PICCOLI GRANDI LIBRI   LETTURE PATRISTICHE
Centro Azione liturgica - Roma - 1971 -
EDIZIONI MESSAGGERO DI S. ANTONIO - PADOVA 1972

A

AVVENTO, Speranza, Parusia

M

MARIA VERGINE

B

NATALE, Incarnazione, Umanità di Cristo

N

APOSTOLI, MARTIRI, Fede, Testimonianza 

C

EPIFANIA, Battesimo del Signore 

O

SANTI e SANTE

D QUARESIMA, Penitenza, Conversione P

OGNISSANTI, Vocazione universale alla santità 

E

GIOVEDI' SANTO, SS.mo Sacramento, Eucaristia

Q

DEFUNTI, Morte, Resurrezione della carne

F

VENERDI' SANTO - PASQUA, Mistero pasquale, Battesimo

R

SACERDOZIO: Sacerdozio ministeriale, Sacerdozio dei fedeli

G

ASCENSIONE, Cielo, Glorificazione 

S

MATRIMONIO, Vita coniugale, Celibato 

H

PENTECOSTE, Spirito Santo, Cresima, Missione

T

VITA CONSACRATA, Consigli evangelici

I

COMMENTI DELLA SACRA SCRITTURA

U

PREGHIERA: Adorazione, Lode, Azione di grazie, Intercessione

J

TRINITÀ, Dio creatore, Provvidenza

V

LAVORO, TEMPO LIBERO 

K

FESTE DI CRISTO: Sacro Cuore" Trasfigurazione, Santa Croce, Cristo Re

W CARITÀ
L

CHIESA, Parola di Dio, Liturgia, Dedicazione

X

GIUSTIZIA, Pace, Unità

 

BENEDETTO XVI  CATECHESI

PAPA FRANCESCO CATECHESI

Z

PROVE, Sofferenze, Gioie

 

J1 San Gregorio Nazianzeno IL MISTERO DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
J2 Sant'Ireneo LA REGOLA DI FEDE
J3 Gaston Salet IL POEMA DELLA CARITÀ DIVINA
J21 Sant'Ilario IL RIPOSO DEL PADRE, È IL CRISTO
J41 San Basilio L'UOMO È NATURALMENTE ORIENTATO VERSO DIO
J42 Sant'Ilario DIO EDIFICA E COSTRUISCE LA SUA CITTÀ
J43 Papa Pio XII ABBANDONO IN DIO CHE PREPARA LA SUA ORA
     

 

J1   IL MISTERO DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

       San Gregorio Nazianzeno *

Gregario Nazianzeno (329-390) è, con San Basilio, suo amico, e Gregorio di Nissa, fratello di questi, uno dei tre grandi Padri della Cappadocia. Contemplativo e poeta, ebbe un'esistenza molto tormentata. Monaco con Basilio, divenne contro volontà vescovo di Sasima, e fu elevato in seguito alla sede di Costantinopoli. Stancatosi degli intrighi di questa città, si ritirò dapprima a Nazianzo, e in seguito nella solitudine, dove scrisse le sue opere più importanti. Egli è per eccellenza il cantore della Trinità, ed i suoi «Cinque Discorsi teologici» che espongono la dottrina della Trinità, gli valsero di essere soprannominato dagli orientali «Gregorio il teologo». Secondo la loro accezione, «Teologo» è colui che parla di Dio e ne interpreta il pensiero, perché, grazie alla contemplazione, ne è il testimone.

