PICCOLI GRANDI LIBRI   LETTURE PATRISTICHE
Centro Azione liturgica - Roma - 1971 -
EDIZIONI MESSAGGERO DI S. ANTONIO - PADOVA 1972

A

AVVENTO, Speranza, Parusia

M

MARIA VERGINE

B

NATALE, Incarnazione, Umanità di Cristo

N

APOSTOLI, MARTIRI, Fede, Testimonianza 

C

EPIFANIA, Battesimo del Signore 

O

SANTI e SANTE

D QUARESIMA, Penitenza, Conversione P

OGNISSANTI, Vocazione universale alla santità 

E

GIOVEDI' SANTO, SS.mo Sacramento, Eucaristia

Q

DEFUNTI, Morte, Resurrezione della carne

F

VENERDI' SANTO - PASQUA, Mistero pasquale, Battesimo

R

SACERDOZIO: Sacerdozio ministeriale, Sacerdozio dei fedeli

G

ASCENSIONE, Cielo, Glorificazione 

S

MATRIMONIO, Vita coniugale, Celibato 

H

PENTECOSTE, Spirito Santo, Cresima, Missione

T

VITA CONSACRATA, Consigli evangelici

I

COMMENTI DELLA SACRA SCRITTURA

U

PREGHIERA: Adorazione, Lode, Azione di grazie, Intercessione

J

TRINITÀ, Dio creatore, Provvidenza

V

LAVORO, TEMPO LIBERO 

K

FESTE DI CRISTO: Sacro Cuore" Trasfigurazione, Santa Croce, Cristo Re

W CARITÀ
L

CHIESA, Parola di Dio, Liturgia, Dedicazione

X

GIUSTIZIA, Pace, Unità

 

BENEDETTO XVI  CATECHESI

PAPA FRANCESCO CATECHESI

Z

PROVE, Sofferenze, Gioie

 

M1 Sant'Andrea di Creta LA TERRA VERGINE DELLA NUOVA CREAZIONE
M7 P. Massimiliano Kolbe CONSACRAZIONE ALL'IMMACOLATA
M21 San Bernardo IL MONDO INTERO ATTENDE IL FIAT DI MARIA
M22 Jean Guitton IL «FIAT» DI MARIA
M23 S. Caterina da Siena MARIA, BENEDETTA FRA TUTTE LE DONNE
M41 Elredo di Rievaulx LA SUBLIME ESALTAZIONE DI MARIA
M42 San Giovanni Damasceno

MARIA È VIVA PER TUTTA L'ETERNITÀ'

M43 S.Germano di Costantinopoli L'ASSUNZIONE DI MARIA, EPILOGO DELL'INCARNAZIONE DEL SIGNORE
M61 Georges Bernanos MARIA, PIÙ GIOVANE DEL PECCATO

M62

René Voillaume LA PIU' GRANDE PROVA D'AMORE DI MARIA
M63 Cardinale Suenens MARIA, VOLUTA DA DIO
M64 Pierre Grelot IL POSTO DI MARIA NELLA STORIA DELLA SALVEZZA
M66 Sant'Ambrogio MAGNIFICARE IL SIGNORE E, IN LUI, TRASALIRE DI GIOIA
M67 Elisabetta della Trinità

LA VERGINE DI FRONTE AL DONO DI DIO

M68 Nicolas Cabasilas

MARIA: IL PRIMO ESSERE PIENAMENTE UMANO

M70 Bossuet MARIA, MADRE DEI CRISTIANI
M76 San Pier Damiani

IL PANE VIVO NATO DALLA VERGINE

M77 Pierre De Bérulle IL SILENZIO DI MARIA
M78 Émile Mersch IL MAGNIFICAT
M79 San Teodoro Studista LA VERGINE MARIA, TERRA DI DIO
M80 Pierre de Bérulle LA VERGINE MARIA ASSOCIATA ALL'OPERA DELLA TRINITÀ
  sant'Anselmo, vescovo O Vergine, per la tua benedizione è benedetta ogni creatura
     
     
     
     
     

M1  LA TERRA VERGINE DELLA NUOVA CREAZIONE

       Sant'Andrea di Creta *

Nato a Damasco nel 660, Andrea di Creta fu dapprima monaco a Gerusalemme. A 25 anni si stabilì a Costantinopoli e venne ordinato diacono. Nel 700 fu nominato arcivescovo di Gortina, a Creta, dove morì verso il 740. Poeta e oratore ad un tempo, scrisse fra le sue opere principali delle «Odi» e dei «Tropari»; alcune di queste composizioni furono introdotte nella liturgia bizantina. La sua ispirazione poetica ha diffuso nei suoi discorsi un vivo senso lirico. Andrea di Creta è uno dei più antichi autori che, parlando della Vergine Maria, ha usato le espressioni: «concezione santa», «nascita immacolata».

Oggi il genere umano recupera il carisma della primitiva creazione divina in tutto lo splendore della sua nobiltà e ritrova se stesso. L'abiezione del male l'aveva oscurato, ma ora la natura, tutta rivolta alla Madre della grazia che viene alla luce, riceve di nuovo la sua nobiltà in una creatura perfetta e degna di Dio. La creazione di un tempo diventa essenzialmente una creazione nuova, la creazione nuova una divinizzazione, e questa una assimilazione al primo principio...
La prima formazione dell'uomo era stata fatta con della terra pura e immacolata, ma il genere umano rovinò la grandezza che gli era congenita: fu quindi spogliato della grazia per la caduta della disobbedienza. A causa del nostro peccato, siamo stati scacciati dalla terra che dona la vita. La natura umana ha preferito alle delizie del paradiso una vita mortale e l''ha tramandata fino a noi come un'eredità paterna. Da lei ebbe origine la morte e con essa la distruzione della stirpe umana. Da allora tutti abbiamo preferito le realtà de,lIa terra a quelle del cielo e ci è stata negata ogni speranza di salvezza. La nostra natura aveva bisogno di un aiuto dall'alto. Non vi era legge alcuna che potesse sanare la nostra infermità: non la legge naturale, non quella scritta, non la parola infuocata dei profeti che spingeva alla riconciliazione. Nessuno era in grado di portare rimedio alla natura dell'uomo. Nessuno che la potesse, con facilità e prontezza, riportare allo splendore primitivo. Piacque allora a Dio, il buon artefice di ogni cosa, rivelare un altro mondo, tutto pieno di armonia e interamente nuovo. Volle infine arrestare l'irruzione del peccato che ci aveva invasi, portandoci alla morte. A noi, ricreati dal battesimo della rigenerazione divina, Egli offrì, nel suo amore, una vita nuova, libera e, per natura, immune dal peccato. Ma come doveva pervenire a noi un tal dono, per sua natura immenso, eccezionale, veramente grande nel piano divino? Non forse tramite la manifestazione di Dio fatto carne, nella sua sottomissione alle leggi della natura, nel suo accondiscendere meraviglioso ad essere come uno di noi, adattandosi al nostro modo di pensare? E in qual modo questo disegno doveva essere condotto a termine, se non per mezzo di una vergine pura, che, dopo aver accettato di servire al mistero, portò nel suo grembo il Dio che trascende ogni cosa, per una legge superiore a tutte le leggi della natura? E si sarebbe potuto pensare un'altra fanciulla all'infuori di quella sola, che era stata scelta dal Creatore di ogni cosa ancor prima di tutte le generazioni? Questa vergine è Maria, la Madre di Dio, chiamata così dall'Altissimo: dal suo seno uscì Dio immenso, rivestito di carne ed egli stesso la scelse per sé ,come suo tempio, plasmandola soprannaturalmente...
Il Salvatore del genere umano voleva dare alla luce una nuova realtà, una creazione nuova, quasi contrapponendola alla prima. E come in principio aveva formato il primo Adamo da terra vergine e immacolata plasmandolo con del fango, ora, allo stesso modo, preparando la sua venuta nella carne, in luogo di quell'altra terra, scelse da tutto il genere umano questa vergine pura e veramente perfetta. In lei rifece nuova la nostra natura, condividendola con noi. Lui, il creatore di Adamo, diede alla luce un nuovo Adamo, perché l'ultimo ed eterno salvasse l'antico.

* Egkomion eis to Genethlion tes uperaghias Theotokou PG. 97 812. 816.

 

 

M7   CONSACRAZIONE ALL'IMMACOLATA

         P. Massimiliano Kolbe *

Tutta la vita di questo francescano (dichiarato Beato nel 1971) è riassunta nell'ideale che egli si era prefisso da giovane e a cui tenne fede fino alla morte: essere un Cavaliere dell'Immacolata.
Nacque in Polonia presso Lodz nel 1894; lavorò, soffrì, morì da innamorato di Maria. Fu apostolo instancabile, innovatore geniale nei mezzi di apostolato, un uomo del nostro tempo, votato alla causa di Cristo, che voleva far conoscere e amare da tutti gli uomini per mezzo della devozione e della consacrazione all'Immacolata. Padre Kolbe ha sempre desiderato sigillare il proprio amore alla Madonna donando la sua vita per lei e per i fratelli. Questo avvenne nel campo di Auschwitz il 14 agosto 1941, dove morì, offrendosi volontariamente in cambio di un compagno sconosciuto di prigionia, nel bunker della fame. Di lui ci restano molti scritti (lettere, articoli, ecc.] da cui trabocca il suo amore per la Vergine.

Noi siamo dell'Immacolata: illimitatamente, perfettissimamente suoi. Ella col nostro povero cuore ama il suo divin Figlio. Noi diventiamo il mezzo con il quale l'Immacolata ama Gesù, e Gesù vedendo noi proprietà e quasi parte della sua SS. Madre, ama Lei in noi e per noi. Che bellissimi misteri!...
Non è possibile che qualcuno si possa convertire o santificare senza l'aiuto della Vergine Immacolata, Madre della grazia divina. Anzi, quanto più uno si avvicina a questa dispensatrice di grazia, tanto più abbondantemente sarà arricchito di tale dono, più facilmente si potrà santificare, e con maggior frutto lavorerà per la santificazione del prossimo.
Ma è indispensabile che chi desidera occuparsi della salvezza degli altri, incominci da se stesso.
Perciò deve avvicinarsi sempre più all'Immacolata, per ricevere da Lei le grazie con le quali possa amare Dio sempre più perfettamente e in modo concreto in ogni istante della vita.
E si avvicina all'Immacolata nel modo migliore colui che
si dona a Lei totalmente come cosa e proprietà.
Tuttavia, questa donazione di sé non esige affatto l'abbandono del mondo e della famiglia e l'ingresso in un istituto religioso. Si può benissimo occuparsi dei propri affari,
dei propri impegni; tuttavia, per il fatto che ci si è donati totalmente all'Immacolata, non siamo più noi ad offrire i nostri problemi quotidiani a Dio, ma è l'Immacolata stessa, cui ci siamo consacrati, che presenta noi e tutte le cose nostre a Dio.
Maria offre tutto questo non come fosse nostro, imperfetto, pieno di deficienze, ma come sua proprietà personale, poiché noi con tutte le nostre cose apparteniamo a Lei. Di conseguenza, anche ogni nostro problema appartiene a Lei.
L'Immacolata, però, non può presentare a Dio alcunché di macchiato dal peccato. Ecco, quindi, che nelle sue mani immacolate tutto ciò che noi facciamo diviene puro e immacolato, acquista maggior valore. E' evidente che chi vuole appartenere a Maria, fa di tutto perché la propria vita divenga sempre più degna di un figlio, della proprietà di Maria.
Non solo, ma sperimentando la forza di cui gode nelle tentazioni e la consolazione che prova nelle difficoltà, si preoccupa di partecipare anche agli altri la propria felicità, cosicché essi pure siano attratti da Maria e i loro cuori siano conquistati a Lei; insomma, desidera essere un autentico
Cavaliere dell'Immacolata.
Nello stesso tempo, convinto che tantissime persone non conoscono neppure il nome di Maria, non si dà pace e brama ardentemente di conquistare il mondo intero a Lei. 1l Cavaliere dell'Immacolata desidera introdurre la sua Regina in tutti i cuori che battono e che batteranno sulla terra, perché Ella illumini questi cuori con la pienezza della grazia, li riscaldi con l'amore del suo cuore materno e li infiammi con il fuoco della carità verso Dio, verso il Cuore divino di Gesù.

