PICCOLI GRANDI LIBRI   LETTURE PATRISTICHE
Centro Azione liturgica - Roma - 1971 -
EDIZIONI MESSAGGERO DI S. ANTONIO - PADOVA 1972

A

AVVENTO, Speranza, Parusia

M

MARIA VERGINE

B

NATALE, Incarnazione, Umanità di Cristo

N

APOSTOLI, MARTIRI, Fede, Testimonianza 

C

EPIFANIA, Battesimo del Signore 

O

SANTI e SANTE

D QUARESIMA, Penitenza, Conversione P

OGNISSANTI, Vocazione universale alla santità 

E

GIOVEDI' SANTO, SS.mo Sacramento, Eucaristia

Q

DEFUNTI, Morte, Resurrezione della carne

F

VENERDI' SANTO - PASQUA, Mistero pasquale, Battesimo

R

SACERDOZIO: Sacerdozio ministeriale, Sacerdozio dei fedeli

G

ASCENSIONE, Cielo, Glorificazione 

S

MATRIMONIO, Vita coniugale, Celibato 

H

PENTECOSTE, Spirito Santo, Cresima, Missione

T

VITA CONSACRATA, Consigli evangelici

I

COMMENTI DELLA SACRA SCRITTURA

U

PREGHIERA: Adorazione, Lode, Azione di grazie, Intercessione

J

TRINITÀ, Dio creatore, Provvidenza

V

LAVORO, TEMPO LIBERO

K

FESTE DI CRISTO: Sacro Cuore" Trasfigurazione, Santa Croce, Cristo Re

W CARITÀ
L

CHIESA, Parola di Dio, Liturgia, Dedicazione

X

GIUSTIZIA, Pace, Unità

 

BENEDETTO XVI  CATECHESI

PAPA FRANCESCO CATECHESI

Z

PROVE, Sofferenze, Gioie

 

V1 Vaticano Il: Gaudium et spes L'UOMO DEVE SVILUPPARSI SECONDO LA PIENEZZA DELLA SUA VOCAZIONE
V2 Giosué Borsi IL RIPOSO IN TERRA È NEL FARE IL BENE
     
     
     

 

V1  L'UOMO DEVE SVILUPPARSI SECONDO LA PIENEZZA DELLA SUA VOCAZIONE

      Concilio Vaticano II: Gaudium et spes *

Con il suo lavoro e con la sua intelligenza, l'uomo si è sempre sforzato di sviluppare in modo più pieno la propria vita. Ma oggi, specialmente con l'aiuto della scienza e della tecnica, ha esteso e continua a estendere il suo dominio su quasi tutta la natura; e, soprattutto grazie al moltiplicarsi di forme di scambio di ogni genere tra le nazioni, la famiglia umana a poco a poco si riconosce e si costituisce come comunità unitaria nel mondo intero. Da questo viene che ormai l'uomo si procura con la sua iniziativa e con le sue forze molti beni che un tempo si aspettava quasi esclusivamente da forze superiori.
Di fronte a questa immensa opera che ora si estende a tutto il genere umano, sorgono tra gli uomini molti interrogativi: qual è il senso e il valore dell'attività umana?... Per i credenti una cosa è certa: considerata in se stessa, l'attività umana individuale e collettiva, questo sforzo gigantesco col quale gli uomini lungo i secoli si danno da fare per migliorare le loro condizioni di vita, corrisponde al disegno di Dio. L'uomo, creato a immagine di Dio, ha infatti ricevuto la missione di sottomettere a sé la terra e tutto quanto essa contiene, di governare il mondo nella giustizia e nella santità e, riconoscendo Dio come creatore di tutte le cose, di riportare a lui se stesso e l'universo intero: in modo che, nella subordinazione di tutta la realtà all'uomo,
il nome di Dio sia glorificato su tutta la terra.
Questo vale anche perle attività quotidiane
più normali: gli uomini e le donne che, nel procurare il sostentamento per sé e per la famiglia, svolgono il proprio lavoro in vista di un utile servizio alla società, possono giustamente vedere nella loro attività un prolungamento dell'opera del creatore, un servizio prestato ai fratelli, un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia.
Quindi, anziché opporre le conquiste dell'intelligenza e della forza dell'uomo alla potenza di Dio, come se la creatura razionale fosse rivale del creatore, i cristiani sono convinti che le vittorie dell'umanità sono segno
della grandezza di Dio e frutto del suo piano ineffabile. Ma quanto più cresce la potenza degli uomini, tanto più si estende la loro responsabilità sia personale che comunitaria. Questo mette in evidenza che il messaggio cristiano non distoglie gli uomini dal compito di edificare il mondo, non li spinge a disinteressarsi del bene dei fratelli, ma anzi li impegna a tutto ciò con un obbligo ancora più grave.
Così come deriva dall'uomo, l'attività umana è ordinata all'uomo. L'uomo infatti con il suo lavoro non solo trasforma le cose e la società, ma perfeziona se stesso: allarga le sue conoscenze, sviluppa le sue facoltà, esce da sé e si supera. Questa crescita, se è ben compresa, vale molto di più delle ricchezze esteriori che si possono accumulare. L'uomo vale più per quello che è che per quello che ha. E allora tutto ciò che gli uomini fanno perché ci sia una maggiore giustizia, una fraternità più estesa, un ordine più umano nei rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico. Questi infatti possono servire di base materiale alla promozione dell'uomo, ma da soli non possono assolutamente effettuarla.
Questa
è dunque la regola dell'attività umana: che, secondo il disegno e la volontà di Dio, essa sia conforme al bene autentico dell'umanità e permetta all'uomo, considerato come persona singola o come membro della società, di svilupparsi secondo la pienezza della sua vocazione.