Celebrare le lodi della divinità o le vie del Dio immenso, governatore dell'universo, è, per l'uomo spinto dall'impulso dello spirito, come attraversare un mare sconfinato a bordo di una zattera o slanciarsi verso il cielo trapunta di stelle con delle piccole ali. Neppure gli spiriti celesti hanno la forza di adorarlo in modo adeguato. Tuttavia, spesso Dio preferisce al dono di una mano troppo ricca l'offerta di una più povera, ma amica. Per questo farò sgorgare il mio canto con piena fiducia...
C'è un solo Dio, senza principio, senza causa. Un solo Dio che non è limitato da nessun altro essere che lo preceda o lo segua. Egli è cinto di eternità, infinito; immenso Padre di un Figlio unigenito immenso e buono, non subisce nella generazione del Figlio alcuna limitazione come la subiscono gli esseri umani, perché egli è spirito. Dio unico, ma «altro» - non però per la divinità - è il Verbo di Dio, che è del Padre il sigillo vivente. Egli è il solo Figlio di Colui che non ha principio, l'assolutamente unico dell'unico. Egli è identico a colui che è il bene sopra ogni bene; anche se il Padre resta totalmente colui che genera, il Figlio nondimeno è l'autore e il padrone del mondo, forza e intelligenza del Padre...
Il tempo esisteva ben prima di me, ma non vi è tempo prima del Verbo, il cui Padre è al di là del tempo.
Fin da quando era il Padre, che è senza principio e che raccoglie in sé tutto il divino, fin da allora è anche il Figlio che ha nel Padre il suo principio atemporale, come il fulgore del sole ha per origine il suo globo di risplendente bellezza. Tutte le immagini sono tuttavia inadeguate alla grandezza di Dio... In quanto Dio, in quanto Padre, Dio è Padre immenso. La massima gloria viene a lui dal fatto che la sua adorabile divinità non ha principio. Non è però inferiore la grandezza del Figlio che riceve da un Padre così grande la sua origine...
Tremiamo davanti alla grandezza dello Spirito Santo. Anch'egli è ugualmente Dio e per mezzo suo conosciamo Dio. Lo Spirito è Dio che si manifesta, colui che fa nascere Dio quaggiù. Onnipotente, egli effonde molti doni. Ispiratore del coro dei santi, è colui che dà vita agli abitanti del cielo e della terra, colui che siede sull'alto trono. Procede dal Padre, è forza di Dio e agisce di proprio impulso. Lo Spirito non è Figlio - unico infatti è il dolce Figlio di colui che solo è l'altissimo - tuttavia non è al di fuori della divinità invisibile, ma gode della stessa gloria.

* Epe theologika - sez. I, I-II-III: PG 37, 397-409.

 

J2  LA REGOLA DI FEDE

      Sant'lreneo *

Sant'lreneo di Lione (seconda metà del Il secolo), originario dell'Asia Minore, è il primo grande teologo dell'età patristica. li suo pensiero, d'ispirazione profondamente biblica, è al tempo stesso semplice, vigoroso e profondo. Opposto al dualismo gnostico, tale pensiero si sintetizza in una visione d'unità: la ricapitolazione universale nel Cristo. Nella Testimonianza della predicazione apostolica di cui riportiamo qui un brano caratteristico, con pacato entusiasmo egli espone le verità fondamentali della fede cristiana.