 *  Lettera del 12 aprile 1933 (passim); da L'Eroe di Auschwitz, Ed. Messaggero, Padova, 1970, pp. 50-53.

 

 

M21  IL MONDO INTERO ATTENDE IL FIAT DI MARIA

         San Bernardo *

San Bernardo (1090-1153) si fece monaco a Citeaux e, tre anni dopo, divenne il primo Abate di Chiaravalle. I doni di natura e di grazia hanno conferito a questo letterato, teologo e mistico, un fascino tutto particolare. La sua opera conserva ancor oggi un grande valore spirituale.
Cantore di Maria, Bernardo aveva una coscienza molto viva della funzione insostituibile, esercitata dalla Vergine nella storia della salvezza.

Hai udito, o Vergine; concepirai e partorirai un figlio; hai udito: non sarà opera di un uomo, ma dello Spirito Santo. Attende l'angelo la tua risposta: è tempo per lui di ritornare a Dio che l'ha inviato. Anche noi, o Regina, attendiamo una parola di pietà: noi, miseramente oppressi da una sentenza di condanna. Ecco: ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza; saremo subito liberati, se tu accetti. Nella Parola eterna di Dio, noi tutti siamo stati creati, ed eccoci in preda alla morte. Una tua piccola risposta ci può però ricreare e richiamare alla vita.
Questa risposta, o Vergine pia, l'implora da te Adamo in lacrime: lui, esule dal paradiso con tutta la sua misera gente; questa risposta implora Abramo, l'implora Davide. Per questa risposta ti supplicano tutti i santi Padri, i tuoi Padri, che abitano anch'essi nella regione dell'ombra della morte. Tutta la terra si prostra ai tuoi piedi e attende. E ben a ragione: alle tue labbra è sospesa la consolazione degli sventurati, il riscatto dei prigionieri, la liberazione dei condannati: in una parola, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutta la tua gente.
Da' presto, o Vergine, la tua risposta. O Regina, dì quella parola che la terra, gli inferi ed anche i cieli attendono. Con l'intensità con cui ha desiderato la tua bellezza, lo stesso Re e Signore dell'universo attende ora il sì della tua risposta: quel sì con cui egli ha deciso di salvare il mondo. Gli sei piaciuta per il tuo silenzio: ora gli piacerai di più per la tua parola. Ecco, sentilo che a te grida
dal cielo: «o bella fra le donne, fammi udire la tua voce" (cfr. Cant. 2, 13-14)...
Su, rispondi presto all'angelo, o meglio - attraverso l'angelo - rispondi a Dio. Rispondi una parola e ricevi <<la Parola»; pronunzia il tuo verbo e ricevi nel grembo quello di Dio; lascia uscire la parola che passa e racchiudi in te quella eterna.
Perché indugi? perché esiti? Credi, afferma la tua fede e ri'cevi. La tua umiltà si vesta di audacia, la tua modestia diventi fiduciosa. Non conviene che ora la tua semplicità verginale dimentichi la prudenza. In questo avvenimento unico non temere, o Vergine prudente, di essere presuntuosa: se a Dio piace un modesto silenzio, in questo momento è più necessaria la pietà della tua parola. Apri, o Vergine beata, il tuo cuore alla fede, le tue labbra all'accettazione, il tuo grembo al creatore. Ecco che il desiderato di tutte le genti sta alla tua porta e bussa. Oh, se per la tua esitazione, passasse oltre! Se tu dovessi ricominciare, piangendo, a cercare colui che il tuo cuore ama! Levati, corri, apri. Levati con la fede, corri con la devozione, aprigli con il tuo sì.
Ecco - disse - la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola (Lc. 1, 38).

* Homilia IV su per «Missus est», 8-9: ed. Cist. - Roma 1966 pp. 53-54.

 

M22  IL «FIAT» DI MARIA

        Jean Guitton *

Jean Guitton (nato nel 1901) è il primo auditore laico ammesso al Concilio Vaticano II. Si è potuto dire della sua opera che è «un compendio dell'apologetica contemporanea». Filosofo di «L'Esistenza temporale», situa giustamente l'umile vergine Maria nella storia della salvezza, dove si compie l'eterno disegno del Padre. Con la classica sobrietà di un lirismo discreto, evoca qui la scena dell'Annunciazione in una pagina che si può avvicinare a quella delle omelie sul «Missus est», dove S. Bernardo ci mostra il cielo e la terra che attendono la risposta della Vergine.

L'Angelo avrebbe potuto parlare di misericordia. Preferiva invece parlare di potenza, lui che era l'Angelo della forza di Dio - Gabriele - perché proprio questa potenza creatrice, questa facilità a prendersi gioco delle 'leggi stesse che Yahvé aveva fissato, stava per manifestarsi in un concepimento verginale.
E a questo punto, benché nessuno ce lo dica, supponiamo un silenzio.
Non era necessario che questo silenzio fosse lungo. Ma, lungo o breve, un momento era necessario. Momento di tremore. Momento di ponderazione. Momento in cui le forze si riuniscono. Ci fu mai un momento simile sulla terra e nel cielo? Non momento di dubbio, di esitazione, ma momento di scelta e ,di libertà. Momento che precede il «sì».
Nell'eternità immutabile e tuttavia vivente, le Tre Persone sono attente a questa svolta della loro opera eternamente concepita. Ecco la chiave di volta dell'architettura mobile del tempo. Tutto dipende da questo momento. Le promesse divine sono sospese a questo momento. E la liberazione delle nazioni e il riscatto degli uomini. Miliardi di esistenze sono interessate a ciò che sta per avvenire in un istante impercettibile.
Il Padre sta per manifestare la sua potenza con una creazione. Il Figlio sta per nascere di una nascita temporale, immagine della sua generazione eterna. Lo Spirito sta per fecondare, avvolgere d'amore, consumando l'azione del Padre e la presenza del Figlio.
Padre, Figlio, Spirito stanno per agire in maniera diversa e con una medesima azione. Un istante ancora e questa azione sarà compiuta e lo sarà per sempre. Se occorre una parola, questa parola non viene pronunciata. Se è necessario un comando, questo comando non è trasmesso. E se occorre un movimento d'amore, questo amore riposa, pronto a scattare. Ecco ciò che appare nella sfera divina.
Nella sfera umana, Maria è sola. Nessuno sa quello che avviene in lei. Ella
è perfettamente lucida, consapevole, sempre più meditativa e cosciente poiché, nel corso del colloquio con l'Angelo, tutto è stato messo in chiaro.
Che cosa dirà? Sta per acconsentire? Sì, senza dubbio: ma le Tre Persone rispettano il suo consenso. Certo, tutto è possibile all'Onnipotenza, fuorché il costringere una libertà umana. Maria si rende perfettamente conto dell'estrema importanza di ciò che sta per pronunciare. Come una sposa, ella sa 'Che questo infinito ha due aspetti: uno di gioia, di godimento, di gloria; ma anche un altro aspetto, una immensità invisibile di pena, di redenzione, di riparazione per tutto. Accettare quest'onore
è accettarne anche l'onere, la gloria unita al peso e difficoltà quasi insormontabili.
Ella sente di essere scelta da colui che sta per diventare suo figlio. Diversa in questo da tutte le madri. Il tempo rifà i suoi passi all'indietro. Dire «sì», sarebbe mancare di delicatezza, come se lei fosse uguale a Dio, come se tutto non fosse già compiuto. Dirà solamente: ohe ciò avvenga, che ciò mi sia fatto! Come se intendesse far comprendere che gettava la sua libertà nel piano divino, oggi di gioia e domani di sofferenza. Fiat! E' la parola dell'accettazione. È al di là della gioia e della pena. Che mi sia fatto! Che ciò avvenga!
E, nello stesso istante, ciò avvenne. Ella lo seppe. Tacque. L'Angelo si allontanò. Tutto ritornò come prima. La campagna. /I cielo con qualche nube. I rumori familiari. E senza dubbio Giuseppe che passa e guarda la Vergine.

* La Vierge Marie, Aubier, Parigi 1949 - pp. 42-44.

 

 

M23  MARIA, BENEDETTA FRA TUTTE LE DONNE

         S. Caterina da Siena *

La figura di S. Caterina, complessa e affascinante, si staglia con statura gigantesca nella storia del misticismo italiano. Nel corso della sua breve esistenza (1347 c. - 1380), la vita politica, ecclesiastica, e spirituale fu dominata dall'influsso di questa illetterata fanciulla senese. Il suo sistema dottrinale non è condotto in un modo logico, come testimoniano i numerosi scritti da lei dettati. La Santa domenicana abbraccia nel/a sua esperienza mistica la Trinità e il mondo, costruito sul crocifisso. L'elevazione che riportiamo è fra le più belle, sia per l'altissima dottrina, sia per la tenerezza filiale verso la Madre di Dio.

O Maria Maria, tempio della Trinità. O Maria portatrice del fuoco. Maria porgitrice di misericordia. Maria germinatrice del frutto. Maria ricompratrice dell'umana generazione, perché sostenendo la carne tua nel Verbo, fu ricomprato il mondo. Cristo ricomprò con la sua passione e tu col dolore del corpo e della mente.

O Maria, mare pacifico, Maria donatrice di pace, Maria terra fruttifera. Tu Maria, sei quella pianta novella, dalla quale abbiamo il fiore odorifero del Verbo Unigenito Figlio di Dio, perché in te, terra fruttifera, fu seminato questo Verbo. Tu sei la terra, tu sei la pianta. O Maria, carro di fuoco, tu portasti iI fuoco nascosto e velato sotto la cenere della tua umanità.

