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| S1 | Paolo Evdokimov | IL FOCOLARE CRISTIANO: PICCOLA CHIESA |
| S2 | Vaticano Il: «Gaudium et spes» | SANTITÀ DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA |
| S4 | Daniel-Rops | L'UOMO E LA DONNA, SOLIDALI CON L'OPERA DIVINA |
| S5 | Henriette Charasson | «O FIGLI, ASCOLTATEMI» |
S1 IL FOCOLARE CRISTIANO: PICCOLA CHIESA
Paolo Evdokimov *
Paolo Evdokimov, nato nel 1901 a Pietroburgo, emigra in Francia verso l'età di 17 anni. Studia a Aix-en-Provence e a Parigi dove, nel 1950, diventa professore all'Istituto San Sergio. Grande esponente dell'ortodossia contemporanea, questo teologo laico accoppia una profonda conoscenza della tradizione a un senso vivissimo delle urgenze attuali. In vari suoi lavori, tra cui «La donna e la salvezza del mondo», si è dedicato particolarmente a cogliere la complementarietà dell'uomo e della donna nel disegno di Dio.
La grazia del sacramento è ricevuta da una data
coppia, tuttavia questa la riceve da parte della Chiesa, nella Chiesa e per la
Chiesa. La Chiesa universale, tutta quanta, è presente ad ogni cerimonia
nuziale, perché il sacramento del matrimonio è l'immagine del sacramento
dell'unione tra Cristo e la Chiesa; si può dire 'che è il sacramento della
vita nella Chiesa. Non è la Chiesa ad abbassarsi, ma è la coppia che si
innalza a raggiungere il limite della Chiesa stessa. Se, per la sua debolezza,
l'uomo non sempre sente questo legame, la legge rimane: C'è un membro che
soffre? tutte le membra soffrono con lui (I Coro 12, 26). Questa è la legge
del corpo di Cristo. Già per San Paolo, la unione degli sposi crea una
«piccola chiesa», una «chiesa domestica», la cellula organica della Chiesa;
essa è anche Il corpo di Cristo, il suo atomo, il suo aspetto individuale nel
quale tutto il Corpo si rispecchia. Come una parrocchia, essa è la Chiesa, pur
restando una delle sue parti...
Il matrimonio, non è, in primo luogo, una realtà sociale, ma una realtà
spirituale ed è questa realtà spirituale a conferirgli tutto il suo
significato sul piano sociale.
È forse provvidenziale che nella nostra epoca il problema del matrimonio venga
collocato sempre più in primo piano. Non solo, ma bisogna inoltre che si trovi
alla base della nuova concezione del mondo, attualmente elaborantesi, perché
più di qualsiasi altra forma di vita, esso porta la Chiesa e la società al
cuore stesso della vita e - per conseguenza - avvicina il mondo al Regno di Dio.
La trasfigurazione del mondo, fin da oggi in atto, co
* Le mariage, sacrement de l'amour, Edition du livre français, Lione 1944, pp. 93-95.
E DELLA FAMIGLIA
Concilio Vaticano Il: «Gaudium et spes» *
L'uomo e la donna, che per il patto di amore coniugale non sono più due, ma una sola carne (Mt. 19, 6), prestandosi mutuo aiuto e servizio con l'intima unione delle persone e delle attività, sperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la raggiungono. Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone,
come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l'indissolubile unità.* N. 48 - Enchiridion Vaticanum - Ed. Dehoniane - Bologna 1967 - pp. 866. 868.
S4 L'UOMO E LA DONNA, SOLIDALI CON L'OPERA DIVINA
Daniel-Rops *
Nato a Épinal (Vosgi-Francia) nel 1901, Henri Petiot, detto poi Daniel-Rops, è morto nel 1965. Professore di storia, dotato d'un raro talento di scrittore che gli valse d'esser accolto nel 1955 nella «Académie Française», non dovette faticare per far fruttare questa dote. Poté completare gli otto volumi della sua Storia della Chiesa di Cristo assoggettandosi quotidianamente ad un intenso lavoro; ma sapeva anche chinarsi pensoso sul disegno di Dio umilmente realizzato nel mistero dell'amore umano.
Fin dalle prime pagine della Bibbia, l'amore umano prende
il suo posto, un posto determinante, un posto che non è simile a nessun altro,
nel destino dell'umanità. Scorriamo il libro santo: leggiamo i capitoli
iniziali della Genesi ed immediatamente si scopre a noi lo sconvolgente incontro
dell'uomo e della donna, questo a tu per tu misterioso, nella grande solitudine
delle origini, di due esseri che non sono, in realtà, che una sola creatura, e
la cui sorte sulla terra sarà ormai quella, attraverso lo sforzo
incessantemente rinnovato delle generazioni, di ricercare, attraverso l'amore,
la loro unità...
Nell'antico Israele, il divorzio era autorizzato per la
durezza del cuore, disse Gesù (Mt. 19,8). Dato che il matrimonio aveva come
base la legge sociologica, perché mai la società non avrebbe potuto
discioglierlo in caso di necessità?