Ecco la regola della nostra fede, le fondamenta del nostro edificio, ciò che dà fermezza al nostro comportamento.
Primo articolo della nostra fede: Dio Padre, increato, illimitato, invisibile; Dio uno, creatore dell'universo. Secondo articolo: il Verbo di Dio, Figlio di Dio, Gesù Cristo, nostro Signore; rivelato ai profeti conformemente al genere delle loro profezie ed al disegno del Padre; per sua mediazione, tutto è stato fatto; alla fine dei tempi, per riassumere in sé ogni cosa, s'è degnato di farsi uomo fra gli uomini, visibile, tangibile, per distruggere in tal modo la morte, fare apparire la vita ed operare la riconciliazione tra Dio e l'uomo. Infine, terzo articolo: lo Spirito Santo; tramite lo Spirito, i profeti hanno profetizzato, i nostri padri hanno appreso le cose di Dio ed i giusti sono stati guidati lungo la via della giustizia; alla fine dei tempi, è stato diffuso sugli uomini in modo nuovo, affinché su tutta la terra essi fossero rinnovati, per Dio.
Questa è la ragione per cui il battesimo della nostra nuova nascita è posto sotto il segno di questi tre articoli. Dio Padre ce l'accorda in vista della nuova nascita nel suo Figlio tramite lo Spirito Santo. Poiché coloro che portano in sé lo Spirito Santo sono condotti al Verbo che è il Figlio, ed il Figlio li conduce al Padre, ed il Padre ci concede l'incorruttibilità. Senza lo Spirito, è impossibile vedere il Verbo di Dio, e senza il Figlio non ci si può accostare al Padre. Poiché la conoscenza del Padre, è il Figlio, e la conoscenza del Figlio si fa tramite lo Spirito
Santo, ed il Figlio dona lo Spirito in conformità al beneplacito del Padre.
Per lo Spirito, il Padre è chiamato l'Altissimo, l'Onnipotente, il Signore delle potestà. Così noi perveniamo alla conoscenza di Dio; noi sappiamo che Dio esiste, che è creatore del cielo e della terra e di tutte le cose, creatore degli angeli e degli uomini, Signore, per cui tutto ha avuto origine, da cui tutto procede, ricco di misericordia, di grazia, di compassione, di bontà, di giustizia.
E' il Dio di tutti: degli Ebrei, dei pagani, dei credenti. Per i credenti è Padre: perché alla fine dei tempi, egli ha aperto il testamento della loro filiazione adottiva. Per gli Ebrei è Signore e legislatore: perché nei tempi intermedi, allorché gli uomini l'avevano dimenticato, abbandonato, e si erano a lui ribellati, Dio li sottomise alla Legge, onde insegnare loro che hanno un Signore che è loro creatore ed autore, che ha dato loro il soffio di vita e che essi sono tenuti ad adorare giorno e notte. Per i pagani Dio è creatore, autore, Signore supremo. E per tutti egli è sostentatore, re e giudice. Nessuno sfuggirà al suo giudizio, sia egli ebreo o pagano, sia egli peccatore credente o spirito angelico. E coloro che ora rifiutano di credere nella sua bontà, conosceranno la sua potenza nel giorno del giudizio, secondo la parola del santo Apostolo: Non vedi che la bontà di Dio ti spinge a penitenza? Or tu, con la tua durezza e col tuo cuore impenitente, accumuli sopra di te ira per il giorno dell'ira e della manifestazione del giudizio di Dio. Allora egli darà a ciascuno secondo le sue opere (Rom. 2, 4-6).
Tale è colui che, nella Legge, è chiamato Dio d'Abramo, Dio d'Isacco, Dio di Giacobbe: Dio dei viventi. Di questo Dio, l'altezza e la grandezza superano ogni descrizione.

 * Démonstration de la prédication apostolique, paragrafi da 6 a 8. Traduzione di Pierre Patrick Verbraken leggermente modificata, in Les Pères de l'Eglise, panorama patristique, Epi, Parigi 1970 pp. 31-33.

 

J3  IL POEMA DELLA CARITÀ DIVINA

      Gaston Salet *

Religioso legato profondamente alla Chiesa e al suo Ordine, Padre Gaston Salet, gesuita, nato a Tarare (Rodano) nel 1891, aveva, così come suggerisce Sant'Ignazio, un'unica passione: Gesù Cristo. «Sia al centro di tutto, sia la grande realtà di ogni giorno». Molti suoi articoli portano il segno di questa unificazione, con titoli come: Cristo vostra vita e La Croce di Cristo, unità del mondo. La sua opera Ricchezza del dogma cristiano testimonia questo dono di pedagogo che gli assicurò in tal modo il successo da professore e da predicatore, in modo particolare a Lione. Amava i Padri della Chiesa e li fece conoscere nell'insegnamento ai giovani gesuiti, sfruttando così vantaggiosamente la loro dottrina in sermoni che, editi più tardi, sono diventati in un certo senso classici. La sua collaborazione alle «Sources Chrétiennes» nell'edizione delle opere di Riccardo di S. Vittore fu uno dei suoi ultimi lavori che continuò fino alla sua morte, avvenuta il 16 maggio 1966.