O Maria vasello d'umiltà, nel quale vasello sta e arde il lume del vero conosci mento, col quale tu levasti te sopra di te, e però piacesti al Padre eterno; onde egli ti rapì e trasse a sé amandoti di singolare amore. Con questo lume e fuoco del,la tua carità, e con l'olio della tua umiltà traesti tu, e inchinasti la divinità sua a venire in te; benché prima fu tratto dall'ardentissimo fuoco della sua inestimabile 'carità a venire a noi...

Tu oggi, o Maria, sei fatta libro, nel quale è scritta la regola nostra. In te oggi è scritta la sapienza del Padre eterno. In te oggi si manifesta la fortezza e libertà dell'uomo. Dico che si mostra ,la dignità dell'uomo, peroché se io riguardo in te Maria, veggo che la mano dello Spirito Santo à scritto in te la Trinità, formando in te il Verbo incarnato Unigenito Figliolo di Dio. Ci scrisse la sapienza del Padre,cioè esso Verbo; ci à scritto la potenza, peroché fu potente a fare questo grande mistero; e ci à scritto la clemenza di esso Spirito Santo, ché solo per grazia e clemenza divina fu ordinato e compiuto tanto mistero...

O Maria, io veggo questo Verbo dato a te, essere in te; e nondimeno non è separato dal Padre, sì come la parola che ,l'uomo à nella mente, che benché ella sia perfetta di fuori e comunicata ad altri, non si parte però, né è separata dal cuore. In queste cose si dimostra la dignità dell'uomo, per cui Dio ha operato tante e sì grandi cose. In te ancora, o Maria, si dimostra oggi fortezza e libertà dell'uomo; perché dopo la deliberazione di tanto e sì grande consiglio, è mandato a te l'angelo ad annunciarti il mistero del consiglio divino, e cercare la volontà tua; e non discese nel ventre tuo il Figliolo di Dio, prima che tu consentissi con 'Ia volontà tua. Aspettava alla porta della tua volontà, che tu gli aprissi, ché voleva venire in te; e giammai vi sarebbe entrato se tu non gli avessi aperto dicendo: Ecco l'ancella del Signore; sia tatto a me secondo la parola tua (Lc. 1, 38)...

O Maria, dolcissimo amore mio, in te è scritto il Verbo, dal quale noi abbiamo la dottrina della vita. Tu sei la tavola, che ci porgi quella dottrina. Io veggo questo Verbo, subito che egli è scritto in te, non essere senza la croce del santo desiderio, ma subito che egli fu concepito in te, gli fu innestato e annesso i,l desiderio di morire, per la salute dell'uomo, per la quale egli si è incarnato...

O Maria, benedetta sia tu, tra tutte le donne, in saeculum saeculi: ché oggi tu ci hai dato della farina tua. Oggi la Deità è unita e impastata con l'umanità nostra sì fortemente, che mai non si può separare, né per morte né per nostra ingratitudine, questa unione.

* Preghiere ed elevazioni - Editrice Ferrari, Roma 1920, pp. 116-124.

 

M41   LA SUBLIME ESALTAZIONE DI MARIA

         Elredo di Rievaulx *

Elredo di Rievaulx (1110-1167). Nato nello Yorkshire, passò verso il 1133 dalla corte del re di Scozia all'abbazia cistercense di Rievaulx. Dottore di vita spirituale, fu successivamente maestro dei novizi, abate di San Lorenzo di Rivesby e abate di Rievaulx. «E' quasi un altro Bernardo, il nostro Elredo» dicevano di lui i cistercensi che lo conobbero e lo amarono. In effetti, senza uguagliare il suo famosissimo contemporaneo, Elredo ci ha lasciato un'opera di valore, i cui temi principali sono: l'amore tenero verso l'umanità del Salvatore e verso la Vergine Maria e l'amicizia spirituale tra gli uomini.

Saulo, che spirava minacce e strage contro i discepoli del Signore e giungeva fino a perseguitare il Signore stesso, fu oggetto di una tale misericordia, da potersi poi gloriare della speranza della gloria dei figli di Dio e d'essere rapito, con il corpo o fuori del corpo, fino al terzo cielo. Non ci si deve perciò stupire, se la santa Madre di Dio che, fin da quando era nella culla, gli fu fedele nella prova, sia stata assunta in cielo anche con il corpo ed esaltata al di sopra dei cori angelici.
Se c'è gioia in cielo tra gli angeli per un solo peccatore che fa penitenza, chi potrà dire la lode gioiosa e bellissima che sale verso Dio per Maria santissima, che non ha mai peccato né proferito inganno? Se è vero che quelli che un tempo furono tenebre e poi luce nel Signore, rifulgeranno come sole nel Regno del Padre loro, chi saprà descrivere il peso eterno di gloria di Maria, che venne in questo mondo come sole e dalla quale è uscita la Luce vera che illumina ogni uomo?
Il Signore ha detto: Se qualcuno mi vuol servire, mi segua; e là dove sono io sarà pure il mio servo (Gv. 12, 26): dove pensiamo allora che sia sua Madre, colei che l'ha servito con tanta delicatezza e costanza? Se l'ha accompagnato e gli è stata sottomessa fino alla morte, nessuno si meraviglia se ora, meglio di chiunque altro, ella segue l'Agnello ovunque va.

* Sermo XXIV - in Assumptione Sanctae Mariae - Sermones inediti B. Aelredi abbatis Rievallensis, ed. C. H. Talbot, Roma 1952, p. 162.

 

M42  MARIA È VIVA PER TUTTA L'ETERNITÀ

             San Giovanni Damasceno *

Con Giovanni Damasceno si chiude, nel secolo ottavo, l'era patristica. Nato a Damasco ,verso il 675, si fece monaco nel monastero di san Saba, vicino a Gerusalemme. AI tempo della lotta iconoclastica, egli fu il gran difensore del culto delle immagini. Teologo e poeta, segue la dottrina tradizionale, ma la sua teologia preannuncia già la scolastica. Le sue poesie ricche di fervore e di lirismo, i suoi canti liturgici e le sue splendide omelie rimangono sempre vive e attuali. La data della sua morte è anteriore al 754.

Oggi l'arca santa e vivente del Dio vivo, colei che portò in seno il suo stesso Creatore, riposa nel tempio del Signore, non costruito da mano d'uomo. Davide, suo antenato e progenitore di Dio, trasale di gioia; gli angeli danzano in festa, gli arcangeli applaudono e 'le potenze del cielo cantano gloria...
Colei che fece scaturire per tutti la vera vita, come avrebbe potuto essere soggetta alla morte? E' vero: anche essa si piega alla legge promulgata dal proprio figlio e, come figlia del vecchio Adamo, subisce la sentenza emessa contro il padre, poiché neppure suo Figlio, che è la Vita stessa, vi si è sottratto. Ma, come madre del Dio vivente, è giusto che sia portata presso di lui. Perché, se Dio ha detto, a proposito del primo
uomo creato: Che ora non stenda la sua mano per cogliere il frutto dell'albero della vita e, gustatolo, non viva in eterno (Gen. 3, 22), ,colei che ha ricevuto in sé la Vita stessa, infinita e illimitata, la Vita che non conosce né inizio né termine, come non sarebbe viva per tutta l'eternità?
Un tempo, il Signore Dio aveva scacciato dal paradiso dell'Eden e mandato in esilio
i progenitori della nostra razza mortale, che erano come inebriati dal vino della disobbedienza, avevano gli occhi del cuore appesantiti dall'ebbrezza della trasgressione, lo sguardo dello spirito oppresso dallo stordimento della colpa, ed erano addormentati nel sonno della morte. Ma ora, il paradiso non riceverà forse colei che ha infranto in sé l'impeto delle passioni e ha portato alla luce il germoglio dell'obbedienza a Dio e al Padre, dando inizio alla vita di tutto il genere umano? Il cielo non le aprirà forse con gioia le sue porte?...
Se Cristo, che è la Vita e la Verità, ha detto: Dove sono io, là sarà anche il mio servo (Gv. 12, 26), a maggior ragione, come non abiterà con lui sua madre?.. Poi,ché il corpo santo e puro che in Lei si era unito al Verbo divino, si levò dal sepolcro il terzo giorno, bisognava che anche lei fosse strappata alla tomba e 'che la madre fosse assunta presso il Figlio. Egli era sceso verso di lei: così essa, la creatura amata sopra ogni altra, doveva essere elevata in una dimora più grande e più perfetta, nel cielo stesso (cfr. Ebr. 9, 11. 24). Era giusto che colei che aveva ospitato nel suo grembo il Verbo divino si stabilisse nella dimora del suo Figlio. E come il Signore disse che egli doveva essere nella casa del Padre (cfr. Lc. 2, 49), così era necessario che la Madre abitasse nella dimora regale di suo Figlio,
nella casa del Signore, negli atri del nostro Dio (Sal. 134, 2). Perché, se lì è la dimora di tutti quelli che sono nella gioia, dove mai dovrebbe risiedere colei che è la ,causa stessa della gioia?

* Omelia la per la Dormizione della Beata Vergine Maria, 2, 3, 14: PG 96, 724. 725. 728. 741.

 

 

M43   L'ASSUNZIONE DI MARIA, EPILOGO DELL'INCARNAZIONE DEL SIGNORE

           San Germano di Costantinopoli *

Nato verso il 635 nella città di cui sarebbe diventato patriarca al termine della sua carriera, Germano di Costantinopoli (+ 733) è il primo vescovo che denunciò con autorità la politica iconoclasta e fu perciò costretto dall'imperatore Leone Isaurico (729) a rassegnare le dimissioni. Come vescovo di Cizico, tuttavia, si era mostrato in passato meno drastico circa il monotelismo dell'imperatore Filippico (712).
Come panegirista della santa Vergine, san Germano ci ha lasciato sette discorsi in cui /'incomparabile purezza della Madre di Dio e la sua mediazione universale sono esaltate con termini entusiasti.

