PICCOLI GRANDI LIBRI   LETTURE PATRISTICHE
Centro Azione liturgica - Roma - 1971 -
EDIZIONI MESSAGGERO DI S. ANTONIO - PADOVA 1972

A

AVVENTO, Speranza, Parusia

M

MARIA VERGINE

B

NATALE, Incarnazione, Umanità di Cristo

N

APOSTOLI, MARTIRI, Fede, Testimonianza 

C

EPIFANIA, Battesimo del Signore 

O

SANTI e SANTE

D QUARESIMA, Penitenza, Conversione P

OGNISSANTI, Vocazione universale alla santità 

E

GIOVEDI' SANTO, SS.mo Sacramento, Eucaristia

Q

DEFUNTI, Morte, Resurrezione della carne

F

VENERDI' SANTO - PASQUA, Mistero pasquale, Battesimo

R

SACERDOZIO: Sacerdozio ministeriale, Sacerdozio dei fedeli

G

ASCENSIONE, Cielo, Glorificazione 

S

MATRIMONIO, Vita coniugale, Celibato 

H

PENTECOSTE, Spirito Santo, Cresima, Missione

T

VITA CONSACRATA, Consigli evangelici

I

COMMENTI DELLA SACRA SCRITTURA

U

PREGHIERA: Adorazione, Lode, Azione di grazie, Intercessione

J

TRINITÀ, Dio creatore, Provvidenza

V

LAVORO, TEMPO LIBERO 

K

FESTE DI CRISTO: Sacro Cuore" Trasfigurazione, Santa Croce, Cristo Re

W CARITÀ
L

CHIESA, Parola di Dio, Liturgia, Dedicazione

X

GIUSTIZIA, Pace, Unità

 

BENEDETTO XVI  CATECHESI

PAPA FRANCESCO CATECHESI

Z

PROVE, Sofferenze, Gioie

 

Q1 «Gaudium et spes» IL MISTERO DELLA MORTE
Q2 Auguste Valensin MEDITAZIONE SULLA MORTE
Q3 Marie Noel

IL CAMMINO DELL'UOMO

Q1   IL MISTERO DELLA MORTE

        Concilio Vaticano Il: «Gaudium et spes» *

In faccia alla morte l'enigma della condizione umana diventa sommo. L'uomo non solo si affligge al pensiero del dolore e della progressiva dissoluzione ,del corpo, ma anche,ed anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. Ma con ,l'istinto del cuore giudica rettamente, quando aborrisce e respinge l'idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona. Il germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile com'è alla sola materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell'uomo: il prolungamento della longevità biologica non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore che sta invincibile dentro il suo cuore.
Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità, oltre i confini della miseria terrena. Inoltre, la fede cristiana insegna che la morte corporale dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, saràvinta, quando l'uomo sarà restituito allo stato perduto per il peccato, dall'onnipotenza e dalla misericordia del Salvatore. Dio, infatti, ha chiamato e chiama l'uomo a stringersi a Lui con tutto il suo essere in una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina. Questa vittoria l'ha conquistata Ì'I Cristo risorgendo alla vita, dopo aver liberato l'uomo dalla morte mediante la sua morte. Pertanto la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque voglia riflettere, dà una risposta alle sue ansietà circa la sorte futura; e al tempo stesso dà la possibilità di comunicare in Cristo con i propri cari già strappati dalla morte, dando la speranza che essi abbiano già raggiunto la vera vita presso Dio...
Il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni e di subire ,la morte; ma, associato al mistero pasquale, reso conforme a Cristo nella sua morte, andrà incontro alla risurrezione confortato dalla speranza. E ciò non vale solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli
uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo infatti è morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina. Perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di essere associati - nel modo che Dio conosce - al mistero pasquale.
Tale e così grande è il mistero dell'uomo, che brilla agli occhi dei credenti attraverso la Rivelazione cristiana. Per Cristo e in Cristo si illumina quell'enigma del dolore e della morte, che al di fuori del suo Vangelo, ci opprime. Il Cristo è risuscitato, distruggendo la morte con la sua morte e ci ha fatto dono della vita, perché anche noi, diventando figli col Figlio, possiamo gridare nello Spirito: Abba, Padre!

* nn. 18 e 22 - Documento promulgato il 7 dicembre 1965. Enchiridion Vaticanum - Ed. Dehoniane, 1967, pp. 804. 806; 814. 816.

 

 

Q2  MEDITAZIONE SULLA MORTE

       Auguste Valensin *

Fratello del gesuita Alberte Valensin, Auguste Valensin è nato a Marsiglia nel 1879 da padre ebreo medico convertito al cattolicesimo. Entrò nella Compagnia di Gesù e fu ordinato sacerdote nel 1910. Fu professore di filosofia nello scolasticato fino al 1920 e pubblicò, con il padre de Montcheuil, un lavoro su Maurice Blondel, che era suo amico. Il libro fu censurato e il padre Valensin allontanato dall'insegnamento nel 1935. Egli lasciò Lione per Nizza, dove rimase fino al 1953, anno della sua morte. Questo uomo profondamente spirituale, e provato dalla sofferenza fisica, nelle sue lettere come nei suoi libri, ci mostra che attraverso la debolezza umana ha scoperto l'immensa tenerezza di Dio.