La storia soprannaturale del mondo umano, che è il poema della carità divina, è necessariamente da una estremità all'altra una rivelazione della dottrina trinitaria. Questa storia può essere contenuta in sintesi in alcuni versetti della Scrittura.
Il Padre ha l'iniziativa redentrice e nella stessa egli si manifesta. Nel modo con cui egli ci dà il Figlio, ci rivela questa generosità totale e donatrice che appartiene soltanto alla sua persona: Ma Dio, che è ricco in misericordie e portato dal suo infinito amore... (Ef. 2, 4).
Il Verbo ci fa leggere la Paternità nello specchio perfetto della Filiazione: Filippo, chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv. 14, 9). E poiché non può far nulla da sé (Gv. 5, 19), nella sua dedizione spinta fino all'estremo ci manifesta ancora il suo amore per il Padre.
Questa carità tra il Padre ed il Figlio, che appare durante tutto il corso della vita di Gesù, e che dà un tono particolare alle parole con cui si esprime - le più belle che siano mai state pronunciate " questa carità ci viene rivelata in modo ancor più profondo nel fatto che il Padre ed il Figlio non si danno a noi se non per donarci ciò che hanno di più prezioso: il loro stesso amore reciproco, lo Spirito Santo.
Ora, lo Spirito Santo è, nelle nostre anime, nient'altro che un grido d'amore verso il Padre ed il Figlio. Ed il modo misterioso e discreto con cui si è rivelato nella Chiesa e con cui agisce in noi - illuminando l'insegnamento di Cristo senza nulla aggiungere al suo Evangelo, suscitando nei cuori una preghiera che si rivolge non a lui, ma al Padre ci fa comprendere che egli stesso non è che una estasi d'amore che trova la sua felicità nel Padre e nel Figlio, e la cui unica aspirazione è di glorificarli.
Da un'estremità. all'altra, è la carità, la comunicazione, il dono: il dono della ricchezza divina di una Persona all'altra nella Trinità, il dono della Persona del Verbo all'umanità nell'Incarnazione, il dono di Dio fatto uomo a ogni essere umano nell'Eucaristia santificante.
Si può dire che il grande comandamento Tu amerai il Signore, rievocato a più riprese nel Vangelo, non è mai stato promulgato in modo più efficace di quanto non lo sia nella rivelazione trinitaria del discorso che seguì la Cena. Nell'insegnarci che Dio è amore personale e che le Persone divine amano le nostre persone umane, Cristo ci insegna quale deve essere il nostro amore per Dio: un amore personale. L'amore vero - che soltanto Dio può esigere, dal momento che solo lui lo merita e lo ispira consiste nel dare non tanto qualche cosa, né ancor meno molte cose, bensì nell'offrire tutto il nostro essere.

 * Le mystère della Charité divine, in «Récherches de Science religieuse., voI. XXVIII, 1938 - pp. 23-25.

 

J21  IL RIPOSO DEL PADRE, È IL CRISTO

        Sant'Ilario *

Ilario, nato a Poitiers in Francia (circa il 315-367), divenne vescovo di quella città. La sua lotta contro gli ariani - nel corso della quale scrisse il suo celebre Trattato sulla Trinità - gli procurò l'esilio in Oriente. Rientrato in Gallia dopo alcuni anni, riprese la lotta per l'integrità della fede e impegnò le sue ultime forze nella cura spirituale dei fedeli.

In giorno di sabato era comandato a tutti, senza eccezione, di non fare alcun lavoro e di riposarsi. Come poté dunque il Signore non rispettare il sabato, dicendo: E non avete letto nella legge che, nei giorni di sabato, i sacerdoti nel Tempio violano il sabato e sono senza colpa? (Mt. 12, 5).
In
verità, grandi sono le opere di Dio: egli tiene nelle mani il cielo, fornisce la luce al sole e a tutti gli astri, fa crescere le piante della terra, mantiene l'uomo in vita... Sì, tutto esiste e ha un posto nel cielo e sulla terra per volontà di Dio Padre; tutto proviene da Dio e tutto esiste mediante il Figlio. Realmente egli è capo e principio di ogni cosa. Tutto in lui è stato fatto. Ed è dalla sua intima pienezza che, per iniziativa della sua potenza eterna, egli ha creato ogni cosa. Ora, se il Cristo opera in tutto, è necessariamente l'azione di Dio che agisce nel Cristo. Perciò Egli precisa: /I Padre mio non ha mai lasciato di operare tino al presente, e io pure opero (Gv. 5, 17). Poiché tutto ciò che fa il Cristo Figlio di Dio inabitato da Dio Padre, è l'opera del Padre. Così ogni giorno tutto è creato dal Figlio, perché il Padre fa tutto nel Figlio. Dunque, l'azione del Cristo è d'ogni giorno; e, secondo il mio pensiero, i princìpi della vita, le forme del corpo, lo sviluppo e l'incremento dei viventi manifestano quest'azione...
Lavora dunque Iddio in giorno di sabato? Indubbiamente, poiché altrimenti il cielo svanirebbe, la luce solare si estinguerebbe, la terra perderebbe consistenza, tutti i frutti mancherebbero di succo e la vita degli uomini cadrebbe nel nulla se, in conseguenza del sabato, la forza costitutiva dell'universo cessasse di operare. Non c'è quindi alcuna interruzione: tanto il sabato come durante gli altri
sei giorni, gli elementi dell'universo adempiono integralmente la loro funzione. Mediante essi il Padre opera dunque in ogni istante, ma agisce nel Figlio da lui generato e per mezzo del quale tutto è opera sua... Per mezzo del Figlio, l'azione del Padre prosegue perciò nel giorno di sabato. Non vi è di conseguenza riposo alcuno in Dio, poiché nessun giorno vede sospendersi l'opera di Dio.
Così avviene dell'azione di Dio. Ma in che consiste il suo riposo? L'opera di Dio, è l'opera del Cristo. E il riposo di Dio è Dio, il Cristo, poiché tutto ciò che appartiene a Dio è realmente in Cristo in modo tale che il Padre può trovar riposo in lui.