O tempio vivente della santissima divinità del Figlio unico, Madre di Dio, io lo ripeto con azioni di grazie, veramente la tua assunzione non ti ha per nulla allontanata dai cristiani. Tu vivi incorruttibile e tuttavia tu non sei lontana da questo mondo di corruzione; anzi, tu sei presso chi ti invoca e coloro che ti cercano con fede ti trovano. Era conveniente che il tuo spirito restasse sempre possente e vivente e che il tuo corpo fosse immortale. Come avrebbe mai potuto la dissoluzione della carne ridurti in cenere e polvere, tu che hai salvato l'uomo dallo sfacelo della morte con l'incarnazione di tuo Figlio? E se tu hai lasciato la terra, è perché il mistero di questa incarnazione prodigiosa si manifesti in tutta la sua evidenza...
Non si può ammettere che, avendo portato Dio in te, tu avessi potuto essere ridotta in polvere dalla corruzione della morte. Poiché colui che annientò se stesso (Fi!. 2, 7) in te, è Dio dal principio e Vita prima del tempo, e la madre della Vita doveva essa stessa restare con la Vita, la morte non poteva esser per essa che un sonno e l'assunzione sarebbe così come un risveglio per la madre della Vita. Il fanciullo cerca e vuole la madre, e la madre vuoi vivere con la sua creatura; analogamente poiché tu nutrivi nel cuore un amor materno per il tuo Figlio e per il tuo Dio, dovevi nell'ordine naturale poter ritornare presso di lui, e Dio, per il suo amor filiale verso di te, doveva con giustizia concederti di condividere
la sua condizione. Così, morta alle cose periture, sei stata portata verso le dimore incorruttibili dell'eternità in cui risiede Dio, della cui vita ormai tu partecipi senza mai abbandonare la sua presenza, o Madre di Dio.
Tu sei stata corporalmente la sua dimora; ed ora è lui che, come tua ricompensa, si è fatto luogo del tuo riposo. Egli diceva: Questa è la mia stabile dimora per i secoli dei secoli (81.131, 14). Questo luogo di riposo è la carne di cui egli si è rivestito dopo averla presa da te, Madre di Dio, la carne nella quale - noi lo crediamo - egli si è mostrato nel mondo presente e si manifesterà nel mondo futuro allorché verrà a giudicare i vivi ed i morti.
Poiché tu sei la dimora del suo riposo eterno, egli ti ha sottratta alla corruzione e ti ha preso con sé, volendo conservarti alla sua presenza ed al suo amore. Ecco perché tutto ciò che tu chiedi egli te lo concede come a madre premurosa verso i figli; e tutto ciò che tu auspichi egli lo compie con la sua potenza divina, egli ch'è benedetto per l'eternità.

 *  Homélie 1 pour la Dormition de la Mère de Dieu: pp. 98, 346-347.

M61   MARIA, PIÙ GIOVANE DEL PECCATO

           Georges Bernanos *

Giorgio Bernanos, romanziere e drammaturgo francese, è nato nel 1888 e morto nel 1948. L'autore dei «Dialoghi delle Carmelitane» ha tentato di tradurre nella sua opera «il tragico» della esistenza umana e cristiana. In questa pagina del «Diario di un Curato di campagna», ha messo in un vigoroso contrasto il male che agisce nel mondo peccatore e la coscienza cristallina della Vergine, che è l'Innocenza stessa. 

 ... E la Madonna, la preghi la Madonna? La preghi come si deve, la preghi bene? E' nostra madre, s'intende. E' la madre del genere umano, la nuova Eva. Ma è anche sua figlia. Il mondo antico, il mondo pieno di dolore, il mondo di prima della grazia l'ha cullata a lungo sul proprio cuore desolato - secoli e secoli - nell'attesa oscura, incomprensibile d'una Virgo Genitrix... Per secoli e secoli ha protetto con le sue vecchie mani cariche di delitti, con le sue mani pesanti, la piccola fanciulla meravigliosa di cui non sapeva nemmeno il nome. Una fanciulla, questa regina degli angeli! E lo è rimasta, non dimenticarlo!...
Ma nota questo: la Santa Vergine non ha avuto né trionfo né miracoli. Suo Figlio non ha permesso che la gloria umana la sfiorasse, nemmeno con la punta più sottile della sua grande ala selvaggia.
Nessuno ha vissuto, ha sofferto, è morto altrettanto semplicemente e in un'ignoranza altrettanto profonda della
propria dignità, d'una dignità che tuttavia la pone al di sopra degli angeli. Poiché, dopo tutto, era nata senza peccato: quale stupefacente solitudine! Una sorgente così pura, così limpida, così limpida e pura che ella non poteva nemmeno vedervi riflessa la propria immagine, fatta solo per la gioia del Padre: o sacra solitudine! Gli antichi demoni familiari dell'uomo, padroni e nello stesso tempo servi, i terribili patriarchi che hanno guidato i primi passi di Adamo alla soglia del mondo maledetto, l'Astuzia e l'Orgoglio, li vedi guardare da lontano questa creatura miracolosa, posta fuori della loro portata, invulnerabile e disarmata. Certo, la nostra povera specie non vale molto, ma l'infanzia commuove sempre le sue viscere; l'ignoranza dei piccoli le fa abbassare gli occhi: i suoi occhi che conoscono il bene e il male, i suoi occhi che hanno visto tante cose! Ma non è che ignoranza, dopo tutto. La Vergine era l'Innocenza. Renditi conto di ciò che siamo per lei, noialtri, la razza umana. Oh! Naturalmente, ella detesta il peccato, ma in fondo non ha nessuna esperienza di esso, quell'esperienza che non è mancata ai più grandi santi, allo stesso santo d'Assisi, per quanto serafico sia. Lo sguardo della Vergine è il solo sguardo veramente infantile, il solo vero sguardo di bambino che si sia mai levato sulla nostra vergogna e sulla nostra disgrazia.
Sì, per ben pregarla, bisogna sentire su di sé questo sguardo che non è affatto quello dell'indulgenza - perché l'indulgenza si accompagna sempre a qualche amara esperienza - ma della tenera compassione, della sorpresa dolorosa, di non so quale altro sentimento, inconcepibile, inesprimibile, che la fa più giovane del peccato, più giovane della razza da cui è uscita e, benché Madre per grazia, Madre delle grazie, la fa più giovane del genere umano.

* Journal d'un Curé de campagne, Plon, Parigi 1936, pp. 256 e 258-259.

 

M62   LA PIÙ GRANDE PROVA D'AMORE DI MARIA

            René Voillaume *

René Voillaume, fedele allo spirito di Charles de Foucauld di cui ha voluto far rivivere la vita e gli insegnamenti, ha fondato nell'ottobre 1933 la prima fraternità dei Piccoli Fratelli di Gesù, a EI Abiodh nel Sahara. Autore di «Come loro» e delle «Lettere alle Fraternità», il Voillaume possiede il dono di scoprire il volto del Cristo sofferente negli esseri più poveri e di leggere negli avvenimenti banali della vita il messaggio del Dio vivente. La sua spiritualità semplicissima, essenzialmente evangelica come quella di Fratel Carlo di Gesù, cerca di trasfigurare le nostre sofferenze nell'amore del Cristo.

Nell'ora della Croce, il Vangelo segnala la presenza di Maria. E' appena un breve accenno, ma basta per farci capire quale abisso nasconda. Era impossibile che a quel momento la Vergine non sapesse tutto di suo Figlio. In quel momento essa dava tutta la misura della sua fede. Il mistero della Vergine, durante la Passione, sta appunto in quel suo essere la più forte di tutti, più forte degli apostoli che pure erano uomini. Non mi piacciono molto le immagini della Passione, che rappresentano la Vergine annientata, singhiozzante, come una donna affranta dal dolore. Niente, nel Vangelo, ci autorizza a pensare così: anzi ci si dice che ella era in piedi. Grazie al suo immacolato concepimento, Maria aveva corrisposto in modo meraviglioso, un giorno dopo l'altro, all'opera compiuta da Dio nella sua anima, sicché il Signore non aveva bisogno di fare cose straordinarie perché la fede e l'amore di sua madre raggiungessero proporzioni che sono al di sopra della nostra portata.
La fede della Madonna è arrivata al suo culmine al momento della Passione; è proprio allora che si verifica un altro mistero: poiché il Figlio sta per morire, termina anche la missione della Vergine, come madre di Gesù in terra. Allora, che cosa può dare ancora a suo Figlio? Non ha più niente da dare a suo Figlio. Ma è accaduto in lei un fatto immenso, perché, vedendo il proprio figlio, una madre non può non sperimentare il massimo della sofferenza, specie se lo vede morire non di morte
naturale, ma giovane e martoriato. Noi sappiamo benissimo che se la più grande prova d'amore è di dare la vita per quelli che si amano, la più grande sofferenza è anche la massima prova d'amore. E Dio l'ha condotta fino a quel punto perché potesse dare la più grande prova d'amore. Era troppo intimamente legata a suo Figlio, perché non ci fosse anche un mistero di collaborazione: l'amore infatti spinge ad operare insieme. Il tipo di «lavoro» che suo Figlio compiva allora per la redenzione del mondo, le consentiva, per la prima volta, una collaborazione piena. Maria ha sperimentato fin nell'intimo dell'essere la sofferenza che era la sofferenza redentrice. E siccome è certo che essa, a questo punto, conosceva perfettamente la missione di suo Figlio, è facile capire il posto unico che occupa nella redenzione delle anime: vi è entrata in piena lucidità di fede, attraverso un dolore che è l'apice della sofferenza di una madre.

* Demeures de Dieu: l'Èglise, la Vierge, Le Cerf, Parigi 1954, pp. 53-55.

 

M63  MARIA, VOLUTA DA DIO

         Cardinale Suenens *

Il primate del Belgio, arcivescovo di Malines - Bruxelles, nato nel 1904, ha avuto un compito di grande importanza come moderatore durante il Concilio Vaticano Il. Insieme ad opere vigorose, dedicate all'incremento dell'apostolato e al problema della corresponsabilità nella Chiesa, il cardinale Suenens offre volentieri ai suoi lettori o ai suoi ascoltatori delle meditazioni P9fsonalissime sulla Madonna. Pastore dinamico, preoccupato di un autentico rinnovamento, in queste riflessioni egli si rivela animato dai sentimenti più delicati verso la Madre di Cristo e della Chiesa.

