ma corpi spirituali...
Cibarsi spiritualmente del corpo di Cristo è quindi avere in lui una fede pura, ricercare il contenuto di questa fede mediante una meditazione fervente e assidua, trovar per mezzo dell'intelligenza ciò che cerchiamo, appassionarsi a ciò che abbiamo scoperto, imitare pur nei nostri limiti colui che amiamo, aderire incessantemente a lui imitandolo e, in questa adesione, pervenire all'eterna unione.

 *  Meditazione 10. Testo latino in Sources Chrétiennes, n. 163, Ed. Le Cerf. Parigi 1970, pp. 180-188.