 *  Traité sur le Psaume 91, 3, 4-5, 7: PL 9, 495-498.

 

J41   L'UOMO È NATURALMENTE ORIENTATO VERSO DIO

         San Basilio *

San Basilio il Grande, nato verso il 330 e morto nel 379, fu vescovo di Cesarea in Cappadocia. Monaco austero, pastore di anime attento ai bisogni dei poveri e dei malati e uomo di governo, San Basilio fu ad un tempo oratore, esegeta, moralista, difensore intrepido della fede minacciata dagli intrighi degli Ariani, e teologo di notevole valore. Si distingue per la sua energia e per il suo senso dell'equilibrio e della misura.
Ammirevole
è l'ottimismo del presente brano in cui Basilio afferma la bontà fondamentale della natura umana creata da Dio

L'amore di Dio non è qualcosa che si insegni. Infatti noi non abbiamo imparato da nessuno a godere della luce, né ad essere attaccati alla vita; e nessuno ci ha insegnato ad amare i nostri genitori o coloro che ci hanno educato. Allo stesso modo, e a maggior ragione, la scienza dell'amore di Dio non può venirci dall'esterno. Ma, nella formazione di quell'essere vivente che è l'uomo, viene deposto in noi, come un seme, un principio spirituale che ha in sé la forza che ci spinge ad amare. Quando la scuola dei divini precetti riceve tale seme, è lei che lo coltiva con cura, che lo nutre sapientemente, che lo porta a maturità con la grazia di Dio... Ed ora, mentre voi ci aiutate con le vostre preghiere, cercheremo, secondo il potere che ci è stato dato dallo Spirito Santo, di ridestare la scintilla dell'amore divino nascosto in voi...
Diciamo prima di tutto che abbiamo ricevuto in precedenza da Dio le forze necessarie per osservare tutti i comandamenti datici da lui; perciò non dobbiamo angustiarci come se ci venisse richiesto qualcosa di straordinario, né inorgoglirci come se contribuissimo con uno sforzo superiore all'aiuto che ci è stato dato. Se, grazie a tali forze insite in noi, agiamo con rettitudine e come si conviene, conduciamo santamente una vita virtuosa; se, al contrario, usiamo male del loro potere, cadiamo nel vizio.
Questa appunto è la definizione del vizio: l'uso cattivo e contrario ai precetti del Signore, dei doni che Dio ci ha fatto per compiere il bene; esattamente come la virtù
richiesta da Dio, consiste nell'usare queste energie con buona coscienza e secondo i precetti del Signore.
Stando così le cose, possiamo dire lo stesso anche della carità. Noi infatti, che abbiamo ricevuto il precetto di amare Dio, possediamo una forza, immessa in noi fin dalla prima strutturazione del nostro essere, che ci inclina ad amare. E la prova non va cercata all'esterno, ma chiunque può costatarla personalmente da ciò che prova in sé. Infatti, noi siamo portati per natura a desiderare le cose belle, anche se il bello appare diverso all'uno e all'altro; e, senza averlo appreso, proviamo affetto per tutto ciò che ci è familiare o affine...
Ora, che cosa c'è da ammirare più della divina bellezza? Quale desiderio spirituale è così ardente e quasi irresistibile come quello che Dio fa nascere nell'anima purificata da tutti i vizi e che afferma con cuore sincero: languisco d'amore (Cant. 2, 5)? Del tutto ineffabile e inesprimibile è lo splendore della divina bellezza.