La vera devozione mariana non parte dal basso, ma dall'alto; è guidata non dall'affettività, ma dalla fede. E' anzitutto adesione a Dio e accettazione del suo misterioso disegno. La devozione alla Madonna è parte integrante della rettitudine d'intenzione che dobbiamo avere nei riguardi di Dio. Infatti la rettitudine cristiana parte dall'adesione volontaria al piano stabilito 'da Dio, per mezzo di un'unione stretta a Dio che traccia - come vuole lui la traiettoria della sua grazia. Dio ha voluto associare Maria alla sua opera di salvezza. Per mezzo di lei, ha dato al mondo suo Figlio. Ora, i doni di Dio sono senza pentimento e quest'ordine di cose non cambierà più. La mediazione di Maria resta per sempre, perché tale è il disegno di Dio.
Cristo ha sempre fatto la volontà del Padre. Con quale amore è entrato nel mondo per la via che il Padre gli tracciava! Noi, suoi discepoli, non dobbiamo esitare ad assumere i suoi stessi sentimenti nei riguardi di Maria. Dal momento che Dio l'ha scelta per suo Figlio e per noi, noi non 'dobbiamo sceglierla, ma solo riceverla come nostra Madre. La sua bellezza e la sua bontà ci attirano: proviamo il bisogno di ricorrere a lei. Ma noi siamo felici di sottometterei alla volontà di Dio, prima di tutto per obbedienza. Il più grande potere della devozione mariana sta proprio qui. Non tocca a noi tracciare i limiti dell'azione divina o fare a meno di quegli intermediari che egli
ha scelto liberamente.
È nell'essenza di Dio amarci con abbondanza e con sovrabbondanza e comunicare alle sue creature la gloria di essere suoi strumenti. In Dio c'è posto per tutte le liberalità: "economia esiste soltanto al nostro livello umano. Il nostro culto filiale verso Maria non è altro che rendimento di grazie per la prodigalità d'amore divino, di cui ella costituisce la testimonianza vivente e perenne. Sarebbe un grave errore considerare la pietà mariana come qualcosa di inutile e di superfluo, che ostacoli i nostri rapporti con Dio.
Questa pietà non è una specie di raffinatezza, una concessione all'immaginazione e alla sensibilità popolare, un mezzo di salvezza a buon mercato. E' invece per tutti, indistintamente, l'espressione della volontà di salvezza che Dio ha nei nostri confronti,... volontà divina che nasconde in sé un mistero d'amore. Perché Maria è, dopo il Cristo, la grazia più insigne che Dio ci ha fatto. Ah! Se tu conoscessi il dono di Dio! diceva Gesù alla samaritana (Gv. 4, 10). In questo dono è racchiuso quello di Maria, perché il mistero del Figlio comprende quello della Madre. Non bisogna esitare ad accettare, dalle mani di Dio, colei che ci viene offerta così. A ciascuno di noi, in un certo senso, Dio di,ce di nuovo la parola dell'angelo a Giuseppe: Non temere di accettare Maria...
quel che è nato in lei è opera dello Spirito Santo (Cfr. Mt. 1, 20). Occorre ricevere con umiltà questo dono dell'Altissimo: accogliere, con l'anima dilatata, tutto il capitale d'amore che Dio ha investito in Maria, per la felicità sua e per la nostra.

* «Pastoralia» dell'archidiocesi di Malines-Bruxelles del 2-121968.

 

 

M64  IL POSTO DI MARIA NELLA STORIA DELLA SALVEZZA

         Pierre Grelot *

Le opere di Don Pierre Grelot, in particolare il «Sens chrétien de l'Ancien Testament» e «La Bible, Parole de Dieu» manifestano una intuizione circa la partecipazione di Dio alla storia degli uomini. Nato a Parigi nel 1917, professore alla Facoltà di teologia dell'Istituto Cattolico dal 1964, egli sviluppa le sue tesi con chiarezza e precisione, e sa riconoscere il mistero della Chiesa nella Sacra Scrittura.

Che diremo di Maria, dalla quale è nato Gesù: appartiene al Vecchio o al Nuovo Testamento? Dipende dall'Israele sottoposto alla legge o dall'Israele a cui è stato affidato il deposito della grazia? E' questa una domanda che ci impone di stare molto attenti per evitare una risposta affrettata. Infatti, sotto un certo aspetto, Maria fa parte certamente dell'epoca della preparazione: anzi spetta proprio a lei il compito di concluderla. La razza d'Adamo, la progenie di Abramo e di Davide converge in lei per dar vita al Cristo, mediatore .della salvezza. Appunto attraverso Maria si compie in lui l'inserzione nel tempo, tempo rivestito di tutti gli aspetti che l'umanità peccatrice gli ha impresso. Nel suo compito di Madre, Maria non è uno strumento passivo che serve unicamente per dare a Gesù il suo corpo d'uomo. Poiché egli deve passare attraverso una crescita effettiva in sapienza, in statura e in grazia (Lc. 2,52), prima di diventare un ebreo adulto, essa compie nei suoi riguardi la missione educativa di tutte le madri. Così per l'opera sua il seme di David germoglia veramente dalla storia che lo aveva preparato e che ha preceduto la sua venuta.
D'altra parte il linguaggio usato dagli evangelisti, quando parlano di Maria, mostra che essi non la considerano un personaggio dell'Antico Testamento, cosa che invece è evidente, per esempio, nel caso di Giovanni Battista. Maria ha ricevuto per prima quella chiamata alla fede il cui oggetto esplicito è la persona di Gesù, messia davidico e Figlio di Dio. In perfetta obbedienza ha risposto per prima a questa chiamata: con lei dunque s'inizia la fede della Chiesa. Senza dubbio .Ia sua fede cresce progressivamente per tappe che si susseguono nel corso degli episodi evangelici, fino alla croce. L'ultima volta che troviamo nella Scrittura il nome di Maria, essa ci appare come naturalmente situata nella Chiesa, quando la risurrezione di suo figlio ha portato all'apice lo sviluppo della sua fede. Non basta: la sua situazione-chiave riguardo a Gesù, il legame, unico nel suo genere, che la unisce a lui, fa sì che Dio i-naugura proprio per lei quell'economia della grazia aperta a tutti i credenti. A partire dall'annunciazione, Maria è già piena di grazia, come poi ne saranno ricolmi tutti quelli che crederanno. Intravediamo così in Maria un mistero di vita con Dio, che una perfetta discrezione sottrae ai nostri sguardi, ma che, nello stesso tempo, conferisce tutto il loro senso profondo ai lineamenti autentici della sua personalità spirituale: la disponibilità di fronte alla chiamata di Dio e lo stato di verginità. Quest'ultimo punto è di gran lunga il più importante poiché è la condizione essenziale del mistero dell'incarnazione: lo Spirito Santo, lui solo -la rende feconda perché si veda chiaramente che il figlio di Maria è il Figlio dell'Altissimo. In questo modo, pur apparendo agli occhi degli uomini come moglie convivente con Giuseppe, essa non conosce in realtà nessun altro sposo all'infuori di Dio e così attua, tanto nello spirito, come nella carne, quella situazione di vergine sposa a cui saranno chiamati i fedeli e che definisce il mistero stesso della Chiesa.
Concludendo, tutto questo va guardato uni-camente nella prospettiva della maternità di Maria: per poter diventare madre, penetra nel mistero della fede in Cristo; è benedetta tra le donne (Lc. 1, 42) perché in essa si compie l'incarnazione del Figlio di Dio; si trova ad essere piena di grazia (Lc. 1, 28), già prima dell'incarnazione, perché è stata prescelta per diventare la madre del Signore (Lc. 1, 43). E' per questo che pur restando incorporata all'antico popolo di Dio - mediante lei infatti Gesù sarà erede del trono di Davide - Maria di diritto entra a far parte della nuova umanità.

* La Bible, Parole de Dieu, Desclée, Tournai 1965 - pp. 289-290.

 

M66  MAGNIFICARE IL SIGNORE E, IN LUI, TRASALIRE DI GIOIA

            Sant'Ambrogio *

Ambrogio nacque a Treviri verso il 330 e mori nel 397. Dopo aver studiato a Roma, fu promosso governatore della Liguria, con residenza a Milano. Era ancora catecumeno, quando il popolo - all'unanimità - lo elesse vescovo di questa città. Da questo momento si fece tutto a tutti, secondo la testimonianza di sant'Agostino. La sua predicazione, ispirata ai Padri greci e in particolare ad Origene, è caratterizzata da un orientamento pratico e pastorale. In ogni circostanza, si sforza di mettere la Parola di Dio alla portata dei suoi fedeli.

L'angelo che annunziava un mistero disse alla Vergine Maria, per aiutarla a credere per mezzo di un segno, che una donna anziana e sterile stava per diventare madre, mostrando in questo modo 'che Dio può tutto ciò che vuole. Maria, appena udito questo, non già perché non credesse alla profezia, o fosse incerta sull'autorità di chi l'aveva fatta, o dubitasse della prova addotta, ma, come portata dal desiderio, tutta slancio e dedizione, nella sollecitudine che scaturisce dalla gioia, si diresse verso la regione montana. Poteva dunque non correre verso l'alto, Maria, piena ormai di Dio? La grazia dello Spirito Santo non sopporta gli indugi di una preparazione laboriosa...
E subito si manifestano i benefici dell'arrivo della Vergine e della presenza del Signore. Perché, appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le esultò nel seno ed ella fu ricolma di Spirito Santo (Gc. 1, 41). Notiamo la scelta appropriata di ogni parola. Elisabetta per prima udì la voce, ma fu Giovanni a percepire subito la grazia. La madre intese secondo l'ordine della natura, il figlio esultò in virtù del mistero. L'una riconobbe l'arrivo di Maria, l'altro quello del Signore; la donna avvertì la venuta della donna; il piccolo sentì giungere il piccolo. Elisabetta e Maria magnificano la grazia e i due figli operano dal di dentro, dando inizio ad un mistero di misericordia a vantaggio delle loro madri. E queste, con un doppio miracolo, profetizzano sotto l'ispirazione dei loro figlioli. Il bambino esultò e la madre fu ripiena di Spirito Santo. La madre
però non fu ripiena prima del figlio, ma anzi, essendo il figlio pieno di Spirito Santo, ne colmò anche la madre. Giovanni ha esultato e ha esultato anche lo spirito di Maria. E, all'esultanza di Giovanni, Elisabetta è ripiena di Spirito Santo... Beata tu che hai creduto (Lc. 1, 45). Ma anche voi siete beati, perché avete udito e creduto. Ogni anima che crede, concepisce e genera la parola di Dio, riconoscendone le opere. Che in ciascuno di voi ci sia l'anima di Maria, per glorificare il Signore; ci sia lo spirito di Maria per trasalire di gioia in Dio. Se una sola è madre di Cristo secondo la carne, secondo la fede invece Cris,to è generato da tutti. Ogni anima infatti riceve il Verbo di Dio in sè, purché, senza macchia né colpa, sappia conservare coraggiosamente la propria castità. Perciò chiunque sa comportarsi così, magnifica il Signore come l'anima di Maria lo ha magnificato, mentre il suo spirito esultava in Dio suo salvatore. E il Signore viene glorificato, come si legge in un altro passo: Magnificate il Signore con me (Sal. 33, 4). Non nel senso che la parola umana possa aggiungere qualcosa alla gloria del Signore, ma perché egli viene magnificato in noi. Infatti l'immagine di Dio è Cristo (cfr. 2 Cor. 4, 4; Col. 1, 15) e quindi l'anima che vive rettamente e compie il bene, magnifica questa immagine di Dio, a somiglianza della quale è stata creata. E nel magnificarla si sublima, partecipando in qualche modo alla sua grandezza.

* Expositio evangelii secundum Lucam, II, 19, 22-23, 26-27: CCL 14, 39-42.

 

 

M67  LA VERGINE DI FRONTE AL DONO DI DIO

            Elisabetta della Trinità *

Elisabetta Catez è nata a Bourges nel 1880. A ventun'anni è entrata al Carmelo di Digione e vi è morta il 9 novembre 1906. Trascorse una vita di silenzio, per poter stare, come Maria, in ascolto del Verbo eterno ed essere istruita solo da lui. Questo le ha permesso un'ascesa di continua purificazione nel cammino della preghiera, secondo lo spirito del suo Ordine. Aveva assimilato in profondità la dottrina di san Paolo, e unico scopo della sua vita fu quello di offrirsi alla Santissima Trinità come «lode di gloria", secondo le parole dell'apostolo. Ha lasciato scritti spirituali che riflettono la densità delle sue intuizioni e della sua esperienza.