* nn. 33-34-35 - Documento promulgato il 7 dicembre 1965. Enchiridion Vaticanum - Ed. Dehoniane, Bologna 1967 - pp. 823-836.

 

 

V2  IL RIPOSO IN TERRA È NEL FARE IL BENE

       Giosué Borsi *

Giosuè Borsi occupa un posto importante nella letteratura cattolica dell'inizio del nostro secolo. Nato a Livorno nel 1888, di ingegno vivo e precoce (fu giornalista, polemista, critico rigoroso, poeta, dicitore molto apprezzato) dissipò la sua prima giovinezza in una vita disordinata. Dopo la morte del padre, riprese la pratica integrale della religione e la sua intelligenza brillante trovò nella verità e nella disciplina della fede, uno stimolo a chiarificarsi e a spaziare in un orizzonte più vasto e sereno. Scoppiata la guerra, partì volontario e morì eroicamente a Zagora nel 1915. Di lui ci restano i «Colloqui», gli «Ultimi colloqui», le «Lettere dal fronte» e le «Confessioni a Giulia». Dai «Colloqui», vera storia di un'anima, che furono paragonati alle Confessioni di sant' Agostino, abbiamo estratto il brano che segue.

Signore, ogni giorno per il buon cristiano dovrebbe cominciare una vita nuova. Per essere perfetto come il suo Padre celeste, il buon cristiano non dovrebbe arrestarsi un attimo nella via del bene; ogni giorno, ogni ora, ogni minuto dovrebbe fare un passo avanti, senza fermarsi né retrocedere mai, quasi senza degnarsi di dare uno sguardo all'opera già compiuta, neppure per pigliare lena e coraggio: via, via, presto, senza perdere un istante. Il riposo in terra è nel fare il bene, come il riposo in cielo è nel godere Iddio. Riposo non vuoi dire ozio, inazione, immobilità, ma bensì raccoglimento, contemplazione, preghiera. Nel lavoro si spendono forze ed energie vitali, nel riposo se ne va in cerca, si raccolgono, si riacquistano; ma lavoro e riposo sono entrambi vita, azione, cammino. Perciò la festa non ci è data per godercela o spassarcela od oziare, ma per santificarla. Quando un uomo ozia, ben lungi dal riposarsi, avrà bisogno di uno sforzo maggiore per tornare al lavoro, poiché l'ozio non ci fa più alacri e svegli, bensì c'intorpidisce e accresce la nostra ignavia, ci rende poi il lavoro più difficile e penoso. Quando un uomo cerca i piaceri terreni, ben lungi dal saziarsene e sopportare poi più leggermente la fatica e la privazione, ne rimane sempre più invischiato e schiavo, e il privarsene gli sarà poi sempre più penoso e difficile. Il piacere non isfama, ma affama di sé...
Il riposo dunque
è contemplazione, raccoglimento, preghiera; è la primizia della beatitudine eterna, la quale non sarà morte, inazione, immobilità, ma vita e moto, possesso pacifico e attivo, senza contrasto e senza bramosia e senza lotta; perché Dio è la vita, Dio è sempre operoso, e i suoi angioli volano sempre, acquistano e dànno sempre le sue lodi, lo adorano sempre, non dormono mai. Il corpo che ti è stato dato per servo che tu maltratti e disprezzi tanto, che fai sempre responsabile delle tue colpe, mentre è per te soltanto un servo docile e obbedientissimo, il tuo corpo è il primo a darti il buon esempio e ammaestrarti su quel che è la vita, il lavoro e il riposo. O che dorma o che vegli, esso è sempre vivo e attivo. Il sonno del tuo corpo è operoso non meno della sua veglia, anzi forse di più, poiché il sonno risarcisce, rinnova, monda, vivifica, ristora, mentre la veglia sciupa, disperde, erra e talvolta distrugge...
Or dunque, Signore, per non fermarsi, per rinnovarsi sempre, per far sempre un passo avanti, non è necessario trovar sempre forze nuove, ispirazioni nuove, scoprire nuove virtù, riconoscere sempre più le nostre debolezze, perseguitarle e vincerle con sempre maggior accanimento, con forza sempre più inesorabile? Ora chi ci darà queste forze, se non tu, che sei la Forza unica del mondo? Chi ci ispirerà, se non tu, che sei l'Ispiratore unico? Signore, a chi andremo? Tu hai parole di vita eterna (Gv. 6, 68). Dove troveremo l'esempio di tutte le virtù, se non in te, che sei la Virtù stessa? Dunque per la nostra vita è, prima di ogni cosa, sopra ogni cosa, anzi unicamente e indispensabilmente necessario adorarti, conoscerti e pregarti. Tu sei qui il nostro riposo temporale, come lassù sarai il nostro riposo eterno. Senza di te nulla è possibile, con te nulla è impossibile. Ecco perché il riposo è necessario a ogni corpo, la preghiera è necessaria a ogni anima.

* Colloqui, in Le cose migliori di Giosuè Borsi, Ed. paoline, Alba 1959 - pp. 270-273.