* Oroi kata platos: PG 31, 908-912.

 

J42  DIO EDIFICA E COSTRUISCE LA SUA CITTÀ

        Sant'Ilario *

Ilario, nato a Poitiers verso il 315, divenne vescovo di questa città e morì nel 367. La sua lotta contro gli Ariani - nel corso della quale egli scrisse il suo celebre «Trattato sulla Trinità» - provocò il suo esilio in Oriente. Ritornato in Gallia alcuni anni dopo, continuò la battaglia per l'integrità della fede e consacrò le sue ultime forze alla cura spirituale dei suoi fedeli.

Dio aveva scelto Sion come sua dimora, come luogo del suo riposo. Ed ecco, Sion, dove sorgeva il tempio, è stata distrutta. Dove sarà ora la sede eterna del Signore? Dove il suo eterno riposo? In quale tempio abiterà? Il suo tempio sarà quello di cui è detto: voi siete il tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in voi (I Coro 3, 16). Questa è dunque la dimora e il tempio di Dio, pieno del suo insegnamento e della sua potenza, capace di ospitare Dio per la santità del cuore. Ad esso rendeva testimonianza il profeta: Signore, il tuo tempio è santo, ammirabile nella giustizia (sl. 64, 5-6). La santità, la giustizia, la temperanza dell'uomo sono il tempio di Dio. Questa casa, dunque, deve essere edificata ad opera di Dio...
Le fondamenta devono poggiare sui profeti e sugli apostoli. Deve innalzarsi con pietre vive e tenersi insieme sulla pietra d'angolo; costruirsi con la reciproca unione dei suoi elementi, fino all'altezza dell'uomo perfetto e alla statura del corpo di Cristo; deve infine ornarsi con la grazia e la bellezza dei doni spirituali... Israele, ora prigioniero, contribuirà da ultimo, dopo tutte le nazioni, alla costruzione di questa casa. Questo edificio si moltiplicherà in numerose dimore, grazie ai diversi lavori dei fedeli, contribuendo all'estensione di quella santa città e crescendo in bellezza nell'intimo di ciascuno di noi.
Già da molto tempo il Signore è il vigile custode di questa città, quando protegge Abramo nei suoi viaggi, quando risparmia Isacco sul punto di essere immolato e arricchisce Giacobbe che aveva servito; quando dà autorità in Egitto a Giuseppe che era stato venduto, rende forte Mosè contro il Faraone e sceglie Giosuè come condotti ero nelle guerre; quando libera David da tutti i pericoli e accorda a Salomone il dono della sapienza; quando assiste i profeti, quando rapisce Elia e sceglie Eliseo; quando dà da mangiare a Daniele e rianima con la frescura i fanciulli nella fornace; quando, per mezzo di un angelo, istruisce Giuseppe sul mistero per il quale eglr genera se stesso in una vergine, rassicura Maria, manda Giovanni come precursore, sceglie gli apostoli e prega il Padre dicendo: Padre santo, custodiscili: quando ero con essi io li custodivo nel tuo nome (Gv. 17, 11)e finalmente quando egli stesso, dopo la passione, promette di vigilare per sempre su di noi, dicendo: ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo (Mì. 28, 20).
È questa la custodia eterna della felice e santa città che, composta di genti innumerevoli venute a raccogliersi nell'unità e presente nell'anima di ciascuno di noi, forma una città per Dio.

* Tractatus in CXXVI psalmum, n. 7-9: PL 9, 696.

 

J43  ABBANDONO IN DIO CHE PREPARA LA SUA ORA

        Papa Pio XII *

Il ventenne pontificato di E. Pacelli - nato a Roma nel 1876 e morto nel 1958 - è tra quelli che più hanno visto riconosciuta dall'umanità intera l'alta funzione spirituale del vicario dr Cristo. L'estesa opera di carità promossa dalla Santa Sede durante e dopo la seconda guerra mondiale, l'opera di pacificazione cercata e suggerita con tutti i mezzi da Pio XII, la sua eccezionale ed ininterrotta opera di magistero, sono gli elementi che più si sono impressi nella memoria degli uomini. Memorabili la celebrazione dell'anno giubilare e la definizione del dogma dell'Assunzione. Basilari le sue più importanti encicliche: la «Mystici corporis Christi», la «Mediator Dei» e la «Divino afflante Spiritu». Questo Papa, dalla personalità così poliedrica e forte, resterà sempre il grande «Pastor angelicus», colui che, nella sofferenza e nella costante unione con Dio, maturò il segreto della sua resistenza e serenità, della sua incrollabile speranza nella Provvidenza divina.