Se tu conoscessi il dono di Dio, diceva un giorno il Cristo alla Samaritana (Gv. 4, 10). Ma qual'è dunque questo dono di Dio se non lui stesso? E lui, dice il discepolo prediletto, è venuto nella sua casa e i suoi non l'hanno ricevuto (Gv. 1, 11). San Giovanni Battista potrebbe dire ancora a molte anime quelle sue parole di rimprovero: In mezzo a voi - in voi - c'è uno che voi non conoscete (Gv. 1, 26).
Se tu conoscessi il dono di Dio! C'è una creatura che ha conosciuto questo dono di Dio, una creatura che non ne ha perduto neanche una minima parte, una creatura così pura e luminosa che sembra la Luce stessa. E tuttavia la sua vita fu così semplice, così perduta in Dio che non c'è quasi nulla da dire. E' la Vergine fedele, colei che custodiva tutte le cose nel suo cuore (Le. 2, 51). Lei, che era così piccola, così raccolta davanti a Dio nel segreto del tempio, attirò le compiacenze della Trinità Santa: Poiché egli ha guardato la piccolezza della sua serva, d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata (Le. 1, 48). Il Padre si era chinato verso questa creatura così bella, così ignara della sua bellezza, e volle che diventasse la Madre, nel tempo, di colui che egli genera nell'eternità. Allora intervenne lo Spirito d'amore che presiede a tutte le operazioni di Dio e la Vergine disse il suo Fiat: Ecco la serva del Signore: sia fatto a me secondo la tua parola (Le. 1, 38). E il più grande dei misteri si compì; in virtù della discesa del Verbo in lei, Maria divenne per sempre possesso di Dio.
Mi pare che l'atteggiamento della Vergine durante i mesi trascorsi tra l'Annunciazione e la Natività, serva di modello alle anime interiori, agli esseri scelti da Dio per vivere «al di dentro» nelle profondità dell'abisso insondabile. Con quanta pace e quanto raccoglimento Maria agiva ed era disponibile a tutte le cose! E in che modo anche le più banali fra esse venivano come divinizzate attraverso di lei, poiché in tutto essa rimaneva in adorazione del dono di Dio! Ma questo non le impediva di prodigarsi esteriormente quando si trattava di esercitare la carità. Il Vangelo ci dice che Maria percorse rapidamente le montagne della Giudea per recarsi dalla cugina Elisabetta (cfr. Lc. 1, 39). Mai l'ineffabile visione che la Vergine contemplava in se stessa diminuì la sua carità esterna poiché, come dice il beato Ruysbroek, se la contemplazione «si volge verso la lode e verso l'eternità del suo Signore, conquista l'unità e non potrà mai perderla. Ma appena giunge un ordine dal cielo, essa si volge verso gli uomini. Fa sue le loro necessità, si china verso tutte le loro miserie; bisogna che essa pianga e dia fecondità. Fa luce come il fuoco: come lui brucia, trasforma in sé e divora, portando verso il cielo ciò che ha divorato? E quando essa ha svolto la sua azione in basso, si innalza e, tutta incandescente del suo ardore, riprende lo slancio verso l'alto».

* Testo integrale della «Première retraite, 10. jour», in En présence de Dieu, di M. M. Philipon, Desclée De Brouwer 1966 pp. 151-152.

 

 

M68  MARIA: IL PRIMO ESSERE PIENAMENTE UMANO

             Nicolas Cabasilas *

Nicola Cabasilas, nato a Tessalonica verso il 1320 e morto nel 1363, è uno dei pochi scrittori ecclesiastici rimasti per tutta la vita nello stato laicale. Nel 1347, a Costantinopoli, divenne consigliere e amico intimo dell'imperatore Giovanni Cantacuzeno. Conobbe e ammirò profondamente il suo contemporaneo, l'arcivescovo Gregorio Palamas di cui difese la dottrina. La sua teologia verte tutta sui sacramenti. Ci lascia numerosi scritti teologici e spirituali di grande valore fra cui si annoverano «La spiegazione della divina liturgia» e «La vita in Gesù Cristo».

Quando giunse per la natura umana il momento d'incontrare la natura divina e di unirsi intimamente ad essa in modo che tutte e due non formassero che una sola persona, ciascuno di loro doveva necessariamente essersi già manifestata nella sua integrità. Dio, da parte sua, si era già rivelato nel modo che conveniva a Dio; la Vergine d'altra parte, era sola a mettere in luce la natura umana. Così, quando Gesù Cristo, Dio fatto uomo, venne nel mondo, le nature di cui egli è costituito, erano già tutte e due chiaramente manifestate.
Al principio, Dio aveva fatto la creatura spirituale e poi la creatura sensibile (cfr. Gen. 1, 1); in seguito aveva creato l'uomo costituito da questi due elementi. Allo stesso modo, l'Uomo-Dio è stato messo al mondo alla fine dei tempi mentre Dio esisteva fin dal principio, e l'uomo era appena apparso, nelle ultime epoche. Sembra dunque veramente che se Dio si è unito alla natura umana, non dalla sua origine ma al finire dei tempi, questo è avvenuto perché prima di quel momento la natura umana non era ancora pienamente nata, mentre appariva ora per la prima volta nella sua integrità...
Oggi noi celebriamo con grande splendore tutto questo. Il giorno della nascita della Vergine è anche quello della nascita del mondo intero, perché questo giorno ha visto nascere il primo essere pienamente umano. Ora la terra ha dato veramente il suo frutto (Sal. 66, 7), essa che da sempre produceva solo rovi e spine, solo corruzione e
peccato. Ora il cielo sa di non essere stato creato invano perché l'umanità, per la quale è stato fatto, vede la luce...
E' per questo che la creazione tutta intera fa salire verso la Vergine una lode senza fine, tutte le lingue cantano la sua gloria con voce unanime, tutti gli uomini e tutti i cori degli angeli non si stancano di creare inni per la Madre di Dio. Anche noi la celebriamo e tutti insieme le offriamo la nostra lode: lode inferiore a quella che le dobbiamo o che avevamo intenzione di tributarie con le nostre labbra. Il nostro debito a questo riguardo sarà sempre molto grande.
A te sola, Vergine degna di ogni lode, e al tuo amore per gli uomini, tocca apprezzare il beneficio della grazia ottenuta non per merito nostro, ma per la tua generosità. Scelta come dono offerto a Dio fra tutta la nostra stirpe, tu hai ornato di bellezza il resto dell'umanità. Santifica dunque il nostro cuore che ha concepito queste parole dedicate a te, e impedisici al terreno dell'anima nostra di produrre frutti di male. Ottieni ci questo dono per mezzo della grazia e della bontà del tuo Figlio unico, il Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo a cui appartiene tutta la gloria, l'onore e l'adorazione, insieme al suo eterno Padre e allo Spirito infinitamente santo, buono e vivificante ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

* Homélie pour la Nativité de la Mère de Dieu, 16, 18 - in M. Jugie, Homélies mariales byzantines: P.O. XIX - pp. 482-484.

 

 

M70  MARIA, MADRE DEI CRISTIANI

           Bossuet *

Jacques Bénigne Bossuet nacque a Digione nel 1627 e fece gli studi dai Gesuiti di questa città. Canonico di Metz dall'età di 13 anni, va a Parigi a continuare la sua formazione ed è ordinato sacerdote nel 1652. Nominato vescovo di Condom e scelto come istitutore del Delfino, fu elevato nel 1681 al seggio di Meaux, dove si consacrò con zelo al bene spirituale dei fedeli che gli erano affidati. Nello stesso tempo predicava regolarmente alla corte di Versailles. Partecipò pure alla controversia fra cattolici e protestanti, mostrando un certo desiderio di dialogo.
Come risulta dal testo che segue, il grande oratore, parlando di Maria, nuova Eva, ha saputo ritrovare la freschezza, la densità di dottrina e la sobrietà dei Padri
della
Chiesa.

La vera Eva, la vera madre dei viventi è la Vergine Maria. Vivete, siate dei viventi e la Vergine sarà vostra madre. Ma dovete vivere di Gesù Cristo e per mezzo di Gesù Cristo, perché Maria stessa vive solo della vita che è in Cristo e che viene da lui.
La maternità della Madonna è fondata su solide basi. Era conveniente che fosse lei la madre di tutti i cristiani e questo era anche il piano di Dio svelatoci fin dal paradiso terrestre. Ma per far penetrare più a fondo nei vostri cuori questa dottrina, contemplate con meraviglia l'esecuzione di questo grande disegno nel Vangelo del nostro Salvatore, e guardate in che modo Gesù Cristo si associa la Vergine santa nella generazione che il suo sangue sempre fecondo suscita per il Padre suo.
In questa azione san Giovanni rappresenta la totalità dei fedeli. Tutti gli altri discepoli hanno abbandonato il mio Salvatore: Dio ha permesso questo, affinché ci rendessimo conto che sono pochi quelli che seguono Gesù Cristo fino alla croce. Dunque, poiché tutti gli altri si erano dispersi, la Provvidenza ha lasciato presso il Dio morente soltanto Giovanni, il prediletto del suo cuore. E' lui l'unico, il vero fedele: infatti solo chi segue Gesù fino alla croce è veramente fedele a Gesù. E così quest'unico fedele rappresenta tutti i fedeli. Perciò, quando Gesù Cristo, parlando a sua madre, le dice che Giovanni è suo figlio, non dobbiamo pensare che egli consideri Giovanni solo come individuo: nella persona di Giovanni egli dà a Maria tutti i suoi discepoli e tutti i fedeli, tutti gli eredi della nuova alleanza e tutti i figli della croce.
E' per questo che la chiama Donna: vuole indicare la donna per eccellenza, l'unica donna scelta per essere la madre degli eletti. «O donna - le dice - nuova Eva, ecco tuo figlio: lui e tutti i fedeli che egli rappresenta, sono figli tuoi. Giovanni è il mio discepolo e il mio prediletto: ricevi nella sua persona tutti i cristiani, perché Giovanni sta al posto di tutti loro ed essi sono tutti, come Giovanni, miei discepoli e miei prediletti». Questo vuoi far vedere il Salvatore alla sua santa Madre. E ciò che mi sembra più degno di nota è il fatto che egli le rivolge questa parola dalla croce...
Dalla croce il figlio di Dio ci dà la vita e ci rigenera alla grazia in virtù del suo sangue sparso per noi. E ancora dall'alto della croce insegna a Maria, vergine purissima, che essa è madre di Giovanni e dei suoi fedeli: Donna, ecco tuo figlio, le dice (Gv. 19, 26). E così io vedo il nuovo Adamo che, generandoci con la sua morte, associa la nuova Eva, Maria sua madre, alla misteriosa generazione dei figli del nuovo Testamento.