Ma, nella nuova prospettiva proposta da Cristo, come sarebbe
possibile questa frattura, dato che i due sposi sono inscindibilmente solidali
con l'opera divina e partecipano all'eterno amore?
L'adultero viene condannato, secondo la nuova legge. Egli è
perseguito ancor più severamente che nella legge antica, poiché è denunciato
a causa delle sue sole intenzioni. Chiunque
avrà guardato una donna, per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei,
nel suo cuore (Mt. 5,28). Ma
contemporaneamente è soppressa la ferocia delle leggi che ne determinano la
sanzione: il Cristo salva dai suoi giustizieri la donna adultera. Poiché non è
più la colpa sociale che è punita, ma il peccato che pregiudica l'evoluzione spio
rituale dei coniugi; mentre è proprio il vero amore che può servire, in certo
qual modo, come antidoto a questo peccato, perché porta lo sposo oltraggiato
alla dolcezza meravigliosa del perdono.
Se il Cristianesimo riprende e fa propria l'antica legge di
Dio della Bibbia: Crescete e
moltiplicatevi (Gen. 1,28) eretta come principio di Stato in
Israele, non è tanto per il vantaggio sociale che è dato dai bambini:
spiritualmente, l'esempio della Vergine Maria, capovolgendo le usanze
ancestrali, afferma la superiorità della verginità consacrata alla fecondità
più necessaria. Vi sono maternità secondo lo Spirito la cui importanza supera
quelle secondo la carne. E quanto alle donne che prolungano la vita secondo la
legge naturale, se il Cristianesimo le benedice e le ammira, dipende
specialmente dal fatto che ogni fanciullo che nasce è una anima che custodirà
in sé una scintilla spirituale, e che ogni nascita è un dono offerto da Dio.
Tale è la grandiosità dell'immagine che dell'amore umano ci
propone il Nuovo Testamento: una unione che impegna l'uomo e la donna nella
totalità del loro essere, chiedendo ad essi di donarsi reciprocamente nella
carne e nello spirito, nel cuore e nell'anima; una unione che è per ognuno un
giuramento e una promessa di Eternità.
* De l'amour humain dans la Bible, Edizioni F.-X. Le Roux, Strasburgo-Parigi, 1950, pp. 9-10, 81-83.
Henrlette Charasson *
Henriette Charasson sa
perfettamente trasfondere nella sua poesia le umili realtà terrene sì che il
divino vi traspare, suscitando una fede più profonda ed anche più impegnata.
Ha cantato le dolcezze e le esigenze
dell'amore umano e della maternità, ma anche i momenti tremendi
delle due grandi guerre che visse «aspettando la liberazione» come francese e come cristiana.
Nata nel 1884
a Le Havre in Francia, ha sposato René Johannet nel 1920 ed ha tre figli.
Oltre alle raccolte di liriche, la sua opera comprende vari saggi, racconti,
opere teatrali e di critica letteraria.
Io non vi ho messi al mondo solo per la felicità, ma per
vivere. Vivere, figli miei, lo vedrete, è in certi giorni qualcosa di pazzesco,
di forte, che ci inebria.
E' una gioia i cui effluvi sono così intensi che a volte si teme di respirarli.
Perché il petto troppo si gonfia e il cuore si spezza; vivere
vuoi dire l'infinita bellezza del mondo che penetra in noi attraverso lo
sguardo, l'ascolto e col respiro.
E si canta il Magnificat e
ci si stupisce e si sorride e si vola e si fugge.
Ma vivere è anche superare le pene, le amarezze, le
avversità. Che importa, miei diletti; per voi io scelgo tutto perché so che
nella mia vita ho guadagnato anche col sale delle lacrime. E non voglio né
impedirvi di far le vostre prime lotte, né smarriate il coraggio nella
prospettiva dei dolori che vi morderanno.
Io so che voi sarete di quelli che risolleveranno la fronte!
Ricordatevi, allorché piangerete e non vi sarà più la mia spalla, né le mie
ginocchia come oggi per rannicchiarvisi quando una pena vi fa perder la calma.
Ricordatevi che vivere è sopportar
con amore e coraggio la croce. E' guardare il cielo a volte fosco mormorando:
«lo Ti amo e credo». lo stessa, che la minima vostra afflizione subito
rattrista, non chiederò mai a Dio di eliminare le preziose contraddizioni della
vostra esistenza!
Voi non avrete ricevuto da me la vita per
svagarvi e per godere ma per lottare, ma per
amare, ma per essere forti. Sì, ben lo so, spesso, vivere, sotto un sole che
splende, è avanzare in una strada infocata la cui polvere ci irrita gli occhi e
colui che si ferma all'ombra fa talvolta fatica a rimettersi in cammino.
Tuttavia, credetemi: la vita è
bella!
* Le Livre de la Mère, Flammarion, 1944, pp. 151-154.