«Tu non hai la sapienza di Dio, ma quella degli uomini» (Mt. 16, 23): rispose Cristo a Pietro, come aveva fatto dire al popolo di Giuda dal profeta Isaia: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, e le vostre vie non sono le mie vie» (Is. 55, 8).
Tutti gli uomini sono quasi fanciulli dinanzi a Dio, tutti, anche i più profondi pensatori e i più sperimentati condottieri dei popoli. Essi giudicano gli avvenimenti con la veduta corta del tempo che passa e vola irreparabile; Dio li guarda invece dalle altezze e dal centro immoto della eternità. Essi hanno davanti ai loro occhi l'angusto panorama di pochi anni: Dio ha invece davanti a sé il panorama universale dei secoli. Essi ponderano gli umani eventi dalle loro cause prossime e dai loro effetti immediati: Dio li vede nelle loro cause remote e li misura nei loro effetti lontani. Essi si fermano a distinguere questa o quella mano responsabile particolare; Dio vede tutto un complicato, segreto confluire di responsabilità, perché la sua alta Provvidenza non esclude il libero arbitrio delle male e delle buone elezioni umane. Essi vorrebbero la giustizia immediata e si scandalizzano dinanzi alla potenza effimera dei nemici di Dio, alle sofferenze e alle umiliazioni dei buoni; ma il Padre celeste, che nel lume della
sua eternità abbraccia, penetra e domina le vicende dei tempi, al pari della serena pace dei secoli senza fine, Dio, che è Trinità beata, piena di compassione per le debolezze, le ignoranze, le impazienze umane, ma che troppo ama gli uomini perché le loro colpe valgano a stornarla dalle vie della sua sapienza e del sua amare, continua e continuerà a far sorgere il sua sole sopra i buoni e i cattivi, a piovere sui giusti e sugli ingiusti (Cfr. Mt. 5, 45), a guidare i loro passi di fanciulli con fermezza e tenerezza, solo che si lascino condurre da lui e confidino nella potenza e nella saggezza del suo amore per loro.
Che significa confidare in Dio? Aver fiducia in Dio significa abbandonarsi con tutta la forza della volontà, sostenuta dalla grazia e dall'amore, nonostante tutti i dubbi suggeriti dalle contrarie apparenze, all'onnipotenza, alla sapienza, all'amore infinito di Dia. E' credere che nulla in questo mondo sfugge alla sua Provvidenza, così nell'ordine universale, come nel particolare; che nulla di grande o di piccolo accade se non previsto, voluto o permesso, diretto sempre da essa ai suoi alti fini, che in questa mondo son sempre fini d'amore per gli uomini. E' credere che Dio può permettere talvolta quaggiù, per qualche tempo, il predominio dell'ateismo e dell'empietà, dolorosi oscuramenti del senso della giustizia, infrazioni del diritto, tormenti di uomini innocenti, pacifici, indifesi, senza sostegno... Per rude che passa apparire la mano del chirurgo divino, quando penetra col ferro nelle carni vive, sempre l'operoso amore ne è la guida e l'impulso, e soltanto il vero bene degli individui e dei popoli lo fa intervenire così dolorosamente. E' credere infine che la fiera acutezza della prova, come il trionfo del male, non dureranno anche quaggiù che per un certo tempo, e non più; che l'ora di Dio verrà, l'ora della misericordia, l'ora della santa letizia, l'ora del cantico nuovo della liberazione, dell'esultanza e della gioia (cfr. Sl. 96).

* Dal radiomessaggio nella festività dei Santi Pietro e Paolo, 29 giugno 1941 - tratto da «Pio XII per un mondo migliore» a cura di Padre Lombardi - Ed. «La civiltà cattolica» - Roma 1954 pp. 127-129.