* Sermon pour la fele du Scapulaire, édiz. Lebarq, in Oeuvres oratoires de Bossuel, vol. 1, Desclée De Brouwer, 1926 - pp. 388-389.

 

 

M76   IL PANE VIVO NATO DALLA VERGINE

           San Pier Damiani *

San Pier Damiani, eremita camaldolese di Fonte Avellana, cardinale-vescovo di Ostia, consigliere di Papi e di Principi, fu altresì riformatore e teologo. Morì nel 1072.
Le sue esposizioni sull'Incarnazione, di un sano realismo, cercano qui di stimolare la pietà cristiana verso il corpo reale di Gesù Cristo, nato dalla Vergine Maria.

La Vergine Maria ha partorito Gesù Cristo, lo ha riscaldato fra le sue braccia, lo ha avvolto in fasce e lo ha circondato di cure materne. Si tratta proprio dello stesso Gesùil cui corpo noi ora riceviamo ed il cui sangue redentore beviamo nel sacramento dell'altare. Ecco ciò che la fede cattolica sostiene come vero; ecco ciò che la Chiesa scrupolosamente insegna.
Nessuna lingua umana potrà mai glorificare abbastanza colei da cui ha preso carne, noi ben lo sappiamo, il mediatore tra Dio e gli uomini (1 Tim. 2, 5). Nessun elogio umano può essere all'altezza di colei il cui ventre purissimo ha dato il frutto che è l'alimento della nostra anima; colui che, in altri termini, testimonia se stesso con queste parole: lo sono il pane vivo disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno (Gv. 6, 51-52). Effettivamente, noi che siamo stati cacciati dal paradiso di delizie a causa di un alimento, è altresì per un alimento che ritroviamo le gioie del paradiso. Eva si è cibata, e noi siamo stati condannati ad un digiuno eterno; Maria ci ha dato di che cibarci, e l'ingresso alla mensa celeste è stato spalancato dinnanzi a noi. Considerate, ve ne prego, fratelli miei, considerate con attenzione questo piano della nostra redenzione, e, con l'orecchio del vostro cuore, ascoltate la tenerezza di Dio che si è chinato su di noi...
E' prerogativa della Vergine Maria l'aver concepito il Cristo nel suo seno, ma è retaggio universale di tutti gli eletti portarlo con amore nel proprio cuore. Beata, dunque, beatissima la donna che ha portato Gesù nel suo seno per nove mesi. Ma beati pure noi, se ci prendiamo cura di portarlo costantemente nel nostro cuore. Stupì, ed in modo
grandioso, il concepimento di Cristo nel seno di Maria, ma non deve stupire di meno il vederlo diventare l'ospite del nostro cuore. E' questo il senso della testimonianza di Giovanni: Ecco, io sto. alla porta e busso; se uno sente la mia voce e mi apre, io entrerò da lui e cenerò con lui e lui con me. (Apoc. 3, 20)... A questo punto fratelli miei, riconsideriamo quale è la nostra dignità e la nostra somiglianza con Maria. La Vergine ha concepito Cristo nelle sue viscere di carne, e noi lo portiamo in quelle del nostro cuore. Maria ha nutrito Cristo dando alle sue labbra il latte del suo seno, e noi possiamo offrirgli il pasto sempre vario delle buone azioni che formano le sue delizie.

 * Sermone 45: PL 144, 743 e 747.

 

M77   IL SILENZIO DI MARIA

           Pierre De Bérulle *

L'azione del cardinale de Bérulle (1575-1629) in seno alla Chiesa di Francia, contribuì ampiamente a ristabilire la dignità del clero - tra l'altro mediante la fondazione dell'Oratorio - ed a riformare diversi Ordini religiosi. Egli fu altresì molto influente sul piano politico e non esitò ad opporsi a Richelieu. Tuttavia, sono in particolar modo le sue opere di teologo e la sua personalità di «uomo di spirito» che gli conferiscono un posto di primo piano nella storia del cattolicesimo francese. Animatore di circoli religiosi, il cardinale de Bérulle elaborò una dottrina teocentrica in cui la persona e gli «stati d'animo» di Gesù, «perfetto sacerdote del Padre» vengono presentati come l'unico punto di riferimento per ogni vita interiore e per l'attività del cristiano. Le sue opere, in cui si trovano anche delle pagine mirabili sulla Vergine Maria, saranno alla base della spiritualità della Scuola francese, chiamata, con il passar del tempo, ad una influenza vastissima.

Il destino della Vergine è quello di stare in silenzio. E' la sua condizione, la sua via, la sua vita. La sua è una vita di silenzio che adora la Parola eterna. Vedendo davanti ai suoi occhi, al suo seno, fra le sue braccia, questa stessa Parola, la Parola sostanziale del Padre, muta e ridotta al silenzio per la condizione particolare della sua infanzia, la Vergine si rinchiude in un nuovo silenzio, dove viene trasformata sull'esempio del Verbo incarnato che è suo Figlio, il suo unico amore. E la sua vita passa così da un silenzio ad un altro, da un silenzio d'adorazione ad un silenzio di trasformazione.
Maria tace, avvinta dal silenzio del Figlio suo, Gesù. Uno degli effetti sacri e divini del silenzio di Gesù, è quello di mettere la sua santissima Madre in una vita di silenzio: silenzio umile, profondo, che sa adorare la sapienza incarnata in modo più santo e più eloquente di quanto non riescano sia le parole degli uomini che quelle degli angeli. Il silenzio della Vergine non è l'effetto di balbuzie e di impotenza; è un silenzio di luce e di estasi, un silenzio più eloquente, nelle lodi a Gesù, dell'eloquenza stessa... Ed è altresì meraviglioso vedere come in questo stato di silenzio e di infanzia di Gesù, tutti parlano, mentre Maria non parla affatto. E' il silenzio di Gesù, infatti, che ha tale potere su di lei da tenerla in un sacro silenzio, più che non siano in grado di farla parlare le parole degli angeli e dei santi; parlare di cose degnissime di lode e celebrate all'unisono dal cielo e dalla terra.
Gli angeli ne parlano sia tra loro che ai pastori, e Maria resta in silenzio. I pastori accorrono e parlano, e Maria rimane in silenzio. I re arrivano, parlano e fanno parlare tutta la città, tutta la nazione e tutto il sacro sinodo della Giudea, e Maria resta in disparte, in silenzio. Tutta la nazione è commossa, tutti stupiscono e parlano del nuovo re ricercato dai re, e Maria riposa, nel suo sacro silenzio. Simeone parla al tempio ed Anna la profetessa e tutti coloro che attendono la salvezza d'Israele, e Maria offre, dà, riceve e riporta suo Figlio, in silenzio; tanto il silenzio di Gesù ha potere e segreta influenza sullo spirito ed il cuore della Vergine, e la tiene potentemente e divinamente occupata ed avvinta in silenzio. Anche perché, durante tutto il tempo della sua infanzia, noi non abbiamo che queste parole che ci vengano riportate circa la condotta della Vergine, la sua pietà verso il Figlio e le cose dette di lui ed in lui realizzate: Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose e vi rifletteva in cuor suo (Lc. 2, 19). Ecco lo stato d'animo e l'attività della Vergine, ecco la sua funzione e la sua vita in rapporto a Gesù per tutta la durata della sua santa infanzia.

 * Opuscules de pieté, 39, in Oeuvres complète de Bérulle, Ediz. Migne, Parigi 1856 - pp. 988-989.

 

M78   IL MAGNIFICAT

           Émile Mersch *

Nato a Marche nel Lussemburgo belga, il 30 luglio 1890, Padre Emile Mersch entrò nel noviziato dei gesuiti nel 1907. Ordinato sacerdote nel 1917 a Lovanio, vi proseguì gli studi, impero niando la sua sintesi teologica sulla dottrina del Corpo mistico di Cristo. La sua opera non sarà che una lunga maturazione di questa intuizione fondamentale che egli sviluppò ed approfondì nel corso di una vita tutta dedita all'insegnamento ed all'apostolato. Fu per quindici anni professore di teologia alla Facoltà di Scienze di Namur e morì quando dovette andar profugo. all'inizio della guerra del 1940.
La lettura del brano che segue testimonia come. per lui, «la mariologia vissuta dalla Chiesa è tutta contenuta nella sua cristologia».

Il Magnificat è il canto proprio di Maria. E' il suo canto, e quando l'ha composto, Gesù non era ancora nato. Ma si era fatto sentire a Giovanni Battista, e a lei, molto di più. Così, nel suo cantico, è già lui che parla. La grandezza degli umili, le benedizioni promesse ai piccoli, il capovolgi mento che opera la mano del Signore nell'esaltare i miseri e nel rovesciare i potenti, l'esultanza di coloro che il mondo ignora e che hanno presso di sé il Signore; tutto ciò che ella annuncia, non è forse quanto le Beatitudini e il discorso della montagna in seguito promulgheranno? Non esprime il preludio stesso già il tono e l'accento che avranno questi discorsi di Gesù? Non dice egli in anticipo, in un canto della madre, quello che sarà l'inno di riconoscenza del Figlio a Dio che colma di favori i piccoli e gli umili? Ti rendo lode. o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai dotti ed ai sapienti. e le hai rivelate ai piccoli. Sì Padre, perché così è piaciuto a te (Mt. 11, 25-26).
Come è già il Cristo che si sente in chi è sua madre, così vi si sente tutto il Vecchio Testamento, che è preformazione del Cristo. Il Magnificat è composto quasi per intero di citazioni bibliche: la madre del Salvatore, dell'atteso da Israele, parla come la figlia, o piuttosto la regina, dei patriarchi e dei profeti. E questo duplice rapporto con il figlio, che è tutto per gli uomini, la descrive così bene che
il Magnificat, richiamo dell'Antico Testamento e preludio del Nuovo, risulta un'opera personalissima, unica e spontanea, ed anche una preghiera che diventerà familiare al popolo cristiano...
Maria doveva avere, come Gesù, un certo dono di poesia. Gesù aveva del poeta il dono della solidarietà universale, la prontezza a vibrare al contatto con ogni cosa, la facilità e la sincerità della meraviglia. Riandiamo col ricordo, per esempio, alle parole, al tempo stesso rispettose e commosse, che disse per i fiori dei campi: Eppure vi assicuro che nemmeno Salomone, in tutta la sua gloria non fu mai vestito come uno di loro. Or, se Dio riveste in questa maniera l'erba del campo, che oggi è e domani vien gettata nel forno, quanto vestirà voi, gente di poca fede? (Mt. 6, 29-30). Se Dio la riveste in questa maniera: cerchiamo di immarginarcelo mentre si sofferma davanti a queste umili meraviglie, felice e fiero di essere uomo nell'umano universo e nella creazione del Padre suo.
Ora, sembra che Gesù abbia voluto ricevere questo dono così umano dalla madre sua, così come da lei aveva ricevuto la sua umanità. Ella doveva già possederlo. Fra gli altri, questi potrebbero essere alcuni indizi: quella speciale sfumatura di poesia, di delicatezza e di senso artistico che si trova nei primi capitoli di San Luca, dove la sua influenza è tanto sensibile e tale non appare né nel resto del terzo Vangelo, né nei brani corrispondenti di San Matteo; la dovizia in questi stessi capitoli, e solo in essi, di brani di poesia che hanno, tutti, rapporto con lei; infine e soprattutto il Magnificat.