Ecco quali sentimenti vorrei avere all'ora della morte (sono del resto quelli che ho attualmente): pensare che sto per scoprire il volto della tenerezza. E' impossibile che Dio mi deluda: la sola ipotesi è assolutamente da scartare. Ecco, andrò da lui e gli dirò: «Non ho niente su cui contare: ho solo creduto nella tua bontà». Questa è la mia forza infatti, tutta la mia forza. Se quest'appoggio mi venisse meno, se la fiducia nell'amore mi abbandonasse, allora sarebbe tutto finito, perché io sento benissimo di non valere assolutamente nulla sul piano soprannaturale. Se per ottenere la felicità occorre esserne degni, non posso far altro che rinunciarvi. Però, più vado avanti, più vedo di aver ragione a figurarmi il Padre mio come l'indulgenza infinita. I maestri di vita spirituale dicano pure quel che vogliono, parlino di giustizia, di esigenze, di timore: per me, il mio giudice è quello che tutti i giorni saliva sulla torretta a spiare l'orizzonte per vedere se il figlio prodigo tornava a casa. C'è qualcuno che non desideri essere giudicato da lui? San Giovanni ha scritto: Chi teme non è ancora perfetto nell'amore (1 Gv. 4,18). lo non ho paura di Dio, e non tanto perché gli voglio bene, ma piuttosto perché so di essere amato da lui.
E non sento affatto il bisogno di chiedermi perché il Padre mi ama o di sapere che cosa egli ama in me. Se dovessi
rispondere a tale interrogativo non saprei proprio come fare: a dire il vero sarei assolutamente incapace di rispondere. Mi vuoi bene perché è l'Amore: basta che io accetti di essere amato da lui, per esseri o realmente. Occorre però che io, in persona, faccia il gesto di accettare. E' qualcosa che viene richiesto dalla dignità, dalla bellezza stessa dell'amore. L'amore non si impone: si offre.
O Padre mio, ti ringrazio perché mi vuoi bene! E non sarò certo io a gridarti che sono indegno! E' invece, una cosa degna di te l'amarmi così come sono. E' una cosa degna dell'amore essenziale, degna dell'amore essenzialmente gratuito. Solo a pensarci, rimango senza fiato! Ora, certamente, sono al riparo dagli scrupoli, dalla falsa umiltà causa di scoraggiamento, da qualsiasi tristezza spirituale.

Di solito, pensiamo troppo a noi e non abbastanza a lui. Ci sono degli sventurati teologi che hanno paura (senza volerlo ammettere) di presentare un Dio troppo buono, cioè troppo bello. E insistono nel dire: «E' buono sì, ma non è debole». Ma una bontà che non va fino a una specie di debolezza (quel che il nostro rigorismo chiama debolezza) sarebbe come la bontà di chi limita la propria elemosina, temendo d'incoraggiare l'ozio del mendicante. Il Padre mio, proprio perché debole per amore, è ancora più grande e più bello. E 'la croce mi dà ragione.

* La Joie dans la Foi, Aubier, Parigi 1955 - pp. 106-107.

 

Q3  IL CAMMINO DELL'UOMO

         Marie Noel *

Maria Rouget, nata a Auxerre in Francia il 16 febbraio 1883, è morta nella sua casa natale nel 1967. So'tto lo pseudonimo di Marie Noel, ha pubblicato un gran numero di poesie ricche di ispirazione. Definendosi «dolcemente ardita», non ha cessato di interrogare Dio, gli uomini e le cose, in una lotta drammatica che ci è stata in parte rivelata dalle sue Notes intimes.

Il cammino dell'uomo traccia un cerchio, come un serpente che si morde la coda.
Il cammino che l'uomo, entrato nudo nel mondo, aveva percorso salendo, un anno dopo l'altro fino al mezzo della vita, un anno dopo l'altro lo percorrerà scendendo, per ritornare nudo al suo punto di partenza.
Era cresciuto a poco a poco, sollevando la sua statura dalla terra: a poco a poco si rattrappirà e si curverà verso la terra.
A poco a poco aveva aperto i suoi sensi: l'udito, la vista e tutti gli altri, come finestre al mattino; a poco a poco, l'uno dopo l'altro, li richiuderà come finestre la sera.
Giorno per giorno, oggi più di ieri, raccoglie nella memoria ogni specie di conoscenze; giorno per giorno, oggi più di ieri, quel che sapeva sfuggirà alla sua memoria.
Ogni giorno di più le gambe gli si erano rafforzate, le mani erano diventate abili, la lingua sciolta, ricca di parole: le gambe si indeboliranno, le mani diverranno maldestre, la lingua impacciata e povera, ogni giorno di più.
Un giorno aveva saputo parlare; un giorno non saprà più farlo.
Un giorno era sceso dalle braccia della mamma e aveva camminato da solo; un giorno finirà di camminare solo e si appoggerà al braccio di sua figlia.
Un giorno non era ancora uscito dalla culla e una donna di tanto in tanto veniva a dargli il latte e a cambiario; un giorno non si alzerà più dal letto e una donna di tanto in tanto verrà a lavarlo e a dargli da bere.
Un giorno, per la prima volta, aveva aperto gli occhi
e aveva visto; un giorno, per l'ultima volta, chiuderà gli occhi e non ci vedrà più.
Un giorno, per la prima volta, aveva aspirato l'aria di questa terra ed era nato; un giorno, per l'ultima volta, emetterà l'aria di questa terra e sarà morto.
Un giorno, prima di tutti i suoi giorni, aveva passato lunghi mesi nell'oscurità del grembo materno per formarsi le ossa e la carne e comporre il suo corpo d'uomo; un giorno, dopo tutti i suoi giorni, passerà lunghi mesi nell'oscurità della terra a decomporre il suo corpo d'uomo e a disfare la carne e le ossa.
Un giorno, prima di tutti i suoi giorni, era uscito da suo padre come un piccolo seme di vita; un giorno, dopo tutti i suoi giorni, ritornerà nel seno del Padre di tutti i padri, per essere generato di nuovo alla vita eterna.
E tutto, in un nuovo Essere, comincerà veramente.

* Notes intimes, Ed. Stock, Parigi 1966 - pp. 214-216.