 * La théologie du Corps mystique, volume l, Desclée de Brower 1944 . pp. 224-225.

 

M79   LA VERGINE MARIA, TERRA DI DIO

          San Teodoro Studita *

Nato nel 759 a Costantinopoli, Teodoro aveva ventidue anni allorché si ritirò con i fratelli e gli zii sul Monte Olimpo in una proprietà della famiglia trasformata in monastero. Ne divenne abate alcuni anni più tardi, dopo essere stato ordinato sacerdote. La sua intransigenza per la questione del divorzio di Costantino IV gli procurò l'esilio ma, verso il 798, rientrò in Costantinopoli ove, per stabilirvi la sua comunità, ricevette un antico monastero del quinto secolo, lo Studio. Sotto la sua direzione, questo divenne rapidamente il principale centro spirituale di Bisanzio ed ebbe fino a mille monaci. Intrepido avversario della politica iconoclasta, fu nuovamente esiliato nell'815 e morì nell'826 senza aver potuto più rientrar nel suo monastero. Ci ha lasciato delle Catechesi, dei Discorsi spirituali e polemici.

Nulla fu mai sì prossimo a Dio come la beata Vergine Maria. Che di più puro? Che di più irreprensibile? Ella fu amata sì appassionatamente da Dio, luce suprema e infinitamente pura, che egli si è consustanziato ad essa per opera dello Spirito Santo ed è nato da essa, perfetto uomo, pur conservando la sua natura immutabile e incontaminata. Quale prodigio! Nel suo immenso amore per gli uomini, Dio non sì è vergognato di prender per madre colei ch'era sua ancella. Quale condiscendenza! Nella sconfinata sua bontà, egli non ha esitato a divenir figlio di colei ch'egli stesso aveva modellata. Egli era veramente invaghito della più incantevole fra le sue creature, e si impossessò di colei che valeva più delle potenze del cielo.
Veramente ad essa si applicano le parole del profeta Zaccaria: Canta inni, rallegrati, o figlia di Sion, perché ecco che vengo ad abitare in mezzo a te, dice il Signore (2, 10). Ed è ancora ad essa, mi sembra, che si rivolge Gioele allorché esclama: Non temere, o terra, esulta, rallegrati, perché grandi cose ha fatto il Signore (2, 21). Perché Maria è una terra: quella terra sulla quale l'uomo di Dio, Mosé, ricevette l'ordine di togliersi i sandali, prefigurazione della Legge di cui la grazia prenderà il posto. E' anche quella terra sulla quale si è stabilito, per mezzo dello Spirito Santo, colui di cui cantiamo: egli ha stabilito sulle sue basi la terra (Sl. 103, 5).
E' una terra che, senza essere stata seminata, fa schiudere il frutto che dà ad ogni essere il suo sostentamento. Una terra sulla quale non ha germogliato la spina del peccato; anzi, ha dato l'esistenza a colui che l'ha strappata sino alla radice. Una terra, infine, non maledetta come la prima, dalle messi frammischiate di spine e di cardi, ma una terra sulla quale riposa la benedizione del Signore e che porta nel suo seno un frutto benedetto come dice la parola sacra (Lc. 1,42).
Esulta, casa del Signore, terra che Dio ha sfiorato con i suoi passi. Tu che hai contenuto nella tua carne colui la cui divinità sorpassa l'universo. Da te, colui che è la semplicità stessa ha assunto la complessa natura dell'uomo; l'eterno è entrato nel tempo e l'infinito si è lasciato circoscrivere. Esulta, dimora di Dio, che brilli della luce della divinità... Ave, o piena di grazia (Lc. 1, 28): la tua opera e il tuo nome sono fonti di gioia più della gioia stessa. Da te è venuta al mondo la gioia immortale, il Cristo, rimedio alla tristezza degli uomini. Esulta, paradiso più felice del giardino dell'Eden nel quale è germogliata ogni virtù ed è spuntato l'albero della Vita.

  * Homélie 2 pour la Nativité de Marie 4, 7: PG 96, 683-686, 690 F, 695 D.

 

M80  LA VERGINE MARIA ASSOCIATA ALL'OPERA DELLA TRINITÀ

          Pierre de Bérulle *

L'influenza del Cardinale de Bérulle (1575-1629) in seno alla Chiesa di Francia contribuì largamente a ristabilire la dignità del clero - tra l'altro con la fondazione dell'Oratorio - e a riformare parecchi Ordini religiosi. Fu molto influente sul piano politico e non esitò ad opporsi a Richelieu. Tuttavia è soprattutto la sua opera di teologo e la sua spiritualità che gli assicurano un posto preminente nella storia del cattolicesimo francese: animatore di circoli ferventi, elaborò una dottrina teocentrica in cui la persona e gli «stati» di Gesù. «religioso perfetto del Padre», son presentati come riferimento unico di tutta la vita interiore e del modo di agire del cristiano. Le sue opere, in cui si ritrovano pure pagine mirabili sulla Vergine Maria, saranno alla base della spiritualità della Scuola francese, destinata in seguito a grande splendore.

O bontà infinita! Le tre Persone divine vivendo e operando in unità perfetta eternamente felici e pienamente paghe della loro comunione, vogliono estender questa società ad una nuova persona e, dovendo realizzare insieme il capolavoro della loro potenza e misericordia, vogliono associarsi la Vergine nella più grande delle loro operazioni: poiché per il coronamento della loro gloria, amore e potenza, volendo congiungere l'essere creato con l'Essere increato, in una delle loro persone, e infondergli una nuova natura, hanno voluto condividere la gloria di quest'opera con la Vergine. Scegliendola tra tutte le creature, l'hanno resa degna e idonea a trasmettere con esse tale nuova natura e ad esser la Madre del Verbo incarnato, elevando una persona umana a una tale potenza e sublimità e affidandole una parte così grande in così eccelso mistero. Sii benedetta, o Trinità santa, in questo divino volere e in questo disegno sacro che rende il Figlio di Dio, Figlio dell'Uomo, e una vergine, Madre di Dio. Disegno sublime, degno dell'Altissimo; disegno abissale, degno della maestà del Padre, della saggezza del Figlio e dell'amore dello Spirito Santo.
Contemplando questo disegno e quest'opera, ti ho offerto le mie preghiere e le mie elevazioni sul mistero dell'Incarnazione. Permetti, Signore, che te ne rivolga di analoghe su
questa qualifica che tu largisci al cielo e alla terra, nello stesso mistero, qualifica di Madre dell'Altissimo; fa' che nelle mie devozioni e pensieri io segua la tua mirabile condotta in quest'opera.
Poiché in quest'opera associ a te la santissima Vergine, l'elevi ad operare con te e a compiere l'opera delle opere. E come unisci una natura umana ad una delle persone divine, così vuoi associare una persona umana ad una delle tue opere divine. Contemplando quest'opera, o Trinità Santa e trovandovi questa Vergine in società con te, la contemplo e la venero dopo di te; la riguardo e l'onoro come la creatura più eletta, la più santa, la più degna della tua grandezza e amore che sarà mai; ossia la contemplo e venero come colei che supera in grandezza, dignità, santità tutte le creature umane ed angeliche anche considerate nella loro totalità.

Per questo l'hai fatta solo per te, o Trinità Santa. L'hai fatta come un mondo e un paradiso a parte; mondo di sublimità e paradiso di delizie per l'Uomo nuovo che deve venire al mondo. L'hai fatta
come un cielo nuovo e una terra nuova; terra che non porta se non l'Uomo-Dio e cielo che non contiene che lui e non agisce che per lui. Tu l'hai fatta nell'universo, come un altro universo.

 *  Les Mystères de Marie, Bernard Grasset, 1961, pp. 199-200.

 
O Vergine, per la tua benedizione è benedetta ogni creatura
sant'Anselmo, vescovo  (Audio)

Cielo, stelle, terra, fiumi, giorno, notte e tutte le creature che sono sottoposte al potere dell'uomo o disposte per la sua utilità si rallegrano, o Signora, di essere stati per mezzo tuo in certo modo risuscitati allo splendore che avevano perduto, e di avere ricevuto una grazia nuova inesprimibile. Erano tutte come morte le cose, poiché avevano perduto la dignità originale alla quale erano state destinate. Loro fine era di servire al dominio o alle necessità delle creature cui spetta di elevare la lode a Dio. Erano schiacciate dall'oppressione e avevano perso vivezza per l'abuso di coloro che s'erano fatti servi degli idoli. Ma agli idoli non erano destinate. Ora invece, quasi risuscitate, si rallegrano di essere rette dal dominio e abbellite dall'uso degli uomini che lodano Dio.
Hanno esultato come di una nuova e inestimabile grazia sentendo che Dio stesso, lo stesso loro Creatore non solo invisibilmente le regge dall'alto, ma anche, presente visibilmente tra di loro, le santifica servendosi di esse. Questi beni così grandi sono venuti dal frutto benedetto del grembo benedetto di Maria benedetta.
Per la pienezza della tua grazia anche le creature che erano negl'inferi si rallegrano nella gioia di essere liberate, e quelle che sono sulla terra gioiscono di essere rinnovate. Invero per il medesimo glorioso figlio della tua gloriosa verginità, esultano, liberati dalla loro prigionia, tutti i giusti che sono morti prima della sua morte vivificatrice, e gli angeli si rallegrano perché è rifatta nuova la loro città diroccata.
O donna piena e sovrabbondante di grazia, ogni creatura rinverdisce, inondata dal traboccare della tua pienezza. O vergine benedetta e più che benedetta, per la cui benedizione ogni creatura è benedetta dal suo Creatore, e il Creatore è benedetto da ogni creatura.
A Maria Dio diede il Figlio suo unico che aveva generato dal suo seno uguale a se stesso e che amava come se stesso, e da Maria plasmò il Figlio, non un altro, ma il medesimo, in modo che secondo la natura fosse l'unico e medesimo figlio comune di Dio e di Maria. Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio: Dio, che aveva creato ogni cosa, si fece lui stesso creatura di Maria, e ha ricreato così tutto quello che aveva creato. E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal nulla, dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria.
Dio dunque è il padre delle cose create, Maria la madre delle cose ricreate. Dio è padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione, poiché Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate. Dio ha generato colui senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito colui senza del quale niente è bene.
Davvero con te è il Signore che volle che tutte le creature, e lui stesso insieme, dovessero tanto a te.

 * «Discorsi» di sant'Anselmo, vescovo (Disc. 52; PL 158, 955-956)